Appunti sul Giudicare e il lavoro su "se stessi"

Ad un certo punto della vita ti trovi che analizzi tutto. Giudichi e pesi … e questo, per quanto i più non si rendano conto, ti priva di una autentica “esistenza”. Nel giro di qualche anno passi da uno splendido adolescente con speranze, ad un brillante (è ironico, ovviamente) adulto che non è capace più di vedere altro che il proprio naso.
Percorri l’autostrada e noti distrattamente i cartelli, i pensieri ed il dialogo interiore dominano il tuo spazio, il tuo stato emotivo o umore. La tua attenzione è pari a zero. Bruci la tua vita come le sigarette che fumi, i km che fai, i conflitti cha hai, le preoccupazioni, i sogni, i premi, le gratifiche o la tua stessa carriera. Ma, se lavori su te stesso, se pratichi, a mano a mano si dischiudono i mondi innanzi a te e capisci. Capisci cosa ti sta accadendo e c’è speranza che inizi a intuire “il perchè”. Il “perchè” è il vero potere, saperlo è il valore per cui vale spendere una vita. Se lavori su te stesso, se pratichi, a mano a mano si dischiudono i mondi innanzi a te. Forse le esperienze che fai non assolveranno alle tue aspettative ma le porte dentro si aprono. Un giorno sei un individuo che ignora l’esistenza di un mondo interiore, sei uno che subisce i suoi pensieri, è reattivo e si rende solo quando ,oramai , il “danno”, tra virgolette, è fatto, ma … (“pausa”)
… dopo un po’ di tempo ed un po’ di lavoro cominci a capire che non sei quelle idee o aspirazioni e che puoi anche farne a meno ed esisti comunque, ti potresti rendere conto che quei pensieri sono “reali”  solo perchè sei tu renderli tali e che occupano molto dello spazio non solo “psicologico”, ma della tua stessa  intera vita; potresti sentire il bisogno, allora, spontaneo, di smettere di dargli “vita”, di nutrirli. Potresti accorgerti e sentire, e quindi cercare di smettere di farlo, che esiste un terribile legame tra questi pensiero e la tua modalità continua di giudicare, “pesare”, “valutare”, “analizzare” le cose e soprattutto l’operato altrui. Potresti “scegliere” spontaneamente di smettere di guardare quello che fanno gli altri, perché hai iniziato a capire, ma soprattutto a sentire, che la cosa, questa attività cerebrale intendo, in realtà ti “stanca”, ti “sfianca”. Capisci che ti richiede “attenzione”, costante, e tu adesso invece la vuoi condurre dentro quell’attenzione… perché?!
Perché hai iniziato a lavorare su te stesso per conoscerti realmente, per capire innanzitutto “come sei” per arrivare a percepire “cosa sei”. L’energia, quella vitale, quella essenziale va dove è la nostra attenzione. Se la nostra attenzione è catturata da preoccupazioni, pregiudizi, sogni ed ambizioni, manifestazioni esteriori di qualsiasi genere lì sarà la nostra energia. Se la nostra attenzione è rivolta verso l’interno, verso dentro lì sarà e permetterà a quello che c’è di emergere, a ciò che è più importante di manifestarsi. In tutta sincerità personalmente non so cosa sia il paradiso o il nirvana, di cui parlano le religioni o i maestri; non so nemmeno la vera natura dell’universo, conosco delle belle ed interessanti e logiche spiegazioni o descrizioni, ma è tutto da verificare, oggi posso solo leggere l’autenticità di queste “idee” solo tra le trame di quello che “vedo” al mio livello di comprensione del “reale”. Non so nemmeno bene cosa siano realmente [avere un idea o informazioni dal mio punto di vista non equivale realmente a sapere] o cosa si intende quando leggo le scritture e sento parlare di “Arconti” degli Eoni, di “Elohim”, di “gerarchie Celesti”, di “logge”, o di “Voladores” o qualunque altro genere di parassita o entità che si ciba della nostra vitalità; certo riconosco che porto dentro, qualcosa di artificiale, un traditore che ogni giorno lotta per farmi perdere la vita e la coscienza, una sorta di demone parassita che intuisco si ciba delle mie energie per sopravvivenre e che usa le idee che mi sono state messe da bambino ed i miei attaccamenti per gestirmi e fare il suo comodo. La terra stessa ci consuma attraverso la gravità terrestre che nessuno ha ancora capito da cosa sia generata.
Non so, se, realmente, l’essere umana sia destinato ad un “esistenza” oltre quella che vive qui, se nasce vive e muore come un “cane”, con tutto il rispetto per il cane, o se la Natura o il Cielo ha previsto altro per lui oltre che servirla questa Natura. Un novello Tommaso[1] che cerca di sperimentare quello che gli viene mostrato come “verità”? Chi lo sa!
Quello che però so, è che esiste un modo più “edificante” per condurre questa vita, conosco e scopro ogni giorno la possibilità di far emergere da dentro qualcosa che non ha molte spiegazioni e poco a che vedere con le cose che qui ci raccontano. Conosco ed ho capito come funzionano i “sistemi”, come veniamo condizionati, come ci insegnano a sognare ed ad alimentare “illusioni” e conosco il “perché”: Controllo! Siamo “schiavi”, addormentati in un mare di capricci, preconcetti e preconfezionati; strisciamo sulla terra invece che innalzarci al “Cielo” (stato superiore di coscienza e risveglio) e questo è controllato. Conosco ed ho capito che la mia vita ha un valore per l’esperienza stessa di viverla, che un iniziato è uno che ha iniziato se stesso alla saggezza, che ha iniziato a vivere la sua vita cercando la conoscenza di sé smettendo di giudicare e guardare cosa faranno gli altri intorno a lui.
Capisco cosa significa e l’importanza di guidare e dominare le proprie pulsioni, di vincere la brama, di seguire un retto cammino, capisco la libertà di fare una cosa del genere; capisco che “essere liberi” equivale a “servire” quello che voi chiamate “Dio”. Capisco quello che dico, e cioè capisco che mano a mano che uno pratica qualcosa dentro si apre, si mostra; e se quel qualcosa è Dio è un bel passo avanti nella comprensione della natura stessa delle cose. Se realmente le “informazioni” che abbiamo giungono da una “fonte affidabile”, mi riferisco a coloro che noi consideriamo “maestri” e siamo pronti a “difendere” (ed in questo una qualche similitudine con gli abitanti di “matrix” c’è), questa fonte ci dice che l’universo crea, manifesta, cioè, attraverso tre forze: affermare, negare, conciliare che sono l’equivalente di Padre, Figlio e Spirito Santo, od ancora Vibrazione, Luce, calore, … beh, allora queste cose qualcosa con l’esperienza interiore ce l’hanno a che fare.
Quando ti ascolti, quando ti permetti di farlo, ti percepisci e la prima cosa che osservi, che senti è il “Calore”. Praticando impari a sentire che esiste una “vibrazione” dietro a tutte le cose … e dietro alla tua stessa percezione. Impari a guidarla, impari a espanderla, quella “Vibrazione”; impari cosa la abbassa e cosa la innalza, impari a capire che il tuo stato, il tuo livello di “coscienza”, della coscienza che esprimi di istante in istante, intendo, della capacità, cioè, di renderti conto di certe cose, dipende da quanto sottile e forte è questa “vibrazione”, ti rendi conto per esempio, che i tuoi molti “io” operano ad abbassare questa vibrazione, … e che sembrano cibarsene lasciandoti “spompo” e senza energia.
Allora cominci a capire cosa sia un “percorso spirituale”. Ciò che consideri spirituale è il mondo sottile, è la parte leggera, lieve che sta dietro a tutte le cose. Capisci cos’è un iniziato, ne comprendi la sua filosofia, la filosofia della momentaneità, del vivere la vita di istante in istante, il più saggiamente possibile, e per riuscirci, capisci anche che devi “sbagliare”, capisci perché nella vita “sbagli” così tanto; e sì, perché sono i nostri errori a renderci saggi tanto quanto le nostre conquiste interiori. Capisci che gli “errori” non esistono e che sono semmai lezioni, pagate a caro prezzo a volte, ma sempre per avvicinarci a noi stessi, a rivolgerci dentro, per questo che coloro che si giudicano e non sono capaci di perdonarsi per quello che considerano i proprio “errori”, invece di avvicinarsi, si allontanano da sé. Capire non significa torturarsi, comprendere le proprie azioni, imparare ad esserne responsabili, non significa darsi il tormento, non significa punirsi, quello che è quello che ci hanno insegnato per tenerci sotto controllo.
Capire significa comprendere e dissolvere per sempre. Capisci, allora, che il cammino spirituale è fatto di ricerca, di sperimentazione, di pratica, e di tentativi, di fallimenti e di successo, tentativi per realizzare una vera “integrità”, non quella presunta della morale soggettiva e falsa di un dogma di fede o altro. Quando capisci questo quello che consideravi i nodi della tua vita, le preoccupazioni, i problemi, ed altro iniziano ad allentarsi. Quando pratichi la “momentaneità”, quando cerchi lo stato di meditazione nella vita, ad occhi aperti intendo, tutto diventa “facile”, questo perché non ti appesantisci più delle solite storie non risolte, ma ti concentri sulla cura di cioè che sei, di quello che sta dentro, e ti “sposti” in un nuovo tipo di “attenzione”. Non è indolenza, quello i cui parlo, e nemmeno tolleranza od indulgenza per se stessi, è disciplina ed a-more, è un sentimento reale che emerge, non può essere controllato e non può essere deviato, giudicato, ragionato: è. Cerca lo stato d’essere, non la sua spiegazione, e nemmeno la sua idea, cerca l’esperienza e così saprai cosa significa “amarsi dentro”, cosa significa imparare a “perdonarsi”; scopri così anche cosa sia la falsa indulgenza e il perbenismo delle parole melliflue e della finta misericordia di una morale estremamente soggettiva.
˜ ˙ ˜
Se non pratichi veramente, dopo un pò, non resta molto di cui parlare. Mi potevano spiegare tutto sul sax, avrei potuto studiare anche tutta la storia del saxofono, raccogliere fotografie, ascoltare varie interpretazioni, avrei, e l’ho fatto, potuto fantasticare su quello che sarei potuto diventare suonando, ma se non avessi preso in mano il mio strumento e non avessi iniziato a praticare quotidianamente nulla nella vita sarebbe cambiato, nessuna musica verrebbe suonata oggi. 
Quando suoni veramente capisci quello che nessuno può insegnarti e cioè “cosa Sei”! Possono insegnarti tutti i metodi che vuoi, ma se non pratichi realmente non apri quella porta.


[1] Tommaso è colui che toglie il velo del mistero, nella tradizione gnostica, ogni apostolo rappresenta passaggi, parti interne, nell’allegoria del dramma del “Cristo” come mito per raccontare qualcosa intima di noi, ogni apostolo è un aspetto del nostro “essere”.
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