La scuola di ZION e lo Z-team

La scuola di ZION e lo Z-team

In un mondo che cambia culturalmente alla velocità dello sviluppo tecnologico, oggi l’uomo ha l’opportunità di reinventarsi partendo dai dati acquisiti nel tempo e dall’idea che egli è molto di più di quello che crede e pensa di essere. C’è molto di più in lui o lei che può essere coltivato, qualità e talenti che sono rimasti seppelliti sotto l’incombenza di una quotidianità che per quando giustificata dai bisogni materiali, lascia gli individui privati di quegli spazi atti e necessari per il proprio personale sviluppo intellettuale ed emotivo.

Ecco che allora, quando le macchine e gli algoritmi avranno sostituito tutte le nostre funzioni lavorative, cosa che sta già avvenendo e da molto tempo, e che sarà sempre più esponenziale, il tempo che ci resterà a disposizione potrà essere impiegato per rispondere agli interrogativi di sempre e a trovare “nuove strade” per vivere e produrre.

Servirà trovare “nuove strade” per sopperire ai bisogni materiali che oggi sono soddisfatti con il reddito da lavoro. Se da una parte l’innovazione sta producendo un impoverimento a causa della riduzione dei posti di lavoro, dall’altra gli individui sono chiamati necessariamente a trovare risorse in se stessi per affrontare ed assorbire l’urto di questo cambiamento. Un cambiamento radicale del loro stile di vita e del loro modo di provvedere ai bisogni materiali. Il contenuto e le risorse per farlo iniziano dentro se stessi e nel risveglio di quelle facoltà assopite da anni di tranquillità e certezza economica, solo in noi stessi troviamo quelle soluzioni che non troveremo nell’attendere che qualcun altro provveda a noi.

La velocità e, a volte, l’indifferenza di chi produce innovazione ci invita a concepire un uomo nuovo, la mancanza di comprensione, da parte di questi ultimi, che alla fine tutti questi prodotti non potranno essere acquistati dalle macchine che li producono, cosa era diversa prima con gli operai ed impiegati, è l’elemento su cui portare l’attenzione nella direzione di trovare soluzioni adeguate ai tempi che corrono. Questo è il fondamento che sta alla base della nascita di una scuola come la scuola di Zion. Problema, soluzione. Problema: innovazione tecnologica, soluzione: un particolare tipo di scuola.

Nel momento in cui l’innovazione tecnologica avrà riempito tutto gli spazi produttivi, le persone saranno chiamate a fare una rivoluzione della loro mentalità, per predisporsi al nuovo che arriva. I tempi sono sicuramente maturi per una nuova rivoluzione, non solo industriale (industry 4.0), ma culturale ed antropologica degli individui che li porti ad affrontare l’impatto di questo epocale cambiamento della società, dell’economia e dello stare al mondo. Una rivoluzione verso una consapevolezza, nuova e diversa dal già conosciuto, di se stessi e del rapporto con la vita e l’ambiente, il pianeta e le sue funzioni.

Ecco che emerge a questo punto e per le necessità di questo cambiamento in atto l’opportunità di cambiare e di costruire e realizzare una scuola, un centro studi, un ateneo che affronti questa esigenza culturale e sociale. Una scuola diretta da un gruppo di individui capaci di risvegliare in se stessi e negli altri l’interesse verso la vita e la conoscenza di sé in rapporto al cambiamento stesso: lo Z-team. Nato per risolvere il maggior numero di problemi, da quelli pratici a quelli strettamente personali e psicologici, partendo dall’applicazione di uno specifico “pensiero”, lo Z-team si prefigge il compito di trasferire quella formazione necessaria a sviluppare gli organi utili ad affrontare i cambiamenti, cercando e procurando soluzioni creative a problemi apparentemente impossibili.

Lo Z-team e l’Accademia della Pietra sono la naturale conseguenza del lavoro di osservazione e studio di anni di conferenze ed incontri che ho tenuto (n.d.r: il soggetto è Rocco Bruno) e portato avanti con dedizione, senso di umanità e nel tentativo di mostrare un mondo ed un modo diverso di esistere e percepirsi. Abbiamo bisogno di armonia e di certezze che questo cambiamento sta mettendo in discussione provocando la naturale conseguenza di non capirci più nulla sul senso delle cose e sul perché del modo con cui ci siamo adattati alle situazioni fino ad oggi.

Un “lavoro di scuola” in grado di preparare le persone a creare dentro di loro un centro di gravità, ossia qualcosa che rimanga saldo anche quando i venti forti soffiano e scuotono la base che fino ad allora sembrava stabile. Qualcosa che aiuti gli individui a vedere se stessi e gli altri in modo obiettivo, a comprendere la strada necessaria per la loro crescita, qualcosa in grado di insegnargli ad essere capaci di rispondere agli eventi della vita prendendo una giusta distanza da essi e quindi non essendone totalmente assorbiti e identificati.

Ecco che il nostro scopo e missione diventa più chiaro: insegnare a stabilire degli obiettivi di senso per la propria vita, a raggiungerli e a coltivarli con il fine di cambiare il mondo interiore trasformandolo in un centro di gravità che gli possa permettere di rimanere calmo e orientato ai suoi reali bisogni.

Un metodo nell’ambito dello sviluppo delle facoltà dell’individuo per permettere la massima espressione partendo dalla quotidianità e la vita pratica, un percorso di crescita e di sviluppo coscienziale al fine di portare l’individuo a dispiegare le facoltà sepolte nelle profondità del proprio animo per rendere migliore la propria vita e fruibile al pieno. Nel percorso di evoluzione dell’umanità intera, sta diventando necessario imparare a gestire le difficoltà del nostro quotidiano e fortificarci, per essere in grado di trovare quelle risposte adeguate atte ad orientare la nostra vita verso ciò che sentiamo intimamente come necessità ed urgenza. Sono i tempi ed i cambiamenti in atto ad imporcelo come stimolo ed istinto di sopravvivenza.

Le difficoltà passeggere di questo momento storico possono essere orientate per indurci a cercare un nuovo approccio a queste stesse difficoltà, un nuovo stile di vita e una nuova dimensione culturale, filosofica e produttiva (dei bisogni materiali), resilente e capace di affrontare gli urti di questo nuovo passaggio epocale. Solo se gli individui sapranno accettare la necessità di cambiare, questo passaggio potrà avvenire in modo sufficientemente accettabile ed armonico. Il bisogno di imparare a gestire l’aggressività e lo scoraggiamento, che questi apparenti ostacoli posti sul nostro cammino, portano diventa cardinale e necessario per un miglioramento della propria condizione umana.

Lo riconosciamo per istinto questo bisogno e per questo che ci stiamo facendo, a livelli differenti, tutti un pò più inquieti, irritabili e disorientati del solito. La dimensione quotidiano sta cambiando a vista d’occhio e le scelte che ci troviamo davanti da compiere ci spaventano, per questo dobbiamo trovare la forza ed il coraggio per mettere in opera tutte le nostre risorse e gli strumenti, adeguati ai tempi, appresi necessariamente in una scuola. Serve metodo, un metodo nuovo, per quanto possa rifarsi ad antiche tradizioni, resta inevitabilmente una novità d’eccellenza.

E’ sicuramente un bel dilemma, la tranquillità e l’apparente sicurezza è messa alla prova, ma possiamo trovare in noi stessi quelle risorse necessaria ad affrontare questo cambiamento adempiendo alle indicazioni di un autentico “lavoro di scuola” su noi stessi, quello proposto dalla scuola di Zion. Dall’altra parte ci aspetta un mondo nuovo, di distensione e migliorie in ogni direzione. E’ di fatto il vangelo di Cristo che si sta realizzando, senza che gli uomini sappiano di qualcosa da aspettare o di qualcosa da fare sono chiamati a rispondere a questa ultima chiamata. E’ nelle nostre viscere la soluzione a tutta questo scoraggiamento e senso di impotenza.

Lo spirito è forte, ma la carne è debole“, – dice nel vangelo (Matteo 26,40-41), il significato è proprio rivolto alla nostra mentalità, la carne non è la debolezza del desiderio, ma il rinnovamento necessario del nostro modo di guardare alle cose ed il bisogno di costruire un nuovo individuo, partendo dal vissuto che diventa quel bagaglio di saggezza che può essere messo in opera per modificarci e fortificarci.

La carne è la personalità, l’intelletto, che per comodità chiamiamo mente, modellato dagli assunti e regole di questa società che si stanno sgretolando. Se la mente si apre, possiamo funzionare in un altro modo, ne abbiamo le qualità, esse risiedono nella forza del nostro Spirito. Per farlo dobbiamo, proprio come indicato nel vangelo “vegliare e pregare”. «Vegliate e pregate in ogni momento» (Lc 21,36) affinché la tentazione di funzionare secondo quello che la nostra mente ha imparato dal mondo sia allontanata e nel tempo dissolta e modificata (solve e coagula degli alchimisti).

E’ a questo cambiamento di mentalità che l’uomo moderno è chiamato a fare se vuole realmente sopravvivere alla rivoluzione tecnologica in atto. Ogni epoca ha avuto i suoi eroi, ogni epoca ha avuto i suoi capovolgimenti, ogni epoca ha presentato opportunità per evolvere in senso di una rinnovata coscienza e forza d’animo, ma può la coscienza evolvere inconsciamente?!

La rivoluzione o evoluzione alla quale l’uomo è destinato non può essere esclusivamente un processo “accidentale” o automatico, il destino dell’uomo è rivoluzionare.

«La rivoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua coscienza e la “coscienza” non può, evidentemente, evolvere inconsciamente. La rivoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua volontà, e la “Volontà” non può evolversi involontariamente. La rivoluzione dell’uomo è l’evoluzione del suo potere di fare, e “fare” non può essere il risultato di ciò che “accade”, ma deve essere un atto di “forza” e di intelligenza. Serve capire perché esistiamo, quale è il nostro scopo e a cosa siamo destinati o condannati a realizzare».

(dal testo del “destino dell’uomo” di Rocco BRUNO).

Diventa in questo senso essenziale ricordare. Ricordare perché ci siamo trovati a cercare una scuola, quali erano le inquietudini che ci hanno mossi verso un cammino di conoscenza e ricerca, quali benefici ci aspettavamo dall’incontro con una scuola di questo tipo. Il corpo umano non è il prodotto di un evoluzionismo genetico, il corpo umano è il tempio di un entità individuale senziente, impalpabile e capace di esprimere una “coscienza di sé”, proprio come lo stato d’essere dal quale proviene che gli individuo di questo pianeta chiamano Dio o Creatore.

E’ in questo che consiste il bisogno di ricordare, ricordare che siamo diversi dagli altri animali, che possiamo esprimere veramente la bontà e la coscienza necessaria per essere individui migliori, a qualsiasi età e latitudine del pianeta. Oggi più che mai è importante saper deporre le armi e comprendere quanto solo la bontà di un animo purificato può assolvere e fare la differenza in un mondo dove il controllo e l’indifferenza hanno preso la priorità sulla libertà e la felicità di tutti gli esseri indistintamente.

Solo comprendendo la necessità di fare cambiamenti sostanziali in se stessi che possiamo affrontare le sfide che questo nuovo millennio con la sua innovazione e scoperte scientifiche ci sta prospettando. Diversamente ogni avversità passeggera della vita verrà interpretata come un ostacolo insormontabile ed un ingiustizia perenne, mentre altro non è che quell’attrito necessario per convincerci a muoverci e cambiare al fine di diventare migliori di ciò che eravamo.

E’ in questo che consiste l’imperativo nell’uomo nella prospettiva di raggiungere il divino nella sua immensa misericordia. Non possiamo definirci credenti quando nei fatti manchiamo della più totale misericordia e rispetto altrui. L’altruismo si esprime nel momento in cui riusciamo a metterci al posto dell’altro compartendone la passione ed il travaglio del suo cambiamento.

Nella pellicola di “the matrix”, che uso spesso per spiegare questi passaggi, il protagonista fa visita ad una figura che viene chiamata l’Oracolo, la quale (è una donna e non a caso, quale simbolo della misericordia della Madre Celeste) gli spiega e cerca di metterlo in quella condizione che gli permetterà di arrivare da se stesso a comprendere la sua natura profonda, quali leve lo motivano di modo da incamminarlo ed accompagnarlo a realizzare il suo proprio destino. Ella gli dice: “tu hai tanta energia, ma non si capisce cosa stai aspettando“.

Sta aspettando il momento favorevole al suo cambiamento, si sta preparando ad andare incontro a quella situazione avversa (cosa che si verificherà nel prosieguo della pellicola) che gli permetterà di capire che in realtà lui è realmente l’Eletto, ovvero, che ha in se le qualità assopite necessarie a compiere in suo proprio destino. Neo parte da una convinzione: io sento di poterlo salvare.

Ricordare è l’unica chiave per saper leggere ed interpretare questi momenti della vita, ricordare il motivo per cui abbiamo iniziato a cercare (Morphues), quale inquietudine, quale bisogno ci a mossi verso un cambiamento radicale e sostanziale nella nostra vita e di fatto accertarlo come tale, rinunciando alla nostra vita passata e disponendoci verso una nuova esistenza. L’Eletto è ognuno di noi quando capisce che è arrivato il momento di cambiare e di seguire le proprie aspirazioni senza timore di essere smentito.

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Il progetto – Progetto Zion!

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Progetto Zion 7.0 | Un progetto avveniristico e sostenibile |

Progetto Zion 7.0 | Un progetto avveniristico e sostenibile |

Progetto Zion© è un metodo, un modello territoriale riproducibile, studiato in anni di osservazione ed esperienza nella diffusione e insegnamento di una moderna Antropologia socio-comportamentale volta a destrutturare l’individuo, liberandolo da vecchi assunti, stimolandolo alla “coscienza” ed al pensiero “autonomo” e “sapiente”. Si tratta di un approccio misurato alla scoperta dell’individuo.

Il “progetto Zion” è la realizzazione materiale di questo lavoro di divulgazione di una pacifica rivoluzione della coscienza.

A questo proposito, nel luglio 2016 è stata acquistata, grazie ad un precedente raccolta fondi sul portale di buonacausa.org, un aree rurale con annesse strutture e casale nella provincia di Pavia. L’area acquistata dispone di svariati metri quadri di abitativo e fabbricati rurali. Adiacenti alla proprietà sussistono terreni agricoli a seminativo, pascolo e bosco alto e ceduo pari a 11 ettari dove sviluppare la coltivazione e la realizzazione di aree per la produzione di energia pulita e l’ateneo tanto agognato.

L’idea è quella di realizzare un villaggio con l’impiego di tecniche costruttive a basso impatto ambientale, un progetto riproducibile ovunque. Earth (Costruzioni ipogee) e Dome house sono la base dell’edilizia che si svilupperà a Zion, tutto disposto secondo un sistema evoluto di canali di irrigazione e laghetti. Una imponente “Earth house” è adibita alla scuola di Zion, con sala conferenze, luogo di incontri, scuola, biblioteca, etc…

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Le dome house potranno essere riservate ad alloggi, sia per gli abitanti permanenti di Zion sia per gli allievi. Le zone coltivate secondo principi innovativi e in permacultura con ortaggi e food forest, alberi da frutto e piante medicinali, dotate di serre con attrezzi e molto altro. L’energia dovrà essere prodotto interamente in modo sostenibile ed autonomo, con sistemi di pannelli solari e minieolico.

Negli ultimi 12 anni (e nello specifico dal 2004) svolgere attività di formazione o di rieducazione nell’ambito di autonomia, di sostenibilità ambientale e di sviluppo psico-bio-fisico degli esseri umani, promuovendo una conoscenza umanistico-scientifica aperta ed accessibile, un metodo educativo innovativo atto a consentire il superamento del limite cognitivo attualmente in essere imposto da secoli di condizionamento che impedisce un ulteriore sviluppo della coscienza o consapevolezza dell’uomo, è stato uno degli scopi essenziale dei fondatori della nostra associazione (denominata “associazione Zion”).

Il progetto è parte di un contesto di sviluppo e diffusione di una nuova mentalità dimostrando nel pratico che un modo diverso di vivere è possibile.

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Coloro che oggi producono innovazione, e mi riferisco alle aziende, sembrano non prendere in considerazione l’impatto che questo sviluppo e le loro scoperte e produzioni avranno, non tanto sul territorio, che ne beneficerà in efficienza e nel miglioramento dei problemi ambientali, ma sulla società stessa.

Le persone ed i popoli di questo pianeta non sono pronte ad assorbire l’impatto di questa rivoluzione industriale senza precedenti. Serve rieducare le persone, serve insegnargli un modo differente di utilizzare il loro tempo. Presto o tardi la manodopera verrà completamente soppiantata dalle macchine, ed anche i mestieri di concetto verranno sostituiti con algoritmi, molto più efficienti dell’uomo stesso ed alla fine più vantaggiose dal punto di vista economico e della gestione delle risorse umane, influenzabili dai loro stessi umori. Ci saranno schiere di individui che privati del loro reddito scenderanno vertiginosamente verso una soglia di povertà e di miseria interiore che non potrà che sfociare in insoddisfazione e forse anche subbugli.

L’uomo oggi è chiamato a reinventarsi da capo, e coloro che sono pionieri e fautori di questa rivoluzione non possono non considerare la necessità di rieducare le persone ad una nuova mentalità sia per fruire di questo vantaggio dell’innovazione, che per assorbirne l’impatto.

Ecco perchè la nostra idea principalmente è quella di realizzare un campus, un ateneo, un università della sostenibilità e dell’innovazione sociale che prepari le persone al mondo che verrà ed allo stesso tempo mostrare un modello di città o villaggio che si sviluppa secondo le attuali scoperte seguendo le semplici linee dell’autonomia energetica, alimentare e il rispetto dell’ambiente.

Non solo quindi la fruizione di servizi e prodotti, o di un beneficio momentaneo, o di socializzazione e scambio, ma l’apprendimento di una scienza in grado di tradursi in fatti (ovvero modelli) riproducili ovunque, tutto insieme o solo in parte. Ognuno dei fruitori, vede, lo vive direttamente, impara e lo porta a casa per vedere cosa poterne fare per un miglioramento della sua vita.

Allo stesso tempo il campus realizzato è una risorsa permanente nel territorio nel quale si inserisce. Gli studenti del nostro “smart-campus” non solo impareranno cosa sia e come mettere in opera un modello sostenibile, ma potranno osservare attraverso una sperimentazione diretta come sia possibile realizzarlo, vederne i metodi costruttivi, sperimentarne l’ideale.

Attraverso tutto un percorso formativo atto a modificare la mentalità, un percorso formativo che costruisca innanzi tutto una “coscienza” eco-sostenibile e “resiliente”, ovvero in grado di sopportare gli urti della vita.

La centralità dell’uomo e dello sviluppo della sua “coscienza” è al primo posto nelle priorità di questo progetto, i partecipanti ai vari seminari e percorsi di studio avranno la possibilità di iniziare a produrre un cambiamento nella loro mentalità diventando sostenibili innanzitutto in se stessi, imparando a conoscere meglio il loro funzionamento biologico ed emotivo, ovvero sia dal punto fisiologico che psichico, in maniera tale da rendere la loro stessa esistenza più sostenibile o sopportabile di quanto lo sia adesso.

La convinzione che se non cambiamo la testa degli individui non ci può essere sostenibilità che possa reggere è uno dei cardini o principi di questo progetto. La necessità di concentrarsi sull’educazione sorge proprio dalla constatazione che l’uomo moderno è fondamentalmente alterato nel suo equilibrio emotivo e che non comprendendo a fondo questi processi non è nemmeno in grado di gestirli.

La conseguenza di tutto questo diventa un aumento dell’aggressività, dell’incapacità di capire, l’ottusità e l’ignoranza, la fissazione su stereotipi “sterili”, in sistemi di credenze, anche a carattere religioso estremamente pericolosi, o in estremismi dettati dal pregiudizio e la discriminazione non solo sociale, ma di razza e di genere.

Il nostro scopo è sviluppare e ricercare quegli strumenti ritenuti più adeguati per essere sostenibili e in risonanza con un regolare e ottimale funzionamento dell’essere umano.

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Il progetto – Progetto Zion!

 


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La Medicina di Zion. Un nuova frontiera!

La Medicina di Zion. Un nuova frontiera!

Nessuna guarisce nessuno, perché non c’è nulla da cui guarire se non dall’ignoranza e l’abitudine a pensare solo in un certo modo lineare e riduzionista. Tutto si muove secondo un preciso senso (biologico) che ancora non abbiamo capito e voluto vedere nonostante sia così evidente sotto i nostri occhi. “L’abitudine a credere è la causa principale. per cui la ragione umana è distolta dal percepire ciò che di per sè è evidente” (Aristotele).

Progetto Zion | l'Accademia della Pietra

In realtà non esiste nessuna medicina a Zion, dato che la medicina, intesa come misura della vita, consiste nell’osservazione ed apprendimento della sensatezza stessa della vita o biologia e del funzionamento del corpo umano. La “medicina” a Zion è ancora una volta “educazione”, è formazione, perché colui che conosce “guarisce“: si libera dalla prigionia della concezione di “malattia”.  Si legge nel Vangelo secondo Luca (4, 23): Medice, cura te ipsum, – che tradotto significa “medico, cura te stesso” – a significare che la malattia, intenso come “alterazione” di uno stato di “normotonia”, non risiede nei virus o batteri, o in chissà quali strani microrganismi che nessuno ha ancora visto, e nemmeno in qualche alterazione del sistema immunitario o ereditarietà, non risiede nei sintomi, ma nel “pensiero” stesso dell’uomo e del “medico” che non ha ancora compreso la perfezione della natura e i suoi processi vitali o biologici. La…

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Arcano 16 | la “Torre Fulminata”: un ignorante equivoco!

Arcano 16 | la “Torre Fulminata”: un ignorante equivoco!

L’Arcano N° 16 nel quale viene raffigurata una torre colpita da un fulmine, per questo detto anche la “Torre Fulminata”, è indubbiamente la “bestia nera” di molte scuole sia di pensiero che gnostiche. Dico questo perché in costoro ogni qualvolta venga nominato o compaia questo arcano in un qualsiasi genere di consultazione dei “tarocchi” si viene presi dal panico per il presunto catastrofico verdetto. Dove lo metti, metti non ce ne è uno che non esprima un giudizio negativo su questo arcano, alcuni etichettandolo addirittura “pericoloso” o come un grave avvertimento dell’onnipotente (dominatore), mentre in realtà di pericoloso c’è solo la forma mentale adultera che interpreta tutto questo secondo un canone tutto suo; e se qualcosa è mai stato realmente minacciato da questo arcano, semmai è proprio la logica lineare dello stesso pensiero viziato dalla condizione di sottomissione alla quale siamo stati sottoposti.

Sono proprio le certezze e la presunzione di aver capito, quando non è cosi’, che viene realmente minacciata da questo arcano, sono gli attaccamenti, le aspettative, il bisogno di controllo sugli altri, la menzogna stessa su ciò che ci si crede e pensa di essere. Sono il desideri, il bisogno di possesso, l’immaginazione negativa, il parlare inutile, il bisogno di considerazione, ad essere abbattute da questa forza dirompente e superiore della vita; l’identificazione con la nostra mente e il suo costante blaterare piena delle sue convinzioni e come conseguenza dell’ignoranza non vista. Leve che muovono la vera miseria dei nostri atti quali umani di questo pianeta. Immersi in immaginazione, menzogne, negatività ed identificazioni varie non abbiamo nessuno spazio per risvegliarci e capire realmente cosa sia lo Spirito cosa sia realmente il mondo dello Spirito, quali formule e magia ci può donare; quando siamo sottoposti a questo tipo di ipnosi, viviamo in un costante stato di sonno ad occhi aperti che alimenta solo l’illusione di essere svegli e nutre di fatto il nostro antico parassita.

Peggio ancora fanno, poi, certe scuole di presunti iniziati o gnostiche che interpretano questo arcano come una caduta nell’abisso di perdizione, associandolo in modo del tutto arbitrario, ed a causa di una cattiva interpretazione del segno, come il versare del Vaso Ermetico, ovvero, come una caduta sessuale. Niente di più lontano dalla verità. Come può una torre di contraddizioni essere la Pietra Filosofale dei saggi frutto della sublimazione del mercurio e dello zolfo?! C’è un equivoco di fondo clamoroso in tutto questo. Ciò che depone le armi e crolla è proprio la regola, non la Pietra; anzi quella si innalza proprio nel momento in cui la mente cede in passo a qualcos’altro.

Queste sono alcune tra le frasi più allucinanti che ho trovato in giro in merito a questo arcano: “Non sfidare il destino”, sembra ammonire l’arcano, perché la sorte non sta dalla tua parte. Se il consultante, forte delle proprie certezze, continua a dormire sugli allori e rifiuta di muoversi in una direzione evolutiva, il momento della caduta non è lontano.” – o ancora peggio – “Molti sono gli Iniziati che si lasciano cadere. Molte sono le Torri Fulminate. Ogni Iniziato che versa il Vaso di Hermes cade inevitabilmente. La leggenda degli Angeli Caduti si è ripetuta e continuerà a ripetersi eternamente.” E’ sempre la stessa logica di terrorizzare per portare gli individui all’immobilismo, il cui unico scopo alla fine è continuare a tenerli sotto controllo. Agenti in matrix lo sono tutti e non lo è nessuno, se non sei stato scollegato sei uno di loro.

Incapaci di intendere i messaggi della coscienza, si costruiscono muri e torri ancora più sofisticati e dal sapore trascendentale e religioso nelle quali imprigionarsi ancora di più. L’arcano 16 dei tarocchi di Kier è un “fuoco divoratore” capace di rompere e distruggere la nostra mente lineare così talmente strutturata da richiedere un forte intervento dall’alto. L’arcano 16 è una mano santa che dall’alto distrugge ogni illusione e contraddizione dello psichismo umano: una vera benedizione, direi!!!

Nessun ammonimento è contenuto in questo arcano. Ovviamente solo se si sa cogliere il messaggio. Come tutte le cose che richiamano ad uso volontario della coscienza la cosa richiederà un certo sforzo in avanti di comprensione e di lavoro; gli altri, intimoriti, non potranno che rifugiarsi nella paura di essere investiti da chissà quali nefaste previsioni o maledizioni. L’arcano 16 è l’apocalisse di tutte le “cazzate” che vivono nella nostra testa e soffocano la nostra libertà di agire, è la devastazione di un piano emozionale che suscita solo miseria e non onora il nome che ci siamo dati di “Esseri Umani”.

Un fulmina che lascia attoniti e costringe ad un cambiamento di valori, una chiarezza che arriva come un fulmine a ciel sereno che ci obbliga ad uscire dal trattamento disumano al quale ci siamo tutti condannati. La sua sintesi (16= 1+6=7), infatti, che può avvenire solo con la presa d’atto di questa grande opportunità, è l’arcano 7 ovvero il trionfo. L’arcano 16 è la forza di volontà che si risveglia dal profondo del nostro essere per mettere in fuga le forze sinistre e mettere ordine nella “casa” disordinata per portarci verso la città trionfante (arcano 7). Chi ha orecchie per intendere, intenderà.

Ecco qual’è l’unica cosa di veramente pericoloso. L’unica cosa veramente pericolosa sono le emozioni negative che scaturiscono da questa sbagliata interpretazione della nostra vita e di questo arcano. Abbiamo bisogno di una mente vigile e di una memoria attenta, un secondo tipo di attenzione in grado di incoraggiare e promuovere presenza di modo da vedere l’identificazione con l’altra mente, che come un vero parassita ci debilita e toglie ogni possibilità di vivere.

Un richiamo alla “coscienza” in grado di riportare di frequente ai pensieri ed agli assunti della scuola e di farci ricordare l’opera che stiamo compiendo e, soprattutto, perché la stiamo compiendo: “quando è cominciato tutto?”“quali erano le spinte che mi hanno portato a cominciare?” “cosa cerco?” – “perché esisto?” – queste sono le vere domande che questo arcano dovrebbe suscitare in noi, e non la paura di rimanerne fulminati. La devastazione è per indurci a cercare dove vi è il valore assoluto della nostra anima, solo così potremmo realmente offrire il nostro cuore a qualcun altro.

“Riconoscendo che le emozioni spesso sbagliano con il loro eccessivo entusiasmo e la mia facoltà della ragione, spesso, è carente dei sentimenti necessari per permettermi di combinare la giustizia con la misericordia nei miei giudizi, chiedo alla mia coscienza di guidarmi su ciò che è giusto e sbagliato; non mi permetterò mai di mettere da parte il suo verdetto, non importa quale sarà il prezzo per farlo.”

(Bruce Lee)

Ecco che il messaggio inizia a farsi chiaro e capiamo che, semmai, è l’uso improprio che è stato fatto di questa scienza e certi testi sacri, e che forse sono proprio le religioni quelle che vengono ad essere fulminate. L’Arcano 16 è forse il fulmine su San Pietro di qualche anno fa? Una sottolineatura di come non capendo autenticamente il messaggio Cristico si costruiscano torri od edifici che invece di edificare l’uomo nella sua parte più profonda e sottile, lo vincolano e lo imprigionano in schemi, strutture e credenze vuote, lasciandolo debole e buono solo per essere vessato o per l’auto-commiserazione.

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L’arcano 16, di per sé, altro non è che la runa Hagalaz degli antichi norreni che ci porta rinnovamento. Una “tegola tra capo e collo” estremamente potente che può apparire a prima vista come una disgrazia, mentre, non trattandosi di stabilire se è cosa buona o cattiva come siamo abituati a fare, è qualcosa di forte che interviene, non mediato dalla mente, per scuoterci e darci un opportunità di evolvere. Il sacrificio, che di fatto esiste, consiste nel cercare di andare oltre i rimpianti e i dispiaceri.

E’ dirompente perché abbiamo per troppo tempo rimandato lo scontro e, come direbbe Machiavelli, a vantaggio del nostro nemico, e siccome il nemico è nella nostra stessa testa, serve qualcosa che la oltrepassi che arrivi dalle viscere più profonde. Ed ecco che la biologia, la cosa più potente di cui disponiamo, dato che porta con se la forza dell’istinto di sopravvivenza, si eleva e ci investe con tutto la sua forza e voglia di vivere, è forte e dirompente a causa della nostra azione nel comprimere, a causa delle continue rimozioni e rimandi fatti nel tempo in attesa che le cose potessero cambiare da se. Hagalaz non è una scelta volontaria, ma come qualcosa che arriva per legge di natura, quantunque si sia capito di quale “natura” si tratti.

Hagalaz é quel taglio netto e decisivo, è Walnut dei fiori di Bach, lo strumento che ci permette di tagliare la fune con la quale legavamo la barca al molo, il rimedio estremo, l’amara medicina per coloro che hanno deciso di fare un passo in avanti nella vita, infrangendo e superando vecchi limiti, col fine ultimo di imboccare una nuova direzione, e non per questo esente dal dolore, lo stesso dolore che abbiamo rimosso per così tanto tempo e verso il quale è sempre bene inchinarsi con tanto rispetto. Il cambiamento inizia quando impariamo a volerci bene, la tortura di se stessi è un aberrazione prodotta da una mente piegata ai bisogni del sistema.

Hagalaz, come l’arcano 16, sono simboli, un momento critico che ci spinge a crescere, ma “sei tu che devi attraversarla quella soglia, parole tue!“. L’eloquenza e la forza di questa runa e di questo arcano vengono pienamente espresse nel cap. 116 (guarda caso) di Pistis Sophia dove Maria, a proposito del perdono dei peccati, rivela davanti agli apostoli il significato delle parole pronunciate da Gesù in una parabola: «Io sono venuto a gettare fuoco sulla terra» e ancora: «che cosa voglio io se non che bruci?»

«Credete voi ch’io sia venuto a gettare pace sulla terra? No, sono venuto a gettare divisione. Infatti, d’ora in poi cinque saranno in una casa [simbolo della presenza generale di un individuo]: tre saranno divisi contro due, e due contro tre» – ci consegna non solo un Gesù forte, ma un azione necessaria al fine di rendersi liberi (o pneumatici), una coscienza guidata dalla volontà di cambiamento e dal bisogno di rinnovamento e di sorgere a nuova vita. Questo capitolo è ben raffigurato nell’affresco di Michelangelo nella cappella Sistina. L’arcano 16 è il giudizio universale, nessun ammonimento, ma un grande messaggio di speranza e di cambiamento radicale.

E’ in questo che consiste la resurrezione delle anime, in un processo dove il corpo, lo spirito di opposizione (o ego) e l’ora fatale vengono separati, attraverso questo incredibile fuoco che si sprigiona dal profondo regno dell’Amenti, dall’anima e dalla forza contenuta in essa, ecco perchè dice: «tre saranno divisi contro due, e due contro tre». Operando con la coscienza una divisione nei corpi del mondo, simbolo della disidentificazione dalla mente Luciferina, che se ben usata porta la luce (Lux-ferre) e se no, ancora più tenebre tramutando l’incauto avventore nella bestia promessa.

Si legge nell’Apocalisse (XXII, 16) : “Io Gesù, ho mandato il mio angelo a rendervi testimonianza di queste cose per le congregazioni. Io sono la radice e la progenie di Davide, la luminosa stella del mattino” – suggellando inesorabilmente il legame che c’è tra il Cristo ed il Lucifero, tra la coscienza e un uso illuminato dell’intelletto. L'”ora fatale” altro non è che la morte che giorno dopo giorno ci diamo ed imponiamo alla nostra anima ingerendo atomi di inferno ed amarezza senza portarli alla luce della coscienza. Non una data di scadenza, ma un accumulo di dolore e sofferenza involontaria che finiscono per uccidere la vita di una persona ed a volte anche quella di altri che le stanno attorno.

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 VENGO E MI SPIEGO! – 2016/2017

 VENGO E MI SPIEGO! – 2016/2017 | PlaylistUn anno di lavoro e studio intenso e di grandi rivoluzioni.

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LA TENACIA. LA DOMANDA. LA SCUOLA. Cambiare le regole su ciò che ci controlla!

LA TENACIA. LA DOMANDA. LA SCUOLA. Cambiare le regole su ciò che ci controlla!

Nel cammino di un individuo, sia esso uomo che donna, verso la sapienza e verso la gnosi della conoscenza dell’ineffabile esiste un essenziale passaggio che è quello di collegare il Sapere acquisito (scuola o altro) ad un adeguata azione. Questo accade quale conseguenza del assorbimento di un sapere di scuola filosofica e come strumento per iniziare un autentica trasformazione del proprio Spirito. Un processo di questo tipo equivale di fatto ad un primo importante impegno con se stessi, cosa che, per persistere o esistere, deve aver portato con se una domanda forte di “volontà di conoscere” (che potremmo chiamare volere), che sulle prime si traduce in un bisogno di sapere e quindi voracemente mangiamo ogni insegnamento ed ogni libro, ma che successivamente dovrà tradursi in atti, altrimenti tutto quel sapere resta una passeggiata mentale, che può essere di sollievo, può aiutare, ma non è trasformativo. Si continua di fatto ad essere come siamo sempre stati, ma con la presunzione e l’arroganza di sapere, abbiamo solo aggiunto qualche frammento o frazione di un sapere che il tempo cancellerà.

E’ la domanda, il punto fermo. La domanda manifesta un volere, il volere è nella domanda. Senza la domanda non c’è passaggio, non si passa dal Sapere all’azione, e quindi neanche i suoi successivi. Poi, e come conseguenza dell’aver risvegliato qualcosa per mezzo della domanda, entriamo in territori dove è assolutamente necessaria la presenza di una qualità interiore specifica, senza la quale è letteralmente impossibile proseguire. Qualità necessaria, ma che solo la domanda ci dota. Solo se abbiamo la domanda riusciamo a mettere in atto la qualità più importante nel percorso di crescita di un individuo che è: la TENACIA.

Allora l’intento definito dalla domanda si fa forte e troviamo il coraggio di cambiare e di affrontare le dure prove alle quali verremo sottoposti in questo bisogno di crescere ed evolvere. Un evolvere, inteso come progresso, che cammina seguendo inevitabilmente le linee di una rivoluzione, dato che sarà proprio ciò che credo e penso di essere che viene rivoluzionato, ovvero, rimesso in discussione, e per fortuna alla luce di un Sapere esatto, un informazione puntuale, semplice e precisa, una sapere di scuola che ci permette di ricollocare tutto quello che viviamo osserviamo ed incontriamo. Ma tutto deve essere fatto in assenza di mente. I concetti o assunti pregressi alimentano una condizione di comodità e comfort perfettamente conforme ai bisogni della natura, mentre noi stiamo abbracciando quella parte della natura che ci spinge verso un nuovo salto nella direzione del perfezionamento di sé e di chissà cos’altro.

La rivoluzione della coscienza è un atto di volontà e non può realizzarsi involontariamente o in modo automatico, ma allo stesso tempo abbiamo bisogno di costruire meccanismi che ci permettano di fare dei passi in avanti. Come si può osservare questa è una scienza dello sviluppo dell’uomo che a parole non può che lasciare dei vuoti, forse anche necessari per essere visti e capiti, ma sempre dei vuoti sono, a meno che non si sia iniziati a frequentarne una. Se un essere umano non è in grado di esercitare tenacia nel suo intento, il suo cammino è già finito, ma per esercitare tenacia serve una domanda forte, una forte domanda che è la volontà necessaria e predisposizione alla rivoluzione che lo attende.

Questo è necessario dato che le forze che si opporranno per ricondurlo nel recinto della sua schiavitù sono talmente potenti, talmente suadenti che finiranno per convincerlo che nel recinto si sta bene, – “Ti ricorderai che non hai mai creduto a queste sciocchezze da chiromante. Sei tu che gestisci la tua vita. Parole tue. (L’Oracolo, “the matrix”)”. Ti ricorderai che nel recinto ci si può abituare, persino, a soffrire, cercare la libertà è una scialba illusione, tu sei già libero, non è vero? Cercherai allora di nascondere il dolore, cercherai di ridurlo, di modo da non sembrarti più così forte, e rimozione dopo rimozione, assopirai la tua volontà e forse ucciderai anche la tua anima.

Soffrire è un dolore più dolce e reiterato. Dolore e sofferenza sono cose diverse per quanto sinonimi, la sofferenza è una consumazione lenta dell’anima, il dolore è per le percosse e l’intimidazione, il dolore è il parassita, la realizzazione mentale di tutte le privazioni e prepotenze subite che hanno creato un corpo energetico potente e magnetico che ci tiene agganciati ai bisogni del sistema, che ti ricordo per l’ennesima volta, non sono i tuoi, anche se così hanno cercato di farti credere per secoli.

La ricerca della libertà è molto più dolorosa della sofferenza umana. Non appena il fuoco del risveglio dello Spirito tocca il dolore e la paura che si nasconde dentro e che ci tiene schiavi, tutto ciò che si oppone si esprimerà cercando di indurci a retrocedere. E’ qui che l’uomo e la donna maturi, maturati nello Spirito, intendo, danno dimostrazione della loro tenacia ed ostinazione nel perseguire il loro intento di libertà. Per quanto sia molta la paura di sentire dolore ed è tanta la tentazione di tornare indietro e chiudersi di nuovo questo genere di esseri affronta con coraggio il momento che si approssima cercando conforto negli strumenti della pratica della disciplina della scuola (trasmutazione, preghiera, lavoro in calma, coltivazione, ricapitolazione, e quant’altro sono gli strumenti di quella scuola).

L’impatto con le circostanze avverse della vita indurisce le persone, ma coloro che hanno un certo tipo di sapere possono operare in un altro senso, ed allora è lì che il valore di quelle che si è ricevuto come insegnamento c’è, perché è passato dalla forma intellettuale a quelle delle esigenze contingenti. La via è dolorosa perché è necessari che il dolore ci abbandoni, ed allora dobbiamo camminarci assieme e scioglierlo un poco alla volta, ed è questo che comporta di fatto il comparire di situazioni e circostanze che ci mettono necessariamente alla prova, alla prova del 9 di quello che presumiamo aver acquisito ed imparato, alla prova della consumazione di questo dolore per opera del fuoco dello Spirito.

Ecco che allora da questa consumazione nasce lo Spirito Santo, uno spirito santificato dal fuoco dell’Amenti.

Serve cambiare le regole su ciò che ci controlla, e siccome il dolore è parte, insieme alla paura, di questo controllo, solo se sappiamo ricollocarlo, almeno e magari sulle prime, intellettualmente. Questo riposizionamento del nostro intento guidato dagli assunti e pratiche della scuola come conseguenza ci permette nel tempo di operare dei cambiamenti su ciò che  possiamo iniziare a controllare rispetto a prima, manifestando un “fare” inedito per i nostri schemi e regole comportamentali acquisiti sin dai primi anni d’infanzia e consolidati proprio grazie alle privazioni, o percepite tali, subite. Ma tutto sempre e solo se c’è la domanda. Senza la domanda è praticamente impossibile generare risultati che abbiano un valore significativo e duraturo.

Senza la domanda, senza il bisogno “esserico” di conoscere la natura di ciò che siamo o cosa siamo, non c’è lo spunto verso il cambiamento, verso nessun cambiamento, il mondo ci basta e ci soddisfa e la nostra ricerca nello spirito è l’ennesimo palliativo e per passare il tempo. Nell’uomo comune, come disse un saggio una volta, tutto si compie, tutto si fa. Io credo che anche in un uomo straordinario accada lo stesso, solo che lui ne è cosciente e può guidare il flusso di forze fino a portarle con la volontà della coscienza verso il cambiamento.

Questo perché quando “vede”, il cambiamento non è più una scelta, egli o ella si allineano inevitabilmente al flusso della vita, che è di fatto l’unica cosa che cambia in continuazione, in quanto l’unica cosa che “revolve”. La mente è statica, la vita brulica di movimento, la coscienza educata intercetta ed intercede su entrambe generando una terza cosa: l’Essere Umano.

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Come salvare capra e cavoli: la definizione di cancro va cambiata.

Come salvare capra e cavoli: la definizione di cancro va cambiata.

“La parola cancro evoca lo spettro di un processo inesorabilmente letale. Ma i tumori sono eterogenei e possono seguire molte strade, non tutti progrediscono fino alle metastasi e alla morte, e comprendono condizioni non dolorose, che non incidono sulla aspettativa di vita del paziente. […] L’uso del termine cancro dovrebbe essere circoscritto alle lesioni che hanno una ragionevole probabilità di portare alla morte, se non trattate”.

È con questa frase che la task force del National Cancer Institute statunitense propone una “rivoluzione semantica”, che mira a un fine molto pratico: mettere un freno all’abuso della parola cancro nelle diagnosi, con tutto il carico emotivo che si porta dietro, e che getta nella disperazione le persone anche quando non vi è un reale pericolo per la loro vita. Utilizzare i termini con maggiore cognizione di causa potrebbe anche aiutare a contrastare un fenomeno sempre più preoccupante: quello della sovra-diagnosi in oncologia.

Nel suo rapporto annuale il National Cancer Institute pubblicato nel 29 luglio 2016 sul Journal of the American Medical Association (Jama) dal titolo “Overdiagnosis and Overtreatment in Cancer”. Gli autori portano proprio il caso del carcinoma della mammella definito “duttale in situ”: molti medici concordano sul fatto che non si tratta di un tumore, e che dovrebbe avere un’altra definizione che non contenga la parola “carcinoma”. Un cambiamento che potrebbe rassicurare le donne e dissuaderle dal ricorrere a trattamenti non necessari, come la rimozione delle mammelle. Lo stesso discorso, scrivono i ricercatori, vale per altre lesioni della prostata, della tiroide, del polmone. Una delle definizioni proposte è Idle, acronimo di “lesioni indolenti di origine epiteliale”.

Personalmente ritengo che siano riusciti a trovare il modo di uscire dall’angolo del ring nel quale oramai si stavano mettendo nei confronti di pazienti sempre meno disposti a farsi massacrare, mutilare per poi ritornare sempre al punto di partenza. La crescita dell’attenzione ad altri modi vedere e pensare al cancro della popolazione media li ha spinti a cercare l’escamotage che gli permettesse di divincolarsi dalla scoperta che è oramai dietro l’angolo grazie soprattutto al lavoro del dottor Hamer e cioè che il Cancro (lo scrivo con la “C” maiuscola perché col tempo sono riusciti paradossalmente e le esagerazioni a farlo diventare un entità autonoma ed indipendente dotata di coscienza propria che piano piano si sostituisce all’organismo ospite) così come viene proposto, presentato e diagnosticato non solo porta con se uno spettro che spaventa al punto tale da portare i poveri pazienti ad una prematura dipartita da questo mondo a volte senza reali riscontri poi nelle successive autopsie, ma anche che di fatto è qualcosa di assolutamente sensato e che va trattano con meno clamore, evitando di spaventare inutilmente i pazienti e con meno accanimento terapeutico (sovra trattamento) e di diagnosi (sovra diagnosi) dato che di fatto molti di quelli che vengono diagnosticati come tali regrediscono da soli se gliene si da il tempo e che molti ancora di questi crescono talmente lentamente da non creare disagi particolari ai pazienti per il resto della loro vita.

Per 30 anni hanno massacrato la testa delle persone terrorizzandole con campagne di sensibilizzazione, la necessità di prevenzione  attraverso lo screening, un enfatizzazione della diagnosi precoce, venduta come panacea per ridurre il tasso di malattia in stadio avanzato e per la diminuzione della mortalità nell’oncologia, che non ha prodotto nel lungo termine assolutamente nulla, nessuno di questi obiettivi è stato raggiunto, un fallimento su tutta la linea, sia terapeutica che di prevenzione.

Cosa che non dico io, che non sono nessuno, ma che è confermata da praticamente tutti gli studi clinici fatti e che potete trovare pubblicati un pò ovunque anche sul web. I dati nazionali dimostrano un significativo aumento della malattia in stadio precoce, senza un proporzionale declino della malattia più avanzata. Come mai? Quale ne è la causa? Facile, la sovradiagnosi: accorciando i tempi, sono aumentati i malati e come ben sappiamo il malato è una risorsa economica importantissima nell’attuale sistema ospedaliero italiano. Il motore di un economia che si basa proprio sulle “transazioni” note come: prestazioni mediche. Non solo i dati parlano di sovradiagnosi, ma anche di sovra trattamenti. Per chi lavora una clinica è facile da capire. La ragione è sempre una: profitto, business, fatturato. Con gli screening si guadagna e soprattutto quando sono in convenzione statale.

C’è un reparto che sta calando di fatturato? Ecco partire subito una campagna di prevenzione per quel reparto. Ora che avessero “toppato” (neologismo per indicare un “errore madornale”) di grosso era abbastanza evidente a chi si interessa da tempo di senso biologico e si è preso il tempo di prendere in esame i lavori e gli studi dell’osteggiato dr Hamer; come era chiaro anche che l’eccessiva enfasi diagnostica e la conseguente paura fosse un fattore determinante nella restituzione o meno di una vita dignitosa ed accettabile ai soggetti sottoposti a tali controlli, ed era anche chiaro che questo stava portando ad un escalation che non poteva più essere contenuta, tanto è vero che le persone hanno iniziato a cercare via d’uscita differenti dai protocolli convenzionali vedasi anche servizio sul Presadiretta e relativo post (qui).

Studiare Hamer fa fare un primo grande balzo e cioè toglie proprio la “paura” e col tempo inizi a vedere tutto sotto tutta un altra luce, cosa che per quanto sia un bene assoluto di perse, il fatto però che la nuova medicina germanica non venga accettata ancora può diventare un problema quando si ha necessità di rivolgersi ad una struttura ospedaliera che intervenga con i requisiti necessari. Il mio augurio è sempre stato quello che prima o poi se ne rendessero conto e prendessero atto di quale geniale intuizione era stata quella di Hamer.

Allo stesso tempo, rendendomi conto di quanto denaro speso e delle tante persone maltrattate, mutilate e fatte morire male si erano sommate in tutti questi anni, quello che mi domandavo e mi sono domandato per molto tempo, infatti, era come avrebbero mai potuto tirarsene fuori senza dover dire alle persone tutte: “scusate ci siamo sbagliati il Cancro non esiste, quello che credevamo Cancro è un altra cosa, abbiamo capito e scoperto purtroppo troppo tardi anche questo; sapete non è colpa nostra noi ci siamo fidati e ci basavamo sulle ipotesi fatte nei primi del ‘900 da un medico tedesco, un certo Rudolf Virchow, che sosteneva di riscontrare queste crescite di tessuto nei cadaveri che studiava ed alle quali aveva erroneamente (diciamo oggi) attribuito la causa dei decessi”.

Ovviamente niente di tutto questo, e quindi ero un pò perplesso sul come, era impensabile che negassero completamente ed ammettessero il danno, ci sono in ballo profitti e cattedre prestigiose che saltano, non era possibile nonostante una via per introdurre queste idee ci voleva. A buon intenditore poche parole. Ed ecco che infatti proprio l’altro giorno ad una convention sulle leggi biologiche ecco vedere spuntare all’orizzonte la soluzione servita su un piatto d’argento. Con l’abilità di un prestigiatore e l’agilità di un tuffatore provetto, ecco il vero “carpiato con avvitamento multiplo” che salverà capra e cavoli, ovvero pazienti e istituti di medicina e centri di oncologia, cattedrati ed eminenti scienziati, che badate bene nel tempo dovranno un pò cambiare, ma intanto le basi sono gettate. Le campagne di sensibilizzazione sugli screening e non solo continueranno, non possono perdere troppo la faccia, ma nel giro di pochi anni dichiareranno di aver debellato il Cancro per sempre. Anzi per rendere gli screening più precisi e confacenti alle nuove necessità si spingerà ancora di più su chi fa innovazione creando un vero e proprio mercato.

Sapete come faranno o anzi stanno già facendo? Si chiama IDLE che sta per “InDolent Lesions of Epithelial origin” ovvero “lesioni indolenti di origine epiteliale”. Bellissimo, non trovato?! Vi accorgete come così non faccia più paura a nessuno?! Ed è il linea con quello che Hamer ha scoperto oramai 40 anni fa. Oggi, una volta che una lesione sospetta viene rivelata, comincia il pesante iter diagnostico che può avere conseguenze fisiche e psicologiche. Presto sarà tutto superato. Sapete cosa si stanno inventando adesso? See and Wait. Guarda ed aspetta. Sono fantastici, ma non importa, l’importante che la finiscano di squartare le persone per nulla o per eccesso di zelo, di modo le persone possano tornare a sperare in una qualità della vita senza essere terrorizzate da termini come Cancro o Tumore o mutilati inutilmente per i profitti dei grandi gruppi della medicina.

Provate a immaginarvi la scena, andate dal medico ed il medico vi dice: “ho dato un occhiata allo screening che ha fatto ed abbiamo riscontrato una lesione indolente di origine epiteliale all’utero o allo stomaco o al seno o alla prostata“.  – E voi – “ok, cosa facciamo?” Ed il medico, che nel mentre sarà stato rieducato al nuovo nome e relativo protocollo e che ignora sia ancora la stessa cosa che anni prima decretava come Tumore, dirà: “niente di preoccupante, aspettiamo e vediamo cosa succede. MI stia bene”.  – “Avanti il prossimo“.

Vi rendete conto?! E’ meraviglioso e tra qualche anno smettendo progressivamente di diagnosticare cancri al quarto stadio infiltranti e metastasi a vario titolo, ma semplici “lesioni indolenti di origine epiteliale” finiranno per dichiarare che, grazie alle nuove tecnologie sempre più raffinate nella distinzione ed identificazione delle lesioni, sono riusciti a sconfiggere il Cancro. Che meraviglia tutto solo cambiandogli il nome, non perché le cose non ci siano, ma perché hanno trovato un nome più vicino alla realtà assolutamente sensata della vita che non crea mostri, ma solo soluzioni adeguate alle circostanze.

Sarà un mondo migliore, già lo vedo, ed avremo realmente salvato capra e cavoli. La gente sarà più felice perché non morirà più di tumore, e le cliniche diventeranno ancora più ricche nello sviluppo e della produzione di servizi ospedalieri di nuova generazione e di alta precisione. “E il lupo? Che fine fa il lupo?” – mi chiederanno i più attenti. Beh! “El lupo una volta andava via come il pane, ma adesso, el lupo, el va no!“, allora dovrà vestirsi da agnello per poter tornare a rubare il cestello della merenda alle vecchine e chissà cos’altro. Si capisce?!

Non mi credete? Leggete qui questo è un articolo uscito su Repubblica si intitola – “La definizione di cancro va cambiata” o anche qui intitolato “I cancri che non sono cancro!“.

Sapete quali sono le nuove raccomandazioni dell’istituto più prestigioso del mondo sullo studio del Cancro? No?! Ok, allora cito: Il rapporto del NCI rappresenta un primo passo verso un cambio di prospettiva: è necessario – si legge – identificare le strategie per ridurre le sovra-diagnosi e i sovra-trattamenti, mantenendo quelle che stanno dando il maggior contributo alla riduzione della mortalità e delle malattie localmente avanzate. Si parte da una serie di raccomandazioni:

I medici, i pazienti e i cittadini devono essere consapevoli che la sovra-diagnosi è comune e si verifica molto frequentemente durante gli screening.

[E’ necessario] cambiare la terminologia del cancro, partendo da nuovi criteri per la classificazione.

[E’ necessario] creare dei registri osservazionali per le lesioni che hanno basse probabilità di diventare maligne.

[E’ necessario] mitigare la sovra-diagnosi.

[E’ necessario] considerare nuovi modi di studiare la progressione dei tumori: le ricerche future dovrebbero tener conto dell’ambiente in cui si instaurano le condizioni che portano al cancro, per trovare una possibile alternativa alla chirurgia.

Che meraviglia. Viva la vita, viva la libertà di cura!!!! … forse!

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