Coloriamo quello che percepiamo.

Nel tentativo di capire ed approfondire la questione di – come possono essere andate le cose qui su questo “pianeta”, che cosa, cioè, è accaduto ad un certo punto che ci ha portati a sviluppare una società e condizioni di vita così come la conosciamo oggi, – mi sono imbattuto in alcuni scritti che parlano di società Gilaniche. Era qualche tempo che cercavo e sospettato (vedasi il post “l’uomo medicina“) che i nostri antenati, non solo non fossero i primitivi uomini che ci fanno vedere nei documentari sull’Amazzonia, dove si legano il “pisello” al collo con un elastico, ma che disponessero di un atteggiamento nei confronti della ricerca della “CONOSCENZA” interiore (inteso come di loro stessi, in quanto forma di vita umanoide; un atteggiamento in grado di spingerli a porsi le domande del caso, le domande ovvie di un qualsiasi individuo dotato di “intelligenza” che si trova buttato su questo piano e cerca di capire cosa ci sta facendo), e di una visione più chiara delle cose, fosse solo perché le condizioni erano più semplici. Non stiamo parlando di idolatri pagani, o di mezze scimmie, e nemmeno di primitivi sottosviluppati, come i libri di scuola cercano di farci intendere, ma di fini cercatori della “verità”; altro che superstiziosi, conoscevano direttamente grazie alla “purezza” delle loro “percezioni”, non filtrate da un intelletto cresciuto smisuratamente in un ambiente ristretto e “civilizzato”, la superstizione nasce con questa umanità. 

Se mi immedesimo, vedo proprio quello che viene descritto nella genesi, un luogo dove c’era già tutto quello che serviva al sostentamento vitale, a tal punto da permettergli di orientare tutte le loro energie e facoltà, l’intelligenza, la capacità di “percepire” e prendere coscienza, nel cercare di comprendere la natura della loro esistenza, con l’intento di capire a cosa servissero, quale era la loro funzione nell’economia, non del pianeta, ma dell’universo. Non avendo la necessità di misurare la loro esistenza su questo piano attraverso i bisogni primari del cibo e del giaciglio, cosa di cui disponevano senza particolare fatica, vista la generosità della natura su questo pianeta, avevano, quello che oggi in realtà nessun ha, il “tempo”; avevano il “tempo” per studiare, per cercare, per interrogarsi e trovare e scoprire le cose. Noi pensiamo che in cambio di lavoro otteniamo denaro e crediamo che questo sia uno scambio equo, ed invece non capiamo che ci stanno portando via la cosa più preziosa di cui disponiamo: il “TEMPO”. La clessidra disegnata nelle tavole alchemiche o presenti sugli altari altro non sta dicendo che: “Il tuo tempo scorre più velocemente della tua polvere” – “Sbrigati (inteso come urgenza, come stato di necessità che emerge da se nel momento in cui capisco, prendo coscienza di ciò che sta “realmente” accadendo qui) a farti perfetto!“. La perfezione è l’integrità di un individuo.
Le loro costruzioni od opere erano incentrata unicamente a capire la natura dell’Essere Umano, parlano solo di quello, dell’uomo; che cos’è un uomo. Le loro opere parlano della costruzione di qualcos’altro partendo dalla materia del corpo fisico, proprio come fa un bruco quando si scioglie (Solve e Coagula) e diventa una farfalla. Chi sono? Cosa sono? Ma cosa ci sto a fare qui? Avevano capito, ad esempio, che esistevano luoghi, qualcuno impropriamente direbbe  “portali”, luoghi di potere (che bisogna capire cosa si intende) dove poter sperimentare un tipo di “percezioni” che aprissero la mente e gli permettessero di “conoscere” innanzi tutto ciò che sono, sperimentavano la “consistenza” del loro stato “esserico”. I megaliti, le costruzioni inspiegabile del Macho-piche, le mura ciclopiche, certe chiese e cattedrali gotiche, i templi meravigliosi che seguono il disegno di costellazioni, luoghi di moderni pellegrinaggi, dove poter realizzare un lavoro di trasformazione e di comprensione. Sono questi i siti di cui poi i celti, i druidi, gli sciamani, i sacerdoti, a vario titolo si sono fatti “garanti”, fino a quando l’azione di altri uomini li ha distrutti per sostituirli con i propri simboli religiosi per pura “ragion di stato”. Dobbiamo studiare il culto pagano se vogliano tornare a parlare con Dio. 
In cicli ripetuti questi certi individui umani, forse padri genetici di molti di noi, hanno cercato di sotterrare completamente la razza umana originaria, l’uomo medicina, riuscendoci non poco ed imponendo l’idea di una natura “malvagia” dell’uomo che dovesse essere repressa o in qualche modo controllata; “Caino ha ammazzato Abele”, forse ha un qualche significato in questo senso. Ad un certo punto qualcosa ha sterzato, è andato storto, si direbbe, – Morpheus dice a Neo: “Grande fu la magnificenza mentre davamo alla luce I.A., la cui sinistra coscienza ha creato un nuovo tipo di macchine”. 
Accettiamo le “regole” e non le mettiamo più nemmeno realmente in discussione, facciamo finta di contestarle, ma siamo totalmente dipendenti dal modello che le ha propugnate. Non le discutiamo semplicemente perchè si è sempre fatto così, crediamo di fatto che questo modo di governare il pianeta sia l’unico possibile, ci raccontano che le cose sono sempre andate così, ed invece, in realtà, in passato per un lungo periodo (dal 7000 al 3000 a.c.) è esistito ben altro, ed anzi grazie a quel ben altro che oggi possiamo ancora disporre di poveri frammenti che possono permettere, a quegli individui maturi, di prendere fiducia in ciò che sentono.

Avete visto un video su un presunto esperimento su delle scimmie? Prendono delle scimmie e le mettono in una stanza, al centro c’è una scala che porta ad una banana attaccata al soffitto, per un pò non accade assolutamente niente, tanto per dargli in tempo di iniziare a capire e lasciare che prendano l’abbrivio ad andare sulla scala. Ad un certo punto appena una o più scimmie inizia ad inerpicarsi sulla scala, giù una cascata d’acqua gelata. Lo fanno per un pò ed alla fine nessuna scimmia si azzarda più a salire per prendere la banana. Poi cosa fanno? Prendono una di queste scimmie e la sostituiscono con una che non sa nulla, con una nuova. Appena questa prova a salire sulla scala per andare a prendere la banana, gli altri le saltano addosso e la picchiano per impedirle di farlo. Piano piano anche questa scimmia smette di cercare di salire, e lo fa senza saperne nemmeno la ragione, solo perchè le altre la picchiano se lo fa, non sa nulla della doccia fredda.

Progressivamente sostituiscono una scimmia dopo l’altra fino a sostituirle tutte, nessuna di quelle scimmie sa dell’acqua fredda, eppure nessuna di loro tenta più nemmeno di salire la scala; perchè? Perchè così si è sempre fatto! La vedete l’analogia? Noi crediamo che questo sia l’unico sistema possibile, perchè così si è sempre fatto, noi non c’eravamo quando tutto si è verificato, non c’eravamo quando è arrivata la doccia fredda, eppure ci siamo adeguati, ci siamo così adeguati che pensiamo che non può esistere una società senza Stato, senza classi sociali, senza lavoro, senza polizia, senza, senza, senza, un mondo senza niente di tutto quello che conosciamo, ne siamo così assuefatti, che anche quando pensiamo ad un alternativa a questo governo, la cerchiamo nel recinto delle solite cose, nessuno vuole realmente cambiare questo modo di vivere, tutti voglio solo accedere alla possibilità di soddisfare qualsiasi bisogno gli passi per la testa.

Sappiamo solo ripetere che vogliamo “lavoro” occupazione, ripetiamo cretinate sui “giovani”, sul dargli un futuro, sempre occupazionale, ovviamente. Ma tu guarda se c’è qualcuno che dice che un nuovo sistema di sviluppo è possibile, che ci sono testimonianze anche nel passato e che questo è già accaduto; se pensiamo ad un crollo del sistema non siamo in grado di immaginarlo più nemmeno un mondo nuovo, un mondo fondato sui principi della coscienza, anche perchè si dovrebbe ripartire dalla cosa più importante che è il mistero dell’uomo, cioè – che cos’è, a cosa serve, – si dovrebbe aprirsi alla visione che noi abitiamo un universo e non un pianeta, il passaggio sul pianeta è transitorio, e dopo?! Non lo sappiamo, non lo sappiamo più, siamo realmente allo sbando, sotto quell’apparente capacità di distriminare, siamo totalmente nel panico, non riusciamo ad immaginare niente di diverso da quello che abbiamo sempre “avuto” ed adesso che intuiamo che sta succedendo qualcosa e che è tutto a rischio diventiamo nervosi, litighiamo, ci prendiamo per 4 idee, sfogando questa frustrazione obiettando su tutto, anche sulle virgole. Come quelle scimmie di quello che è accaduto nel passato, non ne sappiamo niente, non è rimasto nemmeno un sapore lontano ancestrale, e non ne sappiamo al punto tale che non sappiamo nemmeno se siamo stati noi a prenderle, cioè se siamo stati noi quelli ad essere stati distrutti e resi schiavi o se siamo stati noi a cominciare, perchè ripeto esiste la possibilità che i nostri antenati non fossero i Gilanici, ma che noi siamo i discendenti di quelli che li hanno distrutti e resi schiavi, e questo spiegherebbe anche perché non siamo in grado di pensarlo e sentirlo un sistema di sviluppo diverso, no lo abbiamo mai vissuto, non è nel DNA, qualcuno direbbe; d’altronde qualcosa di simile la “civiltà” contemporanei alla quale fino a prova contraria apparteniamo, lo ha fatto in america del Nord con i nativi, in europa con i Catari, gli Albigesi, … e molti altri posti. La ripetizione di un trend?! Speriamo veramente di esserci mescolati.

E’ stato un lavoro lungo, un lavoro durato secoli. Il lavoro di trasformazione della nostra civiltà ha richiesto ripetuti passaggi per arrivare alle condizioni attuali, in 3000 anni è stato sviluppato il più grande “sistema” di controllo attualmente esistente, passando dalla “repressione” con la forza, allo “sfruttamento” prima in schiavitù e poi indotto, il più grande inganno è avvenuto ed è passato attraverso la cosa più importante che è il “percepire”, è stata smussata la percezione attraverso la pomposità dice Letfort nel suo testo a proposito della radice della parola Kundabuffer, e poi ci sono i media, l’informazione manipolata, i gruppi di contatto, gli esperimenti, e molto altro tutto per correggerci, per correggere quell’imperfezione sistemica che il personaggio di Neo incarna nella trilogia di matrix. Il controllo non è la fuori, te l’hanno messo nella testa.

E’ stato progressivamente modificato e limitato, attraverso un educazione/condizionamento, il modo con cui vediamo o meglio percepiamo le cose: noi coloriamo quello che percepiamo con cose che ci hanno detto, con i colori che non sono i nostri, e così perdiamo consistenza, identificandoci nel “percepito” e non più nel “percettore” o “osservatore”, come lo chiamerebbe qualcuno. Ecco perchè abbiamo bisogno di soddisfare certi bisogni, ne siamo dipendenti, le cose che possediamo, ci possiedono; colorare la vita è diventato la perversione di questa umanità.

Ed ecco perché attualmente il mondo non cambia, non può cambiare, il sistema attualmente resta quello che è, e che è stato predisposto e previsto. Ciò che può cambiare è il modo con cui lo guardiamo, e questo si che è “utile”, perché questo ci permette di capire cosa sta realmente accadendo. E’ “utile” e nel tempo può generare un sostanziale cambiamento anche fuori, è questa la vera sostanza del “lavoro su di se”, a questo si riferiscono tutti quegli scritti che leggiamo senza capire e che ci affascinano tanto a tal punto da citarli in continuazione, senza alcuna utilità, perseverando nella perversa trappola studiata per noi. E’ in questo che consiste l’importante o meglio l’utilità di aprire la propria mente o visione, e questo avviene esclusivamente se “moriamo” a tutto ciò che crediamo, e crediamo di essere. Non dobbiamo essere niente, non ci serve la considerazione, non dobbiamo coltivarla, non siamo tenuti a comportarci come ci si aspetta secondo una codice di regole condiviso. Coloro che lavorano a questo, lavorano ad un autentica rivoluzione, ma ricorda sempre che non è per cambiare le condizioni di vita qui, altrimenti stai un altra volta colorando di uno scopo irreale il tuo lavoro, ma è per capire cosa stai a fare sulla terra. Che cos’è la terra? A chi serve questa umanità? Cosa è quello che c’è la fuori e che chiamiamo universo o cosmo? E molto altro. E usa la tua testa, non berti tutto quello che leggi come pura verità.
Anche se di quando in quando possono cambiare un pò le condizioni di vita, e la schiavitù è più sopportabile o meno percepita, non è questo lo scopo finale, sarò sempre un mezzo od un effetto collaterale di una rivoluzione che parte dalla distruzione sistematica di tutte le “minchiate” che affollano il nostro cervello… La strada passa da noi, ma noi non siamo ancora nelle condizioni mentali per fare niente, deve cambiare la testa altrimenti ci inventiamo altre scemenze sull’essere interiore. Smettiamo di chiamarlo “io” profondo, lo chiamiamo “essere”, ma in realtà nessun è in grado di spiegarlo, perché fondamentalmente non sa quando lo sperimenta, non sa riconoscerlo, per lui è solo un concetto, mentre è molto semplice farne esperienza, ma vi deve essere mostrato, spiegato, in cosa consiste la sua consistenza. Nel vangelo di Filippo si legge di quest’inganno. Ci stanno indicando qualcosa che non ha alcuna “consistenza”, mentre l’essere di “consistenza” ne ha; è così che funziona il sistema, deve sviarti, ecco perché invito sempre a diventare atleti e lavorare con il “lavoro in calma”, quello permette di tornare a “percepire”, percepire la “consistenza” innanzi tutto del corpo, e da lì si può andare anche oltre … Percepire è un arte, solo tu la puoi attuare, io posso solo mostrarti cosa fare, ma il resto è il tuo impegno, la continuità che riesci a dare al tuo lavoro, l’abnegazione, la pazienza, la capacità di accettare qualsiasi risultato, l’assenza di qualsiasi genere di aspettativa, … Calore, pulsazione, vibrazione, qualsiasi sensazione arriva dal tuo corpo quando lo ascolti in calma è parte di quella cosa che chiami “essere”, ma che non riconosci, perché a questa parola ti hanno associato qualcosa di fantasioso, e così anche se “percepisci” qualcosa lo farcisci, lo colori con quell’idea.

Dobbiamo partire proprio da quello che “percepiamo”, ecco perché Gurdjieff parla delle impressione nel modo in cui ne parla, sono cibo solo nel momento in cui non le filtriamo con la nostra attività “formatoria” che consiste proprio nel colorare le impressioni ricevute. Noi coloriamo la “percezione”, che a questo livello di comprensione, è il nostro essere, quello che “percepiamo” è la natura di quello che chiamiamo un “essere” senziente, la percezione è tutto ciò che possiamo dire ed attribuire all’ESSERE, … quello che chiamiamo il nostro essere è il “percepire”, ma noi lo coloriamo con i concetti, con le idee, col giudizio, col dubbio, con la paura, l’invidia, la lussuria, e sviluppiamo comportamenti od atteggiamenti di indolenza o reattività quali la collera, l’orgoglio, correggiamo gli altri, ci lamentiamo o ci giustifichiamo ed è in questo che consiste il prendere le cose in modo personale, ragion per cui sono trappole. Ecco perché invito le persone a vederle queste cose, mi riferisco al giustificarsi o lamentarsi o altro. Per fargli capire, dando una qualche lettura a ciò che fanno, di modo da arrivare a comprendere che quelle azioni sono parte del controllo e del modo con cui il sistema ti lascia fare, tanto tu colorerai sempre le tue impressioni, a meno che non hai capito che cosa sia il “percepire”. Le impressioni diventano un cibo particolare, qualcosa che ci permette di nutrire, di coltivare, cioè, in noi la possibilità di aumentare la nostra abilità di “percepire”, e quindi capire, prendere coscienza, di ciò che c’è.

Arriva un impressione e qualche istante dopo parte il “moviolone” e l’impressione è finita, e quindi al nostro livello di comprensione attuale, anche l’essere stesso è finito, … ecco perché la necessità di stare nelle cose, o di dominare il dialogo interno, … L’essere sparisce nell’istante in cui iniziamo a colorare … e pensare che ci sono persone che sono ancora preoccupate di microchip, scie chimiche, o rituali enochiani, quando ci sono seduti sopra il problema o il controllo, … come quelli che parlano di risveglio della coscienza, di risvegliati, di armonia, amore o altro senza sapere cosa stanno realmente combinando a loro stessi …. quelle idee colorano le impressioni … sei già psicopatico e non lo sai.

Nessuna azione di risveglio può essere compiuta dall’umano, dalla personalità umana, ciò che si sveglia è lo sposo, la personalità può solo cercare di adottare un “atteggiamento” collaborativo. Ognuno di noi ha un suo tempo “cairologico” (kairòs  termine greco e indica il momento “giusto”), un tempo cioè di maturazione, e né tu, né io, né altri, sono in grado di saperlo, perchè tu non sei tu, ma quello che credi di essere, e gli altri non conoscendo loro stessi non possono esserti di nessun aiuto o conforto, se non che nel “mal comune” ti consoli con “mezzo gaudio”. E’ di questo che parla la parabola delle 5 vergini stolte e delle 5 vergini sagge, che aspettano l’arrivo dello sposo e sono chiamate a conservare l’olio per le loro lampade. Lo sposo è la tua stessa maturazione, è il compimento del tuo tempo “cairologico”, del tuo destino, qualcuno direbbe, della tua personale leggenda, e siccome tu non ti conosci, – conosci solo quello che ti hanno detto, conosci solo la superficie, perché non ti fai le domande “utili” e cioè – chi sono? cosa sto a fare qui? Cos’è la terra? A cosa serve l’universo? Cos’è l’universo e quale sia la mia relazione con questa cosa?, – non puoi sapere quando questo arriverà, lo tuo sentire, lo potresti riconoscere per istinti, proprio come spiega l’Oracolo a Neo, ma siccome il tuo istinto è intasato dalle scemenze che ti sono state messe e ti continui a mettere nella testa, cosa che hai anche imparato a fare benissimo da solo, puoi solo fare la cosa più saggia che è poi quella più utile e cioè conservare l’olio per la tua lampada, perché lo sposo arriva di notte, quando meno te lo aspetti.

Dobbiamo capire che ci sono solo cose “utili” da fare, proprio come dice il ragazzino a Neo quando gli dice di non cercare di piegare il cucchiaio, arriva alla verità che il cucchiaio non esiste, e capirai che sei tu che ti pieghi, … il mondo è quello che è, e durerà ancora molto e così per altro tempo ancora, fai la cosa più “utile”, conserva le tue energie, che equivale a conservare l’olio, non sperperarlo in conflitti, in polluzioni, in indolenza o altro, … e per farlo, forse, 4 dritte ti sarebbero utili, ma questa è un altra storia.

Stavo per postare questo articolo e di lato leggo:

“*Le anime devono ritornare all’Assoluto da cui sono emerse. Per raggiungere questo fine, però, devono sviluppare le perfezioni il cui seme è già insito in loro. E se non avranno sviluppato tali caratteristiche in questa vita, allora dovranno cominciarne un’altra, una terza, e così via. Dovranno continuare così finché non avranno acquisito la condizione che permette loro di tornare in compagnia di Dio”

Che cosa significa questo? Un cazzo, assolutamente un cazzo, al nostro livello di esperienza, non significa un cazzo, è un altro modo di colorare le proprie impressioni e rimanere convinti di un mare di balle, anche se è lo Zohar a dirlo, noi non lo possiamo capire, … Illusioni. Se lo capissimo non lo banalizzeremmo citandolo fuori dal suo contesto. “Basta una vita per realizzarsi?”, questa era la domanda che l’articolista si poneva, e la risposta erano questa 4 “cacate” righe citate nel nulla. E poi, me la chiami vita quella che conduci? Una vita vissuta alla ricerca della considerazione, dell’attenzione degli altri. Lo vedete che parliamo di “minchiate”, tutto per rendere più sopportabile l’idea di fondo, … e cioè che un giorno morirai, e non ci sarà niente che tu possa fare … è questo il programma, e quel programma non lo sradicate compiacendoVi di quello che è scritto tra queste righe, come in molte altre, … dormite e non ve ne rendete conto. E’ vero serve a vivere meglio l’illusione di essere qualcuno. 
Non capiamo che questo è il prodotto del mondo che ci circonda, non c’è niente che possa tirarti fuori da questo se non inizi a capire cosa ti sta accadendo, perchè sei qui, ma non intellettualmente o leggendo 4 righe ognitanto, ma cercando, in uno stato profondo di preghiera che le tue suppliche più sincere vengano accolte, e che finalmente quella testa di cavolo maturi.
… Buon lavoro, ricordate che coloriamo le impressioni e che invece per capire queste parole abbiamo bisogno di diventare degli atleti dell’ARTE di Percepire. 
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