CONDIZIONAMENTI E CRESCITA INDIVIDUALE ( di Alroc, Anonimo contemporaneo)



Esistere è un vero dilemma. Ogni nostro gesto sa essere insieme perfettamente inutile se non è accompagnato da un significato. Il senso delle cose è difficilmente afferrabile, ad ogni passo ci imbattiamo in una serie di eventi che viviamo, fissandoli nella memoria, ma di cui non conosciamo la verità. L’incosapevolezza della vita rende l’esistenza difficile da sopportare, in quanto si percepisce ad ogni istante il suo mistero. Il mistero consiste nell’impossibilità di accedere a un patrimonio di conoscenze che ci è stato negato per secoli. Questo patrimonio, ben conosciuto in oriente, per noi è sfuggente perché il nostro lato inconscio è stato soppresso da cumuli di condizionamenti morali, scientifici, religiosi, sociali etc.

Sotto queste macerie esiste invece una parte del nostro essere che vorrebbe finalmente emergere a coprotagonista dell’esistenza: il nostro inconscio. L’infelicità esistenziale nasce proprio dalla mancata emersione del nostro io più profondo. Delle volte cerchiamo di farlo emergere con strumenti esterni (alcool, droghe, pulsioni e dipendenze di vario tipo), ma siamo destinati a non vincere.
Guardare un bambino significa vedere un inconscio ancora molto libero di agire, ma sappiamo che ben presto quel germoglio verrà coperto da strati di condizionamenti che lo soffocheranno. Nonostante si provi a seppellire questo lato nascosto della nostra psiche, esso non tarderà di emergere in modi e momenti imprevisti, perché il suo compito e la sua natura è quello di esprimersi.
Se l’inconscio trova vie salubri di manifestazione, si mostrerà attraverso stati creativi: musica, opere d’arte, stati estemporanei d’ispirazione etc.; ma se esso è tenuto sotto pressione potrà trovare strade distruttive per l’organismo tramite malattie fisiche e psichiche.
In tutto questo quella componente che noi chiamiamo Anima è di per sé il catalizzatore di ogni processo che noi definiamo come inconscio, il lato enfatico per eccellenza che forma e dà consistenza alla nostra vita. L’anima è ciò che cerchiamo e ciò che ci permette di trovare noi stessi, più affondiamo la volontà nelle viscere della parte nascosta della nostra esistenza, più lei regala tutta la sua bellezza. A quel punto si è iniziati alla vita reale.
L’iniziazione per me è avvenuta scrivendo un romanzo (quindi tramite un atto creativo) ed è proseguita tramite la scoperta delle ricerche di Corrado Malanga e a tutt’oggi non si è arrestata perché inarrestabile è il processo che si innesca nel momento in cui si accetta di accogliere la parte inconscia nel proprio conscio. L’io in questo caso diventa un tutt’uno con queste componenti e insieme lavorano cooperando e non più lottando singolarmente per emergere. La triade unita non è altro che questo: la capacità che abbiamo di smettere di combattere per iniziare a lavorare su di sé.
Il lavoro consiste nel mio caso nel voler essere sempre connessa con l’inafferrabile. Che vuol dire questa frase? Per me l’inafferrabile consiste nella capacità che ho di guardare insieme tutto senza capire, un po’ come quando ci lasciamo trasportare dall’ascolto di una musica, di una poesia, di un’opera teatrale, lasciando che sia l’intuito a cogliere più che la parte razionale. Anche la parte razionale è presente ma in egual misura rispetto alle altre, essa non codifica, non divide, non de-finisce. La parte razionale non è più sovrana, essa lascia che le altre parti si esprimano fluide in un torrente di associazioni mentali, emozionali, sensoriali.
Questo groviglio di stati dell’essere è apparentemente incomprensibile, ma quando decanta permette di trovare percorsi cognitivi inaspettati che io definisco intuizioni, queste sono parte di un patrimonio di concetti nuovi che giungono improvvisi e che danno poi un senso alle cose che faccio. Il senso dell’esistenza di cui parlavo consiste, quindi, nella strada da costruire in ogni attimo della nostra vita. Più viviamo compiendo gesti, più questi si sedimentano nella nostra triade compattata diventando significato. Questo significato non può essere però descritto in modo logico-razionale perché in esso c’è anche un contenuto istintuale-intuitivo che non può essere decodificato perché equivarrebbe al voler raccogliere l’acqua con le dita aperte.
Ogni processo in atto dentro di noi è la strada che costruiamo, ma per poter costruire la strada dobbiamo necessariamente metterci nella disposizione cognitiva adatta ovvero di totale apertura, in modo che l’inconscio possa essere partecipe dell’esperienza e non relegato in uno stato di apparente razionalità. Da secoli abbiamo ampiamente dimostrato che non possiamo essere solo razionali, non possiamo essere solo coerenti con quanto appreso precedentemente, perché si è sempre verificato un evento nuovo a confutare quanto fissato come verità.
Ogni nostro passo è compiuto in avanti se abbiamo la forza di abbandonare i passi precedenti, più ci tuffiamo nell’inafferrabile, più andiamo avanti. Al contrario, se temiamo le novità e desideriamo appoggiarci a quanto fatto in precedenza, sostiamo nell’ortodossia ovvero nella cieca accettazione di verità scadute. Queste finte verità diventano il nostro nuovo credo e creano un recente strato di credenze che soffoca ancora una volta il nostro inconscio. A quel punto la vita torna a diventare perfettamente inutile nel suo svolgersi perché si è mancato il bivio, la strada si è fermata davanti a un cantiere di nuove influenze che mettono a tacere Anima.