Ci sono ragioni per gli ultimi attentati in Turchia. La Turchia ha posto condizioni sul trattenere l’emigrazione, anche questo deve avere un qualche peso. La Turchia è al confine con la Siria e l’Iraq. In Turchia c’è l’antica Troia. La Turchia ha chiesto di far parte dell’Europa, ma così come è non piace a molti (degli Stati UE intendo, ovviamente), non si piega troppo alla Unione ed allora montano le questioni: prima il papa che parla di genocidio Armeno (politica) ed adesso i pazzi che si fanno saltare per aria (terrorismo).

Oramai sappiamo come dietro ai kamikaze ci può essere chiunque: Isis è un progetto criminale dove ci si sono messi dentro in molti che non conosciamo. Chi è sto Califfo? Boh! Stessa cosa fu Bill Haden: prima finanziato dagli States, e poi … beh! E’ storia vecchia, … appunto! Manco il nome giusto ho scritto, perchè chi se lo ricorda più, ma a quanto pare fosse un certo Osama Bin Laden. Un nome che terrorizzava gli animi. Questa invece è tutta storia nuova, vecchia strategia, vecchie leve e vecchie motivazioni imperialiste. La storia è nuova, perché sono nuovi gli obbiettivi, solo in Turchia dal 2015 ad oggi ci sono stati circa una decina di attentati.

La lista di seguito è presa dal sito http://www.internazionale.it, comprese le descrizioni degli attentati, pertanto occhio a non cadere nella trappola di fare certe associazioni:

  • 5 giugno 2015: 4 morti e 400 feriti a Diyarbakır. In piena campagna elettorale per le elezioni politiche del 7 giugno una doppia esplosione ha colpito un comizio del Partito democratico del popolo (Hdp, filocurdi) nella regione del Kurdistan, sono morte quattro persone. Le due bombe sono esplose una dopo l’altra: vicino a una centralina elettrica e dentro un cestino dell’immondizia. L’attentato non è stato rivendicato.
  • 20 luglio 2015: 34 morti a Suruç. Un attentato ha colpito la città curda di Suruç, nel sudest del paese. Sono morte 34 persone, tutti attivisti filocurdi che si stavano preparando per partecipare alla ricostruzione di Kobane, la città curdosiriana occupata dal gruppo Stato islamico. L’attacco è stato rivendicato dal gruppo jihadista.
  • 10 ottobre 2015: 103 morti ad Ankara. Due bombe sono esplose davanti alla stazione ferroviaria di Ankara, mentre si radunavano attivisti, sindacalisti e militanti dell’Hdp che dovevano partecipare a una manifestazione per la pace. Questo attacco è stato il più cruento della storia della Turchia ed è avvenuto a pochi giorni dalle elezioni che si sono tenute per la seconda volta, dopo che il voto del 7 giugno non avevano portato nessun partito a conquistare la maggioranza necessaria per governare. L’attentato è stato attribuito al gruppo Stato islamico.
  • 12 gennaio 2016: 12 morti a Istanbul. Un attentatore suicida si è fatto esplodere a Sultanahmet, nel centro storico di Istanbul. Ci sono stati 12 morti, tra cui dieci turisti. L’attentato attribuito allo Stato islamico è stato compiuto vicino alla basilica di Santa Sofia e alla Moschea blu, nella zona più turistica della più grande città del paese.
  • 14 gennaio 2016: 6 morti a Cinar. Un poliziotto e cinque civili sono stati uccisi in un attentato condotto con un’autobomba davanti al commissariato centrale di Cinar, nel sudest della Turchia. L’esplosione ha provocato il crollo di un edificio. L’attentato è stato rivendicato da gruppi estremisti curdi.
  • 17 febbraio 2016: 29 morti ad Ankara. L’esplosione di un’autobomba innescata da un attentatore suicida nel centro di Ankara ha provocato 29 morti e 80 feriti. L’attacco, che era indirizzato contro un convoglio militare, è stato rivendicato dal Tak, un gruppo estremista curdo.
  • 13 marzo 2016: 35 morti ad Ankara. Un’autobomba ha colpito il centro della capitale turca. L’attentato è stato rivendicato dal Tak, in risposta ai bombardamenti dell’esercito turco nel sudest della Turchia, che hanno causato decine di vittime.
  • 19 marzo 2016: quattro morti a Istanbul. Un uomo si è fatto esplodere su Istiklal caddesi, la strada più importante e trafficata della parte europea di Istanbul. L’attacco non è stato immediatamente rivendicato, ma il governo turco ha identificato l’attentatore: Mehmet Oztürk, un turco legato allo Stato islamico.
  • 7 giugno 2016: 11 morti a Istanbul. Un’autobomba è esplosa nel centro di Istanbul durante il passaggio di un veicolo della polizia. Undici persone, tra cui sette poliziotti, sono morte e 36 sono state ferite. L’attentato è avvenuto nel quartiere storico di Vezneciler, non lontano dal Gran bazar e dall’università Beyazit. L’attentato non è stato rivendicato, ma gli estremisti curdi sono stati indicati come possibili responsabili.
  • 28 giugno 2016: 41 morti e 239 feriti all’aeroporto di Istanbul. Tre attentatori sono arrivati all’aeroporto in taxi, hanno aperto il fuoco nel terminal dei voli internazionali, poi si sono fatti esplodere quando la polizia ha cercato di fermarli. Si sospetta che l’attacco sia stato organizzato dal gruppo Stato islamico.

Stato islamico, gruppo islamico, gruppo jihadista; è tutta una montatura, non esiste legame con l’islam, e la gli attentati Curdi vertono nella direzione della strategia di Ankara di eliminare i Curdi e fargli guerra. Il terrorismo (islamico o meno) e la strategia che ci sta dietro di fatto aiutano i governi ed i popoli a fare quei passi verso un controllo totale di pochi e verso la riduzione delle libertà acquisite. La gente è bollita e quindi lascia fare, basta che non accada a casa propria. Ci sono interessi sovranazionali, commerciali e di dominio del territorio.

Non importa a nessuno dei morti, non può importare perché manca la coscienza per capire cosa siano, per i più sono numeri che servono per potare avanti le proprie convinzioni, per sfogare il proprio risentimento verso qualcosa, e molto altro che non ha nulla a che vedere con il sentimento umano che dovrebbero suscitare.

Multinazionali? Multinazionali non significa nulla, sembra oramai lo slogan per identificare un complottista, ma se ragioniamo su un pò vediamo che in realtà forse questa strategia non è diversa dalla politica coloniale di qualche secolo fa. Una strategia che può avere le connotazioni proprio di un complotto, se per complotto intendiamo qualcosa di ordito nei confronti delle popolazioni a vantaggio di pochi. Multinazionale sono consigli di amministrazione, sono uomini e donne senza scrupoli che guardano solo a realizzare utili.

Cosa fa una multinazionale? Cosa rappresenta? Interessi. Quali interessi? sfruttamento del territorio e di materie prime. E dietro? Investitori. Chi sono gli investitori? Nessuno e tutti quanti. Ecco trovato il contenitore ideale per far fare le cose alle persone senza che se ne rendano conto che si stanno fregando da sole. Rothschild? Secondo me è un capro espiatorio, un bersaglio, in un modo o nell’altro avevano un codice, questi invece che operano sono arrivisti, con le stesse degli speculatori che in America alla fine della guerra di secessione comprarono i territori del sud, o che uccidevano i Siox per il gusto di togliergli la possibilità di cacciare il bisonte e di spaziare per tutto il territorio. Gli stessi speculatori che pur di ottenere profitti propinano prodotti che ti ingrassano e fanno male alla salute, gli stessi che versano nella acque i loro veleni, gli stessi che pur di fare affare fanno fallire un mercato, distruggono un paese. Numeri. Siamo numeri sacrificabili, numeri in una statistica di attentati, numeri in una logica di conquista e arrivismo.

Individui senza scrupoli, non un élite, non lobbies, sarebbe troppo onore appellarli così, ma orrendi speculatori che usano l’interesse e la brama insinuatesi in secoli di arrivismo negli individui ed il consenso per poter fare pressione sui governi non solo farsi fare quelle leggi che li avvantaggiano, ma che li assecondino nello scellerato interesse di fare profitto. Il piano di conquista del mondo è solo per il profitto, il controllo non gli interessa; gli interessa nella misura che serve per ottenere il profitto.

Vedono solo profitto, ed ancora profitto. E’ come una droga che li fa sentire vivi. Sono uomini che giocano a Risico, ma i morti sono veri. Se continuiamo a schierarci come si aspettano da noi, facciamo il loro gioco, ma allo stesso tempo non si può restare in silenzio, perché, come ben sappiamo, chi tace acconsente.

E’ una partita difficile perché non siamo capaci di coalizzarci insieme sotto una causa più grande, sono anni che ci provo, ma ci scontriamo sul da farsi e su cose di poco conto. La libertà ci viene tolta un poco alla volta e non li stiamo vedendo, a livello ordinario non ce ne stiamo accorgendo, ma percepiamo in qualche modo che c’è qualcosa di strano in queste manovre, lo percepiamo a tal punto che le persone si fanno sempre più nervose, e più monta il nervosismo e meglio pescheranno nel torbido delle nostra emotività.

Non schieratevi, non date il fianco a lapidare i colpevoli, perché è quello che vogliono, qui le colpe sono ben distribuite, ci sono interessi e tattiche per raggiungere questi interessi. Non date il fianco quello che vogliono sono persone che odiano il terrore ed il terrorismo, che lo odiano e lo temono. Vogliono persone che abbiano paura, vogliono persone che hanno paura ad andare in giro, a salire in metro ad andare in aeroporto o in una piazza. La capite la strategia che c’è dietro? Colpiscono dove c’è mobilità, così tu ti chiudi in casa ed in te stesso ed assisti, perché da te vogliono solo quello: che tu assista, mentre loro giocano alla conquista del mondo. Tu gli servi per il consenso e per l’energia che rilasci quando hai paura.

E’ così che pensano di arginare la Brexit? Allora era tattica anche quella?! Non lo so, lo lascio agli esperti, qui ho voluto solo dare una pennellata, perché vedo che i tempi stanno diventando pesanti e voi sembrate senza orizzonte.

Sono tempi dove bisogno svegliarsi e iniziare a capire di mettersi assieme, … ma per farlo resta sempre lo stesso ostacolo di sempre che avete voluto solo rimandare e non affrontare quando sarebbe stato meno faticoso e più fattibile. Infatti il punto è che senza ”lavoro”, e non mi sto riferendo all’economia famigliare, senza rinuncia in se stessi, senza rinunciare alle logiche di questo mondo, non si ottiene nulla, la rivoluzione deve iniziare dentro, ma qui per un pezzo questa idea è praticamente sparita, non è importato più a nessuno realizzarla.

E’ un pò che vi sprono, ma voi avete pensato solo di poterla rimandare, ma, come è giustamente stato scritto, questo sta accadendo solo a vantaggio del nostro nemico (figurato, ovviamente, qui ci sono solo opportunità di crescita, i nemici per questo andrebbero solo ringraziati, cosa che può avvenire solo quando si è realmente compreso e superato l’ostacolo, e soprattutto dopo che lo si è combattuto, capendo cosa sia il vero combattimento al quali gli uomini si danno in se stessi).

Rimandato a vantaggio dell’avversario, che sta inasprendo i metodi ed i sistemi di intimidazione, non usa più le armi in modo diretto per spaventarci, fa un gioco di sponda, mettendole in mano ad un fantomatico nemico, per convincerci che è giusto fare la guerra, che è giusto che tu rinunci ad un pò di libertà per ottenere in cambio protezione e sicurezza.

Avete pensato che la rivoluzione si potesse eludere, che col tempo sarebbe andato tutto per il meglio, ma siamo invece nuovamente qui a dover fare una scelta, perché è solo così che cresciamo, e questa volta i mezzi a disposizione che avevamo si sono ridotti e si sono ridotti anche gli entusiasmi e la certezza di una resurrezione, di una rinascita. Chissà se avremo la forza di alzarci, … al fine!!!


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2 pensieri su “28 giugno 2016 | Eccoci qua di nuovo: Detto, fatto!

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