Il "divino" Daimon [*greco Δαίμων] – Socrate

Daimon [*greco Δαίμων]: il dispensatore, (da daiomai: dispenso, do in sorte), una creatura divina non necessariamente malevola, che presiede alle sorti degli uomini. “daimon” è contenuto nella parola eudaimonia (felicità), il che significa, etimologicamente, qualcosa come: “un buon daimon governa il tuo destino”. Il daimon è portatore di risveglio, ma anche lo spirito demoniaco del sonno. Questo perché esiste in noi un elemento dell’Essere individuale di ognuno di noi che è noto in gnosis col nome di Lucifero. Il Lucifero personale, come “daimon personale”, nel suo aspetto superiore ci eleva e ci conduce verso la luce (Lux-fero), nel suo aspetto inferiore, o Baphomet, è il caprone che ci rende schiavi delle nostre passioni.
Si legge nell’opera di Platone Apologia di Socrate a questo proposito: « C’è dentro di me non so che spirito divino e demoniaco.». L’idea del Daimon è molto presente in Socrate, anzi potremmo dire che fu lui stesso a esibirne e portare la conoscenza di questo aspetto individuale ed intimo dell’Essere umano. La confusione moderna sul daimon o sul Lucifero e l’attribuzione di un accezione negativa o malevola del principio nasce da secoli di ignoranza e controllo.
Colui che scopre e conosce questo potenziale intimo ha la possibilità di cercare e trovare in se tutte le risorse per risvegliarsi e soprattutto per iniziare a sottrarsi all’influenza della collettività, di sottrarsi cioè a quel controllo che “matrix” esercita su ognuno di noi attraverso gli altri.
Tutti noi siamo profondamente dipendenti dai sistemi e quindi dagli altri, dalla loro approvazione o attenzione, temiamo il loro giudizio come la peste. Abbiamo imparato a mentire per sopravvivere nella jungla dell’ipocrisia umana, anche se con l’umano ha molto poco a vedere tutto questo, ma ne ha molto, invece, con l’ignoranza e mancanza di conoscenza che finisce per generare superstizione… ed anche questa serve il sistema. Controllo! Ne saremo “eternamente” assoggettati fintanto che cercheremo di soddisfare le nostre abitudini, le nostre passioni, finché prediligeremo la società invece che il nostro “essere”. Non è una questione morale o di buon comportamento, è una questione di libertà interiore e di spirito. E’ una questione di Realtà e di Coscienza, è una questione di esistere realmente senza condizionamenti, né regole. E’ questione di essere Re e Regine, di essere padroni della propria esistenza, conoscitori del mondo reale. Le parole Re e Reale hanno la stessa radice etimologica. Il “giudizio”, questo falso “scettro”, messo nelle nostre mani e che ci dall’illusione di contare veramente qualcosa; il “giudizio”, il suo esercizio, cioè, è lo strumento che ci dovrebbe regalare quell’attimo di vana gloria dove poterci riscattare dalla frustrazione e dal bisogno di una qualche rivincita.
Ma rivincita su che cosa? Sul fatto che abbiamo accettato la schiavitù, ci siamo piegati agli altri, in cambio di “attenzione” e adesso è difficile, per sopravvivere mentiamo per ottenere un po’ di pietà, speriamo che non esercitino il loro giudizio su di noi. Coloro che parlano di luce, di cercare la luce interiore, parlano di questo, parlano di rispetto di sé, parlano di quell’unico sentimento che no siamo capaci di sentire per noi stessi che è l’a-more. Ma anche qui. Abbiamo concetti. L’amore è un concetto totalmente lontano dalla realtà, il vero amore ci è estraneo. Se lo abbiamo conosciuto lo abbiamo confuso, o lo abbiamo sostituito con la possessività, col bisogno di attenzioni e di controllo dell’altro. Questo modo di fare, di operare, di condurre le relazioni nella nostra vita è un meccanismo oramai introdotto nella nostra “presenza”, non ci possiamo fare niente se non lo estraiamo dalla nostra psiche, anima, mente o personalità, chiamatela come volete tanto fa lo stesso.
Perché abbiamo bisogno di incensarci, di incoronarci di istante in istante? Perché cerchiamo l’approvazione altrui? Ve lo siete mai realmente chiesto? Non è un bel modo di vivere, non trovi? La luce interiore è Coscienza, è uno stato di coscienza particolare, è consapevolezza di essere niente, è l’accettazione di quel vuoto interiore. Quando lo vivo, quando lo sento, sono libero, e lì comincio a contare realmente. Siamo nulla ed allo stesso tempo così essenziali, così unici ed importanti, ma per capirlo dobbiamo lasciare andare l’approvazione degli altri. Abbiamo bisogno di irradiare come un sole la nostra luce interiore. Si capisce perché in essoterismo si usano simboli come il sole e la luna, la luna è psicologica, perché vive di luce riflessa, ovvero l’approvazione degli altri, il Sole invece è in centro del nostro sistema, irradia la sua luce e lo fa su tutto e tutti indistintamente, senza attese, senza aspettative, lo fa perché è l’unica cosa che può fare. L’uomo è un cosmo ed in lui esistono le stesse caratteristiche del sistema solare, dobbiamo solo vederle, dobbiamo solo sapere come fare il parallelo. Provate a prendere il sistema induista dei chakra, e pensate che ognuno sia un pianeta tutti insieme generano lo spettro della luce, ognuno di loro ha un colore, e tutti prendono energia da un sole centrale, la vita, stessa che in noi sfolgora. Luce, vibrazione e calore sono le forze generatrici di questo mondo. Cercate di capirmi non parlo d’idee “svaporose”, sto cercando di parlare di un luogo in nessun posto dentro di noi dal quale emerge tutto. Essere l’eletto è come essere innamorati, solo tu lo sai quando lo sei, Essere innamorati è sentire qualcosa di inspiegabile è sentire cosa sia realmente l’amore, se solo capissimo che proviene da noi e non dipende dall’altro avremmo già portato a casa una grande consapevolezza. Essere innamorati è essere liberi, sapienti. Quando non cerchiamo l’approvazione altrui siamo liberi. Essere innamorati è come irradiare dal proprio sole interiore, la frequenza è il “daimon” personale.
Si capisce come mai coloro che parlano di Luce debbano essere in qualche modo contrastati, sedati, ostacolati… la “società”, come “sistema”, perderebbe il suo dominio sul singolo, e se ogni singolo iniziasse a sintonizzarsi sulla “frequenza di risonanza” del proprio “daimon” nel giro di poco non ci sarebbe più nessuno ad alimentare questo sistema, non ci sarebbero più seguaci, non ci sarebbero membri, non ci sarebbero affiliati, non ci sarebbero adepti, non ci sarebbe più il “pubblico” e senza “pubblico” non si va in scena. Il “daimon” è il Lucifero; entrambi sono la stessa cosa. Socrate parlava di libertà, parlava di ascoltare il “daimon” interiore, il proprio istinto, la capacità innata di sentire la vita, di sentirsi Vita. Ecco perché il Cristo è la vita, la verità ed in cammino. Cristo è colui che compie il suo destino, è colui che compie tutte le leggi, è colui che unisce la sua volontà alla legge. Il punto è che dovremmo comprendere di quale legge si parla e non è quella degli uomini, e nemmeno quella che gli uomini attribuiscono od attribuirebbero a Dio (per controllare gli altri). Questo lo dobbiamo capire la religione, la spiritualità è stata manipolata, è stata tutti inquinata, è stata deformata per tenerci sotto controllo. Da sempre il potere temporale ecclesiastico usa la religione come espediente per “domarci”. L’uomo è un fermento di vita, di intuizioni, di sapori, di odori, di essenza; le nostre domande sono il sintomo di una vitalità latente. Le domande provengono da dentro, dalla luce interiore, dal mondo reale.
Si comincia a capire cosa si intende per “daimon” qui? Il “diamon” è ciò che palesa, che porta alla luce della nostra consapevolezza di superficie questa verità. Il nome Lucifero deriva chiaramente dal latino lux (luce) e ferre (portare) e significa “Portatore di Luce”, che è la “Stella del mattino”, ovvero il pianeta Venere, la stella che guida i naviganti. Sono tutti simboli per descrivere, per spiegare quello che non può essere spiegato, ma sentito dentro. Il collegamento fra questo termine e Satana deriva dalla Patristica (Girolamo, Tertulliano, Gregorio Magno) che lo desunse, con un’interpretazione molto dubbia, da un passo di Isaia (14,12): “povera stella del mattino, che nel pantheon sumero rappresentava il sentimento e l’intelligenza superiore.”

Il simbolo della scienza, dell’intelletto e del sentimento, della conoscenza superiore di sè è diventato il simbolo del male in diverse culture. E questo non è solo un problema della chiesa ufficiale moderna o passata. Ho cominciato questo post riferendomi a Socrate, non per caso ma per molte ragioni, anche quello meno manifeste. Egli fu condannato a causa di questa sua idea, all’idea del Daimon. L’accusa fu di adorare dei falsi dei.

“Perfetto tu eri nella tua condotta,

da quando sei stato creato,

finché fu trovata in te l’iniquità.

Crescendo i tuoi commerci

ti sei riempito di violenza e di peccati; » (Ezechiele 28,12.14-16)

La luce che è in noi, che siamo noi, è perfetta, ma quando è discesa, quando siamo discesi nella creazione la dualità di questo mondo e la natura stessa di questo sistema ha fatto si che quella luce si oscurasse di modo che crescendo ci siamo riempiti di violenza e di peccato. Quello malvagio è l’uomo ignorante non il suo daimon, il lucifero è il riscatto, ma dobbiamo liberarci dei preconcetto che ci sono stati messi per non farci conoscere. Badate bene non vi sto dicendo di adorare il diavolo e men che meno satana, sto dicendo di adorare voi stessi semmai in ciò che è puro e reale, sto dicendo di cercare in voi stessi la vita, la capacità di appagamento, sto dicendo di trovare Dio non la separazione. Terrei a farvi notare che il nome “Diavolo” deriva dal greco Διάβολος, Diábolos, che significa letteralmente “diffamatore” o “accusatore” … e di questi se ne sente parlare in continuazione – come direbbe l’Oracolo.

Socrate fu accusato di non riconoscere come Dei quelli tradizionali della città, ma di introdurre Divinità nuove; e fu anche colpevole di corrompere i giovani insegnando dottrine che mirano al disordine sociale. La pena richiesta fu la morte. Egli affermava di credere nel “daimon”, creatura minore figlia delle divinità tradizionali. Dato che la religione e la città erano ritenute una cosa sola, un tutt’uno, accusando Socrate di ateismo (empietà, irreligiosità, sacrilegio, profanazione) lo si incolpava di fatto di avere cospirato contro le istituzioni e l’ordine pubblico ovvero contro il “sistema” stesso. I suoi accusatori lo calunniarono e loaccusarono di quello che Socrate non diceva, la paura di perdere il potere o comunque il controllo li spinse a questo processo farsa che si concluse come ben conosciamo e cioè con l’assunzione da parte di Socrate della cicuta.

I templari, come Socrate, verranno accurati di reati simili. E’ veramente difficile comprendere cosa sia ildaimon, esso è lo spirito interiore, è il Cristo rivestito delle nostre passioni, è l’impulso che ci può salvare come condannare, è qualcosa che va oltre comunque la dualità. Il daimon personale non è un demone, non è il demonio cattolico, è il daimon, una forza spirituale a cavallo tra gli uomini e gli dei, « ha il potere di interpretare e di portare agli Dèi le cose che vengono dagli uomini e agli uomini le cose che vengono dagli Dèi: degli uomini le preghiere e i sacrifici, degli Dèi, invece, i comandi e le ricompense dei sacrifici. E stando in mezzo fra gli uni e gli altri, opera un completamento, in modo che il tutto sia ben collegato con sé medesimo.» (Platone, Simposio).
E’ un errore tradurre la parola daimon con demone. Il demone è il demone il daimon è un’altra cosa. La parola “daimon” ha tutt’altro significato. L’errore o le motivazioni stanno nelle ragioni stesse del processo a Socrate od ai Templari ed ad altri: “invidia”, “paura” e “bisogno di potere”. “Daimon” = “demone” è una traduzione falsata che è stata data dagli uomini “ignoranti”, nel tempo, per allontanare l’uomo da questa conoscenza e questo è sempre stato fatto di proposito.

L’ignoranza crea superstizione e la superstizione porta al linciaggio pubblico, ma dietro tutto questo ci sono sapienti conoscitori della natura umana, “codardi” e corrotti nell’animo, che si nutrono delle loro platee. Sapienti conoscitori che hanno ceduto alla brama di questo mondo, alla “bestia”, all’abominevole ego animale, al Baphomet; invece di vincere la tentazione, ne sono rimasti presi. La corruzione di questa nostra società è solo uno specchio della corruzione interiore dei suoi protagonisti. Colui che corrompe lo fa perché è già corrotto dentro, ha ceduto al lato “oscuro” della forza. “Tremendi sono i cicli o ere delle trasmigrazioni per le anime nere che dovranno purificarsi” – così è scritto, e forse pochi intendono. Il grande accusatore di Socrate era un giovane ambizioso e fallito letterato, ben manovrato da esponenti di rilievo del regime democratico, Anito e Licone, di nome Meleto. E’ sempre stato così.

Gesù venne accusato di proclamarsi figlio di Dio perché riconosceva la divinità intima, l’anfitrione interiore profondo, il Christus-Lucifero, il nostro Dio, la nostra vera “essenza”; e questo corrompeva il potere, ragion per cui fu messo a morte. Solo successivamente, difronte all’impossibilità di fermare la forza del suo insegnamento gli fu depredato e riadattato ai tempi, divenne “religion di stato” e così il sistema ha potuto sopravvivere. Il “sistema” è fatto di uomini codardi, di uomini incapaci di riconoscere che ci deve essere molto di più nella vita che la semplice “brama”. Vincerla è la vera sfida, e come già tante volte ho detto qui non si vince con la rinuncia, ma con l’intelligenza applicata, con l’astuzia di Ulisse, con l’esercizio della “coscienza”, con la comprensione ed attraverso l’espansione della “consapevolezza” che è di fatto energia.

La nostra attenzione è continuamente catturata da cose fuori di noi, dove va l’attenzione lì vanno le nostre risorse, lì va la nostra energia vitale. Se impariamo a cercare il momento presente, che non è un osservazione, ma un sentimento di sé interiore profondo, in una parola il daimon, portando in quello la nostra attenzione lì la nostra energia andrà espandendo di fatto la nostra consapevolezza. Consapevolezza significa piena cognizione delle cose.

Nella lingua inglese esiste il “demon” o “devil” e il “daimon”, uno è legato alle passioni travolgenti e l’altro è il “Δαίμων” (“daimon”) socratico. Coloro che oggi adorano il demonio, il diavolo, non conoscono il “diamon”, credono di sapere cosa sia, ma non lo sanno, sono in qualche modo schiavi del suo aspetto inferiore, quello che alimenta le passioni umane invece che vincerle, quello che cerca l’esercizio del potere invece che della coscienza e della libertà, adorano il Satana della Terra che è l’ego, il falso Sé. L’antiCristo è la summa di tutti gli ego degli uomini. Essi, a causa della loro inconsapevolezza, alimentano le sue passioni, e questo non ha nulla a che vedere con ciò che è il daimon o con il Lucifero. Il daimon non deve essere adorato, deve essere “conquistato”, vinto; è così che si impara ad ascoltare la voce interiore oltre i concetti di “bene” e “male”.

« O miei concittadini di Atene, io vi sono obbligato e vi amo; ma obbedirò piuttosto al dio che a voi, e finché abbia respiro, e finché ne sia capace, non cesserò mai di filosofare e di ammonirvi … »
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Un pensiero su “Il "divino" Daimon [*greco Δαίμων] – Socrate

  1. Illuminante davvero,grazie. Una domanda. Si dice che i templari adorassero Baphomet nelle loro cerimonie di iniziazione proprio l'aspetto inferiore e negativo,''caprone che ci rende schiavi delle nostre passioni''. Alcuni lo ritengono legato alla sapinza,''sophia''.Sarebbe affascinante sapere se non adorassero proprio quel lucifero personale nel suo aspetto superiore, il daimon non credi?

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