La dottrina della Coscienza – PARTE I

La comprensione delle cose presuppone almeno tre modalità, tre livelli. Essendo l’uomo un essere tricerebrale, dotato cioè di tre cervelli, egli riflette questa sua caratteristica fisica nelle tre funzione principali che lo caratterizzano: “pensiero”, “emozione” e “movimento”. Allo stesso modo si dice che egli è dotato di cinque centri e cioè centro intellettuale, emozionale, centro istintivo-motorio e centro sessuale. Mentre il centro “intellettuale” è circa concentrato nella testa e viene fatto corrispondere al cervello, la funzione delle “emozioni” è ripartita tra l’insieme di gangli nervosi del sistema simpatico ed una concentrazione di gangli nota col nome di “plesso solare”.

Sede o localizzazione del “movimento” o centro “motorio” è la base della nuca, dove si trova il cervello noto col nome di “cervello rettile”, e l’intera colonna vertebrale. Allo stesso tempo né i pensieri, né i sentimenti, né le sensazioni corporee, e neppure, persino, il movimento (escluso quello delle forze fisico-chimiche che agiscono nella sua materialità) sono del, appartengono al corpo fisico. I centri costituiscono la struttura di ciò che anima il corpo, sono la struttura dell’anima dell’uomo, la struttura di ciò che lo anima di ciò che egli è realmente. Volontà, pensieri, emozioni e persino sensazioni fisiche si percepiscono nel corpo, ma non provengono dal corpo.

Il movimento è volontà e, come il resto, attraverso il corpo senza appartenergli. La volontà è un aspetto dell’essere senziente, dell’esistere, dell’essere reale dell’uomo. La Volontà è già l’espressione di una qualità diretta dalla Coscienza. Nell’involontarietà di un movimento o di un’azione c’è tutto il “sonno” dell’uomo e la sua mancanza di attenzione, ma questo non significa che egli ne sia privo, è solo assopita. Anche le sensazioni appartengono ad altre parti non fisiche (si tratta di quella concentrazione di energia nota nella dottrina esoterica con il nome di corpo eterico o vitale), ecco perché sono una possibile via per l’esplorazione e la conoscenza di sé. Attraverso l’ascolto del corpo, della postura e delle sensazioni che lo attraversano (un brivido, ad esempio) posso passare a scoprire e sintonizzarmi con ciò che le origina. I centri sono l’essenza umana, l’anima umana, nulla a che vedere con la loro localizzazione fisica, i centri non sono gli organi, i centri sono forze, semmai.

Ed ancora. Il centro “intellettuale” non è il cervello fisico, è collegato al cervello fisico, ma non lo è; il cervello ha l’unica funzione di portare l’informazione qui nel piano della materialità, ha il compito di congelare un pensiero e renderlo “visibile”; ecco perché per quanto gli scienziati si affannino a scoprire tutti i meccanismi del cervello non possono arrivare alla comprensione stessa del pensiero e la sua origine, stanno solo osservando l’ultimo pezzo di un processo iniziato in altro luogo, in un’altra regione, non locale, in un’altra dimensione.

Proseguendo nella riflessione iniziale sui tre livelli della comprensione, va da sé che capire con la “mente pensante” non è la stessa cosa che capire con il “sentimento” o con le “sensazioni corporee”, men che meno con tutti e tre messi assieme. Capire con due cervelli (non fisici, ovviamente) è meglio che con uno, capire con tre cervelli è la “perfezione”. Normalmente l’uomo ordinario vuole capire, o meglio, è stato educato a capire, più con una “mente” che con due o tre messe assieme. Egli è stato educato, ad usare solo alcune funzioni e non sviluppare mai il resto delle sue possibilità, rovinando i talenti di cui è stato dotato alla nascita, quei talenti che sono la sua stessa struttura e motivo della sua esistenza. L’uomo non ha una vera “anima” perché la sua anima è disorganizzata, è disordinata; egli è vittima dei suoi stessi conflitti interiori e della mancanza di una autentica conoscenza che possa metterlo al corrente della sua reale natura e composizione.

L’anima nell’uomo “ordinario” esiste solo in quanto germe, in quanto possi-bilità; solo attraverso una “seconda educazione” egli può conseguire quegli elementi utili ad acquisire quei dati necessari al suo sviluppo interiore ed alla sua totale trasformazione ad uomo reale, ad Essere Reale. È da qui che bisogna cominciare per capire la “dottrina della Coscienza”.

Le funzioni del pensare (pensieri) e del sentire (emozioni e sensazioni) sono gli elementi che compongono la qualità umana, esse sono l’uomo, sono ciò che irradia dal mondo invisibile generando l’uomo nel piano visibile. Tutto ciò che vediamo, tocchiamo, sentiamo sono “semplici segnali elettrici interpretati dal cervello” – dice Morpheus – e per questo non sono altro che la proiezione di un universo invisibile che esiste al disopra del mondo materiale che conosciamo, un universo invisibile che ne è la sua vera causa. Lo stesso “pensiero razionale” non proviene dal cervello, ma da un piano di esistenza.

L’uomo è pensiero, emozioni e sensazioni, e tutto questo si processa all’interno di un “veicolo” di espressione nel piano visibile detto corpo. La vera realtà però esiste e risiede nei piano invisibili, nei centri sottili, nei loro involucri interni, nell’involucro astrale noto col nome di anima, psiche, etc… La domanda o le domande a questo punto è – chi pensa? Chi sente? Chi sono? Cos’è un individuo? Che cos’è l’Essere di un individuo? La summa di volontà, pensieri, emozioni e sensazioni? Cos’è un Essere Umano realmente?

Le funzioni del pensiero, dell’emozione, delle sensazioni sono parti autonome che si relazionano tra di loro secondo un “mutuo scambio” e sono guidate dall’autocoscienza, dal sesto senso dell’autoconsapevolezza di esistere o dall’abitudine meccanica;

Per “mutuo scambio” si intende che i pensieri influenza lo stato emotivo e che allo stesso modo l’emotività attiva certi pensieri ed, entrambi od uno alla volta, generano sensazioni fisiche. Un pensiero distruttivo genera emozioni negative e sensazione di dolore, un pensiero armonico, di pace, di gratitudine di amore di attenzione verso sé stessi genera buone emozioni e gradevoli sensazioni e via discorrendo. Questo ci lascia intuire come sia lo stato interno di un individuo a determinare il sapore della sua esistenza. Circostanze e stati sono interconnessi, sono la stessa cosa; non esiste una brutta giornata esiste solo un brutto atteggiamento o stato interiore o stato d’essere o non essere. “to be or not to be, that is the question.” – chissà cosa realmente volesse dirci William Shakespear

Pensieri, emozioni, sensazioni sono, quindi, a loro volta influenzati da qualcosa d’altro, da qualcos’altro … dall’Essere, … o dal non “essere”. Essi sono gli strumenti di espressione di una Coscienza, di un volontà Esserica, ma anche della sua stessa “ignoranza”. Quando la volontà è assente, quando non è in grado di esprimersi, il “quaternario” umano resta in balia delle circostanze ed è vittima della sua stessa complessità psicologica, crede alla falsità degli uomini e si dimentica di esistere o che esiste.

… continua!

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