Il REALE e La ferita affettiva. Quando cerchiamo di giustificarci, la falsa personalità.

Come un bambino, l’Essenza circola liberamente, sperimenta lo spazio, il campo di forze, il campo dell’espressione della vita, fa esperienza e sperimenta il MONDO; cerca interazione e scambio, innocente ed incosciente di essere in qualche modo “nuda”. La “nudità” è il suo stato naturale e nella pienezza del suo potere.

Poi arriva l’adulto e comincia a castrarla secondo le regole del mondo, secondo un codice di comportamente che diverà l’autocensura della stessa essenza. – “Non hanno bisogno di spiarci! Il controllo è stato già messo dentro di noi.”

Peccato originale, è lì che dobbiamo tornare per tornare ad essere liberi, ma questo ci fa soffrire, ci fa sperimentare nuovamente il dolore che avevamo soffocato con una maschera. Essere “nudi” significa sentire AMORE! Amore significa amarsi dentro, significa eliminare da sé ogni forma di auto-sabotaggio appresa nei primi anni di età. Amore è la parola latina “a-mors”, il cui significato è assenza (a-) di morte (mors); amore significa assenza di dolore, assenza di tempo psicologico; Amore significa immortalità, eternità, l’eternità dell’istante, il potere del presente; quell’istante in cui ogni bambino è capace si stare, e che, successivamente, viene educato ad abbandonare, ecco perché sperimenta la solitudine, l’abbandono ed il distacco dal Sé ed ecco perché Roma è la città Eterna. Roma è l’anagramma di Amor.

L’essenza di un bambino sente, vive profondamente della Fonte, il divino, il sacro, che è per lui ambrosia, è la vita stessa che egli è. Non ha bisogno di sapere che quello che prova, che sta sentendo, è amore; lo SENTE, anche se non ha per lui un nome, … proprio come Adamo ed Eva è in Paradiso … Il Paradiso è uno stato d’essere. Essi erano inconsapevoli, non avevano dato nomi alle cose, ne godevano senza pregiudizio, non avevano ancora messo la foglia di fico.

Mangiare dall’albero della conoscenza del bene e del male, è quando incontriamo per la prima volta l’educazione (la prima educazione, quella che ci dice cosa è bene e cosa è male, cosa è giusto fare e coso no, come è un bravo bambino e come è un cattivo bambino, etc… ) … prima di allora giravamo “nudi” e quella nudità era la nostra purezza, poi arriva il giudizio e da lì in poi per sopportare la pressione dell’educazione, per resistere alla violenza dei nostri educatori, impariamo a giustificarci, impariamo che loro avranno pietà di noi solo se saremo gravemente colpiti e …

RIFLETTIAMO! Quando cerchiamo di giustificare una qualche “manchevolezza”, a volte, abbiamo bisogno di trovare od inscenare tragicità, ipotizzando scenari drammatici, imprevisti gravi, etc…

Perché??? Perché il mondo ti giustifica solo se hai subito una danno grave. Diventiamo così insensibili (come macchine) e meccanici, che deve esserci un “buon motivo” anche per cose di un importanza relativamente minima. Per essere lasciati in pace dobbiamo essere malati, dobbiamo esserci fatti male in qualche modo.

Faccio un esempio. Ho un esame importante anzi no, arrivano i clienti dal “tal posto”, ma proprio quel giorno non suona la sveglia o peggio non la sento proprio! Dal punto di vista formale si tratta di un evento imprevedibile, nulla di male, ma per il mondo sarebbe una imperdonabile mancanza. Ragion per cui sapendo tutto questo, una parte di me, inizia subito ad agitarsi! Mi è stato insegnato che questa è una grave mancanza. Chiamo al lavoro, scopro che il mio responsabile ha già fatto un casino e mezzo a causa del mio ritardo. Minaccia, urli, etc… il che mi mette ancora di più in agitazione, ma siccome non voglio mentire dico al telefono che – “c’è stato un imprevisto” – senza specificare quale (sapendo a priori che non mi avrebbe creduto nessuno se dicevo che non avevo sentito suonare la svegli) – “sto arrivando! 10 min e sono lì”. Dall’altra parte del telefono la persona incalza, insiste sui dettagli e nel descrivere il delirio del responsabile, le minacce e tutto il resto… cedo … e dico: “ ho avuto un incidente in auto!”.

IMPROVVISAMENTE DAVANTI A QUESTO TUTTI SI FERMA!

Le persone si fermano solo davanti a qualcosa di grosso, di grave. … che dire”!? Si capisce perché le persone a volte si ammalano?! La malattia diventa l’unica via d’uscita ad un problema o un disperato bisogno di considerazione. Ognuno di noi vive e risponde alle circostanze attraverso ed in accordo alla propria “ferita affettiva” che ha fissato nella prima infanzia e che di fatto lo contraddistingue. E’ quello che Tolle chiama “corpo di Dolore” (vedasi video pubblicato di recente); una sorta di forma energetica autonoma, latente, dove la nostra ferita è fissata, dove cioè quel senso di separazione risiede.

Uno schema latente pronto a manifestarsi alla prima contrarietà della vita. Il corpo di dolore è una risposta emotiva del nostro passato, non ha nulla a che vedere con le circostanze attuali, il corpo di dolore è la prova che ci è stato fatto il lavaggio del cervello, è la prova della nostra schiavitù (emotiva). Le persone proiettano la loro insicurezza, la preoccupazione, la loro sofferenza, il loro astio, la loro l’incapacità ad amarsi sulle circostanza e sulle persone che gli stanno intorno prendendole per cose esteriori, questo perché hanno bisogno di un alibi alla loro mancanza non solo di integrità, ma di amore per se stessi. Cerchiamo considerazione negli altri perché siamo incapaci di renderci conto di quanto valore c’è dentro, siamo stati convinti di non valere nulla, siamo stati educati ed addestrati e ne siamo diventati dei veri atleti, ad auto-sabotarci.

Le difficoltà che quotidianamente ci troviamo a fronteggiare rivelano in realtà solo una cosa: la nostra mancanza di integrità, la separazione intima e profonda che viviamo con il nostro Sé Reale. Ecco perché per ritornare alla Fonte la battaglia và prima vinta interiormente.

Allora la domanda successiva sarà: come posso ottenere integrità? Sorvegliando la nostra vita, impedendo a qualsiasi genere di idea o pensiero che cerchi di auto-sabotarci di entrare nel nostro spazio interiore. Dobbiamo rinunciare alla sofferenza come strumento per ottenere l’attenzione degli altri, imparando a far emergere un autentico sentimento di Sè. Le emozioni non sono altro che una risposta, sono la risposta del corpo fisico ad un pensiero, eliminato il pensiero, eliminato l’auto-sabotaggio, l’idea che auto-svaluta e ci fa elemosinare la considerazione altrui, le emozioni negative o positive sono il nostro inferno sulla terra. Il sentimento è un’altra cosa, è qualcosa di impiegabile e di duraturo, è il divino che si fa presente a Sé stesso.

Il sentimento di Sè è qualcosa che emerge, non può essere controllato, è come un bambino, è come l’essenza libera e vorticante, è travolgente e spazza qualsiasi falsificazione. Le emozioni sono la conseguenza del giudizio ecco perché sono polari: irritabilità, paura, contrarietà, preoccupazione, ira, ansia, noia, etc… oppure – facili entusiasmi, felicità a momenti, idealismo, sentimentalismo, bisogno di sentirsi amati, ossessività camuffata da falso amore, falso senso di giustizia … etc.. Se accetto quello che c’è e capisco che il mio umore è determinato da qualcosa che ha a che vedere col mio passato sono pronto a cambiare e lasciare andare tutta quella sofferenza, sono pronto ad “espiare le mie colpe”. L’aggressività, l’ostilità, il litigio con l’altro, la prevaricazione è oggi la cosa più irrinunciabile per l’uomo e la donna. Essa nasce dall’insicurezza, dalla mancanza di attenzione per se stessi, dal conseguente bisogno di irresponsabilità, che si riflette nella convinzione che è sempre colpa di qualcuno altro o nel bisogno di giudicare o correggerlo, quando in realtà ognuno è l’unico vero responsabile di ciò che gli accade.

Rinunciare alla sofferenza significa la rinuncia ad un mondo fatto di lotte, conflitti, divisioni, prevaricazione, competitività aggressività, etc… che non solo è l’unico mondo che realmente conosciamo; un mondo che abbiamo imparato a farci piacere, un mondo che è diventato qualcosa che ci piace, di cui sentiamo di non poter fare a meno; la conflittualità e la divisione, la prevaricazione sono diventate una sorta di seconda natura dell’uomo alla quale egli ora non riesce più a rinunciarvi, ne ha bisogno anche se il prezzo è alla fine uno soltanto e cioè: LA SOFFERENZA (involontaria). Siamo stati educati a dipendere dalla sofferenza. Appena qualcosa va storto, non va cioè come ce l’aspettiamo, ci irritiamo, ma quella è solo sofferenza e niente più; è che adesso ha assunto la forma dell’odio, quello stesso odio che abbiamo provato contro noi stessi quando ci siamo sentiti impotenti davanti alle prime circostanze di vita.

Sono i nostri umori a generare le circostanze, non esistono giornate sbagliate o storte, esistono solo atteggiamenti sbagliati, esiste solo l’auto-sabotaggio. Se capisco che sono stato educato ad auto-sabotarmi, la prossima domanda sarà: perché? Cosa non vogliono che scopra? Qual è la vera ragione di questo sistema? Perché da un lato sembra tutto normale e dall’altro percepisco che c’è qualcosa di strano nel mondo, qualcosa che non vedo, ma che mi fa dire: ci deve essere di più.

Non ci hanno mentito del tutto, ci hanno raccontato solo mezza verità, proiezioni socio-culturali sulla natura della nostra esistenza, dottrine religiose e comportamentali, istruzione e insegnamenti scolastici il tutto mescolato con le aspettative genitoriali, di carriera, di coppia, etc… Tutte queste istanze provocano una risposta emotiva, quella risposta è la causa della nostra sofferenza e della nostra stessa schiavitù: Abitudine al soddisfacimento emotivo. Siamo dipendenti dalle nostre emozioni, ne siamo drogati. Pensiamo che le emozioni negative, ma anche quelle positive, siano causate dalle circostanze, mentre tutte le emozioni sono in noi, dentro di noi. Questo è un punto assai importante. Le emozioni ci controllano e noi ne abbiamo bisogno, è l’unica cosa che abbiamo imparato a riconoscere e ne dipendiamo. Le emozioni esistono in uno schema psicologico ed energetico di Dolore/Piacere, la realtà, il sentimento è oltre…

Forse risulterò impopolare, qualcuno dirà – “ci stai forse chiedendo di rinunciare alle nostre emozione, l’unica cosa che ci rende veramente umani … “ o cose simili, ma se vi guardate dentro vi renderete conte che più che altro noi non possiamo rinunciarci perché ne siamo letteralmente dipendenti. Siamo dipendenti dall’auto-inganno, siamo dipendenti ed educati all’irresponsabilità, ad auto limitarci ed auto ingannarci, attraverso l’illusione. Le emozioni sono poca cosa a confronto con il sentimento vero: “essere l’eletto, è come essere innamorati” – dice l’Oracolo a Neo e questo è la vera trasformazione alla quale siamo chiamati se vogliamo diventare reali; Essere reali significa essere connessi a questa forza meravigliosa che è l’amore e che non nulla a che vedere con chi ci sta accanto nella vita o con qualcosa di fuori di noi, ma è una sensazione intima e irremovibile ed a differenze dell’espressione delle emozioni essa non oscilla continuamente negli stati di Dolore/Piacere; è un vuoto pieno, è la pienezza del nulla. La felicità come la conosciamo è l’opposto dell’infelicità, il reale, il Sè, l’Essere Reale, invece, è la conciliazione di questi opposti.

E’ come quando smettiamo di pensare, come quando fermiamo la mente che chiacchiera e scopriamo di esistere ancora. Che cosa ha interrotto la mente? Se io sono quel silenzio chi è che chiacchiera? La mente ripropone le idee che ha registrato, le associa e crea un dialogo condizionato interiore senza fine. Quella chiacchiera non siamo noi. Allora noi cosa siamo?

Attraverso il dubbio è stata inquinata tutta la sostanza del nostro “Essere”, per questo che abbiamo perso contatto con ciò che è “Reale” in noi. Siamo, viviamo nel dubbio perché manchiamo di quella connessione intima, interiore che ci porta a conoscere la verità su quello che ci accade, sugli accadimenti della nostra vita. Il “dubbio”, la “paura”, lo “scetticismo” sono stati generati ad oc, sono prodotti attraverso l’azione della “frustrazione”, della prevaricazione, del conflitto, attraverso un educazione, un azione operata su di noi sin dai primi anni di vita; questo ci ha fatto perdere fiducia in ciò che siamo realmente, siamo stati inquinati e separati, spaventati ed allontanati da noi stessi, dal nostro intimo sentimento.

Il “dubbio” è penetrato lentamente in noi stessi ed ha inquinato tutta la sostanza dell’Essere. Ecco come i sistemi del mondo riescono a controllarci, togliendoci l’autentico “potere” che è la fede in ciò che siamo dentro, in ciò che possiamo sentire emergere da dentro. Togliendoci questa luce, questa irradiazione intima ci siamo privati della “comprensione”, delle nostre stesse “abilità” e del risveglio. Siamo stati educati ad “avere” invece che ad “essere” e così quando veniamo privati di qualcosa ci sentiamo impotenti e deboli. Siamo stati educati a pensare in termini di “avere”-“fare”-“essere” (che in questo caso diventa apparire), quando il vero potere, la vera forza di un uomo o di una donna sta nel “essere”-“fare”-“avere” (nel qual caso non ci importa di avere quello che poi di fatto otteniamo od abbiamo).

“Essere” per “avere”, e non il contrario – ecco perché le cose che abbiamo alla fine finiscono solo per possederci. Noi lottiamo contro questa cosa, cercando a tutti i costi di “ottenere”, senza capire che stiamo solo continuando ad alimentare in nostro senso di “scarsità”, la nostra idea che ci manchi qualcosa, da cui di fatto finiamo per dipendere.

Dipendenti, siamo tutti dipendenti, siamo tutti impiegati e dipendenti – pubblici o privati non fa differenza. Questa cosa è profondamente radicata in noi. Siamo stati educati e convinti che senza “denaro” e quindi senza un lavoro (da cui dipendere) restiamo senza cibo. Il cibo è diventato lo strumento dell’esercizio del controllo su di noi; ma per fortuna questo non è reale, no, non lo è; è solo la nostra mente attraverso un incessante dialogo interiore e convincerci che lo sia, è la mente a renderlo reale, ma è tutto solo nella nostra testa e come tale può essere rimosso attraverso un altro tipo di educazione, una seconda educazione che ci induca a capire ed arrivare da soli ad intuire, a sentire che esiste un profondo legame tra ciò che siamo (le nostre idee, che è la programmazione di base su cui si basa la nostra vita) e ciò che ci accade.

Siamo stati convinti a credere di vivere sotto l’egida dell’accidentalità, siamo stati ridotti allo stato di animali intellettuali. Gli uomini realizzano tutto quello in cui credono, se credono che “senza un lavoro moriranno di fame” – questo diventa un assioma indissolubile e per loro accadrà. Ecco perché è impossibile tentare di vivere senza un lavoro fino a quando o fintanto che uno non avrà letteralmente rimosso, estirpato questa idea dalla sua testa e soprattutto dalle sue emozioni, anzi devo estirpare le emozioni legate a queste idee, a queste forme auto-distruttive del pensare. “Credere” è realmente un movimento interiore, da dentro a fuori, un autentico movimento “inside-out”. Ciò in cui crediamo si realizza, ecco perché la nostra vita è piena di scarsità e di miseria interiore, perché siamo stati inquinati internamente, nella polpa, nella sostanza dell’Essere.

E’ importante riportare ordine nella casa interiore disordinata per poi iniziare un lavoro verso la piena integrità, un lavoro intenso e profondo, un lavoro sulle origine della caduta/discesa dell’uomo su questo piano, discesa simboleggiata proprio dal mito di Adamo ed il Serpente.

Allora “credere” diventerà quello stato di “grazia”, in assenza di dubbi, paure, scetticismo, che è volontà pura e che ci permette di emergere dagli abissi/inferni psicologici in cui ci siamo messi. Credere è uno stato di coscienza lucido, nulla a che vedere con il dogmatismo intellettuale o religioso, questo perché il credere in cui credi tu non è il “credere” di cui ti sto parlando. Non ti sto dicendo di credere, ti sto dicendo di “Essere”: oggi tu già credi, hai credenze; credi che i soldi nella tasca siano l’unica verità, credi che il denaro nelle tue tasche è ciò che ti permette di vivere ed essere “libero” (sì, ma solo di comprare?!)

… non è idealismo quello che ti sto proponendo è un azione pratica, concreta, senza posa, senza riposo, senza sosta, un lavoro in te stesso e su te stesso, un lavoro incessante alla ri-modellazione, al ri-cordo del tuo “Reale” stato d’”Essere”; questo perché quando sarai in grado di rivolgerti dentro, quando avrai smesso di dare energia e potere alla descrizione del mondo, quando sarai in grado di avere fiducia, fede dentro, quando sarai in grado di amarti dentro, di ri-sentire quell’amore che ti ha originato, quando in una parola ri-uscirai ad “Essere” saprai anche come agire, e quando sarai reale la realtà seguirà e non saranno più le mie parole, ma i tuoi fatti a darmi ragione. E’ questo il senso di questo dialogo:

“Cosa cerchi di dirmi? Che posso schivare le pallottole?”
“No Neo. Cerco solo di dirti che quando sarai pronto … non ne avrai bisogno.” (Morpheus).

Annunci

4 pensieri su “Il REALE e La ferita affettiva. Quando cerchiamo di giustificarci, la falsa personalità.

  1. Esatto, il denaro è un illusione, ma come spiegarlo a miliardi di persone convinte della sua esistenza?
    Non credo siano disposte a lavorare su se stesse, addormentate come sono…
    Io vedo solo tenebre…Spero per il bene di tutti che avvenga un risveglio o saremo dannati…
    dannati per sempre…

    Mi piace

  2. Non glielo puoi spiegare, è come dice Morpheus – “Matrix è un sistema, Neo. E quel sistema è nostro nemico. Ma quando ci sei dentro ti guardi intorno e cosa vedi? Uomini d'affari, insegnanti, avvocati, falegnami…. le proiezioni mentali della gente che vogliamo salvare. Ma finché non le avremo salvate, queste persone faranno parte di quel sistema, e questo le rende nostre nemiche. Devi capire che la maggior parte di loro non è pronta per essere scollegata. Tanti di loro sono così assuefatti, così disperatamente dipendenti dal sistema, che combatterebbero per difenderlo.”

    Il problema vero è se tu (ma anche io od altri, che si rendono conto che le cose stanno così) ti senti un loro nemico?

    L'odio è la strada per rientrare nel sistema che è nostro nemico, detestare gli altri perchè preferiscono matrix al risveglio, non è la strada per uscire, …

    ed il sistema lo sa per questo che finchè avremo nemici non saremo realmente fuori, i nemici sono il conflitto intimo che abbiamo e che ci tiene ancora dentro il sistema, ecco perchè Gesù diceva amate i vostri nemici…

    Mi piace

  3. No, non li considero nemici ma vittime. Vittime inconsapevoli.

    Se solo aprissero veramente gli occhi…

    Ciao e grazie dei tuoi scritti, illuminanti!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...