Le 7 Parole sulla Croce

Nonostante tutti lo oltraggiavano e lo maltrattavano egli disse:

“Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno!”

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Nessuno è dalla parte di Gesù, perché nessuno realmente sposa la causa del Cristo Cosmico. Tutti Sono pronti a giurargli fedeltà come Pietro, ma poi nei fatti lo rinnegano. Per tutto il percorso della via Crucis Gesù riceve ogni genere di insulto dalle moltitudini, che sono i molti “io” psicologici in noi.
Le moltitudini sono fomentate da Caifà, che era il Sommo Sacerdote, uno di quelli che Gesù accusò di essere tra coloro che avevano preso le chiavi della conoscenza e le avevano nascoste, per impedire a chi voleva di entrare al “tempio” interiore, che è la costruzione dell’uomo vero[1]; questo perché egli rappresenta la cattiva volontà, la nostra cattiva volontà, ciò che si oppone che ci impedisce l’entrata al tempio interiore.
Gesù era il Messia degli ebrei e loro lo crocifissero. Non è vero che non lo riconobbero, i sacerdoti del tempio, Caifa sapeva chi era, essi lo riconobbero, ma le sue parole erano troppo scomode. Sono pochi coloro che vogliono realmente risvegliarsi dal sonno della coscienza e liberarsi della schiavitù dell’ego, dell’animale, della bestia interiore, del nemico della notte. Caifà è ciò che si oppone al risveglio, all’opera della costruzione dell’anima, lo Spirito di Opposizione fatto della sostanza astrale degli Arconti, egli è la matrice in noi che si ribella ogni qualvolta cerchiamo di vincere o sottrarci alle influenze ed alle leggi di questo mondo, di questo piano esistenziale.
Caifà è l’unico che sa del messaggio di Gesù, ed è per questo che lo vuole vedere morto, perché il Cristo in noi è ciò che lo destituisce dal trono di cui si è appropriato indebitamente, ecco perché Gesù scaccia i mercanti dal tempio: i mercanti sono ancora una volta i mercenari, i commercianti che vendono lo Spirito Sacro che abita in noi, i mercanti sono l’ego nella tana della mente.
Quindi, se Caifà è il simbolo della cattiva volontà, Pilato è indubbiamente il simbolo della mente umana, la giustificazione, l’autocommiserazione, il non agire, la strana “malattia del domani”, a causa della quale è impossibile che noi possiamo mai prendere una decisione. La mente è fatta per questionare e non concludere, essa non è in grado di contenere l’espressione della cattiva volontà, come Pilato, infatti, non può contenere le pressioni di Caifà. Ricordiamoci che tutto qui è simbolico ed è allo stesso tempo lo specchio delle brutture e delle meschinità umane: sono ciò che ha sempre contraddistinto l’inumana natura ostile, sono i corsi e ricorsi della storia, sono la meccanicità della nostra vita vissuta all’ombra della schiavitù interiore.
Le nostre buone intenzioni finiscono nel momento in cui troviamo una giustificazione adatta. Non vi è mai capitato di desiderare di smettere di fare una cosa? Ad esempio di fumare sigarette o di guardare la Tv, o di ingozzarvi di dolci, di cibo o di qualsiasi altra cosa, che sia potere o denaro? Di voler smettere di arrabbiarvi, di essere orgogliosi, di offendervi per un nonnulla, di voler smettere di criticare tutti, di desiderare un po’ di pace e silenzio, etc… ?
Si?! Quanto dura il proposito? Quanto? Il tempo di dire – “vabè, per l’ultima volta. Questa è l’ultima!” … – fino a quando: è sempre l’ultima volta. I giorni sono ciclici e domani è sempre un altro giorno ed un’altra possibilità (mancata, direi). In realtà non ne abbiamo colpa, non riusciamo a portare avanti un proposito perché non conosciamo le leggi, non conosciamo il nostro nemico, non sappiamo quali armi usa e soprattutto non sappiamo come vincerlo. Per portare avanti un proposito dobbiamo conoscere la legge dell’Heptaparaparshinoch e dobbiamo sapere che l’ego vive nei nostri pensieri.
Chi è che pensa? Cosa sta pensando? Dove sono? Nella mia testa o nel momento presente? La mente giustifica le nostre azioni per cui non possiamo fidarci di ciò che ci porta, di ciò che ci dice; la coscienza parla a bassa voce e non è ostinata e dubbiosa, la coscienza ha una sola parola. Solo imparando ad essere decisi possiamo sconfiggere la mente, nel silenzio della riflessione e della meditazione interiore il maestro si rifugia.
Pilato per giustificare la morte di Gesù, finisce per rivolgersi alla moltitudine chiedendo cosa preferissero, se la crocifissione e morte di Gesù o quella di Barabba, delegando la decisione alla debolezza di un qualsiasi “io” passeggero, ad un falso Sé (entrambi si chiamano Gesù, ma solo uno è il maestro ed il consigliere di tutti, l’altro è un rivoluzionario che ha portato la rivolta fuori di se), che una volta cibatosi si ritira lasciandoci con l’amarezza di aver tradito noi stessi ed i nostri buoni propositi. L’ego vince tutte le volte che non siamo capaci di fidarci di noi stessi, delle nostre sensazioni e del nostro intuito. Altre volte invece non siamo altro che testimoni della nostra inadeguatezza.
La persona che è vittima dei suoi ragionamenti e della sua mente non riesce mai a fare gli sforzi necessari al suo sviluppo interiore, ma li rimandi “di domani in domani”, e così perde la possibilità di raggiungere qualsiasi risultato efficace. Scegliere Barabba è la via più comoda, il Cristo sempre sarà scomodo a coloro che cercano di arroccarsi sulle proprie posizioni.
Barabba è simbolico ancora una volta dell’ego; le moltitudini, cioè i vari “io” che ci abitano e controllano la nostra macchina umana (per maggior parte del tempo di cui disponiamo) sempre affermeranno la sua esistenza e chiederanno la morte del Cristo. La Passione è la rappresentazione dei processi iniziatici per giungere alla Crocifissione di questo nostro ego, previamente compreso e spogliato della Falsa Personalità. Il Cristo è posto tra il Ladrone buono e quello cattivo a rappresentare che egli non è né il “bene” né “il male”, egli è. L’uomo vero è così, non né buono né cattivo, conosce le forze che lo attraversano, è padrone delle sue respirazioni ed è libero dalle leggi di questo piano, ha dominato gli elementi della natura, e quindi è capace di comandarli a suo vantaggio, egli ha risvegliato le forze del bene ed insieme quelle del male, non le teme, ma le ha dominate.
L’uomo vero accetta la sgradevolezza altrui, ha imparato a trasformare le impressioni ed è quindi libero dal giudizio; ecco perché Gesù non si ribella. Avrebbe potuto fuggire e non lo fa. Egli dice solo – “allontana da me questo calice, ma non sia fatta la mia volontà bensì la tua” – ed ecco perché quando il ladrone cattivo Gesta gli dice: “Come mai se in realtà sei il figlio dell’uomo, se sei Dio, se sei Re, perché non ti liberi e ci liberi?” – egli, in realtà, non risponde nulla. Egli sa che per redimersi deve compiere quel travaglio, sa che questo è il calice amaro della vita che conduce alla nascita seconda.
Colui che parla e si difende, difende l’ego, ecco perché Gesù non può dare spiegazioni, non può cercare di convincere nessuno, può solo mostrarsi ai suoi carnefici affinché lo conducano alla morte mistica. Dice a questo proposito un antico rituale: “Se la vita ti dovesse riservare nuove amarezze, dovrai riceverle calmo e rassegnato. Se comprenderai la filosofia iniziatica, l’avversità passeggera di questo mondo non potrà abbatterti. L’ingratitudine e la cattiveria degli uomini non devono sorprenderti. Dimentica le ingiurie ed abbi pietà di chiunque le proferisca. Il saggio, rifugiato nei suoi pensieri, non sente più le sofferenze, poiché ha trovato la serenità.”
Le ingiurie e la calunnia sono motivo di orgoglio per l’ego, non per la Coscienza. La Coscienza sa e quindi non ha bisogno di dimostrare nulla nemmeno la sua innocenza. Ognuno di noi è ciò che è, e non sarà né meglio se lo esaltano e lo portano in trionfo, né peggio se lo calunniano ed insultano. I 3 giorni nel sepolcro sono simbolici della discesa negli inferi, negli inferni atomici, dove il maestro lascia tutto l’ego, scende nei gironi di Dante, per tornare purificato nell’alto dei cieli interni. L’uomo non sa quello che fa fintanto che è schiavo del suo ego, l’ego è figlio dell’incoscienza e della non conoscenza, l’ego nasce dall’ignoranza e dal pregiudizio, ecco perché non possiamo che perdonare coloro che sono sotto questa nefasta influenza, ecco perché non possiamo colpevolizzarci per le nostro “cattive” azioni, ma solo giungere alla comprensione ed al pentimento.
L’ignoranza è meschinità ed il rimorso di coscienza è lo strumento del nostro personalissimo pentimento, della nostra purificazione e della rigenerazione, esso non può che essere autentico, anche perché, se tale non fosse, presto saremmo chiamati a compiere nuovamente la stessa riprovevole azione. Quale azione? Sacrificare tutto ciò che di autentico, bello, vero è in noi per permettere ad uno qualsiasi dei nostri “io”, delle nostre moltitudini di crocifiggerci, di tradire e crocifiggere il nostro Cristo Personale, la scintilla di realtà in noi.
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Gestas, colui che le scritture indicano come il Cattivo Ladrone, si rivolse a Gesù dicendo:
“SE IN REALTÀ SEI IL FIGLIO DELL’UOMO, SE SEI DIO, SE SEI RE, PERCHE’ NON TI LIBERI E CI LIBERI?”
Dimas, il Buon Ladrone, sempre secondo le scritture, si rivolse a Gesù e dice:
“MAESTRO, QUANDO SARAI NEL TUO REGNO, RICORDATI DI ME”,
ed il Cristo gli rispose:
“Oggi sarai con me in Paradiso.”
Dimas in questo caso rappresenta il pentimento e solo l’uomo penitente può salire in Cielo col Cristo Cosmico. Ovviamente è tutto simbolico, nulla a che vedere con una certa falsa morale, che non produce alcun cambiamento nell’individuo, qui si sta parlando del pentimento come strumento per comprendere, come strumento per la conoscenza e la comprensione dei proprio difetti, dei propri errori. La domanda lecita sarebbe, ma come faccio a capire quali sono gli errori?
Come posso stabilire cosa è buono e cosa è cattivo se ogni qualvolta esprimo un giudizio mi trovo polarizzato o col ladrone buono o con quello cattivo? E’ certo che è un bel dilemma, ma è solo sforzandosi di essere presenti e di autosservarci che possiamo giungere alla comprensione e quindi alla discesa della terza forza. Questa meravigliosa forza neutra conciliatrice in noi si esprime solo quando siamo reali, presenti, in ricordo si se, solo così riusciamo ad avere un autentica comprensione; il pentimento è lo strumento per capire.
Una persona prova un autentico pentimento solo quando si accorge che ha realmente nuociuto prima che ad altri a sé stesso. Molte delle nostre azioni, per quanto abbiamo difficoltà a capirlo e comprenderlo, arrecano danno prima di tutto a noi stessi, e questo è simboleggiato dal tradimento del Cristo per mezzo dei 30 denari proprio da un suo discepolo, il più esaltato dei 12.
I 30 denari sono la rinuncia a sé stessi, sono la materialità sullo spirituale, che è il mondo interiore, che è il risveglio della coscienza, non un improbabile santità statica, da stupidi, vaneggiante e senza fondamento. Quante volte avete provato rancore verso una persona? Quante delle persone che avete incontrato nella vostra vita non siete più disposti a incontrare? Per quante di queste persone provate dell’odio, del risentimento, astio o rabbia, ancor oggi? Sapete perché lo fate? Non ce l’avete con loro, ce l’avete ancora con voi stessi, perché per un qualche motivo sapete che lo avete fatto voi, che siete stati i primi voi a tradirvi, cedendo tutto il vostro potere, la vostra attenzione a quelle date persone od impresa.
Oggi rivangate e recriminate contro voi stessi non contro di loro, ma questo è troppo difficile da accettare e poi è più semplice prendersela con gli altri, proiettare su di loro il nostro odio ed il nostro desiderio di vendicarci; in questo modo non saremo tenuti a smettere di farlo, ne saremo in qualche modo giustificati. Se capiamo che è noi stessi che odiamo, per una qualche logica dovremmo trovare il modo di smettere di farlo. Rimorsi di Coscienza e pentimento sono gli strumenti della Riparazione di Sé.
Rispetto a Gesta il ladrone cattivo, non è l’uomo che viene condannato qui, ma il comportamento, la condotta, l’atteggiamento. Senza umiltà non giungiamo alla verità. Il ladrone “cattivo” (ed è scritto tra virgolette perché tale, cioè cattivo, in realtà non è, egli ci sta mostrando solo aspetti di noi, e quindi non può che essere un bene per il nostro desiderio di capire e per il nostro sviluppo interiore) ci mostra quando siamo ottusi, quando siamo ignoranti e non ce ne rendiamo conto, egli è affianco al maestro e non lo capisce, non lo può capire, lo ingiuria senza rendersi conto che è il pentimento quello che il Cristo Intimo gli esige per poterlo salvare. Non è una crudeltà questa, è una legge legata alla comprensione delle cose, come posso salire se non lascio andare la zavorra che mi tiene per terra?!
Tutto qui; nessuna pretesa di correggere o voler giudicare nessuno, è solo questo un altro insegnamento che ci induce alla riflessione sul nostro operato e sui nostri atteggiamenti nei confronti prima di tutti di noi stessi, verso la nostra parte reale e poi verso il nostro prossimo; motivo per cui Gesù insegnava – “amatevi l’uno l’altro come io vi ho amato” – ed ancora – “ama il prossimo tuo come te stesso”… la vera natura e comprensione di queste parole rimane tutt’oggi inascoltata da questa umanità, guide spirituali comprese, piene solo della loro retorica (il lievito dei Sadducei) e del loro pregiudizio.
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Vide (Gesù) che ai piedi della Croce si trovava Maria (Anima Gemella di Gesù, e Madre del Cristo) e che a fianco a lei vi era Giovanni, il discepolo amato, l’Evangelista, Egli allora disse a Maria:
“Madre ecco tuo figlio, figlio ecco tua Madre”,
rivolgendosi sia a Maria che a Giovanni. Quale meraviglioso mistero si nasconde in questo episodio. Giovanni come abbiamo detto in precedenza rappresenta, è il verbo, Maria è la sposa, sorella e Madre di Gesù, la Madre Mistica intima, la Divina Madre Kundalini, la salita del serpente, il volo del serpente piumato, il mitologico Quetzalkoatl della cultura Maya, il potere elettrico che genera il Cristo cosmico in un essere umano.
E’ la forza sessuale risvegliata dall’amore degli ufficianti, degli amanti, che sale lungo le pareti interne della colonna vertebrale di ogni uomo e donna casti, durante l’unione sessuale, secondo la ricetta dell’alchimia magica, ripulendola, di vertebra in vertebra, delle nefaste conseguenze delle cristallizzazioni degli effetti indesiderati del Kundabuffer che è l’animale della discendenza di Adamo.
Maria è la Madre del Cristo, non del Gesù storico, ella è Maya, Iside, Rea, Isoberta, Elena, Isolde, Stella Maris, Notre Dame, Ginevra, Penelope, Lashkmi e così via; essa è la divinità nel cui ventre si è sviluppato e si svilupperà il Cristo ogni volta che un uomo si alza dal fango della terra. Maria è la Madre individuale, personale, senza la quale mai potremmo sollevarci da questo fango, il fango con cui è cotta la brocca di Adamo. Se nati siamo come figli di Adamo, da Adamo, dalla sua costola la Natura ci dà la possibilità di rinascere come figlio di Maria, Maria è il fuoco che scioglie quel fango affinché un nuovo vaso sia preparato.
Era a questo che si riferivano i vangeli quando riportano il detto: “non mettete il vino nuovo in otri vecchie, ed il vino vecchio in otri nuove”. Maria è colei che è stata figlia, moglie e Madre. Quando Gesù dice – “MADRE ECCO TUO FIGLIO”, egli si riferisce a Maria rispetto a sé stesso, datosi che egli è il suo figlio in senso spirituale, il Figlio della nascita alchemica, il Cristo fatto carne; conseguentemente dice a Giovanni: “FIGLIO ECCO TUA MADRE”, perché il verbo è la conseguenza, il figlio della trasmutazione sessuale, il verbo Cristificato, generato non creato dalla stessa sostanza del Padre: Pietro; Giovanni è il potere nel Verbo, l’origine, è Pietro trasformato, Pietro è la pietra su cui costruire il tempio: il sesso. Maria, Nus, la sua sposa, Hadit il suo complemento. Dice a questo proposito Dante Alighieri nella sua Divina Commedia:
«Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’eterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura. »
(DIVINA COMMEDIA – Paradiso X XXIII, 1-6)
Perché «Vergine Madre, figlia del tuo figlio»? Sulla Verginità di Maria già si è detto precedentemente, l’attenzione che vorrei porre è nel paradosso “Madre e figlia del suo stesso figlio”, paradosso che si svela, alla luce della conoscenza gnostica, con l’idea secondo cui Maria non è una persona fisica, ma una forza, un energia, una possibilità data dalla Grande Natura agli uomini, il fuoco di Prometeo rubato agli dei, la forza femminile, il principio Sacro, nell’uomo e nel maestro Gesù; è figlia del suo figlio, figlia perché destata dalle opere dell’iniziato ed è Madre del suo figlio, perché il figlio è il Cristo che nasce dall’opera alchemica sessuale. Gesù e Maria, sposo e sposa, Hadit e Nus, Madre e figlio, figlio e figlia.
Ecco perché il sommo poeta dice anche – «tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti»; solo la nostra divina Madre personale può nobilitarci come umani, compiendo il miracolo di renderci da umanoidi, appunto, ad umani. E’ il mistero della fatina di Pinocchio che da “burattino” lo trasforma al fine in un bambino vero; la nostra aspirazione è onorare la natura che ci ha dato l’opportunità di renderci uomini e donne veri.
La Natura dà solo possibilità, ricordi?! Nel cuore di ognuno di noi vibra e palpita una scintilla, una particella del Cristo Cosmico, essa è imprigionata nell’Io, nell’Ego, un seme di senape che attende solo il momento di crescere e dare i suoi frutti; la forza con cui crescere è la spinta divina della nostra Madre personale, tra i frutti vi è Giovanni, il Verbo, il Figlio di Maria, Madre intima dell’iniziato; l’albero ancora una volta è la nostra colonna vertebrale. Il Vangelo di Giovanni è il vangelo dell’apocalisse, l’apocalisse è la descrizione dei processi iniziatici che portano alla Cristificazione, la terza montagna dell’iniziazione descritta dai teosofi di tutti i tempi, la montagna dei grandi misteri Dionisiaci.
Il mistero di «Elì, Elì, lamà sabactàni»
45 Dall’ora sesta si fecero tenebre su tutto il paese, fino all’ora nona. 46 E, verso l’ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lamà sabactàni» 47 Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Costui chiama Elia». 48 E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, inzuppatala di aceto, la pose in cima a una canna e gli diede da bere. 49 Ma gli altri dicevano: «Lascia, vediamo se Elia viene a salvarlo». 50 E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito». da Morte di Gesù =(Mr 15:33-37; Lu 23:44-46; Gv 19:28-30)(Sl 22; Is 53:5-8, 10) Ro 5:6-8; 1P 2:21-24; 1Gv 4:9-11)
L’ora sesta e l’ora nona sono 2 riferimento cabalistici, interessanti. Nel libro di Thot il 6 è il numero dell’Anima, il triangolo superiore si unisce a quello inferiore e nasce l’anima, la Stella di Davide . L’ora nona è un preciso riferimento alla magia sessuale, il nove dell’alchimia, la nona sfera, la discesa negli inferi negli inferni atomici personali, nove è la sefira Daat dell’albero della vita. 
Ma veniamo al punto di queste celeberrime parole. Come mai Gesù in croce ad un certo punto dovrebbe dire – “Dio perché mi hai abbandonato?“? Ha perso la fiducia nel suo Essere? Come è possibile se egli era Uno col suo Padre? E’ possibile che forse stesse dicendo altro? E’ possibile, in quanto la frase di Gesù: Eli, eli, lama zabactanì, non è ebrea e non può essere tradotta in questo modo. Quando i Giudei sentono Gesù che dice: Eli, eli, lama zabac-tanì, dicono a sé stessi: «Sta chiamando Elia, che linguaggio è questo?». Non capivano, credevano che stesse chiamando Elia perché venisse a salvarlo.
Voglio proporvi un’altra possibilità. Per una serie di motivi che di seguitò andrò ad esporre è possibile che le sue ultime parole, Helì, Helì lamah Zabac tanì, potrebbero essere in lingua Naga (Tibet), se non addirittura lingua Maya. Nell’introduzione della versione in italiana del testo intitolato “El vuelo de la Serpiente Emplumada” il cui titolo è diventato “Giuda tradimento o disegno divino?” – si legge a proposito di questo:
“Tuttavia, qualunque indio dello Yucatàn o del Guatemala è in grado di tradurvi Eli, eli, lama zabactanì, perché risulta essere lingua maya; significa: «Mi occulto nella prealba della Tua presenza».
È una frase rituale maya. Nel Popol Vuh dei Maya, l’Uccello e il Serpente figurano come crea tori sessuali dell’universo. Tepeu e Cucumaza inviano uno sparviero nel l’immenso mare della gran vita, affinchè porti il serpente, con il cui sangue meraviglioso impastano il granoturco giallo e bianco. Dice il Popol Vuh che con questo impasto di mais bianco e giallo mescolato con il san gue del serpente, il Dio Tzacol formò la carne della gente. L’Uccello rappresenta lo Spirito Universale di vita; il Serpente rappresenta il fuoco sessuale…”.
Dello stesso parere risulta il professor Gualberto Zapata Alonzo nel suo libro “An Overview Of The World Maya” distribuito in centro America e acquistabile in Europa nella traduzione in inglese. Sempre nella stessa introduzione Ignacio Magaloni Duarte dice: “I Maya colonizzarono in tempi remoti l’India e l’Egitto, oltre ad altri paesi orientali. Essi influirono sensibilmente sulla cultura hindu (potrebbero essere i Naga citati nel Ramayana) e sulle culture egizia e greca (dove sarebbero i sacerdoti di Sais).
È necessario stabilire le dovute relazioni fra la Maya mitologica greca, la Maya mitologica hindu e i Maya, vincolando queste relazioni con l’esistenza  dell’Atlante della mitologia greca e dell’Atlaotl preamericano, nonché tra lo Zeus e il concetto di Theos greco con il prefisso centroamericano Teo (Teotiuacàn, Teocalli, eccetera) applicata al divino degli aztechi, intimamente vincolati con la grande famiglia maya.
È stabilito che la scienza-religione conosciuta da Cristo in Egitto, India e Tibet è quella maya. Esistette un profondo occultismo maya, conosciuto senza dubbio da Cristo, che elesse i simboli maya come sostegno delle sue idee di amore fecondante. È scontato che il linguaggio rituale di Cristo nel Tibet fosse il maya; a molti fa paura l’affermazione, fatta da Le Plongeon e da altri grandi studiosi, secondo cui Cristo sulla croce parlava nel suo linguaggio rituale; in appoggio a questa affermazione, tutti sanno che gli evangelisti concordano sul fatto che nessuno sapeva a che idioma attribuire le parole «Heli lama zabac tani».
Sempre nella stessa introduzione si trova un interessantissimo confronto, che di seguito ho riportato, tra i numeri in lingua Naga e la lingua Maya. Questo confronto, sostiene Ignacio Magaloni Duarte, prova senza alcun dubbio che la lingua naga, appresa da Cristo nel Tibet era il Maya parlato ancor oggi in certe zone dell’America Centrale.

                                                                Numero       Naga           Maya
                                                                      1             Huan            Hun
                                                                      2             Gas              Ca
                                                                      3             Ox               Ox
                                                                      4             San              Can
                                                                      5             Ho               Ho
                                                                      6             Usac            Uac
                                                                      7             Uuac            Uuac
                                                                      8             Uaxax          Uaxax
                                                                      9             Bolan           Bolan
                                                                     10            Lahun           Lahun

Sfogliando il dizionario Maya-Spagnolo/Spagnolo-Maya, di Ticul, si legge:

Heli: adesso, alfine, già.
Lamah: sommergersi, immergersi.
Zabac: fumo, prealba, imbrunire dell’alba, nuovo giorno.
Tanì: da tan (in presenza di) e ni (narici); “tani” è termine idiomatico che significa davanti al naso, di fronte, in presenza di.
Il che potrebbe essere tradotto: “Ora mi immergo nella presenza di un nuovo giorno”, ovvero, “mi immergo in una nuova vita”.
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“Ho sete!”
Questo è la quinta delle sette parole che Gesù pronuncia sulla croce ed è strettamente sessuale. Egli chiede acqua e gli viene dato aceto. Questo è simbolico del fatto che il nostro Cristo Intimo chiede trasmutazione, chiede acqua trasmutata, per poter vivere. La trasmutazione delle acque è l’elemento, la sostanza per la nascita Intima. La trasmutazione delle acqua seminali è l’unico vero nutrimento del nostro Cristo, è ciò che calma la sete spirituale; la trasmutazione è ciò che ci permette di nascere di nuovo.
Accade, però, nel dramma del mito descritto dalle scritture che quando il Cristo chiede acqua i suoi nemici, i romani, che nel caso della metafora rappresentano i nostri difetti, i nostri ego, i nostri “io” psicologici, gli danno da bere aceto. Gesù non chiedeva acqua per calmare la sete del corpo, ma l’acqua della sapienza, della conoscenza della scienza della trasmutazione.
Il Cristo Intimo di ognuno di noi, esseri umani, sta su di una Croce, la croce della materialità, della meccanicità, della schiavitù dei desideri, delle passioni e della mente, la Croce dove l’ego, l’”io”, gli aggregati lo hanno posto. Nessuno è dalla parte del Cristo, il cammino del Cristo è un sacrificio che pochi vogliono e sono in grado di compiere.
Se pensate che colui che percorre questa via sia ridotto ad un asceta, ad un insensibile, ad un monaco schivo della vita, ad un bigotto pauroso e credulone, timoroso di affrontare e vincere le passioni vere, siete in errore e mi sarò mal fatto intendere, il Cristo rappresenta la libertà, la vera libertà, rappresenta una vita libera dalla schiavitù di tutto questo, rappresenta la possibilità di amare e allo stesso tempo non dipendere da nulla e da nessuno, il Cristo è Coscienza e niente più, il Cristo è un Buddha Vivente, ha forza, ha potere, ha possibilità infinite di realizzazione, come potete pensare che sia un santone senza vita agonizzante.
Colui che percorre questo cammino diviene padrone di sé stesso, l’autentico padrone della sua vita e colui che è padrone della sua vita è padrone della sua morte. Morire psicologicamente, negare i propri istinti non significa privarsi di qualcosa, ma aprirsi ad un nuovo che neanche siamo in grado più di immaginare, significa abbandonare per sempre una strada conosciuta, qualcosa di già battuto per addentrarci realmente nella prealba del nostro nuovo giorno. Siamo spaventati ed è per questo che vogliamo poter credere a qualcosa, qualsiasi pur di non doverci addentrare nell’oscurità oltre la normale descrizione del mondo e della realtà alla quale non solo ci siamo abituati, ma ce ne siamo persino affezionati, la strada verso la realizzazione del CRISTO interiore profondo non ha eguali, è un cammino in solitaria, ma è compiuto in comunità con altri.
Ognuno al suo livello si incammina su questa strada nel tentativo di compiere la giusta trasmutazione. La trasmutazione è vita per il CRISTO interiore. La trasmutazione realizza il miracolo di renderci vivi veramente. La trasmutazione si impara ed è sempre una continua lotta tra l’acqua e il fiele (l’aceto). Quando cadiamo è fiele, quando restiamo casti ci togliamo la sete. Il Cristo è la nostra vittoria sulle passioni umane.
E’ di questo che parla Gesù quando invita la Samaritana a tornare con suo marito per poter insegnare ad entrambi a bere dall’autentica fonte eterna, questo affinchè mai più tornassero a patire la sete. Avere sete è la mancanza dell’alimento spirituale, ma anche il segno che stiamo cercando.
Come posso cercare di dissetarmi se non sento la sete? Della stessa cosa si parla nel racconto delle Nozze di Canaán, quando, finito il vino, Gesù comanda di riempire le otri d’acqua e la trasforma in vino. Le acque generatrici trasmutate mediante la scienza dell’alchimia, si trasformano nel sangue del Cristo Intimo che è a quel punto realmente l’Agnello che lava i peccati del mondo.
La trasmutazione ci purifica e ci permette di dissolvere le cristallizzazioni mefitiche che sono il nostro “alter ego”, l’altro, Smith, lo Spirito di Opposizione, la sostanza astrale, la mescolanza, questo perché gli aggregati sono il frutto della fornicazione, dello spargimento delle acque generatrici, essi sono gli infedeli, sono gli aggregati psichici, sono le cristallizzazioni prodottesi all’interno della colonna vertebrale ed in tutti corpi interni, come conseguenza della ripetizione delle nostre azioni e dell’installazione nella presenza dei nostri antenati dell’organo Kundabuffer.
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Vedendo che la sua ora era arrivato, esclamò, a gran voce:
“Tutto è compiuto!”
Cioè, la sua opera era compiuta, il suo messaggio era stato portato all’umanità, la sua dottrina scritta sulla Croce, il mito si era realizzato. La Dottrina del Cristo comunque la vogliate pensare è alla fine una dottrina fallica al cento percento, ha origini che si perdono nell’alba di questa umanità ed un giorno forse gli uomini se ne renderanno conto.
La sua dottrina è la dottrina della resurrezione per mezzo della morte e crocifissione dell’ “alter ego”, dell’”io” psichico, dell’aggregato e della trasmutazione sessuale. Il Sesso è Sacro, anche se allo stesso tempo è lo strumento principale della schiavitù ed insieme della liberazione dell’uomo; è necessario comprendere che lo scopo della sessualità va oltre la procreazione od un momentaneo stato di rilassamento o di godimento.
L’atteggiamento nei confronti della vita sessuale ed affettiva è la chiave di volta del nostro lavoro, sia in coppia che in solitudine. La Castità è alla base della dottrina del Cristo, ma difficilmente l’umanità è e fu pronta ad accettare il suo messaggio, preferì un Cristo più sommesso, meno scomodo, meno capace di infondere precetti pratici, e più allusivo, aleatorio, irraggiungibile. Certo, soprattutto irraggiungibile, cosa accadrebbe se le persone cominciassero a mettersi in testa di compiere lo stesso percorso, se cominciassero a camminare realmente le sue parole anche solo filosoficamente.
Cosa accadrebbe? Comincerebbero a spuntare eroi, veri iniziati della vita, persone che non si possono abbindolare con quattro valori, con 30 denari. Individui Coscienti, ecco cosa accadrebbe, ci sarebbero degli individui coscienti, e questo cambia le sorti del mondo.
Come dice Neo nella mitologica pellicola – “Io non conosco il futuro. Non sono venuto qui a dirvi come andrà a finire. Sono venuto a dirvi come comincerà. Adesso appenderò il telefono e farò vedere a tutta questa gente quello che non volete che vedano. Mostrerò loro un mondo senza di voi, un mondo senza regole o controlli, senza frontiere e confini, un mondo in cui tutto è possibile. Quello che accadrà dopo dipenderà da voi e da loro”.
E’ questo è ciò che Gesù fece, ci mostrò un mondo possibile, ma non lo abbiamo voluto, non lo abbiamo capito; eravamo tutti intenti a guardare in cielo mentre era per terra che avremmo dovuto rivolgere il nostro sguardo. Sono trascorso 2000 anni e siamo ancora gli stessi schiavi, corrotti e pronti a tradirci uno con l’altro ed al tradimento di noi stessi proprio come ci insegna Giuda. Abbiamo pensato che ne avremmo comunque conseguito un risultato. La libertà è strettamente legata al Sesso, all’atteggiamento sessuale, ecco perché non mi credete mai, perché siete stati convinti del contrario.
Il sesso è liberatorio, questo ci insegnano, il sesso è a buon mercato ed è ad ogni angolo, in ogni rivista, in ogni giornale, Sesso è bene. Certo è vero che sesso è bene, ma nella giusta chiave, altrimenti è schiavitù. La mia non è una crociata contro il sesso, anzi tutto l’opposto. Se sapeste è conosceste chi è che vi ha parlato da quella Croce cerchereste immediatamente le tracce del suo lavoro per percorrerlo alla svelta.
Il Sesso è Sacro! Questo è il suo messaggio e per questo che l’umanità lo ha crocifisso. Si legge – “Essi per soddisfare quest’impulso detto oggi ‘godimento’ presero ad esistere in un modo indegno per degli esseri tricerebrali, e quasi tutti piano, piano cominciarono ad utilizzare l’emissione di questa sostanza esserica sacra per il puro e semplice soddisfacimento di quell’impulso”[2].
Quella stessa sostanza esserica è l’elemento saliente nella trasformazione alchemica e per la nascita del Cristo intimo; lo sperma, anche noto col nome di “exioekhary”, è il nutrimento dei corpi esserici superiori, è l’alimento, cioè, per la formazione dei corpi astrale e spirituale, veicoli indispensabile per ottenere una piena esistenza anche in tutti gli altri piani di manifestazione della creazione.
L’organo Kundabuffer o Kundantiguador installato nella presenza dei nostri antenati creava una dipendenza psicologica a partire dal piacere sessuale, dal godimento sessuale, il dispendio esteriore dell’energia sessuale generò di conseguenza tutte le cristallizzazioni che conosciamo col nome di “alter ego” od aggregato psichico ed è aggregato perché proviene da un processo di cristallizzazione di una certa sostanza.
Questa sostanza sessuale quindi come può genera ulteriori “io”, “ego”, aggregati psichici, può generare Coscienza; se trasformata, appunto, coscientemente a favore del nostro Essere, ci permette di cristallizzare il rivestimento dei nostri corpi superiori.
E’ una questione di cristallizzazione di una sostanza, di atteggiamento e di scelta: se scelgo il dispendio esteriore cristallizzerò ancora altro desiderio, ma se mi sforzo di guidare i miei processi coscientemente verso l’interno rivesto i corpi superiori dell’Essere. Il corpo cosiddetto “planetario” comprende sia il corpo fisico che il corpo eterico segue il corpo astrale al quale va aggiunto il corpo spirituale veicolo dell’immortalità, ma di questo ne parleremo ancora nel capito sul mistero della resurrezione.
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Per ultimo esclamò:
“Padre, nelle tue mani raccomando il mio Spirito.”
Si unì con suo Padre e simbolicamente morì.
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[1] Dal Vangelo di Tommaso – Gesù disse: “l farisei e gli scribi hanno preso le chiavi della conoscenza e le hanno nascoste. Essi non sono entrati e non hanno lasciato entrare quelli che lo volevano”.
[2] Cit. G.I. Gurdjieff, I racconti di Belzebù a suo nipote, Ed. Neri Pozza.
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I vari miti Cristici ed il CRISTO STORICO

«Non vi è mai stato un vuoto nell’insegnamento. Il vuoto esisteva solo e unicamente nel pensiero e nell’intelletto degli occidentali. L’Occidente ha incoraggiato e diffuso il culto dei guru semi-analfabeti la cui unica aspirazione alla celebrità consisteva in una sedia sotto l’albero dei consigli e una tendenza a usare l’ombelico come sfera di cristallo anatomica. Sì, l’Occidente ha sempre ricercato la “saggezza orientale”, ma mai nei luoghi giusti. Sempre il pittoresco, la nota vagamente esotica, mai la dura realtà. Il pensiero occidentale non si è mai ripreso dalla manomorta della chiesa organizzata, eppure ha favorito e incoraggiato il monopolio della chiesa stessa, decidendo di non rimettere mai in questione i suoi diritti.

Qualsiasi allusione alla totale assenza, nella chiesa organizzata, di contenuti esoterici, veniva punita con il rogo. Io sono cristiano come lo era Gesù, ma non appartengo a quel tipo di cristiani rappresentati ancora oggi dai padri della chiesa organizzata. Persino il vostro Sant’Agostino asseriva che la religione cristiana esisteva ai tempi degli antichi, ma malgrado tutta la sua santità e la sua sincerità, si dice che sia stato influenzato da insegnamenti non cristiani.

« Ora tu sei giunto al punto in cui, incoraggia to dall’immagine di un uomo, vuoi seguire i suoi inse­gnamenti. Molto lodevole! Questi insegnamenti però, contrariamente alla fonte da cui provengono, hanno esaurito la loro efficacia e tu devi cercare la via me diante cui continuano oggi a operare. Quando l’avrai trovata, seguila; non perdere il tuo tempo in futili spe culazioni, non chiederti se può andar bene con Gurdjieff, con Simon Pietro o con il Faraone! Vuoi seguire un insegnamento evoluto e organicamente armonioso o vuoi ricomporre un “puzzle” cercando continuamente di scoprire i rapporti che esistono tra mille e una circo stanza, attività, popolazione, civiltà tanto dissimili quan to attraenti?

Se è questo che vuoi, allora studia l’ar cheologia, l’antropologia o le strutture culturali e ac contentati di scoperte interessanti e di prospettive ec citanti. Vuoi delle guide “soprannaturali” sotto for ma di capi Pellerossa, vuoi sentire le voci dell’aldilà? Rifugiati nello spiritismo. Ma se vuoi ottenere dei pro gressi autentici, attraverso un lavoro arduo e discipli nato, abbandona il tuo modo di pensare schematico, abbandona il tuo orgoglio tracotante, la tua fiducia nel la potenza del tuo intelletto e sperimenta ciò che può solo essere sperimentato. »

« Ora, vai … » e fece un gesto significativo. »

tratto da: I maestri di Gurdjieff di Rafael Lefort.

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Egitto 3000 a.c. – HORUS

NATO IL 25 DIC.
NATO DA UNA VERGINE (Isis-Meri)
STELLA DELL’EST
ADORATO DA TRE RE
INSEGNA A 12 ANNI
BATTEZZATO A 33 ANNI
12 DISCEPOLI
COMPIVA MIRACOLI
“AGNELLO DI DIO”, “LUCE”, ED ALTRI NOMI
TRADITO E CROCIFISSO
MORI’ E FU SEPOLTO PER 3 GIORNI
RESUSCITO’

nato il 25 dicembre dalla vergine Isis-Meri, la sua nascita viene annunciata da una stella dell’est che tre Re seguirono per trovare ed adorare il nuovo Salvatore. Insegnò all’età di 12 anni e fu un insegnante prodigioso, a 33 anni fu battezzato da una figura di nome Anup ed iniziò il suo ministero, aveva 12 discepoli che viaggiavano con lui, eseguiva miracoli come curare i malati e camminare sull’acqua, era conosciuto con molti nome gestuali come “verità”, “luce”, “Sacro figlio di Dio”, “buon Pastore”, “Agnello di Dio” e molti altri. Tradito da Thyphon, fu crocifisso, sepolto per 3 giorni e poi resuscitò.

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Grecia 1200 a.c. – ATTIS

NATO DA UNA VERGINE (Nana)
NATO IL 25 DIC.
CROCIFISSO
MORI’ E FU SEPOLTO PER 3 GIORNI
RESUSCITO’

Attis di Frigia, nato dalla vergine Nana il 25 dicembre, crocifisso, sepolto e dopo 3 giorni fu resuscitato.

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India 900 a.c. – KRISHNA

NATO DA UNA VERGINE (Devaki)
NATO IL 25 DIC.
STELLA DELL’EST
COMPIVA MIRACOLI
CROCIFISSO
MORI’ E FU SEPOLTO PER 3 GIORNI
RESUSCITO’

Krishna, India, nato dalla vergine Devaki, con una stella premonitrice dell’est, compiva miracoli con i suoi discepoli, dopo la sua morte fu resuscitato.

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Grecia 500 a.c. – DIONISIO

NATO DA UNA VERGINE
NATO IL 25 DIC.
STELLA DELL’EST
COMPIVA MIRACOLI
“RE DEI RE”, “ALPHA ED OMEGA”, ED ALTRI NOMI
CROCIFISSO
MORI’ E FU SEPOLTO PER 3 GIORNI
RESUSCITO’

Dionisio della Grecia, nato da una vergine il 25 dicembre, fu un insegnante itinerante, compiva miracoli, come tramutare l’acqua in vino, era chiamato “re dei re”, “figlio unigenito di Dio”, l’“alpha e Omega” ed in molti altri nomi, e a seguito della sua morte, fu resuscitato.

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Persia 1200 a.c. – MITHRA

NATO DA UNA VERGINE
NATO IL 25 DIC.
12 DISCEPOLI
COMPIVA MIRACOLI
MORI’ E FU SEPOLTO PER 3 GIORNI
RESUSCITO’

Mithra della Persia, nato da una vergine il 25 dicembre, aveva 12 discepoli e compiva miracoli, ed alla sua morte su sepolto 3 giorni, dopo i quali resuscitò. Era anche noto col nome di “verità”, “luce” e molti altri nomi, il giorno sacri dedicato a Mitra era la domenica.

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Galilea anno zero – Gesù il Nazzareno

NATO IL 25 DIC.
NATO DA UNA VERGINE (Maria)
STELLA DELL’EST
ADORATO DA TRE RE
INSEGNA A 12 ANNI
BATTEZZATO A 33 ANNI
12 DISCEPOLI
COMPIVA MIRACOLI
“AGNELLO DI DIO”, “LUCE”, ED ALTRI NOMI
TRADITO E CROCIFISSO
MORI’ E FU SEPOLTO PER 3 GIORNI
RESUSCITO’

Gesù Cristo, nacque dalla vergine Maria il 25 dicembre a Betlemme, la sua nascita fu annunciata da una stella nell’est, che tre Re, o Re magi, seguirono per trovare ed adorare il nuovo Salvatore. All’età di 12 anni fu un insegnante prodigio, a 33 anni fu battezzato da Giovanni Battista, dopo il quale cominciò la sua predicazione. Gesù aveva 12 discepoli, compiva miracoli come guarire i malati, camminare sulle acque, destare i morti, era anche noto col nome di “re dei re”, “figlio di dio”, l’”alpha e l’omega”, “luce del mondo”, “agnello di dio” e molti altri nomi. Tradito dal discepolo Giuda e venduto per 30 denari d’argento fu crocifisso, sepolto in una tomba e dopo 3 giorni risuscitò ed ascese al cielo.
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Inequivocabilmente la nascita di cui si parla qui è astrologica e si riferisce allo strumento luminoso di questo “sistema” che è il Sole, ad indicarci che il principio del Cristo è il Sole, il logos solare, emanazione ignea, vita potente grazie alla quale tutto avanza, Cristo come sostanza e coscienza, Cristo come luce e potere igneo fiammeggiante che tutto penetra, illumina, trapassa e bagna, purifica, divinizza e guarisce da tutti i mali ed ecco perché ognuno di loro (Horus, Attis, Krishna, Dionisio, Mitra, …, ) compiva il miracolo di guarire; i miracoli sono principalmente legati alle qualità che, risvegliate internamente, portano alla guarigione interiore intima, alla purificazione della psiche dalle cause dei nostri mali.
La risurrezione di “Lazzaro” è simbolica ancora una volta di un risveglio, quello della Coscienza, un risveglio in senso mistico spirituale, ma anche in senso materiale, nel senso che finalmente la persona si rende conto di ciò che è nella sua meccanicità: un morto tra i morti. Il Cristo intimo è quella forza interiore che si esprime e nasce in ogni individuo che si pone le questioni esistenziali sul senso della vita e ne cerca la “Verità”, cerca la “Luce”, cerca un “cammino” per conseguirla, un cammino che gli porti la “saggezza” e la “guarigione” per le sue pene psicologiche.
Lazzaro è il fratello della Maddalena ed il legame tra i due è abbastanza inequivocabile. Maddalena è la conoscenza dell’alchimia sessuale, è il mistero gnostico: il Vaso ermetico o di alabastro in cui è contenuta la sostanza del Nardo, il Nardo è l’estratto della Rosa, la Rosa è simbolo dell’amore, i Rosa Croce sono coloro che perseguono il cammino che fa fiorire la rosa sulla croce dopo aver crocifisso la “personalità” umana e l’ego. Maddalena non solo potrebbe essere la sposa di Gesù, ma ci insegna e ci indica la conoscenza celata del Sesso sacro, ella è il Santo Graal attraverso il quale può risorgere il nostro “essere”, non un oggetto, ma un autentico insegnamento. Lazzaro è morto di lebbra, noi tutti internamente siamo come Lazzaro, siamo ammalati e la malattia è generata dalla stessa presenza della sostanza degli Arconti, che è l’ego; uno spirito di opposizione mescolato col l’essenza e messo nella materia stessa della nostra forma Biologica.
Il Cristo, che quindi per forza non può che essere dentro, cioè “intimo” in ognuno di noi, è quella parte, è la “Coscienza” che può ordinare al Lazzaro di alzarsi e camminare, tutto l’episodio parla di un risveglio autentico della Coscienza. “Lazzaro alzati e cammina” – è riferito ad ognuno di noi che muore lentamente come un lebbroso perdendo un pezzo alla volta la volontà, la dignità di vivere ed alla fine la sua stessa vita. Moriamo un terzo alla volta a causa della non conoscenza e quindi dell’ignoranza su noi stessi su ciò che siamo. I nostri intimi fallimenti sono causati dalla presenza dell’ego animale e dall’ignoranza sulla nostra origine ed autentica natura. Ognuno ha nella sua psiche ha un elementi inumano che lo controlla, mentre a livello biologico e materiale è l’educazione ad agire in noi a livello della psiche il controllo è l’ego stesso.
“Lazzaro alzati e cammina” – equivale a dire “Wake up Neo, matrix has you”.
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Si legge nel vangelo di Filippo: “In mezzo al paradiso crescono due alberi: uno genera animali, l’altro genera uomini. Adamo mangiò dell’albero che genera animali: divenne animale e generò animali. Per questo i figli di Adamo venerano animali. L’albero di cui Adamo mangiò il frutto è l’albero della conoscenza. Questo è il motivo per cui aumentarono i peccati.”
Ed ancora – “Se egli avesse mangiato del frutto dell’altro albero, cioè del frutto dell’albero della vita, quello che genera uomini, allora gli dèi venererebbero gli uomini. Poiché all’inizio Dio creò l’uomo. Ma ora gli uomini creano Dio. Nel mondo le cose vanno così: gli uomini si fabbricano degli dèi e venerano le loro creazioni. Sarebbe invece opportuno che gli dèi venerassero gli uomini.”
Eloquente non trovate?! Generare o venerare animali, non solo è un esplicito riferimento all’ego animale, ma significa anche che a causa di questa condizione alterata della nostra natura noi creiamo falsi idoli, siano essi persone o cose o peggio divinità. La ragione del peccato quindi risale esclusivamente all’incoscienza e l’ignoranza, alla mancanza di conoscenza. Se da un lato per conoscere dobbiamo essere in errore, dall’altro questo ha un prezzo: la perdita di ogni potere che divinizza. Pistis Sophia, che è l’anima primordiale, la parte reale di noi, ciò che noi siamo oltre qualsiasi forma (umana o altro), discende nel mondo per fare esperienza e per conoscere, e si riveste del suo involucro fatto di essenza ed ego; ella è stata ingannata a motivo proprio della sua origine.
Si legge sempre in Filippo a questo proposito: “Gli arconti vollero ingannare l’uomo, a motivo della sua parentela con quelli che sono veramente buoni. Presero il nome di coloro che sono buoni e lo attribuirono a coloro che non sono buoni, per poterlo ingannare mediante i nomi e poterlo vincolare a quanti non sono buoni. […] Essi, infatti, vogliono eliminare chi è libero e farne un loro schiavo per sempre.Vi sono forze che lottano contro l’uomo perché non vogliono che egli sia salvato, si che esse possano…; poiché se l’uomo è salvato non avranno più luogo i sacrifici.., e non saranno più offerti animali alle forze.”
Gli Arconti potrebbero essere qualsiasi cosa dal mio punto di vista: entità dell’astrale, esseri che vivono a frequenze diverse sulla linea del tempo, quello che noi chiameremmo delle divinità; gli angeli, gli Dei degli Antichi Sumeri che si facevano adorare come Dei giganti (gli “Ilu” o “figli di Anak” o “Anakim”), gli Anunnaki o gli Elohim della bibbia ovvero gli Spiriti della forma, colore che danno la forma alla materia, gli Asura o i Deva nella cultura “vedanta”, il Viracocha dei tolteci, gli stessi Voladores di cui parla Castaneda nei suoi libri, o chissà cos’altro. Questo non sposta il problema che siamo addormentati, con una visione limitata nella forma e schiavi. Cercare un capro espiatorio in una qualche “entità” astratta ci serve a poco, serve però conoscere qual è il tipo di influenza che stiamo subendo, di modo da poter attuare tutte le necessarie misure per tirarcene fuori. Inutile dire, che l’odio non fa altro che tenerci nel sonno, lo stesso vale per la collera o l’indignazione, il moto rivoluzionario deve rivolgersi verso noi stessi nel tentativo di liberarci dagli effetti nefasti della presenza in noi dell’ego animale, chi lo abbia generato o la ragione per cui è stato introdotto nell’uomo è secondario. Se impariamo a liberarci dalle regole e dalla prima educazioni abbiamo speranza di poterci rendere conto che noi non siamo il nostro “Ego”.
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«Gli Arconti degli eoni, quelli del destino e quelli della sfera, si volgono alla materia del resto delle loro forze divoratrici, non permettendo che se ne vada e diventi anima del mondo. Divorarono la loro materia per non diventare fiacchi e deboli, perché non abbia fine la loro forza e non sia annientato il loro regno. Essi la divorano per non essere annientati, per poter indugiare, per far passare molto tempo fino al compimento del numero delle anime perfette, che giungeranno nel tesoro della luce. Se Io, il Cristo, non avessi voltato il loro tragitto e ridotto i loro periodi, non avrebbero lasciato venire nel mondo alcuna anima e avrebbero annientato molte anime. » (Pistis Sophia 27.1)
La parola Arconti viene dal greco arkhonontos, o giudici, coloro che presiedono, che comandano, una sorta di guardiani tiranni che svolgono il ruolo di controllori di questo mondo; sono i giudici del tribunale del Karma, i quali governano realmente il mondo materiale. Gli arconti erano i sommi magistrati nella cultura ellenica, i prefetti che presiedevano e gestivano la legge ad Atene. Gli Arconti, nella cosmogonia gnostica, sarebbero i responsabili della creazione dell’uomo e di questo mondo materiale, ecco perché questo parallelo o similitudine con la figura ebraica degli Helohim che sono gli spiriti delle forme, cioè, ciò che da forma alla sostanza o materia.
Gli Arconti sarebbero quindi i signori di questo mondo, coloro che questo mondo lo hanno creato; sarebbe loro la materia con cui è fatto, la materia con cui sono fatti gli uomini. Essi imprigionarono Pistis Sophia (la scintilla divina) in una forma materiale, gli Arconti inquinarono i figli di Adamo con il “vino dell’oblio”, prevenendoli così dal riconoscere la scintilla divina dentro di sé. Pistis Sophia, addormentata con il calice dell’oblio, ubriacata, vive immersa, affascinata ed identificata in un sogno illusorio continuo, dimenticando la sua origine. Sono gli Arconti che dotano l’uomo dell’organo artificiale Kundabuffer che genera l’”io”, esso crea una dipendenza psicologica a partire dall’esperienza del piacere sessuale. Il Kundabuffer è simbolico del serpente tentatore dell’eden.
Sesso ed origini (genesi) sono il punto cardine del mito di Adamo ed Eva e in questo c’è una profonda ed antica ragione. Non si tratta di una misura limitata all’idea di peccato originale, usata dall’”istituto cattolico” per tenere tante anime lontane da questa conoscenza, ma qualcosa che ha a che vedere con la trascendenza, l’ascensione ai cieli ed allo stesso tempo con il controllo e il sonno della coscienza. Il sesso, nella sua duplice veste di schiavitù/controllo e libertà, diventa così per questa sua natura lo strumento per la redenzione e la liberazione finale per coloro che incontrano il segreto gnostico del Santo Graal, simbolo femminile in assoluto, il calice (l’utero femminino) dove gesta la nascita seconda per mezzo del sangue del Cristo, il calice dove viene raccolto questo sangue di redenzione, il calice che cancella l’”oblio”.
Si legge in Pistis Sophia al cap. 131: “Questo calice dell’oblio diviene per l’anima lo spirito di opposizione: resta all’esterno dell’anima, le fa da abito essendole simile sotto ogni aspetto ed essendo un involucro all’esterno di lei, come un abito”. Ed ancora – “All’esterno dell’anima mettono lo spirito di opposizione, che la sorveglia e le è stato assegnato; gli arconti lo avvincono all’anima con i loro sigilli, con i loro vincoli, e lo sigillano a lei affinché in ogni tempo la costringa a compiere costantemente le loro passioni e i loro misfatti; affinché lei li serva in ogni tempo; affinché resti in ogni tempo, nelle trasformazioni del corpo, sotto la loro sottomissione; lo sigillano a lei, affinché lei venga a trovarsi in tutti i peccati e in tutte le passioni del mondo.”
Il Santo Graal parla di trasmutazione sessuale, parla di assenza di fornicazione, parla di “castità” scientifica. Le antiche scuole “taoiste” e del “tantra” parlano di questa meravigliosa conoscenza, il “fabbricante di Chiavi”, la fabbrica del sesso in castità. Dalla porta del Sesso l’uomo o meglio Pistis Sophia, la nostra anima, la scintilla divina, è uscita o, meglio, è entrata in questo mondo, e da quella stessa porta fa ritorno al Paradiso, che è di fatto, innanzitutto, un stato di coscienza oltre che molto altro. La Maddalena, Veronica e Maria parlano di questo, Pietro è la conoscenza gnostica del sesso trascendentale, Pietro è la Pietra Filosofale, Pietro è la pietra ad angolo scartata dai “costruttori”.
Chi siano realmente gli Arconti quindi nessuno veramente lo sa; molto pochi lo sanno, molti altri lo intuiscono, alcuni considerano che si tratta di alieni, di demoni. La tradizione esoterica ci dice che si tratterebbe di esseri senzienti che tengono in scacco l’umanità; come gli agenti di “matrix”, entrano ed escono dalle coordinate da qualsiasi ordine di questa “realtà”, rimanendo integrati al sistema, sono i guardiani, hanno le chiavi di accesso, e cercano di opprimere gli uomini per il fatto che sono dotati potenzialmente di “Coscienza”. Se ci solleviamo dai parametri di bene e male capiamo che si tratta di un antagonista senza il quale questa Coscienza difficilmente potrebbe emergere.
La “Coscienza” è la sostanza stessa del Cristo, e se risvegliata avrebbe fine la schiavitù dell’uomo, ecco perché egli (l’uomo, ciò che è vero in lui, la coscienza, cioè) è reso inoffensivo attraverso un dispositivo, che lo affascina e genera attaccamento in inutili desideri, lo addormenta in una visione “illusoria”, facendogli perdere il ricordo della sua autentica natura; egli dice a sé stesso che è sveglio ma, in realtà, continua a dormire e sognare, e questo può accadere numerose volte o per tutta la sua esistenza. Non appena un uomo si sveglia e per un momento apre gli occhi, tutte le forze che lo trattenevano nel sonno iniziano ad agire su di lui, queste forze hanno origine negli Arconti, sono loro ad aver mescolato la loro sostanza (qualsiasi cosa sia la loro sostanza, e qui ci sarebbe che indagare) con la materia stessa del corpo fisico biologico.
Per questo le reazioni del nostro ego animale sembrano così reali e nostre. Noi ci crediamo lui, siamo rivestiti di lui, ma non siamo lui, ci siamo solo identificati, prendiamo identità dalle sue espressioni perché crediamo di essere solo il corpo materiale.
All’interno di una gamma di frequenze di manifestazione della triade di Spirito, mente e materia esisterebbero, quindi, diverse forme vitali o entità il cui gradino più basso sembrerebbero essere proprio gli umani, anche se negli umani alberga qualcosa che queste entità superiori cercano. Entità di vario tipo abiterebbero l’universo, l’impossibilità di vederli o percepirli dipenderebbe esclusivamente dalla frequenza e ordine di mondo nel quale opera ognuna di queste entità. Questo spiegherebbe la distinzione, ad esempio, tra gli Arconti degli eoni, del destino e della sfera, e altre esseri viventi che approfittano della sua ignoranza. Esisterebbe quindi una certa differenza tra gli Arconti ed ad esempio i “Voladores”: esseri invisibili all’occhio fisico che approfitterebbero della condizione di inconsapevolezza degli uomini per predarli a loro volta; esseri oscuri, inorganici, come li descrive lo stesso Castaneda, molto evoluti posti direttamente sullo sfondo del campo energetico umano e per questo difficilmente individuabili, e che mangiano la patina della luce dell’uovo luminoso di cui siamo rivestiti.
Diventa evidente che alla luce di quanto espresso potrebbero esserci infinità di forme, entità viventi che giustificherebbe persino il “panteon” di tutte queste forme ex-traterrestri di cui parlano vari contattisti o ricercatori, e che avrebbero una profonda relazione con la presenza della forma umana. Esseri che tentano di ingannare l’umano, manifestandosi nelle forme più luminose, amorevoli ed attraenti (angeli custodi, entità celesti, confederazione stellare, maestri dello spazio, etc…) o più orrende e spaventose, con lo scopo ultimo di derubarli del bene più prezioso, che è l’anima stessa. Ma che cos’è l’anima? L’anima è ciò che sta dietro alla nostra esistenza, è ciò che osserva, è il testimone che registra tutto, non è la personalità, è ciò che sta dietro ed impara, è la psiche ecco perché il controllo è stato introdotto a livello psicologico. Psiche significa “anima”, ciò che anima la macchina biologica, la parola viene dal greca.
Il problema vero è che la nostra consapevolezza in qualche modo è stata autenticamente molto limitata. Il destino dell’uomo secondo i vangeli gnostici è segnato dall’azione degli Arconti del destino, i quali mescolano la loro sostanza con quella dell’anima umana generando questo “spirito di opposizione” che ci riveste come fosse l’anima stessa. Un destino fatto di schiavitù e sofferenza. Io credo che questo “spirito di opposizione” sia proprio l’ego animale. Gli arconti opprimono Pistis Sophia. Pistis Sophia è la nostra anima. Gli Arconti vogliono la luce di Pistis Sophia, è questa l’unica ragione per cui la opprimono nel tentativo di catturarla ed impedirle di ritornare dal luogo da dove proviene. La luce di Pistis Sophia è la “Coscienza”, Pistis Sophia è lo Spirito eterno.
La sfera è l’universo nel quale esistiamo, con le sue leggi e le sue diverse dimensioni ed ordini di mondo; un universo olografico, fatto di sostanza eterica e di materia, dove le forze agiscono come influenze sull’uomo. In questo universo, per sua natura, tutto sembra essere cibo; mangi e sei mangiato. Guardiamo solo a livello di ecosistema. La verdura mangia il minerale, la mucca mangia la verdura, l’uomo mangia la mucca. Chi mangia l’uomo? La natura dell’universo è predatoria.
E’ in quest’ambito ed in questo contesto che prende corpo il significato ed il senso autentico dell’insegnamento di Gesù e del “Cristo”; il potere salvifico di questo archetipo risiede proprio nel “risveglio della coscienza”, il “Cristo”, un risveglio rappresentato dalla nascita nella sporcizia della stalla di Betlemme, tra bue ed asino. Come Ercole purifica le stalle del re Augia con un fiume così noi siamo chiamati a liberarci dalle catene dell’ostinato ego. La stalla è il luogo degli animali, l’asino rappresenta la mente ignorante, ed il bue le emozioni disordinate. Il Cristo è la presa di coscienza di una condizione umana di sofferenza e schiavitù della mente e delle emozioni.
Come dicevo all’inizio la nascita è astrologica ed allo stesso tempo simbolica. La notte del 25 dicembre è la notte in cui la luce inizia a vincere le tenebre ….
L’Astrologia è lo studio delle energie e forze che agiscono nell’Universo ecco perché in assoluto la nascita deve essere anche astrologica, simboleggia la vittoria della luce, come simbolo della “coscienza”, sulle tenebre, come simbolo del sonno, dell’identificazione, della schiavitù dell’ignoranza. La luce è quello che manca alla conoscenza dell’esperienza umana.
Le costellazioni hanno una relazione micidiale con ognuno dei 12 apostoli. 12 apostoli, 12 archetipi nei segni zodiacali, 12 parti di un unico grande insegnamento, quello del Cristo, quello della nascita di una autentica consapevolezza. Ma andiamo per gradi. La stella dell’est è Sirio, la stella più luminosa che la notte del 24 dicembre si allinea con le tre stelle al centro della cintura di Orione indicandoci inesorabilmente il punto preciso dove sorgerà il Sole nel suo giorno più corto e quindi più buio, la notte nera dell’anima. I tre Re, i re magi rendono onore all’archetipo del sacro Sole al quale ognuno di noi aspira, rendono onore ad un cammino di risveglio. La vergine Maria è la costellazione di Virgo o Vergine ed il cui simbolo è una “M”. Mirra madre di Adone, Maya madre di Buddha, Maria di Gesù, “M” come Maddalena. La costellazione di Virgo a volte viene chiamata anche la casa del pane, ecco perché spesso il simbolo di questa costellazione è una vergine con un fascio di grano. Betlemme si traduce di fatto in “casa del Pane”, quindi oltre ad essere il luogo della nascita del Cristo, si riferisce anche alla costellazione della Vergine, quello che non capiamo è che è tutto simbolico: è stata scritta sulle stelle la più grande storia mai raccontata.
Il pane è la rappresentazione dello sperma sacro negli antichi riti “pagani”, il pane è la sostanza con cui costruire i corpi Solari del “Cristo”, il pane è la sostanza dell’uomo, la sua energia sessuale creatrice ed il vino è l’essenza dell’energia femminile, la donna è la coppa del Santo Graal, nell’ultima cena il calice è la donna, il principio femminino, il valore “animico” della donna è nel Calice. L’energia che si sprigiona durante un unione sessuale come crea un corpo fisico allo stesso modo può generare, se ben orientata, i corpi interni od esistenziali dell’”anima”, la vera luce, il corpo luminoso di Pistis Sophia, ragion per cui Gesù dice nel suo vangelo: “indossando il mio abito luminoso: risplendevo molto, e la luce che era in me era al di sopra di ogni misura.” Di quale abito luminoso parla, quale è la vera genesi di questo abito? Il Sesso.
Sempre nello stesso vangelo si legge – “Gabriele e Michele diressero il flusso luminoso sul corpo materiale di Pistis Sophia instillando in esso tutte le luci che le erano state tolte. Il suo corpo materiale divenne tutto splendente; così tutte le forze di lei, la cui luce era stata sottratta, ricevettero la luce; la loro mancanza di luce cessò poiché ricevettero quella luce che era stata loro tolta: per opera mia, infatti, fu data loro la luce.”. Michele o Michael è il logos Solare, Gabriele o Gabriel è quello lunare, metaforicamente essi sono le due correnti elettriche dell’anatomia occulta, il Sole e la Luna, maschile e femminile, Ida e PIngalà, i 2 serpenti del caduceo medico.
Ed ancora – “Le luci immesse dentro Pistis Sophia rianimarono il suo corpo materiale nel quale non c’era più alcuna luce: era in procinto di andare in rovina, o sarebbe andato in rovina; ma esse raddrizzarono tutte le sue forze, che erano in procinto di sciogliersi; acquisirono una forza luminosa, divennero di nuovo come erano state prima, e riacquistarono la percezione luminosa.” – ad indicarci il potere salvifico e rigeneratore della trasmutazione sessuale. I.N.R.I. non significa “Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum” ovvero Gesù re dei Giudei, ma in realtà significa “Ignis Natura Renuvatur Integra” e cioè la natura si rinnova per mezzo del fuoco. Quale fuoco? Quello che si sprigiona nell’unione sessuale, sia se generi un corpo o l’abito luminoso.
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