Le obiezioni, Ancora sul cambiare atteggiamento, i Tiranni

Le obiezioni
Esistono tutta una serie di comportamenti distruttivi legati o derivanti dal lavoro dell’immaginazione negativa dove l’individuo inizia a cercare difronte alla possibilità pratica di mettere in opera le idee che è quella di trovare “inutili” difficoltà o di fare “obiezioni”. Se poi sperimenta la delusione e questa, in quanto emozione negativa, permane nonostante i tentativi di disidentificarsi o di fermare l’immaginazione o anche la descrizione del mondo la resa e l’abbandono in poco tempo della via del lavoro è possibile, in quanto linea con minor resistenza, alla quale siamo stati educati.

La cosa veramente incredibile è che questo comportamento, quello cioè di obbiettare che si manifesta attraverso il bisogno di dire la propria opinione, od opinare le idee di qualcun altro, è un comportamento diffuso tra tutti gli esseri razionali indipendentemente che stiamo o meno facendo un lavoro su di sé o spirituale; il che fa subito pensare e ci riporta davanti al discorso e della necessità di “perdere l’importanza personale”, e la dice lunga su quale o di quale tipo di lavoro “spirituale” si caratterizzano.

E’ veramente incredibile vedere e leggere cose che altro non sono che tentativi di non mettere in pratica e normalizzare qualsiasi genere di idea di lavoro che viene proposta alle persone, eppure sei tu quello che si è svegliato … le persone vivono per lo più proprio di “obiezioni”. Si sentono intelligenti, migliori degli altri solo quando possono porre le loro “obiezioni” o obiezione a qualcosa. Questo perché ha la necessità di esprimere non solo il proprio bisogno di considerazione, ma attraverso questo, e cioè l’obiezione, il proprio dissenso interiore è portatore di quella carica emotiva causa originaria delle sue emozioni negative.

Ancora sul cambiare atteggiamento
Innanzi tutto si deve capire ed accettare almeno a livello intellettuale (solo successivamente può scendere nel corpo questa comprensione grazie ai lavori mirati quali appunto quello in “calma”) quanto le emozioni siano inutili e dannose, quanto siano parte cioè dell’illusione; senza questa accettazione non ci può essere “lavoro”, se solo lontanamente pensiamo che le emozioni siano utili, necessarie o reali è inutile perché non possiamo arrivare a niente. E non mi riferisco al dolore istintivo o alla sofferenza, ma esclusivamente alla trasformazione del materiale istintivo in qualcos’altro a causa della presenza dell’intelletto. Il dolore della sofferenza di per sé non è un emozione negativa, ma lo diventa quando subentrano l’immaginazione e l’identificazione. Noi possiamo fermare l’immaginazione negativa, capendo cosa siano le emozioni, e capendo che è tutta una questione mentale e di dialogo interiore. 

Dovremmo poter capire che esse sono la risposta del corpo fisico al nostro modo di pensare al nostro atteggiamento mentale, quindi cambi atteggiamento spariscono le emozioni ed emerge quello che sta sotto. Le emozioni dipendono da un atteggiamento mentale e dall’immaginazione (negativa o positiva, anche qui fa lo stesso), solo con un secondo tipo di educazione noi possiamo educarci e non esprimerle e col tempo superarle. Solo così, accettando questa prima “idea” possiamo passare a ragionare su un possibile metodo, che come tale non solo è parziale, ma inefficace se ci limitiamo ad attuarlo senza capire dove ci vuole portare, che poi è il sapere il “perché” delle cose. Possiamo provare a catalogare le emozioni quanto ti pare ma alla fine solo un guerriero può spazzare il campo da questa interferenza artificiale. Il giusto atteggiamento “mentale” è solo un passaggio nell’attesa che il guerriero maturi, che un potere personale emerga, e questo è possibile solo se perdiamo l’importanza personale, attraverso la:

cancellazione della storia personale che è poi la ripetizione a nastro della nostra canzone psicologica,
smettendo di correggere gli altri, cercando di evitare la carica emotiva nel giudizio, smettendo di giustificarci, di lamentarci, … etc. etc. etc. e per fare tutto questo hai bisogno di tempo per addestrarti.

Il giusto atteggiamento non puoi pensare di realizzarlo mentre sei in battaglia, il che significa mentre sei preda di un emozione, lo dovresti creare piano piano, attraverso la rielaborazione del materiale che raccogli durante lo studio dei tuoi atteggiamenti o comportamenti. Un pensare correttamente si crea non nel momento in cui si è in un emozione negativa, ma nella pause, quando si è tranquilli.

Atteggiarsi, poi, è ancora qualcosa che ha a che vedere con la forma, con il bisogno di considerazione. Avere un atteggiamento positivo può servire alle volte, come alle volte averlo negativo, se abbiamo un atteggiamento troppo positivo, e qui mi riferisco a condizioni che oltrepassano, sconfinano dal giusto entusiasmo e diventano forme di svaporamento e di esaltazione positiva, … e difronte ai quale sarebbe utile contrapporre un atteggiamento guardingo quando non del tutto negativo, nefasto, sgradevole. Come è facile capire da queste mie ultime parole non esiste una regola e solo l’osservazione acuta ed intelligente di ciò che sta accadendo finisce per essere l’unica vera guida in questi casi per imparare a distinguere, gestire al fine di liberarsi dei propri atteggiamenti qualunque essi siano. Gli atteggiamenti potrebbero essere indipendenti dalle emozioni, anche se alcuni di essi possono esserne viziati.

Atteggiamenti e punti di vista? Essi sono niente altro che le nostre credenze, ma quando li chiamo atteggiamenti entrano in gioco tutti i fattori non solo l’idea, ma come penso, come mi muovo, cosa provo o sento quando incarno quella credenza, il che equivale a parlare di atteggiamenti. Abbiamo atteggiamenti per tutto, vero la conoscenza, gli amici, il sistema, il lavoro, lo studio di sé, e così via, e questi sono parti integranti del nostro cerchio della nostra cerchia di influenza e sono distribuiti tra i tre anelli di costruzioni. Lavorare alla personalità cambiando i nostri atteggiamenti influirà sullo sviluppo stesso della nostra essenza.

Sul non esprimere emozioni – talvolta in un primo momento riesco a non esprimere un’emozione negativa, è più semplice da studiare, ma poi continua a manifestarsi. Ciò significa che ho solo momentaneamente eliminato l’espressione ma non le cause. E per trovare le cause devo studiarmi senza scoraggiarmi.

I tiranni
Perché la compagnia di determinate persone suscita emozioni negative più intense e più frequenti che in altri casi? Perché chi è dominato dall’identificazione nel dialogo interiore e soverchiato dalle emozioni produce reazioni simili negli altri. Bisogna in questo caso imparare ad isolarsi, che non significa diventare indifferenti, ma essere capaci di spostare la nostra attenzione su ciò che realmente sta accadendo. In questo senso scoprire alcuni schemi mentali con cui le persone si relazionano a noi può tornare utile, anche se pericoloso nel momento in cui non viene capito lo scopo qui, che non è quello di appiccicare etichette, ma di studiare l’animale intellettuale in senso lato per acquisire un certo grado di libertà interiore. La persona che usa tutto questo materiale per controllare o giudicare il comportamento degli altri è ugualmente e molto più schiavo di prima.


Si distribuiscono tra succhiatori con la chiacchiera mentale, quello che opina ed obietta, usa il dialogo e l’eloquenza per discutere e ottenere un mare di attenzioni, c’è il maestro del senso di colpa, chiude il cuore, oppure tiranni evoluti come quelli che lavorano a Scoraggiarti, smonta pezzo dopo pezzo ognuna delle tue convinzioni, ti toglie quel poco potere che hai per sottometterti a nessuna visione, c’è la persona invadente, e ci sono sono anche gli Hassnamuss. La medicina? Il assoluto rimanere fedeli alla propria visione, la fede, non farsi agganciare dalle chiacchiere, non cercare l’approvazione altrui, prestare attenzione al fatto che tendiamo a cercare la commiserazione, che cerchiamo la considerazione degli altri e questo apre il varco, dobbiamo riuscire ad andare in assoluto oltre le maschere ed imparare ad essere impeccabili, inaccessibili, e questo avviene solo se moriamo alla nostra importanza personale e rinunciamo a farci compatire. E’ un problema di vanità e di scarsa fiducia nelle proprie risorse. 
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