Chi aiuta il progetto Zion aiuta se stesso!


Recentemente ci sono state perplessità da più parti, e non mi riferisco solo agli ultimi sviluppi a seguito della mia partecipazione a Salvo 5.0, ma anche a perplessità interne espresse da chi fino a questo momento ha seguito il mio lavoro e collaborato, e che adesso sembra non riuscire a capire fino in fondo questa nuova fase atta alla raccolta di fondi. Il concetto è semplice: “chi aiuta il progetto Zion aiuta se stesso”, e successivamente gli altri. A me ripeto non viene in tasca niente. Tutto quello che arriva è per realizzare e espandere quello che nel suo piccolo credo abbia già dato diversi frutti. Personalmente faccio solo da catalizzatore e raccoglitore delle risorse per poi orientarle in quello che dovrebbero essere sentiti come scopi comuni o “azione comune”. Come ho fatto da quando mi conoscete sto dando senza chiedere niente in cambio, quello che propongo è perché ci stiamo ingrandendo. Se riusciamo bene, se non ci riusciamo, bene lo stesso.

Vorrei che si capisse che non vi sto chiedendo niente anche questa volta, vi sto mostrando una strada percorribile insieme, su più livelli, nella quale ognuno in questo è chiamato a dar qualcosa, alla sua misura e nelle sue possibilità. In questo c’è spazio e tempo per tutti (é su questo che sto lavorando), compreso quello di dimostrare di poter operare anche in modi diversi dal contributo economico, ma per questo serve tempo e preparazione. E’ a questo che ho pensato servisse avere un posto adatto, ovvero un autentico “ateneo”. Non fatevi offuscare dal fatto che adesso sono entrati in gioco i “soldi”. Zion continua a non essere una scialuppa di salvataggio per pochi, o un luogo dove fuggire dal sistema, ma un passo avanti nel tentativo di sgombrare la mente dalle porcherie che la soffocano, solo un azione un pò più organizzata ed organica nella direzione dello studio, della ricerca e la formazione che abbiamo già intrapreso da tempo e soprattutto atta a mettere in campo nuove forze o individui. 


La raccolta fondi attraverso la solidarietà e le donazioni ha lo scopo e il senso di dotarci di strumenti di “crescita” drenando “risorse” dal sistema attuale in essere che le utilizza per alimentare sempre le stesse “logiche” (mercato, profitto, lavoro, occupazione, consumo) per dirigerle in un “idea” di società diversa dove lo sviluppo interno dell’individuo, delle sue autentica “verità”, è al centro. Invece di usarle sempre nello stesso modo, cerchiamo di fare la magia di trasformare numeri e carta in “sostanza” (anche se apparentemente impalpabile, ma consistente) attraverso la possibilità di realizzare un luogo di formazione stabile e permanente col fine ultimo di accrescere la base dei partecipanti “attivi”. 

Ovviamente questa “realtà” sopperisce anche ai bisogni materiale, ma ciò che conta di più sono quelli immateriali. Per la prima cosa agiamo su quelle linee tracciate che passano dall’assicurarsi l’autonomia alimentare ed idrica, attraverso strumenti come la Permacultura, l’autonomia “energetica” (Pirilisi, Idrogeno, case passive e altro che stiamo sviluppando) con la duplice utilità di essere strumenti materiali ed allo stesso tempo parte integrante ed utile per la “formazione”: tutti possono imparare da qualcosa che è stato materialmente realizzato per riprodurlo dove vogliono. La medicina, come ho già detto, è concepita non come un rimedio, un trattamento o attraverso il rapporto “paziente/terapeuta”, ma attraverso la conoscenza del funzionamento biologico del corpo, per arrivare a capire che tutto nella natura è già perfetto così com’è. Inutile dire, come ho già spiegato in altre occasioni, che il centro del nostro lavoro resta inevitabilmente la “Ricerca” e lo studio, l’educazione, o meglio la “Dis-educazione” è il centro e il “cuore” del progetto Zion

Così come un individuo è stimolato a donare ad una fondazione od organizzazione umanitaria che studia una cura ai gravi problemi di questa “società”, così quell’individuo è chiamato a donare a questa associazione che combatte la desolazione “interiore”, e la rinascita di qualcosa di nuovo che è sempre stato lì, ma che le persone, troppo distratte, non vedono più. E’ in questo ambito che dovete collocare questo progetto. L‘associazione Zion si propone e fa “Ricerca”, mette in piedi un progetto per combattere quella che considero la malattia del secolo, che è nella testa delle persone, ovvero: il “condizionamento“. 

Condizionamento che porta inevitabilmente ad omologarsi, seguire una linea di minor resistenza, togliere la forza e la “volontà” di una realizzazione intima nella direzione della coscienza. E’ il condizionamento a produrre la condotta gregaria che osserviamo e a volte ci stupisce tanto per la sua insensatezza ed incoscienza. Una condotta gestibile e remissiva  funzionale agli scopi od obbiettivi del “sistema” attuale in essere, che ne stimola gli istinti “primordiali” come leve di controllo, invece di educare gli individui a “gestire” questi impulsi e capire che c’è molto di più nella loro vita che “lavorare”, ovvero “faticare”, e comprare oggetti utili solo a colmare quel vuoto interiore prodotto dal condizionamento stesso. Questa condizione è talmente paradossale al punto tale che avendone la possibilità, ovvero il “denaro”, l’individuo perpetra i suoi comportamenti. Il “denaro” è una moderna forma di dipendenza, che come una “droga”, ci spinge ostinatamente a perpetrare i nostri comportamenti stereotipati. Nel momento in cui la sostanza manca il drogato va in crisi, per questa ragione il nostro scopo resta aiutarlo a disintossicarsi. Il progetto Zion, per usare una metafora, si prefigge lo scopo ambizione non solo di far perdere il pelo al lupo, ma anche il vizio, rieducandolo a capire concetti basilari che lo riguardano profondamente. 

Il problema autentico di questa attuale società non è lo scellerato utilizzo delle risorse, ma la scellerata volontà di utilizzarle in questo modo. Il vero problema resta a monte di tutto questo. La povertà e la fame, la perdita del posto di lavoro, della cosa, etc. sono conseguenze di uno stato “mentale” generalizzato ed allo stesso tempo anche gli unici, non dichiarati, obiettivi di questo sistema. In questo sistema serve il povero, perché ci possa il essere il ricco, serve il disoccupato perché ci possa essere il “lavoro”. Essere disoccupati è una condizione di “disagio” che porta ad acuire la tensione della catena chiamata “lavoro” ovvero schiavitù per aumentarne l’attaccamento, la dipendenza e soprattutto quel senso di impotenza così utile agli scopi del sistema. Se da una parte il “diritto” è utile a dare fiducia ed una importante boccata d’aria agli individui in difficoltà, dall’altra quegli stessi individui vanno aiutati a capire che c’è molto di più che condurre le loro vite secondo le “regole” che questo sistema gli ha imposto. Se non si rimuovono, anche ed insieme, le cause che generano quegli “eventi”, definiti drammatici e catastrofici della vita di queste persone, che la crisi economica sta evidenziando e di cui ne è “colpevole”, … risolte le questioni primarie, le persone torneranno alla vita di sempre, nel torpore generale. 

Una cosa è combattere per far valere i propri diritti come soggetti di un formicaio (società), operai e membra di questo grande organismo globale restandone vincolati, ed un altra cosa è costruire “Camelot”. Il sistema, quindi la politica, non potrà per sua stessa natura risolvere quei problemi che essa stesso ha creato e che gli sono utili per i suoi scopi. Spetta a “qualcun altro”, cioè a noi, farlo. Come farlo è quello che vi propongo. 

Il progetto Zion è una sveglia o una sirena che non può essere spenta fintanto che dureranno questo condizioni. Con pazienza e con rispetto dei tempi di maturazione di tutti, se vi vuole realizzare una società diversa, serve far fare un ulteriore passo, che consiste in un percorso che aiuti le persone a liberarsi la mente dal condizionamento, e in questo senso continuo ad essere convinto che l’affermazione del diritto non basta. E’ giusto risolvere l’emergenza, ma è anche onesto provare a cambiare le questioni che hanno generato quest’emergenza, e le cause vanno ricercate in noi stessi, nella nostra incapacità di vedere condizioni di vita radicalmente diverse, nel nostro attaccamento e dipendenza a quel sistema che ci vuole necessariamente asserviti a lui. Se questo “percorso” non è possibile subito per tutti, dato che molti non si sentono pronti per essere scollegati, questo perché sono talmente assuefatti e dipendenti da questo sistema al punto tale da combattere anche l’idea stessa di “Zion”, così come l’ho concepita, il “diritto” a quel livello va anche bene, ma non dimentichiamoci che il seme che stiamo cercando di mettere, nel tempo, porterà benefici a tutti, o almeno questo è l’auspicio. 

Forse sulle prime porta beneficio solo a coloro che vorranno e sentiranno “urgente” il bisogno di un cambiamento radicale ed i quali attualmente sono solo una minoranza (questo va riconosciuto, l’umanità considera come possibile unico sistema quello attuale), ma più crescerà quel numero è maggiore sarà il riflesso sull’intera società. L’emergenza attuale e la prospettiva a lungo termine sono 2 cose ben distinte, ma che possono coesistere. Solo che il “diritto” da solo non può che finire per essere una sorta di dichiarazione di tutti “sovranisti” a fondo perduto – o peggio – “passata la festa gabbato lu santu“, ma poi si ritorna alle vite di sempre, vuote e prive di significato se non quello di sopravvivere

Personalmente ritengo che è finita e che non c’è che il declino di questo sistema, l’attuale società non riparte con i consumi, abbiamo bisogno di “idee” che ribaltano completamente il sistema, altro che 100 euro in tasca alle persone abbattendo il cuneo fiscale, per comprare zainetti od andare al cinema (cito Matteo “il conquistatore” Renzi). Bisogna sederci intorno ad un tavolo e ripensare tutto da capo, ma siccome al momento non c’è nessuno che ha questa volontà dobbiamo farlo noi, senza aspettare che siano altri a farlo. E’ il momento di capire che si può vivere in un modo totalmente diverso e che la nostra esistenza su questo pianeta ha una qualche ragione, a prescindere dal numero di chakra ed eliche del DNA attive. 

Prendersela con il sistema delle volte è la via più semplice, il faticoso è scovare dentro se stessi le cause della creazione dello stesso. Scovare e “sciogliere” le nostre più profonde catene è faticoso, perchè siamo chiamati a rinunciare a tutto ciò che credevamo “reale” o “autentico”. E’ un lavoro di responsabilità, e così che diventiamo veramente sovrani, altrimenti siamo sovrani a metà. Il progetto Zion ha la sua forza nel poter concretamente dimostrare che un’altra vita è possibile, sganciata dal sistema attuale, se il sistema sarà disposto a capirci qualcosa sarà un vantaggio e un bene per tutti. Il progetto può infondere coraggio a chi è ancora annegato nella “paura”, il più grave degli strumenti di “controllo”. 

Coloro che si stanno scagliando contro il progetto Zion, bollandolo come l’ennesimo grande “affare”, o elucubrando dietrologie solo per il suo nome (“Zion”. Scelto a questo punto provocatoriamente apposta e con lo scopo di far superare questa logica), non ne capiscono la sostanza … cosa anche questa perfettamente prevista e funzionale al “Sistema”. Il risultato è tanti schiavi inconsapevoli di difendere il loro padrone, credendo di combatterlo. Il progetto Zion è uno strumento per compiere una “transizione” (un passaggio, stretto come la cruna di un ago) e non si fermerà fino a quando non avrà esaurito il suo scopo, ovvero: liberare le persone dal “condizionamento”. Questo è un seme non solo per noi di oggi, ma può essere accresciuto e portato avanti dalle future generazioni. E’ così che nascono i puri figli di Zion, esseri umani alla vecchia maniera, cresciuti liberi e sani a Zion. 

Riesco a farvi vedere quanto in là è la prospettiva di questa visione? In questo momento siamo solo all’inizio, siamo al momento dell’organizzazione di un autentico esodo dalla società, una transizione che parte da un punto (la società attuale) per portare ad un altro (Zion) drenando le “risorse”, anche quelle economiche, proprio (è inevitabile) dai meccanismi economici del sistema stesso. Zion è un progetto a lungo termine destinato ad essere una macchia d’olio che piano piano permette agli uomini di guadagnare territorio e diventare veramente “sovrani” delle proprie vite e della propria Terra, passando da un cambiamento degli assunti in essere attualmente. Sono gli assunti attuali a rendere l’individuo schiavo, il sistema fuori è una conseguenza di questa schiavitù mentale. 

Il fatto che altri uomini, qualcuno li chiama la classe dominante, stanno cercando di usare tutto questo a loro vantaggio e tengono da secoli le persone schiave in falsi bisogni, anzi peggio, in falsi “strumenti” per soddisfare i loro “bisogni”, è la cosa veramente diabolica di questo nostro mondo, che non possiamo più continuare, seppur in modo inconsapevole, a perseguire e “alimentare” seguendo le linea dei consumi. Ti danno l’illusione di darti qualcosa, ma non ti stanno dando niente, anzi ti stanno togliendo. 

A chi quando mi ha chiesto, – “ma se vi aiuto, se vi finanzio cosa c’è per me?” ho risposto seccamente – “un cazzo”, se non si era capito mi riferivo a tutto questo. E per chi ha orecchie per intendere avrà capito che non si tratta veramente di “un cazzo” o di “niente”, ma di una nuova speranza concreta di cambiamento e un tesoro da custodire gelosamente, dato che alla fine ha solo a che fare con te stesso. Se il segnale pirata in “matrix” si spegne, forse ne sorgeranno altri, ma come tutte le cose avranno bisogno del loro tempo, ed, invece, la nostra vita è adesso e non domani. 

Coloro che osteggiano o criticano o combattono questo progetto non capiscono che stanno realizzando proprio questo, ovvero stanno cercando di spegnere un potenziale segnale pirata in matrix. In questo senso stiano sereni tutti, fintanto che avrò vita e voglia mi spenderò per mantenerlo vivo e presente, con o senza Sostegno economico al progetto Zion. Sostenere il progetto Zion significa esclusivamente permettere a questo segnale di “crescere”, di costruire altri guerrieri capaci di restituire e trasmettere il fuoco profondo dello Spirito. Lo dico di modo che nessuno si senta in obbligo a contribuire temendo questo; … ed in questo senso aggiungo: lunga vita ai “distruttori”. 

Un ultima cosa su cui vorrei portare l’attenzione, e poi chiudo. Sarebbe utile che si capisse che questo sostegno non dovrebbe venire da chi è in difficoltà o indigente, ma da chi lo può fare, e nel farlo sente di onorare quel senso di comunione di cui tanto si parla, onorare quella cosa che chiamiamo “solidarietà”. In questo senso non vi sto chiedendo di essere solidali col progetto Zion, ma sto parlando di essere solidali con gli altri che, pur volendolo molto, non possono compiere questo gesto. Chissà se mi sono fatto capire?!

Un caro saluto e un forte abbraccio a tutti,