Il Fuoco della passione. Dialogo interiore condizionato ed Emozioni. Immaginazione negativa ed identificazione. Lavoro in Calma.

Il fuoco della passione, il fuoco del nostro “Spirito”, viene ridiretto, a causa dei primi processi di impressione od educativi, ed indirizzato nel canale delle nostre emozioni, di solito negative, un potenziale che viene condizionato e ristretto in uno spazio proprio come le acque di un fiume vengono costrette negli argini di una diga. Quando l’acqua raggiunge la soglia massima tracima, e quando questo torrente in piena deborda è un disastro ed è solo distruzione. E’ così che il potente fuoco trasformatore Agni diventa un fuoco disallineato, distruttivo, “Pitta” (uno dei Dosha dell’Ayurvedica, ma nella sua disarmonia, un fuoco disordinato), dannoso ed inutile. I.N.R.I. che significa, secondo una certa tradizione alchemico cristiana (da cristica), – Ignis natura renuvatur integra -, ovvero – la natura si rinnova per mezzo del fuoco; quel fuoco è il nostro Spirito, Agni, un fuoco particolare, la luce, la fiamma accesa sulla testa degli apostoli. E’ questo Spirito il fuoco di redenzione, lo Spirito Santo  di cui dobbiamo riappropriarci imparando a trasformare quel torrente emotivo in un potente fuoco acceso.

“Accendiamo la fiamma del nostro cuore, come torcia benedetta che è la luce del Signore, come fonte sacra di mistico sentimento, da cui sgorga il più limpido torrente d’amore. Accendiamo la fiamma di divina dolcezza, nella quale silenzioso il Maestro rifulge.” – sono queste le parole di una meravigliosa preghiera allo Spirito impareggiabile di un impavido guerriero. Tutto questo potentissimo fuoco, deve poter essere guidato da una mente illuminata ed ecco perchè è necessario imparare un nuovo atteggiamento, per poter modificare le regole che ci controllano, fino a potercene del tutto liberare. Se le emozioni negative sono il frutto di una risposta dei nostri istinti ad un intrusione del nostro territorio o spazio sacro, come dir si voglia, quindi una questione che coinvolge le funzione del plesso solare o 3° chakra, indiscutibilmente le emozioni positive sono dominio delle funzione attribuite al 2° chakra, Svadisthana o luogo preferito. Indugiare nelle emozioni positive significa cadere nelle trappola dell’illusione della fascinazione che passa attraverso un falso piacere effimero e non duraturo. Il punto è capire che tendiamo ad identificarci cna on il dialogo interiore, questa sorta di auto-idea del tutto dinamica e quindi apparentemente inesistente, ma che determina continuamente i nostri stati, soprattutto quello emotivi, dato che le emozioni per loro natura sono una risposta del corpo ad una, nel caso di quelle negative, minaccia, reale o meno, è la tua mente a renderla tale. 


Per cui se una persona col cappello, o con la barba, o un tale dopobarba, odore o profumo o atteggiamente, apparentemente innocuo, evoca in noi un qualche ricordo di quando abbiamo vissuto una minaccia autentica, adesso la mente creerà attraverso l’immaginazione un informazione distorta, collegando tale dettaglio o dettagli a quell’evento e costringerà le funzioni istintive a mettersi in allarme. La mente descrive ed il corpo risponde, deve farlo, deve obbedire, come deve accettare suo malgrado quando decidiamo di mangiarci un quintale di pasta o carne o altro tipo di cibo, o di farci qualsiasi tipo di sostanza nociva quale fumo, alcool, o droghe. Lo stesso accade con le emozioni, emos, sangue, ed infatti è il sangue quello che inizia a bollire, è lo spirito in esso che si agita sotto il controllo di una mente inadeguata ed improbabile. E’ per questo che dobbiamo tornare a superare le idee e passare ai fatti. Quante volte sulle emozioni, di solito negative, in un primo momento riusciamo a non esprimerle, ma poi continuano a manifestarsi? Oppure perché la compagnia di determinate persone suscita emozioni negative più intense e più frequenti che in altri casi? Che cos’è realmente un tiranno? La ragione è che ci concentriamo, ovvero la nostra attenzione è rivolta solo sul problema di dare o non dare espressione, ma mai sulle reali cause. Ecco perchè ho parlato speso di ricapitolazione. Non dare espressione alle emozioni, soprattutto negative, è utile se questa azione viene seguita da tutto un lavoro di ricapitolazione ed analisi, nella speranza di scoprire quali sono le reali cause, quando cioè realmente queste emozioni hanno iniziato a generarsi, anzi quando le idee che le determinano hanno iniziato ad imprimersi. Noi siamo stati impressionati, proprio come la pellicola di una macchina fotografica ed adesso quelle impressioni sono parte della nostra auto idea o atteggiamento mentale. 


Se non cambiamo atteggiamento non possiamo uscire dal circolo vizioso del dialogo interiore condizionato che genera emozioni o che determina e guida l’emotività. L’emozionale non deve essere gestito dalla mente, ovvero da un processo logico razionale il cui compito non è quello, ma dalla coscienza, dalla parte più sottile e reale di noi. Allora si che possiamo parla di Spirito, altrimenti, come è stato per la coscienza le emozioni sono solo un abbassamento del livello di consapevolezza. 


Cambiare atteggiamento, significa capire a cosa serve arretrare proprie ragioni capire che il bisogno di affermare le “proprie ragioni” è una conseguenza di un umiliazione subita in passato quando siamo stati portati nella condizione di schiavi che oggi siamo, ma che non vogliamo accettare. Ecco perchè è importante morire all’importanza personale, perchè è quello al quale sei stato educato per servire questo sistema. 

“Ti prendi troppo sul serio ti senti troppo maledettamente importante, ma dovrai cambiare! Sei così maledettamente importante che ti senti in diritto di irritarti di tutto. Sei così maledettamente importante che ti puoi permettere di andartene se le cose non vanno a modo tuo. Immagino che penserai che sia prova di carattere. E’ assurdo! Tu sei debole e presuntuoso!” Mi fece osservare che nel corso della mia vita non avevo mai finito nulla a causa di quel senso di sproporzionata importanza che attribuivo a me stesso. La presunzione deve essere abbandonata come la storia personale. Finché penserai di essere la cosa più importante del mondo non potrai apprezzare veramente il mondo intorno a te. Sei come un cavallo coi paraocchi, tutto quello che vedi è te stesso distinto da tutto il resto”. viaggio ad Ixtlan, Don Juan parla a Castaneda. 

Identificazione, siamo identificati con il dialogo interiore, noi ci crediamo lui. Non basta non dare espressione alle emozioni negative, bisogna imparare a cambiare atteggiamento mentale e capire che quando siamo preda ad un emozione tutto quello che ne consegue è irreale, inutile e dannoso, dobbiamo imparare ad ignorare il dialogo che si genera. Cosa significa essere identificati? Sapere di esserlo non basta, non ha nessuna utilità. Non esprimo, ma cerco di dis-identificarmi dal dialogo e quindi arretro, entro cioè nel corpo, sento,  percepisco. Devo imparare cosa sia il “percepire”. E’ di un cambiamento di atteggiamento al quale mi riferisco, solo così possiamo entrare in contatto con la forza vivente del nostro Spirito e renderlo Santo, santificarlo; è a questo che si riferisce il comandamento, santifica le feste, la festa è uno stato interiore di realtà. Devo guidare il Materiale istintivo. L’IDENTIFICAZIONE è un tipo di dialogo, non ha nulla a che vedere con un idea o qualsiasi altra cosa di statico, l’identificazione è un atteggiamento ad identificarsi con se stessi, con la propria importanza personale. Disidentificarsi significa spostare la propria attenzione, che cambia direzione, e dove la mia attenzione è, lì andrà la mia energia. Fermare il mondo, solo un guerriero lo può fare, perchè ha costruito un centro nella sua nullità, è il vuoto illuminante di una mente spenta. Se ti addestri diventi sempre più agile. Quando sei preda di un emozione, ti ricordi delle idee, dell’atteggiamento nuovo che stai cercando di portare aventi, porti l’attenzione nel corpo e…..sai che stai facendo? stai portando questa consapevolezza non solo in esso ma in tutti i tuoi piani di manifestazione. Hai collegato la funzione dell’intelletto col corpo, hai messo insieme 2 centri. 


“Cambiare atteggiamento” richiede tempo ed un impegno costante, dimenticando le “proprie ragioni” concentrandosi sul “tentativo” di scoprire le cause, ma innanzitutto di disidentificarsi, è l’attenzione che deve cambiare direzione. Imparare a gestire e poi superare le “emozioni negative” è una questione di “importanza personale”, fintanto che resterà vivo in noi il bisogno di affermare le “proprie ragioni” e di irritarmi e dell’orgoglio ed amor proprio difficilmente potrò spostare il punto focale dell’attenzione.


Solo così posso capire ed accettare l’idea di “arretrare dalle mie posizioni”, cerco di dis-identificarmi dal dialogo (come? Lavoro in calma, ad esempio) e quindi arretro, e così invece di diventare un “devo”, un obbligo cioè, ne posso comprendere l’utilità, è questo stesso modo di ragionare un lavoro nella direzione del cambiare “atteggiamento”. Il punto è che in preda ad un emozione si scatena tutto un dialogo interiore che la alimenta, se ne fa una questione personale e tutto si spegna, è in questo che consiste l’identificazione, l’identificazione con pensare, con il dialogo interiore. Ci sono comunque gradi di identificazione. Solo a questo punto possiamo assumere un nuovo “atteggiamento” che può passare dal porsi in uno stato “mentale” attraverso il quale inizio ad ignorare quel dialogo e cerco di pormi questioni relative alle cause: “quando realmente questa cosa è sorta”, “quali emozioni tendo a provare”, in quali circostanze, persone o caratteri o tipi, cosa la provoca, etc. e questo richiederà indubbiamente tempo e se mi aspetto dei risultati nell’immediato non potrò che rimanere deluso, e la delusione, come ben sai è un “emozione negativa” con la quale i più si identificano. Con l’identificazione e l’emozione (negativa o positiva poco cambia) bisogna “tentare”. Non basta sapere che siamo identificati, bisogna anche adottare contromisure adeguate. L’idea di identificarsi di per se non è utile se non è seguita da un azione.


Quale? Ad esempio provare a “spegnere il dialogo” portando l’attenzione nel corpo; come nel lavoro in calma; è solo una tattica, ma potrebbe funzionare, invece di compiangersi perché si è identificati e non si riesce a disidentificarsi che di per se, anche questa “idea”, è campata per aria e non significa nulla, se non che si apre la discussione sulle “tattiche” adottabili, diversamente resta un bel titolo di un paragrafo vuoto ancora da scrivere. Dire che si è identificati di per se non significa poterne uscire, e non è di nessuna utilità se non quella di alimentare l’idea di essere inadeguati al lavoro con grande compiacimento del “maestro” di turno. Intellettualmente questo è l’unico lavoro possibile e cioè arrivare alla comprensione (logico intellettuale) che le nostre emozioni, negative o positive, poco cambia, sono inutili e dannose, e che tutto ciò che pensiamo e sentiamo nella pancia sotto questo “influsso” è viziato ed irreale; ed allora per questa ragione ci rivolgiamo al nostro corpo, ad ascoltare il corpo, in questo modo riesco ad uscire o almeno ci provo dalla spirale malefica del dialogo condizionato che genera una risposta fisico-emotiva. Se sulle prime è un “devo”, compreso solo per un terzo della realtà, poi quando avrò sperimentato i risultati, a seguito dei miei tentativi, allora saprò che è vero ed è possibile, spostarci da sopra il tappeto e muoverlo altrove.


Bisogna solo provare, provare ed ancora provare, nessuna bacchetta magica, anche se, come dice il mio amico Vanni, c’è sempre il trucco. Ma per usare il trucco dovresti essere un guerriero. Non possiamo, almeno sulle prime, che imparare a formulare pensieri diversi senza preoccuparci solo di non dare “espressione” alle emozioni, cosa che di per se finisce per risultare inefficace a causa della nostra precedente educazione che ci spingerà nel giudizio e nella rassegnazione dell’ineluttabilità di vivere senza emozioni. La condizione emotiva può essere invece superata verso la dimensione del “sentimento”; – “essere l’eletto, è essere innamorati” – l’entusiasmo, quello autentico, è una chiara percezione che si può esistere nella pienezza di qualcosa che è quella stessa “percezione”. Il percepire è il vero strumento infatti anche il famoso “ricordo di se” non è altro che percepire ed aiutarci a capire col pensare.


E’ questa la differenza tra conoscere il “perché” e l’obbedire ai precetti di una scuola o di un “maestro” senza capirli. Se sulle prime (vedasi matrix reloaded dove i 3 non possono che eseguire le istruzioni dell’Oracolo) questo è l’unica possibilità possibile, è importante esercitare la nostra volontà a far emergere i “perché” chiedendosi sempre “perché” proprio come i bambini, senza carica emotiva, e senza il bisogno inutile di opinare, di obiettare. Il senso critico necessario e richiesto qui viene confuso, frainteso, dando luogo all’inutile obiezione, che altro non sono che l’ennesimo atteggiamento atto o a distruggere e normalizzare tutto, o a ricercare la considerazione, e quindi comunque qualcosa deve essere sempre scoraggiato.

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