Quando la matematica e la fisica non ci arrivano c’è solo una strada: la filosofia sperimentale o detta anche “filosofia iniziatica“, sempre che le persone siano in grado di capire e “sapere” (anche in questo serve avere un qualche tipo di preparazione) di cosa parlo. Trattasi di “filosofia” pratica, nulla di accademico o universitario, laboratorio alchemico, sperimentazione empirica e diretta, non per atteggiarsi, ma per arrivare a conoscere. Un metodo con 3M in grado di dotarci di quegli strumenti utili per arrivare a sondare quel mondo sottile legato a come penso, sento e vivo la vita, mondo che sembriamo ignorare costantemente, pur essendo questo mondo il primo mondo di un individuo e motore delle sue scelte, consce ed inconsce. Lo chiamiamo spirituale così non dobbiamo più cercarlo.

Se ne discuteva da qualche parte, proprio qualche ora fa, in merito alla questione Todeschini/Eistein le onde gravitazionali, chi conferma “cosa”, chi ha ragione di cosa, sempre che “cosa” si sia realmente stato capito in termini di cosa sia e cosa implichi. Delle teorie ne è pieno il “mondo”, ma non per questo è un “mondo” migliore, le diatribe non piacciono a nessuno eppure esistono. La vita è conflitto, bisogna solo capire dove dirigerlo, se fuori di noi o dentro, perché se è dentro lo chiamiamo “attrito”, ed è utile per crescere, mettersi in discussione è funzionale a questo, ma serve una certa “preparazione” per affrontare quello che questa discussione intima implica, altrimenti c’è solo dolore e sofferenza inutile, noi invece cerchiamo di usare la sofferenza in modo volontario per renderci liberi. Questa “preparazione” è il metodo filosofico iniziatico di cui parlo. Se il conflitto è fuori di noi diventa “guerra”, “battaglie” o cose simili. A volte serve anche fare qualche piccola rivoluzione (culturale, meglio) nel mondo esteriore, serve per scuotere le coscienze, e provare a rompere quella barriera di un intelletto fin troppo strutturato dalle tante teorie, comprese le “dottrine” scientifiche, ma non sono le sole a danneggiarci. Per questo che il metodo è sperimentale ed empirico, perché non prevede solo la teoria, ma anche il “lavoro” pratico, senza il quale, la teoria si traduce in “dottrina”. Il “lavoro” pratico è il pezzo che vi compete e senza il quale tutto è vano.

In quanto alla parte teorica le lezioni frontale hanno l’unico scopo di aprire una crepa. Essendo consolidato in noi tutto un sistema di “idee”, anche detto “cognitivo”, ovvero un sistema di concetti con cui interpretiamo i fatti della nostra vita, ovvero un insieme di “assunti” atti a spiegare e giustificare la nostra attuale condizione evolutiva, essendo, dicevo, ben radicato in noi e trasmesso per linea ereditaria da secoli di oppressione e rari, ma bastanti per farci camminare come umanità, lampi di genialità, che si fa fatica a ricevere e accettare concetti nuovi, che di nuovi non hanno nulla, ma lo sono per noi a causa del livello attuale di regressione cognitiva e culturale, per cui si resta strutturati e radicati in una certa “forma mentis“.

Le nostre credenze, o assunti o idee su ciò che è “reale”, ovvero su cosa sia e perché esiste il mondo attuale, sono organizzate, strutturate ed immagazzinate (si fa per dire, il processo è un pò più complesso) in una rete interconnessa (è per questo che siamo portati a usare la funzione del “pensare” in modo associativo, invece che intuitivo, dipende da come siamo stati educati) che noi chiamiamo per comodità “mente”, o anche “psiche”, sottintendendo che non si tratta solo di “idee”, ma di un preciso modo di catalogare ed archiviare in nostro vissuto. Infatti se parliamo di psiche non possiamo non tenere conto di quella cosa che chiamiamo per comodità “emozioni” o “emotività”, che altro non è che la forza magnetica (inteso che attrae e aggrega) con cui teniamo insieme la rete delle nostre “idee”, che tra l’altro, per l’appunto, non sono neanche nostre, ma avendole rese tali, attraverso un processo di condizionamento e di sottomissione, oggi difendiamo a spada tratta.

All’interno di questa cosa che non esiste materialmente, se non per quella parte che possiamo osservare come riflesso nel comportamento delle connessioni neurali, che chiamiamo “mente” o “psiche”, ogni dato è coerente con gli altri dati raccolti nel tempo ed impressi, cosicché l’intera rete di concetti ed assunti si sostiene reciprocamente. Questa rete la chiamiamo per comodità “vissuto”, ed è il vissuto a condizionare tutte le nostre risposte, sia emotive che fisico-biologiche (Hamer docet). Quando una nuova informazione deve essere inserita al suo interno, essa, l’informazione, intendo, viene processata per stabilire il suo grado di coerenza con la rete stessa, ovvero ne viene verificata, è questo che noi facciamo ogni volta che ascoltiamo qualcosa, la compatibilità con le informazioni o “sapere” già contenute nella rete stessa. Se questa informazione contraddice significativamente gli “assunti” preesistenti, – “essa non viene ritenuta degna di credibilità e viene rigettata”. 

Se contraddice soltanto un pò, allora può darsi, che venga accettata un pò. Se non contraddice nulla, viene creduta vera, se poi conferma in pieno l’attuale sistema di credenze o assunti viene adottata per rafforzarlo ulteriormente creando, a volte, quella cosa nota anche come “rigidità mentale”. Alle volte va anche peggio, e questo lo verifico continuamente negli incontri, e cioè le persone prendono le nuove informazioni, le processano e le adeguano o riadattano alla coerenza generale delle loro credenze, non capendoci un bel niente, ma credendo di essere cambiate, mentre fondamentalmente sono rimaste sempre le stesse. Questo processo è ben descritto nei vangeli a proposito di mettere vino nuovo in otri vecchie, cosa che viene per lo più ripetuta senza essere stata ben capita fino in fondo. D’altronde come si potrebbe sarebbe necessario rimuovere le convinzioni attualmente in essere e scegliere di cambiare completamente stanza, richiederebbe cioè di avere la pazienza di ripartire da capo, cancellando tutto quello che si è imparato, il che equivarrebbe a rinunciare ad essere se stessi, e scegliere di essere ciò che si è. Scelta difficile.

Esiste solo un modo perché le persone possano realmente trovarsi nelle condizioni di rimettere in discussione il proprio sistema di credenze: col ragionamento e soprattutto devono volerlo, altrimenti si viola il libero arbitrio di credere quello che si vuole, e si trova utile. Poi serve che incontrino qualcuno che a sua volta lo abbia fatto, ovvero hanno bisogno di un evaso, o comunque di qualcuno che ci sta lavorando da un pò a questa evasione e ne conosce abbastanza i risvolti, almeno per quella parte che non vi è nota. Questo perché per lo più quello in cui le persone credono non è molto utile al loro sviluppo fisico, mentale ed emotivo, ma aiuta a sostenere e mantenere in vita il sistema cognitivo e economico attualmente in essere che si basa sulla presunzione e il credere di sapere. La cosa veramente singolare in questo è che il punto non è avere ragione, ma è far crollare il castello di carte, proprio come Sansone: spingendo su solo qualche colonna riesce a far cadere il tempio sui Filistei. Cosa che è fuori dagli obbiettivi di sviluppo spirituale o pseudo-tale.

E’ questa la ragione per cui uso e sostengo nei miei incontri e scritti teorie fuori dal normalmente accettato, non è perché siano necessariamente corrette, o giuste o altro, ma perché torna utile per provare a mettere in discussione non le altre teoria, ma l’impianto stesso di come siamo portati a percepire il “reale”. Si capisce? E’ un operazione che è oltre il sapere, serve a destrutturare: è diverso! Nel lavoro di rivoluzione che porto avanti cerco solo di creare una crepa nelle dissertazioni di tutti giorni per mostrare un “mondo” che, pur avendolo sotto gli occhi ogni istante, non viene percepito. Sei tu che devi vederlo, non devo essere io a descrivertelo, ma per farlo devi “crepare”. La scienza attualmente in essere esclude e sperimenta senza una profonda conoscenza delle verità spirituali. Verità spirituali ovviamente per come la intendo qui e la spiego di solito, ovvero: la parte sottile, impalpabile se non attraverso il “pensiero”; la realtà emotiva, mentale e della volontà di cui ogni essere, a livelli diversi è dotato. La realtà emotivo-pensata di ciò che crediamo di essere.

E’ per questo, ed in questo, che trovo geniale Marco Todeschini, perché nel suo lavoro introduce questa dimensione. Voi lo chiamereste “l’osservatore”, il quale in teoria altera il campo, ma in pratica lo riempie solo dei suoi concetti e “dottrine”, facendolo collassare in ciò in cui crede, osservandone successivamente l’effetto credendolo reale. Se la scienza non si appropria di questa dimensione “sottile”, “volatile”, lascia un vuoto che viene continuamente colmato da superstizioni, religioni ed, aimè, dalla moderna/vecchia trippa della new age. 

La spiritualità oggi è oltre le trappole, è oltre il fare business, il cui – “standard prevede di accumulare titoli da curriculum e imparare a vendersi, finanche a prostituirsi ideologicamente, per potersi poi fregiare del titolo di “professionista spirituale”. La spiritualità come viene comunemente intesa si compone di strati di “stronzate”, tali perché mai veramente verificate direttamente, ma sempre e solo per sentito dire. A questo punto ognuno sceglie lo strato di stronzate che più gli si addice e lo difenderà ad oltranza, senza guardare più veramente a nulla, senza capire che il problema è proprio quello di credere invece che agire. Per agire devi metterti in discussione, devi destrutturarti, ma invece ti strutturi con nuove stronzate. Se messo in discussione, proprio come si dice nel film revolver, è messo in dubbio l’investimento della vittima e quindi anche la sua intelligenza. Nessuno può accettarlo. Nemmeno da stesso”. 

Purtroppo non ci si accorge che lo si sta facendo a vantaggio di chi ci sta mangiando, sia esso un professionista dello spirito, il sistema economico, la madre, il padre, un amico, la sorella, e chissà con chi altri ve la fate. L’investimento è il tempo che hai dedicato a quella cosa, è il credito che hai dato alla persona, al sistema, o al gruppo, alla scuola, o altro, ecco perché se messo in dubbio l’investimento ti arrabbi ed a quel punto parti all’attacco: non potendotela prendere con te stesso, riversi l’odio verso di te sugli altri. Attui quello che tutti fanno ogni giorno: te la prendi con il tuo prossimo, ovvero con colui che ti si approssima, invece di accettare che ti sei sbagliato, invece di accettare l’umiliazione di non essere poi così importante. E’ per questo che ognuno difende le sue stronzate, è dura mettersi in discussione, costa dolore e sofferenza vedere che non si è nulla. Invece di capire che comunque quel tempo è stato ben utilizzato e riposto per imparare qualcosa, si pensa di averlo perso.

Recentemente sono stato invitato ad un Simposio il cui intento dovrebbe essere quello di mettere in discussione quello che in Italia si fa chiamare “spiritualità contemporanea”. Il titolo è Simposio: Le trappole della spiritualità” – sottotitolo – “come guarire dalle malattie spiritualmente trasmissibili”. Il sospetto è che se da una parte stia crollando un pò tutto, dall’altra c’è il rischio che si cerchi in qualche modo di cadere in piedi, infatti il fatto che questo crollo sia imminente non è necessariamente un sintomo che possiamo aprire una strada a qualcosa di nuovo, ma anzi al contrario, se non si opera con circospezione e distacco, e con competenza e conoscenza dei meccanismi umani di opposizione e sopravvivenza, si finisce per creare proprio quella sponda, quel cuscinetto di salvataggio, dove farla cadere questa specie di spiritualità. Proprio presumendo di demolirla, le creiamo quegli spazi entro i quali non aveva ancora avuto accesso.

Personalmente quando ho visto che l’iniziativa ha un costo (65€ a persona), mi sono voluto sottrarre ed ho scritto agli organizzatori di questa mia intenzione, dato che, per quanto la cosa vada in beneficenza, non è un buon messaggio da dare, visto che è proprio il business e il denaro l’obbiettivo principale non dichiarato al quale punta principalmente ogni “operatore” o “ricercatore” spirituale o “professionista dello spirito”. Il punto è che non si può essere rivoluzionari ed allo stesso tempo professionisti.

Capisco che ci sono costi organizzativi, ma 65€ a persona per il mio sentito è un eccesso per una cosa così, cioè per un “simposio” dove si vuole provare a bandire il mercificare lo “spirito”, o comunque, provare un attimino a regolamentare il denaro, facendo dei distinguo, con un pò più di etica e competenza. Le trappole sono cose trite e ritrite dal sapore romantico-pseudo spirituale che alimentano stronzate sentimentaliste di reincarnazione, di divino interiore o altro di simile, portato avanti con poca o scarsa competenza e sopratutto assenza quasi totale di sperimentazione empirica, vendute a buon mercato quando va bene, profumatamente quando va male. Volete fare dei corsi? Volete fare della cultura? Legittimo, e capisco anche la necessità che venga ricompensata. Quando suonavo (è parte del fare cultura anche quello per chi non lo sapesse), non sopportavo quando gli organizzatori di eventi cercavano di fregarti sul cachet. Per finanziarsi la cultura ha bisogno di essere in qualche modo finanziata e sostenuta. Ma se volete rivoluzionare il sistema, non è così che si fa. Così lo fa la chiesa, lo ha fatto per 2000 anni, ha preso la rivoluzione del Cristo e la fatta diventare una religione, una merce di scambio. Bisogna saper fare i distinguo. Un simposio simile deve essere finanziato in altro modo, che ne so, col dono, ad esempio. Con le donazioni, come una raccolta fondi. Non si riesce a finanziarla, vuole dire che le persone non la vogliono o non sono pronte ancora per mettersi in discussione. 

Oltre al rimborso spese viaggio e soggiorno, mi è stato detto, che ogni relatore prenderà un cachet di 2-300€. Inutile dirlo, ma a queste condizioni personalmente non intendo parteciparvi, a meno che tutti i relatori non accettino di rinunciare a questo cachet e al rimborso spese. Questo dovrà in qualche modo modificare i costi del simposio. Personalmente credevo addirittura che la cosa si tenesse a Roma, e non a Torino dove invece è attualmente prevista, ed ero pronto e disposto a pagarmi, come altre volte ho fatto, a mie spese la partecipazione. Pensavo che trattandosi di un simposio che tratta delle trappole della spiritualità ognuno dovesse fare un passo indietro e dare l’esempio per primo di voler realmente cambiare. I partecipanti infatti sono quasi tutti noti prestatori d’opera spirituale Igor Sibaldi, Selene Calloni Williams, Federico Clapis, Daniel Lumera, Claudio Marucchi, Stefano Re, Anna Laura Cannamela, Antonio Rezza e Jorge Ferrer

E’ a loro che rivolgo l’appello: volete che realmente parliamo di trappole spirituali? Volete veramente non sentirvi dei mercanti dentro il tempio dello Spirito? Bene rinunciate ai vostri compensi per questo simposio e allora sarò onorato di essere annoverato tra i vostri nomi, altrimenti per cortesia, e lo scrivo a Tlon.it che organizza, togliete in mio nome dalla lista dei relatori. A queste condizioni non vi autorizzo ad usare il mio nome e la mia immagine per promuovere l’evento. La rivoluzione ha bisogno di mezzi e quindi il denaro serve, questo mi è diventato chiaro col progetto Zion, ma se vogliamo fare un fronte etico ed intelligente questa cosa si deve fare senza circolazione di denaro, non è un corso, non è un seminario, non è una raccolta fondi, è un incontro di “menti” che vuole cambiare, che vuole fare una “rivoluzione culturale”, allora iniziamo col dare l’esempio da subito.

Resto in attesa di un cenno di riscontro, cordialmente, Rocco Bruno


Copyright © 2002-2016 Rocco BRUNO, tutti i diritti riservati | I libri: usciredamatrix.com

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