1° maggio 2013! La repubblica fondata sul lavoro e sul riconoscimento della famiglia.

1° maggio 2013! La repubblica fondata sul lavoro e sul riconoscimento della famiglia.

« L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. » (Articolo 1 della Costituzione Italiana)

All’articolo 29 si legge, inoltre : 1- La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Come ho avuto modo di spiegare in precedenza le parole che usiamo correntemente non indicano più qualcosa che abbia una qualche consistenza, ma tradiscono, per chi ne conosce l’origine etimologica, un inganno a discapito della comunità della anime che abitano questo pianeta.

La parola “lavoro” proviene dal latino: [labor] fatica, ed anche oper faticando, ossia lavorare. In varie lingue europee, il significato originario di questa parola, messo in luce dalle diverse etimologie, pare concentrarsi sempre sui suoi accenti più negativi: dolore (travaillé; trabajo), servitù (Arbeit), solo in qualche caso come urgenza (work). La voce famiglia procede dal latino famīlia, ovvero gruppo di servi e schiavi patrimonio del capo della “gens”. Il termina è anche derivato dalla parola latina famŭlus, “servo”, “schiavo”. Nel campo semantico di famīlia sono inclusi anche la sposa e figli del pater familias, a cui appartenevano legalmente. La parola servo a sua volta si riferisce a qualcosa di “custodito”, dal verbo “serbare”, tenuto in conservazione.

Ritraducendo gli articoli della “costituzione” alla luce di quanto esposto risulterà, provocatoriamente, chiaro che la “repubblica italiana” è una democrazia fondata sulla fatica, e riconosce, come condizione naturale della società, la cerchia dei servi. Forse in origine le intenzioni di chi ha usato queste parole per definire il confine della repubblica e gli articoli costituenti o che ne delimitano il recinto, saranno anche state altre, ma sta di fatto che allo stato attuale della società che osserviamo quotidianamente queste due parole hanno ritrovato nei fatti il loro originale significato. Stando all’origine del termine famiglia, il “valore” su cui si fonda la nostra società è la schiavitù, una condizione di asservimento materiale e psicologico, dipendenza da un vizio, da un’abitudine, da una situazione vincolante per lo più economica, un occupazione senza senso finalizzata all’ottenimento di un posto di “lavoro”, ovvero “fatica” retribuita, e non alla realizzazione di un arte o mestiere che ne elevano e sviluppano le qualità o attitudini individuali. Come se il ricevere un compenso per “questo” esaurisca ogni esigenza individuale. Certo tu mi dirai – “ma il denaro ci permette di fare quello che vogliamo!”. Falso il denaro ti permette quello che altri hanno deciso essere quello che vuoi. I tuoi bisogni non sono i tuoi bisogni, i tuoi bisogni ti sono stati indotti sin dai prima anni di vita. Pensate soltanto a quello che fanno ai bambini con la pubblicità sui giocattoli.

Il lavoro è denaro ed il denaro è innanzitutto cibo, mascherato dietro la possibilità di possedere oggetti e intrattenimento che dovrebbero ricompensarci della perdita di “libertà” interiore, di integrità e di dignità. Ci tengono e ci prendono per fame, e chiunque difronte a questi argomenti non può che abbassare il capo e sottostare alle condizioni che gli vengono imposte (lavoro precario, in nero, sottopagato, usurante, e quant’altro). Limitare la dignità e la realizzazione di un individuo attraverso il “lavoro” (ovvero “fatica” retribuita) che presta nella società, è di fatto una privazione del suo “spirito” ed impulso più profondo a “conoscere”. Chiunque libero dal pregiudizio e dalla “paura” non potrà che constatare come oggi tutte queste cose siano esclusivamente dei vincoli ai quali l’uomo finisce per restare legato. Il collante? Sempre lo stesso: la “paura”. E sarà la “paura” che sentiremo il 1° maggio in tutte le piazze di questo paese, la “paura” di restare senza occupazione, “paura” celata dietro la “preoccupazione” ed il “timore” di rimanere senza cibo, senza denaro per pagare le bollette, i mutui, la scuola e il mantenimento dei nostri famigliari. Il 1° maggio sperimenteremo il peggio astrale, piano emotivo o cielo nero degli ultimi anni, milioni di persone in piazza a protestare, mugolare, riempendosi la bocca con la parola “lavoro”, “occupazione”, senza sapere cosa stanno realmente dicendo e chiedendo, ed immerdando il cielo (già nero) con la loro autocommiserazione e “paura”. Il “lavoro” non è dignità, è “fatica”, è la fatica non nobilita l’uomo lo abbruttisce e lo abbassa alla condizione di “servo”, di “dipendente”.

Capisco che queste parole possono sembrare dure, ma quello di cui abbiamo bisogno non è “occupazione”, anche se sulle prime sembra l’unico vero problema, ma è sognare un mondo diverso, completamente diverso dalla struttura attuale e per farlo dobbiamo prima riuscire ad immaginarlo, a sentire che un sistema diverso è “possibile”; non distruggere per distruggere, ma mostrare un’altra prospettiva di sviluppo che riparta non dai consumi, ma dall’uomo e dal suo bisogno assoluto di integrità. E’ per questa ragione che inconsapevolmente le persone sono stufe delle ruberie e della corruzione, intuiscono uno spasmodico bisogno di “integrità”. Far ripartire l’economia ed i consumi o la piena occupazione non sono soluzioni alla situazione contingente, sono bugie, si sa che non possiamo continuare in questo modo, che il sistema attuale è insostenibile, ha raggiunto il suo “break point”. In qualunque società un sistema non sostenibile è destinato a crollare: se non è sostenibile a livello spirituale impazziranno tutti, se non lo è a livello di risorse, avverranno guerre e distruzione per l’accaparramento delle risorse, se non è sostenibile in entrambe avrai dei pazzi guerrafondai e guerre civili. Se continueremo a produrre e mangiare il territorio come abbiamo fatto sino adesso non resterà niente per nessuno. Il sistema è in “crash“, perché lo è l’uomo: è l’uomo che deve cambiare e come conseguenza cambierà il sistema di sviluppo. I nuovi “assunti” parlano dell’uomo al centro, e di una società in grado di sostenere il suo sviluppo, che non è quello economico o sociale, quello viene dopo aver risanato l’uomo.

Come sarà il nuovo mondo non lo sappiamo, ma sappiamo che quello che vediamo che non va oggi o che che non ci piace, dipende in qualche modo da noi, da come siamo stati “formato” o condizionati. La crisi è dell’uomo. Se non cambiamo l’uomo non possiamo cambiare il mondo, anche perché quello stesso uomo non potrà, a causa di come è “fatto”, che battersi affinché nulla cambi, affinché resti lo status quo anche se a parole dice il contrario. Un siffatto uomo vuole solo ridurre le diseguaglianze per poter accedere egli stesso alla possibilità di ricavarne qualcosa da una siffatta società. Senza un cambiamento di mentalità siamo destinati ad un nuovo medioevo. A nulla serve distruggere se non cambiamo l’uomo, se l’uomo non si decide a crescere e rendersi responsabile e farsi carico dei cambiamenti sociali. Il voto è delegare a qualcun altro, anche se per aprire una breccia a questa nuova visione è stato utile esprimere un voto. Non possono essere i nostri delegati a cambiare le cose e rassicurarci sul poter continuare come abbiamo fatto. Dobbiamo cambiare dentro.

La festa del 1° maggio è la festa della schiavitù, è la sua consacrazione, l’atto finale di una grande farsa, è la festa ed il sigillo della sconfitta inevitabile di questa umanità. Dobbiamo scendere nelle piazze per cambiare le condizioni di vita qui, dobbiamo realizzare un nuovo modo di fare sviluppo che parta dalla restaurazione del Sè, dello “spirito” individuale. Una strada difficile perché dovremmo abbandonare tutto, tutto ciò in cui crediamo e crediamo di “essere”. E’ di questo che già 2000 anni fa parlava un uomo detto il Cristo e che resta ancora inascoltato. L’occupazione è schiavitù, è servilismo, dovremmo chiedere un mondo diverso, condizioni di vita differenti, partendo da assunti diversi, nuovi anche se nuovi non lo sono: lo sono nuovi per noi. Essere “dipendenti” è la maschera che gli uomini indossano per nascondere l’assenza di libertà e la loro sostanziale rinuncia alla vita e allo “spirito” autentico depositato nell’uomo dalla sua venuta su questo piano. La condizione impiegatizia è la più abbeverante trasposizione dell’antica schiavitù.

Uno stato di immaturità interiore, una condizione di pigrizia interiore che gli impone la comodità di una vita vissuta nella ripetizione di gesti e comportamenti. L’uomo “servo” difende il suo “lavoro”, la sua “occupazione”, ma di fatto difende la sua condizione di schiavitù. Difende il suo datore di “lavoro” (ovvero datore di “fatica”, “dolore” e “sofferenza”) che serve incondizionatamente per “paura” di restare senza sostentamento, senza vita, e così facendo si impedisce di conoscere la natura vera del suo “essere”. Masse umane condannate alla ripetitività senza fine, alla ripetitività di un mestiere per lo più nemmeno scelto per passione, ma per “necessità” materiali, nella ripetizione di un mestiere senza creatività, masse umane che cercano nell’intrattenimento il riscatto di una giornata convulsa vissuta nell’inutilità. Uno sterminato esercito di esseri curvi, sconfitti, piegati ai bisogni immaginari di padri e figli, di madri e nipoti, che hanno smesso di credere nella propria unicità. Dipendere non è l’effetto di un contratto, non è legato al ruolo che ricopri, e non è nemmeno una questione di “cibo”: dipendere è la conseguenza di un abbassamento della “coscienza”, è una diminuzione della propria dignità. È il risultato della perdita della propria “anima”, intenso come l’autentica dignità e natura indistintamente “regale” dell’uomo. Il “lavoro” è aggiungere materia alla materia. Dipendere è il segno di un disfacimento della nostra ragion d’essere, dello scopo vero dell’esistenza umana.

E’ questa condizione interna a generare quella degradazione che nel mondo assume l’aspetto di un ruolo subordinato, di un impiegato o di un operaio e persino di un manager. Sono solo gradini nella gerarchia degli dei “servi”: un manager è un impiegato che si sforza di credere in quello che fa, fortemente identificato nel suo ruolo che, per quanto mediocre, gli dà un’appartenenza (all’azienda per cui lavora, ovvero da cui dipende), l’illusione, cioè, di avere una direzione ed un qualche “valore” personale. Dipendere è l’effetto di una mente resa schiava da timori immaginari, creati ad oc per tenerci sotto controllo. Se non vinciamo la “paura” non potremmo mai dire di essere liberi. Un dipendente è uno schiavo. Un “dipendente” è uno schiavo ed è la paura a renderlo tale. E’ la “paura” di non riuscire a sopravvivere da solo, con le proprie risorse a renderci schiavi, è la paura a renderci insicuri e bisognosi delle attenzioni altrui o del sostegno esterno. Il bisogno di attenzione, di “considerazione” è il riflesso della nostra “paura”: vinci la paura ed avrai vinto il mondo, avrai conquistato il diritto di esistere. Ciò che conta è sapere chi sei, cosa sei, e cosa cerchi, non come ti chiami o quanto hai in banca.

Dipendere è sempre una scelta personale, anche se involontaria. Siamo assuefatti a quello che c’è, vogliamo scivolare liscio, non vogliamo intoppi, nessuna “conoscenza” ulteriore, vogliamo solo “cibo”, un “giaciglio” e la nostra piccola sfera di influenze per sentirci importanti, per “riprodurci” e trasmettere questa infezione alla nostra discendenza. Anzi al livello di degrado attuale vogliamo solo goderne senza la responsabilità di “procreare”. Niente e nessuno può costringerci a dipendere: solo tu puoi farlo e lo fai. Dipendi dal tuo impiego, dalla tua casa, dalla tua famiglia, dai tuoi  figli; dipendi dal tuo guru o dalla tua scuola di risveglio, dal tuo “karma” e dal tuo yoga e da chissà quant’altre cose. Se ti lamenti del tuo lavoro sei schiavo, se ti lamenti dei tuoi colleghi sei schiavo, se ti lamenti della tua retribuzione sei schiavo. Se ti lamenti sei schiavo, qualsiasi sia il tuo ruolo nella società. Lo schiavo si caratterizza da un “emozionale” totalmente fuori controllo.

Inconsapevolmente o meno tu scegli la schiavitù per “paura” ed è per questo che adesso imprechi contro il governo o col controllo mondiale, devi trovare un capro espiatorio alla tua indulgenza e vigliaccheria. I Sistemi, come pendoli ci fanno oscillare nella considerazione, ora a destra, domani a sinistra; sono i templi della nostra dipendenza, templi di un culto che è la “paura”. E’ la “paura” a fartelo fare, è che tu non la vedi e non la senti più, ti domina. Ecco perché abbiamo bisogno di rivoluzione, di una grande rivoluzione della visione d’insieme, una rivoluzione che coinvolga la nostra “coscienza”: un’opera di trans – valorizzazione, un’opera di cambiamento dei valori in gioco. Personalmente credo che senza un cambio dei valori depositati nella personalità a causa dei primi processi educativi noi distruggeremmo ogni cosa, abbiamo bisogno di dare corso ad un possibile cambiamento del “pensiero”. Solo una mente liberata dai condizionamento può vedere e comprendere il mondo in cui vive e comprendere l’esistenza degli angeli e degli dei. Un Dio è un uomo che ha raggiunto un altro grado di consapevolezza, ha sconfitto la “paura” e soprattutto l’importanza personale, si è reso “inaccessibile” e quindi non è più suscettibile agli insulti ed alla considerazione altrui.

« L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul sviluppo armonico e coscienziale dell’individuo. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita senza limiti e senza intermediari, prendendosi il carico e la responsabilità diretta dello sviluppo stesso della società. La Costituzione è lo strumento per conseguire questo ulteriore sviluppo, le linee guida della costruzione del sé e di una nuova società. » (Articolo 1 della Costituzione Italiana – ancora da realizzare!) Anzi rettifico, la sovranità non è di nessun, il sovrano è l’essere in ognuno, e quando emerge opera cambiamenti nella società. In più individui lo fa e maggiore saranno gli effetti.

Ah! Dimenticavo. La parola matrimonio derivante anch’essa dalla parola latina matrimonium, deriva dall’unione di due parole latine: mater, madre, genitrice e munus, compito, dovere. Il matrimonium era nel diritto romano un “compito della madre”, il legame cioè che rendeva legittimi i figli nati dall’unione. Analogamente la parola patrimonium indicava invece il “compito del padre” di provvedere al sostentamento della famiglia.

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La notte della repubblica è la nascita di un nuovo giorno! Elì, elì, lama sabactanì!

Oggi sul blog di Grillo è comparso un post intitolato “la notte della repubblica“. Di solito evito, ma questa volta ho ritenuto di rimbalzarlo attraverso il mio twitter. Poco dopo sono arrivati i primi commenti, sia sotto al post che per messaggio. Uno in particolare ha richiamato la mia attenzione, una domanda lecita che apre scenari: “Come faccio a non essere arrabbiata?” Per quanto naturale sia arrabbiarsi allo stato attuale non è una risposta utile per realizzare e capire cosa sta accadendo. Credo che allo stato attuale dei discorsi fatti sino a qui sia utile mettere bene e pesantemente l’accento sulla questione “emotiva”. L’emozionale nelle persone è totalmente fuori controllo, basta niente per innescare reazioni a catena senza precedenti. Siamo veramente nelle scene finali della trilogia di “the matrix” dove tutto è verde scuro e tutti sono uguali a Smith. La metafora è chiara, per chi la vuole leggere, non è una questione di fisionomie, ma di forma interna, di identità interna. A cosa gli serva a questi un popolo fortemente irritato sinceramente ancora non ce l’ho chiaro, a meno che la regia non stia dietro anche ai burattinai che ci governano. 

E’ cardinale capire che la nostra rabbia personale nei confronti di quello che stiamo osservando e capiamo essere delle porcherie, alimenta anche però di fatto quelle stesse porcherie, di cui parla anche l’articolo di Grillo! Personalmente l’ho twittato solo perché ci si rendesse conto che è necessario un ulteriore sforzo di “fiducia” o “fede” o “volontà” in quello che si cerca di portare avanti come individui in termini di “coscienza”, in modo da non spegnere quella “luce” che portiamo dentro, e che è la nostra personale Pistis Sophia (fede e saggezza). Bisogna capire che per vincere l’arrogante o l’arroganza (della politica, che ne è il riflesso, l’effetto collaterale nel mondo) serve “luce” e non “rabbia”, “delusione”, o altro di simile. Serve “volontà” e serve non perdersi d’animo, la battaglia non è nel mondo, ma è psicologica, e loro questa cosa un pò la sanno per questo usano i giornali ed i media in questo modo. 

Non un granello di inferno deve entrare nel nostro paradiso personale, è stato detto; questo perché quel piccolo granello “emotivo” vanifica, almeno momentaneamente, il nostro “intento”. Se reiterato ci precipita definitivamente in un inferno interiore più grande. Questi “qua” hanno fatto le loro mosse, convinti di aver risolto, e di essersi nuovamente insediati, adesso pensano che potranno realizzare le cose che le persone, il popolino vuole e che così facendo recupereranno credibilità. Ma non essendo in grado di “fare” veramente cercheranno solo di darne una parvenza, ma all’atto pratica non ce la faranno, anche perché ignorano la natura dell’universo e dei cicli, e soprattutto non capiscono che relazione che ci possa essere tra la “coscienza” e la “materia”. Non sanno che se quegli 8 milioni di italiani non gli danno “energia” attraverso la “delusione”, la “collera”, etc. i loro intenti vacilleranno; se capiamo i nuovi assunti di cui parlo, stiamo di fatto smettendo di dare energia a quel genere di “materia” che continuerà inesorabilmente a sgretolarsi nonostante i loro propositi, inciucci o altro. Capitelo bene questi non sono in grado di “fare”, sono in grado solo di auto sabotarsi  perché è il programma di condizionamento che hanno subito anche loro da piccoli a farglielo fare.

L’equilibrio emotivo è in questo momento è la cosa più importante da realizzare; in questo momento è importante voltare pagina, serrare le file, e ripartire con nuovi slanci ed eventualmente qualche iniziativa intelligente, utile e mirata ad aprire la comprensione e non il dissidio. Adesso “questi qui” si credono con buona probabilità di averla fatta franca, … bene, meglio lasciarglielo credere, … ci sono già caduti in precedenza, quando credevano che oscurando il “movimento”, il “movimento” non sarebbe esistito. Fiducia, no-rassegnazione. Altrimenti siamo sempre alla stessa contraddizione: non crediamo in quello in cui crediamo di credere. Lo “spirito”, la “risonanza”, il potere della “coscienza”, persino il “the secret” di turno, vale solo per ottenere case, auto ed agio? Ma quando la cosa si fa grossa uno non crede più che attraverso queste conoscenze non si possa realmente cambiare le condizioni generali del mondo o di una società? Serve “ricapitolare”, serve usare la “ricapitolazione” per recuperare le energie e sciogliere ogni attrito emotivo

Il mondo è il riflesso della somma di tutte le coscienza ed incoscienze. Apparentemente sembra una semplice media matematica, ma quando si parla di “coscienza” si tratta di una media pesata, e la “coscienza” pesa molto di più dell’idiozia e del potere, per quanto apparentemente non sia così. Ci dobbiamo preparare a vedere cadere ogni cosa, anche perché se insistono nella direzione che hanno preso, questo è quello che accadrà. Il sistema attuale è totalmente insostenibile in termini di risorse ed anche in termini di qualcos’altro. Forse è vero hanno rimesso il coperchio, ma stavolta con dentro una “luce”, la “luce” della speranza, in un cielo diverso, terno, libero dalle nuvole e dalla schiavitù emotiva nella quale cercano di precipitarci, una speranza che veramente si arrendano e se ne vadano fuori dai piedi liberandoci dalla vista della loro vomitevole “tiepidezza”, … non si rendono ancora conto di cosa potrà accadere. Non fatevi abbattere la guerra è appena cominciata, e non si combatte con le armi, ma con la “coscienza”, con le “idee”.

Noi non abbiamo ancora compreso la forza ed i progetti che possiamo realizzare stando insieme, non è ancora maturata, ma più si degrada il sistema è più questo si farà sempre più chiaro, almeno in coloro che hanno orecchie per intendere, gli altri si batteranno nei vicoli, nelle piazze, si arrabbieranno piagnucoleranno e molto altro proprio come ho scritto nel precedente articolo sul 1° maggio.  Elì, elì, lama sabactanì! – entro nella prealba di un nuovo giorno!

I 12 salvatori, lo zodiaco. 4 elementi!

E mi mostrò il fiume dell’acqua della vita, splendente come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. Nel mezzo della piazza, e di qua e di là del fiume, vi era un albero della vita che produce dodici frutti, portandone uno ogni mese: e le foglie dell’albero sono per la guarigione delle genti”. – Giovanni, apocalisse – 22 (1,3).
il fiume dell’acqua della vita” – sono le acque seminali, l’ens seminis, il seme:Il Seme è il Verbo di Dio.” (Luca 8.11). Il fiume si riferisce allo scorrere dell’energia vitale in noi, al movimento delle acque seminali lungo il canale midollare. E’ – “splendente come cristallo” – perché è passato per i processi di purificazione del corpo, della mente e delle emozioni, rappresentato nella mitologia cristiana dai 3 re magi e i loro doni. Lo Spirito si estrae dalla materia “e di qua e di là del fiume, vi era un albero della vita”.
L’”albero della vita” è il luogo all’interno del quale essa scorre,la colonna vertebrale “che produce dodici frutti, portandone uno ogni mese”.Idodici frutti sono i dodici segni zodiacali, ecco perché nell’immagine i frutti vengono associati uno per ogni mese e che sono per la guarigione, è di una guarigione intima e poi fisica.
L’Ariete porta il dono dell’attività, il Toro la sensibilità e la bontà, i Gemelli la ragione ed il gusto per lo studio, il Cancro la percezione del mondo sottile e la fecondità, il Leone la nobiltà ed il coraggio, la Bilancia l’equilibrio cosmico per eccellenza, lo Scorpione la comprensione della vita e della morte, il Sagittario il legame col cielo, il Capricorno il dominio su sè e su gli altri, l’Acquario la fraternità e l’universalità ed infine i Pesci il sacrificio. Queste sono le qualità dei frutti dell’Albero del Vita. I 12 salvatori sarebbero secondo questa visione nient’altro che i vangeli dei 12 apostoli che abbinati ai segni dello zodiaco ci indicano la strada per purificare i nostri elementi costitutivi per trasformarci radicalmente dal burattino Pinocchio in un bambino “vero”. Il “pneuma” o spirito in noi, o che noi siamo, attraverso il lavoro con elemento psichico o “psiché” o “anima” (l’intima tensione tra “spirito” e “materia”), impara a dominare la materia (dal greco: hylos) che sono gli istinti, la natura inferiore, gli elementi costituenti la “materia” e cioè i 4 elementi. Lo zodiaco è la rappresentazione di quest’opera, gli apostoli sono il “lavoro” e la conoscenza; sono la ricetta che, per funzionare, deve essere vissuta sperimentata. Le speculazioni ed aberrazioni di questa conoscenza che osserviamo nel nostro tempo, penso agli oroscopi globali e standardizzati sui giornali, sono la dimostrazione di quale strumento di conoscenza sia e per questo da degenerare e ridicolizzare in questa maniera. 
Se da un lato le costellazioni, i segni zodiacali, sono raggruppamenti di stelle senza alcun significato astronomico, dall’altro è bene capire che la natura di questa scienza è quella di istruire l’individuo sulle sue potenzialità e sui suoi limiti. Ciascuno di questi dodici aspetti ha il suo riflesso, la sua proiezione, il suo dominio riflesso nel mondo della dualità o dialettico che si traducono nei “24 aspetti naturali” di cui parla Gesù e ragion per cui ritroviamo spesso nel Pistis Sophia il riferimento alle 24 emanazioni dell’arrogante. 24 aspetti naturali, di cui 12 nella sfera della materia e 12 nella sfera “riflettente”. 

Lo zodiaco, che rappresenta questa suddivisione, come “scienza” astrologica, porta anche l’informazione di come realizzare quello sviluppo degli elementi (fuoco, aria, acqua e terra) che compongono la materia, auspicabile per ogni essere umano che cerca di uscire dal torpore del campo della sua esistenza, vissuta assecondando esclusivamente i bisogni istintivi che altro non sono che gli stessi bisogni dell’animale o parte biologica sensata. Capiamo così come la parola Zodiaco proviene dalla parola greca ζώον, zòon, “animale”, a ribadire questa idea. La parola significa anche “anima”. L’essenza incarnata parte da questa natura “inferiore” per realizzare una qualità “superiore” latente in lui in partenza (la “coscienza”), ma realizzabile solo attraverso un lavoro di trasformazione dei suoi elementi costituenti, “lavoro” che è rappresentato dalla purificazione degli elementi che compongono lo zodiaco. 
Tutti gli apostoli rappresentano parti di noi. Tommaso non è un miscredente: ti sta dicendo che se vuoi arrivare al divino, lo devi toccare. Giuda è l’intelligenza, che se però alterata, “tradisce”, ma non il maestro, ma l’opera del Cristo che stai cercando di realizzare. Sono abbinati ognuno ai segni zodiacali ed ogni segno ad uno dei 4 elementi: fuoco (sud), terra (nord), aria (est), acqua (ovest), che sono la croce, che sono le 4 direzioni, i 4 vangeli canonici. I segni zodiacali sono i 4 elementi nel loro processo di riequilibro. i vangeli sono manuali di esperienze iniziatiche.
Gli apostoli, come i segni zodiacali, sono un insegnamento che permette all’umano di svilupparsi ulteriormente oltre la “natura di mantenimento”, sono le facoltà latenti, le 12 potestà del Padre Celeste, che possono essere risvegliate ed ingrandite per mezzo di un “lavoro” ai condizionamenti (purificazione) e di utilizzo sensato e coerente delle proprie energie (i misteri della “luce”). I segni zodiacali sono in relazione con i 4 elementi. I 4 elementi rappresentano in noi la “passione” (fuoco), il “pensiero” (aria), l’”adattabilità” (acqua) e la “materia” (terra). Essi sono i 4 stati della materia, dal più denso al più sottile e volatile. A seconda di dove si collocano nel corpo producono degli effetti differenti. Se l’ariaè nella testa c’è solo dialogo interioree chiacchiera mentale, il fuoconella pancia brucia, è un fuoco che ci consuma (Pitta, il fuoco distruttore delle emozioni) invece di farci trascendere. La terranel cuore ci rende duri, implacabile con noi stessi e gli altri. La mancanza di adattabilità è simbolo di un elemento acquasquilibrato, posizionato nel “sesso” ovvero nell’appagamento degli istinti e nell’egoismo. Questo è l’uomo “caotico”al quale siamo più abituati.
C’è poi l’uomo capace di dominare i suoi elementi, l’uomo “ben temperato” che conosce la sua “misura” ed opera usando il buon “senso” e l’intuizione, la volontà e la costanza, la benevolenza, la tolleranza e la disciplina, per portare il fuoconel “sesso” affinché le acquesi infiammino e diventino trascendenza, un fuoco trasformatore (Agnio Ignis, da cui I.N.R.I. ovvero Ignis Natura Renuvatur Integra, la natura si rinnova per mezzo del fuoco), un fuoco che fa bollire le nostra acque seminali e le fa salire lungo in midollo spinale per precipitare nella testa nuovamente in forma liquida, di modo da spingere l’ariache l’affollava dritto, attraverso il canale eterico dell’amrita, nel cuore (nel timo) che si libera della durezza della terrae diventa nuovamente elastico: pneumatico.
La terraliberata ci “radica” e ci da’ quella radice e quell’equilibrio che ci serve per vedere e sostenere l’”ultra” senza cadere in fanatismi o esaltazioni o mitomanie. Per questa ragione i 4 elementi di “terra”, “aria”, “acqua” e “fuoco” attraversano tutto lo zodiaco, essi si purificano attraversando 3 stati fondamentali; il fuocodall’Ariete, passa per il Leone, e trova il suo compimento nel Sagittario;
la terra, l’attaccamento, dal Toro, si purifica per mezzo della Vergine, la compassione, per trovare compimento nel Capricorno, l’abbandono totale degli attaccamenti; l’acquadal Cancropurifica nello Scorpioneattraversa la conoscenza degli “istinti” e della pulsione animale, e si compie nella capacità di adattarsi alle situazioni e l’acquisizione di una pace interiore nel segno dei Pesci;
l’ariache in Gemellitrova tutta la sua intelligenza, si equilibra, trova la sua misura, la temperanza, cioè, purificandosi nella Bilanciae trova compimento in Acquario, la saggezza: la dialettica è diventata “Sophia” o conoscenza.
Ognuno degli elementi a sua volta si completa con le “qualità” dei segni che gli sono prossimi, l’Arieteattraversa il Toro, i Gemellie il Cancro, per ritrovarsi equilibrato nel Leone, pronto ad operare una nuova trasformazione nei successivi segni. I conoscitori delle caratteristiche dei segni zodiacali saranno in grado di approfondire, partendo dalle qualità e seguendo il cammino proposto, sono certo scopriranno cose che in questa rapida carrellata difficilmente possono emergere. Le qualità degli altri segni gli sono di aiuto per realizzare questo cambiamento di “stato”, qualità meglio espresse attraverso gli apostoli detti i 12 salvatori.
Pietroè il sesso (Ariete), fuoco, Giovanniè il Verbo, Toro,elementoterra. Il Vangelo di Giovanniè azione del Verbo, “Parola creatrice di Dio”, Sapienza divina e fonte di vita che fa esistere il mondo ( Gn. 1,1 – Prv. 8,22).Il “Verbo” offre agli uomini una vita nuova, una nuova nascita, viene dal Creatore ed illumina tutta la loro esistenza, il “verbo” proviene dal potenziale sessuale (Pietro); le gonadi sessuali sono collegate col la laringe. Tutti gli adolescenti sanno che quando si sveglia il potere di creare una altra vita gli cresce quello che viene chiamato il “pomo di Adamo” (interessante allusione anche questa. Adamo è il padre dell’umanità, il pomo è la mela, il sesso). E’ in Giovanniche troviamo il prologo « In principio era il Verbo, e il Verbo era con Dio e il Verbo era Dio» (Gv. 1,1)– passo che racchiude il più grande mistero dell’umanità che il Profeta manifesta nel suo significato più intimo, profondo ed esoterico. 

… continua! (forse)

Ilico, psichico e pneumatico. Lucifero, il salvatore gemello. Noi siamo i portatori di "luce".

Cap. 102 Gesù proseguì il discorso dicendo ai suoi discepoli: – Quando sarò andato alla luce, annunziate a tutto il mondo, dite loro (agli abitanti): giorno e notte non desistete dal cercare, non arrestatevi, fino a tanto che abbiate trovato i misteri del regno della luce che vi purificheranno, vi renderanno luce pura, e vi guideranno al regno della luce. Dite loro: rinunziate a tutto il mondo, a tutta la materia che è in esso, a tutte le sue sollecitazioni, a tutti i suoi peccati, in una parola, a tutti i rapporti con esso, affinché siate degni dei misteri della luce, e possiate sfuggire a tutti i castighi che si trovano nei giudizi.

Un passo estratto da Pistis Sophia totalmente illuminante per chi sa capire e ha quella libertà intellettuale utile a tradurre quanto espresso da queste poche parole. Quella libertà che non ci fa sempre classificare tutto con scetticismo polemico. Come sempre è evidenziato da tutti i vangeli, queste parole sono per tutti, ma non tutti vogliono intenderle, per questo è scritto chi ha orecchie per intendere intenda. Ma veniamo a quanto espresso. 
“Dite loro: rinunziate a tutto il mondo, a tutta la materia che è in esso, …” – la “materia” di cui si parla qui è la cristallizzazione dell’energia ed a questa condizione di “densità” si aggiungono i risultati di una vita condotta nella non conoscenza alimentando esclusivamente gli “istinti”, il “peccato” è mancare l’obbiettivo che è la “conoscenza”. L’essere “degni dei misteri della luce” è un espressione per dire che è necessario assumere un atteggiamento di distacco nei confronti della vita. Questo ci metterà al riparo e ci permetterà di sfuggire a tutti i “castighi” che altro non sono che le conseguenze dell’aver alimentato solo i bisogni della materia o animale.
I “castighi” di cui si parla qui non sono inflitti da qualcuno, ma sono l’effetto collaterale, sono la conseguenza del fatto che non siamo stati capaci di manifestare la nostra vera “intenzione”, di aver speso la vita dietro a cosa che non hanno nessuna utilità ai fini della “coscienza”. Essendoci appesantiti nelle cose del mondo ci troveremo a non riuscire ad elevarci nei piani esistenziale, l’elemento di questa elevazione è la “coscienza” stessa. Purificando la nostra mente dai concetti, dalle credenze, dai sistemi di controllo impressi sin dalla più tenera età, questo ci permette di far emergere quel potenziale, che è nello Spirito in noi, e che è ciò che ci permette di “capire”.
Diventare luce pura significa realizzare un centro di “gravità” nella “coscienza” di modo da resistere agli urti del trapasso. Nessun di noi privato della luce può realmente rendersi conto di ciò che è e di quali sono i suoi processi di “evoluzione” od “involuzione”. La natura della creazione potrebbe essere proprio questa: non è realizzare cose nel mondo che lasciano il tempo che trovano, ma realizzare qualcosa in noi in grado di resistere alla morte. Il regno della luce è la piena “consapevolezza” e per essere raggiunto ci si deve prima sporcare, e successivamente, ripulire, è questo ciclo che ci permette di avere “coscienza” di cosa sia il “bene” ed il “male”, ecco perché Adamo si è nutrito del frutto proibito.
L’anima purificata sa come e cosa fare, l’uomo prigioniero delle sue abitudini, e di ciò che possiede, è destinato a vagare per molto tempo nel mondo dei morti sino a quando anche lì non sarà in grado di realizzare “qualcosa” che lo inizi a svegliare. Questa cosa noi la sperimentiamo tutte le notti quando andiamo a dormire, viviamo sogni per quanto vividi dove riproponiamo tutte le nostre “abitudini”, tutte le pulsioni di un animale che si è sviluppato senza dominio, senza un dedicato e particolare tipo di “educazione”. Questi sono i “misteri della luce”, la luce è la coscienza, sono i misteri di come costruire una “Coscienza”, un‘integrità morale e spirituale perfetta. Per questa ragione lo gnostico divide l’umanità in 3 parti, a ciascuna della quali il mondo apparirà in modo differente. Questo è dovuto a come tenderà a sentire e percepire il “reale” e le circostanze che gli occorrono nella vita.
Gli Ilici, (dal greco hyle, materia), in grado di percepire soltanto le evidenze concrete, materiali; gli psichichi (da psykhe, anima) in perenne tensione o attrito, “mente” e “cuore”, tra ciò che percepiscono concretamente e la sensazione di sentire che c’è molto di più di quella percezione. E’ la struttura interna dell’uomo che si manifesta in questo modo per dare l’opportunità grazie a questo attrito, al dominio delle proprie passioni, la pratica e lo studio costante, di giungere a percepire un mondo più sottile. I pneumatici (da pneuma, spirito) in  grado di percepire senza sforzo, in stato di calma, questa ulteriore espressione della realtà e per questa ragione si manifestano nel mondo liberi dai vincoli di qualsivoglia regola o legge o autorità dipendente dall’uomo, liberi dal giudizio, liberi dai condizionamenti, liberi dal bisogno di “attenzioni” o considerazione. Per questa ragione l’invito a liberarsi dai condizionamenti che ci fanno aumentare la materia di cui siamo fatti, e la necessità di incontrare quei misteri, ovvero, quella conoscenza utile ad insegnarci a dominare le passioni umani, il dominio della natura inferiore per la fioritura di quella superiore.
E’ importante però intendere che queste parti sono presenti contemporaneamente in ogni singolo individuo, sicuramente in misure differenti e più o meno assopite, dato che in noi la “coscienza” non è sempre la stessa. La “coscienza” in noi non è stabile ed è suscettibile delle oscillazioni delle passioni umane o dell’animale, dalla sua reattività e dal livello di servilismo nei confronti dl mondo e dei suoi sistemi. Il Sé, l’essenza è la parte astratta, pneumatica, sottile e quindi spirituale, la componente psichica è quella parte di intelletto ed emotività in perenne tensione, la componente ilica è la materia dalla quale è importante imparare a staccarsi, e da cui sempre, al contempo, dipende il nostro rapporto con la realtà del mondo. Ciò che determina pertanto le 3 categorie è la “misura” con cui ognuna di questa parti riesce a manifestarsi o si manifesta in un individuo.
Pertanto l’equivoco diffuso di farci credere che esisterebbero degli eletti nel mondo o prescelti e altri destinati a niente è del tutto infondato, dato che tutti indistintamente disporrebbero, almeno in potenza, di queste 3 componenti in quanto umani. Componenti distribuite e manifeste in misure diverse a secondo dell’efficacia di un lavoro realmente svolto e della “forma” assorbita e fissata nei primi anni d’età. Essendo la parte spirituale, pneuma, del tutto astratta e non quantificabile, sarà solo il grado di libertà acquisito da un individuo a permetterne la manifestazione nella sua “presenza”. Il corpo umano nel quale tutto questo è ospitato è fatto della stessa materia del pianeta ed esiste un legame indissolubile con esso. 
Solo la “luce”, inteso come la “coscienza” che portiamo dentro può aiutarci a districarci ed uscire dalla matassa della visione materialista e positivista alla quale siamo stati abituati e “formati” e che ci tramuta in esseri bestiali. Lucifero è quella “luce” e noi siamo i portatori di “luce”, ovvero i portatori della “coscienza” ed è proprio questo che ci distingue dagli altri animali. Lucifero sei tu, Lucifero siamo tutti noi. Cristo è la fonte, è il tesoro della luce, lì dove la “luce” sta, non è un luogo ma un deposito, una condizione, una vibrazione, uno stato d’essere che può essere sperimentato grazie alla “luce” che portiamo dentro, ovvero a questa particolarità che ci distingue dagli altri animali di renderci conto. In questo senso Lucifero è quella luce che portiamo dentro (Lucifero dal latino: lux ferre, ovvero il “portatore di luce”) ed allo stesso tempo Baphomet ovvero il caprone o l’animale: la “luce” è la particolarità che è capace di redimerci facendoci vincere le nostre pulsioni animalesche, la tensione psichica, attraverso l’espressione, attraverso l’esperienza del “capire”. Baphomet è la tentazione a tramutarci in “bestie” ad abbassarci alla condizione di rozzi o ilici. Lucifero non è Satana. Satana è il signore di questo mondo, è la materia di cui ci rivestiamo. Ma questa è ancora un altra storia. 

Ti hanno dato una "forma"! L’apparato formatorio.

La terra è come un gigantesco diapason al quale l’uomo come uno strumento musicale può accordarsi. Nel fare questo può rendersi conto che il “mondo”, i “sistemi” contenuti in esso, gli hanno dato una “forma”, qualcosa che va oltre la sua personalità o carattere o tratto psicologico. Questa forma è ciò che motiva tutte le sue azioni, è molto di più dei pensieri che affollano la sua “presenza”, o gli stati emotivi che lo tormentano od esaltano; questa “forma” è ciò che sta dietro e li genera in continuazione questi stati. 

La “forma” che abbiamo preso e che crediamo di essere è ciò che determina tutte le nostre scelte, decisioni, comportamenti, aspirazioni nel mondo, è molto di più di un “idea”, è molto di più delle stesse “credenze”. E’ qualcosa che va oltre la “descrizione” relativamente al mondo e a ciò che siamo realmente alla quale siamo stati, successivamente a questa “impressione”, abituati. Qualcosa ha impresso o si è impressa nella pellicola della nostra vita, e successivamente ci è stata descritta e poi giustificata. Questa azione è assimilabile al concetto dell’impianto di un apparato artificiale formatorio, cioè che da forma a pensieri ed emozione. Siamo stati “impressionati”, spaventati in qualche modo e questo ci ha fatti ritirare, da lì in poi è partita tutta una azione di normalizzazione ed omologazione che alcuni chiamano “condizionamento” (mentale). 

La “forma” di cui cerco di parlarvi è qualcosa di veramente oltre l’idea ad esempio, espressa nel film di matrix, di un – “mondo che ci stato messo davanti agli occhi” – per nasconderci la verità su di noi e sulla nostra condizione di servitori o di asservimento. E’ la “forma” che ci è stata data e che noi crediamo di “essere”. Siccome questo processo avviene più o meno inconsapevolmente tutto si registra senza grande partecipazione del singolo che lascia che questo avvenga senza potersi opporre al volere collettivo e degli altri. Allo stesso tempo è importante “capire” che non c’è nessun responsabilità o corresponsabilità in questi “altri” (famiglia, relazioni, ambienti lavorativi e ricreativi e “sistemi”), perché tutto questo è cominciato molto tempo addietro e tutti quelli che vivono adesso su questo pianeta sono per lo più inconsapevoli. Inconsapevoli che qualcosa di così catastrofico sia realmente accaduto e soprattutto che sia potuto accadere anche a loro, anche lui e anche a te. Ognuno ha la percezione e la convinzione di essere libero,  di essere “spirituale”, di essere “qualsiasi” cosa lui possa immaginare, non accorgendosi che chi lo ha immaginato tutto quello che pensa e sente gli è stato imposto quando non poteva porre alcun limite e che quelli che glielo hanno fatto lo hanno fatto convinti di farlo per il suo bene e sono stati proprio quelli stessi che gli hanno dato da mangiare. E’ come quando tagli le palline al tuo gatto, uguale. Lo fai per il suo bene. Anche Riccardo Broschi rese eunuco il fratello Carlo, passato alla storia col nome di Farinelliper impedirgli di cambiare crescendo quella voce che a suo dire era meraviglioso. Che poi questa fu vero, non chiese certo a Carlo cosa ne pensasse.

Questo è veramente il grande punto di forza di chi ha avuto quella meticolosità di dare una “forma” a questa umanità lavorandosela per secoli. E’ questo a renderli irresponsabili, e nessuno può attribuirgli colpe o esigergli qualcosa perché anche a loro e a loro volta è stato riservato lo stesso trattamento. Conoscono solo questo e cercano in buona fede di darti la loro forma. Altra cosa sono quelli che qualcosa hanno capito, ma usano ciò che conoscono per condizionarci. 

Le persone ignorano per lo più di averla presa una “forma”, pensano e credono di aver una qualche autonomia di pensiero o di sensazioni o di comportamento, questo perché il corpo gli permette una momentanea sensazione di “individualità”, ma tutto per lo più dipende dal vissuto, dalla forma che quel vissuto ci ha cominciato a dare, e questo vissuto è condizionato dalla mente collettiva dell’umanità. E’ l’umanità a essersi data degli “assunti” e quindi una forma, quando questo è accaduto è molto tempo fa. Veniamo al mondo nudi ed “apparentemente” senza conoscenza, coloro che sono già qui da prima e dovrebbero servire ad aiutarci a crescere, a svilupparci in modo armonico e quindi in “risonanza” col diapason della terra, sono a loro volta condizionati, sono stati al loro volta ri-“formati” e quindi non sono in grado di fare nulla per noi se non molto poco e in accordo a quanto di ciò che sono è riuscito a sopravvivere ai processi condizionanti. Ho scritto “apparentemente” perché il realtà ci sono cose che sappiamo, che facciamo spontaneamente, sono le nostre attitudini, che per quanto siamo stati “formati” riescono ancora nel “bailamme” generale ad emergere. 
Si tratti di piccoli momenti, di tratti di “sincerità” e di “verità” interiore, che tendono a diluirsi nel caos generale di un mondo che vive veramente ignoro del perché esiste e a cosa serve all’interno dell’economia generale del pianeta innanzitutto e dell’universo successivamente e semmai. Ripeto la cosa non ha molto a che vedere con le idee, anche se le idee sono parte del condizionamento, ma ha più a che vedere con il fatto che siamo stati “piegati” ad un volere che non è il nostro. Lo strumento è sempre lo stesso la “paura” è con la “paura” che sono stati capaci di imprimerci una certa “forma” di schiavitù. Nessun di noi può smettere di essere schiavo se non perde questa “forma”, nessun di noi può smettere di essere schiavo se non perde la “paura”! Questa è la ragione per cui abbiamo comportamenti omologati che oscillano tra le sfumature del “bene” e del “male”, di “destra” e “sinistra”, e alla via così. Ecco perché poi troviamo un comportamento comune diffuso, ma non è autentico è parte della “normalizzazione” generale. Siamo schiavi perché ne abbiamo tutte le sembianze, molto più di quanto crediamo. Anche se cambi, lavoro, città, partner, abitudini, tendenze, atteggiamento, idee, scuola, religione o altro, se non cambi, anzi se non perdi la “forma” non cambia molto di te, perché è la “forma” a determinare le tue scelte ed i tuoi cambiamenti. 
Forse, sulle prime, è utile anche questo, ma cerchiamo di capire l’importanza di quello che cerco di comunicare, perché diversamente, troverete sempre qualcuno che vi vorrà “formare”, e farsi dare una “forma” spesso non è “utile” a te. Per lo più le persone questa cosa la fanno in modo del tutto involontario, perché non sapendo non sono responsabili, questo non significa che il processo che ti applicano non vada a buon fine. Dare una “forma” va oltre il “plagiare”, viene prima. Anzi successivamente le persone possono o potranno “plagiarti” grazie al fatto che all’inizio ti è stata data una “forma”, sei diventato uno spirito di opposizione, un agente del sistema, senza neanche saperlo. E in questo mondo agenti lo sono tutti e non lo è nessuno, dipenderà dalle circostanze che uno incontra e per questa ragione ho detto a suo tempo: osservate come vi “lamentate” e a come tendete a “giustificarvi”, sono sintomi della “paura”. Uno giustifica perché “teme” di avere sbagliato, anzi peggio, teme le conseguenze dell’aver sbagliato, mentre gli “errori” li commettono tutti, perché l’errore in assoluto è solo un altra forma di apprendimento, ma se invece di lasciar fluire – ti punisco, tu imparerai a “temere” la punizione, da qualsiasi parte arrivi. 
Purtroppo nessuno di noi sa realmente come e quando è cominciata, ma abbiamo capito che c’è stato un tempo in cui le cose andavano diversamente, poi ad un certo punto “Caino” ha ammazzato “Abele” che sono presumibilmente le 2 direzioni che prende l’umanità come discendenza di Adamo, che non è un individuo ma gli individui originali. Quello che cerco di dire è che non c’è tutta questa premeditazione nel tentativo di “formarci”, di darci, cioè, una “forma”, perchè le ragioni risalgono molto indietro nel tempo a quando ancora andavamo a prendere la banana sulla scala (il riferimento è ad un esperimento che pare si stato svolto sul comportamento delle scimmie). A questo punto di sviluppo dell’umanità le leve nel mondo non sono lo sviluppo dell’individuo in senso coscienziale ed il “bene comune”, ma sono: Potere, Denaro e Sesso. Sono state impresse in secoli di evoluzione tecnologica. Il “potere”, il “denaro” e il “sesso” muovono tutto in questo secolo come lo facevano al tempo dei romani, dei greci, degli egiziani, e chissà ancora quanto indietro. Noi non siamo quelli che hanno subito l’umiliazione della violenza e del provare “paura”, ma questa cosa sono riusciti a farcela trasmettere uno con l’altro nel corso dei secoli. 
Chi governa il mondo è rimasto fregato nella sua stessa trappola. Riempiamo la bocca di dolci e belle parole in onore del trionfo della giustizia, del “rispetto”, della “democrazia”, il “benessere”, e molto altro di simile senza averne l’autorità “morale” di poterne dire, perché la “forma” che abbiamo parla di tutt’altro e per quanto tu ci creda se non ti liberi dalla “forma” non puoi realizzare nulla di quello in cui credi di credere. E’ già è questo in grande agguato che ci è stato tirato, noi crediamo, crediamo di avere un qualche “credo”, ma non è vero perché il credo vero, assunto e nostro, sta nella “forma” che ci è stata data, e quella forma non parla, non si muove sta lì immobile e indisturbata e determinare tutti i nostri atteggiamenti e comportamenti. Come fare? E’ un bel dilemma, direi!

Una nuova transizione, I nuovi assunti!

Far ripartire l’economia ed i consumi o la piena occupazione non sono soluzioni alla situazione contingente, ma pezze, toppe per arginare un sistema che oramai ha raggiunto il suo “break point”. I nuovi “assunti” parlano dell’uomo al centro, e una società in grado di sostenere il suo sviluppo, non quello economico o sociale, quello dipenderà da ciò che saremo capaci di costruire dentro ognuno di noi. Ecco perché tante persone che sentono queste esigenze si sono orientate verso il M5S, ed è questa visione che i media, altoparlante dei vecchi “assunti”, non possono che cercare in tutti i modi di non far emergere, altrimenti perderebbero tutti “senso” o sensatezza. Abbiamo bisogno di nuovi “assunti”, dobbiamo mettere lo sviluppo dell’uomo e della coscienza al centro. Un assunto si fonda sulla “paura” e l’altro sulla “sensatezza”, per approfondimenti vedasi anche video del 3 aprile 2013 a San Donato Milanese

Attuale Sistema di Convinzioni
VECCHI ASSUNTI
Un nuovo Paradigma
NUOVI ASSUNTI

E’ bene fare piani e programmare (falso!)
è convinzione comune che la vita debba essere ben programmata: studi, prospettive di carriera, agenda degli appuntamenti, (falso!) … essi sono tutti figli di questa idea. Ogni appuntamento che fissiamo, ogni incontro rafforza solo la nostra illusione, il nostro bisogno di crederci vivi: impegnare la vita serve a confermare le idee di questo sistema. Prima in assoluto tra tutte è quella certa idea di credere di poter pianificare qualcosa.
Pianificare e crederci significa automaticamente seppellirsi da soli. Preoccuparsi, pianificare,immaginare negativamente, dimenticare se stessi e lo scopo, il motivo che ci ha portato alla ricerca, al cammino della conoscenza di sé, sono aspetti della pianificazione. L’uomo pianifica perché ha paura, attraverso la pianificazione pensa di scongiurare gli “imprevisti”, e questo ci dà l’illusione di poter controllare gli eventi.
La vita ci accade e noi ne subiamo le conseguenze. Intenti a programmare non ci siamo accorti cosa stava accadendo. L’uomo dovrebbe imparare ed “addestrarsi” alla momentaneità.
La momentaneità:
la vera pianificazione è questo “istante”, è nell’istante; le decisioni sono frutto dell’attimo, l’istante è l’eternità, solo nell’istante esistono tutte le soluzioni; le soluzioni non possono essere trovate, le soluzioni sono, per questo che solo nell’istante esiste la pianificazione. Tutto è a nostra disposizione quando impariamo a vivere l’attimo nella sua totalità. Le “vere” decisioni sono frutto dell’istante. Il “guerriero” si addestra ad “essere presente”, fino a quel momento egli non sa, non agisce fino a quando l’istante non dischiude la sua eternità; solo allora il guerriero saprà ciò che deve sapere; essere presenti a noi stessi permette a “qualcosa” d’altro di esprimersi; la VOLONTA’ emerge dall’istante.
La vita ci accade e noi ne siamo partecipi, liberi da preconcetti e pregiudizi, ci muoviamo nell’immediatezza delle circostante. Stati e circostanze sono tutt’uno. Essere presenti è una “pianificazione verticale”, è l’abbandono totale all’”essere”:
sia fatta la tua volontà”, anzi “la tua volontà così è fatta”! Nulla a che vedere con l’”immobilismo” o il “fatalismo”; “fare” è “essere”; l’azione sta nella presenza, sta nell’”essere” presenti, “essere presenti” per noi equivale a promuovere, conseguire e mantenere “Presenza”. 
Fare” è non pianificare.
Gli altri vanno controllati, ci vuole educazione, ci vuole rispetto.  (falso!)
Ognuno si esprime come sente e crede, gli altri non sono un problema per me, ciò che ognuno fa risponde alla vita non a me; ci vuole “autenticità” e l’“autentico” rispetto. Il rispetto è verso se stessi, è l’amore che siamo in grado di esprimere verso di noi, è la capacità di comprensione e la capacità e di sentire di “essere”. Il rispetto è amarsi dentro.
Gli eventi causano gli stati (falso!)
maledico la vita, gli eventi e gli altri. (errore!)
Gli stati causano gli eventi:
mea culpa, gli eventi e gli altri sono attirati nella vita dai miei stati interni; imparo a perdonarmi. Le persone reagiscono ai miei comportamenti che sono determinati dai miei “stati” (emotivi).
La vita è la causa della nostra sofferenza (falso!)
La vita è l’effetto del mio livello d’essere, del mio grado di responsabilità.
La vita è la causa e l’uomo l’effetto (falso!)
L’uomo è la causa e la sua vita l’effetto della sua volontà di esistere. Poi discende in questo mondo nasce, prova paura e se ne dimentica.
Il mondo è un luogo ostile 
(falso!)
Anche se l’uomo ordinario si sente costantemente sotto minaccia ed ha sempre paura di qualcuno o qualcosa, in realtà non c’è nulla e nessuno che possa nuocergli, non ci sono circostante negative o persone che possano causarci danno, o nulla di cui temere, se non di noi stessi; ci sono di fatto solo:
atteggiamenti negativi, idee distruttive, convinzioni malsane
di infelicità e catastrofe.
Il mondo è la proiezione, la materializzazione del nostro ‘sogno’ o dei nostri ‘incubi’. L’uomo è come un essere infelice, che circondato dalla perfezione e da ogni abbondanza, guarda il mondo con gli occhi di una rana e si lamenta di ciò che vede.
Il mondo è così, 
perché tu sei così: abbiamo paura di tutto. Prima ho paura e poi scelgo di cosa. L’Eroe è l’uomo in assenza di paura, in assenza di queste costanti piccole morti interne. Eroe viene da Eros, amore da a-mors.
Integrasi con questa meravigliosa forza ci permette di iniziare un processo che sfocia nell’emersione da una visione catastrofista e rovesciata del mondo. Serve una rinascita ad una nuova concezione del mondo, di noi stessi e della vita, di un nuovo sentimento o “sentire” o “percepire” che è quello che ci fa intuire che c’è molto di più nella nostra esistenza, questo sentimento è l’a-more. E’ ciò che emerge in noi quando siamo in assenza di dialogo ed in assenza di “odio”.
Gli altri sono la causa delle nostre infelicità (falso!)
La considerazione interna ed esterna è la causa della mia infelicità e sofferenza.

Il bisogno di considerazione limita la manifestazione della mia spontaneità.

Gli altri deludono continuamente le mie aspettative.(falso!)
Avere aspettative causa sofferenza. L’egoismo ed il controllo creano aspettativa sugli altri. Sono deludente, irrispettoso ed egoista a pretendere attenzione, atteggiamenti e cose dagli altri. Gli altri non mi devono nulla ed io non gli esigo e non posso e non ho diritto di esigergli nulla.
Sono una vittima delle circostanze e dei comportamenti altrui. Le persone mi mancano di rispetto. (falso!)
La vittima è sempre il colpevole. La mancanza di rispetto negli altri è dovuta alla mancanza di rispetto che noi stessi abbiamo di noi stessi, gli altri ci mostrano solo la nostra manchevolezza.
Le persone generano conflitto 
(falso!)
La presenza di un dato conflitto è la ragione della presenza di date persone nella nostra vita! E’ la nostra psicologia ad essere conflittuale e non il contrario.
La vita è ostile, il corpo è cagionevole. (falso!)
La vita è potentissima e il corpo è indistruttibile.
La morte è inevitabile (falso!)
questa idea è la madre di tutte le paure. La morte mette al riparo l’uomo ordinario dallo “sconcerto dell’infinito”.
Dietro ogni pensiero distruttivo c’è l’idea inevitabile della morte;
pensieri distruttivi sono ciò che sta dietro ad ogni dolore, dubbio, paura, incertezza, stati negativi, etc…
I pensieri distruttivi sono quelli che ci fanno arrendere prima ancora di iniziare un impresa crediamo all’inevitabile senza nemmeno provarci a fare qualcosa.
Trascorrendo il resto del tempo a trovare le prove per giustificare
non solo il nostro fallimento, ma la veridicità del fatto che l’impresa era impossibile, e che quindi il fallimento era inevitabile.
Sappi inoltre che la paura della morte si imprime artificialmente dentro di noi al momento della nascita, questo perché la prima sensazione che proviamo è di soffocare e di venire sopraffatti.
La morte è “immorale. La morte è una fuga, è il mezzo per sfuggire all’”eternità”.
La rivoluzione della Coscienza è la conquista dell’immortalità.
A-mors, a (assenza) mors (morte), a-mors significa immortale, eterno; la paura equivale ad avere “morte dentro”, chi non ha morte dentro non può incontrarla. Elimina ogni pensiero distruttivo, individuato. Accorgiti come agisce, cosa cerca, come si nasconde, dietro quale tipo di giustificazione ed accetta l’ipotesi di smettere di: giustificarti, lamentarti, correggere gli altri, giudicare, remare contro, corrompere, pensare che le cose sia impossibili!
NULLA è IMPOSSIBILE su questo piano e in tutti gli altri piani, questo piano di realtà è il riflesso di un mondo più sottile, invisibile: visibilia ex invisibilibus.
Il mondo invisibile è il mondo di tutte le “possibilità” è il mondo dell’eternità, è il mondo della creazione, è il piano della Talità, il nostro unico vero compito (oggi) è portare questo mondo qui nel mondo visibile, anzi in realtà è accorgerci che già lo stiamo facendo, perché ciò che è visibile ed accade all’intera umanità, proviene dalle sue idee, proviene dal mondo delle sue credenze: credere è vedere. Purifica i tuoi pensieri, purifica le tue emozioni, purifica la tua mente, purifica la tua psicologia e tutto di questo nuovo paradigma può realizzarsi.
Non pensarlo,convincitene!
Vedere per credere. (falso!)
Credere è vedere! Quello in cui credo si realizza, quindi vedo.
La rivoluzione è nel mondo,  
(falso!)
La rivoluzione è individuale ed intima.
Tu sei solo il tuo corpo, una serie di processi biologici. Tutto ciò che sperimenti è frutto del caso e dei tuoi processi biologici e della genetica. (falso!)
Il Dna non domina la vita, ma la mente (epigenetica); e la mente non è il centro intellettuale, la “mente” è la modalità con cui siamo stati educati a dare forma alle cose, alle persone, circostanze, è il mondo che ci è stato messo davanti agli occhi per impedirci di conoscere il nostro autentico potenziale. La MENTE è un apparato artificiale, formatore.
Un surrogato del vero centro intellettuale, sviluppatosi a causa della prima educazione dei cattivi esempi e idee sbagliate, ovvero tutto quel complesso di credenze che fanno parte della verità degli uomini ordinari. Il pensare per associazioni, ovvero, il pensiero associativo è ancora un altra conseguenza, o funzionamento alterato delle qualità “intellettive”.
Rimuovere le idee false dalla nostra testa significa armonizzare il centro intellettuale e condurlo: metterlo nelle condizioni di ricevere il flusso potentissimo dell’energia del pensiero. Rimuovere le idee confusionarie e fallimentari significa imparare a trasformare le impressioni che diventano cibo per la nostra “presenza”. Solo un centro libero dalla mente fa emergere la volontà e la comprensione. L’uomo libero dall’idea del fallimento è un uomo od una donna in grado di comprendere la vita e riportare integrità, unità in sé.
Uni-verso = verso l’uno.
La tua presenza, ciò che tu sei e sperimenti è fatta di pensieri, emozioni, volontà e di un corpo energetico-planetario. I pensieri, le emozioni e la volontà influenzano questo corpo, ne influenzano i processi biologici e la genetica (il DNA, i geni si mettono in movimento su un ordine che proviene dai mondi interni di un individuo, dai sui pensieri e dalle sue emozioni).
Pensiero, emozioni e sensazioni attraversano il corpo, ma non sono del corpo. Pensieri distruttivi ed emozioni negative sono la causa di un avvelenamento costante del corpo planetario. L’indulgere in emozioni negative e in pensieri distruttivi è la causa dei nostri problemi.
SII VIGILE! E’ bene essere “vigili” e non permettere internamente neppure un atomo di dolore; usa qualsiasi mezzo (trasmutazione, respirazione, meditazione, esercizi, preghiere, rituali, teurgia) per chiudere all’istante ognuna di queste potenziali ferite mortali, non indugiare in queste 2 cose: Pensieri Distrutti ed emozioni negative.
Non pensare di riuscirci, convincitene, convinciti che in generale l’emozione che stai provando se è negativa a nulla vale ed a nulla ti serve, comprendi che ti sta avvelenando ed abbandona di fatto ogni suo pensiero, NON INDULGERE!
Come il pugile nel ring: “tirati fuori dall’angolo, abbandona le tue ragioni, esci prima di prendere altre botte”!”. Le tue ragioni sono viziate dai tuoi pensieri e dal tuo stato d’animo, cerca di riportarti in quota, alzati!
Sei sbagliato, non vali nulla, non puoi farcela, è impossibile! (falso!)
Ehie Asher Ehie = IO SONO QUEL CHE SONO, e quel che io sono, sono. Non c’è fallimento in me, non c’è nulla di sbagliato, c’è solo la ricerca della verità, il bisogno di integrità e la volontà di realizzarla. E’ importante rimuovere dalla nostra vita l’attitudine a giudicare, peggio se è “mal giudicarsi”.
Mal comune mezzo gaudio 
(falso!)
Godere del fatto che ci possa andare storta in compagnia è un altro modo per giustificare la nostra irresponsabilità. Siccome abbiamo creduto che è “impossibile”, questa idea ci consola e fa da ammortizzatore ai nostri fallimenti annunciati.
Annunciati perché con le idee che abbiamo non possiamo che confermare l’impossibilità di realizzare qualsiasi scopo; giriamo in tondo, cercando tutto il tempo, dandoci da fare per poi poter dire: “non mi è stato possibile farlo”.
Cerchiamo continuamente una giustificazione. “Mal comune mezzo gaudio” equivale ad una resa senza condizioni e senza lotta, equivale a fallire realmente il nostro intento; equivale a mollare la spugna.
Non c’è un mal comune, di comune c’è solo in sonno della coscienza. Il mal comune è il paese dei balocchi, ci deresponsabilizza e ci fa dimenticare lo scopo.
E’ bene imparare a mantenere viva l’urgenza esoterica, il bisogno di integrità e di autorealizzazione, non dobbiamo permettere a nulla ed a nessuno di distrarci, di raffreddarci; non dobbiamo, mai, dimenticare, dobbiamo RI-CORDARE continuamente il nostro “ESSERE”.
Devo correggermi! Devo essere perfetto”! 
Non posso sbagliare! Non valgo abbastanza, non posso altro che “fare” per poi auto-commiserarmi. (falso!)
autocommiserarsi equivale ad deresponsabilizzarsi.
Quando mi osservo, quando mi auto-osservo tutto quello che è “giusto” comincia ad accadere, tutto ciò che è inutile, superfluo, e persino dannoso inizia a dissolversi. La comprensione viene dal “presente”, il “presente” è la forza conciliante, la “coscienza” non è di questo piano di manifestazione. Osservarsi significa essere presenti a sé stessi, rendersi conto; ne più ne meno che rendersi conto; rendersi conto dei nostri processi, dei nostri pensieri, delle nostre emozioni, della nostra condizione umana.
Siamo disposti ad accettare l’idea che l’essere umano è uno schiavo, ma poi, quando lo sperimentiamo, e ci rendiamo conto della condizione in cui versiamo, giudichiamo e cerchiamo di chiudere “la bocca” alla verità che stiamo osservando. “Essere presenti” è l’unica vera azione possibile a questo livello di responsabilità.
Il Cristo è l’individuo che si fa carico dei suoi processi interni, dei processi di cambiamento, osserva, si auto-osserva, in silenzio riceve le frustate dalla visione perché sa che solo osservando, “qualcosa” d’altro inizia a farsi presente nella sua vita. Il Cristo è la persona che ha iniziato a “convincersi”.
Avere per essere!
Devi dare tutto, devi darmi tutto, anche la tua vita, devi lavorare fino a 12 ore al giorno, senza sosta, anche il sabato e la domenica se necessario. Il lavoro ti nobilita! Riempie le tue tasche di cibo per te e per la tua famiglia. (falso!)
Essere per avere!
Devi dare tutto, devi dare tutto per un solo mio bacio!” – queste frasi sono di un antico rituale che significano che dobbiamo dare tutto noi stessi allo sviluppo ed il risveglio interiore, dobbiamo dare tutto per un solo bacio della sapienza, della conoscenza interiore di ciò che siamo e cosa possiamo diventare.
Il denaro non è la soluzione ai nostri problemi, “Essere” è la soluzione. ESSERE per FARE e per poi AVERE, infine.
Il lavoro nobilita l’uomo
(falso!)
Di cosa abbiamo paura? Di diventare poveri? Di essere abbandonati? Di ammalarci? Di perdere una proprietà o il lavoro? Di cosa?
Qualunque sia la paura di un uomo o di una donna, essa si materializza in eventi che egli dovrà incontrare sulla sua strada per rendersi libero della schiavitù che volente o nolente ha accondisceso operasse su di lui.
La libertà interiore nobilita l’uomo ed è la sua autentica aspirazione: “quando capisci come è il gioco, non ci vuoi e puoi più stare!!!”.
Il lavoro è schiavitù
Il lavoro è dipendenza, è schiavitù ed è una conseguenza della perdita di dignità, è una conseguenza di un degrado interiore, di una mancanza di attenzione, di una disattenzione alla vita e verso sé stessi, di una cristallizzata abitudine a de-responsabilizzarsi.
Dipendere è l’effetto di una mente resa schiava dal timore immaginario di rimanere senza (di qualsiasi tipo di) nutrimento o sussistenza.
Il “lavoro” è solo quello su se stessi atto a conseguire un autentica indipendenza; è in questo che sta la vera nobiltà del lavoro, nel rendersi liberi, uscendo dai sistemi del mondo, liberandoci dalla paura, interrompendo il nutrimento di certi timori che ci impediscono di usare i sistemi senza farci usare. I sistemi del mondo sono le migliori circostanze per indurci a cercare la libertà; chi resta imbrigliato in esso è di fatto vittima della sua stessa paura, della pigrizia, della vita comoda, e dagli attaccamenti. L’uomo si è arreso alla sua stessa schiavitù, l’uomo che accetta la dipendenza dai sistemi del mondo si è venduto per un tozzo di pane ed un letto.
Usare i sistemi invece che esserne schiavi, questa è l’autentica indipendenza. Per farlo abbiamo bisogno di compiere un “lavoro” preparatorio, di eliminazione sistematica di tutte le idee contorte e distorte che il mondo ci ha regalato. La sola vera disciplina è: liberarsi dall’inferno interiore, dall’odio, dai pensieri distruttivi e dalle false credenze.