Una "banale" questione di tempo?! Il suo tempo è finito Mr. Berlusconi.

Le parole che seguiranno alla fine di questo post sono di in individuo di nome “Pir Daud” e sono state estratte dal libro – I maestri di Gurdjieff di Rafael Lefort, autentica bestia nera di tutti i gurdjieffiani e rinnegato ingiustamente perchè troppo scomoda per essere compresa profondamente al di là degli eventi raccontati che potrebbero indubbiamente essere anche di pura fantasia. Sono parole emblematiche atte a chiarire quale debba essere l’approccio di un individuo che ha cominciato a rendersi conto di alcune cose sulla natura della sua esistenza e soprattutto su come le condizioni di vita che gli uomini hanno stabilito molto tempo fa, in secoli di privazioni, sottomissioni e ruberie, su questo piano lo abbia condotto nel punto in cui si trova. 

Quello che loro chiamano civiltà o civilizzazione non è altro che un nuovo inferno sulla faccia della terra. Un pianeta generoso capace di dare ai suoi abitanti tutto ciò di cui hanno bisogno, ed in particolare all’uomo tutto ciò di cui necessita, in termini di rifugio, sostentamento nutritivo e di energie, per perseguire lo scopo della sua esistenza che è un ulteriore sviluppo, rispetto alle altre forme di vita qui, in termini coscienziali. Ma qualcosa o qualcuno (una minoranza di noi) indietro nel tempo ha stabilito, come accade ancora oggi, per il bene di tutti, che le cose sarebbero dovute andare diversamente, privando l’uomo di ciò che già disponeva, e soprattutto del suo bene più prezioso: il “tempo”. Impegnandolo per tutto il tempo, quel utile a lui per crescere, in mansioni o impieghi, e per compiere il lavoro che altri non intendevano più svolgere, assicurandosi così una grande riserva di energia. Gli sono stati concessi momenti d’aria che chiamano svaghi e soprattutto la libertà di “parola”. Ma il limite delle parole, private di consistenza, è quello di farci sempre sentire al posto giusto, importanti, giusti e nella ragione, in una parola “illuminati”, cosa che decade non appena ci troviamo ad affrontare le situazioni del mondo e della nostra vita, situazioni determinate da altri; le parole ci vengono a mancare, cadono tutte le nostre certezze o “credenze” e noi finiamo per affrontare la realtà così come sempre abbiamo fatto, senza alcuna illuminazione, come gli schiavi di sempre, pronti ad abbassare la testa e farci riportare nei recinti delle convenzioni, delle mediazioni per un tozzo di pane o un giaciglio di cui già disponevano in origine. 

Il “tempo” non è qualcosa che trascorre, ma una forza dell’universo, per questo privando l’uomo del tempo, una minoranza si è garantita maggior forza togliendola agli altri. Il tempo è lo “spirito divino” degli alchimisti. L’alchimista sa che durante quello che noi chiamiamo putrefazione, una trasformazione è in atto ed è il tempo come forza ad operare questo cambiamento. La materia lavorata lasciata a se stessa si trasforma lentamente in qualcos’altro. Senza “tempo” questo passaggio non può accadere e noi ci ritroviamo gli ebeti di sempre. il “tempo” è un entità, un ente attraverso il quale passiamo, lo attraversiamo ed in questo modo gli diamo vita, il tempo è lo spietato Heropas che mangia i suoi figli, ovvero le coscienze o la coscienza. Come quando si legge un libro o ascoltiamo certe “idee” e si dice che ci vuole “tempo” affinchè quelle “idee” possano sedimentare, è di un processo di trasformazione dove la coscienza agisce che si parla. Se insistiamo a nutrirci di “parole” ritardiamo l’azione del “tempo” ovvero della “coscienza”. La “coscienza” ha i suoi tempi di maturazione (o kairologici) e i suoi spazi di manovra. E’ importante imparare l’arte dell’ozio, non come una perdita di tempo, ma come un attenzione particolare a come la “coscienza” nel tempo, nella dimensione del “tempo”, opera. Un guerriero sa come lavorare la sua “materia”, si sforza di agire più che di parlare, e così facendo conquista una nuova descrizione del mondo, una descrizione, come direbbe Don Juan, – “che non attribuisce troppa importanza alle parole e dove nuove azioni hanno nuovi riflessi”. Egli sa che ha bisogno di tempo perché questa cosa si compia. La pazienza resta sempre la virtù dei forti. La perseveranza è la “fede” che il risultato non tarderà ad arrivare e quindi quel guerriero impara a desistere e lasciare che il tempo operi per lui, ovvero che la “coscienza” si prenda il suo “tempo”. 

La tecnologia avrebbe dovuto aiutarci a recuperare quel “tempo” perduto, ovvero quella “coscienza” sperperata nel “tempo”, e non dico che avremmo dovuto vivere come le tribù nelle tende, ma avremmo dovuto poter sviluppare gli strumenti come conseguenza dello sviluppo della coscienza e non viceversa. Adesso ci troviamo nel paradosso che la “coscienza” non è cresciuta, non lo ha potuto fare, non ne ha avuto il “tempo”, e l’uomo è più schiavo di sempre, è un irresponsabile dipendente dalla tecnologia, invece che un adulto capace di usarla per sua utilità. Coloro che ci governano si arrogano il diritto di sapere cosa è bene per noi e questo è totalmente falso, in quanto essi stessi sono espressione di quella logica che ha precipitato l’umanità in questa condizione di viltà; quando questo poi diventa anche drammaticamente pericoloso come i recenti eventi ci insegnano i campanelli d’allarme iniziano a suonare. Non posso non osservare il balletto al quale stiamo assistendo a causa di una “sentenza” giusta, meritata nella descrizione del mondo che questi uomini hanno realizzato, e questo mi fa personalmente rabbrividire. Non starò qui a discutere sulla sentenza, l’ho già spiegato è meritata, ma le reazioni: chi si nasconde da una parte perché ha ben chiaro che deve restare a governare e portare a termine il compito distruttivo che l’Europa ha decretato (Europa suona come Heropas), e chi inneggia al complotto ed alla persecuzione (che non esiste; è evidente per chi sa guardare). 

Sta di fatto che nessuna delle parti ha il diritto di parlare a nome di tutti e quello che è peggio è che tutti, ovvero il popolo resta a guardare e si fa guidare in una rivolta che non è sua. Da una parte e dall’altra ognuno cerca di tirarci dalla sua, proclamando chi nel nome della stabilità e del bene del paese e chi nel nome della libertà e della giustizia, fingendo di interessarsi a noi. Ma come potrebbe? Se tutto il suo intento è solo quello di mantenere in vita il privilegi acquisito e soprattutto il tempo rubato, lo status quo che è la condizione di schiavo dell’uomo?! Il “tempo” come sempre sta dando i suoi frutti. Siamo alla resa dei conti e non possiamo permetterci che quest’occasione passi senza trasformarla in un vantaggio. Una finestra si sta apprendo e non possiamo non vederla. 

Cosa fare? Perseverare in ciò che abbiamo incominciato, lasciando che i morti seppelliscano i morti, non facendoci coinvolgere nella loro guerra, guardando oltre e premendo per ottenere quello spazio che ci è di diritto e di nascita, in quanto abitanti di questo pianeta. Non c’è nessuno da obbligare a seguire questo percorso, ci dobbiamo solo contare e scopriremo che non è la maggioranza a volere lo status quo e se anche fosse, adesso è tempo di farci spazio. E’ questo che dobbiamo realizzare, nessuna illuminazione o cretinata esoterica o pseudo spirituali, dobbiamo poterci riprendere la nostra autentica forza ovvero il nostro “tempo” e lo spazio per la sua espressione. Non è di un moto esteriore che sto parlando, ma interiore, è solo capendo cosa e come ci fa sentire tutto questo, solo lasciandolo fluire in noi stessi che possiamo iniziare a vedere e liberarci. Dobbiamo poterci lasciare attraversare dalle cose vivendole nelle viscere, ma senza dargli espressione nel mondo, senza creare cioè “effetti” o “karma” come qualcuno direbbe. In una parola “azione nella non azione”. Tutto avviene dentro e non ignorate la forza di ribellione che sentite, datele una direzione interiore, usatela per rafforzare il vostro personalissimo potere, non chiudete gli occhi, non ignorate, ma non datene espressione oltre. Dobbiamo interessarcene senza interesse.

In una parola morite, morite in voi stessi, e mentre lo fate, mentre state morendo, rendetevi conto che non ha alcun senso mantenere viva reputazione e prestigio. L’importanza personale è il peggior ostacolo in questo momento così importante, è ciò che sabota ogni sprazzo o istanza della “coscienza”. E’ questa la sostanza di un lavoro orientato accuratamente alla preparazione per l’ultima ora della nostra vita: è quando non hai più niente da perdere e da cui dipendere che sei veramente vivo. Mostratevi pure anche in piazza, se vi fa sentire bene, ma con l’intento di farvi “contare”, di fargli vedere che noi ci siamo, di fargli capire che noi adesso sappiamo, non per inneggiare per una parte o l’altra, ma per far intendere bene che abbiamo capito cosa fanno e che noi non ci stiamo e che, soprattutto, non devono più parlare a nome di tutti perché noi siamo qui e stiamo dicendo altre cose. 

Devono farsi da parte e non sarà con la forza fisica che accadrà, ma con la forza di una nuova azione, un moto interiore che ci fa esclamare: adesso basta! E questo basta non echeggia verso di loro, ma dentro di noi: adesso basta fare lo schiavo! E’ in noi che deve accadere e non la fuori. Allora – “tutti a casa” o “toglietevi dai piedi”, avverrà come conseguenza. “Non c’è niente che possiate fare per noi, dato che avete già fatto fin troppo” – e noi questo adesso lo sappiamo bene. E non temete per le conseguenze perché il mondo che verrà nessuno lo conosce ancora, ma questo è il punto per gettare le basi di questa cosa, coscienti che la pietra filosofale è dentro ed è quella pietra che l’alchimista realizza; è la “paura” a paralizzarci in questo “lordume”, pensiamo – “meglio che niente”, ed invece in quel niente c’è tutto.

Come i fratelli Wright quando realizzarono il loro primo veicolo, ignari dei jumbo jet o dei concorde, dei caccia supersonici, non erano neanche in grado di immaginarli e di immaginare che il loro veicolo nel tempo sarebbe diventato queste cose. Così siamo noi, stiamo realizzando una nuova macchina volante sgangherata che si alza a malapena, ma è l’inizio di una nuova epoca, ma solo se noi lo vogliamo, nessun altro può fare il lavoro al posto di qualcun altro; dovete solo smettere di credergli, non combattete la loro guerra. Siamo l’armata Brancaleone.

Non è forse questo che abbiamo fatto per secoli? Di conquistatori nella storia ce ne sono stati e si ricordano solo i loro nomi, le loro gesta gloriose, ma con l’aiuto e il consenso di chi le hanno potere fare? Chi ha combattuto nelle loro imprese, legittimandole di fatto col la sua partecipazione non si conta e non si conosce nemmeno: numeri sacrificabili. I nostri antenati hanno combattuto guerre che non erano le loro, gasati da un mare di parole e di ideali fasulli di libertà e giustizia. Se il “Silvio” nazionale inneggia al suo popolo, alle forze giovani e lo sprona ad unirsi alla sua ridicola battaglia, noi dobbiamo saper dire di “no”; perché se non l’hai capito l’appello era rivolto anche a te. Dobbiamo sapergli dire che questa è la sua di guerra e che non usi gli altri come paravento e per legittimarla. Che smetta di abusare del nostro “tempo”. Il suo “tempo” è finito e cerca ancora di rubarne altro agli altri: questo è il crimine, altro che l’evasione fiscale. Quest’uomo come gli altri che lo hanno sostenuto e “fintamente” avversato hanno rubato 20 anni di forza a questo popolo, 20 anni del nostro “tempo”. Per qualcuno quel tempo è trascorso con l’apporto della “coscienza” anche se non ne ha avuto piena coscienza, per qualcun altro, invece, nella totale identificazione nelle menzogne che ci hanno raccontato e il mondo ideale che ci hanno fatto credere di costruire.

Conquistiamo il diritto di batterci finalmente per qualcosa che ci interessa da vicino, non qualcosa di pensato da altri, ma qualcosa che sentiamo dentro, il vero suono del “tempo”. Ed anche per questo è richiesta strategia; non regaliamogli la scusa per tornare in auge, riprendiamoci il nostro “tempo”, lasciamo che si seppelliscano da soli. Se ci battiamo sul loro terreno gli daremo ancora dell’altro tempo. Lo so è difficile da capire perché questo discorso risulta fuori dalle logiche alle quali siamo stati educati o, meglio, condizionati, ed allora dobbiamo intanto vedere quali sono queste logiche. Vogliamo fare una rivoluzione, vogliamo un cambiamento radicale, ma il condizionamento ci mostra un unica strada: i bastoni. Ma se usiamo i bastoni gli diamo altro “tempo”. E già è un bel dilemma. Dobbiamo cambiare, cambiando dentro, svuotando dentro, capiamo, e l’azione si manifesterà da sola. Lo Spirito lavora così, ti fa vedere solo quello che puoi vedere, i pezzi dell’azione completa arrivano piano piano uno alla volta ed alla fine si compone il puzzle. Nessuno può vedere al di là delle scelte che non gli sono chiare, non è forse questo quello che dice l’Oracolo? Ed il banco di prova di una scelta è ripetere quella scelta, e se stiamo guardando veramente, “vediamo” e se vediamo possiamo comportarci di conseguenza, ne abbiamo le qualità. Nulla è precostituito, nulla è preordinato, la mente in questa cosa non ha accesso, arrendetevi. 

Ora è arrivato il “tempo” (nel senso che la “coscienza” ha ha lavorato nel “tempo” affinchè tutto questo accadesse) in cui il pensiero Occidentale come lo conosciamo volge alla fine, se lasciamo che trovino il modo di rivitalizzarlo di resuscitarlo, seguiranno altri secoli di oscurità. Lasciate perdere i bastoni. L’insegnamento che è da tempo seminato nel tempo, come una forza, sta maturando e come disse un certo Giordano Bruno – “Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze, porre i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di avere vinto.”. Sveglia fratelli guerrieri perché forse quel tempo è giunto, non siamo stati nella nostra camera oscura, nel patimento, nella privazione della libertà, nella cecità e nell’oppressione per niente, ma per maturare quella “forza” che oggi siamo chiamati ad esprimere; ecco perché abbiamo trascorso tutto questo tempo, ecco perché abbiamo dovuto trascorrere così tanto tempo nascondendoci, perché qualcosa si accendesse, perché qualcosa iniziarsi a farsi in noi: riprendiamoci il nostro tempo! Il tempo è un entità che attraversiamo e per questo diventa vivo. 

Ora vi lascio alle parole Rafael Lefort che per bocca di “Pir Daud” dice«Non vi è mai stato un vuoto nell’insegnamento. Il vuoto esisteva solo e unicamente nel pensiero e nell’intelletto degli occidentali. L’Occidente ha incoraggiato e diffuso il culto dei guru semi-analfabeti la cui unica aspirazione alla celebrità consisteva in una sedia sotto l’albero dei consigli e una tendenza a usare l’ombelico come sfera di cristallo anatomica. Sì, l’Occidente ha sempre ricercato la “saggezza orientale”, ma mai nei luoghi giusti. Sempre il pittoresco, la nota vagamente esotica, mai la dura realtà. Il pensiero occidentale non si è mai ripreso dalla manomorta della chiesa organizzata, eppure ha favorito e incoraggiato il monopolio della chiesa stessa, decidendo di non rimettere mai in questione i suoi diritti.

Qualsiasi allusione alla totale assenza, nella chiesa organizzata, di contenuti esoterici, veniva punita con il rogo. Io sono cristiano come lo era Gesù, ma non appartengo a quel tipo di cristiani rappresentati ancora oggi dai padri della chiesa organizzata. Persino il vostro Sant’Agostino asseriva che la religione cristiana esisteva ai tempi degli antichi, ma malgrado tutta la sua santità e la sua sincerità, si dice che sia stato influenzato da insegnamenti non cristiani.

« Ora tu sei giunto al punto in cui, incoraggia­to dall’immagine di un uomo, vuoi seguire i suoi inse­gnamenti. Molto lodevole! Questi insegnamenti però, contrariamente alla fonte da cui provengono, hanno esaurito la loro efficacia e tu devi cercare la via me­diante cui continuano oggi a operare. Quando l’avrai trovata, seguila; non perdere il tuo tempo in futili spe­culazioni, non chiederti se può andar bene con Gurdjieff, con Simon Pietro o con il Faraone! Vuoi seguire un insegnamento evoluto e organicamente armonioso o vuoi ricomporre un “puzzle” cercando continuamente di scoprire i rapporti che esistono tra mille e una circo­stanza, attività, popolazione, civiltà tanto dissimili quan­to attraenti?

Se è questo che vuoi, allora studia l’ar­cheologia, l’antropologia o le strutture culturali e ac­contentati di scoperte interessanti e di prospettive ec­citanti. Vuoi delle guide “soprannaturali” sotto for­ma di capi Pellerossa, vuoi sentire le voci dell’aldilà? Rifugiati nello spiritismo. Ma se vuoi ottenere dei pro­gressi autentici, attraverso un lavoro arduo e discipli­nato, abbandona il tuo modo di pensare schematico, abbandona il tuo orgoglio tracotante, la tua fiducia nel­la potenza del tuo intelletto e sperimenta ciò che può solo essere sperimentato.

« Ora, vai … » e fece un gesto significativo. »
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