Il ricordo di sé. Tensori o tensione emotiva.

C’è un lavoro che può essere fatto con le emozioni, che è parte integrante di quello che vengono chiamati i “misteri minori“, che ha a che fare con l’imparare a gestire i propri stati interni, il proprio umore e cristallizzando un certo dominio interno che passa per il lavoro con le tensioni emotive. Si tratta di un aspetto del “trasmutare”, del saper estrarre cioè il fuoco dalla “passione” per uno scopo che è della coscienza. Nei misteri si parlerebbe della prova appunto del “fuoco”, della capacità cioè di imparare non a reprimere o a non esprimere emozioni, ma ad “estrarre”da questi momenti una certa qualità del fuoco utile al nostro sviluppo. 


Durante i momenti di forte tensione emotiva, infatti, si sprigiona un tipo particolare, per così dire, di energia, un fuoco, un energia che diremmo dello Spirito, che bollando sotto un certo stato di coscienza permetterebbe di fissare in noi quel qualcosa di riconducibile all’idea di “presenza”; presenza inteso come un certo tipo di emanazione che invece di essere “veleninoskiriana” sia luminosa, vibrante, viva e che ravvivi la “coscienza” invece di assopirla o spaventarla. Tramite “un emozione molto intensa”, – dice Ouspensky nella raccolta dei suoi incontri dal 1928 al 1945 intitolata “un nuovo documento”, – “si può creare la base per il ricordo di sé” … purtroppo questa cosa deve essere capita. Quello che sfugge, il dettaglio più importante, è che il testo è una raccolta dei verbali degli incontri, il che significa che si tratta di una parte di qualcosa che è avvenuto, ed è  unicamente una traccia, come tale è solo una parte di quello che è avvenuto realmente durante quegli incontri; è un terzo di quello che è accaduto, un terzo della comunicazione, dell’insegnamento, del lavoro che si è processato durante questi incontri e pertanto parziale e non può essere presa alla lettera, tocca intuire cosa sia realmente accaduto ed a cosa si stava riferendo in quel momento Ouspensky non solo a parole, ma non tutto il suo “essere”, bisognerebbe capire o meglio sentire entrare in contatto cioè con cosa stava vibrando in lui in quegli istanti.


La questione del “ricordo di sé” è, come più volte ho sostenuto, una questione di lana caprina, bisogna capire cosa sia il “ricordare”, altrimenti si resta in una trappola che porta alla dissociazione: si tratta di una possibilità di poter prendere coscienza, e questo avviene il più delle volte in forma spontanea, è che noi cerchiamo di ricordarci di provare a riprodurre tutto questo in modo scientifico, cioè far diventare un fenomeno ripetibile questa spontaneità, di modo che non si processi casualmente, ma perchè stimolata da un idea che è “il ricordare”. Solo così possiamo realmente comprendere cosa significa saper approfittare degli stati di “tensione emotiva”. L’importante è saperlo, avere cioè l’informazione, averne cioè la “sofia”, solo con il ricordarmi dell’idea posso provare a vedere di conseguire la “conoscenza”, la gnosis, e per farsi che sofia diventi gnosis, mi serve “pistis”, il potere, la fede, ovvero il “perchè”, ed il perchè lo conosco, lo scopro solo se mi ricordo e resto davanti a quello che sta accadendo … ecco perchè una volta vi ho detto state davanti alla vostra inadeguatezza e soffritene, parafrasando un andante di una certa Madam de Salzman. 

Lo stesso vale per tutte le idee del sistema (con la precauzione di sapere che si tratta di idee), compresa quella della possibile di farne un qualche uso degli stati di tensione emotiva, se me lo ricordo durante la manifestazione della tensione, sperimento e scopro da me stesso quello che non può essere descritto, scritto o spiegato perchè diventerebbe sempre e comunque una definizione ed ancora “sofia”. Abbiamo bisogno di esempi per capire le idee, e gli esempi sono la vita vissuta con una certa attenzione a quello che ci accade, ed alla luce delle informazioni acquisite o metodo. Molte persone credono di capire una cosa quando possono darle un nome, e non si accorgono che si tratta di un artificio, che si tratta ancora di un qualcosa che è parte del mondo della dialettica, del mondo dialettico, cioè. 

Ma ricordando sempre che è di un metodo, cioè che è di uno strumento che si sta parlando e che la sostanza, il valore aggiunto sei tu, finisce per metterti in gioco, altrimenti usi le idee per sottrarti alle tue responsabilità, alla responsabilità di rivelare “te stesso”, una responsabilità verso ciò che consideri, al tuo livello, il tuo stesso “essere”, una realizzazione che ti sei prefissato in qualche momento particolare della tua vita, che adesso non ricordi magari più con la stessa chiarezza, e che è quella di fissare un centro di volontà attiva, di acquisire una certa decisione e determinazione nella direzione della “presenza”, intesa proprio come l’esserci, vivere, sentire e stare in quello che sei. 

Dobbiamo capire che quello che viene chiamato “ricordo di sé” è in realtà una stato nel quale siamo sempre ma non lo notiamo, non abbiamo cioè coscienza. Il manifestarsi dei tensori, cioè dei momenti di tensione emotiva non è così prevedibile come si pensa e serve restare allertati, quanto ci si riesca, per poterne approfittare, ricordarsi di questa idea diventa utile quando i sintomi compaiono. Questi momenti emotivi compaiono di tanto in tanto, sono occasioni, ma noi di solito non le usiamo, ci preoccupiamo di giudicarci o giudicarli, e questo ci impedisce di usufruirne, il sapere di poterne trarre un qualche vantaggio è già un passo avanti, perchè ne vediamo l’utilità, e questo, almeno in parte, dovrebbe servire a ridurre l’attività e l’azione del giudizio. Sapendolo, non possiamo ignorare l’idea che si possano usare. E’ questo lo scopo della sapienza o sofia, Pistis si realizza quando ti ricordi e provi ad agire in un altro modo. Il saperlo, quindi, ed il ricordarselo mentre la tensione emotiva si presenta fa si che rimarrà la traccia, utile anche nel futuro. Dobbiamo sapere quindi che possiamo usare gli stati emotivi quando si presentano perchè così possiamo estrarre la nostra forza dal nostro Spirito, come? Non identificandoci col dialogo, le nostre ragione e quant’altro giustificherebbe una reazione, ed entrando nel corpo, ma bisogna essersi addestrato nel tempo con il Lavoro in Calma già proposto.
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