NUDI contro il vento (Le chiese, le scuole, l’identificazione con esse)

La tradizione esoterica ci dice che l’uomo è costituito da «spirito», «mente» e «corpo». Il corpo è tale in quanto luogo della concentrazione di “forze” di un mondo di sopra, inteso come superiore, non in alto, ma dentro, più sottile, più vibrante, superiore proprio nella vibrazione; esso è conseguenza dell’esistenza di queste altre 2 parti. Il corpo di per se non esiste come tale in assoluto, ma come riflesso, come conseguenza dell’esistenza di «spirito» e «mente».

«Spirito», «mente» insieme ad energia sono sinonimo di “creazione”, usano lo spazio tempo e quindi la manifestazione; essi sono sinonimi o sinonimo di qualcosa che discende o meglio “cristallizza” (energia in materia) da una dimensione, diciamo, extra (Vedasi teoria della “undicesima dimensione“), da un piano vibratorio più sottile ad uno più denso, sinonimo di “lento”. Lo «Spirito» sarebbe plasmato nel ritmo perenne della “creazione”, lo stesso lo è la «mente», che sarebbe l’intelligenza che lo guida, o giù di lì. Come più volte ho detto qui, l’uomo è comparso, non è una mutazione genetica di qualche tipo: c’è la materia, il plasma, la sostanza degli universi, la “prakriti” nei Veda, materia o “sostanza indifferenziata”, energia dalla cui sostanza la coscienza, Purusha, ha dato forma alle cose e anche generato l’uomo. La mente è un ordine di questa creazione, un ordine di mondo, un universo nell’universo.

Per schematizzare potremmo quindi dire che la Coscienza ha una sua progettualità, che diviene pensiero creativo nell’uomo. Essa è impersonale, attraversa l’uomo, ma non è dell’uomo; permette all’uomo, se ben centrato, di prendere coscienza e lì aumentare, se reiterata l’azione, la sua consapevolezza. Ciò che permette questo passaggio lo dobbiamo a una certa particolare condizione interiore di calma, che stabilizza l’antenna umana e le permette di ricevere. Purtroppo a causa dei processi “diseducativi” ai quali siamo stati sottoposti non riusciamo più a ricevere, perchè il noi si è prodotto quel certo elemento alterato del pensiero, che ci impedisce di ascoltare, produce interferenza e la trasmissione risulta poco chiara; è un problema di ricezione dovuto all’interferenza del mentale che genera stati emotivi atti ad offuscare la “percezione” reale ed oggettiva delle cose.

Quando leggiamo nelle scritture – “in origine era il verbo” – il verbo è un pensiero vibrante, non come lo conosciamo noi, non la chiacchiera che conosciamo, che è l’autentica interferenza, ma potremmo dire che è “intuizione”, un flusso luminso che ci attraversa, che non ci appartiene, ma che ci permette di intendere le cose. Una sorta di luce della luce, di materia oscura, il vuoto nell’atomo, invisibile la cui natura è intelligenza che sta dietro a tutte le cose. Un pensiero potente, “coscienza”; un pensiero che può esistere solo nel mondo delle “cause”, della volontà, secondo la descrizione esoterica, e che piano, piano questa cosa, questo pensiero, questa idea, inizialmente senza forma, inizia a discendere nei vai livelli di manifestazione, le extra dimensioni e cristallizza, prende forma, in accordo allo stato vibratorio di quel livello, prendendo consistenza sempre di più, fino a comparire nella forma, come quella umana, nel caso dell’umanoide, che conosciamo.  La coscienza impersonale, diventa coscienza individuale. La coscienza è qualcosa di realmente inspiegabile, colui o colei di cui nulla si può dire, ma che c’è, perché non la vedi, ma lo sai, te ne rendi conto, le tue prese di coscienza, le tue rese (da resa, rendere, arrendersi) sono la conferma della sua esistenza; esiste anche se non sai realmente cos’è; non ha “forma”, non ha descrizione, ma nonostante questo nell’uomo realizza la consapevolezza, sopratutto quella di non sapere e mostra, mette a nudo la nostra condizione di “dipendenza”, di estremo bisogno di essere visti, notati, riconosciuti, dato che ci sentiamo inadeguati o non  all’altezza delle cose che ci accadono. La “coscienza”, in quanto impersonale, mutua la forma e l’esperienza dalla creazione stessa, dall’esperienza vissuta nella creazione, per conoscersi . 

Nelle dimensioni interne, arrotolate su se stesse e sottili dal punto di vista della vibrazione e consistenza, quello che chiameremmo il mondo molecolari, atomiche, sub-atomiche, il mondo dei quanti, delle stringhe, degli universo interni, paralleli, chiamatele/lo come volete, tanto non esiste, attualmente, descrizione in grado di definirne completamente lo stato e la forma, … in questi ordini di mondo, in queste dimensioni interne, dicevo, l’uomo non ha “forma”, è solo un idea senza descrizione, è un segnale, una specifica gamma di vibrazione, un “pensiero” nella “presenza” generale di un individuo che attraversa i vari livelli, “sentieri”, direbbero i cabalisti, di una manifestazione, cristallizzando quel “pensiero”, quella “volontà”, in un modello intelligente, e da quello in una “forma”, in quella “forma” che è la complessa macchina biologica che conosciamo. Quello che noi chiamiamo «corpo» è in realtà l’unità di «spirito», «mente» e «materia» o “sostanza indifferenziata” che, a questo livello, si manifesta come biologica, organica, pur rimanendo inesorabilmente ancora una volta spirito e mente ed anche energia. E’ la struttura del nostro cervello a permettere che tutto questo si possa processare, ragione per cui è stato detto che l’uomo è un essere tricentrico o tricerebrale. Lo stesso concetto lo ritroviano in Hamer a proposito dei foglietti embrionali.

Se Einstein ha dimostrato che la materia è una forma di energia esplicitandolo nella famosa formula E=mc2, la meccanica quantistica ne ha evidenziato la sua natura ondulatoria, vibrante, legando indissolubilmente il concetto di energia al concetto di massa o materia. David Bohm, che guarda caso discuteva con Krisnamurti di creazione, riesce a spingersi ancora oltre, deducendo che il cervello opera in modo simile ad un ologramma. Le particelle non sono da considerarsi come cosa separata o “autonoma”, bensì come facenti parte di un ordine atemporale e aspaziale universale, cioè l’Olomovimento. Le particelle che osserviamo e che chiamiamo sub-atomiche, in realtà, non sono, quindi, esse stesse veramente particelle, ma campi, e quindi qualcosa di “immateriale”. Questo significherebbe che se esistiamo nell’universo fisico, e ci esistiamo, anche se qualcuno è pronto a dirci che siamo solo un “illusione” (l’illusione, semmai consiste solo nell’identificazione esclusiva con essa), dobbiamo essere connessi in qualche modo con questi campi fisici fondamentali. E’ questo il senso dell’osservatore nel campo di energia, ad esempio, di Heisenberg; un punto di consapevolezza che interagisce col campo, … attraverso cosa? La “coscienza” che attraverso un individuo. Ecco perché siamo esseri coscienti o senzienti, ne abbiamo la struttura biologica per esserlo.

La forma umana è il veicolo, biologico, molecolare, atomico, più elevato, a livello fisico, e sottolineo a livello fisico, per la manifestazione di una “Coscienza”; nessun altra forma, animale o vegetale arriva a tanto, anche se tutti sono immersi o penetrati dalla “coscienza”, per così dire, universale; il Dio vivente di cui si parla nei vangeli gnostici. La Coscienza non è una cosa separata dall’universo, ne è parte integrante, come lo sono lo Spirito e la mente, l’energia e la materia. In realtà si tratta di un’unica grande composizione (musicale?!), ecco perché è così difficile individuarne le sue parti. Riesco a farmi capire? E’ evidente che è impossibile descrivere tutto questo, stiamo parlando di un mondo invisibile, un mondo invisibile che ha una particolare caratteristica e cioè quella di influenzare ogni cosa qui. Pensieri, emozioni, sentimenti e ragione sono impalpabili e sicuramente invisibili ai 5 sensi, ma non per questo non esistono. In scienza si devono usare sofisticati calcoli, formule matematiche per provare a descrivere questa realtà immateriale; è a questo che servono teorie come le stringhe, gli universi paralleli, le extra dimensioni: mappe per provare a descrivere un territorio che non è visibile ai sensi, ma che esiste. Ma qualsiasi sia la descrizione alla quale possiamo arrivare, non contemplando nello studio, l’interazione dell’uomo non può essere capita fino in fondo. Cominciamo solo ora a intendere questa interazione e per questo che ritroviamo studi che parlano di questo, ma sono ancora in embrione e cedono il fianco alle speculazioni di pseudo operatori esoterici. Il cervello è la sede di certi fenomeni quantici che possono essere intesi solo se capiamo chi è o cos’è l’uomo. 

E’ sempre un problema di processi e di educazione. Ecco perché il mito funziona. Esso si fonda su metafore, “analogie e corrispondenze” quali l’astrologia ermetica (lo zodiaco), l’albero sefirotico, il testo di Pistis Sofia, o la cosmogonia rosacroce, il panteon Greco, il libro egizio o quello tibetano dei morti, ed tanti altri ancora. Tutti, però, hanno dovuto includere l’uomo nella loro “visione”, nella loro mappa. Hanno dovuto integrare la Coscienza umana, cioè quella parte della Coscienza universale che ha espressione solo nella natura umana, la parte più coerente e reale che alberga in un entità biologico umanoide. Questo perché egli stesso, la struttura interna dell’uomo è un cosmo, è il riflesso del tutto; come un ologramma, ha in se tutte le parti che compongono il “disegno originale”. Ma quanto ne sappiamo realmente di questo? E’ una gran bella visione che da speranze, ma che ci invita ad un lavoro di scoperta di sé, altrimenti resta un informazione fine a se stessa, genera entropia e quindi sonno, illusione e fanatismo, costruisce chiese e realizza dogmi, religiosi o scientifici, poco cambia. Materia e Spirito sono in parte la stessa cosa.

La religione e la scienza, quindi, si contendono un primato che non esiste, si contrappongono nel tentativo di affermare facce della stessa medaglia e a volte per impedire a noi di capire la profondità del disegno. “Dividi et impera” – è sempre da tenere in buon conto. Creare un falso conflitto, attraverso la dialettica, questo perché quando c’è conflitto, c’è di fatto separazione e tanto condizionamento; gli individui si polarizzano o da una parte o dall’altro e poi iniziano a fronteggiarsi, perdendo il senso della realtà; generano fanatismo e di fatto “controllo”.

Materia e Spirito: una è la materializzazione dell’altro/a. Sarà forse per questo che Gesù diceva – “”Lo Spirito che si fa carne è una meraviglia, ma la carne che si fa Spirito è la Meraviglia delle Meraviglie.” – tratto dal vangelo di Didimo Giuda Tommaso. Stava forse parlando di un lavoro? Lo Spirito si è fatto carne, cioè materia, nella corsa verso in mondo fisico, e questo è sicuramente una meraviglia sotto gli occhi di tutti, il creato stesso. La carne che si fa Spirito potrebbe essere, allora, la Coscienza che ritorna in seno all’assoluto, all’origine, alla fonte, al suo stato naturale, con la sapienza dell’esperienza “materiale”, e questo non può che essere una meraviglia delle meraviglie. Tutto rientrerà, o tenderà, al suo stato originale, “Purusha”, la coscienza, ma questo cambio di stato può essere operato con la giusta attenzione, in stato di “calma” interiore, che ci rende sapienti. In questo è la differenza di un autentica scuola, insegnare a condurre la propria “attenzione” in modo attivo nel tentativo di realizzare un autentica presa di coscienza. E’ questa presa di coscienza, qualsiasi essa sia a determinare la nostra “possibilità” di crescere in “consapevolezza”.  Ecco perché in un lavoro di scuola non esiste l’errore, la sbadataggine, o la dimenticanza, perchè ogni qual volta mi rendo cosciente di tutto questo, sto operando nella direzione di una maggior “consapevolezza”. La disciplina di per se è uno strumento, per fare cosa? Tu lo sai? O credi di saperlo e ti punisci ogni qualvolta il tuo “tentativo” non va a buon fine?

Colui che opera nel tentativo di ricevere in calma questo flusso di “coscienza” è uno gnostico in senso stretto, non una targhetta, un etichetta da apporre su di un vestito, ma un azione precisa volta a trasformare l’umano in Divino, qualsiasi cosa significhi “divino”. Un essere consapevole è anche divino. La gnosi ci dice che siamo una particella di sostanza divina, che è “coscienza”, discesa nel mondo e “imprigionata” in un corpo materiale. La parola “imprigionata”, però, non è da prendersi in modo assoluto, ma relativo allo stato di consapevolezza. Prigione, “carcere” (proviene dalla parola “corcio”, inteso come luogo ristretto, recintato), sono parole che stanno ad indicare esclusivamente un teatro nel quale il circo si svolge. Certo, un circo dove si muore, ma sempre un circo sarebbe; il punto è se tu lo sai veramente che è così? O ti è stato detto? Ti è stato passato e tu ci hai creduto senza prenderti la briga di trovare strumenti per verificarlo e mettere in atto il tuo progetto “personale”, il tuo “destino”?

Questo è il vero dramma di seguire una scuola, un maestro, un trainer, un istruttore: prendere tutto per dogma, gli stessi i maestri, le cose scritte, le cose dette, le cose fatte. Enfasi e fanatismo, vestono strane forme. Senso di colpa, sta tutto dietro lì, al senso di colpa. Se discuti il maestro sei un blasfemo, perchè il maestro è il Kalki avatara, la parola fatta dio e non può essere mai in errore, etc…. FALSO! I maestri sbagliano, perchè non sono l’ultima frontiera della conoscenza, la loro visione è fino al punto in cui sono arrivati. E’ fuorviante a prendere il loro messaggio alla lettera. Dobbiamo capire che ogni tempo ha le sue informazioni e le sue guide, è impensabile che cose dette negli anni cinquanta in un tessuto culturalmente molto differente dal nostro, possano essere ancora buone oggi, vanno superate alla luce della nostra riflessione interiore. Ci aggrappiamo ad una dottrina, ai suoi maestri, e sicuramente sulle prime è anche giusto per fare chiarezza, impostare un lavoro; ma dopo, se restiamo invischiati, è solo perchè non abbiamo il coraggio di camminare da soli, nudi incontro al nostro destino senza appoggiarci a niente. E’ come uno che passa tutta la vita nelle scuole elementari, un giorno dovrà andare all’università e poi laurearsi e vedere cosa farà nel mondo. Quando scegli di dare credito a qualcosa o qualcuno: studia, indaga, ricerca, senza sosta, non ti fermare finchè non avrei “trovato” le tue risposte che ti si confanno. Tocca stare sempre con gli occhi aperti. Una bella descrizione, se pur bella è sempre una descrizione. Bisogna mettere tutto in discussione alla luce della riflessione interiore, della nostra capacità di comprendere e della conoscenza raggiunta attraverso l’esperienza personale.
Ma torniamo alla prigione. Più si abbassa il livello di consapevolezza e più è alto il livello di detenzione o grado delle restrizioni. Anche a questo mondo, nei penitenziari, esistono diversi livelli di detenzione, e tutti sono implicitamente collegati, in realtà, a precisi gradi o livelli di consapevolezza, ad evidenti livelli d’”essere”. Ogni cosa si sposta nei livelli a causa o grazie alla frequenza o vibrazione di risonanza. Un elettrone cambia di livello per eccitazione, per iniezione di una forza ulteriore, un vettore che ne modifica lo stato ed il livello vibratorio. La prigione, quindi, se così la vogliamo o dobbiamo chiamare, è tutto, dai sistemi del mondo fino e persino alle scuole e le varie chiese o istituzioni. Nello specifico, poi, personale, è evidente, che per noi la nostra restrizione o prigionia risiede nella «mente» stessa, prima che nello «spirito» o nel «corpo», nelle idee che depositiamo in essa senza passarle al vaglio della “coscienza”. Se un lavoro di scuola serve, e questo è abbastanza indubbio, allo stesso modo ogni idea deve essere vagliata alla luce della nostra coscienza, o anche non coscienza, ma almeno è qualcosa che ci appartiene, che ce lo sentiamo veramente nostro, altrimenti facciamo come per il primo grado di educazione od istruzione o condizionamento che abbiamo ricevuto e vissuto: realizziamo credenze, facciamo accordi con cose e persone di cui non sappiamo nulla. Il senso critico non è un distacco relazionale, è un distacco della coscienza che è in grado di capire e rendersi conto … diversamente, cercherete sempre un nuovo interlocutore che vi dica cosa fare.

“Matrix” è una prigione per la tua «mente», e la tua mente non è tua ti è stata data, di è stata inculcata sin dai primi anni di vita, adesso tu credi sia tua, o di essere tu, ma si tratta di programmi, niente altro che programmi. Serve diventare programmatori di se stessi per modificare questo codice il cui unico scopo è quello di crearti quell’interferenza che serve a non farti intendere bene le cose, non ricevi bene la trasmissione della “coscienza” e quindi non riesci a capire veramente cosa di accede, sei stato privato non della coscienza, ma della possibilità di usarla. E’ questa la vera forza dei sistemi di questo mondo. Le tue informazioni, le tue credenze, i tuoi dogmi, ti tengono imprigionato in una descrizione del mondo che non è detto che sia del tutto reale, lo è solo per il livello di consapevolezza che stai sperimentando adesso e per le ragioni che hai scelto per non doverti prendere la responsabilità della tua esistenza. Siamo antenne deformate. Alterando lo stato generale dell’antenna la ricezione del “flusso luminoso” coscienziale risulta debole, quando assente. Alterando lo stato generale dell’antenna le “macchine” di matrix (i sistemi del mondo) si sono garantiti la loro sopravvivenza. E’ stato manipolato quando distrutto il manuale, il manuale nel quali erano contenute le condizioni generali d’uso dell’antenna, da quelli che ci hanno preceduto, ed adesso la nostra “presenza” è affollata da un mare di reazioni istintive (degli istinti repressi) che altro non sono che un funzionamento alterato dell’antenna stessa. Ecco per esistono i vangeli, sono manuale scritti in linguaggio criptico.

Il vantaggio di “tornare a ricevere” è che a furia di farlo si processa un altro strano fenomeno, quello di iniziare a trasmettere a nostra volta, ma senza l’eliminazione del programma Smith nella nostra testa, resta la mente, rendendoci il mistero della nostra esistenza inaccessibile. Sono questi i misteri della luce nei quali Gesù in Pistis Sophia invita ad opere. Fare penitenza significa smettere di dare energia alle idiozie che ci sono state dette, e cercare di realizzare una condizione affinchè si possa sperimentare il passaggio di un flusso luminoso. E pensare che ci sono ancora persone che parlano di risvegliare la coscienza. Ci sente in onda.

Rocco BRUNO

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