I Sistemi e le "scuole" in generale (iniziatiche o esoteriche, di sviluppo o altro)

Le scuole, come tutto a questo mondo, sono un sistema, sono tutte “sistemi“, quello che le rende diverse da un sistema, per così dire, ”ordinario”, generico, qualsiasi dovrebbe essere il fuoco “prometeico” che da esse irradia. Non tutte le scuole però lo hanno.

E’ il fuoco della conoscenza che un “maestro”, l’eroico lottatore che “sfida” gli Dei, porta dalle sfera superiori, è il fuoco che arriva dal mondo della “volontà”, non una conoscenza intellettuale, filosofica, spirituale o altro, ma la conoscenza che viene dal “essere”, dall’essere rinati, dell’essersi liberati dalla schiavitù dei sistemi o di “matrix” che è lo stesso. Prometeo, Προμηθεύς, Promethéus, è il portatore di Luce, il Lucifero, lo Spirito dell’illuminazione e della libertà di “scelta”, la “volontà” che sposta le montagne, egli è il portatore del “fuoco”, il “foat”, quel qualcosa in noi che riaccende il “fuoco”, l’anelito alla scoperta e conoscenza di sé, quella conoscenza interiore profonda delle origini, un “fuoco” vitale, che si manifesta nell’uomo come impulso sessuale, che, se ben “ridiretto” o indirizzato, o ben disciplinato ci trasforma radicalmente, un “fuoco” per dissolvere il falso sé, il ritratto immaginario originato dai nostri aggregati psichici che è l’ego, Smith. La vita stessa che si ribella alle catene che il “falso uomo” ha generato, i suoi “sistemi”: la prigione per la mente, la “limitazione” del flusso della vita, la miseria di un pensiero ostinato verso la scarsità o la scarsezza. Come dice Smith – “in quanto specie, il genere umano riconosca come propria una realtà di miseria e di sofferenza.” – ed invece non è così. Prometeo è qui per ricordarci che c’è molto di più, che siamo molto di più.

Prometeo, è un titano, è un risvegliato, trasformato, dotato di forza sovrannaturale, di triplice Spirito (Pensiero, sentimento, e soprattutto volontà), è un titano perché egli stesso porta in sé l’“impronta” della “Sorgente”, della vita che in esso si esprime totalmente come forza “possente” di volontà, pensiero retto e buoni sentimenti, il ricordo ancestrale di una di natura divina (sempre che si capisca il senso di questa parola qui). Divino o divina è … la “vita” stessa; la vita è il miracolo di questo luogo che chiamiamo Terra. Qual è la fonte? Qual è la Sorgente? Qual è la “Volontà” che permette tutto questo? Quale ne è la ragione? Vale spendere una vita alla ricerca di queste risposte?!”

Prometeo è colui che non si ferma alle “apparenze”, è lo spirito eroico che alberga in ogni uomo e donna che con tenacia cerca ciò che è “reale”, la “verità”, cerca la “vita” e la ragione di essa, e trova la “via”. Tutto qui ha una ragion d’Essere ed ognuno dovrebbe conoscere o cercare la sua.

Un “maestro” è il risultato di un lavoro titanico di trasformazione della propria natura umana in “divina”. Un “maestro” è colui che risveglia la “vita”, è colui che ha percorso la creazione al contrario, ritornando nel “ventre” di sua “madre”, nascendo, proprio come è scritto nei vangeli a proposito di Nicodemo, per una “seconda volta, e proprio come fa Neo nel film quando arriva al cospetto dell’Architetto di “matrix” e ritorna cambiato, diverso, con i “fuochi” accesi, portando la sapienza delle “alte sfere”. Neo si accorge che qualcosa in lui è cambiato, – “adesso le sento!” – dice, rivolgendosi alle “seppie” che li sopravanzano nelle scene finali di “reloaded”.

Per la stessa ragione l’Oracolo non ha più il suo aspetto consueto, ma è cambiata, questo perché ella che è proprio la rappresentazione della Madre, la Madre di “matrix”, ovvero dell’universo, il ventre nel quale l’Eletto ritorna per rinascere, ha generato il suo figlio: “Prometeo”, colui che ruba il fuoco agli Dei per darlo agli uomini, colui che sacrifica la sua umanità per riportare in quest’ordine di mondo (Zion), la conoscenza delle stelle, la conoscenza della “Sorgente”, della natura stessa di “matrix” per aiutarli a svegliarsi, per liberarli dalla schiavitù. Ella parteggia infatti per lui. Ella è, rappresenta metaforicamente, la Madre di tutte le creazioni e della nascita seconda, è il parto della nostra Divina Madre intima interiore, è la conseguenza di un lavoro di purificazione, è il Kundalini risvegliato per i meriti del cuore, che significa che l’iniziato ha dimostrato un Cuore eroico ed impavido, che ha dimostrato volontà e sentimento, ragione e Spirito. Il problema, tornando alle scuole, e mi riferisco solo a quello che ho potuto constatare, è che quando le persone, che frequentano o partecipano ad una scuola, smettono di lavorare su loro stesse e realizzano l’idealismo del “sistema”, idealizzano cioè il portatore del codice, Neo, il “maestro” o i maestri di riferimento, quella scuola comincia a vacillare; quando poi si incomincia ad usare il giudizio camuffandolo da giustizia, o quando …

si preferisce, magari, discorrere del “lavoro” invece di compierlo, quando si usa la parte intellettuale dell’insegnamento per correggere altri, giudicarli, lamentarsi, giustificarsi, etc… E se, poi, le regole del “sistema” scuola diventano più importanti dello sviluppo individuale da sostituire il “buon senso”, l’”intuito” o la coscienza, e se soprattutto queste stesse persone iniziano a preoccuparsi di lavorare l’ego degli altri …

beh! si addormentano ed a quel punto il fuoco “prometeico” finisce per ritirarsi, per, forse, trasferirsi altrove. Il “fuoco” che nel suo aspetto superiore era la ricerca della “verità” e della conoscenza prende, o meglio, manifesta il suo aspetto inferiore di avversario, di spirito di opposizione, alimentando l’ego ed il sonno della coscienza. La questione a quel punto diventa annosa per coloro che stanno cercando un qualche risveglio, perché per quanto riconoscano il “percorso” e le sue idee non trovano più nella o in quella data scuola l’aiuto di cui hanno bisogno e si allontana; questo perché un “maestro” insieme alle parole porta dentro di sé un “fuoco” vivo, INRI, la “Baraka” della tradizione Sufi, o il “Lignaggio” per le culture tibetane e Tolteca, che è il vero sapere.

Gli uomini addormentati non capiscono; usano le idee di quel “maestro” per indottrinare la loro “mente”, e a volte anche altri, con nuovi pensieri, alimentando il loro “sogno” e finendo per non realizzare niente se non un altro “sistema” dello stesso ordine dei precedenti.

Allo stesso modo non vorrei che questo discorso venga preso al contrario ed usato per giustificare quella certa nostra tendenza a polemizzare, o per giustificare così la nostro scarsa voglia o capacità di eliminare certi aggregati psichici dell’orgoglio, o per manifestare “insoddisfazione” infarcendola di una falsa comprensione e giudicando ed accusando la tal od altra scuola di essere un “sistema” o i propri membri di egocentrismo o di fanatismo o accusando ingiustamente persone che invece cercano di fare del loro meglio per svegliarsi. Ancora una volta il filo è molto sottile e fare questo è di fatto usare ancora una volta il giudizio per portare avanti le nostre falsa “ragioni”.

Quando un fuoco si è ritirato da una scuola la cosa è chiara, senza dubbi, senza insoddisfazioni o polemiche, senza sollevare polveroni o indire crociate contro nessuno o contro la “scuola” stessa, … è una questione di “frequenza di risonanza”, che uno non trova più e, per quanto condivida le idee, si sente di dover procedere avanti. Ma questo credo sarà più chiaro nel prosieguo del capitolo e mi sto riferendo proprio alla “frequenza di risonanza”. Vorrei chiudere questa questione delle scuole con una citazione che descrive meravigliosamente questa “tendenza” a preoccuparsi di lavorare l’ego degli altri, tendenza che a volte si riscontra, negli adepti o membri di una scuola o sistema, o quelle persone addormentate, che di solito etichettiamo come “ordinarie”. Come si suol dire – “a buon intenditore poche parole”, o – “chi ha orecchie per intendere, intenda”, etc… – dice così:

non manca un barlume di luce neppure nel più opaco degli uomini: un assassino suona il flauto con garbo; un aguzzino che lacera la schiena degli schiavi con le frustate è forse un figlio eccellente; un idiota può essere pronto a dividere con me l’ultimo cantuccio di pane che gli resta. E ce n’è ben pochi, di uomini, a cui non sia possibile insegnare qualcosa a dovere. Il nostro errore più grave è quello di cercare di destare in ciascuno proprio quelle qualità che non possiede, trascurando di coltivare quelle che ha…”

Memorie di Adriano (imperatore di Roma, scrive al figlio Marco Aurelio)

1. prometeico [pro-me-tèi-co] agg. (pl.m. -ci, f. -che) 1. Di Prometeo, mitologico titano che sottrasse il fuoco a Zeus per donarlo agli uomini. 2. Che si caratterizza per un eroico e forte spirito di sfida: atteggiamento prometeico.

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