La dottrina della Coscienza – Parte II

L’uomo come Essere individuale, ignora di essere egli stesso creatore e resta intrappolato nel suo stesso condizionamento; dimentica sé stesso, la sua origine, impedendo a ciò che (egli) è Reale, all’anima divina, per così dire, di rendersi manifesto in questo piano visibile. Noi siamo l’Essere, ma il nostro livello d’essere è inquinato dalle contraddizioni della nostra educazione e dai molti “io”, che sono le abitudini cristallizzate che abitano le regioni interiori e che chiamiamo la nostra “psicologia”. Ecco perché la realtà che sperimentiamo è così come è. Essa è il riflesso di come pensiamo e come sentiamo.

La nostra “psicologia”, la struttura psicologica, intesa come un sunto di abitudini ed idee (un sistema di convinzioni non accertate, ovvero, credenze), influenza il nostro modo di pensare, di sentire sentimenti e di provare sensazioni; è il mondo che ci è stato messo davanti agli occhi per impedirci di scoprire la verità su noi stessi, ma è anche un eccezionale strumento ed opportunità per una crescita individuale, nel senso della presa di coscienza e conoscenza di Sé. Il livello d’Essere di un individuo è il suo grado di comprensione della realtà e di conoscenza di sé ed è anche ciò che determina il livello o qualità dei suoi pensieri, delle emozioni e delle sensazioni, le quali, a loro volta, sono ciò che produce le circostanze di quello che chiamiamo “realtà”. E’ così che generiamo le circostanze e gli stati nella nostra vita.

Esiste l’”Essere”, l’Essere Reale, la parte vera, autentica, il divino, l’anima divina, ed esiste la potenzialità di esprimersi attraverso la struttura interna umana dei suoi centri: “anima umana”. Quando l’Essere non si esprime l’anima umana, la parte umana, è in balia del condizionamento e dei suoi vizi acquisiti durante il periodo propedeutico od educativo.

L’Essere è volontà che inizia ad esprimersi nell’individuo quando ha cominciato a rendersi conto, a scoprire l’autoinganno e vuole, sceglie di sua volontà, di realizzare sé stesso attraverso un lavoro verso l’impeccabilità, un lavoro atto alla rimozione di tutte le falsità e l’ingiustizia, il pregiudizio, la paura, il dubbio, lo scetticismo del suo modo di pensare, un lavoro alla trasformazione radicale delle sue emozioni, da sentimenti di autolesionismo e conflittualità, all’amore profondo e reale verso sé stesso, ecco perché è stato detto: “sia fatta la tua volontà” – e perché è stato anche detto – “ama il prossimo tuo come te stesso”. Anzi, volendo guardare meglio, in realtà – “sia fatta la tua volontà” – sempre lo è, il punto è, semmai, capire quale tipo di volontà si sta esprimendo, se dell’Essere, quindi una volontà fatta di un certo tipo di attenzione e vigilanza, che proviene dalla Fonte della vita, o se è una (non) volontà che viene dal “non essere” e dal condizionamento; espressione involontaria del sonno ipnotico, dell’ignoranza, del pregiudizio, delle superstizioni e credenze, dell’assenza di conoscenza di sé e mancanza di responsabilità. L’essere è quella parte della realtà che l’uomo non vede con i suoi occhi fisici perché vibra a frequenze più alte, ma il corpo è l’essere. I passaggi sono: Essere (anima divina), centri o funzioni (anima umana) e corpo fisico. Il corpo è l’essere reso visibile. L’Essere è qui ed ora quando ne siamo coscienti, non è là fuori sperso nel vuoto o nel cielo lontano milioni di km; ognuno “è”, in accordo al suo livello d’Essere, “è Reale” in misura di quanto ne è consapevole.

Ci crediamo tutto quello che ci dicono sulla vita senza averla sperimentata profondamente. Se c’è un valore per cui valga esistere è la vita stessa e la conoscenza di cosa sia. Veniamo al mondo con un potenziale, con una autentica possibilità di “nascere” davvero, ma è dopo, col tempo, che diventiamo presuntuosi ed arroganti, timidi ed impauriti, abitudinari, ripetitivi e meccanici; è qui che impariamo la paura e la dipendenza. Ecco perché diventa così importante operare sugli “automatismi”, ecco perché è necessario liberarsi dall’abitudine, rompere la meccanicità e la ripetitività delle nostre azioni, dei nostri pensieri, delle nostre emozioni. L’uomo “conosce” poche sfumature su uno spettro di sensazioni molto più ampio. Egli è stato limitato con idee che non gli appartengono e che lo tengono dipendente ad un sistema: essere “impiegati” ne è la dimostrazione visibile. Operai ed impiegati: uomini e donne disposti a vendere il loro tempo ad un prezzo prestabilito.

L’uomo, la sua attenzione, la sua capacità di vigilare, è limitata e si rivolge solo alle operazioni delle mansioni che svolge, ma mai, o difficilmente, verso l’interno, verso sé stesso. Eppure è lì che risiedono tutte le risposte, è lì stanno le soluzioni ai suoi problemi. Le soluzioni sono, non devono essere trovate, esse esistono a livello dell’Essere, ecco perché solo lì esiste la volontà vera; la volontà non si sviluppa, la volontà emerge, ci si addestra a farla emergere dalle recondite regioni dell’Essere.

E’ importante liberarsi dal condizionamento, dalle idee sbagliate, dai dubbi, dallo scetticismo, dall’odio, dall’autocommiserazione perché questi determinano la nostra vita e la rendono così come la sogniamo. Ciò in cui crediamo diventa ciò che vediamo; incredibilmente quando Gesù diceva “credere per vedere” era a questo che si stava riferendo, perché “credere è vedere”. Parafrasando un noto libro di Paulo Coelho: “il guerriero della luce crede. Poiché crede nei miracoli, i miracoli cominciano ad accadere”. Non è dogmatismo questo, e nemmeno fede cieca, è fisica dei quanti applicata, l’uomo è così potente da realizzare tutto ciò in cui crede, il punto è sapere in cosa crede realmente. Non basta professarsi religiosi per esserlo, la maggior parte lo sono per paura, dimostrando di fatto di credere al paradigma materialista. Ancora oggi ci sono persone convinte che l’atomo è composto da un centro e una serie di elettroni che gli girano intorno, quando in realtà l’atomo è un onda ed è di natura oscillatoria e vibratoria. La peggiore delle superstizioni è stata quella di far credere che Dio, l’Essere, sia fuori di noi. Il corpo è l’Essere, il corpo è la dimostrazione dello Spirito che si sta facendo carne.

L’uomo, però, è spaventato e cerca rifugio in quello che gli hanno insegnato sia un riparo, per paura ha venduto la sua maestria per un piatto di “lenticchie”, un tetto ed un letto caldo. In questi tempi di crisi la gente protesta, piange e si dispera, ma è quella stessa disperazione a generare le circostanze, sono “schiavi” che si sono resi conto di aver perduto tutto, ma quello che hanno perduto non è il lavoro, ma sé stessi e lo hanno fatto già tempo fa. Ciò che ci aspettiamo accade. La volontà emerge quando smettiamo di credere e dipendere dai sistemi del mondo. Pensieri, emozioni, sensazioni insieme alla volontà sono le forze che tengono insieme un corpo fisico, ma allo stesso tempo, se non purificati, sono anche ciò che lo porta, a causa dell’ignoranza, alla distruzione. Il corpo fisico è eterno ed indistruttibile, è il massimo dell’ingegneria universale, eppure esiste nell’uomo un veleno potentissimo che gli permette di distruggere lentamente il suo corpo e il valore della sua vita, un veleno che viene assimilato giorno dopo giorno.

Sono questi i pensieri distruttivi e le emozioni negative che egli prova, frutto dell’ignoranza e della cattiva educazione; egli odia e quell’odio avvelena anche lui. Essi stessi sono il veleno auto inoculato giornalmente.

*Poi chiamata di nuovo a sé la folla, diceva: Ascoltatemi tutti e intendete: *Non c’è nulla fuori dall’uomo che entrando in lui possa contaminarlo; ma ciò che esce dall’uomo, questo contamina l’uomo. *Se qualcuno ha orecchi per intendere intenda. *E quando lontano dalla folla entrò in casa, i suoi discepoli lo interrogarono sul significato di quella parola enigmatica. *Egli rispose loro: Siete anche voi senza intelletto? Non capite che quanto dal di fuori entra nell’uomo non lo può contaminare, *perché non gli entra nel cuore, ma nello stomaco e va a finire nella fogna? Dichiarava così puri tutti gli alimenti. *E diceva loro: Ciò che esce dall’uomo, questo contamina l’uomo, *perché dal di dentro, dal cuore degli uomini, escono propositi malvagi: fornicazioni, furti, omicidi, *adulteri, cupidigie, malvagità, frodi, incontinenza, invidia, diffamazione, superbia, stoltezza. *Tutte queste cose malvagie escono dal di dentro e contaminano l’uomo.. “ Marco Cap. 7,14-23

I pensieri distruttivi sono quei pensieri che ci fanno arrendere prima ancora di iniziare un impresa, crediamo all’inevitabile senza nemmeno provarci a fare qualcosa, trascorrendo il resto del tempo a trovare le prove per giustificare non solo il nostro fallimento, ma la veridicità del fatto che quella data impresa era impossibile, e che quindi il fallimento era inevitabile. L’uomo crede nell’ineluttabilità della sua stessa morte e nell’accidentalità degli eventi, ma questi sono solo i sintomi della sua malattia.

L’uomo è malato e la cura sta nell’Essere Reale, nell’auto osservazione. L’auto osservazione è l’auto guarigione, l’uomo che osserva se stesso è in grado di discernere e liberarsi dal dolore; solo l’uomo inconsapevole, addormentato, separato dal sé, dipendente dai sistemi del mondo, soffre senza conoscerne le causa che attribuisce alle circostanze. Il caso non esiste, le cose accadono perché le attraiamo a noi attraverso il nostro modo di pensare e sentire. E’ la sua struttura interna a permetterci di farlo. I tre cervelli sono collegato con il mondo della creazione e manifestano nel piano visibile, il potere proviene dalla fonte. L’individuo è qualcosa di molto interessante e misterioso da conoscere ed è molto di più di ciò che gli hanno raccontato sia.

Ciò che può e dovrebbe morire in noi, invece, è la falsità, i compromessi, l’ipocrisia e le nostre false certezze. Non esiste il lavoro sicuro, non esiste il sistema sicuro, esiste l’uomo Reale, esiste l’uomo e la donna capaci di liberarsi dal giogo del sonno della coscienza. Dobbiamo trasformare la paura in un opportunità per essere nuovamente liberi. Paura e amore sono due sentimenti in antitesi, la paura è morte l’amore è vita, l’amore è immortalità. Sapevi che il significato vero della parola “amore” risiede nell’etimologia della parola latina “a-mors”? “A-mors”: a = assenza, negazione e mors = morte, tutto insieme significa assenza di morte ovvero eternità. Sarà per questo che “Roma” è l’anagramma di “amoR” ed è detta la “città eterna”?! Invecchiare, ammalarsi, e morire sono parte della descrizione del mondo. Io credo che l’uomo tema l’eternità e che per questo si suicida lentamente, gli manca il coraggio di vivere e di vincere sé stesso, preferisce la certezza della sua fine, che egli stesso sta rendendo ineluttabile con i suoi stessi comportamenti, che l’ignoto dell’eternità. La morte mette al riparo l’uomo ordinario dallo “sconcerto del pensare all’infinito”. L’essere umano non muore si “suicida” avvelenandosi giorno dopo giorno con la sua stessa paura di vivere, con l’ipocrisia, con l’odio, la commiserazione, la preoccupazione, l’idea del fallimento, i “non ci riesco” e i “non sono all’altezza”, con i “Se avessi questo o quello”, i “non ho il tempo” ed i “quando avrò la tal cosa” e con gli “è impossibile”. Tutto su questo piano di esistenza è possibile persino rendere possibile l’impossibile.

E’ la “mente”, i pensieri e le emozioni, che controllano la genetica e non il contrario. Sono questi 2 elementi, queste 2 funzioni umane che determinano la vita di ogni singolo individuo; l’individuale modo di pensare e di concepire il mondo e la vita è ciò che realmente realizza e determina ciò che ci accade. Lo “spazio” dei pensieri, dei sentimenti e delle sensazione è inquinato dai pensieri distruttivi e fallimentari (dei sistemi del mondo) e dalle emozioni negative, la guarigione è accorgersene, Essere coscienti è accorgi.

Se abbiamo paura vivremo la paura, se pensiamo di non valere il mondo ci mostrerà il nostro scarso valore, se abbiamo odio sperimentiamo il conflitto, e così a seguire, … la vita è il frutto di come pensiamo e sentiamo. Ecco perché è così importante ripulire i nostri pensieri e le nostre emozioni, è bene saper “riconoscere” e “circoscrivere” in noi ogni negatività ed allo stesso tempo non temere di averle viste, accettare quel che siamo, ciò che siamo è ciò che c’è; questo è l’autentico punto di partenza di un “lavoro” su di sé.

Ad esempio, nella vita il male non è essere “violenti”, ma il non sapere di esserlo. La violenza è il riverbero di una psicologia conflittuale, accorgendosi, prendendone Coscienza, ci permettiamo di rimuoverla; l’auto osservazione, imparziale e privata di qualsiasi auto giudizio, è già la guarigione. Quando mi rendo cosciente i valori dell’Essere si fanno presenti ed io posso guarire. Se i pensieri, quindi, sono la forza positiva del Santo affermare e le emozioni sono la sua Negazione, è lecito ipotizzare che la Coscienza sia la terza forza, la Santa conciliazione, ciò che purifica entrambi, ciò che concilia mente e cuore, sentimento e ragione? Si è lecito. Ma allora la vera domanda è: Che cos’è la Coscienza? Da dove proviene? Perché esisto? Cosa è che esiste? …

… continua”!