CONOSCI TE STESSO: distinguere la "chiacchiera" dall’"ispirazione". L’anima "impressiona".

Sappiate che fintanto che ci sarà nella nostra testa una voce che ci suggerisce cosa fare, cosa è bene e cosa è male, significa che siamo in presenza di un qualche “io”, ego, aggregato psichico e nulla a che vedere con la nostra reale essenzialità. E’ questa voce a generare la reazione emotiva del senso di colpa, della paura, dei dubbi, della timidezza, del senso di inadeguatezza, le preoccupazioni, i timori, il dogmatismo, l’ottusità, l’esaltazione e l’odio o la collera in generale. Dovresti esserti reso conto oramai che il mondo è un riflesso di quello che sta avvenendo dentro di te. Se ti senti sconvolto o squilibrato, il posto da guardare e dentro a te stesso, e non fuori alle cose che percepisci o all’oggetto della tua osservazione. Usare il nemico che percepiamo fuori di noi per scovare ciò che ci controlla è una pratica di immansa efficacia, ma richiede una grande volontà. Le circostanze e gli altri non sono la causa del tuo problema, ma è come tu interpreti, alla luce dei tuoi schemi e del tuo condizionamento, queste cose è tutto ciò che realmente ti sta accadendo.

Tra l’altro tutto ciò che credi di percepire è solo una piccolissima, una minima parte del reale. Quello che percepiamo, che vediamo, che odoriamo altro non sono che segnali elettrici interpretati, o meglio, trasformati dal cervello in un immagine olografica che esiste solo nella tua testa. Noi letteralmente non abbiamo la ben che minima idea di quello che sta realmente succedendo là fuori. Vediamo forse le onde radio? Vediamo l’eletrosmog, le onde Tv, del satellite, del digitale terrestre?  Vediamo, forse, la forza di gravità? Vediamo forse la corrente elettrica che corre dentro ad un filo di rame? No! Eppure crediamo che esiste, come mai? Perchè ci è stato detto che è così, ma non lo sappiamo,  non lo percepiamo nemmeno intuitivamente, è un idea, un idea che lavora nella nostra vita come un programma.

Ci descriviamo il mondo attraverso le idee che ci sono state inculcate. Cosa ci fa credere che ciò che stiamo osservando sia la totalità del reale? L’illusione di avere tutto sotto controllo. Noi non vediamo nemmeno i pensieri degli altri o le loro emozioni, eppure desumiamo di sapere chi abbiamo difronte, non sappiamo nemmeno cosa alberga realmente, perchè non siamo in grado di metterci al loro posto, però riusciamo lo stesso ad essere così zelanti nel giudarli a prima botta. Come mai? Forse quello che sentiamo, dico l’irritazione o la simpatia per qualcun altro, è perchè qualcosa di quella persona risuona anche dentro di noi. Noi non siamo in grado di riconoscere niente che non abbiamo già vissuto o provato anche noi. Ed allora quando diciamo che qualcuno è invidioso, come possiamo dirlo, senza esserlo stati anche noi. Come potremmo individuare che è proprio di invidia che si tratta.

L’uomo attribuisce ai limiti dei suoi sensi, scambia,cioè, letteralmente i limiti del suo campo visivo, olfattivo, auditivo e tattile, per i limiti del mondo. Quello che noi chiamiamo il conscio, percepisce solo una piccolissima parte del tutto, il resto viene percepito, elaborato e vissuto dentro, in quello che qualcuno chiama inconscio, il sub conscio è da considerarsi una sorta di mediatore: la mente,  cioè ciò che trasferisce a livello conscio parte di quello che ci sta accadendo dentro; è per questo che non sappiamo da dove arrivano i pensieri. Il conscio ne prende solo atto che stanno accadendo. Ed è qui che possiamo però intervenire, scegliendo di prendere tutte quelle idee, congetture, interpretazioni del reale per vere o capire che quel vociferare è qualcos’altro, l’espressione dei nostri limiti autoindotti. Dall’inconscio emerge anche un altra cosa, che sembriamo letteralmente ignorare a causa dell’eccessiva attività del mediatore, che non sta più facendo il lavoro per cui esiste.

A causa del condizionamento o educazione ricevuta nei primi anni di età (sempre la stessa cosa dico, ma è perchè ha un enorme influenza nelle nostre vite) abbiamo imparato a credere a quello che ci dicono o ci hanno detto essere il mondo (descrizione del mondo), invece che percepire quel qualcosa d’altro che siamo. A causa di quest’attività mentale ci perdiamo letteralmente quello che sta realmente accadendo. Quando uno gioca con la “presenza” inizia a rendersi conto che è così. Da dove viene l’intuito? Sai quella certa sensazione che c’è qualcosa che non quadra nel mondo, non sai cos’è, la mente non ha una spiegazione per questo, ma è abbastanza forte da accorgerti che c’è? Tanto più forte è questa sensazione e tanto è possibile rendersene conto. La coscienza è la scelta di lasciarla emergere. Ecco che allora, se non liberiamo a testa da tutti quei programmi che ci girano dentro, hai voglia di dare la colpa agli altri, … noi non vediamo tutto del reale ma solo quello che riusciamo a captare senza descriverlo, giudicarlo o altro. La nostra capacità di essere presenti dipende da quanti programmi stanno girando in quel dato momento. Se giudico, non esisto! C’è poco da stare allegri, c’è che imparare a discriminare e individuare chi è che parla, “se cambi le regole su ciò che ti controlla” – quello smette di poter controllare. Quello che abbiamo chiamato ego chiacchiera, mentre la parte reale ci impressiona, è attraverso un impressione, che diventa ispirazione, che ciò che noi siamo si manifesta qui ed ora nel campo del conscio.

E’ per questo che è così importante imparare a volersi bene, perchè l’ego sempre cercherà di metterti in svantaggio, anche quando ti vezzeggia e di adula. Tutto viene da un ordine di mondo differente da questo, da quello che consideriamo il “conscio”. iI vissuto proviene da dentro, ma l’effetto che produce mi permette di capire chi sta controllando, cosa, e così che inizio un autentica liberazione o rivoluzione. L’ego emette una precisa vibrazione e quella vibrazione è la forma che prenderanno le nostre emozioni. Il reale, l’anima, quello che noi siamo, il divino, etc… crea un impressione e quell’impressione genera un tipo totalmente diverso di vibrazione che è quello che noi sperimentiamo come un particolare sentimento o sensazione, senza parole, … le parole arrivano dopo quando il mediatore si accorge che è cambiato qualcosa e comprende di non essere i suoi pensieri.

Ecco perchè “essere l’eletto è come essere innamorato”, perchè è il sentimento che sperimentiamo quando siamo innamorati che è l’espressione di qualcosa di terribilmente reale e divino, il dopo è tutta un altra storia. Iniziamo a voler controllare l’altro e tutto si ritira. Serve comprendere (e non capire) che non tutto dei fatti che ci accadono è in chiara luce, che molte delle nostra azioni sono determinate dal nostro inconscio e da chissà cos’altro; se la nostra attenzione si limita ad osservare o meglio constatare o subire l’effetto, difficilmente troveremo la causa. Se non ci prendiamo la totale responsabilità di quello che ci sta accadendo, almeno a livello intellettuale (unica cosa di cui disponiamo allo stato attuale), difficilmente arriveremo a renderci conto che stiamo compartecipando e non siamo vittime di quello che ci sta accadendo …

Responsabilità e respirare hanno la stessa radice, strano! Urge ripulire la mente da quegli ostacoli, effetto della prima educazione; pensieri, idee, credenze che sono la nostra descrizione del mondo, di quello che i sensi percepiscono, in una parola urge liberarsi della programmazione di base, e di conseguenza dai blocchi emotivi che ristagnano nel nostro Plesso. “C’è lei dietro tutto questo dolore, dietro ogni omicidio, …“ . – (revolver, G. Ritchie, 2005).

“E’ da talmente così tanto tempo che sente quella voce, Mr Green, che ha finito per credere che sia la sua”. Lo strumento dell’intelletto, potentissimo ed estremamente interessante, è stato ridotto ad una chiacchiera inutile ed inconcludente, ma che determina, controlla e domina la nostra vita attraverso un attività incessante di analisi, comparazione, definizione; esso discerne attraverso modelli e paradigmi pregressi, attraverso un vissuto, ricordi di pregresse esperienze che non è detto che siano equivalenti a quello che ci sta accadendo, adesso.

Delle volte l’idea di specchio non ci aiuta, possiamo, allora, pensare all’idea di “programma condiviso” inteso come quella data serie di atteggiamenti, o insieme di comportamenti, postura fisica, parole, idee, credenze, emozioni, etc. che mascherano un ego e che sono in comune, in condivisione con quelle persone che sono così capici di farci imbestialire, provare invidia, farsi detestare, o rendersi antipatiche. Programmi, sono tutti dei programmi – “Quelli che funzionano, che fanno ciò per cui sono stati creati, sono invisibili – “potresti perfino credere che non esistono”. – (matrix realoaded, 2004).

Noi siamo identificati, prendiamo cioè identità dalle nostre idee, dai nostri ricordi, da quell’immagine residua ed alterata di sé che abbiamo creato a causa dell’aver ignorato quello che siamo e della, come ho già detto, mancanza di presa di coscienza di come produciamo gli eventi o le circostanze; della nostra scarsa visione. Noi abbiamo la più pallida idea di cosa ci stia accadendo, anche adesso, salvo che non si stia sorvegliando quello che ci stia avvenendo dentro. Tutto comincia con una presa di coscienza, con la comprensione di essere nel problema. E’ sotto l’influsso di un ricordo residuo che riproponiamo sempre gli stessi schemi ed è per questo che ci accade quello che ci accade.

Siamo identificati 100% con desideri e pensieri che per lo più non sono neanche nostri e la cui attività incessante è in grado di determinare e controllare tutta la nostra vita. Noi non ricordiamo realmente quello che è stato, non siamo certi di quello che abbiamo vissuto, la nostra esperienza pregressa, ecco perchè l’ho chiamato “ricordo residuo”; è solo quello che abbiamo registrato in quella data circostanza in base alla capacità di quel momento di comprendere cosa ci stesse accadendo realmente. Se recupero quella memoria totalmente forse mi rendo conto che me ne ero fatto un idea sbagliata, e che le persone che incriminiamo non sono incriminabili e che forse le cose sono andate un po’ diversamente da come mi ricordavo o come credevo fossero andate.

Il nostro problema è che non ci ricordiamo bene e che non eravamo così coscienti da renderci conto cosa stesse accadendo, abbiamo vissuto male l’esperienza generando in noi un dolore. Quel dolore è diventato un temibile parassita che si nutre sottobanco della nostra energia vitale. Purtroppo noi ci crediamo lui, inteso che ci crediamo di essere quella cosa che noi stessi abbiamo creato, questo terribile ritratto immaginario, parassitario, … noi operiamo sotto l’influsso dei suoi bisogni mai appagati ed appagabili. Come tale, come parassita intendo, è bulimico e mai potrà saziarsi, perchè per sopravvivere ha bisogno della tua energia vitale, che è ciò che sei realmente.

Ecco perchè è così maledettamente importante conoscere se stessi. Serve per trovare la nostra vera identità, ecco perchè ognitanto sentite qualcuno che dice – “ho bisogno di ritrovare me stesso” – che in soldoni significa questa cosa che mi credo di essere non è realmente in grado di dirmi chi sono o meglio, cosa sono.

Quando ti domandi – “cosa sei?” – e non riesci a trovare nessuna risposta plausibile, è con la tua parte reale che sei in contatto, perchè la tua anima non ha la più pallida di idea di cosa sia, sa solo che esiste; tu non hai la più pallida idea di cosa sei. Conoscersi significa disidentificarsi dalla chiacchiera, dalla voce che incessantemente parla, giudica e ci dice cosa fare, e da suoi stati emotivi, cercando di realizzare l’ispirazione. L’ispirazione è l’atto creativo determinato da una precisa impressione che proviene dal Sé. L’ispirazione è un atto di benevolenza versa se stessi, è la pazienza del buon genitore, è Morpheus che insegna a Neo.

Le scuole iniziatiche parlano di realizzare il sé superiore, o cose simili, quello che ci manca probabilmente di intendere è che quel sé è già “superiore”, è già “immenso”, e realizzarlo, forse, significa esclusivamente fare pulizia di tutto quel pattune che lo soffoca. I pensieri, le accuse, la violenza, la depressione, il senso di colpa, la paura, il dubbio, il senso di impotenza, l’odio, il risentimento ed il dolore sono l’affiorare di qualcosa di antico, un ricordo, un conflitto, sono i nostri dissidi. Idee che formano il dialogo interiore, attaggiamenti, emozioni, etc… – possiamo scegliere se liberarcene o se continuare a permettere a tutto questo di ripresentarsi per tutto il resto della nostra vita, riproponendo incessantemente sempre le stesse situazioni e problemi. Conosci un film con Albanese che si intitola “è già ieri”?E’ la storia di una persona che rimane imprigionato sempre nello stesso giorno.

Lo scopo di anima è conoscersi, non è ripetersi. Ripetiamo quando non abbiamo capito, anzi meglio, quando non abbiamo ancora conosciuto, quando non abbiamo la conoscenza dell’esperienza che stiamo vivendo. E’ come lo schema di un video gioco, se non conosci tutti di quello schema non lo puoi superare, fai molti sbagli, hai dubbi, ma non smetti fino a quando non ci prendi, … analogia e corrispondenza. Non vedi che creiamo le cose a nostra immagine?! La soluzione dei problemi non risiede in una soluzione, ma in un atteggiamento, semmai; un atteggiamente alla rieducazione, dobbiamo imparare una certa attitudine all’interiorità, all’osservare, allo sforzo costante di prendere coscienza di ciò che ci sta accadendo dentro ogniqualvolta si presentano situazioni e circostanze nella vita. Ma anche questa è un altra storia.