Il Fuoco della passione. Dialogo interiore condizionato ed Emozioni. Immaginazione negativa ed identificazione. Lavoro in Calma.

Il fuoco della passione, il fuoco del nostro “Spirito”, viene ridiretto, a causa dei primi processi di impressione od educativi, ed indirizzato nel canale delle nostre emozioni, di solito negative, un potenziale che viene condizionato e ristretto in uno spazio proprio come le acque di un fiume vengono costrette negli argini di una diga. Quando l’acqua raggiunge la soglia massima tracima, e quando questo torrente in piena deborda è un disastro ed è solo distruzione. E’ così che il potente fuoco trasformatore Agni diventa un fuoco disallineato, distruttivo, “Pitta” (uno dei Dosha dell’Ayurvedica, ma nella sua disarmonia, un fuoco disordinato), dannoso ed inutile. I.N.R.I. che significa, secondo una certa tradizione alchemico cristiana (da cristica), – Ignis natura renuvatur integra -, ovvero – la natura si rinnova per mezzo del fuoco; quel fuoco è il nostro Spirito, Agni, un fuoco particolare, la luce, la fiamma accesa sulla testa degli apostoli. E’ questo Spirito il fuoco di redenzione, lo Spirito Santo  di cui dobbiamo riappropriarci imparando a trasformare quel torrente emotivo in un potente fuoco acceso.

“Accendiamo la fiamma del nostro cuore, come torcia benedetta che è la luce del Signore, come fonte sacra di mistico sentimento, da cui sgorga il più limpido torrente d’amore. Accendiamo la fiamma di divina dolcezza, nella quale silenzioso il Maestro rifulge.” – sono queste le parole di una meravigliosa preghiera allo Spirito impareggiabile di un impavido guerriero. Tutto questo potentissimo fuoco, deve poter essere guidato da una mente illuminata ed ecco perchè è necessario imparare un nuovo atteggiamento, per poter modificare le regole che ci controllano, fino a potercene del tutto liberare. Se le emozioni negative sono il frutto di una risposta dei nostri istinti ad un intrusione del nostro territorio o spazio sacro, come dir si voglia, quindi una questione che coinvolge le funzione del plesso solare o 3° chakra, indiscutibilmente le emozioni positive sono dominio delle funzione attribuite al 2° chakra, Svadisthana o luogo preferito. Indugiare nelle emozioni positive significa cadere nelle trappola dell’illusione della fascinazione che passa attraverso un falso piacere effimero e non duraturo. Il punto è capire che tendiamo ad identificarci cna on il dialogo interiore, questa sorta di auto-idea del tutto dinamica e quindi apparentemente inesistente, ma che determina continuamente i nostri stati, soprattutto quello emotivi, dato che le emozioni per loro natura sono una risposta del corpo ad una, nel caso di quelle negative, minaccia, reale o meno, è la tua mente a renderla tale. 


Per cui se una persona col cappello, o con la barba, o un tale dopobarba, odore o profumo o atteggiamente, apparentemente innocuo, evoca in noi un qualche ricordo di quando abbiamo vissuto una minaccia autentica, adesso la mente creerà attraverso l’immaginazione un informazione distorta, collegando tale dettaglio o dettagli a quell’evento e costringerà le funzioni istintive a mettersi in allarme. La mente descrive ed il corpo risponde, deve farlo, deve obbedire, come deve accettare suo malgrado quando decidiamo di mangiarci un quintale di pasta o carne o altro tipo di cibo, o di farci qualsiasi tipo di sostanza nociva quale fumo, alcool, o droghe. Lo stesso accade con le emozioni, emos, sangue, ed infatti è il sangue quello che inizia a bollire, è lo spirito in esso che si agita sotto il controllo di una mente inadeguata ed improbabile. E’ per questo che dobbiamo tornare a superare le idee e passare ai fatti. Quante volte sulle emozioni, di solito negative, in un primo momento riusciamo a non esprimerle, ma poi continuano a manifestarsi? Oppure perché la compagnia di determinate persone suscita emozioni negative più intense e più frequenti che in altri casi? Che cos’è realmente un tiranno? La ragione è che ci concentriamo, ovvero la nostra attenzione è rivolta solo sul problema di dare o non dare espressione, ma mai sulle reali cause. Ecco perchè ho parlato speso di ricapitolazione. Non dare espressione alle emozioni, soprattutto negative, è utile se questa azione viene seguita da tutto un lavoro di ricapitolazione ed analisi, nella speranza di scoprire quali sono le reali cause, quando cioè realmente queste emozioni hanno iniziato a generarsi, anzi quando le idee che le determinano hanno iniziato ad imprimersi. Noi siamo stati impressionati, proprio come la pellicola di una macchina fotografica ed adesso quelle impressioni sono parte della nostra auto idea o atteggiamento mentale. 


Se non cambiamo atteggiamento non possiamo uscire dal circolo vizioso del dialogo interiore condizionato che genera emozioni o che determina e guida l’emotività. L’emozionale non deve essere gestito dalla mente, ovvero da un processo logico razionale il cui compito non è quello, ma dalla coscienza, dalla parte più sottile e reale di noi. Allora si che possiamo parla di Spirito, altrimenti, come è stato per la coscienza le emozioni sono solo un abbassamento del livello di consapevolezza. 


Cambiare atteggiamento, significa capire a cosa serve arretrare proprie ragioni capire che il bisogno di affermare le “proprie ragioni” è una conseguenza di un umiliazione subita in passato quando siamo stati portati nella condizione di schiavi che oggi siamo, ma che non vogliamo accettare. Ecco perchè è importante morire all’importanza personale, perchè è quello al quale sei stato educato per servire questo sistema. 

“Ti prendi troppo sul serio ti senti troppo maledettamente importante, ma dovrai cambiare! Sei così maledettamente importante che ti senti in diritto di irritarti di tutto. Sei così maledettamente importante che ti puoi permettere di andartene se le cose non vanno a modo tuo. Immagino che penserai che sia prova di carattere. E’ assurdo! Tu sei debole e presuntuoso!” Mi fece osservare che nel corso della mia vita non avevo mai finito nulla a causa di quel senso di sproporzionata importanza che attribuivo a me stesso. La presunzione deve essere abbandonata come la storia personale. Finché penserai di essere la cosa più importante del mondo non potrai apprezzare veramente il mondo intorno a te. Sei come un cavallo coi paraocchi, tutto quello che vedi è te stesso distinto da tutto il resto”. viaggio ad Ixtlan, Don Juan parla a Castaneda. 

Identificazione, siamo identificati con il dialogo interiore, noi ci crediamo lui. Non basta non dare espressione alle emozioni negative, bisogna imparare a cambiare atteggiamento mentale e capire che quando siamo preda ad un emozione tutto quello che ne consegue è irreale, inutile e dannoso, dobbiamo imparare ad ignorare il dialogo che si genera. Cosa significa essere identificati? Sapere di esserlo non basta, non ha nessuna utilità. Non esprimo, ma cerco di dis-identificarmi dal dialogo e quindi arretro, entro cioè nel corpo, sento,  percepisco. Devo imparare cosa sia il “percepire”. E’ di un cambiamento di atteggiamento al quale mi riferisco, solo così possiamo entrare in contatto con la forza vivente del nostro Spirito e renderlo Santo, santificarlo; è a questo che si riferisce il comandamento, santifica le feste, la festa è uno stato interiore di realtà. Devo guidare il Materiale istintivo. L’IDENTIFICAZIONE è un tipo di dialogo, non ha nulla a che vedere con un idea o qualsiasi altra cosa di statico, l’identificazione è un atteggiamento ad identificarsi con se stessi, con la propria importanza personale. Disidentificarsi significa spostare la propria attenzione, che cambia direzione, e dove la mia attenzione è, lì andrà la mia energia. Fermare il mondo, solo un guerriero lo può fare, perchè ha costruito un centro nella sua nullità, è il vuoto illuminante di una mente spenta. Se ti addestri diventi sempre più agile. Quando sei preda di un emozione, ti ricordi delle idee, dell’atteggiamento nuovo che stai cercando di portare aventi, porti l’attenzione nel corpo e…..sai che stai facendo? stai portando questa consapevolezza non solo in esso ma in tutti i tuoi piani di manifestazione. Hai collegato la funzione dell’intelletto col corpo, hai messo insieme 2 centri. 


“Cambiare atteggiamento” richiede tempo ed un impegno costante, dimenticando le “proprie ragioni” concentrandosi sul “tentativo” di scoprire le cause, ma innanzitutto di disidentificarsi, è l’attenzione che deve cambiare direzione. Imparare a gestire e poi superare le “emozioni negative” è una questione di “importanza personale”, fintanto che resterà vivo in noi il bisogno di affermare le “proprie ragioni” e di irritarmi e dell’orgoglio ed amor proprio difficilmente potrò spostare il punto focale dell’attenzione.


Solo così posso capire ed accettare l’idea di “arretrare dalle mie posizioni”, cerco di dis-identificarmi dal dialogo (come? Lavoro in calma, ad esempio) e quindi arretro, e così invece di diventare un “devo”, un obbligo cioè, ne posso comprendere l’utilità, è questo stesso modo di ragionare un lavoro nella direzione del cambiare “atteggiamento”. Il punto è che in preda ad un emozione si scatena tutto un dialogo interiore che la alimenta, se ne fa una questione personale e tutto si spegna, è in questo che consiste l’identificazione, l’identificazione con pensare, con il dialogo interiore. Ci sono comunque gradi di identificazione. Solo a questo punto possiamo assumere un nuovo “atteggiamento” che può passare dal porsi in uno stato “mentale” attraverso il quale inizio ad ignorare quel dialogo e cerco di pormi questioni relative alle cause: “quando realmente questa cosa è sorta”, “quali emozioni tendo a provare”, in quali circostanze, persone o caratteri o tipi, cosa la provoca, etc. e questo richiederà indubbiamente tempo e se mi aspetto dei risultati nell’immediato non potrò che rimanere deluso, e la delusione, come ben sai è un “emozione negativa” con la quale i più si identificano. Con l’identificazione e l’emozione (negativa o positiva poco cambia) bisogna “tentare”. Non basta sapere che siamo identificati, bisogna anche adottare contromisure adeguate. L’idea di identificarsi di per se non è utile se non è seguita da un azione.


Quale? Ad esempio provare a “spegnere il dialogo” portando l’attenzione nel corpo; come nel lavoro in calma; è solo una tattica, ma potrebbe funzionare, invece di compiangersi perché si è identificati e non si riesce a disidentificarsi che di per se, anche questa “idea”, è campata per aria e non significa nulla, se non che si apre la discussione sulle “tattiche” adottabili, diversamente resta un bel titolo di un paragrafo vuoto ancora da scrivere. Dire che si è identificati di per se non significa poterne uscire, e non è di nessuna utilità se non quella di alimentare l’idea di essere inadeguati al lavoro con grande compiacimento del “maestro” di turno. Intellettualmente questo è l’unico lavoro possibile e cioè arrivare alla comprensione (logico intellettuale) che le nostre emozioni, negative o positive, poco cambia, sono inutili e dannose, e che tutto ciò che pensiamo e sentiamo nella pancia sotto questo “influsso” è viziato ed irreale; ed allora per questa ragione ci rivolgiamo al nostro corpo, ad ascoltare il corpo, in questo modo riesco ad uscire o almeno ci provo dalla spirale malefica del dialogo condizionato che genera una risposta fisico-emotiva. Se sulle prime è un “devo”, compreso solo per un terzo della realtà, poi quando avrò sperimentato i risultati, a seguito dei miei tentativi, allora saprò che è vero ed è possibile, spostarci da sopra il tappeto e muoverlo altrove.


Bisogna solo provare, provare ed ancora provare, nessuna bacchetta magica, anche se, come dice il mio amico Vanni, c’è sempre il trucco. Ma per usare il trucco dovresti essere un guerriero. Non possiamo, almeno sulle prime, che imparare a formulare pensieri diversi senza preoccuparci solo di non dare “espressione” alle emozioni, cosa che di per se finisce per risultare inefficace a causa della nostra precedente educazione che ci spingerà nel giudizio e nella rassegnazione dell’ineluttabilità di vivere senza emozioni. La condizione emotiva può essere invece superata verso la dimensione del “sentimento”; – “essere l’eletto, è essere innamorati” – l’entusiasmo, quello autentico, è una chiara percezione che si può esistere nella pienezza di qualcosa che è quella stessa “percezione”. Il percepire è il vero strumento infatti anche il famoso “ricordo di se” non è altro che percepire ed aiutarci a capire col pensare.


E’ questa la differenza tra conoscere il “perché” e l’obbedire ai precetti di una scuola o di un “maestro” senza capirli. Se sulle prime (vedasi matrix reloaded dove i 3 non possono che eseguire le istruzioni dell’Oracolo) questo è l’unica possibilità possibile, è importante esercitare la nostra volontà a far emergere i “perché” chiedendosi sempre “perché” proprio come i bambini, senza carica emotiva, e senza il bisogno inutile di opinare, di obiettare. Il senso critico necessario e richiesto qui viene confuso, frainteso, dando luogo all’inutile obiezione, che altro non sono che l’ennesimo atteggiamento atto o a distruggere e normalizzare tutto, o a ricercare la considerazione, e quindi comunque qualcosa deve essere sempre scoraggiato.

Le obiezioni, Ancora sul cambiare atteggiamento, i Tiranni

Le obiezioni
Esistono tutta una serie di comportamenti distruttivi legati o derivanti dal lavoro dell’immaginazione negativa dove l’individuo inizia a cercare difronte alla possibilità pratica di mettere in opera le idee che è quella di trovare “inutili” difficoltà o di fare “obiezioni”. Se poi sperimenta la delusione e questa, in quanto emozione negativa, permane nonostante i tentativi di disidentificarsi o di fermare l’immaginazione o anche la descrizione del mondo la resa e l’abbandono in poco tempo della via del lavoro è possibile, in quanto linea con minor resistenza, alla quale siamo stati educati.

La cosa veramente incredibile è che questo comportamento, quello cioè di obbiettare che si manifesta attraverso il bisogno di dire la propria opinione, od opinare le idee di qualcun altro, è un comportamento diffuso tra tutti gli esseri razionali indipendentemente che stiamo o meno facendo un lavoro su di sé o spirituale; il che fa subito pensare e ci riporta davanti al discorso e della necessità di “perdere l’importanza personale”, e la dice lunga su quale o di quale tipo di lavoro “spirituale” si caratterizzano.

E’ veramente incredibile vedere e leggere cose che altro non sono che tentativi di non mettere in pratica e normalizzare qualsiasi genere di idea di lavoro che viene proposta alle persone, eppure sei tu quello che si è svegliato … le persone vivono per lo più proprio di “obiezioni”. Si sentono intelligenti, migliori degli altri solo quando possono porre le loro “obiezioni” o obiezione a qualcosa. Questo perché ha la necessità di esprimere non solo il proprio bisogno di considerazione, ma attraverso questo, e cioè l’obiezione, il proprio dissenso interiore è portatore di quella carica emotiva causa originaria delle sue emozioni negative.

Ancora sul cambiare atteggiamento
Innanzi tutto si deve capire ed accettare almeno a livello intellettuale (solo successivamente può scendere nel corpo questa comprensione grazie ai lavori mirati quali appunto quello in “calma”) quanto le emozioni siano inutili e dannose, quanto siano parte cioè dell’illusione; senza questa accettazione non ci può essere “lavoro”, se solo lontanamente pensiamo che le emozioni siano utili, necessarie o reali è inutile perché non possiamo arrivare a niente. E non mi riferisco al dolore istintivo o alla sofferenza, ma esclusivamente alla trasformazione del materiale istintivo in qualcos’altro a causa della presenza dell’intelletto. Il dolore della sofferenza di per sé non è un emozione negativa, ma lo diventa quando subentrano l’immaginazione e l’identificazione. Noi possiamo fermare l’immaginazione negativa, capendo cosa siano le emozioni, e capendo che è tutta una questione mentale e di dialogo interiore. 

Dovremmo poter capire che esse sono la risposta del corpo fisico al nostro modo di pensare al nostro atteggiamento mentale, quindi cambi atteggiamento spariscono le emozioni ed emerge quello che sta sotto. Le emozioni dipendono da un atteggiamento mentale e dall’immaginazione (negativa o positiva, anche qui fa lo stesso), solo con un secondo tipo di educazione noi possiamo educarci e non esprimerle e col tempo superarle. Solo così, accettando questa prima “idea” possiamo passare a ragionare su un possibile metodo, che come tale non solo è parziale, ma inefficace se ci limitiamo ad attuarlo senza capire dove ci vuole portare, che poi è il sapere il “perché” delle cose. Possiamo provare a catalogare le emozioni quanto ti pare ma alla fine solo un guerriero può spazzare il campo da questa interferenza artificiale. Il giusto atteggiamento “mentale” è solo un passaggio nell’attesa che il guerriero maturi, che un potere personale emerga, e questo è possibile solo se perdiamo l’importanza personale, attraverso la:

cancellazione della storia personale che è poi la ripetizione a nastro della nostra canzone psicologica,
smettendo di correggere gli altri, cercando di evitare la carica emotiva nel giudizio, smettendo di giustificarci, di lamentarci, … etc. etc. etc. e per fare tutto questo hai bisogno di tempo per addestrarti.

Il giusto atteggiamento non puoi pensare di realizzarlo mentre sei in battaglia, il che significa mentre sei preda di un emozione, lo dovresti creare piano piano, attraverso la rielaborazione del materiale che raccogli durante lo studio dei tuoi atteggiamenti o comportamenti. Un pensare correttamente si crea non nel momento in cui si è in un emozione negativa, ma nella pause, quando si è tranquilli.

Atteggiarsi, poi, è ancora qualcosa che ha a che vedere con la forma, con il bisogno di considerazione. Avere un atteggiamento positivo può servire alle volte, come alle volte averlo negativo, se abbiamo un atteggiamento troppo positivo, e qui mi riferisco a condizioni che oltrepassano, sconfinano dal giusto entusiasmo e diventano forme di svaporamento e di esaltazione positiva, … e difronte ai quale sarebbe utile contrapporre un atteggiamento guardingo quando non del tutto negativo, nefasto, sgradevole. Come è facile capire da queste mie ultime parole non esiste una regola e solo l’osservazione acuta ed intelligente di ciò che sta accadendo finisce per essere l’unica vera guida in questi casi per imparare a distinguere, gestire al fine di liberarsi dei propri atteggiamenti qualunque essi siano. Gli atteggiamenti potrebbero essere indipendenti dalle emozioni, anche se alcuni di essi possono esserne viziati.

Atteggiamenti e punti di vista? Essi sono niente altro che le nostre credenze, ma quando li chiamo atteggiamenti entrano in gioco tutti i fattori non solo l’idea, ma come penso, come mi muovo, cosa provo o sento quando incarno quella credenza, il che equivale a parlare di atteggiamenti. Abbiamo atteggiamenti per tutto, vero la conoscenza, gli amici, il sistema, il lavoro, lo studio di sé, e così via, e questi sono parti integranti del nostro cerchio della nostra cerchia di influenza e sono distribuiti tra i tre anelli di costruzioni. Lavorare alla personalità cambiando i nostri atteggiamenti influirà sullo sviluppo stesso della nostra essenza.

Sul non esprimere emozioni – talvolta in un primo momento riesco a non esprimere un’emozione negativa, è più semplice da studiare, ma poi continua a manifestarsi. Ciò significa che ho solo momentaneamente eliminato l’espressione ma non le cause. E per trovare le cause devo studiarmi senza scoraggiarmi.

I tiranni
Perché la compagnia di determinate persone suscita emozioni negative più intense e più frequenti che in altri casi? Perché chi è dominato dall’identificazione nel dialogo interiore e soverchiato dalle emozioni produce reazioni simili negli altri. Bisogna in questo caso imparare ad isolarsi, che non significa diventare indifferenti, ma essere capaci di spostare la nostra attenzione su ciò che realmente sta accadendo. In questo senso scoprire alcuni schemi mentali con cui le persone si relazionano a noi può tornare utile, anche se pericoloso nel momento in cui non viene capito lo scopo qui, che non è quello di appiccicare etichette, ma di studiare l’animale intellettuale in senso lato per acquisire un certo grado di libertà interiore. La persona che usa tutto questo materiale per controllare o giudicare il comportamento degli altri è ugualmente e molto più schiavo di prima.


Si distribuiscono tra succhiatori con la chiacchiera mentale, quello che opina ed obietta, usa il dialogo e l’eloquenza per discutere e ottenere un mare di attenzioni, c’è il maestro del senso di colpa, chiude il cuore, oppure tiranni evoluti come quelli che lavorano a Scoraggiarti, smonta pezzo dopo pezzo ognuna delle tue convinzioni, ti toglie quel poco potere che hai per sottometterti a nessuna visione, c’è la persona invadente, e ci sono sono anche gli Hassnamuss. La medicina? Il assoluto rimanere fedeli alla propria visione, la fede, non farsi agganciare dalle chiacchiere, non cercare l’approvazione altrui, prestare attenzione al fatto che tendiamo a cercare la commiserazione, che cerchiamo la considerazione degli altri e questo apre il varco, dobbiamo riuscire ad andare in assoluto oltre le maschere ed imparare ad essere impeccabili, inaccessibili, e questo avviene solo se moriamo alla nostra importanza personale e rinunciamo a farci compatire. E’ un problema di vanità e di scarsa fiducia nelle proprie risorse. 

Intelletto, la natura "esserica". Il secondo corpo.



La “speranza che queste idee potranno servire da elementi costruttivi e preparare il cosciente dei miei simili a edificare un mondo nuovo – mondo reale, secondo me, e suscettibile di essere percepito come tale da ogni pensiero umano senza il minimo dubbio – al posto di questo mondo illusorio che i nostri contemporanei si rappresentano” – G.I. Gurdjieff, incontri con uomini straordinari, op.cit. p.28.

La fede cieca non serve a nessuno, non porta la conoscenza, non ci sveglia e non ci permette di percorrere il cammino, il Cristo non è fede, il Cristo è un espressione, è un archetipo, un ideale da raggiungere, non da piangere e nemmeno da compiangere. 


Non è venuto nessuno a pagare per i nostri peccati, ma qualcosa in noi per farsi carico dei nostri processi interni, è il nostro Cristo intimo che sorge, è il Cristo che sorge nell’uomo che smette di sprecare la sua vita inseguendo i falsi ideali che loro, altri, ci hanno gentilmente regalato ed inculcato. E’ il nostro Cristo intimo che paga per i nostri peccati, è il nostro stesso sviluppo che ci redime dai peccati del mondo, dai nostri sprechi nel mondo. E’ tutto simbolico, la persona che risveglia in se stesso la forza Cristo trova il modo per smettere di peccare, il Cristo Intimo è l’uomo onesto che paga per i suoi errori … a chi? A se stesso attraverso la “sofferenza volontaria” e i “lavori coscienti”. Espiare le colpe, pagare i debiti, pagare per i peccati, significa esclusivamente liberarsi per sempre di ciò che genera la nostra malattia, significa liberarsi delle proprietà indesiderate delle conseguenze delle cristallizzazioni adultere del Kundabuffer o Kundantiguador.

Si legge nel vangelo di Filippo: «In mezzo al paradiso crescono due alberi: uno genera animali, l’altro genera uomini. Adamo mangiò dell’albero che genera animali: divenne animale e generò animali. L’albero di cui Adamo mangiò il frutto è l’albero della conoscenza. Questo è il motivo per cui aumentarono i peccati. Se egli avesse mangiato del frutto dell’altro albero, cioè del frutto dell’albero della vita, quello che genera gli uomini, allora gli dei venererebbero gli uomini» – ed ancora – «coloro che vogliono essere battezzati discendono nell’acqua. Ma il Cristo uscendo (dall’acqua) la consacrò affinché coloro che ricevono il battesimo nel suo nome siano perfetti. […]»L’albero della vita è la colonna vertebrale, mangiare i frutti di quest’albero equivale a rendersi come dèi per mezzo della trasmutazione sessuale. Il Cristo che esce dalle acque battesimali è l’impulso sessuale purificato per effetto della castità, impulso che, se dominato, ci consacra rendendoci perfetti, il suo battesimo è il battesimo del sesso. Il battesimo è il miracolo di renderci umani ovvero uomini e donne veri, autentici. Generare animali significa generare ego, ogni volta che perdiamo l’a sostanza generiamo un “io”, nutriamo la generazione di ego, ecco perché si legge che – “aumentarono i peccati”; il motivo è organo Kundabuffer, chiamato nelle scritture l’abominevole serpente tentatore dell’Eden. L’orgasmo animale è il generatore dell’ego.

“Se tu non riesci a fermare il mondo” – diceva Don Juan a Castaneda, – “tu non potrai mai entrare nel mondo dei sogni che costituisce la vera realtà”. Il mondo dei sogni è il piano oltre l’astrale, il mondo dei sogni sono i piani sottili dove noi non esistiamo, dove noi non siamo presenti, nel senso che non ne abbiamo non solo Coscienza, ma conoscenza che esistano. L’astrale è un illusione, è il mondo ancora una volta dei desideri, lì dove i desideri più inconfessati prendono forma, non ha senso di parlare di astrale se non riferendoci a mondi di un altro ordine. Per lo più le persone o certe scuole confondono il piano del desiderio, dell’emotività (collera, bisogno di rivalsa, lussuria, invidia, etc.) che si manifesta attraverso le esperienze oniriche come se fosse un ordine superiore di esperienza, quando è ancora una volta la riproposizione delle nostre rappresentazioni, momenti di elaborazione di una vita quotidiana vissuta nella meccanicità e nell’incoscienza (di ciò che realmente siamo). Raramente uno sperimenta stati diversi, particolari, di mistica devozione, o di incontri di crescita, e confonde queste esperienze con l’astrale che è abituato a descriversi. L’astrale di per se non è una dimensione ma uno condizione mentale, l’astrale per come viene inteso dai più è il mondo dei morti. Quello di cui sto parlando qui è quello che voi chiamereste il piano mentale o della volontà. L’astrale o meglio in viaggio astrale di per sé, come è inteso comunemente, altro non è che una bolla di energia all’altezza del torace dove l’individuo riprometta tutte le sue aspirazioni, desideri, passioni … L’autentico viaggio o meglio uscita, è un uscita dal corpo, un uscita in corpo astrale, che le persone non conoscono dato che si proiettano ancora l’immagine di un corpo fisico. Quando sei realmente liberò dalla forma vedi e vedi quello che vede Neo in matrix, vedi le persone nel loro letto, che dormono e sognano, una bolla di energia li sovrasta e lì dentro accade tutto il loro sogno, e mentre sognano desiderano, e mentre desiderano servono la natura, nutrono la terra. 

Ignoriamo tutto di questi mondi che si compenetrano ed è per questo che subiamo le influenze che da lì provengono. Il risultato di queste influenze a volte è la paura, temiamo l’ignoto perché non lo conosciamo, il mondo intorno a noi non è in grado di insegnarci niente a questo proposito. Solo incontrando una scuola, inteso come conoscenza, insegnamento, non mi riferisco a qualcosa o qualcuno in particolare, del secondo tipo che possiamo conseguire un certo tipo di conoscenza, che se sulle prime sarà esclusivamente intellettuale, successivamente richiederà un esplorazione ed una conferma pratica individuale. 

Questo significa che ciò che chiamiamo realtà in verità è solo una parte del tutto, quello che chiamiamo realtà è separata, si muove e reagisce rispetto ad un’altra realtà che crea continuamente situazioni nella vita degli umani e sulle forme di questo piano, proprio come le macchine influenzano e controllano continuamente “matrix” e le persone che in essa si muovono. Le macchine sono le leggi, le leggi meccaniche dell’universo, le 48 leggi della meccanica della creazione, della simulazione, sono le dimensioni, sono gli arconti, gli eoni dello spazio, gli agenti, essi sono i guardiani. La volontà risiede nel piano delle cause, l’impulso di creare è nelle cause, tutto è in unico luogo e in un “non luogo”, sono costoro quelli usciti dai senza-padre. Il piano psichico è un aspetto del mondo delle cause dove tutto si realizza prima di discendere in questo piano esistenziale. Come per lo spettro della luce la nostra percezione della cose è ristretta ad una piccola banda, … questo nonostante siamo così convinti di vedere tutto al punto tale da poter affermare con fermezza – “se non vedo, non credo!” -dimostrando di fatto tutta la nostra ignoranza. Esiste nell’universo una forza costante che plasma e crea ininterrottamente da sempre-mai. L’energia che è nel corpo umano è la trasformazione di questa energia universale. 

Il mondo in cui viviamo è mondo statico ed illusorio, falso, o meglio falsato, questo perché se ti do una martellata è certo che la sentirai, ma allo stesso tempo pur essendo così solido e consistente, dal punto di vista della nostra psicologia o psichismo, è viziato dalle nostre rappresentazioni o descrizione di esso, che purtroppo per noi è condizionata dai primi processi educativi da un mare di idee inconsistenti. Invece di parlare di ipotesi di studio, purtroppo per noi tendiamo a confondere modelli descrittivi, come quelli che sto esprimendo qui, per la realtà, compiendo la solita operazione di rimozione e banalizzazione. La nostra visione, il nostro campo visivo è fissato e limitato dai condizionamenti psicologici subiti e dalle sovrastrutture che noi stessi abbiamo creato, siamo schiavi di noi stessi, delle nostre idee, dei nostri pregiudizi, preconcetti, … e nonostante lo scriva non siamo più capaci di vederli! Ci piace pensare di essere condizionati e questo alimenta il nostro bisogno di approvazione, di sentirci approvati nell’esprimerlo; parlare di condizionamento “fa trendy”. 

Condizionati, lo siamo tutti nessuno escluso, tolto qualche illuminato che ha conseguito la saggezza e forse è preso nel tentativo di aiutare qualcuno a svegliarsi. Fermare il mondo significa riuscire a “vedere” tutta la realtà circostante e comprendere come si muove. Non era una vera visione ottica, ma una condizione di lucidità nell’osservazione ordinaria delle cose, e se inizi a giocare con la tua testa a causa di tutte le cause di ogni evento che ti accade sei ricaduto nel sonno. “Vedere” significa stare a guardare e aspettare che la comprensione di ciò che sta accadendo arrivi, “vedere” è un incredibile “surrender”, una resa totale a qualcosa di più grande, un profondo desidero di “sottomettersi”, che l’uomo moderno non è più in grado di capire, ad una voce interiore, che non è una voce che parla, ma un sentimento del divino, del sacro, che è in noi. Esiste un’energia superiore in ognuno di noi, quella che le religioni chiamano Dio, e che compare solo quando mente e corpo sono davvero collegati. “Dio si manifesta quando due forze si oppongono ed una terza viene ad unirle” – dice Jeanne De Salzmann in “La realtà dell’essere” .

Rendersi conto dell’orrore della situazione in cui versiamo è indubbiamente la cosa migliore che possa capitare ad un essere umano che abbia un qualche anelito, impulso alla rivoluzione di se stesso, ma purtroppo va da sé che non basterà per renderci 100% liberi, coscienti e vivi, tanto più che a maggior aumento della coscienza equivale un aumento della sofferenza. Fintanto che non saremo in grado di vedere in tutti i piani di esistenza, è meglio non lanciarsi in affermazioni (in se stessi, ovviamente. Se un danno produciamo è quando ce ne convinciamo, non quando ne parliamo ad altri, al massimo risulteremo solo un po’ ridicoli o strani) che ci inducano a pensare di essere svegli o di aver aperto chissà quali occhi o di contattare chissà quale spazio “astrale”, quando alla nostra misura, si possiamo parlare di lucidità e di visione che si apre. 

E’ necessario compiere un lavoro di molti anni, senza tregua, e certi che il mondo non può in alcun modo aiutarci a perseguire il nostro scopo. Il motivo in se è semplice: lo scopo dei sistemi è impedire ogni via di uscita da questa modalità di esistenza, da queste condizioni stabilità qui, questo perché, essendo perfettamente al corrente che esisterebbero altri modi di condurre un esistenza, questa consapevolezza farebbe perdere ai potenti di questo mondo l’attuale condizione di privilegio che hanno sugli altri. L’uomo è una pedina, un inconsapevole vittima del caso. Fintanto che non conoscerà il mondo sopra di lui, il vero “astrale”, il mondo dei sogni, il mondo delle cause, della volontà, il luogo della coscienza, finchè non si sarà incamminato a realizzare quel lavoro che è il Cristo stesso e tutti i suoi insegnamenti, finché non imparerà a determinare gli eventi nella sua vita attraverso lo sviluppo di una volontà cosciente, egli resterà inevitabilmente quella pedina ed in quanto tale non potrà che agire in balia degli eventi e soprattutto dei suoi istinti, legittimi, … naturali, anche se non possiamo dimenticare che siamo dotati di duplice natura, e se la prima natura viene soddisfatta attraverso l’appagamento del desiderio, la seconda natura paga la nostra incapacità di superare l’animale.

E’ importante avere la necessità, un impulso/anelito, un chiodo fisso da non dormirci la notte, “io non ci volevo venire”, quella spinta inspiegabile che ti vuole portare in qualche luogo/non luogo; mai sentita la sensazione di dover “andare”? Questo è l’anelito, solo una molta manifesta tale necessità, tale stato di necessita che possiamo intraprendere un “lavoro” nella direzione della coscienza che passi dallo sviluppo o dello svilupparsi dell’organo del pensiero, un vero e proprio corpo, o meglio secondo corpo. Se è possibile individuare nel corpo fisico l’idea di primo corpo, ad un livello, o misura comprensibile a tutti, è legittimo parlare del pensare, o meglio in merito al pensiero, di un secondo corpo, la cui forma è una non forma, la cui forma è lo stato intuitivo che l’essere senziente acquisisce attraverso i suoi processi di vita ed educativi affrontando con tutte le sue forze le istanza che di volta in volta la sua “originale” esistenza esige da lui. Il metodo è la vita stessa. L’organo del pensiero diventa lo strumento di conoscenza della verità e per edificare un vero mondo interiore, questo fa si che si sviluppi quel corpo siderale, Kesdjieno o impropriamente detto “astrale”, di cui necessitiamo per esplorare in modo cosciente il mondi sovrasensibili. Diversamente non faremo che proiettare tutte le nostre ambizioni e desideri in una sfera di energia psichica dove il teatrino dei nostri sogni si processa. Fermare il mondo è l’acquisizione di un autorità interiore, una capacità di spegnere la mente fornicatrice del “pensiero associativo”, nella perdita progressiva dell’importanza personale, a quel punto la visione eso-cristica diventa impersonale e per questa ragione “autentica”.

Siamo così assuefatti al sistema, e così tremendamente soggettivi che allo stato attuale, salvo rari casi, non possiamo in alcun modo pensare di poter conoscere ed esplorare “piani superiori di coscienza” (e mettiamo tra virgolettato anche questa espressione dato che è a sua volta una schematizzazione utile però a dirci alcune cose rispetto alla possibilità di conoscere qualcosa che vada oltre la normale esperienza quotidiana). La “superiorità” o “straordinarietà” dei “piani” non dipende dalla dimensione, che di per se è un’altra schematizzazione del tutto, ma dalla capacità di “vedere” cioè di attuare quella coscienza di cui siamo dotati e di cui solo pochi ne fanno quell’uso introspettivo e analitico che tutte le tradizioni propongono. 

Forse qui c’è la possibilità di unire l’idea di diagramma interno dell’uomo e perdere il importanza, d’altronde il guerriero è colui che è in grado di “fermare il mondo” e quindi esplorare l’ignoto.
“C’è una cosa dentro di te, che non conosci, e di cui negherai l’esistenza. Finchè non sarà troppo tardi per farci qualcosa. E’ l’unico motivo per cui ti alzi al mattino. L’unico motivo per cui sopporti un capo stupido. Il sangue, il sudore e le lacrime … questo perchè vuoi che le persone sappiano quanto sei bravo, attraente, generoso, divertente, intelligente. Temetemi o riveritemi, ma per favore pensate che sono speciale. Condividiamo una dipendenza. Siamo tossicomani dichiarati. Vogliamo tutti la pacca sulla spalla e l’orologio d’oro. L’ip-ip-urrà del cazzo. Guardate il ragazzo intelligente con il distintivo, che lucida il suo trofeo. Brillate o chiamati impazziti … siamo solo scimmie, avvolte in bei vestiti, che implorano l’approvazione degli altri.” – revolver 2005 – Gay Ritchie

Ora et labora, la magia sessuale. Matrix è controllo attraverso il sesso animale.


“Sii appassionato in ogni cosa che fai. Si deve lavorare precisamente su qualcosa di preciso. Il lavoro non dovrebbe essere un desiderio, ma un bisogno, una necessità. Quando diventerà un bisogno avrai una risposta. Non hai il diritto di avere solo desiderio. Non è abbastanza. Non ti darà niente. Crea un bisogno in te.” da l’inedito di “INCONTRI a PARIGI, alcune domande e risposte dal gruppo Francese.”

L’atto sessuale per sua definizione assolve ai presupposti della natura delle cose su questo pianeta, natura che prevede l’atto sessuale come funzione fondamentale per la riproduzione delle specie e delle specie in tutti i regni, l’uomo poco a poco ne ha fatto uno strumento di piacere e di compensazione di vuoti intimi, esserici, affettivi, e come forma di compensazione di frustrazioni, paure, risentimento, bisogno di considerazione e di esprimere un potere o mascolinità e molto altro. 

La natura del sesso ne ha bisogno per mantenersi e mantenere la vita sulla superficie di questo pianeta, ragion per cui è stata chiamata “di mantenimento”. La “natura di mantenimento” ha bisogno del sesso per produrre “unità biologiche”, è matrix: “gli uomini non nascono vengono coltivati”, la natura coltiva gli esseri umani attraverso la riproduzione, e per fare questa cosa usa uno strumento interessantissimo che si chiama il sesso. Noi non abbiamo capito cos’è il sesso, perché attribuiamo al sesso il valore del piacere che regala, … il sesso, la parola viene da secare, dividere, è un artificio che usa la natura per fare una cosa incredibile, e cioè per creare quello che in elettricità si chiama “differenza di potenziale”. E’ la differenza di potenziale che permette il moto degli elettroni da un polo ad un altro. Capite perché c’è l’uomo e la donna? capite perché nei testi di magia sessuale si parta di alto voltaggio o di atomi ad alto voltaggio? Il voltaggio è il potenziale, è diventa la pietra filosofale di coloro che sono capaci di usare questo strumento invece che farsi usare. 

La donna è un polo, quello stabile, immobile, fermo, il vuoto, e l’uomo è il movimento, l’azione, il moto; attraverso questo meccanismo le macchine si sono assicurate a tempo indefinito tutta l’energia di cui hanno bisogno, … chi sono le macchine? Le leggi meccaniche dell’universo, gli arconti, il Demiurgo, chiamatelo come vi pare, ma non è niente di antropologico o umano. 

“Ci sono campi, campi sterminati dove gli esseri umani non nascono: vengono coltivati. A lungo non ci ho voluto credere, poi ho visto quei campi con i miei occhi. Ho visto macchine liquefare i morti affinché nutrissero i vivi per via endovenosa. Dinanzi a quello spettacolo, potendo constatare la loro limpida, raccapricciante precisione, mi è balzata agli occhi l’evidenza della verità. Che cos’è Matrix? È controllo. Matrix è un mondo virtuale elaborato al computer, creato per tenerci sotto controllo, al fine di convertire l’essere umano in questa.”

Capite che cos’è il sesso? Il controllo è il sesso, o meglio in “sesso” è usato come strumento di controllo, ed ecco perché allo stesso tempo può essere lo strumento della liberazione finale. Il Sesso non è solo qualcosa di tremendamente sacro, è al di là dell’idea di “sacro”, è tremendamente “reale”, è così centrale nella vita e per lo sviluppo della vita perché è il meccanismo stesso che “tiene insieme” l’universo, la vita nell’universo, è la forza debole dell’universo, ecco perché è considerato elettrico ed ecco perché il Merovingio parla di causalità e del fatto che ne saremo sempre assoggettati. Nessuno di noi si può sottrarre da questo dato di fatto. Conoscere il “perché” di questa cosa, come dice il Merovingio, equivale ad avere “potere”, il “potere” di cambiare matrix a proprio piacimento e liberare i primi di noi. 

“Osservate. Ecco, vedete, le ho mandato un dessert, un dessert molto particolare. L’ho scritto io, di persona. Inizia tutto in modo così semplice: ogni sequenza del programma crea un nuovo effetto, è come… poesia. All’inizio un impeto emotivo, calore. Il cuore che palpita. Riesci a vederlo, Neo, sì? Lei non sa capacitarsene. Perché? Sarà il vino? No. Cos’è, allora? Quale ne è la ragione? Presto non ha più importanza. Presto i perché e le ragioni evaporano, e ad avere importanza resta solo l’emozione in sé”.

Voi confondete il sesso, con il piacere sessuale. Il PIACERE SESSUALE è stato messo lì apposta di modo che non accorgiate di nulla, ma lo stesso meccanismo che obbliga al cozza a ritirarsi se gli metti il limone sopra. In realtà non è stato messo neanche quello, è l’effetto collaterale del fatto che è stata creata una “differenza di potenziale” potentissima, alla quale è impossibile sottrarsi che si palesa attraverso il “piacere”, è l’impulso irrefrenabile a unirsi la forza forte, la forza latente che ai più sfugge, e se usiamo quella forza invece che per riprodursi per fare altro abbiamo già compreso cosa sia questa cosa. I.E.M. impulsi elettromagnetici si dice in matrix, ed è molto vicino a quello che stiamo dicendo qui, quello che senti e riconosci come piacere sessuale o impulso a cercare l’altro è l’espressione di un “dovere” della natura al quale non puoi sottrarti, puoi solo cercare di usare in modo “intelligente” per svilupparti. 

Il controllo è attraverso il sesso, la separazione nei 2 poli è il controllo, il controllo è pensare di essere uno la metà dell’altro, mentre dal punto di vista “esserico” siamo unità, ecco perché bisogna riportare integrità. E’ questo separazione determinata dalla forma biologica, dall’animale che ci tiene imprigionati in questo ordine di cose. Cosa ci sia oltre, … non lo so, ho capito solo come fare a smettere di fare la pila della “duracel”. 2 calamite non posso che attrarsi, ma noi possiamo usare questa forza per realizzare un motore magnetico. L’essere umano attraverso questo processo o meccanismo è, come tutte le forme di vita su questo piano, obbligato a riprodursi. La “vita” stessa è separazione e la morte è il ritorno a casa, ecco perché dobbiamo averne “paura” … ma noi possiamo utilizzare questo potenziale, questa differenza di potenziale per tornare a casa con “consapevolezza”, con una coscienza più grande di quella con la quale siamo arrivati qui. Va da sé che nel momento in cui interrompo il flusso degli elettroni che si spostano da un polo ad un altro, finisce tutto, finisci ogni possibilità di sviluppo ulteriore, e si capisce, pertanto, da sé che più il circuito resta alimentato e più acquisto “potere”, forza, … e qui, … viene la questione della responsabilità e di quale uso ne faccio di tutto questo “potere” ed è qui che sta la differenza tra un JEdi ed un Sith. 

Si dovrebbe sapere che nell’uomo e nella donna sono depositati tutti gli elementi che porterebbero alla costruzione in noi, non solo di un secondo corpo, come direbbe la tradizione ermetica o alchimista o gnostica, ma una autentica Coscienza. Il signor Gurdjieff nei suoi libri esprime questo concetto in modo molto chiaro con la frase – “Felice colui che capisce la finzione degli ‘exioeccari’ per la trasformazione del proprio essere. Infelice colui che li usa in un solo modo”. Capire questo funzionamento significa capire come funziona matrix, cioè la “natura di mantenimento”, e non potete pensare di capirlo fintanto che sarete affezionati al vostro PIACERE sessuale animale. La sacralità del sesso sta nel cercare attraverso lo strumento della preghiera quello stato interiore profondo, “esserico” qualcuno direbbe, che serve per tenere vivo il flusso degli elettroni, di modo da alimentare questo stato o profondità, espanderlo e accrescerlo. 

Ecco perché tutti parlano di costruire un corpo o costruire una coscienza, o accrescere, espandere la coscienza, è una questione puramente elettro-magnetica ecco perché il Kundalini, la Divina Madre è il potere elettrico per eccellenza, essa è la trasformazione delle madre natura che in noi si manifesta attraverso la natura inferiore (riproduttrice) in qualcosa di coscienziale, in una volontà ed una tendenza alla rivoluzione. 

Esistono solo 2 fiumi della corrente, uno va per la riproduzione e quindi il controllo e l’altro è per la rivoluzione, e una rivoluzione non può che essere radicale. Il corto circuito lo produce l’orgasmo, lo spasmo animale che è funzionale all’interruzione del flusso alimentato, il circuito viene caricato a dismisura, attraverso l’aumento del piacere, e quando raggiunge l’apice viene svuotato, scaricato, ceduto tutto il suo potenziale alla Madre Natura attraverso il corto circuito, che altro non è che una tremenda “messa a terra”. E questo vale per entrambi, l’orgasmo è un corto circuito sia per l’uomo che per la donna, nella donna ha la funzione di cedere energia mantenendo il circuito alimentato; lo scarico diventa la sua pulsazione nei suoi orgasmi, e quando l’orgasmo accade all’uomo il circuito si spegne del tutto. Attraverso l’orgasmo della donna la coppia cede energia a terra. 

Ecco cos’è la coda dell’animale, ecco perché l’organo Kundabuffer, è lo scarico di tutti i poteri che divinizzano come “effetto parallasse” e che ci sono dati non perché siamo interessanti o belli o animici o altro, ma perché era necessario, funzionale agli scopi della natura. Il Demiurgo, tanto per dargli un nome, l’architetto di matrix, quindi crea questa cosa per i suoi scopi consapevole che possono esistere anomalie sistemiche che causano fluttuazioni nel sistema, che a causa, dell’intelletto, della coscienza, della possibilità di usare l’intelligenza in modo intelligente o cosciente, imperfetto. L’uomo, l’animale intellettuale, doveva essere dotato di intelletto per assolvere a certi compiti necessario alla natura di questo pianeta per il suo sviluppo, ma questa stessa dote porta con se la duplice valenza e quindi l’anomalia sistemica o imperfezione. Imperfezione necessaria per permettere al sistema di sopravvivere.

Il resto del come gli uomini hanno imparato ad utilizzare il sesso, e mi riferisco a tutte le sue forme compensative o di estremizzare il “piacere”, non possono non essere considerate altro che funzionali ed assimilabili alle varie forme di schiavizzazione, o schiavitù o controllo. Ecco perché tutta questa diffusione del materiale pornografico, le veline in televisione, gli ammiccamenti e tutto il resto a carattere lascivo. 

Servono per generare effigi mentali, ovvero pensieri/immaginiàinnesco che, come “programmi”, faranno funzionare la coppia secondo gli interessi della natura e non delle loro essenze. Ecco perché ho detto che la donna è la salvezza di questa umanità, in essa è depositato il carattere dell’a-more, in quanto essa stessa vita, ed ecco perché il mio invito è a smettere di “prostituirsi”, di prostituire, vendere, cioè, il suo potere, secondo un dettame del tutto maschile, per un effimero e debole bisogno di affettività. Perché elemosinare un falso amore da un codardo pur di colmare un “vuoto bisogno”? L’uomo “vero” è colui che conosce il valore della responsabilità, e riconosce la sua sposa, è Maddalena che diventa Maria, la vergine energia, frutto della ritualità del lavatoio dei piedi. Ecco perché li asciuga con i capelli, i capelli lunghi sono il segno che contraddistingue il femminino per eccellenza, oltre alle qualità latenti.

Il sesso per il “piacere” è sempre uno strumento di “compensazione”, la domanda che ci si dovrebbe porsi è a che scopo? Per cosa sto usando il sesso? Per attrarre cosa? Il sesso sacro invece è senza compromessi, non è condizionato, e è espressione di questo tipo di “amore”, l’animale dominato cede il passo ad una natura superiore, inteso in termini di consapevolezza, di coscienza, che il più degli esseri umani, a causa delle condizioni di vita stabilite su questo piano, difficilmente avrà la possibilità di conoscere o incontrare. Dalle emozioni negative si comprende qualcosa che non si potrebbe comprendere senza averle. Invidia, paura, rabbia, eccetera. 

Si deve separare questo da sé stessi cosicché non rimanga nell’essenza e possa essere usata quando necessaria rimanendo distaccati. Ecco cosa significa nel linguaggio ermetico o esoterico che la nostra Luce decaduta, il nostro Lucifero è in realtà il portare di una luce di redenzione. 

Ci vuole la spada dell’arcangelo San Michele (anche lui una figura allegorica) per immobilizzare l’animale, la sua pulsione alla riproduzione, per usare tutta quell’attività elettrica per evadere, I.E.M. l’unica arma che abbiamo contro le “macchine”. L’essenza è imbottigliata negli istinti dell’animale che per comodità le scuole hanno chiamato ego, o alter ego, … nulla a che vedere con la personalità che è un programma posto a livello dell’intelletto che è il luogo dove potersi rendere conto di tutti questo, e che a causa del tipo di educazione ricevuta rimaniamo invischiati in frequenze utili al mantenimento delle cose o condizioni di vita stabilità su questo piano o qui su questo “sfortunato” pianeta. E’ la prova delle prove è grande possibilità, come si evince dalla regola degli scacchi (Revolver, pellicola di G. Ritchie, docet) – “per diventare più acuto devi giocare con un giocatore più acuto di te”, così l’intelletto, umano è provato dal migliore degli avversari; il Demiurgo e i suoi arconti, ed ecco perché, ovviamente secondo me, nel vangelo di Filippo si legge: 

“Gli arconti vollero ingannare l’uomo, a motivo della sua parentela con quelli che sono veramente buoni. Presero il nome di coloro che sono buoni e lo attribuirono a coloro che non sono buoni, per poterlo ingannare mediante i nomi e poterlo vincolare a quanti non sono buoni. In seguito, se essi Fanno loro un favore, (gli arconti) li allontanano da quelli che non sono buoni e li collocano tra i buoni, che essi conoscono. Essi, infatti, vogliono eliminare chi è libero e farne un loro schiavo per sempre. Vi sono forze che lottano contro l’uomo perché non vogliono che egli sia salvato”

 … perché il loro compito è mettere alla prova l’uomo, ingannarlo e vedere se si libera, e questo è decisamente un ruolo secondario, almeno dal punto di vista dell’ego che si è generato da parte di ognuno degli arconti, ogni legione, ogni “peccato capitale” è espressione di questa natura, ogni arcangelo gestisce dirige, secondo la tradizione gnostica un dipartimento, è parte degli eserciti di Adamas Sabaoth … il riflesso “sotto”[1] di Raphael (mercurio, Hermes) nell’uomo, il risultato cioè della sua influenza su di lui è l’accidia, quello di Orifiel (Saturno, Cronos, il tempo che magia i suoi figli, gli dei) è la gola, l’ingordigia, di Samael (Marte, Ares) è l’ira, di Zachariel (Giove, Zeus) è l’invidia, Uriel (venere, Afrodite) è la lussuria; quello di Michael (il Sole), la cui trattazione è separate dagli altri, è la superbia, di Gabriel (la Luna) è la cupidigia.

Ecco cosa significa quello che si legge nel testo di Pistis Sofia a proposito del tiranno adamas, di Zeus (Giove), Cronos (Saturno), Hermes (mercurio), Ares (Marte), Afrodite (venere), Sabaoth e i suoi eserciti: ”pose, come sovrani, cinque altri grandi arconti, che in tutto il mondo dell’umanità sono chiamati con questi nomi: il primo è chiamato Cronos, il secondo Ares, il terzo Hermes, il quarto Afrodite, il quinto Zeus”. Inoltre riferendosi al sesso ed a questo gruppo di arconti si legge sempre nelle stesso – “Quando gli arconti di Adamas si ribellarono ed esercitarono continuamente l’unione sessuale generando arconti, arcangeli, angeli, ministri e decani, da destra venne Jeu, padre di mio padre, e li legò in una sfera del destino.” Se siete stati attenti ed avete seguito il discorso, vi sarete accorti che sono rimasti fuori dal ragionamento 2 Arcangeli e cioè Michele e Gabriele. 

Le seguenti parole non potranno che esservi di una chiarezza smisurata: “Per comando di mio Padre, il primo mistero che guarda dentro, chiamai giù dagli eoni Gabriele e Michele, diedi loro il flusso luminoso, e li diressi giù nel caos ad aiutare Pistis Sophia, a riprendere le forze luminose, che le erano state tolte dalle emanazioni dell’arrogante, e a restituirle a Pistis Sophia.” – Michele e Gabriele uno è la luna (donna, argento) e l’altro è il Sole (uomo, oro), non deve pensare in termini antropologici, ma in termini del principio: il maschile ed il femminile. L’uomo deve imparare ad amare una donna, e la donna deve imparare ad amare se stessa, attraverso il confronto in una coppia, che per sua stessa ammissione altro non è che un matrimonio perfetto, entrambi imparano a sviluppare e riportare unità in se stessi. E’ questo ancora una volta il senso delle parole del vangelo di Tommaso: 

« Allorché di due farete uno, allorché farete la parte interna come l’esterna, la parte esterna come l’interna e la parte superiore come l’inferiore, allorché del maschio e della femmina farete un unico essere sicché non vi sia più né maschio né femmina […] allora entrerete nel Regno » (Vangelo di Tommaso, loghia di Gesù n°22)

Messo tutto insieme significa che nel momento in cui iniziamo a vincere la superbia (l’arroganza, l’importanza personale, l’amor proprio) e la cupidigia (la possessività, l’avarizia, la gelosia) in noi possiamo realmente ri-acquisire la vera luce, riscattare cioè le qualità della “temperanza” (cielo di Saturno, Cronos), dell’”a-more” (cielo di Marte, Ares), dell’’altruismo” (Giove, Zeus) e della “castità” (venere, Afrodite) che sono le qualità di tutti gli altri arcangeli o arconti e che furono sottratte a noi, Pistis Sophia, dall’arrogante. 

Sempre nello stesso intorno del codice di Askew, il libro del Salvatore, si legge al cap. 63 – “Allorché il flusso luminoso immise in Pistis Sophia tutte le forze luminose – che le erano state sottratte dalle emanazioni dell’arrogante -, essa divenne tutta splendente; e anche le forze luminose che si trovavano in Pistis Sophia, quelle che non le erano state tolte dalle emanazioni dell’arrogante, divennero nuovamente felici e si riempirono di luce. Le luci immesse dentro Pistis Sophia rianimarono il suo corpo materiale nel quale non c’era più alcuna luce: era in procinto di andare in rovina, o sarebbe andato in rovina; ma esse raddrizzarono tutte le sue forze, che erano in procinto di sciogliersi; acquisirono una forza luminosa, divennero di nuovo come erano state prima, e riacquistarono la percezione luminosa.”

Qui è il Cristo intimo personale che parla, il lavoro che ognuno di noi opera nella direzione della Coscienza, di una presa di coscienza, che ci dice che ci deve essere di più nella vita di quello che costatiamo ed opiniamo, e dice: “Per opera del mio flusso luminoso, tutte le forze luminose di Pistis Sophia si riconobbero reciprocamente e furono liberate per mezzo della luce di quel flusso. Allorché il mio flusso luminoso prese dalle emanazioni dell’arrogante quelle luci che esse avevano sottratto a Pistis Sophia, le immise in Pistis Sophia, si voltò e uscì dal caos.”

“il mio flusso luminoso” è la coscienza appunto; in tutto il racconto di Pistis Sophia mai deve sfuggire la figura più importante che è il “narratore”, ed il “narratore” è il Cristo, il Salvatore, è il nostro Salvatore nella parte dell’intimo profondo, è l’osservatore imparziale, la coscienza oggettiva, colui che non compare, che non ha sostanza nel racconto, ma che è il protagonista, e leggendo questo codice noi incarniamo quel principio, il lettore ed il “narratore” diventano a questo punto la stessa persona, la stessa sostanza impalpabile, aerea, plasmata nel ritmo perenne del racconto o della creazione, lo Spirito Divino, che non si vede, ma che esiste, che non è il racconto, ma solo il “narratore”, ovvero l’immanifestato. In un solo momento il lettore diventa la divinità che crea e si specchia nel suo racconto…


… ma questa è un’altra storia, a noi basti sapere che nel momento in cui Pistis Sophia, la nostra anima si “pente” ed inizia a praticare i misteri della luce, che sono i misteri del sesso sacro, il matrimonio perfetto, i misteri dell’arca dell’alleanza, il magnifico e sacro Maithuna. 

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[1] Nel testo del Salvatore noto col nome di Pistis Sophia o Codice di Askew, ad un certo punto si narra che Gesù ed i Suoi discepoli si librano in alto nelle regioni aeree, nella Via di Mezzo, e vengono al primo ordine di essa. I discepoli a quel punto vengono istruiti sulla natura di questo spazio e dei suoi arconti. Vien detto loro che sopra ad essi vi sono Dodici Eoni, di cui sei sono governati da Adamas e sei da Iabraoth. I sei sotto Iabraoth si sono pentiti ed hanno praticato i misteri di luce, i sei sotto Adamas hanno rifiutato i misteri di luce e persistito nel mistero dell’accoppiamento od unione sessuale e procreando arconti ed arcangeli, ed angeli, operai e decani. Sopra di essi Ieu (che il nome magico del mistero della luce) ha stabilito altri cinque Grandi Arconti, chiamati nel mondo del genere umano con i seguenti nomi: Kronos, Ares, Hermes, Aphrodite e Zeus. Ecco perché ho detto il riflesso sotto, mi sto riferendo a quelle parti che sono e concorrono con la gestione del primo fiume del sesso. I misteri della luce è la castità ed è il secondo fiume di cui si è parlato qui.