La disobbedienza o disubbidienza

“Che cos’è reale? Se ti riferisci a ciò che puoi vedere, toccare, annusare, quelli sono solo segnali elettrici interpretati dal tuo cervello.” “Matrix è un sistema, Neo. E quel sistema è nostro nemico. Ma quando ci sei dentro ti guardi intorno e cosa vedi? Uomini d’affari, insegnanti, avvocati, falegnami…. le proiezioni mentali della gente che vogliamo salvare. Ma finché non le avremo salvate, queste persone faranno parte di quel sistema, e questo le rende nostre nemiche. Devi capire che la maggior parte di loro non è pronta per essere scollegata. Tanti di loro sono così assuefatti, così disperatamente dipendenti dal sistema, che combatterebbero per difenderlo.”
Cosa pensate che serva oggi? In questi tempi che stiamo vivendo, intendo. Cosa? “Disobbedienza”. Si, serve la “disobbedienza”. Per tanti motivi ed a tanti livelli, ma resta in assoluto ciò che, ovviamente dal mio personalissimo punto di vista, serve oggi. Serve “disubbidire”, ma si deve sapere bene cosa questa parola significa e come farlo. Si, prima si deve sapere cosa significa e poi sapere ed imparare come farlo, come “disubbidire”, cioè.
Disubbidire
[di-ʃub-bi-dì-re]
o disobbedire
(disubbidìsco; si coniuga come ubbidìre)
A v. intr. (aus. avere)
Agire in modo diverso da quello ordinato o stabilito: disubbidisce continuamente‖ Contravvenire agli ordini di qualcuno, trasgredire: d. ai genitori; d. a un ordine, a un comando, alla legge
B v. tr.
raro, fam. Non ubbidire: d. il padre, un ordine, un comandamento
Purtroppo, per quanto mi sia sforzato di trovare una definizione adeguata al termine “disobbedienza”, quello che ho trovato a proposito di disobbedienza, disubbidienza, disobbedire o disobbediente sono tutte definizioni con un accezione negativa, di “trasgressione”, di violazione alle leggi, ed in molti casi il termine è messo in relazione con il bambino, con frasi tipo; esempio: un bambino disubbidiente, “che non fa ciò che gli viene ordinato”. Sinonimi: “indisciplinato”, “ribelle”. Ed ancora dal vocabolario etimologico: “non adempiere all’altrui comando o volere, trasgredire l’altrui volontà”. “Disobbedire” significa “essere reali”, significa “essere presenti”, significa conoscere cosa sia lo stato del “ricordo di sé”, cosa sia la “presenza”, disobbedire significa rettitudine, significa percezione reale. “Disobbedire” significa smettere di dare energia al sistema, significa smettere di oscillare in un pendolo secondo la polarità del momento, significa smettere di credersi tutto come acqua fresca, di dare energia e forza al pregiudizio, alle opinioni, al parlare inutile, alla chiacchiera ideologica, al dialogo interiore, alla manifestazione delle emozioni negativa, al bisogno della considerazione degli altri, questo significa “disobbedire”, significa libertà dal conosciuto, libertà di sentire che esiste un mondo interiore profondo e molto più reale dell’esteriore.
Viviamo di opinioni, preconcetti che crediamo nostri, giudichiamo in continuazione il prossimo, lo correggiamo, ne siamo infastiditi se non fanno quello che vogliamo; comandare ci fa sentire orgogliosi, comandare è una forma di “superbia”, per questo che dobbiamo imparare a “disobbedire”. Ci lamentiamo, giustifichiamo il nostro operato, temiamo il giudizio altrui come la peste. Disobbedisce colui che smette di fare tutto questo, colui che smette di trasformare la sua vita in un eterna schiavitù fatta di reazioni: collera, invidia, orgoglio, desiderio sessuale, malizia, indolenza, ansia, etc… e inizia a rivolgersi “dentro”.
disubbidienza
[di-ʃub-bi-dièn-za]
o disobbedienza
s.f.
1. Il disubbidire: fu punito per d. ai regolamenti
‖ Azione con cui si disubbidisce: non ti perdono questa d. ‖ Disubbidienza civile, atteggiamento di resistenza passiva che si manifesta con il rifiuto di obbedire a determinate leggi, ritenute ingiuste, o di cooperare con il governo ‖ SIN. trasgressione
Interessante, no?! Se pensiamo poi che dal punto di vista della “religione” REALE (inteso in termini di ordine di mondo) il “disobbediente” in realtà è un individuo molto disciplinato, ed è colui che segue la disciplina interiore, la cosa comincia a prendere una certa piega. Il trasgressore o disobbediente dal punto di vista esoterico non è un individuo che fa la rivoluzione in piazza è un individuo che la rivoluzione la fa dentro. Il sistema ha bisogno di demonizzare il “disobbediente” altrimenti non c’è più controllo. E’ una questione di termini e di come questi termini ci sono stati insegnati. La cosa mi fa venire in mente un passo del vangelo di Filippo che dice così:
I nomi dati alle cose terrestri racchiudono una grande illusione: infatti, distolgono il cuore da ciò che è consistente per volgerlo a ciò che non è consistente. Così, chi ode “Dio “ non afferra ciò che è consistente, ma afferra ciò che non è consistente. Allo stesso modo è con “ il Padre “, “ il Figlio” e “ lo Spirito Santo “, con “ la vita “ e “ la luce “ e “ la risurrezione “, con “ la Chiesa “ e con tutte le altre cose, non si afferra ciò che è consistente ma ciò che non è consistente, a meno che, si sia arrivati a conoscere ciò che è consistente. I nomi che si odono, sono nel mondo per indurre in inganno;
Pensate alla parola “sacrificio”. Essa deriva da “sacer” e “facio” ovvero “rendere sacro”; e qui si spiega anche il significato del termini “Sacro Ufficio” che significa ed identifica in realtà l’atto del compiere una cerimonia che manifesti la natura divina e quindi sacra dell’essere, nulla a che vedere con le cerimonie per il controllo delle masse. L’uomo libero dentro non può essere controllato, l’uomo cosciente non è né buono, né cattivo, non oscilla più in un pendolo di falsi valori, cattura la sua forza direttamente da dentro, sente la sua connessione con il “reale” o “divino”, e non teme più, non sente più la paura come del giudizio quanto di morire, non brama più (potere e sesso) e questo fa di lui un individuo molto pericoloso, è un anomalia che puo’ creare fluttuazioni ed instabilità in tutto il sistema ed in quelle altre entità o esseri che si stanno svegliando. Il “disobbediente” ha bisogno di realizzare sé stesso e liberarsi dalle trappole del sistema, che sa essere nella sua testa e nelle sue false emozioni. Il “disobbediente” ha smesso di polarizzarsi, è uscito dall’influenza, o almeno ci sta provando ad uscirne, della legge del pendolo.
Come “disobbedire”? Come si fa? Seguendo un percorso, lavorando su se stessi, imparando una dottrina per la rivoluzione della coscienza. Sempre Filippo nel suo vangelo ci dice: “la verità addusse nel mondo dei nomi, poiché è impossibile insegnarla senza nomi. La verità è una unità, ma è anche molteplicità per noi, affinché impariamo tale unità attraverso la molteplicità.”
Ci è stato insegnato che la “disobbedienza” è una reazione un espressione aggressiva, aggressivo-distruttiva, provocatoria e ostile e di solito verso le figure di autorità. Ed invece?! Si, è vero, “disobbedire” significa smettere di obbedire, ma si sta parlando di un obbedienza silente, strisciante, che è oramai nella nostra testa ed alla quale difficilmente riusciamo a sottrarci; “disobbedire” significa smettere di obbedire al “controllo” mentale, alle aspettativa, alle idee “malsane” e “malvagie” su di noi, su cosa siamo, su cosa dovremmo “essere”, smettere avere “paura”, smettere di avere “paura” di ciò che gli altri pensano o penserebbero di noi, di sentirci non all’altezza, smettere di autodistruggerci per paura di non piacere, smettere di minacciare sempre la nostra integrità, smettere di frammentarci in miglia di “io”, smettere di giudicare, di lamentarsi, di punire e punirci, smettere di alimentare un orrendo “ritratto immaginario” di noi, … in una parola smettere di “sognare”, uscire dal “sogno” collettivo ed iniziare a conoscere la vera vita.
Serve “risveglio” e “lavoro”, un lavoro mirato alla consapevolezza ed alla conoscenza di ciò che siamo realmente, un lavoro diretto ad eliminare ogni trappola, ogni idea, ogni opinione precostituita, un lavoro che ci porterà inesorabilmente ad “essere” liberi, molto, molto più liberi di adesso.
Se lavori su te stesso se pratichi, a mano a mano che lo fai si dischiudono i mondi innanzi a te. Forse, le esperienze che vivi, non assolveranno alle tue aspettative, ma le porte dentro si aprono. Un giorno sei un individuo che ignora l’esistenza di un mondo interiore, sei uno che subisce i suoi pensieri, vive di opinioni, preconcetti, affascinato, esaltato, dominato, reattivo; uno che si rende conto di come reagisce e di quello che fa solo quando oramai il “danno” (tra virgolette) è fatto, quando la frustrazione, la violenza o la falsa retorica, il perbenismo, la falsa illuminazione che ha dentro è uscita e come un veleno ha inondato tutto intorno, … Chi non vorrebbe “essere” un disobbediente di tutto questo?!
se lavori su te stesso … dopo un pò di tempo, ed un pò di lavoro, cominci a capire che non sei quelle cose, non sei le tue idee, non sei le opinioni che hai, capisci, intuisci e senti che non ti appartengono, senti che non hai mai creduto a quelle cose, le hai accettate per sopravvivere alla pressione del mondo esterno, capisci che la reattività che hai è la conseguenza di una condizione di “frustrazione”, dovuta a questa pressione che si produce senza tregua. Non dico che non vivi istanti di felicità, che ti diverti, che senti la vita, dico solo che non la senti abbastanza, che non l’hai sentita abbastanza, che non le hai prestato la dovuta attenzione. L’auto sabotaggio di se stessi è impresso nei nostri atteggiamenti, sono questi atteggiamenti e comportamenti che descrivono continuamente il nostro ritratto immaginario. Capisci che cerchi soltanto attenzione dagli altri, e, siccome non te la danno o non te ne danno abbastanza e secondo le tue aspettative, hai iniziato a detestarli, li hai considerati la causa di tutti i tuoi problemi, di tutti i tuoi mali.
Ma quando lavoro su te stesso, capisci, sì, capisci e capisci che puoi farne a meno, che puoi fare a meno di tutto questo, capisci che esisti comunque. Quando lavori su te stesso, quando pratichi le porte della tua interiorità si dischiudono ed emerge un mondo che non conosci.
Emergono da dentro, sensazioni, sentimenti diversi, allora, solo così potresti renderti conto che, ad esempio, quei pensieri che non sono reali occupano molto dello spazio non solo del pensiero e psicologico, ma della tua vita; potresti sentire il bisogno spontaneo, allora, di smettere di guardare quello che fanno gli altri, di cercare la loro approvazione, magari, perchè hai iniziato a capire, ma soprattutto, a sentire che la cosa ti “stanca”, ti “sfianca”, ti toglie molto delle tue risorse, consuma le tue energia, la tua vitalità, … capisci che è un “attività” che richiede “attenzione”, un attenzione costante e tu, adesso, invece, la vuoi condurre dentro quell’”attenzione”; potresti iniziare a percepire, di quando in quando, una specie di carezza interiore, come sentirsi “innamorati” …
Voglio chiudere questo post con un passo che ho trovato sulla retea proposito dell’educazione dei bambini, un sito di quegli geni dell’educazione, che dice così: ”il bambino spesso va in collera, litiga con gli adulti, sfida attivamente le regole, accusa gli altri per i propri errori, si rifiuta di rispettare le regole, è suscettibile e spesso irritato dagli altri, spesso è arrabbiato o rancoroso, dispettoso o vendicativo.”
Un sola domanda: Da chi pensate che abbia imparato a fare tutto questo?
Ed ancora dall’articolo: “Tenendo presente che gli anni dello sviluppo sono contrassegnati da un crescente senso di individuazione e autonomia, di conseguenza l’ostinazione fino a sei anni è normale che ci sia, quando supera certi limiti oltre i sei anni invece si potrebbe pensare ad un disturbo oppositivo-provocatorio.”
Perchè proprio fino a 6 anni? L’essenza fino ad allora è libera si accorge dell’oppressione, si sta rendendo conto che gli mettono un collare e si ribella, si ribella al controllo, si ribella al “sogno” collettivo… certo dopo diventa frustrazione, la frustrazione di un “schiavo”! Questa non è disobbedienza, questo è reattività, è frustrazione, il bambino aggressivo cerca di liberare quello che la pressione fuori vuole educare al controllo, quello che il mondo delle “regole” e degli uomini “maturi” e “responsabili” vuole tenere imbrigliato, bloccato, perchè ne ha fondamentalmente paura e non sa come gestire. Ma avete letto cosa dicono questi? Un “disturbo oppositivo-provocatorio”! Dio mio salvami dall’uomo. Viva la Disobbedienza. State attenti a chi prestate la vostra attenzione ed la vostra fiducia, costoro non sono liberi dall’interesse. Tutte queste persone vivono, mangiano e si arricchiscono su un mucchio di menzogne vendute collettivamente e purtroppo a caro prezza, quello della nostra libertà. Con 30 denari ci vendiamo l’anima, o la possibilità di realizzarne una. Con 30 denari ed un bacio vendiamo il figlio d’uomo, vendiamo la nostra divinità, la nostra possibilità di nascere una “seconda volta” per un mucchio di illusioni, potremmo essere “Re” e “regine” ed invece ci lasciamo ingannare e trasformare in “schiavi”.
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