Le 7 Parole sulla Croce

Nonostante tutti lo oltraggiavano e lo maltrattavano egli disse:

“Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno!”

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Nessuno è dalla parte di Gesù, perché nessuno realmente sposa la causa del Cristo Cosmico. Tutti Sono pronti a giurargli fedeltà come Pietro, ma poi nei fatti lo rinnegano. Per tutto il percorso della via Crucis Gesù riceve ogni genere di insulto dalle moltitudini, che sono i molti “io” psicologici in noi.
Le moltitudini sono fomentate da Caifà, che era il Sommo Sacerdote, uno di quelli che Gesù accusò di essere tra coloro che avevano preso le chiavi della conoscenza e le avevano nascoste, per impedire a chi voleva di entrare al “tempio” interiore, che è la costruzione dell’uomo vero[1]; questo perché egli rappresenta la cattiva volontà, la nostra cattiva volontà, ciò che si oppone che ci impedisce l’entrata al tempio interiore.
Gesù era il Messia degli ebrei e loro lo crocifissero. Non è vero che non lo riconobbero, i sacerdoti del tempio, Caifa sapeva chi era, essi lo riconobbero, ma le sue parole erano troppo scomode. Sono pochi coloro che vogliono realmente risvegliarsi dal sonno della coscienza e liberarsi della schiavitù dell’ego, dell’animale, della bestia interiore, del nemico della notte. Caifà è ciò che si oppone al risveglio, all’opera della costruzione dell’anima, lo Spirito di Opposizione fatto della sostanza astrale degli Arconti, egli è la matrice in noi che si ribella ogni qualvolta cerchiamo di vincere o sottrarci alle influenze ed alle leggi di questo mondo, di questo piano esistenziale.
Caifà è l’unico che sa del messaggio di Gesù, ed è per questo che lo vuole vedere morto, perché il Cristo in noi è ciò che lo destituisce dal trono di cui si è appropriato indebitamente, ecco perché Gesù scaccia i mercanti dal tempio: i mercanti sono ancora una volta i mercenari, i commercianti che vendono lo Spirito Sacro che abita in noi, i mercanti sono l’ego nella tana della mente.
Quindi, se Caifà è il simbolo della cattiva volontà, Pilato è indubbiamente il simbolo della mente umana, la giustificazione, l’autocommiserazione, il non agire, la strana “malattia del domani”, a causa della quale è impossibile che noi possiamo mai prendere una decisione. La mente è fatta per questionare e non concludere, essa non è in grado di contenere l’espressione della cattiva volontà, come Pilato, infatti, non può contenere le pressioni di Caifà. Ricordiamoci che tutto qui è simbolico ed è allo stesso tempo lo specchio delle brutture e delle meschinità umane: sono ciò che ha sempre contraddistinto l’inumana natura ostile, sono i corsi e ricorsi della storia, sono la meccanicità della nostra vita vissuta all’ombra della schiavitù interiore.
Le nostre buone intenzioni finiscono nel momento in cui troviamo una giustificazione adatta. Non vi è mai capitato di desiderare di smettere di fare una cosa? Ad esempio di fumare sigarette o di guardare la Tv, o di ingozzarvi di dolci, di cibo o di qualsiasi altra cosa, che sia potere o denaro? Di voler smettere di arrabbiarvi, di essere orgogliosi, di offendervi per un nonnulla, di voler smettere di criticare tutti, di desiderare un po’ di pace e silenzio, etc… ?
Si?! Quanto dura il proposito? Quanto? Il tempo di dire – “vabè, per l’ultima volta. Questa è l’ultima!” … – fino a quando: è sempre l’ultima volta. I giorni sono ciclici e domani è sempre un altro giorno ed un’altra possibilità (mancata, direi). In realtà non ne abbiamo colpa, non riusciamo a portare avanti un proposito perché non conosciamo le leggi, non conosciamo il nostro nemico, non sappiamo quali armi usa e soprattutto non sappiamo come vincerlo. Per portare avanti un proposito dobbiamo conoscere la legge dell’Heptaparaparshinoch e dobbiamo sapere che l’ego vive nei nostri pensieri.
Chi è che pensa? Cosa sta pensando? Dove sono? Nella mia testa o nel momento presente? La mente giustifica le nostre azioni per cui non possiamo fidarci di ciò che ci porta, di ciò che ci dice; la coscienza parla a bassa voce e non è ostinata e dubbiosa, la coscienza ha una sola parola. Solo imparando ad essere decisi possiamo sconfiggere la mente, nel silenzio della riflessione e della meditazione interiore il maestro si rifugia.
Pilato per giustificare la morte di Gesù, finisce per rivolgersi alla moltitudine chiedendo cosa preferissero, se la crocifissione e morte di Gesù o quella di Barabba, delegando la decisione alla debolezza di un qualsiasi “io” passeggero, ad un falso Sé (entrambi si chiamano Gesù, ma solo uno è il maestro ed il consigliere di tutti, l’altro è un rivoluzionario che ha portato la rivolta fuori di se), che una volta cibatosi si ritira lasciandoci con l’amarezza di aver tradito noi stessi ed i nostri buoni propositi. L’ego vince tutte le volte che non siamo capaci di fidarci di noi stessi, delle nostre sensazioni e del nostro intuito. Altre volte invece non siamo altro che testimoni della nostra inadeguatezza.
La persona che è vittima dei suoi ragionamenti e della sua mente non riesce mai a fare gli sforzi necessari al suo sviluppo interiore, ma li rimandi “di domani in domani”, e così perde la possibilità di raggiungere qualsiasi risultato efficace. Scegliere Barabba è la via più comoda, il Cristo sempre sarà scomodo a coloro che cercano di arroccarsi sulle proprie posizioni.
Barabba è simbolico ancora una volta dell’ego; le moltitudini, cioè i vari “io” che ci abitano e controllano la nostra macchina umana (per maggior parte del tempo di cui disponiamo) sempre affermeranno la sua esistenza e chiederanno la morte del Cristo. La Passione è la rappresentazione dei processi iniziatici per giungere alla Crocifissione di questo nostro ego, previamente compreso e spogliato della Falsa Personalità. Il Cristo è posto tra il Ladrone buono e quello cattivo a rappresentare che egli non è né il “bene” né “il male”, egli è. L’uomo vero è così, non né buono né cattivo, conosce le forze che lo attraversano, è padrone delle sue respirazioni ed è libero dalle leggi di questo piano, ha dominato gli elementi della natura, e quindi è capace di comandarli a suo vantaggio, egli ha risvegliato le forze del bene ed insieme quelle del male, non le teme, ma le ha dominate.
L’uomo vero accetta la sgradevolezza altrui, ha imparato a trasformare le impressioni ed è quindi libero dal giudizio; ecco perché Gesù non si ribella. Avrebbe potuto fuggire e non lo fa. Egli dice solo – “allontana da me questo calice, ma non sia fatta la mia volontà bensì la tua” – ed ecco perché quando il ladrone cattivo Gesta gli dice: “Come mai se in realtà sei il figlio dell’uomo, se sei Dio, se sei Re, perché non ti liberi e ci liberi?” – egli, in realtà, non risponde nulla. Egli sa che per redimersi deve compiere quel travaglio, sa che questo è il calice amaro della vita che conduce alla nascita seconda.
Colui che parla e si difende, difende l’ego, ecco perché Gesù non può dare spiegazioni, non può cercare di convincere nessuno, può solo mostrarsi ai suoi carnefici affinché lo conducano alla morte mistica. Dice a questo proposito un antico rituale: “Se la vita ti dovesse riservare nuove amarezze, dovrai riceverle calmo e rassegnato. Se comprenderai la filosofia iniziatica, l’avversità passeggera di questo mondo non potrà abbatterti. L’ingratitudine e la cattiveria degli uomini non devono sorprenderti. Dimentica le ingiurie ed abbi pietà di chiunque le proferisca. Il saggio, rifugiato nei suoi pensieri, non sente più le sofferenze, poiché ha trovato la serenità.”
Le ingiurie e la calunnia sono motivo di orgoglio per l’ego, non per la Coscienza. La Coscienza sa e quindi non ha bisogno di dimostrare nulla nemmeno la sua innocenza. Ognuno di noi è ciò che è, e non sarà né meglio se lo esaltano e lo portano in trionfo, né peggio se lo calunniano ed insultano. I 3 giorni nel sepolcro sono simbolici della discesa negli inferi, negli inferni atomici, dove il maestro lascia tutto l’ego, scende nei gironi di Dante, per tornare purificato nell’alto dei cieli interni. L’uomo non sa quello che fa fintanto che è schiavo del suo ego, l’ego è figlio dell’incoscienza e della non conoscenza, l’ego nasce dall’ignoranza e dal pregiudizio, ecco perché non possiamo che perdonare coloro che sono sotto questa nefasta influenza, ecco perché non possiamo colpevolizzarci per le nostro “cattive” azioni, ma solo giungere alla comprensione ed al pentimento.
L’ignoranza è meschinità ed il rimorso di coscienza è lo strumento del nostro personalissimo pentimento, della nostra purificazione e della rigenerazione, esso non può che essere autentico, anche perché, se tale non fosse, presto saremmo chiamati a compiere nuovamente la stessa riprovevole azione. Quale azione? Sacrificare tutto ciò che di autentico, bello, vero è in noi per permettere ad uno qualsiasi dei nostri “io”, delle nostre moltitudini di crocifiggerci, di tradire e crocifiggere il nostro Cristo Personale, la scintilla di realtà in noi.
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Gestas, colui che le scritture indicano come il Cattivo Ladrone, si rivolse a Gesù dicendo:
“SE IN REALTÀ SEI IL FIGLIO DELL’UOMO, SE SEI DIO, SE SEI RE, PERCHE’ NON TI LIBERI E CI LIBERI?”
Dimas, il Buon Ladrone, sempre secondo le scritture, si rivolse a Gesù e dice:
“MAESTRO, QUANDO SARAI NEL TUO REGNO, RICORDATI DI ME”,
ed il Cristo gli rispose:
“Oggi sarai con me in Paradiso.”
Dimas in questo caso rappresenta il pentimento e solo l’uomo penitente può salire in Cielo col Cristo Cosmico. Ovviamente è tutto simbolico, nulla a che vedere con una certa falsa morale, che non produce alcun cambiamento nell’individuo, qui si sta parlando del pentimento come strumento per comprendere, come strumento per la conoscenza e la comprensione dei proprio difetti, dei propri errori. La domanda lecita sarebbe, ma come faccio a capire quali sono gli errori?
Come posso stabilire cosa è buono e cosa è cattivo se ogni qualvolta esprimo un giudizio mi trovo polarizzato o col ladrone buono o con quello cattivo? E’ certo che è un bel dilemma, ma è solo sforzandosi di essere presenti e di autosservarci che possiamo giungere alla comprensione e quindi alla discesa della terza forza. Questa meravigliosa forza neutra conciliatrice in noi si esprime solo quando siamo reali, presenti, in ricordo si se, solo così riusciamo ad avere un autentica comprensione; il pentimento è lo strumento per capire.
Una persona prova un autentico pentimento solo quando si accorge che ha realmente nuociuto prima che ad altri a sé stesso. Molte delle nostre azioni, per quanto abbiamo difficoltà a capirlo e comprenderlo, arrecano danno prima di tutto a noi stessi, e questo è simboleggiato dal tradimento del Cristo per mezzo dei 30 denari proprio da un suo discepolo, il più esaltato dei 12.
I 30 denari sono la rinuncia a sé stessi, sono la materialità sullo spirituale, che è il mondo interiore, che è il risveglio della coscienza, non un improbabile santità statica, da stupidi, vaneggiante e senza fondamento. Quante volte avete provato rancore verso una persona? Quante delle persone che avete incontrato nella vostra vita non siete più disposti a incontrare? Per quante di queste persone provate dell’odio, del risentimento, astio o rabbia, ancor oggi? Sapete perché lo fate? Non ce l’avete con loro, ce l’avete ancora con voi stessi, perché per un qualche motivo sapete che lo avete fatto voi, che siete stati i primi voi a tradirvi, cedendo tutto il vostro potere, la vostra attenzione a quelle date persone od impresa.
Oggi rivangate e recriminate contro voi stessi non contro di loro, ma questo è troppo difficile da accettare e poi è più semplice prendersela con gli altri, proiettare su di loro il nostro odio ed il nostro desiderio di vendicarci; in questo modo non saremo tenuti a smettere di farlo, ne saremo in qualche modo giustificati. Se capiamo che è noi stessi che odiamo, per una qualche logica dovremmo trovare il modo di smettere di farlo. Rimorsi di Coscienza e pentimento sono gli strumenti della Riparazione di Sé.
Rispetto a Gesta il ladrone cattivo, non è l’uomo che viene condannato qui, ma il comportamento, la condotta, l’atteggiamento. Senza umiltà non giungiamo alla verità. Il ladrone “cattivo” (ed è scritto tra virgolette perché tale, cioè cattivo, in realtà non è, egli ci sta mostrando solo aspetti di noi, e quindi non può che essere un bene per il nostro desiderio di capire e per il nostro sviluppo interiore) ci mostra quando siamo ottusi, quando siamo ignoranti e non ce ne rendiamo conto, egli è affianco al maestro e non lo capisce, non lo può capire, lo ingiuria senza rendersi conto che è il pentimento quello che il Cristo Intimo gli esige per poterlo salvare. Non è una crudeltà questa, è una legge legata alla comprensione delle cose, come posso salire se non lascio andare la zavorra che mi tiene per terra?!
Tutto qui; nessuna pretesa di correggere o voler giudicare nessuno, è solo questo un altro insegnamento che ci induce alla riflessione sul nostro operato e sui nostri atteggiamenti nei confronti prima di tutti di noi stessi, verso la nostra parte reale e poi verso il nostro prossimo; motivo per cui Gesù insegnava – “amatevi l’uno l’altro come io vi ho amato” – ed ancora – “ama il prossimo tuo come te stesso”… la vera natura e comprensione di queste parole rimane tutt’oggi inascoltata da questa umanità, guide spirituali comprese, piene solo della loro retorica (il lievito dei Sadducei) e del loro pregiudizio.
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Vide (Gesù) che ai piedi della Croce si trovava Maria (Anima Gemella di Gesù, e Madre del Cristo) e che a fianco a lei vi era Giovanni, il discepolo amato, l’Evangelista, Egli allora disse a Maria:
“Madre ecco tuo figlio, figlio ecco tua Madre”,
rivolgendosi sia a Maria che a Giovanni. Quale meraviglioso mistero si nasconde in questo episodio. Giovanni come abbiamo detto in precedenza rappresenta, è il verbo, Maria è la sposa, sorella e Madre di Gesù, la Madre Mistica intima, la Divina Madre Kundalini, la salita del serpente, il volo del serpente piumato, il mitologico Quetzalkoatl della cultura Maya, il potere elettrico che genera il Cristo cosmico in un essere umano.
E’ la forza sessuale risvegliata dall’amore degli ufficianti, degli amanti, che sale lungo le pareti interne della colonna vertebrale di ogni uomo e donna casti, durante l’unione sessuale, secondo la ricetta dell’alchimia magica, ripulendola, di vertebra in vertebra, delle nefaste conseguenze delle cristallizzazioni degli effetti indesiderati del Kundabuffer che è l’animale della discendenza di Adamo.
Maria è la Madre del Cristo, non del Gesù storico, ella è Maya, Iside, Rea, Isoberta, Elena, Isolde, Stella Maris, Notre Dame, Ginevra, Penelope, Lashkmi e così via; essa è la divinità nel cui ventre si è sviluppato e si svilupperà il Cristo ogni volta che un uomo si alza dal fango della terra. Maria è la Madre individuale, personale, senza la quale mai potremmo sollevarci da questo fango, il fango con cui è cotta la brocca di Adamo. Se nati siamo come figli di Adamo, da Adamo, dalla sua costola la Natura ci dà la possibilità di rinascere come figlio di Maria, Maria è il fuoco che scioglie quel fango affinché un nuovo vaso sia preparato.
Era a questo che si riferivano i vangeli quando riportano il detto: “non mettete il vino nuovo in otri vecchie, ed il vino vecchio in otri nuove”. Maria è colei che è stata figlia, moglie e Madre. Quando Gesù dice – “MADRE ECCO TUO FIGLIO”, egli si riferisce a Maria rispetto a sé stesso, datosi che egli è il suo figlio in senso spirituale, il Figlio della nascita alchemica, il Cristo fatto carne; conseguentemente dice a Giovanni: “FIGLIO ECCO TUA MADRE”, perché il verbo è la conseguenza, il figlio della trasmutazione sessuale, il verbo Cristificato, generato non creato dalla stessa sostanza del Padre: Pietro; Giovanni è il potere nel Verbo, l’origine, è Pietro trasformato, Pietro è la pietra su cui costruire il tempio: il sesso. Maria, Nus, la sua sposa, Hadit il suo complemento. Dice a questo proposito Dante Alighieri nella sua Divina Commedia:
«Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’eterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura. »
(DIVINA COMMEDIA – Paradiso X XXIII, 1-6)
Perché «Vergine Madre, figlia del tuo figlio»? Sulla Verginità di Maria già si è detto precedentemente, l’attenzione che vorrei porre è nel paradosso “Madre e figlia del suo stesso figlio”, paradosso che si svela, alla luce della conoscenza gnostica, con l’idea secondo cui Maria non è una persona fisica, ma una forza, un energia, una possibilità data dalla Grande Natura agli uomini, il fuoco di Prometeo rubato agli dei, la forza femminile, il principio Sacro, nell’uomo e nel maestro Gesù; è figlia del suo figlio, figlia perché destata dalle opere dell’iniziato ed è Madre del suo figlio, perché il figlio è il Cristo che nasce dall’opera alchemica sessuale. Gesù e Maria, sposo e sposa, Hadit e Nus, Madre e figlio, figlio e figlia.
Ecco perché il sommo poeta dice anche – «tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti»; solo la nostra divina Madre personale può nobilitarci come umani, compiendo il miracolo di renderci da umanoidi, appunto, ad umani. E’ il mistero della fatina di Pinocchio che da “burattino” lo trasforma al fine in un bambino vero; la nostra aspirazione è onorare la natura che ci ha dato l’opportunità di renderci uomini e donne veri.
La Natura dà solo possibilità, ricordi?! Nel cuore di ognuno di noi vibra e palpita una scintilla, una particella del Cristo Cosmico, essa è imprigionata nell’Io, nell’Ego, un seme di senape che attende solo il momento di crescere e dare i suoi frutti; la forza con cui crescere è la spinta divina della nostra Madre personale, tra i frutti vi è Giovanni, il Verbo, il Figlio di Maria, Madre intima dell’iniziato; l’albero ancora una volta è la nostra colonna vertebrale. Il Vangelo di Giovanni è il vangelo dell’apocalisse, l’apocalisse è la descrizione dei processi iniziatici che portano alla Cristificazione, la terza montagna dell’iniziazione descritta dai teosofi di tutti i tempi, la montagna dei grandi misteri Dionisiaci.
Il mistero di «Elì, Elì, lamà sabactàni»
45 Dall’ora sesta si fecero tenebre su tutto il paese, fino all’ora nona. 46 E, verso l’ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lamà sabactàni» 47 Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Costui chiama Elia». 48 E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, inzuppatala di aceto, la pose in cima a una canna e gli diede da bere. 49 Ma gli altri dicevano: «Lascia, vediamo se Elia viene a salvarlo». 50 E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito». da Morte di Gesù =(Mr 15:33-37; Lu 23:44-46; Gv 19:28-30)(Sl 22; Is 53:5-8, 10) Ro 5:6-8; 1P 2:21-24; 1Gv 4:9-11)
L’ora sesta e l’ora nona sono 2 riferimento cabalistici, interessanti. Nel libro di Thot il 6 è il numero dell’Anima, il triangolo superiore si unisce a quello inferiore e nasce l’anima, la Stella di Davide . L’ora nona è un preciso riferimento alla magia sessuale, il nove dell’alchimia, la nona sfera, la discesa negli inferi negli inferni atomici personali, nove è la sefira Daat dell’albero della vita. 
Ma veniamo al punto di queste celeberrime parole. Come mai Gesù in croce ad un certo punto dovrebbe dire – “Dio perché mi hai abbandonato?“? Ha perso la fiducia nel suo Essere? Come è possibile se egli era Uno col suo Padre? E’ possibile che forse stesse dicendo altro? E’ possibile, in quanto la frase di Gesù: Eli, eli, lama zabactanì, non è ebrea e non può essere tradotta in questo modo. Quando i Giudei sentono Gesù che dice: Eli, eli, lama zabac-tanì, dicono a sé stessi: «Sta chiamando Elia, che linguaggio è questo?». Non capivano, credevano che stesse chiamando Elia perché venisse a salvarlo.
Voglio proporvi un’altra possibilità. Per una serie di motivi che di seguitò andrò ad esporre è possibile che le sue ultime parole, Helì, Helì lamah Zabac tanì, potrebbero essere in lingua Naga (Tibet), se non addirittura lingua Maya. Nell’introduzione della versione in italiana del testo intitolato “El vuelo de la Serpiente Emplumada” il cui titolo è diventato “Giuda tradimento o disegno divino?” – si legge a proposito di questo:
“Tuttavia, qualunque indio dello Yucatàn o del Guatemala è in grado di tradurvi Eli, eli, lama zabactanì, perché risulta essere lingua maya; significa: «Mi occulto nella prealba della Tua presenza».
È una frase rituale maya. Nel Popol Vuh dei Maya, l’Uccello e il Serpente figurano come crea tori sessuali dell’universo. Tepeu e Cucumaza inviano uno sparviero nel l’immenso mare della gran vita, affinchè porti il serpente, con il cui sangue meraviglioso impastano il granoturco giallo e bianco. Dice il Popol Vuh che con questo impasto di mais bianco e giallo mescolato con il san gue del serpente, il Dio Tzacol formò la carne della gente. L’Uccello rappresenta lo Spirito Universale di vita; il Serpente rappresenta il fuoco sessuale…”.
Dello stesso parere risulta il professor Gualberto Zapata Alonzo nel suo libro “An Overview Of The World Maya” distribuito in centro America e acquistabile in Europa nella traduzione in inglese. Sempre nella stessa introduzione Ignacio Magaloni Duarte dice: “I Maya colonizzarono in tempi remoti l’India e l’Egitto, oltre ad altri paesi orientali. Essi influirono sensibilmente sulla cultura hindu (potrebbero essere i Naga citati nel Ramayana) e sulle culture egizia e greca (dove sarebbero i sacerdoti di Sais).
È necessario stabilire le dovute relazioni fra la Maya mitologica greca, la Maya mitologica hindu e i Maya, vincolando queste relazioni con l’esistenza  dell’Atlante della mitologia greca e dell’Atlaotl preamericano, nonché tra lo Zeus e il concetto di Theos greco con il prefisso centroamericano Teo (Teotiuacàn, Teocalli, eccetera) applicata al divino degli aztechi, intimamente vincolati con la grande famiglia maya.
È stabilito che la scienza-religione conosciuta da Cristo in Egitto, India e Tibet è quella maya. Esistette un profondo occultismo maya, conosciuto senza dubbio da Cristo, che elesse i simboli maya come sostegno delle sue idee di amore fecondante. È scontato che il linguaggio rituale di Cristo nel Tibet fosse il maya; a molti fa paura l’affermazione, fatta da Le Plongeon e da altri grandi studiosi, secondo cui Cristo sulla croce parlava nel suo linguaggio rituale; in appoggio a questa affermazione, tutti sanno che gli evangelisti concordano sul fatto che nessuno sapeva a che idioma attribuire le parole «Heli lama zabac tani».
Sempre nella stessa introduzione si trova un interessantissimo confronto, che di seguito ho riportato, tra i numeri in lingua Naga e la lingua Maya. Questo confronto, sostiene Ignacio Magaloni Duarte, prova senza alcun dubbio che la lingua naga, appresa da Cristo nel Tibet era il Maya parlato ancor oggi in certe zone dell’America Centrale.

                                                                Numero       Naga           Maya
                                                                      1             Huan            Hun
                                                                      2             Gas              Ca
                                                                      3             Ox               Ox
                                                                      4             San              Can
                                                                      5             Ho               Ho
                                                                      6             Usac            Uac
                                                                      7             Uuac            Uuac
                                                                      8             Uaxax          Uaxax
                                                                      9             Bolan           Bolan
                                                                     10            Lahun           Lahun

Sfogliando il dizionario Maya-Spagnolo/Spagnolo-Maya, di Ticul, si legge:

Heli: adesso, alfine, già.
Lamah: sommergersi, immergersi.
Zabac: fumo, prealba, imbrunire dell’alba, nuovo giorno.
Tanì: da tan (in presenza di) e ni (narici); “tani” è termine idiomatico che significa davanti al naso, di fronte, in presenza di.
Il che potrebbe essere tradotto: “Ora mi immergo nella presenza di un nuovo giorno”, ovvero, “mi immergo in una nuova vita”.
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“Ho sete!”
Questo è la quinta delle sette parole che Gesù pronuncia sulla croce ed è strettamente sessuale. Egli chiede acqua e gli viene dato aceto. Questo è simbolico del fatto che il nostro Cristo Intimo chiede trasmutazione, chiede acqua trasmutata, per poter vivere. La trasmutazione delle acque è l’elemento, la sostanza per la nascita Intima. La trasmutazione delle acqua seminali è l’unico vero nutrimento del nostro Cristo, è ciò che calma la sete spirituale; la trasmutazione è ciò che ci permette di nascere di nuovo.
Accade, però, nel dramma del mito descritto dalle scritture che quando il Cristo chiede acqua i suoi nemici, i romani, che nel caso della metafora rappresentano i nostri difetti, i nostri ego, i nostri “io” psicologici, gli danno da bere aceto. Gesù non chiedeva acqua per calmare la sete del corpo, ma l’acqua della sapienza, della conoscenza della scienza della trasmutazione.
Il Cristo Intimo di ognuno di noi, esseri umani, sta su di una Croce, la croce della materialità, della meccanicità, della schiavitù dei desideri, delle passioni e della mente, la Croce dove l’ego, l’”io”, gli aggregati lo hanno posto. Nessuno è dalla parte del Cristo, il cammino del Cristo è un sacrificio che pochi vogliono e sono in grado di compiere.
Se pensate che colui che percorre questa via sia ridotto ad un asceta, ad un insensibile, ad un monaco schivo della vita, ad un bigotto pauroso e credulone, timoroso di affrontare e vincere le passioni vere, siete in errore e mi sarò mal fatto intendere, il Cristo rappresenta la libertà, la vera libertà, rappresenta una vita libera dalla schiavitù di tutto questo, rappresenta la possibilità di amare e allo stesso tempo non dipendere da nulla e da nessuno, il Cristo è Coscienza e niente più, il Cristo è un Buddha Vivente, ha forza, ha potere, ha possibilità infinite di realizzazione, come potete pensare che sia un santone senza vita agonizzante.
Colui che percorre questo cammino diviene padrone di sé stesso, l’autentico padrone della sua vita e colui che è padrone della sua vita è padrone della sua morte. Morire psicologicamente, negare i propri istinti non significa privarsi di qualcosa, ma aprirsi ad un nuovo che neanche siamo in grado più di immaginare, significa abbandonare per sempre una strada conosciuta, qualcosa di già battuto per addentrarci realmente nella prealba del nostro nuovo giorno. Siamo spaventati ed è per questo che vogliamo poter credere a qualcosa, qualsiasi pur di non doverci addentrare nell’oscurità oltre la normale descrizione del mondo e della realtà alla quale non solo ci siamo abituati, ma ce ne siamo persino affezionati, la strada verso la realizzazione del CRISTO interiore profondo non ha eguali, è un cammino in solitaria, ma è compiuto in comunità con altri.
Ognuno al suo livello si incammina su questa strada nel tentativo di compiere la giusta trasmutazione. La trasmutazione è vita per il CRISTO interiore. La trasmutazione realizza il miracolo di renderci vivi veramente. La trasmutazione si impara ed è sempre una continua lotta tra l’acqua e il fiele (l’aceto). Quando cadiamo è fiele, quando restiamo casti ci togliamo la sete. Il Cristo è la nostra vittoria sulle passioni umane.
E’ di questo che parla Gesù quando invita la Samaritana a tornare con suo marito per poter insegnare ad entrambi a bere dall’autentica fonte eterna, questo affinchè mai più tornassero a patire la sete. Avere sete è la mancanza dell’alimento spirituale, ma anche il segno che stiamo cercando.
Come posso cercare di dissetarmi se non sento la sete? Della stessa cosa si parla nel racconto delle Nozze di Canaán, quando, finito il vino, Gesù comanda di riempire le otri d’acqua e la trasforma in vino. Le acque generatrici trasmutate mediante la scienza dell’alchimia, si trasformano nel sangue del Cristo Intimo che è a quel punto realmente l’Agnello che lava i peccati del mondo.
La trasmutazione ci purifica e ci permette di dissolvere le cristallizzazioni mefitiche che sono il nostro “alter ego”, l’altro, Smith, lo Spirito di Opposizione, la sostanza astrale, la mescolanza, questo perché gli aggregati sono il frutto della fornicazione, dello spargimento delle acque generatrici, essi sono gli infedeli, sono gli aggregati psichici, sono le cristallizzazioni prodottesi all’interno della colonna vertebrale ed in tutti corpi interni, come conseguenza della ripetizione delle nostre azioni e dell’installazione nella presenza dei nostri antenati dell’organo Kundabuffer.
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Vedendo che la sua ora era arrivato, esclamò, a gran voce:
“Tutto è compiuto!”
Cioè, la sua opera era compiuta, il suo messaggio era stato portato all’umanità, la sua dottrina scritta sulla Croce, il mito si era realizzato. La Dottrina del Cristo comunque la vogliate pensare è alla fine una dottrina fallica al cento percento, ha origini che si perdono nell’alba di questa umanità ed un giorno forse gli uomini se ne renderanno conto.
La sua dottrina è la dottrina della resurrezione per mezzo della morte e crocifissione dell’ “alter ego”, dell’”io” psichico, dell’aggregato e della trasmutazione sessuale. Il Sesso è Sacro, anche se allo stesso tempo è lo strumento principale della schiavitù ed insieme della liberazione dell’uomo; è necessario comprendere che lo scopo della sessualità va oltre la procreazione od un momentaneo stato di rilassamento o di godimento.
L’atteggiamento nei confronti della vita sessuale ed affettiva è la chiave di volta del nostro lavoro, sia in coppia che in solitudine. La Castità è alla base della dottrina del Cristo, ma difficilmente l’umanità è e fu pronta ad accettare il suo messaggio, preferì un Cristo più sommesso, meno scomodo, meno capace di infondere precetti pratici, e più allusivo, aleatorio, irraggiungibile. Certo, soprattutto irraggiungibile, cosa accadrebbe se le persone cominciassero a mettersi in testa di compiere lo stesso percorso, se cominciassero a camminare realmente le sue parole anche solo filosoficamente.
Cosa accadrebbe? Comincerebbero a spuntare eroi, veri iniziati della vita, persone che non si possono abbindolare con quattro valori, con 30 denari. Individui Coscienti, ecco cosa accadrebbe, ci sarebbero degli individui coscienti, e questo cambia le sorti del mondo.
Come dice Neo nella mitologica pellicola – “Io non conosco il futuro. Non sono venuto qui a dirvi come andrà a finire. Sono venuto a dirvi come comincerà. Adesso appenderò il telefono e farò vedere a tutta questa gente quello che non volete che vedano. Mostrerò loro un mondo senza di voi, un mondo senza regole o controlli, senza frontiere e confini, un mondo in cui tutto è possibile. Quello che accadrà dopo dipenderà da voi e da loro”.
E’ questo è ciò che Gesù fece, ci mostrò un mondo possibile, ma non lo abbiamo voluto, non lo abbiamo capito; eravamo tutti intenti a guardare in cielo mentre era per terra che avremmo dovuto rivolgere il nostro sguardo. Sono trascorso 2000 anni e siamo ancora gli stessi schiavi, corrotti e pronti a tradirci uno con l’altro ed al tradimento di noi stessi proprio come ci insegna Giuda. Abbiamo pensato che ne avremmo comunque conseguito un risultato. La libertà è strettamente legata al Sesso, all’atteggiamento sessuale, ecco perché non mi credete mai, perché siete stati convinti del contrario.
Il sesso è liberatorio, questo ci insegnano, il sesso è a buon mercato ed è ad ogni angolo, in ogni rivista, in ogni giornale, Sesso è bene. Certo è vero che sesso è bene, ma nella giusta chiave, altrimenti è schiavitù. La mia non è una crociata contro il sesso, anzi tutto l’opposto. Se sapeste è conosceste chi è che vi ha parlato da quella Croce cerchereste immediatamente le tracce del suo lavoro per percorrerlo alla svelta.
Il Sesso è Sacro! Questo è il suo messaggio e per questo che l’umanità lo ha crocifisso. Si legge – “Essi per soddisfare quest’impulso detto oggi ‘godimento’ presero ad esistere in un modo indegno per degli esseri tricerebrali, e quasi tutti piano, piano cominciarono ad utilizzare l’emissione di questa sostanza esserica sacra per il puro e semplice soddisfacimento di quell’impulso”[2].
Quella stessa sostanza esserica è l’elemento saliente nella trasformazione alchemica e per la nascita del Cristo intimo; lo sperma, anche noto col nome di “exioekhary”, è il nutrimento dei corpi esserici superiori, è l’alimento, cioè, per la formazione dei corpi astrale e spirituale, veicoli indispensabile per ottenere una piena esistenza anche in tutti gli altri piani di manifestazione della creazione.
L’organo Kundabuffer o Kundantiguador installato nella presenza dei nostri antenati creava una dipendenza psicologica a partire dal piacere sessuale, dal godimento sessuale, il dispendio esteriore dell’energia sessuale generò di conseguenza tutte le cristallizzazioni che conosciamo col nome di “alter ego” od aggregato psichico ed è aggregato perché proviene da un processo di cristallizzazione di una certa sostanza.
Questa sostanza sessuale quindi come può genera ulteriori “io”, “ego”, aggregati psichici, può generare Coscienza; se trasformata, appunto, coscientemente a favore del nostro Essere, ci permette di cristallizzare il rivestimento dei nostri corpi superiori.
E’ una questione di cristallizzazione di una sostanza, di atteggiamento e di scelta: se scelgo il dispendio esteriore cristallizzerò ancora altro desiderio, ma se mi sforzo di guidare i miei processi coscientemente verso l’interno rivesto i corpi superiori dell’Essere. Il corpo cosiddetto “planetario” comprende sia il corpo fisico che il corpo eterico segue il corpo astrale al quale va aggiunto il corpo spirituale veicolo dell’immortalità, ma di questo ne parleremo ancora nel capito sul mistero della resurrezione.
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Per ultimo esclamò:
“Padre, nelle tue mani raccomando il mio Spirito.”
Si unì con suo Padre e simbolicamente morì.
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[1] Dal Vangelo di Tommaso – Gesù disse: “l farisei e gli scribi hanno preso le chiavi della conoscenza e le hanno nascoste. Essi non sono entrati e non hanno lasciato entrare quelli che lo volevano”.
[2] Cit. G.I. Gurdjieff, I racconti di Belzebù a suo nipote, Ed. Neri Pozza.
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2 pensieri su “Le 7 Parole sulla Croce

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