La Pasqua e l’Ultima cena, significati


Secondo quanto possiamo leggere dai vangeli sinottici, il giovedì mattino i discepoli si presentarono a Gesù chiedendo in quale luogo avrebbe voluto celebrare la pasqua, che per quanto i più ritengano si tratti di un commemorazione ebraica per ricordare l’esodo e la liberazione del popolo israelita dall’Egitto, in realtà è un mito non solo pre-crsitiano o pre-ebraico, ma si perde tra le varie tradizioni più antiche, oltre ad essere incredibilmente astrologico. Ma andiamo per gradi. 

La parola pasqua ha diverse derivazione a seconda delle culture e delle lingue. Nella cultura ebraica, il riferimento, per quando l’etimologia sia incerta, è alla parola “pesach” che significa “passare oltre”, o anche “tralasciare”, e si dovrebbe riferire al racconto della decima piaga, nella quale il Signore vide il sangue dell’agnello sulle porte delle case di Israele e “passò oltre”, colpendo solo i primogeniti maschi degli egiziani, compreso il figlio del faraone (Esodo, 12,21-34). In questo caso il soggetto è “l’angelo sterminatore” che, vedendo il sangue dell’agnello, “passa oltre” (hypérbasis) le case degli Ebrei, procurando loro la salvezza. La Pasqua o Pesach può anche essere vista come il passaggio tra le acque del mar Rosso, è l’esodo del popolo verso la terra promessa, la pasqua è l’azione, il “fare” forte di una volontà o vocazione alla libertà. Il simbolo del sangue dell’agnello, è il talismano, il rafforzativo di questa volontà o “intento”, il sangue innocente della nostra essenza, che degenera nel tempo nella tortura di un povero animale appena nato. 

Questo stesso simbolo diventa nella tradizione cristiana il sangue del Cristo, ovvero il sangue del sacrificio nella liberazione della coscienza dalla materia di cui l’anima si è rivestita ed ha accumulato. Leggasi a questo proposito anche il Pistis Sophia, vangelo gnostico per eccellenza dove questa idea delle sollecitazioni della materia, e la necessità di rinunciarvi è spesso proposta come opportunità nella trasformazione di se stessi. Il punto è, che bisognerebbe capire il senso di questa rinuncia, e non scimmiottare la povertà di S. Francesco sbandierandola come un totem di purezza o castità. Cristo, con la sua passione e risurrezione, è “passato oltre” i limiti della morte e comunica questo dono a coloro che crederanno senza vedere, a coloro che crederanno in lui, ovvero nel processo personale che la parola Cristo rappresenta. Cristo è un simbolo, Cristo è un lavoro possibile, Cristo è la coscienza che si sviluppa consciamente, Cristo è la volontà che si manifesta volontariamente.

Quindi come per la parola Cristo, è inutile dire che la “pasqua”, come la si voglia chiamare, non ha nulla a che vedere con presunti eventi storici, e questo né nel primo caso (pasqua ebraica), e nemmeno nel secondo (pasqua cristiana). Il popolo in schiavitù siamo tutti noi, l’Israelita è colui che cerca di incarnare Dio (il massimo grado possibile di sviluppo di un essere umano) in se stesso, e di uscire dalle sue prigioni. Mosè che separa le acque è ancora una volta un simbolo della trasmutazione. L’Egitto e la terra promessa Israele, sono regioni interiori nell’uomo, non terre da contendersi là fuori. La Pasqua è la festa della liberazione del popolo dalla schiavitù, la pasqua parla della tua personale liberazione, ecco perché è un rito santo e può essere un momento importante di trasformazione interiore. 

Con il cristianesimo la Pasqua non acquista nessun nuovo significato, come spesso viene detto, ma semmai viene rafforzato il simbolo, l’idea stessa della liberazione finale, spostandola sul piano individuale, sul piano dell’individuo, sul piano interno. Mentre per una parte si attende la venuta del Messia, nell’altra il Messia è arrivato, sempre se si sia compresa o intesa la parola alla perfezione, altrimenti siamo alle solite. Il “Messia” non è una persona, ma una forza che deve maturare nell’individuo che inizia a rendersi conto che c’è qualcosa di strano in questo, che c’è qualcosa che non quadra e vuole capirci di più. Il resto dorme ed aspetta la venuta di un Messia che non verrà mai, o comunque se lo farà sarà qualcosa sempre da ascrivere a qualcun altro e là fuori. L’avvento del Messia è l’avvento di uno stato di necessità e presa di responsabilità della propria vita, è quando prendiamo la croce dei nostri processi personali ed iniziatici e ci dirigiamo sul Golgota dove sacrificare tutto il nostro egoismo e soprattutto egocentrismo. 

Pertanto, se nell’ebraismo il centro del “mito” o racconto “mitologico” è il popolo degli israeliti, ovvero coloro che cercano la rivoluzione personale, nel cristianesimo questo simbolo radicalizza nell’individuo e nell’idea della nascita di una autentica coscienza, ovvero il Cristo (coscienza oggettiva o Turija). Come più volte ho sottolineato in questo blog, la parola Cristo non ha molto a che vedere con un presunto Gesù storico, ma è il simbolo di una rivoluzione interiore auspicabile e possibile, un ulteriore sviluppo al quale l’uomo o la donna possono protendere. Ma per realizzare questa rivoluzione è necessario vivere in se stessi la passione, quella stessa passione che porta il Cristo a suo ulteriore rinnovamento e resurrezione. 
Inoltre la parola “pasqua” (pascha in greco e latino) è una traslitterazione dell’aramaico pasha ed è riconducibile al verbo greco páschein, che alcuni traducono in “soffrire”, riferendolo quindi alla passione (páthos) di Cristo. I verbi per loro natura definiscono un azione, un “fare”, quel “fare” volontario o intento di cui ho già parlato sopra. La passione-risurrezione del Signore come “atto” diventa quel processo dal profondo significato salvifico, di cui i più oggi ne ignorano la vera radice e significato. Signore lo è chiunque e non lo è nessuno, Signore è ognuno di coloro che cerca la vera liberazione dalle catene della sua schiavitù innanzitutto mentale, Passiamo così dall’idea espressa dal termine “passaggio” (diabasis, transitus), il cui soggetto è il popolo che “passa” dalla schiavitù dell’Egitto alla Terra promessa attraverso il Mar Rosso, trasmutazione (sessuale), simbolo che ritroviamo nel rituale del battesimo, poiché con il battesimo si “passa” dalla schiavitù del peccato e dei vizi e si entra nella comunità delle anime purificate, alla passione-risurrezione o sacrificio o morte stessa dell’ego. Cristo” – scrive in questo senso Apollinare di Laodicea – “non ha mangiato la pasqua, ma è diventato egli stesso quella Pasqua, il cui compimento è nel Regno di Dio, quando passa oltre definitivamente la morte: ciò infatti indica la parola pasqua, che significa passar oltre” (Commento a Matteo, frammento 130).
La pasqua poi è anche astrologica e questo lo possiamo dedurre dal come si calcola. Essa è infatti la prima luna nuova dopo l’equinozio, dal latino “equi -noctis” e cioè “notte uguale” riferendosi alla durata del giorno e quindi ancora una volta qualcosa legato all’esposizione del pianeta Terra nei confronti del Sole. La Pasqua, dunque, segna una precisa posizione e una serie di influenze dei pianeti di questo sistema che i nostri antenati conoscevano e di cui, con buona probabilità, sapevano anche come fruttarlo, che uso farne non solo per la semina, ma per elevare il loro Spirito. La Pasqua come il Natale è astrologica. Il Sole che emana Luce e Calore, che sono poi il corpo e il sangue del Cristo, emana anche una precisa Vibrazione (Logos), ed è questa vibrazione alla quale i nostri antenati cercavano di armonizzarsi attraverso la ritualità del pane e del vino. Come elementi intrisi della forza solare, il pane ed il vino diventano il veicolo della trascendenza individuale, idealmente, ma non solo, i partecipanti alla cena del giovedì assimilavano in loro stessi “atomi” vibranti della luce del Cristo, ovvero della luce solare, ma soprattutto la vibrazione che è la cosa più importante per il nostro personalissimo sviluppo in senso coscienziale. 

Il nostro problema è che il positivismo vi ha messo nella testa che queste influenze a nulla valgono e che non esiste nessuna relazione tra il sole e la tua coscienza, fino a convincerti che l’invisibile non esiste. Purtroppo per noi è tutto l’opposto ed adesso fatichiamo tantissimo per riuscire a collegarci ad una realtà che viviamo solo come dogma di fede, il che non sposta nulla dentro di noi se non la nostra vanità e l’orgoglio di coloro che si sentono cristiani ma che di “cristico” non hanno nulla. 

Cristo è luce, è coscienza, Cristo pulsa nelle viscere del nostro sole centrale, Cristo è il fuoco della sapienza che Prometeo rubò agli dei per darlo agli uomini, che ne hanno dissimulato l’utilità e corrotto il mondo creando una religione che è il sistema di controllo. Ti hanno deluso e questa delusione di amareggia ogni volta che senti parlare di Dio, di “Spirito” e di “Cristo” o di rituale del pane e del vino, ma è solo il controllo di un falso istituto che ha preso la conoscenza e l’ha deformata per rende inservibile che sta lavorandoti dentro, dobbiamo poter morire a tutto questo e rinascere ad una nuova vitalità interiore. Siamo stati spenti dal più spaventoso dei dogmi, il più putrido dei “credo” e cioè: L’inevitabilità della morte. Cancella questo pensiero distruttivo e conquisterai la vita, è questo che insegna il Cristo Gesù quando dice chi crede in me non assaporerà la morte. 

Dobbiamo morire in vita per risorgere, questo è il “perchè”, questo è l’enigma della Pasqua, ecco cos’è la volontà Cristo o Crestos, una volontà focalizzata, chiara di risveglio, e di vincere il dogma dell’inevitabilità della morte, spazzare va il fantasma del tempo. E’ di questo che parla Gesù quando dice chi conoscerà me non assagerà la morte. Quando un individuo si avvicina al suo altare dopo che ha preparato il pane e mescolato il vino, ha acceso il fuoco dello Spirito, avrà benedetto questi elementi, che significa consacrarli a sacrificio “eucristico”, che significa un intento focalizzato ad imprimere nel pane e nel vino tutta la forza Solare, Ignea, trascendente e liberatrice, come una luce, come la luce che consuma il programma Smith; quando questo individuo avrà ingerito il pane, masticato e poi mescolato nella bocca con il vino, allora, il suo intento a dissolvere la morte, il pensiero distruttivo della sua inevitabilità, si attuerà, ed io defunto conoscerò la vita. 


Come un raggio, come quel raggio che illumina tutta matrix, è la Pasqua che dissolve ogni oscurità e apre il cielo nero ad una nuova possibile nascita, se non fai la Pasqua, che cosa fai? Sappi che l’ombra ha i suoi rituali e li fa, eccome, fare il pane, e preparare il vino, benedirlo e darlo a tutti con lo scopo di svegliare NEO in ognuno di loro è un evento che non possiamo sottovalutare, se per rivestirci dell’abito di luce e diventare un flusso luminoso abbiamo bisogno di compiere gli atti che si compiono nel mondo, allora: così sia!

Dal 25 dicembre la luce aumenta, incalza il buio, le tenebre (quelle stesse che ci fanno “paura”), insieme al calore ed alla vibrazione, per trovarsi nel cielo di primavera, ovvero nel suo equinozio in una posizione ideale, ti totale equità, per l’inizio di un nuovo ciclo. Qualcosa muore, la personalità, l’ego, e qualcosa di nuovo rinasce, il Cristo, ovvero la coscienza. Qual’è il centro, lo scenario di tutto questo processo? La Terra, questo meraviglioso pianeta è il ricevitore della luce, ecco perchè trovate in Pistis Sophia il nome di Melkisedeck, esso è il logos della terra, il Ricevitore della luce. Si capisce quanta poesia c’è in tutto questo? Il Sole e la luna irradiano le loro influenze e la Terra le riceve per compiere i suoi processi di crescita che ai nostri occhi appaiono come “inverno”, “primavera”, “estate” ed “autunno”. 4 come le direzioni, 4 come gli elementi, 4 come le braccia di una croce dove non è il maestro che al sacrificio, ma la personalità e l’ego. Gesù compie da buon sacerdote dell’ordine di Melkisedeck i suoi processi per diventare un Dio, Quis et deus? Michael! 

Ci sono altri elementi astrologici interessanti, andrò per sommi capi, e schematizzando molto. Guardate quest’altra cosa. Gesù mandò Pietro e Giovanni (uno è il sesso e l’altro è il verbo, le gonadi sessuali e la laringe; del loro collegamento ne ho già parlato) in città dicendo loro che avrebbero incontrato lungo la via un uomo con una brocca d’acqua, diretto verso la casa del proprio padrone. I due avrebbero dovuto seguirlo e chiedere al padrone di casa se era possibile per Gesù celebrare la Pasqua nella sua dimora. Nonostante l’opinione accreditata che vede nel padrone del cenacolo il padre, o comunque qualche parente, di Marco, il futuro evangelista, la metafora è astrologica. L’uomo con la brocca d’acqua è la costellazione di acquario, … 

Ogni uomo ed ogni donna sono una stella, simili a lumi misteriosi appesi al firmamento. Dio è la fiamma che crepita in tutto, la vivificante geometria di tutto. Perciò il numero è santo ed infinito, è eterno. Laddove Lui risiede non vi sono differenze: la diversità è l’unità, l’uomo e la donna in se sono il mistero, e la donna è la trascendenza per l’uomo, ecco perchè Maria assiste al dramma Cristico, ed perchè è sempre lei la prima scoprire il sepolcro. Ma questa è veramente un altra storia, una di quelle storie che non si riescono a raccontare, … 
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