l’Accademia della Pietra | Centro studi antropologici

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Il presente articolo per presentare la nascita dell’Accademia della Pietra, denominazione di origine controllata, nel senso che è comprovata e verificata negli anni l’ipotesi di studio sulla quale si fonda l’accademia stessa, nel senso che il lavoro per realizzare questo progetto è “sintesi” di un lavoro di ricerca e studio, di sperimentazione di vari percorsi di studio, pazienti ragionamenti e lampi di intuizione sfociati nell’attuale lavoro di scuola e divulgazione di un pensiero filosofico pratico conosciuti anche col nome di – Progetto Zion | Piattaforma didattica | Centro studi antropologici.

L’Accademia della Pietra è lo sforzo ulteriore di trasformare questa piattaforma, questo centro studi in una realtà fruibile come lo potrebbe essere una scuola civica o un accademia delle belle arti, con la differenza che ancora una volta il centro di tutto il lavoro è “l’uomo”, è l’individuo ed i quesiti ed interrogativi che a questa forma di vita sono legati.

E’ qualcosa che va oltre l’idea di una “scuola di risveglio” o di sviluppo coscienziale o di quello che credi o vorresti. (segue di seguito).

Progetto Zion | l'Accademia della Pietra

Mi sembra che gli uomini non si rendano assolutamente conto della potenza dell’Eros. Se se ne rendessero conto, certamente avrebbero elevato templi e altari a questo dio, e dei più magnifici, e gli offrirebbero i più splendidi sacrifici. Non sarebbe affatto come oggi, quando nessuno di questi omaggi gli viene reso. E invece, niente sarebbe più importante, perchè è il dio più amico degli uomini: viene in loro soccorso, porta rimedio ai mali la cui guarigione è forse per gli uomini la più grande felicità. Dunque cercherò di mostrarvi la sua potenza, e voi fate altrettanto con gli altri.

Ma innanzitutto bisogna che conosciate la natura della specie umana e quali prove essa ha dovuto attraversare. Nei tempi andati, infatti, la nostra natura non era quella che è oggi, ma molto differente. […]

(tratto da SIMPOSIO/CONVIVIO  

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l’Accademia della Pietra | Centro studi antropologici

l’Accademia della Pietra | Centro studi antropologici

Mi sembra che gli uomini non si rendano assolutamente conto della potenza dell’Eros. Se se ne rendessero conto, certamente avrebbero elevato templi e altari a questo dio, e dei più magnifici, e gli offrirebbero i più splendidi sacrifici. Non sarebbe affatto come oggi, quando nessuno di questi omaggi gli viene reso. E invece, niente sarebbe più importante, perchè è il dio più amico degli uomini: viene in loro soccorso, porta rimedio ai mali la cui guarigione è forse per gli uomini la più grande felicità. Dunque cercherò di mostrarvi la sua potenza, e voi fate altrettanto con gli altri.

Ma innanzitutto bisogna che conosciate la natura della specie umana e quali prove essa ha dovuto attraversare. Nei tempi andati, infatti, la nostra natura non era quella che è oggi, ma molto differente. […]

(tratto da SIMPOSIO/CONVIVIO  PLATONE IV SEC A.C.: parla Aristofane)

Il presente articolo per presentare la nascita dell’Accademia della Pietra, denominazione di origine controllata, nel senso che è comprovata e verificata negli anni l’ipotesi di studio sulla quale si fonda l’accademia stessa, nel senso che il lavoro per realizzare questo progetto è “sintesi” di un lavoro di ricerca e studio, di sperimentazione di vari percorsi di studio, pazienti ragionamenti e lampi di intuizione sfociati nell’attuale lavoro di scuola e divulgazione di un pensiero filosofico pratico conosciuti anche col nome di – Progetto Zion | Piattaforma didattica | Centro studi antropologici.

L’Accademia della Pietra è lo sforzo ulteriore di trasformare questa piattaforma, questo centro studi in una realtà fruibile come lo potrebbe essere una scuola civica o un accademia delle belle arti, con la differenza che ancora una volta il centro di tutto il lavoro è “l’uomo”, è l’individuo ed i quesiti ed interrogativi che a questa forma di vita sono legati.

E’ qualcosa che va oltre l’idea di una “scuola di risveglio” o di sviluppo coscienziale o di quello che credi o vorresti. L’orientamento formativo infatti non è quello solo di dotare i propri studenti di tutti quegli strumenti (tecniche consigliate per prendere coscienza di se stessi, quali, l’osservazione di sé e il ricordo di sé, lo studio delle nostro tendenza, il modo con cui allontaniamo o respingiamo la realtà ed eventualmente anche il significato dei vari simbolismi), che col tempo gli permettano di contattare quella parte celata, in ombra, di se stessi, sia essa legata alle qualità o ai traumi che la vincolano, ma anche dare la chiave di lettura di questi strumenti e la ragione per cui debbano essere utilizzati, cosa che è oltre il problema stesso di restare “svegli”, o manifestare un qualche tipo di potere, o realizzare i proprio desideri o chissà cos’altro a carattere “esoteristico”.

Certo che una sensibile riduzione del dialogare internamente ed un aumento del livello di presenza e consapevolezza sono cose auspicabile per un miglioramento della vita, il punto è però: a che pro? A cosa serve? Che cosa ve ne fareste veramente di una simile possibilità?

Tanto più, che più pensiero non equivale in assoluto a più consapevolezza, mentre invece più “attenzione” a quello che c’è a più livelli del percepito, in una parola: più presenza determina maggior consapevolezza, questo perché quest’azione allarga la visione permettendo allo studente di cogliere da se stesso i misteri del suo esistere. Il punto è che lo studente deve essersi posta la domanda, deve essersi posto la “questione esistenziale“, e se non lo ha ancora fatto è compito di una scuola di sollevare la questione. Tutti noi abbiamo una “questione esistenziale” irrisolta, dato che il sistema non è stato in grado realmente di dare risposte in merito, se non convincerti che tutto è casuale e che tu non sei ne più ne meno che la conseguenza dell’evoluzione biologica.

Solo abbracciando questa questione (“esserica” o “questione esistenziale“) diventiamo capaci e capiamo la necessità di dirigere il potere della nostra mente invece che nella realizzazione materiale di qualcosa o verso un improbabile “cielo”, in qualcos’altro di necessario e cardinale per sua stessa natura ed ammissione. L’attenzione nel presente dischiude ed apre le porte ad una varietà di esperienze educative che possono essere comprese solo se il punto di partenza è la “questione esistenziale“.

Poi e successivamente, grazie, all’acquisizione di un attitudine all’indagine, alla ricerca del “perché” delle cose, si potrà estendere lo sviluppo della propria coscienza; cosa che accade spontaneamente nel momento in cui siamo ben motivati da questioni di vita o di morte. Il punto resta sempre ed è: perché? Perché un individuo dovrebbe necessariamente interessarsi e voler aumentare il suo grado o livello o potenziale di consapevolezza? Perché? A chi importa? E cosa ci si aspetta di ottenere al fine o come scopo? Non dico che grazie l’applicazione di queste pratiche quotidiane non si possano sperimentare degli effetti salutari, dico che sarebbe meglio praticare per uno scopo e quale miglior scopo può esserci che salvarsi l’esistenza? Che è poi il senso e lo scopo salvifico di cui tanto le religioni parlano, ma che i più difficilmente colgono essendo presi dai dogmi e dalla paura di morire.

E’ la spinta iniziale che porta le persone ad interessarsi di questo tipo di studi che deve essere chiara, e questa spinta ha un nome e una madre: la “questione esistenziale” e la ricerca di una verità diversa da quello che ci e’ stato messo davanti agli occhi, il forte impulso e il bisogno di manifestare l’esigenza forte che c’e’ qualcosa che non funziona a questo mondo e che ci sono cose che vanno sotto un strato apparente di normalità, ma che di normale non hanno nulla. E’ come se normalizzando tutto e rendendo tutto cosi’ semplice e facile da intendere e realizzare da far diventare quasi inutile farsi domande, soprattutto certe domande: quelle più scomode, quelle che dovrebbero farci ragionare sulla nostra esistenza e sul suo scopo. Perché nasciamo e viviamo?

E’ diventato praticamente inutile domandarselo. E’ normale! E’ facile da capire: nasci, studi, lavori, compri una casa, fai una famiglia, e di quando in quando ti diverti un po’. Quando guardo questo mondo, questa realtà, questa civiltà, a volte ho la sensazione che le persone si tengano impegnate in qualcosa che non li faccia pensare in attesa del giorno in cui moriranno. Le persone raramente si fermano a ragionare sul perché esistono, sul – “cosa ci stanno a fare al mondo“. Che cos’e’ un essere umano? Perché esiste? Cosa significa esistere? – Per i più tutte queste domande fanno sorridere, è stupido porsele, è tutto chiaro, è tutto già spiegato, sei qui perché sei la convergenza di casi fortuiti uno dopo l’altro che ti hanno portato dalla particella di polvere sperduta nello spazio, ad un alga, un pesce, poi sei uscito dal mare, un lombrico, una mucca, un cavallo ed alla fine un uomo.

Smith : “Pensa veramente di lottare per qualcosa a parte la sua sopravvivenza? Sa dirmi di che si tratta, ammesso che ne abbia coscienza? e’ la liberta’? e’ la verita’? O magari la pace. Non mi dica che e’ l’amore! Illusioni, signor Anderson, capricci della percezione, temporanei costrutti del debole intelletto umano, che cerca disperatamente di giustificare un’esistenza priva del minimo significato e scopo!” – Matrix revolutions

Le persone sono senza “speranza”. E’ la perdita di ogni impulso verso la “questione esistenziale”, esserica, qualcuno direbbe che è la ragione di quello che vediamo e in qualche modo subiamo. Le persone vanno da A a B, dove A è il giorno della tua nascita e B è il giorno della tua morte, per i più, in mezzo c’è solo una – “gigantesca rottura di scatole”, per altri “vediamo come faccio ad ammazzare il tempo che mi resta“, altri ancora – “devo lasciare qualcosa alla mia famiglia ai miei posteri“, altri – “tutte queste cose e nessuna“.

Il punto è che tu non sei altro che un miscredente, come gli altri hai smesso di sentire e di pensare che ci può essere altro a questo mondo che quelle quattro cose certe che vi raccontante e così facendo vi convincete e rafforzate uno con l’altro; tutto per non ammettere a voi stessi che fondamentalmente tu stai andando senza speranza verso una strada senza uscita che porta dritto dentro un cimitero. Non sei più capace di credere in altro che un giorno morirai, e quindi fai di tutto per non pensarci, e per ironia della sorte è solo stando in quella condizione che capirai se ci può essere altro e come realizzare la tua personalissima “evasione“.

Ti sforzi di credere in cose come l’anima immortale, l’incarnazione, i cicli di trasmigrazione, il giorno del giudizio, ma fondamentalmente tu non credi più in nulla che non sia la tua stessa morte in quanto “fine dei giochi”, “game over”. Ti stai dirigendo dritto verso il cimitero privo di qualsiasi speranza e rassegnato a questa fine che purtroppo avverti come ineludibile, e forse lo è anche, ma ti sei arreso ancora prima di esserci arrivato a quel cimitero.

Ammesso di poterne avere coscienza: per cosa realmente viviamo, allora? Tutti noi siamo impediti dal comprendere e sapere le reali ragioni del fatto che ci troviamo qui. Questo è il primo vero grande enigma, diversamente ogni sforzo viene tradotto nella ricerca di qualità, potere o attenzioni o importanza personale che nulla svelano di questa annosa “questione esistenziale”. “per cosa realmente viviamo?” – questo è il punto vero, e questo ci permette di ritrovare entusiasmo in una ricerca che si è arrestata nel momento in cui hai smesso di chiederti il “perché” delle cose.

Questo è il perno dell’Accademia della Pietra: il “perché?” delle cose. Una domanda che diventa il carburante di un nuovo modo di affrontare la vita, con una luce della speranza nuovamente accesa, non una speranza per credenti dogmatici, ma una speranza che deve seguire dei fatti. Capire chi siamo, cosa siamo, cosa cerchiamo, quale potenziale realmente abbiamo e per quale ragione capiamo e siamo attratti da tutto questo, è la Pietra angolare, è la pietra ad angolo nella costruzione di una Coscienza, prima di se, ma poi di ciò che esiste e c’è. Siamo nichilisti, in questo senso, siamo senza speranza, abbiamo smesso di immaginare che qualcosa, oltre quel cimitero al quale ci stiamo appropinquando dal giorno della nostra nascita, possa esistere, non siamo più capaci di immaginare e sentire che esista “veramente” qualcosa che vada oltre il nostro passaggio terreno. Sei senza speranza, e quindi senza alcuna possibilità di vivere oltre la tua esistenza attuale, sei destinato a – “morire come un cane” (cit. da Gurdjieff) – se non sei capace di immaginarlo qualcos’altro non potrai neanche realizzarlo.

Ecco perché c’entra il sesso, con l’uso coerente di questa forza, di questo impulso che gli antichi chiamavano il dio Eros, perché il sesso è legato al fatto che un giorno moriremo e quindi necessitiamo di riprodurci. Se vi dicessi che non c’è cattedrale argotica che non parli di sesso, di come trasformare se stessi diventando puri e casti, mi prendereste per un fanatico religioso alterato, mentre gli alterati sono i ciechi che non riescono più a vedere l’evidenza di quello che c’è scritto su questi manuali di Pietra.

Ecco cos’è la pietra filosofale, è un uso dell’impulso nelle direzione della rigenerazione invece che della riproduzione e quindi la morte diventa solo una questione psicologica, ovvero diventa questione di morire al proprio ego, neutralizzarlo, annichilirlo proprio come insegna il Buddha. Ermete trismegisto, come idea, come processo, ci parla ancora di tutto questo, egli è tre volte magnificamente ermetico. E’ di castità che si parla, che non significa celibato, ma un modo diverso di avere rapporti con una persona dell’altro sesso, capendo innanzitutto il significato dell’amore, ovvero capire che davanti a me c’è una persona come me, con aspirazioni e sentimenti, non l’oggetto del mio personalissimo monotono appagamento di un piacere sessuale. Sesso e morte sono fortemente legati, ecco perché dei crimini a sfondo sessuale, ed ecco perché gli studi di criminologia.

Credenti o non credenti siamo tutti uguali, perché tutti ugualmente spaventati da questa cosa che chiamiamo: morte! E vi assicuro che nessuno è così spavaldo quando se la trova difronte dal dire che non la teme. Chi lo fa è perché ancora non l’ha guardata bene negli occhi questa cosa. Ma d’altronde come potrebbe, dovrebbe cambiare tutto il suo sistema di riferimento e di valori, ed allora è meglio dormire, è meglio la scuola di risveglio, almeno penso a quello che potrei essere, diventare, manifestare, penso alla “presenza”, penso alla magia di questa o quella formula, penso allo “zero limits“, penso ad attrarre quello che desidero, … meglio, si molto, meglio! Perché all’Accademia della Pietra si studia e si sviluppa il modo con cui potersi salvare il “deretano”, pochi cincischiamenti e moine, c’è poco da darsi delle arie o importanza, dato che non c’è promessa di successo per nessuno.

Ci sono legittimi dubbi, portati avanti per provare a vedere prima di tutto se ci liberiamo della mentalità acquisita e che è quella che ci priva di ogni “speranza”. La luce per noi è accendere nuovamente una speranza, e di questi tempi di rassegnazione ha il sapore  dell’opera più assurda, impossibile e sbagliata da quando l’uomo parla di civilizzazione.

Realmente, fatto salvo per quelle quattro idee che abbiamo appreso da libri, maestri e guide a vario titolo, nessuno o veramente molto pochi, sanno la vera ragione della nostra esistenza, sanno il perché esistiamo, il perché ci troviamo su questo pianeta e come questo sia stato possibile. I più, poi, ignorano persino che possa esserci un “perché” a tutto questo, credono fermamente nel caso. Il puzzo che si emana, lo si emana da così tanto tempo che non sembra più nemmeno un puzzo, per alcuni è persino inodore ed insapore, quando gradito e percepito come profumo ed a quel punto, per quanto lo si voglia, non si capisce neanche il senso di una simile ricerca; ed ecco perché ho detto che questa è la “Pietra“, senza questa consapevolezza, senza questo dolore esistenziale, senza questa insostenibile leggerezza dell’essere qualsiasi azione verrà fatta senza il necessario entusiasmo o comprensione, si sarà proprio come Neo sul palazzo che dice – “sgombra la tua mente. Dubbi, scetticismo, paure!“- ma poi, siccome si è i primi a non vederne il senso, la sensatezza, non si potrà che inevitabilmente cadere dal palazzo e spiattellarsi a terra in egual modo.

La storia è piena di imprecisioni tali da non darci nessuno spunto per capire come sia possibile che da un presunto uomo primitivo del paleolitico (circa 100.000 a.c.) che se ne andava in giro seminudo a sniffare i sederi degli altri della sua specie per capire quale fosse il ruolo nel gruppo, sia potuto diventare quello che oggi conosciamo e chiamiamo uomo. Forse non è così che sono andate le cose.

Nei libri di testo a scuola non esistono tracce della storia dell’Europa Antica: sebbene l’Europa sia disseminati di reperti archeologici che dal paleolitico ci portano fino alla cosiddetta Storia non viene reso conto di quali civiltà abbiano lasciato queste stupefacenti tracce, eppure è oggettivamente possibile stabilire che in Europa nel neolitico esistevano fiorenti civiltà (7000 a.C. – 5500 a.C.) che non avevano nulla da invidiare alla SUCCESSIVE civiltà mesopotamiche (4000 a.C.) considerata attualmente l’inizio della storia antica. Come è possibile che queste popolazioni europee primitive che hanno lasciato tracce evidenti di uno sviluppo civile superiore non siano contemplate dai testi di storia?

Poco male è già in atto uno studio approfondito della cosa e ne faremo una materia di studio fondamentale dell’Accademia della Pietra, dato che conoscere la storia del condizionamento al quale siamo tutt’ora sottoposti è la base di partenza per iniziare a capirci qualcosa sull’uomo e le sue origini e possibilità su questo pianeta. Il modello e l’orientamento formativo è stato già presentato varie volte sia per iscritto che durante le lezioni frontali. Oggi, la cosa prende un piede, un allungo su quanto fatto sia ad ora. Studieremo la Storia del condizionamento partendo dai lavori dell’archeologa Gimbutas Marija per spiegare l’attuale situazione civiltà o società o civilizzazione.

Storia del condizionamento sarà la delle colonne fondamentali che sorreggono tutto il metodo e quest’Accademia (insieme alla filosofia iniziatica, la Teoria delle apparenze e la Psicobiofisica di M. Todeschini, le 5 leggi biologiche scoperte dal Ryke Geerd Hamer). Studieremo le cattedrali gotiche, al fine di svelare il messaggio scolpito nella pietra cominciando con il Duomo di Milano (Mariae Nascenti), per arrivare alla cattedrale di Notre Dame di Parigi, e tutte le cattedrali su questa linea alla scoperta dei veri significati e ragioni che hanno portato a queste costruzioni.

Lo stesso termine “gotico“, impiegato per questo genere di arte, a torto, deriva dai Goti, antico popolo della Germania, significato che venne imposto dagli accademici dell’epoca per deriderne l’originalità e la singolarità; il termine equivale al significato di barbaro, primitivo, . La spiegazione dev’essere cercata nell’origine cabalistica della parola anziché nella sua radice letterale. Non c’è niente di più iniziatico di una cattedrale argotica, sintesi di elementi di alchimia, astronomia, cabala e geometria sacra. Come fa notare Fulcanelli nel suo testo Il Mistero delle cattedrali, in lingua francese c’è un gioco di fonetica che rende simili i termini «art gotique» e «argotique». Nato come gergo della malavita e dei mendicanti del sec. XII in Francia, organizzati nella confraternita Argot, era un linguaggio segreto, usato per caratterizzare e tenere uniti i membri e per distinguersi dal resto della società. Fino al sec. XIX, l’argot ha mantenuto il carattere di lingua segreta, dice Fulcanelli:

«il linguaggio particolare di tutti quegli individui che sono interessati a scambiarsi le proprie opinioni senza essere capiti dagli altri che stanno intorno». Una vera e propria cabala parlata. Gli argotieri, quelli che si servono d’un tale linguaggio, sono i discendenti ermetici degli argonauti, i quali andavano sulla nave Argo, parlavano la lingua argotica, – la nostra lingua verde – navigando verso le fortunate rive della Colchide per conquistare il famoso Vello d’Oro. Ancor oggi si dice d’un uomo molto intelligente, ma anche assai scaltro: sa tutto, capisce l’argot. Tutti gl’Iniziati si esprimevano in argot […]”

Come a dire che c’è un messaggio criptato nella Pietra di queste cattedrali, e non solo è un sentito dire, ma è un sapere reale per chi conosce questo linguaggio. Le Cattedrali riflettono l’armonia del Cosmo dove tutto è fatto secondo Numero, Peso e Misura. Costruite secondo le Divine Proporzioni matematiche, secondo il Numero d’oro che è ugualmente alla base della costituzione dell’Uomo, delle piante, dei cristalli.

Ecco svelato il perché la madonnina d’oro del duomo di Milano si erge maestosa all’altezza di 108 metri da terra: la cattedrale rappresenta l’apprendistato umano il quale attraverso varie trasformazioni della sua coscienza, rappresentate dai 7 ordini/livelli di statue poste dalla terra al cielo, dalla materia allo spirito, ad indicare lo sviluppo ulteriore e potenziale in noi che si realizza attraverso Maria madre del Cristo. E’ della nascita di un autentica coscienza che si parla qui. Perché 108? Perché il Numero che da sempre i saggi di varie culture indicano per indicare il ciclo delle reincarnazioni, l’anima attraverso la metempsicosi cerca la sua realizzazione; attraverso le sue molte incarnazioni giunge ad essere purificata al valore e la misura dell’oro: ecco perché è Maria ed ecco perché è d’oro in cima alla cattedrale che altro non rappresenta che la costruzione di un “Dio”.

Attraverseremo la storia scoprendo un passo dopo l’altro come l’uomo è diventato quello che è oggi, capiremo come sia stato possibile perdere ogni ragion d’essere e diventare automi, macchine biologiche al servizio di un potere, di una classe dominante che è la prima stessa ad ignorare di come abbia fatto a trovarsi al governo del mondo.

Inseguiremo i miti greci, l’Iliade, l’Odissea, capiremo l’uso del teatro come strumento per imporre una nuova visione della società. Scopriremo che l’esoterismo di per se, almeno come termine, esiste solo dal XIX secolo in avanti, dopo che deposto Napoleone gli aristocratici dell’epoca delusi, amareggiati e frustrati si volsero alla religione ed alle scienze occulte, creando associazioni più o meno segrete con forte carattere nostalgico dell’epoca medievale, l’Egitto e l’Italia, Heliopolis e Cagliostro e finendo inevitabilmente di incasinare tutto. Capiremo qual’è il mistero che lega il labirinto del Minotauro il mito di Teseo e il pavimento della cattedrale di Chartres.

Cercheremo la mistica nei misteri isiaci, e torneremo a percorrere la linea di S. Michele che taglia (12.0 Meridiane e le Ley-lines, la Spada di San Michele Arcangelo) ed unisce l’Irlanda (Skellig Michael) la Normandia (Fr) , fino a Gerusalemme passando per una linea ben precisa tra Mont St Micheal in Francia, Sacra di san Michele a Torino, Santuario di san Michele in Puglia fino alla città santa di Gerusalemme per riscoprire il sapore della mistica e capire il valore dei templi e dei loro rituali antichi.

Torneremo a capire il significato di “vibrazione”, di frequenze, di acustica e perché i templi non solo sono costruiti secondo una precisa logica di progettazione, ma anche in posti con precise caratteristiche, ci interesseremo di nodi e di radionica. Daremo un nome ed una “ragione”, ovvero, un “motivo” alla crudeltà che per 2000 anni ha perseguitato ed ucciso in nome di un Dio che era solo nelle loro teste, che ha distrutto, umiliato e riedificato sugli stessi siti per cancellare ogni traccia della pregressa civiltà le cui vestigia restano sotto il nome di Pagani o paganesimo. Dei Catari e degli Albigesi, tra la rocche della gran resistenza alla furia distruttiva dei crociati.

Città come Béziers, emblema della strage perpetrata dai crociati il 22 luglio 1209, nel quadro della crociata contro gli albigesi promossa nel 1208 da papa Innocenzo III. Riporto per l’ennesima volta lo stesso racconto dell’esercito capitanato dal monaco cistercense Arnaud Amalric, abate di Citeaux, il quale nel corso del massacro, sterminò almeno ventimila catari. Secondo il suo confratello Cesario di Heisterbach, nel corso dell’assedio Amalric avrebbe esclamato: “Uccideteli tutti! Il Signore conosce i suoi” (una frase direttamente tratta dalla Seconda lettera a Timoteo, 2,19).

Lo scopo di questo progetto didattico è mostrare come da sempre l’uomo è interessato a comprendere chi è e quale possa essere il suo ulteriore sviluppo come individuo o essere, uno sviluppo verso il divino testimoniato in ogni epoca e sempre osteggiato, non ha niente a che vedere con le società conosciute e la storia che studiamo è la storia dell’evoluzione del mondo e quella della rigenerazione spirituale dell’anima e del corpo umano, attraverso il dominio della natura inferiore (territori, riproduzione e cibo) e della fioritura di quella superiore (sentimento, pensiero e volontà).


I nemici della notte. Quando il sapere di essere stati condizionamento diventa un ostacolo.

I nemici della notte. Quando il sapere di essere stati condizionamento diventa un ostacolo.

« Il regno di Dio è dentro di te e tutto intorno a te, non in templi di legno e pietra, spacca un pezzo di legno e io ci sarò, solleva una pietra e li mi troverai. » Tommaso – (detti segreti di Gesù il vivente)

Dio è in te, la luce sei tu, tu sei la luce, io sono dio, gli dei sono con noi, noi siamo dei” – e il mondo va lo stesso a scatafascio! Come mai? Ma tu guarda se veramente si riesce a capire di cosa raccontano queste parole, mi riferisco ai detti di Gesù vivente, ma come altre scritte un po’ in tutti i testi considerati sacri. Hai capito che – sei stato condizionato a credere a un idea di Dio che non esiste? Riesci a capire che anche il tuo concetto di Dio e di luce è frutto di quel condizionamento? E fintanto che quel condizionamento è tale tu Dio non lo puoi percepire?

Per secoli uomini hanno imposto ad altri uomini un Dio vendicativo ed insensibile col quale abbiamo giustificato la brutaslità di una natura umana depravata, che ha giustificato le guerre e la miseria, la divisioni in classi sociali o caste e l’abbruttimento della donna al fine di deviare completamente l’evoluzione culturale in atto alle origini dell’umanità. E per quanto le radici delle antiche civiltà e splendore non siano state del tutto estirpate, faticano ad emergere in un mondo di competizione e sopraffazione, dove la trasformazione della realtà percepita è stata compiuta così bene che i più vivono in modo del tutto inconsapevole e non percepiscono più nemmeno chi è che gli parla.

Se hai accettato che sei condizionato, che l’ambiente nel quale ti sei sviluppato ha influito su di te al punto tale da privarti della possibilità di estendere in tuo pensiero ad un concetto così astratto come Dio o Dea, spiegami come puoi tu essere Dio, se non hai neanche la concezione di quel Dio che vorresti essere? Come puoi essere la luce che neanche conosci o ignori di conoscere? Di quella luce che hai sperimentato e non consideri luce, perché tu credi di sapere cosa sia la luce e quindi quando la incontri non la riconosci.

Le persone vogliono essere “luce” e vogliono credere che quella “luce” sia dentro di loro, o almeno questo è quello che si raccontano, implicito od esplicitamente, senza avere neanche una minima concezione e collegamento con un esperienza reale da attribuire alla parola “luce”. Assunto questo, ovvero che non è chiaro a quale “dio” ti rifai, semmai ce ne fosse uno o più di uno, il secondo dilemma che incontrai o che hai già incontrato e, quindi, avrai anche cercato di evitare come la peste, è che devi trovare un colpevole alla tua nullezza. Finirai pertanto per convincerti che per qualche ragione non sei quella luce che credi di dover essere a causa di qualcosa o meglio ancora di qualcuno (di solito il padre o la madre: Poveri genitori, anche questo). Se ti è andata bene hai anche incontrato certe idee ed hai iniziato a convincerti che non sei quella “luce” perché qualcosa o qualcuno, la società per mezzo del condizionamento, ti ha private dall’esserlo quella luce.

Continuerai a sentire tutta la tua inadeguatezza, sentirai che non hai una gran personale stima di te e quindi inizierai a convincerti, per lo più erroneamente, che senza tutto quello che hai passato non saresti la persona insulsa che oggi scopri e senti di essere, e per ironia della sorte non sei lontano dalla verità, se solo tu potessi capire cosa significa – “restare nella propria inadeguatezza senza fare niente!“. Ma siccome la temi come il fuoco, temendo di rimanere tale cercherai in tutti i modi di cambiare, cercherai in qualche modo metodi per cambiare per abbracciare e diventare quella luce. Ad altri è andata anche peggio dato che hanno incontrato chi gli ha raccontato di essere già Dio, che dio era il loro e loro sono dio e che a Dio non serve fare nulla perché è già ciò che deve essere. La domanda semplice sarebbe: quale Dio? Quello descritto dalle religioni? Quello descritto dalle scritture? Quello descritto dal tuo guru? A quale dio dovresti assimilarti o saresti? Che immensa illusione.

Luce, la parola “luce”, il cui corrispondente termine in greco è reso con φῶς (phaos/phōs) la cui radice corrisponde a quella del verbo phainō, significa “mostrare“, “rendere manifesto“. La stessa parola ha una corrispondenza nel latino: “lux” che significa “illuminare” e quindi “far vedere“. Far vedere cosa? Quello che sei? Già quello che sei, quindi tu sei quello che sei, e quello che sei, sei. Questa è “luce”. Tu cosa sei?

Proverò ad aiutarti a fare un passo in avanti prendendo il discorso da un altro lato. Restiamo sulla tua idea della “luce” dentro. Mi verrebbe da chiederti “dentro dove?”, ma fermiamoci qui. Prova a ragionare invece su questo: e se il dio e la luce alla quale aspiri non fosse dentro, ma è da costruire? Se non esistesse nessuna luce dentro, ma dovrai impegnarti per conquistarla? Saresti disposta o disposto lo stesso a darti da fare? Se si sei già a buon punto, perché hai smesso di illuderti e farti belle idee su di te e su cosa sei o non sei. Ognuno di noi praticamente è nulla, la mancanza più assoluta di tutto, ma ha una piccola possibilità, un impulso nella direzione del perfezionamento, gliel’ha data la Madre, la natura, perché essa ha bisogno di evolvere per sopravvivere. Se saprai farti bastare questo hai buone possibilità di cambiare, se certi magie inesistenti, … beh! Saprai risponderti da sola o da solo.

Voi mi domanderete che differenza fa? In entrambi casi se non ci si rivoluzione, se non si lavora al cambiamento e non si cerca una trasformazione, non c’è mutamento. Si è vero, sei chiamato comunque a “fare” qualcosa, il punto è che in un senso stai alimentando l’ego, e nell’altro c’è poco da stare allegri, mi sono fatto capire? Con una visione mi credo una specie di “cristo” in terra incompreso, che per colpa del mondo non lo sono diventato, nell’altro so di essere una cellula del “buco del culo” (mi scuso per l’espressione), e aspiro a diventare un neurone. Smetto di farmi illusioni, prendo quel barlume di speranza ed inizio a costruire la mia cattedrale. Capite la differenza? Non mi credi di essere una cattedrale, so che sono un buon piano di partenza, ma non c’è ancora nulla, se un fiume d’acqua che scorre e alcuni punti che congiungono, qualcuno li chiama nodi, altri meridiani, ma sono solo congiunture, fortunate opportunità.

Accetto questa nullità e questo mi permette di evolvere. Se così faremo avremmo sconfitto un primo grande nemico o ostacolo al cambiamento. E si, perché di seguito ce ne viene incontro subito un secondo. E guardate che del primo non ce liberiamo solo perché lo sappiamo o lo avete letto qui, dovete realmente sentirvi nulla, quella nullità che sfuggite continuamente alimentando la vostra auto-immagine di belle immagini, di illusioni sulla vostra natura divina. L’uomo è figlio della terra, ovvero della Madre, è a lei che deve tutto, ed è a questa dea che dovrebbe immolarsi e sacrificarsi. Il Dio maschile creato dagli uomini è un dio vendicativo e distruttore utile solo ad alimentare illusioni. I Nostri antenati sapevano bene chi pregare e per questo che li hanno sterminati.

Ma veniamo al secondo problema. Noi vogliamo “fare”, ma per qualche ragione alla fine non riusciamo nemmeno la lasciare andare quell’attrezzo che teniamo tutto il giorno attaccato addosso per dedicarci almeno 5 min. della nostra giornata a un cavolo di meditazione o lavoro in calma. Mi riferisco ad “internet”, non tanto allo smarphone o al computer, che sono solo mezzi, ma al fatto che siamo connessi, o almeno abbiamo questa illusione, con tutto il resto del mondo h 24. Perché? Perché accade tutto questo?

Perché sono diventato così maledettamente dipendente da questo attrezzo? Perché ho bisogno di sentirmi collegato, riconnesso? Di quale bisogno parliamo? Perché non riesco completamente a staccarmene? Una parte del perché l’avete potuta intendere dalle domande stesse che vi ho posto e che è il bisogno di considerazione, ma, come ho detto in varie occasioni, il bisogno di considerazione è collegato al concetto di cibo, di ricevere attenzioni come cibo, in una parola di impressioni, ed è qui che si può capire dove si annida il vero nemico. Il cibo è “energia[1]”, ovvero possibilità di “fare”, “opera” o “azione”, “efficace”, “attivo”. Senza che ve ne rendiate conto in tutto ciò che facciamo siamo legati e limitati dalla quantità e qualità di energia prodotta dal nostro organismo.

Ogni funzione, stato, azione, pensiero o emozione necessita di una certa energia, di una certa sostanza determinata. Per questa ragione per quanti la nostra attenzione sia attratta dal mettere in pratica certe tecniche consigliate per prendere coscienza di se stessi, quali, l’osservazione di sè e il ricordo di sè, lo studio delle nostro tendenza, il modo con cui allontaniamo o respingiamo la realtà ed eventualmente anche il significato dei vari simbolismi, non riusciamo realmente ad ottenere un qualche tipo di risultato, ed, anzi, a volte, per quanto paradossale possa risultare, ci troviamo nella condizione di prendere atto che per quanto siamo animati da buone intenzioni, alla fine non riusciamo se non per poco a mettere in atto una disciplina seria o qualche tipo di strategia e soprattutto a lungo termini.

Questo perché ciò che realmente sfugge è che senza la giusta qualità e quantità di energia, qualsiasi lavoro su se stessi non avrà alcun risultato e non porterà ad alcun beneficio. Ma questa è un’altra storia, prima te la devi vedere sul tuo essere un emerita nullità ed esserne contento per questo, sempre che tu riesca a capire e sentire di quale grado di libertà stia parlando. Buon lavoro. Rocco BRUNO


 [1] e-ner-gì-a SIGN Forza, vigore; in fisica, capacità di un sistema di compiere lavoro. dal greco: energheia, composto di en intensivo e ergon opera, azione. È una parola che funge un po’ da formula aperta per includere innumerevoli sfumature di forza e vigore; ma in sé non è un concetto vago o svolazzante, anzi. L’energia è la basilare attitudine a compiere un lavoro – anche se, come ci insegna la fisica, l’energia non si potrà tradurre perfettamente in lavoro, essendo inevitabile un certo grado di dissipazione. E questo, fuor di scienza, appare chiaro nell’esperienza di ognuno.


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