Parliamo di cibo. EXPO 2015 come MISS ITALIA. Il futuro che ci aspettò?


Il primo maggio 2015 apriva l’Esposizione Universale il cui tema era “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita“. All’inaugurazione abbiamo potuto inebriarci del discorso del primo ministro dell’Italia che a più tornate sbeffeggiava i “gufi” (espressione coniata dal primo ministro stesso per indicare i “porta sfiga”, ovvero quelli che hanno “gufato” ovvero augurato di fallire. Incredibile strategia di comunicazione per mettere le critiche ed obiezioni a tacere) ed insisteva sulla rinascita dell’Italia e le sue sfide. Il parallelo con Hitler alle Olimpiadi del 1936 che non parlo’ altro che della superiorità della razza ariana e della Germania mi è venuto stranamente facile da fare. Sarà che è propaganda?

Dopo quasi 2 mesi dalla sua apertura possiamo vantare la presenza e la passerella dei migliori chef da tutto il mondo che si alternano a cucinare al “Temporary restaurant” (il nome stesso vuole dare l’idea di qualcosa di veloce e frugale) per i “mortali” avventori dell’esposizione alla modica cifra di 75€ pro-capite, Due Miss Italia che si sono “rimboccate le maniche” e hanno cucinato ai fornelli del cluster bio-mediterraneo mini-timballi di anelletti al forno e gateaux accompagnati dalle arancinette al ragù; Miss che finiscono per litigarsi sul termine arancina o arancino. Due “first lady” Agnese Renzi e Michelle Obama che in occasione della sua campagna ‘Let’s move’ contro l’obesita’ in visita al padiglione America ha cucina insalata di riso, lenticchie e orzo perlato, cosce di pollo con prezzemolo e timo. 

Nei prossimi giorni potrebbe arrivare anche la presidente della Camera, Laura Boldrini“, a completare la passerella dell’ipocrisia aristocratica che ritorna in auge dopo decenni di rivolte, rivoluzioni ed ammazzamenti a vario titolo. Il parallelo con la storica Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena che pronuncio la nota frase – «Se non hanno più pane, che mangino brioche!» -frase pronunciata al popolo affamato durante una rivolta dovuta alla mancanza di pane – mi risulta stranamente facile da fare. 

Diritti universali, cooperazione mondiale, sicurezza alimentare, problemi delle diseguaglianze e la solita fame del mondo sono i temi usati esclusivamente a sfondo propagandistico. Niente di nuovo, solito schifo di ipocrisia alla quale siamo costretti ad assistere e per la quale, e questo è il peggio, stiamo drammaticamente facendo in qualche modo il “callo”, ovvero ci stiamo abituando. Non c’è reazione, c’è solo assuefazione e rassegnazione. E’ come se abbiamo capito che questi ce la raccontano, abbiamo capito che il futuro in realtà non è per niente roseo perchè “questi” non hanno veramente soluzioni che soddisfaranno tutti, ma solo e sempre loro stessi e la loro sopravvivenza, e noi ce ne stiamo lì a guardarli senza fare nulla, senza trovare soluzioni alternative, senza alzare minimamente un dito o provare a metterci insieme e fare qualche piano. Che ne so, facciamo i Bilderberg dei “poveri”, ripartiamo da Seattle, solo che invece che farlo in America priviamo a farlo qui. Partiamo da un idea a caso? Partiamo dal “progetto Zion“? Come non detto lasciate perdere. Andiamo avanti col discorso. 

E’ come se vedendo tutto questo schifo, invece di svegliarci ed iniziare ad organizzarci a far qualcosa, ci siamo rassegnati alla catastrofe. Guardate che siamo noi quelli che pagano, non i potenti del mondo, questi se ne staranno tranquillamente all’asciutto, te lo fanno vedere in continuazione con i loro modi aristocratici che è questo il loro destino. E’ veramente incredibile. Siamo lì, coscienti che è tutta una beffa crudele, e non ci si muove più un muscolo. Rimaniamo inerti. La cosa pazzesca è che sono proprio i paesi presenti all’Expo i primi responsabili dell’attuale questione mondiale, ovvero che sono i primi responsabili delle condizioni di vita stabilite forzatamente e arbitrariamente sul “pianeta” Terra (quello stesso pianeta, appunto, che si presumerebbe, come dice lo slogan, di “nutrire”) a parlare di energia per la vita, loro che la vita la distruggono, che affamano e destabilizzano arre intere per avere materie prime per le proprie industrie, creando le migrazioni che osserviamo e che umiliano la dignità dell’individuo.

Piu di 800 milioni di persone soffrono la fame in modo cronico e milioni di bambini muoiono a causa della denutrizione. Dal 2050 ci saranno nel mondo 2 miliardi di persone in più da sfamare e qui loro ti parlano di insetti a pranzo per combattere la fame nel mondo. Sembra il film del treno che gira inesorabile in un mondo ricoperto di ghiacci e quelli in ultima classe mangiano tavolette fatte di insetti. Credete che stia scherzando? Andate a vedere al Future Food District, 6.500 mq divisi tra l’unico supermercato di Expo e l’Exhibition Area. Realizzato dallo studio di Carlo Ratti, direttore del Senseable City Lab del MIT di Boston, e dalla Coop (si certo,  hai letto bene “dalla Coop”, si quella di “la coop sei tu”) e vedrete se sono storie o è il futuro che stanno preparando per noi. Questi stanno già pensando a tutto, e noi stiamo qui a guardarli ed applaudirli mentre ti fanno il balletto decorato. Sappiate che già un anno fa l’Onu ha lanciato un appello all’industria alimentare perché elevi lo status degli insetti. Le Nazioni Unite dichiarano: “contro la fame nel mondo, mangiatevi gli insetti” (articolo de La stampa – Salute). 

Esperti Onu hanno emesso un parere ufficiale secondo cui per aiutare a combattere i problemi di cibo nel mondo si dovrebbero sfruttare gli insetti che sono una fonte di cibo inutilizzato. Anche la FAO concorda, e aggiunge che gli insetti hanno un impatto sull’ambiente meno negativo che l’allevamento del bestiame. Secondo l’Onu e la Fao, presto dovremmo prendere in considerazione l’idea di far arrivare in tavola bruchi e compagnia bella. Pensate che se li mangeranno loro? Si solo quando faranno la solita chermes. Indovina a chi li daranno gli insetti da mangiare?! Già, a te che vuoi anche tanto risparmiare sulla spesa.  

“D’altronde” – perchè è così che la spiegano – “I mistici medievali, e i buddhisti ancora oggi, insegnavano per disinnescare le tentazioni a guardare una bella donna come un ammasso di ossa, sangue, grasso e umori. Perché non fare il contrario con una cavalletta e considerarla un delizioso bocconcino? Chi le ha provate dice che ricordano i semi di girasole.” (articolo del La Stampa Mondo). Poi “fotte un cazzo a nessuno” (scusate l’espressione) che l’expo è costato 12 miliardi di euro, ovvero, più o meno la metà di quanto la Fao ritiene necessario, ogni anno, per nutrire quella parte del pianeta che non ha nulla da mangiare. Gli stessi paesi presenti all’Expo che parlano di sicurezza alimentare, solo qualche settimana fa al recente meeting del G7 cercano di chiudere nel più breve tempo possibile il TTIP ovvero Transatlantic Trade and Investment Partnership, o se preferite il Trattato transatlantico sul Commercio e gli Investimenti. 
 
Trattato che al momento è saltato solo grazie al voto contrario del congresso Americano, altrimenti oggi ci troveremmo ad importare nel continente carni proveniente dagli Usa trattate con il cloro utilizzato come antimicrobico, cosa che in Europa è vietata da quasi 20 anni. Lo stesso dicasi per l’uso dell’ormone della crescita. Senza contare l’uso degli Ogm o delle disposizioni sui farmaci. E già perchè cibo e salute vanno a braccetto, se li controlli, controlli il pianeta. Ci tengono per le palle, ovvero ci tengono per il cibo, e se non sai come produrlo da te stesso, dovrai appoggiarti ai loro scintillanti super-mercati. Un accordo, il Trattato transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, il cui fine sarebbe quello di eliminare gli ostacoli al libero scambio, ovvero togliere le regole, rigide, che controllano la sicurezza del consumatore e la salute dell’ambiente in alcune zone del globo, questo perchè, in nome della semplificazione estrema, saranno ritenuti “ostacoli”. Capite come funziona? Tu (Stato o continente) fai le tue leggi, ogni paese ha le sue leggi, tu credi che queste leggi ti tutelano, leggi che per esempio parlano di rintracciabilità dei prodotti, o di DOC, l’IGP, ma poi loro fanno i trattati commerciali, e quando si tratta di commercio, o conosci e hai capito cos’è la “sovranità individuale”, o subisci la consuetudine, o sai come opporti, ovvero o conosci come ci si muove col DIRITTO COMMERCIALE o ti passano sopra. 
 
E’ così che la sicurezza di quello che mangi è già finita prima ancora di incominciare. In virtù di tali accordi, sulle nostre tavole potrebbero arrivare prodotti la cui origine non è minimamente verificata, prodotti di qualità più scadente a prezzi particolarmente bassi, ed in uno stato di dichiarata crisi dove le persone guardano solo a non svuotare il portafoglio e riempire il carrello, la qualità, ma forse è meglio dire la sicurezza alimentare, va a farsi strabenedire. E si perché noi pensiamo che la qualità è per chi ha i soldi, ma non funziona così, c’è la sicurezza alimentare e stiamo parlando di una filiera rintracciabile e sana di produzione del cibo garantita per tutti, e ripeto per tutti, che inevitabilmente non può che essere di qualità. 
 
Tutto questo senza neanche tenere conto che una logica commerciale come quella che vogliono portare avanti porta inevitabilmente all’eliminazione dal mercato dei piccoli produttori. Guardiamo soltanto cosa sta accadendo in Puglia con la storia della Xilella. Adesso vogliono spostarla anche sui vitigni che devono essere distrutti. Secondo voi? Cosa fa il governo italiano? Ratifica le disposizioni UE che impongono non solo gli abbattimenti degli alberi presunti malati, ma anche l’abbattimento nel raggio di cento metri dalle piante infette di quelle sane. Acqua con calce, solfato di rame, tintura di Artemisia ed altri prodotti naturali, un modo differente di concimare e rendere di nuovo fertile il suolo, potature mirate, non vengono neanche presi in considerazione. Cui prodest? Meglio l’olio riscaldato fatto di olive comunitarie provenienti da ovunque a 5€ al litro? Inerti. Rimaniamo inerti. Sembriamo Maccio Capatonda: “e che me freca a me, io spendo 3,99€ per una bottiglia di olio di oliva extra vergine in offerta alla croop”.
 
Parlano di sviluppo sostenibile e dei cambiamenti climatici, quando sono loro i primi responsabili e non hanno nessuna intenzione di cambiare le loro politiche di sviluppo e sull’energia prima causa degli sconvolgimenti. Il ministero economico dell’Italia punta sulle trivellazioni e la ricerca del petrolio in suolo nazionale, mentre il primo produttore di petrolio al mondo gli Emirati Arabi puntano alla tecnologia ed alle rinnovabili. E’ follia o c’è una strategia dietro? Chi sono i primi che ci guadagnano in questo paese (Italia) col petrolio? Cui prodest? E’ un continuo scandalo sentirli parlare ed un umiliazione dell’intelligenza. Parlano di sconfiggere la fame e di denutrizione quando affamano da sempre i 3/4 del mondo per avere manodopera e materie prima a bassissimo costo. 
 
Adesso scoprono che vogliono puntare sull’agricoltura per risolvere il problema, quella stessa agricoltura che stanno distruggendo con la coltivazione intensiva, Ogm, pesticidi e per alimentare bestiame estrogenico col quale ci alimentiamo. Nel 2050, sul pianeta saremo più o meno in 9 miliardi. L’agricoltura, già intensiva, dovrebbe aumentare del 60% per dare da mangiare a tutti: utopia pura o raccapricciante precisione
 
La grande questione agricola è il primo vero terreno per battere la fame e la povertà e sostenere la biodiversità” – così il ministro per le politiche Agricole tracciando le conclusioni del Forum dell’Agricoltura, all’Expo di Milano. E’ proprio vero qui è a chi la spara più grossa. Punto uno: dov’è la biodiversità? Punto due: dove sta andando la sicurezza alimentare? Fintanto che esisterà un modello di sviluppo come quello del mercato, che sia libero, capitalista o comunista, non cambierà nulla. Il problema è il concetto stesso di mercato, ovvero il modo con cui il mercato viene utilizzato, per accumulare e fare ricchezza.  L’accumulo che distrugge inevitabilmente ogni cosa, fintanto che questo modello farà girare il mondo, ci dovrà essere la fame, ci dovranno essere necessariamente le diseguaglianze, e tutto non potrà che manifestarsi con la brutalità più inaudita. “We can” – dice il cardinale Maradiaga – “io credo che possiamo farcela, se ognuno ci crede e ha un po’ più d’amore per l’altro”. L’amore è incompatibile col profitto e la competizione, ma di cosa parlano?! 
 
Per sensibilizzare la popolazione mondiale sui problemi della nutrizione facciamo l’Expo, come se chi lo vive quotidianamente non lo sapesse cosa sta vivendo. E’ inutile dirlo, è la festa dell’ovvio. Sono loro quelli che andrebbero sensibilizzati, ma siccome pensano solo a loro stessi di quale sensibilità stiamo parlando?! Qui è tutto previsto: ci devono essere dei poveracci e devono essere la maggioranza, magari distribuiti in classi sociali, di modo da dare l’illusione di una possibile scalata (sociale), giusto fino a dove hanno deciso che sia lecito e concesso; poi c’è chi veramente decide, quelli che nessuno sa veramente chi sono, perchè si muovono dietro. Si muovono dietro a tutto, anche dietro a quello che crediamo di aver visto essere il dietro. Sono i sovrani e i tiranni di un tempo e di sempre. 
 
Qualcuno al vertice è cambiato, ma la storia è ancora la stessa. È da millenni che l’umanità vive sotto una tirannia di uomini mediocri (sovrani e regnanti a vario titolo) la cui unica abilità è la furbizia e la prevaricazione. Nessuna consapevolezza, se non quella che basta a garantirgli di tenere tutti soggiogati e inconsapevoli di vivere come schiavi. I Bildenberg sono solo la punta di un iceberg dato in pasto ai più curiosi. Anche se le logiche sono esattamente quelle che capiamo e si prefiggono, essi ricevono direttive su ogni cosa da alti vertici che poi muovono attraverso la finanza il mercato, le materie prime e soprattutto il cibo e la salute. 
 
Attualmente tacere significa dare consenso a tutto questo, un silenzio assenso su tutta la linea alle politiche economiche e di sviluppo dei prossimi 20 anni. Ma parlare non basta. Expo  non è solo una gigantesca fiera del business e dell’ipocrisia, è la chermes ovvero è il manifesto, la dichiarazione di intenti, l’annuncio al mondo di quello che hanno in mente di realizzare: ci stanno avvertendo su come intendono organizzare a livello globale l’umanità. Ecco perché vediamo tutta questa esclusività fintamente messa a disposizione di tutti, in realtà di fondo c’è un élite dai modi aristocratici che non ha nessuna intenzione di interessarsi hai problemi comuni, ma deve ipocritamente fare finta che se ne interessi, ma di fondo stanno solo pensando come fare a sopravvivere dato che tra un pò non ci sarò più cibo per tutti, e devono iniziare a convincerti che quello che hanno pensato loro va bene ed è non solo giusto, ma l’unica soluzione possibile. Invece non solo è la più schifosa, ma nemmeno l’unica possibile. Solo che l’alternativa ti costringe a dover fare qualcosa, ti esige di fare qualcosa, quello che questo poltrire o accettare rassegnato ed assuefatto le loro decisioni, ti evita. E’ troppo comodo andare all’Expo, invece di svegliarti.
 
Non facciamo più nulla e rimaniamo inerti a tutto questo, in una parola, ci siamo rassegnati alla catastrofe perchè accettare questo “futuro” che si approssima ci permette di non fare niente oggi. Ma chi me lo fa fare dopo 8-12 ore di lavoro di uscire, dopo mangiato, invece di guardarmi un programma alla Tv, magari Premium (così guardo quello che voglio) per vedermi con altri ed iniziare a ragionare delle strategie per cambiare, per salvarmi da questo disastro?! Finchè c’è vita c’è speranza, e la speranza oggi che le persone coltivano è – “che tanto capita sempre a qualcun altro, mica a me”. 
 
L’ho visto col “progetto” che porto avanti, denominato “progetto Zion”. Se da una parte l’idea di sostenibilità, rispetto dell’ambiente, resilienza ed autonomia (energetica ed alimentare) piace, perchè suona anche un pò “green economy”, dall’altra l’idea di dover rinunciare ad uno stile di vita consolidato, di rinunciare a tutta la vostra vita come l’avete concepita sino ad oggi non piace per nulla. E’ questo che rende di fatto le persone incompatibili col progetto stesso. Le persone voglio – “la botte piena e la moglie ubriaca“. Autonomia per non pagare le bollette ed energia libera per far andare smartphone e tablet. Portafoglio il meno vuoto possibile e carrello pieno, magari anche di schifezze, perchè tanto oggi il furbo è quello che spende poco mica quello che si tratta bene. Ma il problema non è neanche troppo questo, questi sono solo effetti di una mentalità da schiavo. 
 
La rinuncia di cui parlo c’entra poco infatti con lo stile di vita, ma c’entra molto con la mentalità attuale, con lo psichismo attualmente in essere che viene accentuato da questa allegra rassegnazione che circola oramai da un pò. L’essere umano è stato condizionato massivamente per diventare uno schiavo e se questa mentalità da schiavo non viene rimossa non c’è progetto che possa arrivare in porto. Come ho avuto modo già di dire – “Dipendere non è l’effetto di un contratto, non è legato al ruolo che ricopri, non è una questione economica. Dipendere è la conseguenza di un abbassamento della coscienza. Dipendere è l’effetto di una mente resa schiava da timori immaginari, creati ad hoc per tenerti sotto controllo“.
 
Le persone sin dai primi anni di vita imitano comportamenti, gesti e pensieri di altri fino a quando diventano proprio e messi in atto come tali senza minimamente rendersene conto. Parli ti muovi e ti comporti e a volta pensi ed hai gli stessi valori di tua madre o di tuo padre, dipende da quello che prediligevi; anche se non è sempre così vero, dato che a volte odiamo chi ammiriamo, ma lo odiamo solo perchè non ci da la considerazione che crediamo e pretendiamo di dover ricevere. I bisogni che riteniamo nostri sono indotti dal sistema e sono stati talmente bravi a farlo che, adesso, tu non sei più disposto a rinunciarci. 
 
Sei realmente la “canticchiante merda” (cit. da “Fight Club“) che cammina sulla faccia del pianeta, questo perchè non hai capito che non sei il tuo lavoro, non sei il tuo conto in banca, non sei la tua casa e il suo arredamento green Ikea, e purtroppo per te, non sei nemmeno quello che credi di essere. Ciò che sei è lontano mille miglia da ciò che oggi pensi e credi di essere. Nemmeno il nome che porti è tuo, ti è stato dato, persino la lingua che parli non è la tua. Non hai mica scelto di parlare italiano, o forse si?! Tu oggi sei solo un presuntuoso arrogante che crede di aver già capito tutto e non accetta niente che non provenga dalla sua bocca o dal suo culo, tanto allo stato attuale sono la stessa cosa. 
 
Questo è il mondo attuale, e senza rinuncia non c’è possibilità di creare nessuna alternativa. Solo pochi possono veramente provare a mettersi insieme e molto alla svelta per provare ad arginare tutto questo o comunque dimostrare realmente che un alternativa possibile esiste. Continuare solo a fare l’elenco delle nefandezze dei nostri governanti e potenti del mondo non fa altro che dargli consenso, dobbiamo iniziare ad AGIRE. SVEGLIA gente, siete ancora troppo pesanti. Pulirsi. Ci si sente in onda. 

| PROGETTO ZION | Modalità di partecipazione e sostegno |

| PROGETTO ZION | Modalità di partecipazione e sostegno |

Nel ringraziare le persone che hanno inviato svariate richieste di poter partecipare attivamente al progetto Zion, si rende noto che il progetto ha le sue PORTE d’INGRESSO ineludibili. Queste porte sono gli incontri pubblici e il lavoro di scuola che scaturisce da questi incontri. La condizione necessaria per essere parte di un progetto simile è quella di aver cambiato mentalità, di aver messo mano a ciò che oggi uno è o crede di essere.

Questo significa inevitabilmente che ognuno deve compiere un qualche tipo di lavoro sul “me stesso”, un lavoro che lo porti a morire a quello che adesso è o crede di essere. Evidentemente sembrerà un paradosso, dato che la parte che dovrebbe morire è proprio quella parte o forma o struttura mentale che cerca la sua realizzazione proprio attraverso questo progetto. Molti sono coloro che simpatizzano e cercano un qualche tipo di accesso (a volte anche privilegiato) a questo progetto, ma senza un azione pratica e radicale non potranno arrivare da nessuna parte almeno in merito al progetto Zion.

Zion è un ateneo, è scuola, è educazione, è “devi cambiare”, è “rinuncia a te stesso”. se non sei in grado di vedere come i tuoi meccanismi sono ancora così vivi nulla per te si può fare. L’uomo e la donna moderni vivono come su un palcoscenico tutti i giorni cercando di conquistare consensi e considerazione con balletti oramai divenuti assurdi e così prevedibili da non incantare più nessuno se non solo se stessi e qualche altro distratto avventore alla ricerca a sua volta di consenso.

Quando si parla di autonomia la prima autonomia che deve essere prodotta è energetica vitale e personale, si deve diventare ermetici. Non c’è sostenibilità se non si diventa noi stessi per primi sostenibili (emotivamente, intellettualmente e fisicamente), ovvero meno sgradevoli di quanto normalmente si è. Come ho detto svariate volte: “serve un lavoro di scuola e serve applicare un metodo e strumenti“. Chi partecipa agli incontri sta di fatto partecipando ad un lavoro di scuola, sta operando su se stesso un cambiamento o almeno così ci si auspica. Partecipare attivamente al progetto Zion significa partecipare attivamente agli incontri. Solo durante gli incontri si può iniziare a capire questo progetto, perchè per capirlo, per poterlo capire devi cambiare testa.

Quindi ed in conclusione viene ribadito quanto segue:

  1. Chi vuole provare a fare un lavoro di scuola, chi vuole studiare e provare a evolvere da una condizione che sente reale di schiavitù mentale ed emotiva cliccando qui può trovate il calendario delle attività che l’associazione Zion propone per tentare di fare questo lavoro. Calendario che viene aggiornato di volta in volta – Calendario incontri.
  2. A livello locale è possibile provare a contattare i vari gruppi alla seguente pagina: Contattaci a livello locale.
  3. Volete sostenere economicamente il progetto? Ve ne siamo grati e qui c’è il found crowding su buonacausa.org su cui fare una donazione: Progetto Zion – dona adesso!!!

Cordiali saluti, ci si prende in onda.
Rocco Bruno