L’addomesticamento ed il Sogno della Società

Sognare è la principale funzione della mente; sognare equivale a chiacchierare con i pensieri che si susseguono in modo associativo. Il cervello alterato nelle sue funzioni o mente è stato posto a determinare le cose della nostra vita al posto dello Spirito che noi siamo, esso sogna tutto il giorno, 24 al giorno, sia quando l’uomo o meglio ominide è sveglio sia quando dorme. La differenza sta nel fatto che durante lo stato di veglia la struttura materiale della personalità ci fa percepire le cose in modo lineare, l’idea di tempo psicologico da consequenzialità e coerenza, linearità appunto, a cose che di fatto non ce l’hanno. Quando ci addormentiamo (fisicamente intendo) questa struttura scompare o si affievolisce di molto, perché? Che cosa accade? Qual è la differenza veramente sostanziale? E la Coscienza, la Presenza cosa c’entra con tutto questo? Come mai il sogno ha la tendenza a cambiare ed essere apparentemente sconclusionato? E’ possibile che dipenda dal fatto che abbiamo perso quella linearità alla quale tendiamo a prestare credito?

E’ possibile che perdiamo in parte l’influenza, la pressione della consapevolezza collettiva? O cosa altro? Meno leggi? Ci muoviamo in uno spazio meno denso? Sono tutte domande che potrebbero trovare risposte se solo iniziassimo realmente a porcele.
Normalmente, l’ominide ignora tutto quello che gli accade, egli non è molto concentrato a comprendere come mai tutto il tempo chiacchiera con se stesso disquisendo su tutto e spesso su cose inutili, su gli altri, o su cose che ritiene gli vengano fatte o rivolte; non capisce che c’è una vera e propria causa al suo comportamento e questo suo comportamento in realtà è particolarmente insolito se rapportato al suo reale potenziale di “essere” umano. Si tratta di una condizione generale, un sogno collettivo, un’allucinazione di massa, collettiva prodotta dalle idee condivise e comuni. Nasciamo e gli adulti ci insegnano a costruire le condizioni per realizzare e contribuire al sogno collettivo, impariamo a sognare nel modo in cui sogna la società. Famiglia, stato, regione, politica, religione, sport, tempo libero, cultura e spettacolo sono parti dello stesso sogno collettivo, il fatto che sia un sogno non significa che non sia reale, significa solo che è un sogno, ovvero illusione, ovvero un modo preciso di intendere la vita ed interpretare e descrivere la realtà, ma come dice il mio caro amico Filippo: “La mappa non è il territorio”. Ci insegnano a sognare nel modo in cui sogna tutta la società.
Immaginate di vivere al 3° piano di un palazzo, ma che ignorate totalmente di vivere in un palazzo. Immaginate ora che siano state cancellate tutte le indicazioni per giungere a scale ed ascensori e qualsiasi dettaglio che vi possa far solamente sospettare che siete in un palazzo; tutto ciò che riconoscerete come il vostro mondo sarà quel piano stesso. Adesso però, in modo quasi del tutto spontaneo, vi cominciate a rendere conto dei limiti di questo piano, osservate tutto intorno, il luogo e gli altri occupanti del piano e il sospetto che ci potrebbe essere di più di quello che vi raccontano tutti comincia ad aleggiare nella testa. Trovate una vecchia mappa dei sistemi antincendio e di colpo il sospetto di trovarvi da qualche altra parte comincia a essere qualcosa di più concreto. A quel punto forse cercherete di salire al 4° piano, ma anche questo era previsto negli ideatori del piano e quindi …
Nel momento in cui foste arrivati a capire, o almeno intuire, che ci deve essere di più cercherete una via di uscita. Il punto è che avete vissuto abbastanza al 3° piano da non essere più così semplice immaginare, anche se lo voleste un 4° piano, questo perché per tutto il tempo vi è stato detto di immaginare che non esiste nessun palazzo. Vi è stato detto poi, nel caso ve lo foste posto quest’interrogativo, che immaginare un 4° e forse anche un 5° od un 6° od un intero palazzo è un “segno di debolezza”, che sono proiezioni dei nostri “desideri”, dei nostri bisogni, delle nostre paure, di sentirci soli, abbandonati, della nostra paura della vita o della morte, un “segno di debolezza”. Vi è stato detto che si tratta di storielle da fanatici, da creduloni, come se credere che esista solo quello che vedo sia da “intelligentoni”.
Si sono inventate di sana pianta interi movimenti religiosi ad oc, quelle che oggi chiamereste religioni, per sviarvi e convincervi che sono tutte banalità, vi sono state raccontate storielle, su un luogo, dove un uomo fatto di fango è stato privato di una costola dalla quale è stata creata una donna, l’antenata di vostra madre e che un serpente cattivo li ha fatti cadere in disgrazia … – “ma che razza di storia è questa?” – Direte.
Hanno distrutto tutto quello che di sacro, simbolico e meraviglioso c’era negli insegnamenti dei maestri della storia, insegnamenti sulla natura dell’uomo, sulla sua reale struttura, su cosa egli è. Certe religioni sono asservite al “sistema” e servono per non farvi mai pensare a cosa siete, vi danno risposte banali a domande estremamente essenziali quali: cosa sono? Chi sono? Cos’è Dio? Che cos’è il creato? Che cos’è l’universo e quale è la sua relazione con l’uomo?
Tutti i testi sacri danno una descrizione di Dio, ma quelle descrizioni non sono Dio. La parola “Dio” non è Dio, come si legge in Filippo (il vangelo attribuito all’apostolo) – “”. I testi sacri sono tentativi, , se si sanno leggere ed capire, di aprire la nostra mente ostruita dalle migliaia di restrizioni che abbiamo appreso nei primi anni della nostra educazione, negli anni dell’”addomesticamento”; siamo “esseri” meravigliosi e liberi, veri animali di razza, che sono stati trasformati in annoiati animaletti domestici.
Quando un bambino nasce gli adulti, che sono oramai, anche loro senza saperlo, diventati agenti sognatori di questo mondo, hanno imparato cioè ad assuefarsi a loro volta al “sistema” (di credenze, ma non solo, al sistema di dipendenze ed altro), agganciano la sua “Attenzione” (avrete fatto caso che i bambini cercano continuamente il volto dei suoi genitori) ed introducono poco per volta, ma inesorabilmente, gli elementi, le regole del sogno collettivo, introducono una dopo l’altra le regole del sistema. L’atto è praticamente del tutto involontario, anche perché essi stessi a loro volta hanno subito la stessa sorte, essi pensano di fare bene al loro figliolo, senza sapere che in realtà lo stanno condannando ad un esistenza illusoria e priva degli elementi veri, reali che le danno senso e che sono in una parola lo Spirito Intimo. Il bambino senza accorgersi viene lentamente allontanato da sé, da ciò che potenzialmente potrebbe diventare.
Certo, fare domande forse sarà anche facile, ma è certo che fare esperienza della verità richiede una grande voglia di indagare e di fare ricerche, non si può semplicemente accettare o credere.
Per funzionare, un secondo tipo di educazione, richiede che ci sia accordo, ovvero che chi ascolta sia d’accordo con quello che diciamo, altrimenti il sistema non funzionerà. Non è forse così che è accaduto con la prima educazione? Il problema che questa è avvenuta quando eravamo piccoli e senza particolari idee, nessuno di noi ha realmente scelto la lingua che parla o il tipo di cibo, inteso come cucina locale, che ingerisce, se lo è trovato davanti ed è stato d’accordo ad adottarlo, lo ha fatto in modo automatico, istintivo se volete, perché si è fidato degli adulti. Così facevano tutti e così abbiamo fatto anche noi. Poi crescendo oramai quelle idee si sono instillate ed adesso crediamo che siano le nostre, ma non è così.
Esistono un mare di regole in noi alle quali “ubbidiamo” senza neanche renderci conto ed attraverso queste regole, questa sorta di libro della Legge, noi ci giudichiamo e giudichiamo gli altri, ecco perché è così importante smettere di giudicare noi stessi e gli altri e soprattutto di correggerli. Le regole come le idee che ci sono state messe rappresentano le nostre più profonde credenze, il 90% di quello in cui crediamo ci è stato passato, non ci appartiene. Sapete come abbiamo fatto a prenderlo (il 90%), ad assimilarle (le idee)? Essendo d’accordo, esatto, eravamo d’accordo, le abbiamo accettate per buone, per vere, per le nostre verità. Come abbiamo fatto a discernere e decidere che ci piacevano e che ci avremmo creduto? Semplice, sulla base delle idee pregresse che ci erano state messe nei primi anni di vita, quel sunto di comportamenti e cose sentite e dette dagli adulti che a quei tempi cercavano la nostra “attenzione”.
Guardate, dovete solo osservare per rendervi conto come funzionano le cose. Guardate un bambino, si fa i cavoli suoi, neanche vi fila, e tutti gli adulti lì a dargli addosso per attirare la sua “attenzione”. “Ehi! Piccolino, guarda la nonna, guarda lo zio, etc..” – lo tiriamo per le mani, lo tocchiamo affinchè ci presti la sua “attenzione”. Abbiamo imparato come comportarci nel mondo, in cosa credere e cosa no, attraverso gli esempi che abbiamo avuto intorno, non lo abbiamo scelto, ci è stato passato attraverso l’”attenzione”, agganciando la nostra “attenzione”. “Vieni, vieni dalla nonna piccolino. No, no non toccare il posacenere, no, le tende non si tirano” – prima siamo stati attratti e poi rieducati o meglio “addomesticati”, proprio come con i cani od i gatti. Guardate i gatti. Sono incredibili, voi li chiamate, cercate la loro “attenzione”, ma loro se la filano, non vi danno retta, e voi dietro, con il cibo o le coccole o altro, li inseguite perché li volete accarezzare, … perché? Cosa pensate che importi ad un gatto che voi lo accarezziate?
Le idee ed i concetti che abbiamo imparato erano già qua prima di noi, prima che noi nascessimo, come si siano formati è anche facile intuirlo, per controllo. Sono passaggi della storia, la storia moderna è la conseguenza di un certo preciso passato che adesso non riconosciamo più ed è per questo che non ci accorgiamo di essere degli “schiavi”! E sì, anticamente noi saremmo stati tutti dei sudditi. Col tempo le rivolte e tutto il resto chi comandava ha dovuto trovare nuovi sistemi per tenerci in schiavitù. Sono sempre esistiti uomini e donne che ad un certo punto hanno saputo mettersi contro il sistema e hanno creato movimenti di massa, grandi rivoluzioni, … che sono state trasformate nuovamente in regimi di controllo.
Oggi noi nasciamo in un mondo sofisticato dove la schiavitù passa dall’educazione, educati e mansueti, addomesticati, pieni di regole. Se sulle prime abbiamo bisogno di insegnanti (maestri di scuola, professioni, religiosi, suore, preti, politici, etc… ) col tempo impariamo da soli ad auto-controllarci attraverso il giudizio. Diventiamo giudici severi auto-sabotando ogni nostra “ispirazione”. Papà e mamma c’entrano poco, per quanto siano il primo esempio, essi stessi hanno subito lo stesso tipo di lavaggio del cervello che adesso è toccato a noi, loro lo hanno fatto per il bene, credendo di impartirci un educazione utile. E’ uno sbaglio incolparli o biasimarli per questo. Ma riflettiamo. Provate a ricordarvi come funzionava. A scuola ad esempio seduto al banco la maestra od il maestro infuriato cercava la nostra “attenzione” perché doveva in qualche modo indottrinarci e per poterlo fare aveva bisogno appunto della nostra “attenzione”. Lo stesso all’oratorio o l’insegnante di religione, o il prete di turno o l’educatore di turno. Tutti cercavano di agganciare la nostra “attenzione”.
Dopo un po’ anche noi iniziamo a fare lo stesso. “Guarda! Guardami, guarda cosa sto facendo!” – ci è stato indotto il bisogno di “attenzioni” e questo ce lo porteremo per tutta la vita. La gente soffre perché non riceve le dovute “attenzioni”, o meglio quelle che lei ritiene tali. Perché? Perché senza di esse non è nessuno. Capite come è stata cancellata dentro di noi la nostra “reale presenza”, la nostra vera identità. Per accontentare gli altri e ricevere la loro “attenzione” abbiamo iniziato a comportarci come ci chiedevano e per questo abbiamo smesso di essere reali o essere noi stessi, vedetela come meglio vi piace. Abbiamo tremendamente paura di non essere notati, perché? Perché essere notati è come ricevere una ricompensa, ed essere ricompensati è stato lo strumento della nostra educazione. Se eravamo dei bravi bambini, ovvero se ci comportavamo come ci veniva richiesto o esatto[1], se “obbedivamo”, allora ricevevamo la ricompensa che era il più delle volte l’”attenzione” che eravamo abituati a ricevere, cose tipo complimenti, compiacimento, etc..
Se invece eravamo stati “cattivi” o meglio “monelli” (“cattivo” e “monelli” sono 2 cose distinte ed individuano 2 gradi per definire il tipo di vergogna che dovevamo provare) venivamo puniti e di solito era cose tipo – “la mamma non ti vuole più bene”, “non scendi in cortile o con gli amici”, “ti tolgo tutti i giochi” – o un qualsiasi altro tipo di segregazione temporanea che doveva servire a educarci a non fare più certe cose, ma che in sintesi si traduceva in “assenza di attenzioni”.
Tra vergogna e paura di essere puniti abbiamo di fatto imparato a fingere di essere qualcos’altro e soprattutto a mentire, giustificarsi, incolpare gli altri, auto commiserarsi, piagnucolare, ect. …
Ecco perché oggi se volete realmente liberarvi da tutti questo non potete che cominciare da queste poche semplici applicazioni, ma per farlo dovete essere d’accordo, proprio come le altre idee che avete accettato.
1) Smettere di correggere gli altri (il che include anche dare consigli non richiesti)
2) Non giustificarsi o smettere di giustificarsi
3) Non lamentarsi o smettere di lamentarsi
4) Smettere di incolpare gli altri
5) Smettere di giudicare se stessi e gli altri


[1] Esatto è participio passato di “esigere”.