«Cap. 111.       Detto questo da parte dei discepoli, il salvatore seguitò a parlare ai suoi discepoli: – Quando andate in città, in regni, in regioni, predicate anzitutto così: «Investigate in ogni tempo, e non desistete fino a quando troverete i misteri della luce, che vi condurranno nel regno della luce».
Dite: «Guardatevi dalle dottrine erronee. Molti, infatti, verranno in mio nome e diranno “sono io!”, sebbene non lo sia, e indurranno molti in errore».
Or dunque, a tutti gli uomini che vengono da voi, che credono a voi, che ascoltano le vostre parole e agiscono in modo degno dei misteri della luce, date i misteri della luce, non nascondeteli loro. A chi è degno dei misteri superiori, dateglieli; a chi è degno dei misteri inferiori, dateglieli: non nascondete nulla a nessuno!
Ma il mistero della risurrezione dei morti e della guarigione dei malati, non datelo a nessuno, né istruite in esso: poiché è il mistero degli arconti, sia esso sia tutte le sue invocazioni.
Perciò non datelo ad alcuno, né istruite in esso, fino a quando non avrete consolidato la fede in tutto il mondo; quando andate in città o in regioni e non siete accolti, non vi si crede e le vostre parole non sono ascoltate, voi, in quei luoghi risuscitate morti, guarite, in quei luoghi, paralitici, ciechi e malattie di ogni genere: per mezzo di tutto ciò essi crederanno che voi predicate il Dio del tutto e crederanno alle vostre parole.»
Si tratta di un estratto del noto manoscritto originale rinvenuto tra i codici del Mar Morto insieme a quello che sono stati considerati i vangeli gnostici e custodito attualmente al British Museum di Londra dal 1769. Un codice scritto in copto, attribuito a Gesù e che si presume contenga gli insegnamenti, del maestro, sui certi processi (iniziatici) che portano alla resurrezione ed alla realizzazione di un “corpo luminoso” o “corpo glorioso dell’anima” o “corpo d’oro dell’uomo solare” o “To Soma Heliakon” o “Sahu egizio” o “corpo astrale” o “corpo kesdjiano”, o immortalità o vita eterna, qualsiasi cosa questo significhi per noi al nostro attuale livello di comprensione dell’esistenza, insieme a diverse rivelazioni relative alla Natura dell’universo, la materia della Coscienza (e sottolineo “materia”), lo Spirito che si oppone o di Opposizione, gli Arconti e molto altro, impartiti ai discepoli in assemblea, incluse le donne Maria Maddalena, Maria, Marta e Salomè durante gli undici anni successivi alla sua resurrezione.
La relazione uomo universo è cardinale in questo tipo di studi, come si legge nelle tavole smeraldine di Ermete Trismegisto, ad esempio. Capiremo, presto, procedendo avanti in questa digressione nel mondo della “gnosis”, che quando ci riferiamo ad essa, la “gnosi”, cioè, non ci stiamo riferendo a nessun movimento eretico o “filosofico/religioso diffuso tra il I e IV secolo all’interno del cristianesimo (chiamato “gnosticismo”), ma a qualcosa che proviene da molto, molto più lontano, e distinto, … e ragion per cui ho scritto prima a proposito dei codici del Mar Morto – “che sono stati considerati i vangeli gnostici”. Una cosa è lo “gnosticismo” ed un’altra cosa è la “gnosi”, lo “gnosticismo” fu un effetto della “gnosi”, non la causa. La gnosi non si esaurisce nei temi dello Gnosticismo storico, ma li precede, li comprenda e li sviluppi nei suoi contenuti, accogliendo i contributi delle diverse civiltà nel corso dei tempo.
Dimostrerò come la gnosi è sempre esistita in tutte le forme spirituali che l’uomo ha realizzato nella sua storia. La “gnosi” non è una dottrina specifica, ma un funzionalismo della “coscienza”, è l’uomo che cerca la sua reale Natura, le sue origini, la ragione della sua esistenza.
Ben prima del Cristianesimo, essa si organizzò nel pensiero degli Egizi, dei Babilonesi, dei Persiani di Zoroastro, dei seguaci del Buddha e nelle scuole iniziatiche greche e alessandrine (Pitagora, Socrate, Platone, Plotino e i Neopiatonici). Dopo l’avvento dei Cristianesimo, si arricchì e si diffuse nell’ambito della civiltà romana con i Padri della Chiesa (Origene e Agostino) e, successivamente, con il monachesimo e la predicazione medioevale, con i Bogomili e i Catari, con le culture precolombiane, con la filosofia ermetica del Rinascimento, con gli alchimisti dei ‘600, con certi aspetti della filosofia del ‘700 e dell’800 (Kant, Schopenhauer, Nietzsche ecc.).
Credetemi lasciate perdere ogni tipo di tentativo di organizzare, catalogare, archiviare, razionalizzare od etichettare il “fenomeno”, ma cercate solo di arrivare alla verità e cioè che la “gnosi” non ha realmente un padre, nasce con l’uomo ed è, di fatto, la sintesi delle diverse espressioni dell’uomo impegnato nella ricerca della Verità. La gnosi è una cultura, un modo di vivere, è un approccio alla ricerca. Le radici di tale cultura si perdono nella notte dei tempi. Il fatto che come radice etimologica ci sia una derivazione dalla parola greca “g’nosis” (γνσις) che significa “conoscenza”, è una questione squisitamente legata ai tempi ad un periodo storico moderno. Inutile dire, quindi, che quanto riferito e si trova, a questo proposito, in certe enciclopedie con la “W”, la cui imparzialità e scopo è tutta da vedere, sia del tutto fuorviante.
Nella storia dell’uomo, quindi, quello che oggi chiamiamo “gnosi”, ha avuto diverse forme e nomi, ma un unico scopo: “la ricerca della verità, delle origini dell’uomo, la sua relazione con l’universo, la natura della sua esistenza, e la ricerca delle possibilità potenziali di poter avere un ulteriore sviluppo oltre quella della sua nascita umana” – ed in questo vi è tutta l’unicità di un percorso trasversale all’interno di qualsiasi dottrina, religione, movimento, scienza, filosofia ed arte. Il  punto centrale della connessione è la “Coscienza” illuminata, che a seconda della cultura prende il nome di “Cristo”, “Krishna”, “Horus”, o a seconda dei luoghi e dei tempi Buddha Sakia, India, Salivahana, Bermuda, Zulis, o Zhule, o anche Horus, Egitto, Odino, Scandinavia, Crite, Caldea, Zoroastro e Mithra, Persia, Baal e Taut, Fenicia, Indra, Tibet, Bali, Afghanistan, Jao, Nepal, Wittoba, Bilingonese, Thammuz, Siria, Attis, Frigia, Xamolxis, Tracia, Zoar, bonzi (Cina e Giappone),Adad, Assiria, Deva Tat e Sammonocadam, Siam, Alcide, Tebe, Mikado, Scintoismo (Giappone), Beddru, Giappone, Hesus o Eros, e Bremrillah, Druidi, Thor, figlio di Odino, Gallia, Cadmo, Grecia, Ketzalkoatl o Quetzalcoatl, Messico, Ixion e Quirinus, Roma, Prometeo, Caucaso, … e molti altri.        
Con la parola “gnosi” si intende, quindi, una conoscenza pervenuta da una linea diretta con la fonte stessa del “sapere”, da coloro che questa fonte l’hanno toccata, “vista”, vissuta, e di seguito provata a descrivere e tramandare, non una conoscenza intellettuale, un modello od un sistema, ma qualcosa di reale, di realmente conosciuto per presa diretta, una sapienza che proviene da un esperienza diretta del “Reale”, dell’universo percepito come “divino”. Inutile dire che la nostra visione antropocentrica di Dio è totalmente irreale. Colui che si libera del velo che copre i suoi occhi vede quello che gli altri non vedono, verrà ascoltato e preso per pazzo, forse, o manipolato. Lo gnostico è colui che persegue un cammino di “conoscenza” di sé, un cammino che lo trasforma radicalmente ed inesorabilmente in qualcosa d’altro; gnostici lo sono tutti e non lo è nessuno.
E qui incontriamo tutte le nostre contraddizioni. Vogliamo parlare di spiritualità senza fare nulla, vogliamo essere eletti, illuminati, profeti o maestri, senza capire che siamo schiavi e che questo ci costringe ad un “lavoro” se vogliamo essere “liberi”. Tutti coloro che hanno cercato in questo cammino hanno dovuto morire a loro stessi prima della morte fisica. Siamo chiamati a ribaltare tutte le nostre credenze, tutti i nostri punti fermi, siamo chiamati a lasciare ogni “illusione” …  Il metodo, il sistema, serve solo per portarci sulla soglia di quest’esperienza con il “reale”, è in questo che esiste il distinguo tra le varie scuole o le varie dottrine.
Ma torniamo a Pistis Sophia. Al di là del carattere simbolico, sia del testo che dei personaggi presenti, Pistis Sophia insieme al vangelo di Giuda, Tommaso e Filippo rappresentano sicuramente, nel gruppo dei documenti, i più interessanti e sconvolgenti sulla predicazione di Gesù e sul significato di quello che realmente il “Cristo” sia e rappresenti; non un personaggio storico o altro, ma un archetipo, la coscienza illuminata di qualsiasi uomo che aspiri alla resurrezione mediante la crocifissione della personalità umana e l’ego. In realtà alla luce di quello che piano, piano andrò rivelando sulla filosofia esoterica o gnostica (nel prosieguo si capirà perché le accomuno), vi renderete conto che applicando la stessa a tutti i vangeli conosciuti e ai vari testi sacri essi si riveleranno a voi con cose meravigliose su ciò che siamo, sulle ragioni della condizione umana così come la conosciamo e sperimentiamo e sulla possibilità reale di “essere” molto di più.
Questo post, quindi, vuole essere l’inizio dell’esposizione di questa serie di rivelazioni e di alcune informazioni relative al “significato esoterico” contenuto, non solo nella figura del “Cristo“, ma anche in tutti quelle figure e personaggi, quali gli apostoli e le donne, che partecipano alle discussioni o che compaiono nei racconti di Pistis Sophia e che, non necessariamente, avranno un riscontro storico. Una riflessione attraverso gli “atti” per introdurre le linee generale di cosa sia realmente l’insegnamento di Gesù per uno “gnostico”, alla luce delle precedenti premesse.
Sappiate, però, da subito che la mappa non è mai il territorio, ma senza la mappa difficilmente intraprendiamo un viaggio ed una direzione. Da lì ognuno saprà ispirarsi e far emergere in lui la sua particolarità e sarà capace di “vedere” se vorrà quello che è oltre le parole scritte in questi testi.
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Il mito del “Cristo” lo ritroviamo e lo ritroveremo in moltissime culture. E’ corretto quanto viene espresso nel documentario ad esempio di Zeitgeist” a proposito dei vari “miti”, le loro relazioni e similitudini. Purtroppo, dal mio punto di vista, le conclusione sono un pò troppo affrettate e portano a “buttare il bambino insieme all’acqua”. Capisco l’intento, ma vorrei recuperare la parte che è passata in secondo piano che è quella degli insegnamenti veri, autentici e di quanto siano così utili e necessari proprio per vincere quel orribile quadro mondiale che descrivono e i tempi che presto ci investiranno. In Pistis Sophia quando è Gesù che parla è il “Cristo” intimo a parlare, è la “Coscienza” illuminata, la “coscienza” svegli di ogni uomo che lavora alla sua “rivoluzione” personale, è il potere assopito in noi, e che si risveglia grazie alle sue parole, quando vibrano dentro.
Il fatto che il potere temporale della Sacra Romana Chiesa Cattolica possa aver manipolato ed utilizzato a suo vantaggio le conoscenza presenti nell’insegnamento di Gesù è evidente, se analizziamo con mente aperta i “fatti” storici. 20 milioni di morti in 2000 anni di eresie varie e di crociate… alla fine, fatte, contro la “verità”. Tutti coloro che non sono stati d’accordo hanno subito il loro controllo, il loro potere, Gesù parlava di amore e di volersi tutti come fratelli e questi invece hanno fatto guerre per affermare questo principio, e per quanto potessero essere “Sante”, sempre di guerre si è trattato. Gesù parla di “amore” e i Cattolici parlano solo di “peccati” e di “inferno”. Catari, Albigesi, gli stessi Mussulmani sono portatori della conoscenza di Gesù, altra ragione per cui la “Chiesa” romana ha mosso verso tutti costoro vere e proprie Crociate. I cristiani primitivi erano conosciuti con il nome di “gnostici”.
I templari erano entrati in contatto con la conoscenza esoterica occulta degli gnostici attraverso la loro vicinanza con i Catari quando gli mossero guerra per ordine del papa Innocenzo III il quale, alla faccia dell’innocenza, quando gli posero la questione che ci erano uomini e donne pii tra i Catari, lui rispose: “uccideteli tutti ci penserà Dio a separare i buoni dai cattivi“.
Chissà se oggi valesse lo stesso se qualcuno, convinto di fare una crociata contro degli infedeli, facesse saltare in aria tutto il Vaticano … o se valesse nel caso della pedofilia di certi sacerdoti. Ci penserebbe ancora una volta Dio a dividere i buoni dai cattivi? L’altro giorno un alto prelato si è permesso di giustificare la chiesa per la presenza di questi sacerdoti dicendo che d’altronde anche Gesù aveva sbagliato a scegliersi il Tesoriere, ovvero Giuda. Quale incredibile bestemmia. Pietro offrì la sua anima al maestro, Giuda gliela diede. Il dramma di Gesù è tutto simbolico.
I veri padre della chiesa moderna non sono i cristiani, sono l’imperatore Costantino, i gruppi di presbiteri, le loro gerarchie; vescovi quali Ireneo (vescovo di Lione, 180 d.C.) che scrisse un voluminoso trattato intitolato “Contro le eresie”, un’accesa denuncia di tutti coloro che avevano una visione di Gesù e del suo messaggio diversa da quella della Chiesa dominante, prendendosela in particolare con un gruppo che seguiva gli insegnamenti proprio di “Giuda”. Come gnostici sappiamo che ogni vangelo è un pezzo di un corpo di una dottrina più grande; il vangelo di Giuda ritrovato, restaurato e fatto tradurre della National Geographic Society è un dodicesimo di questa dottrina. Ogni apostolo rappresenta un parte di noi da sviluppare ed insieme, ogni vangelo, porta l’insegnamento di come farlo.
I templari avevano iniziato a scoprire come erano andate le cose con Gesù durante le prime crociate in terra santa e completarono la loro comprensione proprio nella crociata contro gli Albigesi e Catari. Bisogna sapere che la Chiesa Romana e Cattolica non è realmente figlia degli insegnamenti di Gesù, essi semmai sono coloro che quando capirono la portata di questo insegnamento, dell’insegnamento “Cristico”, intendo, hanno cominciato a trovare il modo, prima di soffocarlo con i martiri nelle arene, e poi di appropriarsi della conoscenza, delle chiavi, creando una finta religione di stato, con Costantino, appunto, ma già con Paolo che non era discepolo diretto di Gesù il quale andava in giro a predicare contro il peccato e portò gli insegnamenti tra i gentili. Gesù parla di amore e tolleranza, di pace a tutti gli uomini di buona volontà e questi per secoli hanno predicato l’impurità, il peccato, la vergogna e l’eresia per tutti coloro che non la pensano come loro. La setta dei Cattolici aveva infiltrazioni e contatti con il potere occulto dei sacerdoti del tempio di Gerusalemme, quelli stessi che Gesù aveva umiliato e rimproverato per aver nascosto la conoscenza al popolo, e che furono quegli stessi che lo vollero crocifisso.
La Santa Romana Chiesa Cattolica, e solo il nome dovrebbe fare riflettere, è essa stessa un istituzione dell’anticristo, inteso come la “sapienza”, la conoscenza, la Coscienza, nei secoli hanno operato contro chiunque abbia cercato di diffondere il vero insegnamento, come disse Gesù: “verranno lupi vestiti da agnelli”. Nessuno immaginava che potessero essere così furbi e famelici da usare il verbo stesso per soggiogare, ridurre nell’ignoranza e nelle tenebre così tanti individui. Questa istituzione che nulla ha a che vedere con il “Cristo”, in realtà lo odia, perché “Cristo” è Coscienza, “Cristo” ribellione, “Cristo” è la libertà, “Cristo” è verità, la via, la vita stessa vissuta con consapevolezza, tutto il contrario dell’ignoranza che hanno propinato per secoli … “Cristo” è super-sessualità, per questo odiano il sesso, non lo capiscono non gli è naturale, o meglio lo capiscono e per questo che lo osteggiano. Per questo è scritto in Giovanni: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. 6 Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito. […] 14 E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo».
I Templari non erano sicuramente omosessuali, questa è un altra mistificazione della chiesa cattolica, i 2 cavalieri dell’emblema rappresentano il corpo fisico e il corpo astrale, la nascita fisica nel mondo e la seconda nascita alla quale si riferisce Gesù quando parla nei vangeli a Nicodemo. Le acque sono quelle seminali, per questo il Battista battezza Gesù, è simbolico, come lo è il fatto che Dante mette nel limbo tutti coloro che non vengono battezzati. Non c’entra il sacramento, c’entra la conoscenza esoterica della funzione redentrice del sesso. Il sesso è Sacro, come si legge in Filippo:
“L’anima e lo spirito sono nati dall’acqua e dal fuoco. Dall’acqua, dal fuoco e alla luce nacque il figlio della camera nuziale. Il fuoco è l’unzione, la luce è il fuoco. Parlo non di questo fuoco che non ha forma, ma di quell’altro che ha la forma bianca della bella luce e dà la bellezza.” – ed ancora – “Il Signore ha operato tutto in un mistero: battesimo, unzione, eucaristia, redenzione, camera nuziale. … Il letto nuziale non è per gli animali, né per gli schiavi, né per le donne impure, ma per gli uomini liberi e per le vergini.”
A Gerusalemme tre erano le case che fungevano da luogo di sacrificio: una, aperta dal lato occidentale, era detta “ il santo “; l’altra, aperta dal lato meridionale, era detta “il santo del santo”; la terza, aperta dal lato orientale, era detta “ il santo dei santi “; in questo luogo penetrava soltanto il sommo sacerdote. Il battesimo è la casa “ santa “; l’unzione è “ il santo del santo “; la camera nuziale è “ il santo dei santi “. Il battesimo comprende la risurrezione e la redenzione. La redenzione ha luogo nella camera nuziale. Ma la camera nuziale è superiore ad essa, poiché tu non troverai nulla come essa.
“Quanti le sono familiari, sono coloro che pregano nel santo, in Gerusalemme.In Gerusalemme vi sono alcuni che pregano aspettando il Regno dei cieli. Costoro sono detti “ il santo dei santi “, poiché prima che il velo fosse strappato, noi non avevamo altra camera nuziale, ma solo un’immagine della camera nuziale che è lassù. E per questo che il velo fu strappato dall’alto al basso, perché era opportuno che qualcuno andasse dal basso in alto. Coloro che si sono vestiti della luce perfetta non sono visti e, quindi, non possono essere trattenuti dalle forze: ci si riveste di questa luce nel mistero,nell’unione.” – ti interessa sapere cosa sta dicendo?
Nonostante i Templari fossero così potenti si sono imbattuti nei signori di questo mondo, la chiesa è solo un piccolo organismo di un organizzazione molto, molto più grande, più vasta e che vanta tra le file le persone più insospettabili. Nel vangelo gnostico di Filippo ci sono diversi riferimenti a certe entità chiamate Arconti. Gli Arconti sono i gestori della materia, lo spirito qui è imprigionato in una sostanza densa che noi gnostici chiamiamo ego e che genera tutte le deformazioni ed il sonno della coscienza. Il problema vero è che noi ci crediamo lui, ne siamo totalmente identificati e dipendiamo da questa immagine riflessa del nostro reale essere, abbiamo, e siamo stati educati da altri a farlo, creato un ritratto immaginario di noi che molto poco ha a che vedere con ciò che siamo, in tutti i sensi. Noi non siamo quello che crediamo di essere nè in termini psicologici, che sono quelli più tangibili, e nemmeno in termini di che cosa sia un anima o lo spirito.
Ogni uomo ed ogni donna che ad un certo punto del suo percorso incontra il potere è chiamato a fare una scelta, si chiama guardiano della soglia e significa che deve lasciare tutto quello che Satana gli ha dato se vuole ritornare nei suoi cieli interiori. Satana, non è un demone specifico, questo è il nostro bisogno di “antropomorfizzare” tutto, ma è “il sonno della coscienza”, “Sat” vuol dire esistenza e “an” è la negazione, in sanscrito, e volendo vedere quando siamo addormentati nei nostri ego l’esistenza ci viene negata, il sonno passa per l’identificazione nei suoi desideri e pensieri.
I Templari non trovarono nulla nel tempio di Salomone, essi scoprirono la verità su Gesù e la Chiesa Cattolica. Come nel caso della crociata contro i Catari anche in medio oriente entrano in contatto con le origini, ovvero i cristiani primitivi. Se tu parli con un autentico mussulmano, un derviscio, un sufi, un califfo, lui ti dirà che è cristiano, anzi ti dirà che è gnostico, un cristiano primitivo ovvero uno gnostico. Essi incontrarono la sapienza e divennero di fatto “gnostici”. Sapevano della natura di questo mondo, di come distorce le coscienza e di come sia così difficile liberarsene. Gesù stesso parlando di redenzione parlava in realtà di libertà.
La verità vi renderà liberi” diceva. Ma a quale verità si riferiva, realmente sono pochi oggi a saperlo ed averlo intuito. Solo dopo questi “bastardi”, nel senso che sono mescolati nella razza, hanno preso la conoscenza del “Cristo” l’hanno cercatpo di renderla inservibile, togliendo l’essenza dei simboli ed il “metodo”, si sono inventati il dogma di fede, il demonio, Satana, … attribuendo tra l’altro a figure mitologiche una connotazione mostruosa. Si legge in Filippo a questo proposito: “I nomi dati alle cose terrestri racchiudono una grande illusione: infatti, distolgono il cuore da ciò che è consistente per volgerlo a ciò che non è consistente. Così, chi ode “Dio “ non  afferra ciò che è consistente, ma afferra ciò che non è consistente. Allo stesso modo è con “ il Padre “, “ il Figlio” e “ lo Spirito Santo “, con “ la vita “ e “ la luce “ e “ la risurrezione “, con “ la Chiesa “ e con tutte le altre cose, non si afferra ciò che è consistente ma ciò che non è consistente, a meno che, si sia arrivati a conoscere ciò che è consistente. I nomi che si odono, sono nel mondo per indurre in inganno; se fossero nell’eone non sarebbero mai stati usati come nomi nel mondo, né sarebbero stati posti tra le cose terrestri. Essi hanno fine nell’eone.”;
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Questo significa che dobbiamo quindi iniziare un nuovo percorso che passa dal linguaggio e dai simboli archetipali. Ad esempio, la parola “redenzione” per indicare qualcosa di consistente deve essere tradotta in – “realizzare la liberta interiore”, – “redimersi dai peccati” – significa, sempre ovviamente alla luce della filosofia iniziatica o gnostica, – “un lavoro psicologico su se stessi alla ricerca, comprensione e dissoluzione di tutti gli aggregati psichici che generano le circostanze e la sofferenza inutile nella nostra vita”, …almeno sulle prime. Il “peccato” – non e’ un male, un delitto od una colpa che richiede una punizione, ma una mancanza di “consapevolezza”, la perdita della “presenza”, la “cacciata dal paradiso o cieli” e’ la caduta in uno stato di coscienza inferiore, che richiede saggezza, umiltà, lavoro interiore e il “pentimento” che ne consegue non è un “rimpianto”, non è un rimorso, non è rammarico, e nemmeno un ipocritissimo “ravvedimento” o “riconversione”, ma una presa di “Coscienza” reale, un “rendersi conto” di quanto valore c’è in noi e quanto vogliamo realizzarlo; ragion per cui, naturalmente, e spontaneamente, cerchiamo di elaborare i nostri lutti interiori per trasformare la tenebra in luce. Solo se passiamo per la comprensione ed il “buon senso” abbiamo una speranza di incontrare la “libertà” autentica; punirsi, condannarsi alla dannazione eterna, penalizzarsi, etc… alimenta solo “odio” verso se stessi.
Ama il prossimo tuo come te stesso” – insegnava Gesù ed è questa una della sue più grande eredità. Se l’uomo non impara a conoscersi ed amarsi non può occuparsi coscientemente del suo prossimo. La persona che lavora a rendersi libero e cosciente è una luce per il mondo, la persona che è capace di amare se stessa e di affermare il suo “essere” invece che l’ego, quando è cosciente è capace di irradiare tutto intorno a sé stesso quell’amore. L’amore non è una cosa molle, sentimentale, essa è la forza più grande dell’universo, è la forza che tiene insieme le nostre molecole, esso è la sostanza di cui siamo fatti. E’ bene sapere che la maggior parte dei nostri problemi derivano esclusivamente dall’aridità del nostro Cuore. Dobbiamo vivere come se fossimo in uno stato di innamoramento. Abbiamo bisogno di capire cosa significhi vivere in uno stato di innamoramento.
Allora capiamo che – “aprire il Cuore” – significa entrare in una dimensione di complicità rispetto al mondo, significa – “andare al centro delle cose”, al cuore, all’essenza della nostra stessa vita, non l’organo, ma al centro magnetico la cui localizzazione fisica è la regione del cardias, la cui ghiandola endocrina di riferimento è il “timo”. Le altre persone smettono di essere fonte di paura, di sospetto o di ansia… e divengono nostre complici. Questo non significa ricevere insulti od angherie e porgere come un santo stupido l’altra guancia, significa essere coscienti dell’amore che proviamo indipendentemente dagli altri. L’amore non può essere frutto di un delirio di beatitudine allucinatoria. L’Amore è Coscienza, l’amore è assenza di morte, a-mors, per questo che Roma è la città eterna. Roma anagrammato diventa Amor ed a-mor deriva da “a” – assenza e “mors” – morte.
L’amore può solo “essere” cosciente, l’amore può esistere solo se c’è “Coscienza”. La “Coscienza” non prevarica, non cerca attenzioni, non vuole l’approvazione di nessuno, non ha complessi, non segue la massa, non per orgoglio o mania di grandezza, ma per sua stessa conformazione, ecco perché non è possibile imitarla, bisogna “essere” coscienti per poterlo dire, la “Coscienza” è un stato d’Essere così essenziale come l’aria che respiriamo. La “Coscienza” è l’antidoto all’”io” psicologico, l’aggregato pauroso e bisognoso di considerazione che inevitabilmente ci consuma e ci porta alla morte o “mors” prima spirituale e poi anche fisica. La persona “cosciente” ama ogni respiro, usa il respiro per rendersi cosciente. Porgere l’altra guancia significa che non cedo più alla reazione dei miei “Io”, comprendo che l’insulto non mi può danneggiare e che la paura è dentro di me, che il bisogno di approvazione anche, e quando qualcuno mi fa qualcosa, il vero torto è quello che faccio a me stesso quando mi accorgo di non essere adeguato e reagisco con rabbia, con orgoglio o superbia. E’ bello sapere che la nostra vita dipende esclusivamente da noi, dal nostro atteggiamento personale e non da quello che altri dicono o fanno.
Tutte le parole in noi devono ritornare ad indicare qualcosa di consistente, per interrompere questo inganno incredibile dobbiamo riappropriarci della sapienza antica. La fede cieca non serve a nessuno, non porta la conoscenza, non ci sveglia e non ci permette di percorrere il cammino, il Cristo non è fede, il Cristo è un espressione, è un archetipo, un ideale da raggiungere, non da piangere e nemmeno da compiangere. Non è venuto nessuno a pagare per i nostri peccati, ma qualcosa in noi per farsi carico dei nostri processi interni, è il nostro Cristo intimo che sorge, è il Cristo che sorge nell’uomo che smette di sprecare la sua vita inseguendo i falsi ideali che loro, altri, ci hanno gentilmente regalato ed inculcato.
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