LA TENACIA. LA DOMANDA. LA SCUOLA. Cambiare le regole su ciò che ci controlla!

LA TENACIA. LA DOMANDA. LA SCUOLA. Cambiare le regole su ciò che ci controlla!

Nel cammino di un individuo, sia esso uomo che donna, verso la sapienza e verso la gnosi della conoscenza dell’ineffabile esiste un essenziale passaggio che è quello di collegare il Sapere acquisito (scuola o altro) ad un adeguata azione. Questo accade quale conseguenza del assorbimento di un sapere di scuola filosofica e come strumento per iniziare un autentica trasformazione del proprio Spirito. Un processo di questo tipo equivale di fatto ad un primo importante impegno con se stessi, cosa che, per persistere o esistere, deve aver portato con se una domanda forte di “volontà di conoscere” (che potremmo chiamare volere), che sulle prime si traduce in un bisogno di sapere e quindi voracemente mangiamo ogni insegnamento ed ogni libro, ma che successivamente dovrà tradursi in atti, altrimenti tutto quel sapere resta una passeggiata mentale, che può essere di sollievo, può aiutare, ma non è trasformativo. Si continua di fatto ad essere come siamo sempre stati, ma con la presunzione e l’arroganza di sapere, abbiamo solo aggiunto qualche frammento o frazione di un sapere che il tempo cancellerà.

E’ la domanda, il punto fermo. La domanda manifesta un volere, il volere è nella domanda. Senza la domanda non c’è passaggio, non si passa dal Sapere all’azione, e quindi neanche i suoi successivi. Poi, e come conseguenza dell’aver risvegliato qualcosa per mezzo della domanda, entriamo in territori dove è assolutamente necessaria la presenza di una qualità interiore specifica, senza la quale è letteralmente impossibile proseguire. Qualità necessaria, ma che solo la domanda ci dota. Solo se abbiamo la domanda riusciamo a mettere in atto la qualità più importante nel percorso di crescita di un individuo che è: la TENACIA.

Allora l’intento definito dalla domanda si fa forte e troviamo il coraggio di cambiare e di affrontare le dure prove alle quali verremo sottoposti in questo bisogno di crescere ed evolvere. Un evolvere, inteso come progresso, che cammina seguendo inevitabilmente le linee di una rivoluzione, dato che sarà proprio ciò che credo e penso di essere che viene rivoluzionato, ovvero, rimesso in discussione, e per fortuna alla luce di un Sapere esatto, un informazione puntuale, semplice e precisa, una sapere di scuola che ci permette di ricollocare tutto quello che viviamo osserviamo ed incontriamo. Ma tutto deve essere fatto in assenza di mente. I concetti o assunti pregressi alimentano una condizione di comodità e comfort perfettamente conforme ai bisogni della natura, mentre noi stiamo abbracciando quella parte della natura che ci spinge verso un nuovo salto nella direzione del perfezionamento di sé e di chissà cos’altro.

La rivoluzione della coscienza è un atto di volontà e non può realizzarsi involontariamente o in modo automatico, ma allo stesso tempo abbiamo bisogno di costruire meccanismi che ci permettano di fare dei passi in avanti. Come si può osservare questa è una scienza dello sviluppo dell’uomo che a parole non può che lasciare dei vuoti, forse anche necessari per essere visti e capiti, ma sempre dei vuoti sono, a meno che non si sia iniziati a frequentarne una. Se un essere umano non è in grado di esercitare tenacia nel suo intento, il suo cammino è già finito, ma per esercitare tenacia serve una domanda forte, una forte domanda che è la volontà necessaria e predisposizione alla rivoluzione che lo attende.

Questo è necessario dato che le forze che si opporranno per ricondurlo nel recinto della sua schiavitù sono talmente potenti, talmente suadenti che finiranno per convincerlo che nel recinto si sta bene, – “Ti ricorderai che non hai mai creduto a queste sciocchezze da chiromante. Sei tu che gestisci la tua vita. Parole tue. (L’Oracolo, “the matrix”)”. Ti ricorderai che nel recinto ci si può abituare, persino, a soffrire, cercare la libertà è una scialba illusione, tu sei già libero, non è vero? Cercherai allora di nascondere il dolore, cercherai di ridurlo, di modo da non sembrarti più così forte, e rimozione dopo rimozione, assopirai la tua volontà e forse ucciderai anche la tua anima.

Soffrire è un dolore più dolce e reiterato. Dolore e sofferenza sono cose diverse per quanto sinonimi, la sofferenza è una consumazione lenta dell’anima, il dolore è per le percosse e l’intimidazione, il dolore è il parassita, la realizzazione mentale di tutte le privazioni e prepotenze subite che hanno creato un corpo energetico potente e magnetico che ci tiene agganciati ai bisogni del sistema, che ti ricordo per l’ennesima volta, non sono i tuoi, anche se così hanno cercato di farti credere per secoli.

La ricerca della libertà è molto più dolorosa della sofferenza umana. Non appena il fuoco del risveglio dello Spirito tocca il dolore e la paura che si nasconde dentro e che ci tiene schiavi, tutto ciò che si oppone si esprimerà cercando di indurci a retrocedere. E’ qui che l’uomo e la donna maturi, maturati nello Spirito, intendo, danno dimostrazione della loro tenacia ed ostinazione nel perseguire il loro intento di libertà. Per quanto sia molta la paura di sentire dolore ed è tanta la tentazione di tornare indietro e chiudersi di nuovo questo genere di esseri affronta con coraggio il momento che si approssima cercando conforto negli strumenti della pratica della disciplina della scuola (trasmutazione, preghiera, lavoro in calma, coltivazione, ricapitolazione, e quant’altro sono gli strumenti di quella scuola).

L’impatto con le circostanze avverse della vita indurisce le persone, ma coloro che hanno un certo tipo di sapere possono operare in un altro senso, ed allora è lì che il valore di quelle che si è ricevuto come insegnamento c’è, perché è passato dalla forma intellettuale a quelle delle esigenze contingenti. La via è dolorosa perché è necessari che il dolore ci abbandoni, ed allora dobbiamo camminarci assieme e scioglierlo un poco alla volta, ed è questo che comporta di fatto il comparire di situazioni e circostanze che ci mettono necessariamente alla prova, alla prova del 9 di quello che presumiamo aver acquisito ed imparato, alla prova della consumazione di questo dolore per opera del fuoco dello Spirito.

Ecco che allora da questa consumazione nasce lo Spirito Santo, uno spirito santificato dal fuoco dell’Amenti.

Serve cambiare le regole su ciò che ci controlla, e siccome il dolore è parte, insieme alla paura, di questo controllo, solo se sappiamo ricollocarlo, almeno e magari sulle prime, intellettualmente. Questo riposizionamento del nostro intento guidato dagli assunti e pratiche della scuola come conseguenza ci permette nel tempo di operare dei cambiamenti su ciò che  possiamo iniziare a controllare rispetto a prima, manifestando un “fare” inedito per i nostri schemi e regole comportamentali acquisiti sin dai primi anni d’infanzia e consolidati proprio grazie alle privazioni, o percepite tali, subite. Ma tutto sempre e solo se c’è la domanda. Senza la domanda è praticamente impossibile generare risultati che abbiano un valore significativo e duraturo.

Senza la domanda, senza il bisogno “esserico” di conoscere la natura di ciò che siamo o cosa siamo, non c’è lo spunto verso il cambiamento, verso nessun cambiamento, il mondo ci basta e ci soddisfa e la nostra ricerca nello spirito è l’ennesimo palliativo e per passare il tempo. Nell’uomo comune, come disse un saggio una volta, tutto si compie, tutto si fa. Io credo che anche in un uomo straordinario accada lo stesso, solo che lui ne è cosciente e può guidare il flusso di forze fino a portarle con la volontà della coscienza verso il cambiamento.

Questo perché quando “vede”, il cambiamento non è più una scelta, egli o ella si allineano inevitabilmente al flusso della vita, che è di fatto l’unica cosa che cambia in continuazione, in quanto l’unica cosa che “revolve”. La mente è statica, la vita brulica di movimento, la coscienza educata intercetta ed intercede su entrambe generando una terza cosa: l’Essere Umano.

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