« Sii Tu, o Hadit, il mio segreto, il mistero gnostico del mio Essere, il punto centrale della mia connessione, il mio stesso cuore e fiorisci sulle mie labbra feconde fatte Verbo!

Lassù, nei cieli infiniti, nell’altitudine profonda dello sconosciuto, lo splendore incessante di Luce è la nuda bellezza di Nut. Lei s’inchina, si curva in estasi dilettosa per ricevere l’osculo del segreto desiderio di Hadit. L’alata sfera e l’azzurro del cielo sono miei.»

Il male vero dell’umanità è l’ignoranza, e l’ignoranza esiste perchè per lo più gli esseri viventi non si rendono conto, o meglio, non hanno coscienza delle conseguenze delle proprie azioni. E’ per questa ragione che loro chiamano la loro “ignoranza” il “caso” o l'”accidente“, o l'”accidentalità“, ma non esiste nessuna legge dell’accidente o accidentalità, esiste per lo più tanta ignoranza, ed a causa di questa tanta ignoranza che si perpetrano ovunque ingiustizie. Dato che non ci si rende conto delle conseguenze o “effetto” delle proprie azioni, non ci si rende conto del male che si sta facendo ad altri. Questo è il male autentico che regna su questa terra.

E’ scritto – “fai ciò che vuoi, questa è l’unica legge” – ma è anche scritto – “ricorda che di tutti i tuoi atti renderai conto” – e più che un monito, è un invito a capire, un invito a rendersi conto che non c’è nulla di quello che sperimentiamo nella nostra vita che non sia collegato o connesso con il modo con cui noi ci approcciamo e facciamo cose. Le cose che facciamo hanno “conseguenze”. Questa cosa viene chiamata “causalità” ed è l’unica vera “legge” (si fa per dire, nel senso che non esistono le leggi. La parola legge è usata per indicare qualcosa che non è evitabile: termine tratto dalla stessa radice di “ligare”, ovvero legare, perchè obbliga) che l’uomo può osservare se decide di vederlo che è tale.

Siano così ignoranti in merito a questo che operariamo con la stessa leggerezza con cui affolliamo i lunedì mattina i caffè o bar per disquisire di come è andata la partita della nostra squadra del cuore e di come l’avreste condotta, credendoci dei grandi allenatori incompresi ed ancora non scoperti, mentre siamo solo arroganti e ignoranti sotto tutti i punti di vista, anche quello calcistico, a meno di diventare un calciatore autentico, che sta su un campo e gioca ogni domenica, o quell’allenatore che tanto odiamo per averci fatto perdere la finale. Questa è la natura attuale delle cose, non dell’uomo, ma delle cose così come oggi si manifesta e si comporta l’uomo. Purtroppo la stessa ignoranza fa capolino quando ci spendiamo in dissertazioni su Dio e le varie religioni, ignorando che di fatto vi è un unico fattore unificante e che il Dio al quale ogni profeta si è riferito è sempre lo stesso Dio, dato che si tratta della realizzazione stessa e lo sviluppo ulteriore dell’uomo. Ogni essere umano vivente è potenzialmente chiamato ad evolvere in una ulteriore condizione o forma di vita intelligente.

Non c’è profeta alcuno che abbia sempre e solo parlato in nome della realizzazione e l’evoluzione dell’uomo in senso totale e coscienziale, e mai un profeta ha mosso  e promosso in nome di Dio crociate contro altri popoli o diverse civiltà, egli ha sempre solo parlato alla coscienza dell’uomo nel tentativo di risvegliarla e portarla attraverso l’ispirazione dell’intelletto alle soglie dello “Spirito vivente” che è in ogni cosa ed in ognuno di noi. E’ l’uomo primitivo, coperto della pelle dell’orso, che cerca ancora di conquistare popoli, donne e spezie per dimostrare il suo potere e dominare la terra. Proprio come un animale è alla conquista di territori: possiede per riprodursi e mangiare, per garantirsi una discendenza e per saziare una fame che non sazierà mai, dato che, essendo egli anche umano e dotato di intelletto, bramerà come un animale, ma conoscerà solo l’avidità, … alterando di fatto ogni equilibrio naturale.

L’intelletto ci fu dato, o meglio l’intelletto, in quanto qualità che emerge e si manifesta nell’uomo, esiste non per renderlo un astuta bestia egocentrica, ma per elevare il suo Spirito fino al concetto più elevato che da sempre i nostri antenati chiamano Dio. Non ci sono Dei, e nessun ha il suo Dio da pregare, ma esiste un unico Dio, a cui ognuno ha dato un nome diverso, questo Dio è nell’uomo, e l’uomo è la testimonianza che qualcosa di diverso da un animale è possibile, e in questo non c’è nessuna intenzione di offendere gli animali, dato che grazie ad essi noi possiamo esistere. Il punto è che per conoscere Dio, egli, l’uomo cioè, deve poter costruire, deve realizzare o costruire gli organi, ovvero, la “coscienza”, per percepirlo (a Dio), solo così può conoscere e capire cosa è Dio. Diversamente è solo superstizione, paura di morire e qualche altro dogma che ben conoscete già.

Se capiamo questa semplice osservazione, capiamo che Dio per l’uomo oggi è un concetto che non esiste, tutto ciò esiste oggi è la possibilità di realizzare quel Sè latente in noi e che si manifesta ogni qualvolta ci rendiamo conto delle cose e abbiamo coscienza delle conseguenze delle nostre azioni, e lasciamo andare il conflitto perché ne vediamo l’indecenza. Solo così possiamo capire la preghiera, i simboli e i principi che tutte le religioni del mondo hanno da sempre trasmesso.

Religioni che non sono venute prima, ma nate da grandi uomini detti profeti, ovvero essere umani capaci di testimoniare quanto da me affermato poc’anzi, per esser pervenuti alla verità in modo diretto ed inequivocabile. Uomini che hanno cercato di insegnare ad altri uomini la via per arrivare a questa conoscenza, che hanno insegnato e spiegato come arrivare ad essere/diventare “Dio” o “Dei”, ovvero ad arrivare a conoscere la verità dell’uomo, ad incarnare il suo destino. Il destino col quale ognuno di noi nasce è l’intelligenza, ovvero la capacità di saper leggere dentro, ovvero di introspezione, ovvero la capacità di renderci conto di ciò che accade e ci accade dentro, la capacità di capire quello che sentiamo, una capacità innata di esistere, di manifestarsi come esseri viventi. E’ in questo che ci differenziamo da tutti gli altri esseri ed è per questo che ne siamo direttamente responsabili delle loro sorti.

Quando deturpiamo la natura, sterminiamo intere specie viventi, stiamo offendendo Dio, stiamo ovvero offendendo la nostra intelligenza. In quanto tali noi siamo responsabili per tutto ciò che accade agli altri, e al pianeta, dato che siamo gli unici in gradi di superare l’istinto di sopravvivenza degli animali, e costruire un pensiero cosciente, capace di farci capire cosa stiamo facendo. Questi elementi li troviamo in tutte le religioni, dato che provengono da una verità che ogni profeta ha realizzato in se stesso. E questo lo troviamo nel cristianesimo, come nella giudaismo, nel buddismo, e anche nell’islam stesso che ultimamente è aggredito dall’ignoranza approssimativa di emeriti inetti. Tutte le forme religiose provengono da un sapere trascendentale, ovvero una conoscenza pervenuta per mezzo dell’Ascensione Celeste del Profeta narratore e per questo è maestro, ovvero insegnante, ovvero capace di lasciare un segno nella coscienza di chi lo ascolta, capace di risvegliare la particolarità che è in ognuno mettendo in crisi tutto l’impianto delle proprie credenze, tutte le convinzioni sostenute sino ad allora. Solo così un uomo può considerarsi un d-istruttore. Un D-istruttore è colui capace di mandare in frantumi le certezze di chi lo ascolta col fine di aiutarlo a conoscere.

Ecco il simbolo che ritorna mi‘râj («viaggio celeste» o mi’râj del profeta Muhammad): la scala che permette la “Salita ai cieli”. Salire al cielo è evolvere da questa forma intermedia, a cavallo tra gli animali e Dio, ovvero tra la terra e il cielo, ecco perché, simbolicamente, per farlo serve erigere una scala, una scale tesa dalla terra al cielo, dalla materia allo Spirito. Evoluzione, o meglio, rivoluzione, perché è necessario rivoluzionare i dato raccolti sino ad oggi per comprendere e porter procedere oltre. Oltre cosa? Oltre il livello attuale di non conoscenza. Ascendere ai cieli è cardinale e necessario per l’uomo se vuole conoscere la verità sulla sua autentica natura e la ragione per cui esiste.

La chiamano elevazioni spirituali, ma è un lavoro da realizzare, qualcosa da fare, senza il quale nulla cambia, tutto procede sempre lo stesso perché non abbiamo visto e vinto le cause delle nostre azioni. Un lavoro attento di osservazione, e attesa devota, di preghiera e meditazione, di elaborazione, di pazienti ragionamenti e lampi di intuizione. Ecco cos’è la fede, è avere la certezza di poter capire, è la convinzione che ci deve essere altro a questo mondo, che ci deve essere molto di più di quello che credo e mi hanno detto esistere. Cosa che posso fare solo se mi prendo il tempo e ho la voglia di farlo. Solo così scoprirete che tutte le religioni parlano sempre e solo della stessa cosa, cambiano i simboli, ma la realizzazione è la stessa per tutti ovvero: “ascensione” e l'”incoronazione”, ascendere, ovvero la trasformazione per mezzo dell’intelletto e la devozione, ovvero della preghiera, in Dei. “Ascensione” e “incoronazione” proprio come quella simboleggiata da Maria la madre di Cristo, ovvero la madre della realizzazione massima della nostra “coscienza”. Maria è l’umanità quando si sarà realizzata. Maria Nascente il cui fulgore illumina il cielo, Iside alla quale nessun mortale ha sollevato il velo, Hadit il mistero “gnostico” (inteso come “conoscenza”, dal termine greco: g’nosis) del mio Essere, il principio, la forza spirituale ovvero sottile, volatile attraverso la quale possiamo trasformarci radicalmente.

Dal vangelo di Filippo: « Tre persone camminavano sempre con il Signore: Maria, sua madre, la sorella di lei, e la Maddalena, detta la sua compagna. Maria infatti (si chiamava) sua sorella, sua madre, sua compagna. »Maria è Maddalena, Maddalena è Maria. Maria e Maddalena sono la stessa donna. Le tre grazie, le tre Marie sono ancora la stessa donna. E’ di un principio e di un lavoro che si parla qui, un lavoro di trasformazione dal istinto riproduttore e per questo animale, alla trascendenza del sesso sacro, Arcano A.z.F. (acronimo di Acqua, Fuoco e Z è il simbolo della rotazione, dei vortici centro mossi e dell’attivazione. In india si trova sotto forma di simbolo della Svastica, nei celti è la Gebo e Gibur), il Maithuna o matrimonio perfetto simboleggiato negli atti dei vangeli dalle nozze di Cannan. Infatti, Maria, Padre, figlio e Spirito Santo non solo, non sono altro che simboli, ma sono comuni a tutte le forme religiose esistite ed esistenti. E non sono gli unici.

«La preghiera è la scala del fedele» (As-salât mi‘râj al-mu’min), insegna l’Islam. Ed ancora – il patriarca Giacobbe ricevette un nome nuovo dopo aver incontrato Dio, che gli iniziati del Tasawwuf chiamano Mukâfahah o Fahwaniyyah. Egli fu chiamato Israël. Nel Corano Israël è: Isrâ’îl. Rendendolo come Isrâ’îl il Corano obbliga a trattare questo nome non come una parola straniera, ma come facente parte dell’arabo sacro. Infatti Isrâ’îl, allo stesso titolo del nome dell’angelo Jibrâ’îl che significa “Forza di Dio” deve intendersi in due modi. Giacobbe non è più soltanto un Israël per aver saputo opporsi vittoriosamente all’Angelo nel guado dello Jaboc  ma anche un Isrâ’îl per aver effettuato l’Isrâ’ che porta a Îl, cioè il percorso spirituale che porta a Dio.»

Israeliti lo siamo tutti e non lo è nessuno, perché Israël è colui che realizza Dio, o anzi che realizza di essere Dio. Potete immaginare le implicazioni di tali affermazioni? Gesù diceva di essere figlio di Dio, perché intendeva dire che aveva realizzato, ovvero capito, chi era, ovvero, cosa è Dio. L’uomo ha paura di scoprire tutto questo perché ha paura della morte, e per questo che passa la vita dimenticando che in qualunque modo vada la sua esistenza, egli comunque un giorno morirà, e come ha vissuto non avrà avuto alcun senso se ha vissuto come un animale, perché sarà morto come un cane, senza capirci assolutamente nulla del suo stesso “essere”. Siamo così ciechi che non vediamo ciò che è alla nostra portata, che non vediamo che abbiamo tutto nelle nostre mani. Le sporchiamo non azioni che ci squalificano come umani e ci rendono simili a competitori animali di un branco.

Il titolo di Banû Isrâ’il (“I figli d’Israël”) è esplicativo se si è compresa la parola alla perfezione. La nozione di Figli, infatti, non è limitata ai figli carnali di Giacobbe, ma deve essere applicata più mente ampiamente a tutti i Figli spirituali d’Israele ovvero a tutti coloro che hanno superato le tappe della Ricerca e raggiunto lo Scopo. La parola “figlio”, come anche nel cristianesimo gnostico primitivo, si intende l’adepto, ovvero il figlio delle proprie opere, colui che ha realizzato in se la “verità” ovvero che ha fatto suo il “sapere” ricevuto dai saggi attraverso il senso critico col quale ha vagliato ogni “idea” o concetto misterico o “mistero della luce” (nome che viene espresso nel libro di Pistis Sophia). Il senso critico serve per assimilare le “idee” non per metterle in discussione od opinare, quella è ancora arroganza intellettuale ed ignoranza. Le dottrine sono perfette, come lo è la parola quando è compresa alla perfezione. Il problema è che le parole ed i versetti vengono presi alla lettera, e così non si è capito nulla. Ma è il principio che deve essere capito, e lo riusciamo a fare solo se uniamo la “parola” a qualcosa di cui abbiamo già fatto “conoscenza” o “esperienza”.

Volete altri esempi? La Mecca! La famosa pietra nera. La Mecca è la pietra angolare, è Kefa, è Pietro ovvero il potere che si sviluppa durante l’atto dell’uomo e della donna uniti carnalmente. Nel sesso c’è un grande mistero che l’uomo che assolve solo come un animale non potrà mai vedere. Qualcosa accade, ma egli, intento a cercare il piacere dell’orgasmo, non avverte, non vede accadere. Ecco perchè è il luogo verso il quale rivolgere la preghiera, la preghiera è uno stato di coscienza, è lo stato necessario per accorgersi come succede quando si è in tale unità. L’uomo e la donna uniti sono Adam Jot Cahva, ovvero sono l’androgeno divino, sono la possibilità di capire cosa sia Dio. Trovandosi nella posizione di poter creare una vita, trovandosi nella posizione dei cherubini dell’arca dell’alleanza, comprendono e si possono rendere conto, cosa che un animali non fa, visto che è mosso solo da istinto, che cosa sia creare, cosa sia il creato, la “creazione”, cosa sia il “creatore”. Tutte le fonti che ci informano del Viaggio Celeste del profeta Maometto precisano che esso ha avuto inizio presso la Roccia di Gerusalemme, Roccia che altro non è che il fondamento di un lavoro di trasmutazione. Viene detto che all’inizio si pregava verso Gerusalemme, poi verso La Mecca.

« Allahumma innalza il favore delle Tue Preghiere e estendi la protezione su colui che è salito fino alla distanza dei Due Archi, dopo che è riuscito a capire che essi sono il diametro dell’Uno, tracciato tra i due archi dell’Unità e dell’Unicità »

“Colui che è salito fino alla distanza dei due archi, dopo che è riuscito a capire che essi sono il diametro dell’Uno, tracciato tra i due archi dell’Unità e dell’Unicità »” Cosa stanno cercando di dirci i redattori del Corano? Cosa significa realmente – “innalzare il favore delle proprie preghiere“? “estendi la protezione su colui che è salito“? Perchè? Di cosa stanno realmente parlando?

Contando quelle del coccige che sono unite tra loro, la somma delle vertebre umane è stabilita a 33. 33 sono anche gli anni di Cristo. 33 sono gli anni e le vertebre e 34 gli Isrâ’ che sono necessari al profeta per compiere o completare la scala dell’ascensione ai Cieli. Ibn ‘Arabî afferma che il Profeta Maometto «fu spinto ad effettuare 34 Isrâ’ di cui uno con il suo corpo e gli altri 33 in spirito ».

Innalzare le preghiere potrebbe avere a che vedere con qualcosa che si innalza all’interno della colonna? Innalzare le preghiere equivale ad innalzare il “kundalini” nella cultura indu, innalzare la preghiera equivale a realizzare Maria.

La colonna vertebrale (‘amûd) dell’ins, altro simbolo, è il supporto simbolico delle barriere alla sua Ascensione e la Preghiera è la colonna della Religione (‘imâd ad-Dîn), la materializzazione fisica della colonna più sottile, che unisce l’uomo al Cielo prolungandosi dalla fontanella (al-yafûkh) da dove lo Spirito fu soffiato in Adamo. La preghiera è lo stato di allerta, lo stato che qualcuno chiama il potere dell’adesso, qualcun altro il qui e ora, e qualcun altro ancora lo stato “presente”, ma pochi si sforzano di sperimentare e la cui realizzazione o manifestazione ci permetterebbe di renderci conto cosa realmente succede quando un uomo ed una donna sono uniti nel nome dell’amore ovvero nel nome di Cristo. La preghiera è la condizione per capirci qualcosa, una intima connessione, una lucida ed attenta percezione di se stessi e la possibilità di capire l’altro, di capire che dall’altra parte c’è una altro essere come noi con aspirazioni, sentimenti, pulsioni, sensibile come tutto ciò che caratterizza un essere vivente.

Il simbolo coranico della spina dorsale è l’Alif che Ibn ‘Arabî (mistico sufi, 1165-1240) mette in relazione diretta con “l’assialità”, al-qayyumiyyah (A=1) Il valore numerico di queste lettere è 1 e quello del suo nome completo composto di tre lettere A-L-F è 111. A è la lettera liminare e unitaria di Allâh, ma anche quella del nome Amr, l’“Ordine” divino. Ma veniamo agli Archi del passo precedente.

“Mi‘râj” – ha valore numerico 314. Il numero è l’espressione non decimale del rapporto costante che unisce il diametro di un cerchio alla sua circonferenza, chiamato Π (Pi). Durante il Mi‘râj il Profeta arrivò al « la distanza di due archi, più o meno (qâba qawsayn aw adnâ)». Se questi due archi li interpretiamo come i due semi-cerchi che permettono, grazie al rapporto della scala 314, l’accesso alla prossimità del cerchio iniziamo a capire di cosa sta parlando il Corano.

Il cerchio è il modo più autentico per descrivere il tempo. Quando andavamo a scuola e sulla lavagna l’insegnante di matematica segnava gli assi cartesiani, e all’ascisse attribuiva la variabile del tempo, segnava anche +∞ e -∞, intendendo di fatto che prima o poi questi 2 estremi si sarebbero ricongiunti: senza rendersi troppo conto aveva di fatto tracciato un cerchio e la ripetizione in cicli. Il tempo, infatti, così descritto non è lineare, ma una circonferenza.

Questo significa che il profeta descritto dal Corano ha superato il concetto di tempo, ovvero ha iniziato a capire la ragione della ripetizione dei cicli, ovvero ha smesso di ignorare le conseguenze delle sue azioni, comprendendo di fatto che tutto ha una causa e che la causa risiede nella nostra non conoscenza o ignoranza. Capendo il “perchè” delle cose, capisce anche il perchè si ripetono e pertanto è libero anche di trascendere tale dimensione mentale o del proprio intelletto, accedendo di fatto ad uno stato di comprensione o di coscienza, superiore, ovvero di iniziare ad ascendere ai cieli. Il microcosmo Uomo è il depositario del Corano.

La scala “Mi‘râj” altro non sono che i gradi di comprensione che si realizzano di vertebra in vertebra, di mutazione in mutazione, fino al compimento della trasfigurazione, ovvero della morte psicologica, e della separazione, fine di Abû Jahl, nemico di Maometto, termine che letteralmente significa “padre dell’ignoranza”. 314 nel Corano costituisce anche la somma aritmetica delle lettere complete di Muhammad, cosa che conferisce al Profeta la funzione di intermediario celeste in cui la Scala è uno dei simboli principali. Il nome di Muhammad è portato da colui che incarna perfettamente la realizzazione di ciò che il Tasawwuf ha nominato l’Uomo Universale (al-Insân al-Kâmil).

Un hadith conclude la sura precisando : « è quando egli è prosternato (sâjid) che il servitore è più vicino (aqrab) al suo Signore ». E’ questo il senso e la spiegazione del perchè della posizione di preghiera o atto di prosternazione, la posizione dell’abbassamento e dell’umiltà assoluta.  L’identificazione con gli Attributi divini è possibile, solo a condizione di essere attraversato dall’Amore di Dio, ovvero a condizione di sentire amore dentro, di risvegliare cioè la compassione, simboleggiata da Maria, arcano 11 dei tarocchi egizi.

Così come vi è un’approssimazione matematica per cui il numero 3,14 non permette che un approccio al rapporto esatto impresso da Π, non vi è identità con Dio, ma prossimità immediata con Lui, un approssimarsi di piccoli decimali, giorno dopo giorno nel ricordo costante di un lavoro al quale siamo chiamati, un lavoro di “rivoluzione” totale dei dati raccolti sino a questo momento nella nostra vita. Questa prossimità è annunciata come vicinissima nella prosternazione, in quanto atto di resa totale e di constatazione della propria nullità o vanità.

Fonte: À L’ÉCHELLE DE LA PRIÈRE EN ISLAM – Muhammad Vâlsan


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