Rocco BRUNO – Cambiare le regole su ciò che ci controlla – Perugia giugno 2011

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CONOSCI TE STESSO: il peccato e il compleanno

 La mente, o meglio la funzione dell’intelletto (l’intelligenza, il pensiero), nello stato che consideriamo normale, è guastata da una fondamentale “imperfezione” che proviene dalla natura animale della nostra forma fisica. In un umano gli istinti o qualità dell’animale messi nelle mani di una mente molto potente, ma poco educata alla coscienza, diventano quella “comune” anomalia chiamata ego. L’ego è l’animale, è la “materia prima” degli alchimisti, che può essere elevata, trasmutata grazie alla virtù dell’auto-coscienza, che è parte integrante dell’anima, di ciò che ci anima, di ciò che realmente siamo internamente. Esiste pertanto una “coscienza” umana oltre la quale nessun umano può andare, le colonne d’Ercole nel mito greco, ma esiste anche, secondo una certa tradizione esoterica, un anima detta “divina” in grado di andare oltre i limiti previsti per questo mondo. Il nostro interesse, il nostro intendimento non può essere che a questo punto scoprire se questo è vero, se questa cosa esiste, se è possibile, cioè, che un umano diventi un “Dio”; se l’Essere, che si presume noi siamo, ha una qualche possibilità di divinizzare la materia prima umana per acquisire consapevolezza ed oltrepassare i limiti posti da questa forma. 
Ci deve essere un modo per risvegliare questa seconda natura, farla emergere o in qualche modo costruirla, acquisirla, partendo dalla base, appunto, delle “coscienza umana”. Perché l’uomo è come è? Perché ha intelletto? Perché ha sentimenti ed emozioni? Perché ha auto coscienza? A cosa gli serve? A quali prerogative assolve e si riferisce tutto questo? Come mai siamo diversi dagli altri animali? In cosa lo siamo? Questa differenza è il sospetto che ci deve essere di più in un esistenza vissuta come umani. L’uomo è la base, il punto di partenza di una qualche trasformazione o trasmutazione (come direbbe un alchimista)? 
Cos’è un Dio? Chi sono gli Dei? Perché Prometeo ruba il fuoco (della conoscenza) agli Dei per darla agli uomini? Il tramite di cos’è? E’ possibile che Prometeo sia la coscienza, il portatore della luce, del fuoco della trasformazione dell’uomo in qualcos’altro? In un Dio, per esempio? E’ possibile o almeno è un ipotesi di studio che un suo valore. L’alternativa è condurre quest’esistenza come ci hanno detto essere, inseguendo e reagendo, elemosinando “considerazione” ed “approvazione” dagli altri, nei quali investiamo tutte le nostre risorse ed aspettative. Vivere per compiacere qualcun altro non è decisamente una gran vita. Lamentarsi, risentirsi, dispiacersi, offendersi, esaltarsi per poi deludersi, e via così, un saliscendi senza molto senso, controllato da una serie di bisogni indotti, che non sono nemmeno tuoi. Ti è stato detto come vivere, ma tu non hai scelto non puoi averlo fatto perché non conosci “il perché” esisti. Il peccato sta in questo, è questo l’autentico peccato originale, non porsi nemmeno la questione del come mai esisto, il peccato è non perseguire nessun ipotesi per arrivare a conoscere direttamente cosa e chi sono realmente. 
Dato per assodato che se stati leggendo qui sei già, almeno intellettualmente, arrivato alla conoscenza o a capire, sentire od intuire che dentro di te agisce qualcosa che non sei tu, si pone la questione di cosa sono. Non sono l’ego, non sono i suoi bisogni (in quanto per loro stessa natura sono indotti nel corso dell’esistenza), il suo vociferare compulsivo ed incessante, e non sono nemmeno la sua brama, la sua ingordigia, il suo bisogno mai soddisfatto, le sue inutili emozioni, … l’unica autentica ipotesi di studio che abbia un qualche valore non è credersi quello che ci hanno detto essere, ma è arrivare a scoprire da se stessi cosa siamo, partendo da un altro tipo di identificazione. A questo punto ti stai ponendo nelle condizioni di scoprire il “perché”, qualsiasi sarà lo strumento che cercherai per realizzare questa conoscenza sarai sempre in grado, ricordando a te stesso quale è la tua ipotesi di lavoro, di discernere e di non confondere lo scopo con lo strumento. Ricordi il fabbricante di chiavi è di per se uno strumento, per fare cosa? – dice il Merovingio. Tu conosci la risposta a questa domanda, “isn’t it?” 
Se ci identifichiamo con l’ego siamo quello che il mondo si aspetta da noi e noi da loro, ma se cominciamo a “credere”, – perché di credere che si tratta, “vedere per credere” è un’altra delle menzogne che realizziamo, noi vediamo solo quello in cui crediamo, – di essere anima, di essere Neo, un Cristo in potenza, di credere che il Cristo è la coscienza, il Dio vivente che alberga in ogni corpo umano, tu sei quella forza, quella divinità,  – “non pensare di esserlo, convincitene” – non pensare di essere Neo, di essere anima, non pensare di essere il Dio vivente, convincitene che lo sei.  Fare questo non è blasfemo, ma equivale ad identificarsi (concedetemi la parola anche se non è quella sicuramente più adeguato parlando di coscienza) con qualcos’altro, e lo realizzi. Proprio quello di cui ha più paura questo mondo, che tu sveli ad altri che stanno vivendo di instabilità e di forme; l’ego è instabile, perché il pensiero stesso lo è, fluttua da un lato all’altro della tua testa, sospinto dal vento delle emozioni, dalle onde di un mare intenzionalmente inquieto, per impedirti di sapere cosa sei. La consapevolezza è nascosta nel presente, ecco perché il mondo lo detesta; se vivi alla giornata sei un “vagabondo”; se vuoi essere una persona seria devi programmare, organizzare, muovere persone, relazioni, etc… quando sei diverso da così minacci la loro sopravvivenza, la sopravvivenza di quel ritratto immaginario di se che è stato costruito nel corso di questa esistenza. 
L’essere umano è capace di interrogarsi sulla propria esistenza ed osservare la propria realtà  interiore,e questo è un valore. Nell’uomo ci sono tutti i presupposti per compiere un cambiamento, un autentica trasmutazione rivestendosi di un “involucro metallico meraviglioso”; il punto è che per fare questo passaggio, la tradizione, le scuole iniziatiche, e gli stessi profeti ci suggeriscono, che è necessario morire come umani e rinascere come Dei. L’umano è la materia prima; l’essenza, l’”essere” è la parte divina, la coscienza. Un Dio è un “essenza” che ha divinizzato l’umano, la forma umana, l’animale intellettuale, partendo dalle sue qualità o disponibilità “animiche”. Per fare “oro” serve avere dell’oro e tanta materia prima. E’ forse questo che gli Dei invidiano agli uomini? La possibilità dell’acquisizione di una consapevolezza che proviene dalla conoscenza, dall’aver appreso un certo processo di trasformazione …  Difficile da dire, soprattutto fintanto che per noi Dio o gli Dei non sono altro che idoli mentali. 
PECCATO = mancare un obbiettivo. La parola sarebbe di derivazione greca: hamartia; il cui significato è prossimo all’idea di mancanza di chiarezza. Nulla quindi a che vedere con l’idea di ‘inadempienza’ o ‘trasgressione’, ma più col – perdere riferimento, alienazione, allontanamento, smarrimento, frammentazione, scissione o conflittualità – che guarda caso è propria una delle principali caratteristiche dell’entità “ego”. L’ego, le persone hanno bisogno di avere nemici nella loro vita. Ma chi sono questi nemici? Altri individui che minacciano la nostra sopravvivenza, sia essa reale, come può essere in una minaccia diretta alla nostra vita, che del tutto immaginaria e creata esclusivamente nella mente a causa di una visione distorta di ciò che sta realmente accadendo. Quello che vediamo, che sentiamo, che odoriamo sono semplici segnali elettrici che arrivano al cervello e vengono interpretati a seconda della nostra “storia” personale, del nostro passato, delle credenze, dei falsi bisogni, delle aspettative, delle regole ricevute e e costruite artificialmente in mancanza di conoscenza e consapevolezza di ciò che siamo. E’ la falsa idea che ci siamo fatti su ciò che dovremmo essere a distorcere la percezione che a questo punto non è più chiara e viene trasmessa al corpo il quale si comporterà secondo la sensatezza della sua natura biologica. Il nostro corpo risponderà quindi con meccanismi automatici previsti dalla sua stessa natura, cose del tipo che “l’amigdala” sequestrerà una parte del cervello e ci porrà difronte alla condizione di sopravvivenza di qualsiasi forma di vita su questo piano: fuggi o lotta (per approfondimenti cercare: Goleman – rapimento emotivo). La minaccia è illusoria perché ad essere minacciato non è la coscienza, ma la sua falsa immagine, ovvero ad essere minacciata è l’esistenza dell’entità ego, frutto della trasformazione degli istinti dell’animale in una macchina biologica evoluta come l’umanoide. 
La mente diventa uno strumento potentissimo nelle mani di un incompetente, inconsapevole ed ignorate … quale volete che sia la conseguenza di tutto questo? Il mondo che conosciamo, un mondo in guerra con una parte, la minoranza che ruba gli 8/10 delle risorse ai più. Certo che quando questi poi si svegliano e si rendono conto vorranno il nostro stesso tenore di vita, … glielo abbiamo sbandierato così tante volte davanti agli occhi mentre li costringevamo a raccogliere il “cotone” per noi, che adesso vogliono solo quello. Peccare quindi è – mancare il senso autentico dell’esistenza umana. O pensi che il tuo scopo qui sia fare carriera, diventare famoso, avere soldi, o cose simili: questi sono solo effetti collaterali del fatto che riesca ad essere in grado o meno ad allinearti ad tuo “progetto” di vita, al disegno essenziale posto su di te in essere il giorno che sei nato. Per questo un compleanno vale la pena di essere festeggiato. Il tempo non esiste, esiste una posizione, il tempo è circolare. 
Quando tracci una retta, l’asse del tempo, e dici che prima è dopo c’è +∞ e -∞, in realtà stai implicitamente disegnando un cerchio. La terra gira intorno al sole e il giorno del tuo compleanno, la data individua una posizione, non il trascorrere di un bel niente. Ad ogni giro si processa di nuovo lo stesso cielo, quello stesso cielo che ti ha dato il “natale”. Ogni giro si rinnova la possibilità di assorbire le influenze di quel cielo natale, con i presupposti del tuo disegno di vita, della tua “mission” personale, unitamente a tutte quelle utili influenze per compierlo. Anticamente la festa di compleanno era un rituale attraverso il quale l’individuo cosciente assorbiva tutte queste influenze per rinnovare il suo intento di sviluppo, quell’acquisizione di coscienza che ti sei posto nella notte dei tempi. 
Andare ad “imbriagarsi”  e far baldoria per tutta la notte del tuo compleanno potrebbe essere, ed insisto col “potrebbe”, un mancato obbiettivo, cioè un “peccato”. Ho sottolineato “potrebbe essere” perché noi non possiamo realmente sapere quale sia la lezione che un altro individuo ha scelto, anche se a livello completamente inconscio, di imparare, vivendolo sulla sua propria stessa pelle. Questo perché per prendere coscienza di una cosa abbiamo bisogno di sperimentarla, e sembrerebbe che da queste parti tendiamo ad imparare “incasinandoci” prima. Il problema è “quando?”. Quando ne prendiamo coscienza, cioè. Potrebbe essere adesso, come mai (almeno per questa esistenza … e se non ne avessimo un’altra? Almeno con questa personalità) o troppo tardi (ed anche qui “rispetto” a cosa? – come vedete non c’è sicurezza in nulla. Noi pensiamo di controllare le cose, ma non è proprio così) per riuscire a riparare tutto il nostro passato a vantaggio del nostro futuro. E’ un bel dilemma.
Il problema vero qui è che una volta sperimentata una cosa tendiamo a cristallizzare in una abitudine, un po’ perché ci manca l’alternativa ed un po’ per una particolare conformazione umana a fissare e generare un bisogno di soddisfacimento emotivo partendo dalle azioni compite. La mancanza di un educazione all’interiorità fa il resto, la coscienza fatica ad acquisire consapevolezza, … e tante volte è solo un problema di informazione … e di condizionamento. 
Noi, tutti, siamo lo specchio delle credenze della nostra società, non ce ne rendiamo conto subito, perché ce ne sono talmente tante a disposizione per ognuno, tanto che abbiamo l’illusione di essere diversi. L’entità ego ha bisogno di sentirsi diverso, speciale questo per un paura di scoprire di essere “nulla”. Ma in cosa consiste la diversità? Nella polarità. Se credo in Dio sono in un modo, se non ci credo sono in un altro. Ma questa non è diversità, è solo condizionamento, è schierarsi da una parte o dall’altra, destra o sinistra, pro e contro, etc… la diversità autentica è solo nell’unicità che ognuno è. 
Noi non siamo tutti uguali, il corpo stesso te lo dice: non c’è un’impronta digitale uguale ad un’altra. Ah! Tra l’altro se guardate poi i polpastrelli vi accorgerete che le venature tendono tutte al centro creando una figura molto simile ad un vortice … strano! Ma andiamo avanti. 
PECCARE significa vivere senza qualità, omologarsi alla massa, vivere ciecamente, inconsapevoli delle reali ragioni della propria esistenza, vivere soffrendo e causando sofferenza ad altri. E non sto parlando di seguire delle regole morali, quello è un peccato ancora più “grave”, perché si vive nell’illusione di essere nel giusto e non si cerca più chi si è realmente. Vivere con qualità significa conoscere ciò che siamo realmente: nulla a che vedere con quel fantasma, quel passeggero “ritratto immaginario” di noi stessi che abbiamo creato in mancanza di un autentica educazione e riconoscimento. 
E non mi dire che sei felice e che quindi quello che dico non è vero, perché vuole dire che non guardi oltre il tuo naso: schiavitù, torture, guerre, sfruttamento, violenza, fame sono le conseguenze di sofferenze inferte da uomini ad altri uomini. Si, certo l’umanità ha realizzato opere sublimi sia dal punto di vista artistico che in termini di innovazione ed opere per migliorare le condizioni di vita qui (solo di alcuni, direi od a discapito di altri). La scienza e la tecnologia hanno solo amplificato l’impatto distruttivo della mente umana sul pianeta, le forme di vita e noi stessi. 
La nostra è avidità, sete di potere, il bisogno di considerazione degli altri, superbia, collera, possessività, odio, lascivia, ingordigia, dolore, sofferenza, insoddisfazione, frustrazione, malignità, paura, etc… con qualche breve intervallo di lucidità che tu chiami felicità; ed alle volte anche quella felicità è un bisogno stremo di considerazione, di sfogare tutta la tua frustrazione di non averci capito ancora niente sul perché cavolo vivi … le persone muoiono, anzi si suicidano, molto prima che l’evento si processi.