Ed ecco che all’improvviso (si fa per dire, è un pò che viene usata, ma adesso ce l’hanno tutti sulla bocca) spunta un altra parola che deve fare il giro del web, diventare social, cult, cool, fresch, e soprattutto smart per intorpidirci la testa e l’animo e non farci capire cosa sta accadendo, mettendo tutto dentro un unico calderone, proprio come accade all’eroe dell’episodio “15 milioni di celebrità” della serie britannica “black mirror” .

La parola magica è Establishment! Volete sapere cosa significa? Significa “Istituzioni”, esattamente questo, ne più e ne meno che “istituzioni”, a volte inteso con l’accezione di “instaurazione” e nell’attuale caso riferito al potere che si è instaurato a governo del mondo, e ribadisco, non oggi, o ieri, ma sono secoli che questi sono così, cambiano le facce, gli strumenti fino ad arrivare alla democrazia, ma la logica è la stessa: potere, potere, potere; persino il profitto è uno strumento per avere potere sugli altri. Predicazioni, violenza, soprusi, ingiustizie, torture, guerre, sono la storia degli ultimi, 3000-5000 anni. Ma torniamo al termine, torniamo alla “parola”.

E’ come per la questione dei termini o parole quali la sindaca, l’assessora, la ministra, per le quali faccio notare, visto che lo vedo mentre scrivo, già il corretto di bozza non segna sotto rosso come errore ortografico, cosa che ancora non accade invece, per adesso, con il camionisto, il chitarristo, il bassisto, etc… e tutte cose che passano alla gente perché sono quello che chiamiamo i “media” in generale a darne voce ed il consenso al loro utilizzo.

Sono i media lo strumento del sistema per far passare culturalmente, alcune cose, mentre di dietro le istituzioni scrivono e attuano strategie. Sapete chi ha fatto o comunque a chi è stata attribuita la pensata del termine declinato al femminile del“la sindaca”? Esatto il presidente (perché si dice “il” presidente, è il nome dato al ruolo) della camera Laura Boldrini. E’ stata proprio lei a pretendere che si dicesse “sindaca” e “ministra”. Pare che la battaglia lessicale sia un tema molto caro al presidente della camera, infatti, nel marzo dell’anno scorso scrisse una lettera a tutti i parlamentari per declinare al femminile tutti i ruoli istituzionali. A me ricorda qualcosa questo modo di fare … Bah! Mi riverrà in mente!

Una vecchia canzone degli alpini sul fronte diceva: non passa lo straniero!!!! Bam, bam! Purtroppo lo straniero non è quello che viene da fuori, ma è quello che sta dentro, uno straniero che non riesce più a concepire una vita diversa da quella che gli hanno dato, uno straniero che ha accettato il ruolo che gli è stato attribuito, un ruolo che ha assimilato nel tempo e a sua totale insaputa, al punto tale da credere anche di averlo scelto, ma altro non è che, come in una simulazione virtuale, un personaggio la cui narrazione esiste solo a vantaggio della storia di qualcun altro. Un uomo che accetta quello che vede e subisce solo perché aspetta di poter tornare a casa, sdraiarsi sul suo divano e guardare la Tv, giocare forse coi suoi figli, forse uscire a bere una birra con gli amici, o andare al cinema, per distrarsi un pò e poter sentire che anche oggi ce l’ha fatta, anche se non ha combinato niente di utile per il suo scopo. Scopo che ovviamente ignora di avere.

Qui ogni bisogno viene soddisfatto, a parte uno: lo scopo, il fine, il vero fine ultimo della nostra esistenza, il perché, il perché esistiamo. Per questo cercate distrazioni! Per provare emozioni e godere della vostra auto affermazione alla disperata ricerca della considerazione altrui. Per questo esistono i social network e tutta la virtualità che mano a mano costruiranno per tenervi/ci fuori dalla verità e dal cercare un senso alla nostra vita. Adesso è solo il piacere di farvi una foto, di mettere in mostra le vostre vacanze, i vostri beni, le serate danzanti, gli amici, … in futuro chissà. Il punto è che tutti qui sono convinti di non avercelo uno scopo, sono stati convinti che l’uomo non serve a nulla, che l’uomo è tale in quanto animale e come tutti gli altri animali soddisfa i bisogni della natura. Se da una parte l’umanità come specie non è destinata a niente, il singolo individuo se impara ad organizzarsi in gruppi, può tentare una sortita o fuga.

I MEDIA o meglio i giornalisti e conduttori televisivi che ci lavorano, dato che sono loro poi a fare la notizia, anche se non lo sanno o fanno finta di non saperlo, sono prevalentemente e di fatto la voce di quello che loro stessi chiamano l’establishment, devono obbedire per necessità ai dei grossi interessi e capitali instaurati dal secoli di guerre e prevaricazioni. Non è per fare della retorica spicciola, è proprio così, è proprio questo che si osserva ed è talmente ovvio che diventa quasi obsoleto dirlo e ridicolo spiegarlo, al punto che si è di fatto zimbello degli stessi giornalisti.

Che lo sappiano o meno di fatto devono fare l’interesse dei loro editori o proprietari, cosa che è giusta, tra l’altro; d’altronde ognuno qui tutela il suo interesse, protegge il suo investimento. E’ sensato ed è sistemico, c’è poco da stupirsi, queste sono le regole del normale funzionamento o gioco qui, nel quale, volente o nolente ci siamo trovati tutti a sottostare. Il problema infatti è il come ed il perché si è arrivati a questo tipo di sviluppo. Il capitalismo a vantaggio o a svantaggio di chi, se c’è, è un falso problema, il vero problema è l’ignoranza che ha portato a questo sviluppo e come fare per uscirne.

E’ la mancanza dello scopo, rimosso in secoli di prevaricazioni, crociate e devastazione culturale col fine di ottenere il potere ed il controllo sugli altri, ad aver generato un nuovo tipo di individui che cerca esclusivamente di soddisfare i bisogni primari come un qualsiasi altro animale su questo pianeta spacciandoli per ideali verso i quali dedicare il tempo di una esistenza. Io lo so che chi legge non crede che lui o lei possa avere uno scopo diverso da quello di nutrirsi, fare sesso, o trovare soddisfazione nell’auto affermazione di se stessi. Pur volendolo non lo può sentire, si racconta di averlo uno scopo, si racconta storie sulla sua evoluzione, ma i più non sentono. E’ una cosa viscerale, è la molla che agita la tua coscienza, che agita tutta la tua presenza, non puoi in questo senso mentire a te stesso.

E’ questo il contenuto del condizionamento subito: la privazione radicale dello Scopo. Non c’è malafede in quello che fanno le persone. La loro vigliaccheria e indolenza è solo il riflesso del vuoto esistenziale e dell’abitudine a consumare tutto voracemente. Non c’è malafede, ad esempio, nonostante, usino questa tecnica barbara (da Iene) di fermare le persone per strada a bruciapelo, o ti suonano al citofono, invece di chiedere un intervista vera, nei cronisti e reporter, semmai c’è arrivismo e voglia di mettersi in mostra o di fare lo scoop; lo dico perché sono in molti ad alimentare l’idea che le persone sono fomentate contro i giornalisti. Altra forma di vittimismo per giustificare in alcuni casi la mancanza di contenuti e di professionalità o di obbiettività.

Senza una mutazione del nostro pensiero queste logiche resteranno incrollabili e senza speranza. Poi evidentemente c’è anche un altra domanda è cioè: perché dovremmo cambiare? Perché? E se non c’è la risposta, cosa che personalmente conosco, non cambieremo, saremo solo ipocritamente indignati. Si esatto, indignati, proprio come una parte del mondo oggi che si fa pilotare nella campagna contro Trump senza capire che è un altro modo di dividersi in destra e sinistra, in alto basso, in buoni e cattivi.

Personalmente considero che c’è un altro modo di capire ed interpretare questo modo di votare delle persone, e cioè che forse, stanno cominciando ad essere in molto a capire che in realtà la politica non conta nulla, che le decisioni non le prendono i presidenti o i capi di governo, che quello che un candidato o l’altro promette non viene fatto, hanno capito che è un proforma perché serve dare la parvenza di democrazia attraverso l’espressione di un voto, hanno capito che un burattino vale l’altro, hanno capito che la stanza dei bottoni è altrove, che le politiche vengono decise in un altro modo e questo per me non è populismo, ma potrebbe anche essere una chiara “presa di coscienza”, il problema è che si esprime in una mente condizionata e soprattutto esasperata dalle angherie, malversazioni ed ingiustizie che ritiene o crede di aver subito, e quindi se non segue uno ulteriore sviluppo del pensiero e di questa nuova ribellione resta materiale utile per essere pilotato e servire ancora una volta le solite logiche.

E’ come con Hamer le persone hanno preso a curarsi come vogliono loro, e forse questo è un ulteriore cambiamento che spaventa se i media si sono attivati per screditarlo. Per fortuna la gente se ne frega delle loro inchieste, e continuerà ad affermare un grande principio che è la scelta di curarsi come vogliono. E’ impossibile fare il bene comune in uno stato di cose come quello attualmente in essere e mi riferisco con il sistema di valori.

Forse veramente esiste un numero accettabile di persone che ha smesso di farsi prendere in giro, hanno capito che qualsiasi cosa votiamo il potere precostituito, instauratosi in secoli di conflitti e privazioni, farà solo quello che è il suo interesse e a vantaggio inevitabilmente di pochi. A dicembre voteranno tutti “no”, non perché gli importa di cambiare il parlamento o perché hanno timore di perdere la democrazia o la costituzione, quella è solo una minoranza istruita e per certi versi anche un pò politicizzata, come tutti del resto quelli che si interessano o partecipano come un tifo calcistico ad un partito.

Voteranno No, per dirgli che hanno capito in giochetto, proprio come si vede nelle ultime battute di V per vendetta. E se fosse così il momento è realmente delicato, infatti mancando degli elementi necessari il rischio di manipolazione è forte. Quello infatti che bisognerebbe approfondire è semmai: come mai? – cioè: perché adesso? Potrebbe essere un risveglio, come anche invece qualcosa di pilotato anche questo a vantaggio di altro e col fine ultimo (la butto lì, anche se è fin troppo scontato) di liberarsi di una classe di politici e dirigenti che hanno talmente dato spettacolo e si sono resi ridicoli (penso a – Matteo risponde o alla copertina di Rolling Stone qui sopra) da non essere più, nonostante quei pochi irriducibili che li sostengono perché ci credono, credibili ed utili al sistema, … o magari entrambe le cose, proprio come l’episodio di cui all’inizio dell’articolo (“15 milioni di celebrità” della serie britannica “black mirror”).

Non dimentichiamo mai che questo è il mondo del “vantaggio di qualcuno a discapito di qualcun altro o qualcos’altro”. Serve scuola. Serve un lavoro profondo alla rimozione del condizionamento, che vi assicuro è forte, è molto forte, non basta aver capito di essere in trappola, non basta aver preso coscienza del meccanismo e del giochino come sembra adesso mostrarsi dall’analisi di certi voti (Brexit, Trump, etc…), non basta.

Pensare di essere liberi in questo momento è solo l’inizio della rinuncia a rimuovere gli ostacoli ad un risveglio nella direzione della comprensione della nostra verità più inconfessabile e terrificante e cioè che il vero nemico è dentro. Negli ultimi anni in questo paese Italia sono state raccolte firme per leggi di iniziativa popolare, sono stati votati referendum sul nucleare, l’acqua pubblica, e molto altro che sinceramente non ricordo.

Risultato finale? Nulla di fatto, non è cambiato nulla, la consultazione popolare è la facciata necessaria per poter assolvere al concetto che il popolo è sovrano, dovesse accorgersene il popolo e rovesciarli tutti. Le persone in questo senso sono incattivite dalla deflazione sono decise a dare una lezione al “re o al padrone” come titola una nota canzone di Dario Fo “Ho visto un Re“, dove il povero ha capito che se lui sorride e si mostra felice, fa sta male il ricco, il potente, il re, il cardinale, e tutti quelli che detengono il potere, che invece si nutrono della sua infelicità. E’ il dispetto, la consolazione perché si è persa ogni speranza, ci si è rassegnati e questa resta l’unica rivincita.

Questo moto di rivolta deve poter essere usato per crescere e con intelligenza, ma di questo ne parleremo … forse, mercoledì! At salut.
Rocco Bruno


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