Il Calice e la Spada. Consuetudine culturale. La rivoluzione della coscienza!

Il Calice e la Spada. Consuetudine culturale. La rivoluzione della coscienza!

Siamo omologati, ma non lo vediamo, ognuno crede di essere qualcosa di speciale, di essere indipendente, di pensare in modo autonomo, non si accorge nemmeno che segue delle mode; vive in una condizione così parossistica da credere di averla inventata lui stesso quella moda, si crede “originale”, mentre in realtà sta facendo quello previsto per lui dal sistema; un sistema che è allo stesso tempo ignaro di esistere ed è l’insieme delle consuetudini prodotte, generate, acquisite in secoli di storia di superstizione ed ignoranza costruita e cucita ad hoc nel tempo e di cui si sono persi gli autori. Quelli che sono rimasti (gli autori intendo) non sanno neanche perché lo fanno.

Siamo programmati a comportarci in un certo modo, e siccome non c’è nessuno con piena volontà e coscienza a farlo, non si riesce a vederlo. La cosa infatti veramente  incredibile è che siamo programmati anche per questo, ovvero, siamo programmati senza che ci sia qualcuno di specifico ad averlo fatto, siamo programmati a comportarci secondo linee di comportamento che si sono strutturate durante tutta la storia umana e sono diventate consuetudini alle quali tutti si sono assuefatti. Consuetudini a cosa? A dipendere. Nel corso della storia ed ad un certo punto preciso di tale storia il genere umano ha finito per dipendere dalle sue stesse scoperte; dall’agricoltura al moderno sviluppo tecnologico. L’umanità ha finito per far coincidere lo sviluppo tecnologico con la sopravvivenza, dipendendo da esso per sopravvivere.

Nessuno si pone più il dubbio che forse le cose si potrebbero fare in un modo diverso, che c’è un modo diverso di approcciare e interpretare la realtà che arriva ai nostri organi di senso. Nessuno pensa più a un modo migliore e sopratutto ad un modo sostenibile ovvero credibile per uscire dalla crisi, crisi creata e voluta appositamente per fare dei cambiamenti sostanziali e globali su tutto il pianeta. Quando dico “credibile” non posso che riferirmi a tutte quelle vaccate che tocca ogni giorno sentire, dal Jobs Act e i suoi effetti benefici sull’occupazione ed il lavoro, alle pensioni, alla riforma del senato, all’eliminazione delle province, o al reddito di cittadinanza, tutte chimere di un mondo decadente che cerca inesorabilmente di rimanere in sella nel disperato tentativo di mantenere uno standard di confort, un consolidato stile di vita che è inevitabilmente è finito perché è finito l’uomo, ed è finito già molto tempo fa.

Ma siccome noi, invece, questo stile di vita lo vogliamo a tutti i costi: vogliamo anche noi i nostri privilegi e il nostro posto al sole; e siccome qualcosa deve cambiare per forza perché 7 miliardi di persone che vogliono risorse e materie prime, perché è di questo che si tratta, perché per fare quello che vuoi ci vogliono le materie prime da lavorare per poi trasportare le merci prodotte da una parte all’altra del globo, qualcuno deve subirne lo scotto, qualcuno deve soccombere, per dare possibilità a pochi privilegiati di sopravvivere, dato che la coperta si sta facendo corta e non vogliono saperne di andare verso un innovazione autentica. Ed allora ti bollono lentamente, dandoti il tempo di abituarti e si sono inventati prima l’austerità che adesso è diventata deflazione, per arrivare alla preconizzazione dell’unica fonte di sopravvivenza che ti hanno lasciato e cioè il “lavoro”, per poterti tenere in pugno ed impedire che tu ti possa agitare.

Serve un piano realizzabile per uscire da questa crisi, che ripeto, non è economica, ma è “evoluzionistica”, ovvero dipende dal fatto che, nonostante lo sviluppo tecnologico raggiungo, abbiamo smesso di evolverci come specie vivente di questo pianeta chiamato Terra o Gaia, anzi le siamo diventati estranei, abbiamo smesso di percepirci come forma di vita ed espressione della sua evoluzione. Purtroppo il problema è più grave di quanto si pensi, dato che nessuno o solo pochi su questo pianeta hanno l’idea di cosa significhi evolverci come specie vivente, ignoriamo di doverlo fare pensando che sia una cosa che compete alla natura e che noi dovremmo solo stare qui a guardarla farlo e nel mentre intrattenerci ed ammazzarci dal divertimento. Purtroppo le cose non funzionano così perché se per le altre forme di vita questo è valido, per l’uomo a causa del grado di consapevolezza e del fatto che egli esprime questa facoltà che per comodità chiamiamo coscienza senza saperne più nemmeno il significato e l’utilizzo da farsi, questa cosa non può avvenire in modo automatico. 

L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua coscienza, e la coscienza non può evolversi, evidentemente, inconsciamente. L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua volontà, è un assunzione di responsabilità, e per questo non può evolversi involontariamente, non può essere il risultato di ciò che “accade”, ma deve essere un atto di “forza” e di intelligenza. 

Siamo talmente dipendenti ed assuefatti non solo a quello che abbiamo e siamo, ma al modo in cui pensiamo e consideriamo il nostro modello di sviluppo. Chiunque abbia cercato di controbattere questa condizione senile ed di restringimento delle facoltà elettive è stato osteggiato, e altre volte anche eliminato; cosa che accade ancora nei tempo nostri, solo e magari con sistemi più sofisticati ed elaborati. Uno a caso: Ryke Geerd Hamer docet.

Vi basta leggere quanto scrive a proposito del suo lavoro Wikipedia  (clicca qui!”), l’organo ufficiale del “depistaggio“, specializzato nello “smaltimento nei rifiuti delle nuove scienze“, per rendervi conto di quello che sto dicendo, … non solo in merito ad Hamer, ma in merito al fatto che c’è una strategia senza strateghi. Chi scrive su Wikipedia è convinto di quello che dice, non si rende mica conto di essere stato programmato per rispondere e comportarsi in quel modo, lo fa è basta! La cosa veramente tremenda è proprio che lo fa in buona fede, credendo di essere nel giusto; un pensiero intelligente nel mare della mente collettiva, e non si rende conto che di fatto ripropone una consuetudine e che sta solo cercando di difendersi dalla possibilità che si manifesti in se stesso il buon senso di una presa di coscienza che metterebbe in discussione tutte le sue scelte ed il modo di vedere il mondo, i rapporti, i titoli, i riconoscimenti e le eccellenze: è un prezzo troppo alto.

E’ questa per lo più la ragione per cui le nuove idee fanno fatica ad emergere. Tutto sommato non è colpa di nessuno e lo è di tutti, siccome non è previsto da qualcuno in particolare, ma dalla consuetudine generale, volendo cambiare, non si sa proprio da chi o cosa cominciare. Un suggerimento ce lo avrei. Si potrebbe iniziare da evolvere innanzitutto se stessi, spostandosi da una condizione di consuetudine e consolidate certezze, ad una più sconosciuta, occulta e faticosa, di modo da vedere se i nostri sensi tenteranno di risvegliarsi. Siamo chiamati ad evolverci come specie vivente ed abitante il pianeta terra, che noi ne abbiamo coscienza o meno. E questo, a causa delle condizioni stabilite su questo pianeta da tempo immemore avviene solo se cambiamo le condizioni ambientali. Siamo strumentisti di un orchestra sinfonica che ignorano di suonare una sinfonia ed ancora peggio ignorano di essere dei musicisti, oltre ad ignorare quale strumento suonano.

Inutile dirlo, non potete fidarvi della vostra mente, tanto più che “mente” è il nome che diamo all’insieme dei nostri costrutti ideologici che crediamo nostri. La summa delle regole, delle tendenze, delle pulsioni, è determinata da questa programmazione, generale e generalizzata o globalizzata. Cosa potete fare? Potete imparare a guidare le vostre energie, imparare a sensibilizzarvi nel sottile e sapere dominare quella natura inferiore, che non ha fatto nulla di male, ma che altri uomini cercano di usare per tenerti in schiavitù e quindi devi per forza elevarti, non hai un altra soluzione. Lo Spirito è nel corpo, ed è con la coscienza e l’intelletto, ovvero con la capacità di saper leggere dentro, ovvero mettendoci in discussione, che lo eleviamo. Elevare lo Spirito significa fare buon uso della coscienza come qualità e strumento, elevare il proprio Spirito significa santificarlo, significa purificare la carne e la mente dalle impurità di una condizione alterata venutasi disgraziatamente a creare a causa degli sconvolgimenti avvenuti molti secoli addietro che hanno reso impossibile un ulteriore sviluppo o evoluzione dell’umanità come specie o razza o forma di vita espressione della volontà della vita stessa di mutare in forme sempre più elaborate e complesse.

Il problema però purtroppo che anche questo pensiero, cioè quanto da me appena espresso, viene preso dalla “mente” e viene tradotto in un pensiero unico, fatto di miscellanee new age, “esoteristiche“, con un briciolo di sentimentalismo, e idiozia sciamanica, e quindi non potete fare in realtà neanche quello che ho appena detto. Allora cosa potere realmente fare? Potete rivolgervi ad una “scuola”, potete rivolgervi ad un “lavoro di scuola”, una scuola il cui indirizzo è quello proprio di des-programmarvi, … cosa che non è così facile perché anche le scuole allo stato attuale si sono omologate al pensiero unico o comune pseudo-spirituale, di lucro e conservazione dei titoli. Ed anche quando incontraste le condizioni ottimali di una scuola autentica, dovreste comunque operare su di voi un cambiamento almeno di atteggiamento, capendo alla perfezione il senso di essere degli studenti.

Discepolo è “colui che sta imparando“e mette alla prova la propria istruzione tramite l’applicazione di una disciplina e delle virtù della costanza e la pazienza. Coraggio, generosità, tolleranza, forza d’animo, pazienza, umiltà e buon senso sono la il suo pane quotidiano.

Serve dedizione, umiltà, forza d’animo, tolleranza e pazienza verso se stessi per mantenersi costantemente nel “lavoro”. Serve coraggio per affrontare le situazioni e vincere la paura, la generosità per non risparmiarsi mai, la lealtà e la determinazione per non essere vili e pusillanimi nei confronti dei propri compagni di scuola. Serve saper vedere il lato utile di tutto ciò che ci accade e trasformarlo in un occasione di “lavoro” e di cambiamento. Il dono di rendersi conto del “momento opportuno” di fare le cose, mantenendosi nel giusto equilibrio, col giusto distacco, senza polarizzarsi, ma senza nemmeno risultare particolarmente mediocri e codardi nell’esprimere le proprie posizioni. Vivere intensamente il momento, ma senza perdere la prospettiva. Trasformare le necessità dell’ego nella soddisfazione di servire una causa più grande. E serve accettazione per saper utilizzare “quello che c’è” come punto di partenza, senza rassegnazione, e senza nemmeno negare la realtà, credendosi quello che non si è. Serve capacità di adattamento ed improvvisazione, e serve rinunciare a tutte le nostre credenze e aspettative nella realtà quotidiana. Questo è un discepolo, qualcosa di molto diverso e da non confondere con un “seguace” o “accolito” o “proselito” o “followers”.

Omologati proprio come le automobili. Misure stabilite per circolare, altrimenti non puoi girare, il nostro pensiero è omologato, ovvero, omogenizzato, ovvero, reso omogeneo ad un sentire comune che viene dalla realizzazione di una consuetudine, quella di delegare ad altri il nostro sviluppo. E’ questo che fa confondere il discepolo con il seguace, ma ci sono sostanziali differenze, uno non delega il suo potere lo usa per lavorare su di se, sa ascoltare, rispetta i suoi insegnanti e mette in pratica gli insegnamenti ricevuti, l’altro (il seguace) delega il suo potere  e quando l’insegnante non assolve alle sue aspettative, abbandona la scuola calunniando e imprecando.

Le persone credono di essere libere e di aver scelto molto di quello che fanno o hanno, ma non è così; sono state prima, nei prima anni di infanzia, modificate e successivamente, dopo un po’ di tutto questo, si sono assuefatte e trovano adesso comodo, confortevole perseverare in questa sonnolenza generale della coscienza che di fatto li de-responsabilizza, una vera manna benedizione: d’altronde “80 anni devi vivere”, che ti affanni a fare.

E’ stato creato un binario comportamentale, fatto di linee di codice invisibile all’apparenza, ma che si manifesta continuamente nelle situazioni di difficoltà e che ti induce inevitabilmente a difendere il sistema: il “binario di Baghdad” – Quando l’uomo ha fame, non ragiona. Quando ragiona, non ascolta il Cuore. Quando ascolta il Cuore, dimentica tutto!

Quello stesso sistema che ti ha creato o meglio condizionato senza una precisa intenzione di farlo (questo è il vero dramma) è quello che tu alla fine hai accettato e quindi adesso devi difendere, altrimenti sei costretto a mettere te per primo in discussione. Per questo non ne sospettiamo nemmeno l’esistenza e ignoriamo la ragione per cui lo difendiamo, anzi crediamo che provenga da noi, per tutte quelle ragioni che ci raccontiamo, ma che non abbiamo capito che non sono nostre e che ci sono state imposte con la “paura”.

La radice di tutto questo però deve essere ricercata nel passato remoto, nella preistoria, e non tanto nella “storia” (recente, ultimi 4000 anni), dato che quella parte della manifestazione della specie umana che chiamiamo “storia” e che facciamo erroneamente coincidere con l’inizio di tutto, sorge molto dopo e proprio quando “tutto” oramai è stato fatto; ragion per cui “tutti” trovano normale e insito come se fosse realmente qualcosa nella natura dell’uomo a far si che ci siano guerre e che essere prepotenti e prevaricatori sia parte della nostra verità come individui. Persino la schiavitù è tollerata, ed anzi si è evoluta in forme sempre più sottili al punto tale da credere che sia gradita e viene confusa con la voglia di lavorare … tutto per vendere! Guardate questo piccolo stralcio di video per capire cosa dico.

Con la parola “Tutto” intendo tutto quello che è avvenuto, tutta la trasformazione da una condizione di evoluzione e crescita coscienziale ad una di riduzione di questo sviluppo per prediligere lo sviluppo tecnologico. E’ di questo che parleremo ne il Calice e la Spada“, presenteremo i risvolti della nostra ricerca delle ragioni che ci hanno portato alle condizioni di vita attualmente in essere, per capire cosa si andato storto, per capire come si siano potute create e stabilite le attuali condizioni economico-sociali su questo pianeta; che ricordo è una sfera che gira attorno al sole e nel fiume eterico dell’universo.

La nostra realtà religiosa, economico finanziaria, l’energia, i militari, la comunicazione, l’industria, i trasporti, l’alimentazione, la medicina, la cultura, i servizi, l’intrattenimento, l’arte sono tutte conseguenze dell’evoluzione di questa storia mai veramente raccontata, tutti credono che si sia sempre fatto così, mentre ci sono stati altri livelli di sviluppo della specie umana, non solo civiltà, ma anche altre razze, e mentre quello che vediamo e che crediamo essere l’unica realtà possibile non è altro che la conseguenza di un cambiamento che è durato secoli e che ha prodotto solo un diverso tipo di consuetudine, la vera storia o forse sarebbe meglio dire la preistoria dello sviluppo umano viene nascosta, ostinatamente osteggiata senza neanche voler prendere in esame i dati già da tempo presentati anche in questo campo da eminenti ricercatori.

Il cambiamento da una condizione dove il centro della società era lo sviluppo e l’evoluzione dell’individuo per mezzo della qualità peculiare della “coscienza” quale strumento per evolverci in qualcos’altro, ad una dimensione elitaria e di separazione in caste sociali o di privilegio, o gerarchica, dove la “coscienza” è stata utilizzata per soddisfare bisogni che sono la conseguenza della sofisticazione degli istinti quali il boccone, il territorio o il sesso in quando sofisticazione dell’istinto alla riproduzione che è insito in tutti gli animali. 

MORPHEUS: Grande fu la meraviglia per la nostra magnificenza mentre davamo alla luce I.A.
NEO: I.A. Vuol dire Intelligenza Artificiale.
MORPHEUS: La cui sinistra coscienza produsse una nuova generazione di macchine.

Il resto ve lo lascio godere per riflettere sul quale sia in nostro attuale destino e perché è così necessario ed importante per ognuno, innanzitutto per se stesso, alzarsi da terra ed iniziare a maturare un concetto esistenziale diverso.

MORPHEUS: “Ancora non sappiamo chi colpì per primo, se noi o loro. Sappiamo però che fummo noi ad oscurare il cielo. A quell’epoca loro dipendevano dall’energia solare, e si pensò che forse non sarebbero riuscite a sopravvivere senza una fonte energetica abbondante come il sole. Nel corso della storia il genere umano è dipeso dalle macchine per sopravvivere. Al destino, come sappiamo, non manca il senso dell’ironia. Un corpo umano genera più bioelettricità di una batteria da 120 volt, ed emette oltre sei milioni di calorie. Sfruttando contemporaneamente queste due fonti, le macchine si assicurarono a tempo indefinito tutta l’energia di cui avevano bisogno.

Ci sono campi, campi sterminati dove gli esseri umani non nascono: vengono coltivati. A lungo non ci ho voluto credere, poi ho visto quei campi con i miei occhi. Ho visto macchine liquefare i morti affinché nutrissero i vivi per via endovenosa. Dinanzi a quello spettacolo, potendo constatare la loro limpida, raccapricciante precisione, mi è balzata agli occhi l’evidenza della verità. Che cos’è Matrix? È controllo. Matrix è un mondo virtuale elaborato al computer, creato per tenerci sotto controllo, al fine di convertire l’essere umano in questa..

La rivoluzione della coscienza significa rivoluzionare il modo di vedere le cose, significa utilizzare questo strumento, la “coscienza”, ovvero la capacità di “renderci conto”, per modificare il modo con cui osserviamo le cose e le reinterpretiamo. E’ una questione di atteggiamento, non è mentale, è un rifiuto a prescindere a tutto quello che penso e credo di essere o di sentire e vedere. Quello che ognuno può fare per se stesso è solo distruggere ogni idea pregressa, inteso non tanto come informazioni, ma come atteggiamento mentale, ogni desiderio, ogni bisogno che attualmente senti è viziato dal modo con cui sei stato programmato, non c’è modo di vederlo, lo scopri se intendi il modo in cui ti parlo, che è il modo in cui sempre si è parlato ai “morituri”.

Sappiate che i primi ad averlo fatto sono le persone più vicine a noi, che non essendo coscienti di farlo non hanno colpa, essendo stati programmati a loro volta a farlo, ed allo stesso tempo non c’è stato nessuno di preciso o persona o altro a programmarci, è un sistema generale comportamentale, è una consuetudine culturale. Sappiate che il senso di colpa è la chiave maestra per entrare nei nostri circuiti mentali e programmarci.

Sappiate anche ed ahimè che la responsabilità morale della situazione presente è anche nostra, poiché abbiamo dato e stiamo ancora dando il nostro assenso a che si produca di nuovo la distruzione sistematica della “coscienza” del mondo, assecondando tutte le porcherie che ci spacciano per arte, per cultura, per sapere e conoscenza, nonché tutte le forme di moda, di intrattenimento, di mobilità, di comunicazione, di ricercare relazioni, di muoverci nel mondo così come fanno tutti.

Chi si chiama fuori dando la colpa alla società, ai governanti, ad altri soggetti esterni, commette un atto puerile e di ingiustificata codardia.

Va detto che il nostro assenso ci è stato strappato con l’inganno, con una vera e propria frode la cui origine si perde nella notte dei tempi e questo è stato sino ad oggi l’unica vera alibi. Purtroppo adesso lo sai perché hai letto questo articolo, e quindi ogni volta che aprirai una birra, ogni volta che accederai al tuo tablet, al tuo smartphone, ogni volta che girerai la chiavetta della tua automobile, ogni volta che vorrai un vestito, che cercherai compagnia in internet, ogni volta che farai una qualsiasi delle cose che fai ogni giorno stai di fatto, se non sei “presente” e “cosciente” a questi tuoi atti dando il tuo consenso.

Siamo dipendenti ed assuefatti, e disintossicarsi richiede tempo e una buona motivazione. Non c’è disintossicazione al mondo che non richieda motivazione per essere messa in atto, motivazione, tempo, pazienza, forza d’animo, coraggio, generosità, tolleranza, umiltà e buon senso. Già proprio come un bravo “discepolo”! Ma tu non vuoi fare il discepolo, tu vuoi essere maestro, giusto?!


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