“La parola cancro evoca lo spettro di un processo inesorabilmente letale. Ma i tumori sono eterogenei e possono seguire molte strade, non tutti progrediscono fino alle metastasi e alla morte, e comprendono condizioni non dolorose, che non incidono sulla aspettativa di vita del paziente. […] L’uso del termine cancro dovrebbe essere circoscritto alle lesioni che hanno una ragionevole probabilità di portare alla morte, se non trattate”.

È con questa frase che la task force del National Cancer Institute statunitense propone una “rivoluzione semantica”, che mira a un fine molto pratico: mettere un freno all’abuso della parola cancro nelle diagnosi, con tutto il carico emotivo che si porta dietro, e che getta nella disperazione le persone anche quando non vi è un reale pericolo per la loro vita. Utilizzare i termini con maggiore cognizione di causa potrebbe anche aiutare a contrastare un fenomeno sempre più preoccupante: quello della sovra-diagnosi in oncologia.

Nel suo rapporto annuale il National Cancer Institute pubblicato nel 29 luglio 2016 sul Journal of the American Medical Association (Jama) dal titolo “Overdiagnosis and Overtreatment in Cancer”. Gli autori portano proprio il caso del carcinoma della mammella definito “duttale in situ”: molti medici concordano sul fatto che non si tratta di un tumore, e che dovrebbe avere un’altra definizione che non contenga la parola “carcinoma”. Un cambiamento che potrebbe rassicurare le donne e dissuaderle dal ricorrere a trattamenti non necessari, come la rimozione delle mammelle. Lo stesso discorso, scrivono i ricercatori, vale per altre lesioni della prostata, della tiroide, del polmone. Una delle definizioni proposte è Idle, acronimo di “lesioni indolenti di origine epiteliale”.

Personalmente ritengo che siano riusciti a trovare il modo di uscire dall’angolo del ring nel quale oramai si stavano mettendo nei confronti di pazienti sempre meno disposti a farsi massacrare, mutilare per poi ritornare sempre al punto di partenza. La crescita dell’attenzione ad altri modi vedere e pensare al cancro della popolazione media li ha spinti a cercare l’escamotage che gli permettesse di divincolarsi dalla scoperta che è oramai dietro l’angolo grazie soprattutto al lavoro del dottor Hamer e cioè che il Cancro (lo scrivo con la “C” maiuscola perché col tempo sono riusciti paradossalmente e le esagerazioni a farlo diventare un entità autonoma ed indipendente dotata di coscienza propria che piano piano si sostituisce all’organismo ospite) così come viene proposto, presentato e diagnosticato non solo porta con se uno spettro che spaventa al punto tale da portare i poveri pazienti ad una prematura dipartita da questo mondo a volte senza reali riscontri poi nelle successive autopsie, ma anche che di fatto è qualcosa di assolutamente sensato e che va trattano con meno clamore, evitando di spaventare inutilmente i pazienti e con meno accanimento terapeutico (sovra trattamento) e di diagnosi (sovra diagnosi) dato che di fatto molti di quelli che vengono diagnosticati come tali regrediscono da soli se gliene si da il tempo e che molti ancora di questi crescono talmente lentamente da non creare disagi particolari ai pazienti per il resto della loro vita.

Per 30 anni hanno massacrato la testa delle persone terrorizzandole con campagne di sensibilizzazione, la necessità di prevenzione  attraverso lo screening, un enfatizzazione della diagnosi precoce, venduta come panacea per ridurre il tasso di malattia in stadio avanzato e per la diminuzione della mortalità nell’oncologia, che non ha prodotto nel lungo termine assolutamente nulla, nessuno di questi obiettivi è stato raggiunto, un fallimento su tutta la linea, sia terapeutica che di prevenzione.

Cosa che non dico io, che non sono nessuno, ma che è confermata da praticamente tutti gli studi clinici fatti e che potete trovare pubblicati un pò ovunque anche sul web. I dati nazionali dimostrano un significativo aumento della malattia in stadio precoce, senza un proporzionale declino della malattia più avanzata. Come mai? Quale ne è la causa? Facile, la sovradiagnosi: accorciando i tempi, sono aumentati i malati e come ben sappiamo il malato è una risorsa economica importantissima nell’attuale sistema ospedaliero italiano. Il motore di un economia che si basa proprio sulle “transazioni” note come: prestazioni mediche. Non solo i dati parlano di sovradiagnosi, ma anche di sovra trattamenti. Per chi lavora una clinica è facile da capire. La ragione è sempre una: profitto, business, fatturato. Con gli screening si guadagna e soprattutto quando sono in convenzione statale.

C’è un reparto che sta calando di fatturato? Ecco partire subito una campagna di prevenzione per quel reparto. Ora che avessero “toppato” (neologismo per indicare un “errore madornale”) di grosso era abbastanza evidente a chi si interessa da tempo di senso biologico e si è preso il tempo di prendere in esame i lavori e gli studi dell’osteggiato dr Hamer; come era chiaro anche che l’eccessiva enfasi diagnostica e la conseguente paura fosse un fattore determinante nella restituzione o meno di una vita dignitosa ed accettabile ai soggetti sottoposti a tali controlli, ed era anche chiaro che questo stava portando ad un escalation che non poteva più essere contenuta, tanto è vero che le persone hanno iniziato a cercare via d’uscita differenti dai protocolli convenzionali vedasi anche servizio sul Presadiretta e relativo post (qui).

Studiare Hamer fa fare un primo grande balzo e cioè toglie proprio la “paura” e col tempo inizi a vedere tutto sotto tutta un altra luce, cosa che per quanto sia un bene assoluto di perse, il fatto però che la nuova medicina germanica non venga accettata ancora può diventare un problema quando si ha necessità di rivolgersi ad una struttura ospedaliera che intervenga con i requisiti necessari. Il mio augurio è sempre stato quello che prima o poi se ne rendessero conto e prendessero atto di quale geniale intuizione era stata quella di Hamer.

Allo stesso tempo, rendendomi conto di quanto denaro speso e delle tante persone maltrattate, mutilate e fatte morire male si erano sommate in tutti questi anni, quello che mi domandavo e mi sono domandato per molto tempo, infatti, era come avrebbero mai potuto tirarsene fuori senza dover dire alle persone tutte: “scusate ci siamo sbagliati il Cancro non esiste, quello che credevamo Cancro è un altra cosa, abbiamo capito e scoperto purtroppo troppo tardi anche questo; sapete non è colpa nostra noi ci siamo fidati e ci basavamo sulle ipotesi fatte nei primi del ‘900 da un medico tedesco, un certo Rudolf Virchow, che sosteneva di riscontrare queste crescite di tessuto nei cadaveri che studiava ed alle quali aveva erroneamente (diciamo oggi) attribuito la causa dei decessi”.

Ovviamente niente di tutto questo, e quindi ero un pò perplesso sul come, era impensabile che negassero completamente ed ammettessero il danno, ci sono in ballo profitti e cattedre prestigiose che saltano, non era possibile nonostante una via per introdurre queste idee ci voleva. A buon intenditore poche parole. Ed ecco che infatti proprio l’altro giorno ad una convention sulle leggi biologiche ecco vedere spuntare all’orizzonte la soluzione servita su un piatto d’argento. Con l’abilità di un prestigiatore e l’agilità di un tuffatore provetto, ecco il vero “carpiato con avvitamento multiplo” che salverà capra e cavoli, ovvero pazienti e istituti di medicina e centri di oncologia, cattedrati ed eminenti scienziati, che badate bene nel tempo dovranno un pò cambiare, ma intanto le basi sono gettate. Le campagne di sensibilizzazione sugli screening e non solo continueranno, non possono perdere troppo la faccia, ma nel giro di pochi anni dichiareranno di aver debellato il Cancro per sempre. Anzi per rendere gli screening più precisi e confacenti alle nuove necessità si spingerà ancora di più su chi fa innovazione creando un vero e proprio mercato.

Sapete come faranno o anzi stanno già facendo? Si chiama IDLE che sta per “InDolent Lesions of Epithelial origin” ovvero “lesioni indolenti di origine epiteliale”. Bellissimo, non trovato?! Vi accorgete come così non faccia più paura a nessuno?! Ed è il linea con quello che Hamer ha scoperto oramai 40 anni fa. Oggi, una volta che una lesione sospetta viene rivelata, comincia il pesante iter diagnostico che può avere conseguenze fisiche e psicologiche. Presto sarà tutto superato. Sapete cosa si stanno inventando adesso? See and Wait. Guarda ed aspetta. Sono fantastici, ma non importa, l’importante che la finiscano di squartare le persone per nulla o per eccesso di zelo, di modo le persone possano tornare a sperare in una qualità della vita senza essere terrorizzate da termini come Cancro o Tumore o mutilati inutilmente per i profitti dei grandi gruppi della medicina.

Provate a immaginarvi la scena, andate dal medico ed il medico vi dice: “ho dato un occhiata allo screening che ha fatto ed abbiamo riscontrato una lesione indolente di origine epiteliale all’utero o allo stomaco o al seno o alla prostata“.  – E voi – “ok, cosa facciamo?” Ed il medico, che nel mentre sarà stato rieducato al nuovo nome e relativo protocollo e che ignora sia ancora la stessa cosa che anni prima decretava come Tumore, dirà: “niente di preoccupante, aspettiamo e vediamo cosa succede. MI stia bene”.  – “Avanti il prossimo“.

Vi rendete conto?! E’ meraviglioso e tra qualche anno smettendo progressivamente di diagnosticare cancri al quarto stadio infiltranti e metastasi a vario titolo, ma semplici “lesioni indolenti di origine epiteliale” finiranno per dichiarare che, grazie alle nuove tecnologie sempre più raffinate nella distinzione ed identificazione delle lesioni, sono riusciti a sconfiggere il Cancro. Che meraviglia tutto solo cambiandogli il nome, non perché le cose non ci siano, ma perché hanno trovato un nome più vicino alla realtà assolutamente sensata della vita che non crea mostri, ma solo soluzioni adeguate alle circostanze.

Sarà un mondo migliore, già lo vedo, ed avremo realmente salvato capra e cavoli. La gente sarà più felice perché non morirà più di tumore, e le cliniche diventeranno ancora più ricche nello sviluppo e della produzione di servizi ospedalieri di nuova generazione e di alta precisione. “E il lupo? Che fine fa il lupo?” – mi chiederanno i più attenti. Beh! “El lupo una volta andava via come il pane, ma adesso, el lupo, el va no!“, allora dovrà vestirsi da agnello per poter tornare a rubare il cestello della merenda alle vecchine e chissà cos’altro. Si capisce?!

Non mi credete? Leggete qui questo è un articolo uscito su Repubblica si intitola – “La definizione di cancro va cambiata” o anche qui intitolato “I cancri che non sono cancro!“.

Sapete quali sono le nuove raccomandazioni dell’istituto più prestigioso del mondo sullo studio del Cancro? No?! Ok, allora cito: Il rapporto del NCI rappresenta un primo passo verso un cambio di prospettiva: è necessario – si legge – identificare le strategie per ridurre le sovra-diagnosi e i sovra-trattamenti, mantenendo quelle che stanno dando il maggior contributo alla riduzione della mortalità e delle malattie localmente avanzate. Si parte da una serie di raccomandazioni:

I medici, i pazienti e i cittadini devono essere consapevoli che la sovra-diagnosi è comune e si verifica molto frequentemente durante gli screening.

[E’ necessario] cambiare la terminologia del cancro, partendo da nuovi criteri per la classificazione.

[E’ necessario] creare dei registri osservazionali per le lesioni che hanno basse probabilità di diventare maligne.

[E’ necessario] mitigare la sovra-diagnosi.

[E’ necessario] considerare nuovi modi di studiare la progressione dei tumori: le ricerche future dovrebbero tener conto dell’ambiente in cui si instaurano le condizioni che portano al cancro, per trovare una possibile alternativa alla chirurgia.

Che meraviglia. Viva la vita, viva la libertà di cura!!!! … forse!

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