Shell saluta l’Italia: addio a 2 miliardi d’euro d’investimenti. Effetto cicogna!

Shell saluta l’Italia: addio a 2 miliardi d’euro d’investimenti. Effetto cicogna!

Shell saluta l’Italia: addio a 2 miliardi d’euro d’investimenti” è questo il titolo dell’articolo scritto da un certo Gabriele Pegolo che fa il paio con molti altri articoli scritti in questo periodo per demonizzare il referendum, che ricordo si tiene il 17 aprile 2016. Un articolo che è l’ennesimo ricatto-spauracchio, come lo è la storia del terrorismo dell’Isis e come è stato a suo tempo l’11 settembre, e come lo è molto altro di cui oramai si perde il conto. Altra novità di questi giorni è la “paura” portata avanti da un presidente dimissionario, oramai senza prestigio come Obama, sul terrorismo nucleare.

Quando la smetteremo di credergli? Non sentite dove ci lavorano? Come ci lavorano proprio nel plesso? Nel centro principe del proprio potere personale, dello spazio sacro, dello spazio vitale, facendoci sentire sempre in ristrettezze e soffocati. E’ come nella preghiera del padre nostro: la volontà è nel plesso. I cieli sono la testa, l’intelligenza, la capacità introspettiva, la coscienza. Il “nome” che va santificato è il verbo, la laringe, ovvero: alle parole che dico devono seguire i “fatti”. Il regno che deve venire a noi è il “cuore”, è la compassione, è lasciare andare l’acredine, e sentire che un mondo migliore e più sano è possibile. La volontà è il plesso, così in cielo come in terra, ovvero: cosi come nelle sfere sottili, deve discendere nel mondo. Cosa parli a fare di spirito o spiritualità se poi tutto quel sentire profondo non si traduce nel mondo?

Che sia prassi accertata quella di bloccare le persone in quello che fanno intimidendole con l’austerità, la mancanza, il terrorismo, la disoccupazione, la crisi economica, e mostrando un futuro sempre negativo, senza via d’uscita, è oramai troppo visibile e facile da intendere come meccanismo, quello che deve essere colto è di non farsi agganciare, quello che deve essere sviluppato è un modo, un “modus operandi” che ci permette di non farsi agganciare e ove necessario saper sciogliere questi stati. Serve metodo, serve fare un lavoro, un lavoro che inizia dalla non espressione delle sgradevolezza e finisce con la “ricapitolazione” degli stati per superarli e tornare a “sorridere”.

Bisogna saper trasformare le impressioni negative che continuamente chi ci gestisce e comanda cerca di trasferirci attraverso i media e la stampa. Se lasciamo andare tutto questo troviamo subito un nuovo e più radioso modo di esistere, ma ognuno deve operare in se stesso. Tocca mettersi in gioco, tocca svegliarsi e fare qualcosa, a partire proprio dal non cedere a questi stati emotivi creati e instillati ad oc. Noi siamo influenzabili, cercate le influenze migliori per voi stessi.

Guardate come funziona. Nell’articolo che ho preso in esame si strumentalizzano le scelte economiche della compagnia Shell, che come tutte le altre compagnie petrolifere oramai è cotta, per far passare il fatto che bisogna votare “no” al referendum. Ti instillano timori che non esistono per farti fare quello che gli serve o gli interessa, o almeno per una parte è così.

La confusione tra correlazione e causalità è chiamato “effetto cicogna” (correlazione spuria tra il numero di nidi di cicogna e le nascite umane)

Affermare che – dire “si” al referendum significa dire «no» a 2 miliardi d’investimenti”, – è un evidente “correlazione spuria”, ovvero un falso in termini, scritto e realizzato ad oc per far instillare sempre la stessa idea di austerità, di privazione, ed instillare paure nelle persone.

Dire “si” al referendum del 17 aprile 2016, è dire “si” ad uno sviluppo diverso da quello dei carburanti fossili, che oramai sono finiti come risorse, non tanto in termini di quantità, ma come fonte di energia. Dire “si” significa dire “si” al cambiamento, dire “si” alla trasformazione della società da industriale a qualcos’altro. I carburanti fossili non solo sono inquinanti oramai accertati e per i quali il protocollo di Kyoto ne sancisce, di fatto, l’eliminazione, a causa della necessità di ridurre le emissioni di elementi di inquinamento dovute all’uso, appunto, di queste fonti come carburante, ma sono distruttivi anche e soprattutto, come molte persone che si battono contro le trivellazioni dimostrano, dal punto di vista dell’ambiente e della forme di vita che si trovano nei pressi dei giacimenti a causa della modalità estrattive prive di qualsiasi rispetto.

Disastro ambientale” è l’accusa attualmente che pende sulla testa dei nostri attuali governanti. E’ come quando c’era il referendum sul nucleare, nello stesso periodo accade il disastro a Fukushima, di cui ci siamo già dimenticati tutti, al punto tale che c’è di nuovo qualcuno che è tornato a parlare di nucleare” come alternativa alle fonti fossili. Grazie a questo disastro le coscienza hanno reagito e hanno fatto volare il referendum, chissà se sarà lo stesso questa volta. Chissà forse “lassù qualcuno ci ama”.

Come al solito il “profitto” prevale sulle ragioni umane. E’ demenziale pensare di boicottare un referendum o di indurre le persone a votare “no” per timori economici o occupazionali o anche peggio, e da radical chic, fare leva sulla paura di sembrare stupidi o pecoroni se si va a votare. . E’ come il tizio che per fare dispetto alla moglie si taglia in “pene”. La Shell non molla perchè si fa un referendum il 17 aprile c.a., ma per il caso del ministro dello sviluppo economico Federica Guidi, inchiesta in cui sono coinvolti i soliti noti, inteso come i soliti comportamenti puerili e da abbuffini approfittatori.

Poi, il punto vero è che è necessario pensare alla produzione energetica in un modo diverso, pensando a fonti alternative e alla riduzione degli sprechi. E forse tutto queste complicazioni ci aiutano a realizzarlo questo cambiamento. Abbiamo tutta l’innovazione tecnologica che ci serve per cambiare rotta e lasciare andare una volta per tutte il petrolio, il gas, l carbone, e quant’altro che è oramai storia vecchia. Serve uscire dall’adolescenza industriale e seguire l’innovazione che già c’è, un innovazione di cui già disponiamo, ma che viene osteggiata a vantaggio ancora di questi vecchi potere che non lasciano il passo. Questo è un atto vero da fare. Ma come facciamo a parlare ancora di compagnie petrolifere? E’ tecnologia finita, è roba del secolo scorso, è antidiluviana. In Cina si stanno ammazzando di inquinamento per via delle centrali elettriche al carbone. Ma possibile che non riusciamo a capire che l’ambiente viene prima di ogni scelta economica, industriale o di occupazione?! Possibile che ancora a Taranto con l’Ilva le persone piuttosto muoiono soffocate, ma non pensano a scegliere di cambiare lavoro e lasciare andare tutto questo? Come è possibile essere così ottusi?

Servirebbe un tavolo di lavoro serio, serve un piano, servono teste che hanno voglia di mettersi lì e studiare un nuovo modello di sviluppo economico, sociale e quindi anche tecnologico. Ed ecco che ci ritroviamo purtroppo sempre nella stessa condizione per cui se non cambiano le teste, non si riesce a far cambiare altro. Speriamo che un giorno questa rivoluzione culturale possa arrivare abbastanza in là da far intravvedere un mondo migliore, diverso dall’attuale è possibile. Poi come per l’acqua e molto altro sappiamo che se ne sbatteranno altamente del risultato del referendum, ma un segnale va dato. Per me dire “si” equivale a dire “no” al silenzio assenso. Ci si prende in onda,

Saluti, Rocco Bruno

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