Della libertà e dell’arroganza intellettuale.

Ci sono persone che hanno fame e sete di verità. Se esaminano i problemi della vita e sono sinceri con se stessi, presto si convinceranno che non è possibile vivere come hanno vissuto ed essere ciò che sono stati fino adesso; che la via d’uscita da questa situazione è necessaria e che l’uomo può sviluppare le sue capacità nascoste e i suoi poteri solo attraverso la pulizia della sua macchina dalla sporcizia che si è appiccicata nel corso della vita.

Ma per poter intraprendere questa pulizia in un modo razionale, deve vedere cosa deve essere pulito, dove e come; ma vedere questo per se stesso è quasi impossibile. Per poter vedere qualcosa egli deve guardare dal di fuori; e per questo è necessario aiuto reciproco. ( G. I. Gurdjieff)

Questo aiuto è la realizzazione di un “gruppo” di lavoro. Lavorare in “gruppo” ci mette nelle condizioni di far emergere quello che non possiamo vedere da soli. Il gruppo, però, arriva in seconda istanza, infatti, prima c’è l’approccio alle idee e le lezioni frontali, o “raccolto”.

Attività preliminare (che può durare anche molto tempo) utile non solo a trasferire il “metodo” o le “idee” e fare un primo lavoro rieducativo, ma anche a raccogliere le persone che faranno parte del gruppo operativo che mano a mano si andrà formando (la durata dipende da quello), anche se loro ancora non lo sanno.

Dopo un po’ l’insegnamento attraverso le lezioni frontali, infatti, non basta più, serve, una volta radunato un congruo numero di individui, creare circostanze affinché un ulteriore lavoro sia possibile. Questa opportunità si produce da se grazie alle lezioni, lezioni che hanno depositato, in coloro che hanno dimostrato “assiduità” ed un certo “interesse”, quei dati o informazioni utili a sbloccato qualcosa di indefinito, ma sufficiente a farli muovere verso un “lavoro pratico”. Diciamo che per lo più i soggetti si fanno un idea di cosa sia questo lavoro ed infatti quando ci si trovano davanti lo fuggono, senza nemmeno riconoscerlo. D’altronde quello che fino a quel momento avevano associato al concetto di “lavoro pratico” era stato fare alcuni esercizi preliminari, coltivare presenza, o l’osservazione di sé nelle dinamiche quotidiane (ambiente incontrollato), cosa che essendo lasciata alla personale indulgenza ha finito per lo più per convincere i molti di stare facendo dei passi in avanti nella pulizia di sé, senza accorgersi che era di una “preparazione” preliminare che si trattava e non molto altro.

Il “lavoro pratico” di per se non produce niente di sostanziale, tolte piccole variazioni del carattere di una persona, lo spinge ad un atteggiamento o approccio alle cose diverso, e fino ad indurlo a pensare di stare facendo qualcosa di importante, ma di fondo il “lavoro pratico” non potrà produrre quei cambiamenti sostanziali che si prefigge un insegnamento, è funzionale solo a tenere un individuo focalizzato nella domanda esistenziale, se non si rinnova la domanda, il lavoro perde anche di questa qualità e possibilità. Il “lavoro pratico” pertanto altro non è che un espediente, una scusa per tenere gli individui o soggetti focalizzati sulle domande più importante: “chi sono? Cosa ci faccio qui? Cosa sono?”

Sono queste domande se mantenuto al lungo nel tempo le uniche in grado di produrre il cambiamento “autentico”, quel cambiamento auspicabile nella direzione dello sviluppo di una coscienza più elevata o maggior consapevolezza, il “lavoro pratico” di per se non può produrre nulla che un momentaneo aggiustamento e piccole variazione, i cambiamenti sostanziali arrivano solo se si è in grado di permanere il più possibile nello “stato di domanda”, unico in grado di smuovere l’essere, l’individuo verso la conoscenza di qualcos’altro di sconosciuto. Premesso tutto questo resta il fatto che senza un “lavoro” di qualche tipo l’attenzione scema, e non si produce molto. Il lavoro su di sé è propedeutico e funzionale a tenerci in un preciso stato di allerta, è una scusa per farci far qualcosa, serve per tenerci focalizzati.

L’autentico “lavoro pratico” in realtà si produce in “ambiente controllato” quando emerge la “sporcizia che si è appiccicata nel corso della vita”. Un “lavoro pratico” in “ambiente controllato” significa un situazioni di “gruppo” dove ogni individuo per lo più in modo del tutto inconsapevole inizia, dato che si sente al sicuro dal giudizio altrui, a dare espressione al peggio di sé. Un “ambiente controllato” non è necessariamente un luogo specifico, ma sicuramente un momento od una situazione, meglio se durante una “lezione”, che funge da simulatore dove stimolare e permettere che emerga spontaneamente la “sporcizia” di cui sopra e che è necessario ripulire. Il problema è che di solito quando questa sporcizia, che si traduce in una reazione emotiva, emerge e la si esprime nel gruppo i membri sembrano non rendersi conto che è quello il “demone” da sciogliere ed è quello il momento in cui mettere in atto o fare il “lavoro pratico” che credono di dover fare altrove o quando ne hanno voglia.

Diciamo che si tratta di una fase iniziale ed anche questa preliminare, chi conduce il lavoro stimola nella direzione del lavoro, ricordando i fondamenti e le “idee” su cui lavorare. Indipendentemente dal fatto che il “lavoro pratico” viene inteso e messo in atto dopo qualche tempo iniziano o inizieranno a manifestarsi tra i partecipanti o membri alcune intemperanze o attriti che, pur essendo un evidente segnale che sono pronti ad altro, devono essere rimosse se si vuole procedere ulteriormente e trasformare quella classe o “branco” in un “gruppo” autentico. Questa cosa si produce a causa o grazie alla frequentazione e il coinvolgimento del gruppo in iniziative progressivamente sempre più al di fuori dei convenzionali e previsti momenti di lavoro nella scuola o lezioni o lavori.

Tra le intemperanze o “sporcizia” o attriti che emergono ci sono:

• le recriminazioni che sorgono tra membri del gruppo,
• il rancore che si sviluppa tra loro a causa dei necessari “attriti”,
• il giudizio gratuito (soprattutto) sull’operato degli altri e
• il pettegolezzo e la maldicenza.

Tutte queste espressione di fondo hanno unico denominatore comune ovvero l’“arroganza intellettuale”. Si tratta di un problema (assolutamente propedeutico e funzionale, il problema è la soluzione) che emerge, a gradi diversi nei vari membri e in particolari condizioni prodotte, come conseguenza del buon risultato di un “lavoro” fatto. Ed è qualcosa di necessario, cioè deve necessariamente ad un certo punto accadere, ed accade, proprio a causa del fatto che il lavoro prodotto ha fatto emergere la sporcizia.

Capita, pertanto e, come ho già detto, necessariamente, che alcuni “studenti” (uso questa parola intenzionalmente; non sono ancora membri del gruppo o lo sono a parole, ma non nei fatti, dato che si muovono ancora come un “branco”), di solito, quelli che lavorano da più tempo con le “idee”, assumano atteggiamenti di supponenza, intolleranza, recriminazioni per lo più nei confronti degli altri membri o partecipanti al gruppo, giudicando il “lavoro” che ognuno dei componenti fa o non fa, o ponendosi al di sopra degli altri, salendo in cattedra e cercando in taluni casi di sostituirsi a chi porta avanti il lavoro, cercano di fatto di prendere la direzione del “branco”. Perché dico quelli che stanno lavorando da più tempo o da un certo tempo con le “idee”? Perché quelle idee sono scese e sono state assorbite per lo più da quello che c’era in loro nel momento che le hanno incontrare, ovvero dal loro “ego” alterato, non sono, per evidenti ragioni, ancora arrivate alla “coscienza”. Credono di essere già coscienti, errore dell’intera umanità, ma non capiscono cosa gli sta realmente accadendo, perché sono così “irritati”.

Questo, ovviamente, non vale per tutti, funziona per lo più in certi precisi individui particolarmente alla ricerca di considerazione o che hanno una forte auto-idea o vanità o complessi di superiorità. Quelli con i complessi di inferiorità tenderanno a sminuirsi, o fingere di farlo (altra forma di vanità). Le persone, in quanto ego o egocentriche (non possono di fatto essere diversi dalla forma che il “sistema” gli ha dato), hanno la supponenza del sapere. Mentre nel mondo è utile solo ad alimentare le solite logiche nel “lavoro pratico” l’arroganza intellettuale è propedeutica ed assolutamente necessaria per distruggere il castello delle illusioni su se stessi o su cosa ci si crede di essere. La prima illusione di cui liberarsi è quella di essere liberi.

Se un individuo vuole realmente lavorare su se stesso e seguire l’indirizzo di una scuola esoterica/iniziatica la prima cosa che dovrà capire è che non si è più liberi, bisogna, cioè, perdere l’illusione della libertà. Questa è la ragione per cui spesso dico che non c’è nessuna “democrazia” nel lavoro che porto avanti e in questa tipo di scuola di cui sono il conduttore, questo perchè non ci può essere “libertà” se uno realmente vuole fare un lavoro. Tale rigore è necessario perchè per lo più gli “studenti” o coloro che si avvicinano a questi studi sono incapaci di ogni disciplina e dominio di sé, altrimenti non necessiterebbero di un “lavoro”.

Coloro che si ribellano a tutto questo sono per lo più “esseri lacerati e divorati da una carica di anarchismo (nell’etimo: senza principio, senza “arché”), votati a un mero “ribellismo” fine a se stesso“, le “pretese sindacali” di collettivizzare le scelte è puro arbitrio che proviene dal non aver capito assolutamente nulla del lavoro e dell’insegnamento che si sta usando per portarlo avanti questo lavoro. Sempre che lo si voglia davvero (fare questo lavoro) e sempre che si sia capito quale è lo scopo, ovvero: morire a se stessi. Diversamente vedremo persone o soggetti opinare sui metodi e gli scopi, cosa che non gli compete in quanto “studente”. Si dibatterà e ribellerà alle disposizioni ricevute, questo perchè non ha capito che il “ginnasio” al quale si sta sottoponendo va nella direzione opposta ai suoi desideri. Desideri che egli alimenta con l’illusione di essere “libero” di esprimerli. Cosa assolutamente vera e sacrosanta nel mondo ordinario o degli uomini comuni, ma assolutamente falsa in questa “scuola” o nel lavoro di “scuola” il cui indirizzo è: diventare qualcos’altro, evolversi verso Dio, morire a se stessi, al mondo ed ai propri egoistici desideri. In questo senso la sola libertà che uno studente simile avrà e potrà esprimere è quella di danneggiare il lavoro e gli altri.

L’ostinazione e la caparbietà si fondano esclusivamente sull’opposizione e questo è assolutamente sistemico e previsto dal sistema. L’ostinazione nasce dall’opposizione, la caparbietà è più o meno la stessa cosa ma più in generale. Questo genere di supponenza in taluni casi arriva anche a mettere in discussione chi conduce, ovvero la “guida”, del lavoro, pensando di poter suggerirgli cosa fare, o in certi casi, di poter fare meglio, o cose simili, cosa facilmente risolvibile se solo chi crede di poter fare meglio provasse a farlo per conto proprio, ma siccome l’interesse è prendere il controllo del “branco”, o leadership, come direbbe qualcuno, resta nel “branco” nell’attesa e nella pia illusione di prenderne il controllo. Quello che non capisce è che la scuola non sono le strutture o gli strumenti, ma chi la “conduce”. Se togli quello tutto si sgonfia, è stato detto: “io sono la scuola, la scuola sono io” – mica per niente.

Gli uomini si comportano necessariamente come animali, e non possono non farlo, e pertanto questo è quello che si vedrà in gruppo. L’abilità sta nell’applicare quelle tattiche necessarie a farli evolvere da “branco” a “gruppo” di lavoro. La “comunanza” è l’esperienza finale del lavoro fatto dal “gruppo” (di lavoro) che ha portato i sui membri a perdere ogni interesse in se stessi e nel soddisfacimento dei propri “voleri” o ottenimento di vantaggi personali. Come ho in varie occasioni detto gli esseri umani sono stati educati a sviluppare solo certe parti o funzioni, sono stati abbassati a comportarsi come animali intellettuale, per questo non conoscono cosa sia essere collaborativi nel senso stretto del termine, perché sono stati educati all’egocentrismo, alla competizione personale, e all’arrivismo. Cosa perfettamente osservabili in un “branco”. Purtroppo se per taluni tale deduzione risulta del tutto scontata per altri, che non hanno ancora eliminato l’egocentrismo, che consiste nel bisogno di considerazione, di approvazione e molto altro di simile, quest’affermazione è foriera di mal interpretazioni, non possono saperne l’autentico significato proprio perché sono ancora in pieno nell’egocentrismo.

In un lavoro di gruppo non ci sono vicissitudini e necessità personali, nel “lavoro” di istruzione c’è una sola necessità: il lavoro. In un gruppo, quando si lavora, le necessità personali devono essere messe da parte, perché il lavoro che deve essere svolto è la necessità. Le priorità o le non priorità non sono una cosa che dobbiamo esclusivamente a noi stessi, le priorità le decide il lavoro che è dato da fare e chi lo conduce, niente di personalizzabile. Ognuno poi fa le sue deduzioni e sceglie, ma le modalità restano assolutamente fuori discussione. Fermo restando che lo “studente” in quanto incapace di una volontà autentica, non è in grado di scegliere nulla in merito al “lavoro”, ovvero non è nelle condizioni di poter decidere se farlo o meno, la sua possibilità di scegliere dipende da quanto ha potuto ripulire della sporcizia o materia di cui si è caricato nel corso della vita. Può operare scelte, infatti, solo in misura degli spazi che è riuscito a conquistare sottraendosi e purificando il proprio “psichismo”.

Chi conduce il lavoro di “istruzione” conosce le necessità dell’istruzione e cosa c’è da fare, e non solo spetta a lui valutare chi fa e chi non fa, ma trae dalle sue osservazioni le giuste misure da intraprendere affinché il lavoro porti dei frutti a tutti indistintamente e si raggiungano gli scopi previsti dal lavoro di scuola. Non giudica e non si pone al di sopra, sa quello che deve essere fatto e lo fa. Non ci sono primi della classe o simpatie, c’è il gruppo e il potenziale che deve emergere.

Questo perché gli studenti dopo un po’ tendono a credere di aver capito tutto di come funziona l’insegnamento, assumono un atteggiamento di supponenza e di arroganza intellettuale, e non vedono più la rabbia, l’intolleranza, l’impazienza, la mancanza di compassione che all’atto pratico stanno manifestando. Se la loro osservazione fosse impersonale non ci sarebbero quel genere di espressioni, non ci sarebbe ovvero nessuna forma espressiva riconducibile all’emotività. La soluzione da approntare, infatti, è mettere da parte proprio il proprio emotivo, lavorandoselo ed evitando di darne espressione ammantandolo di buone ragioni, solo così costui o colei può realmente mettere in atto quello che intende a parole, ma che nella pratica non è in grado di darne dimostrazione.

Tutte le volte che in un individuo la sua emotività prende il sopravvento è un inequivocabile segno che qualcosa non sta andando per il verso giusto nel suo lavoro, è fuori controllo e non domina nulla, e le ragioni servono solo per giustificare la propria incapacità. Non sta più ragionando con la testa, ma con le viscere. Il lavoro da fare è sul proprio schema energetico (ovvero su come ci si procura energia ed attenzione) ripulendo la qualità delle proprie “osservazioni” dal giudizio, dall’importanza personale e dall’arroganza di sentirsi migliori degli altri, solo così si può essere utili alla “causa” o al “lavoro” o alla “scuola”, dato che di fatto alla fine anche se motivati da buoni propositi, esprimendo la propria emotività si finisce per emanare disprezzo ammantato di sapienza e risultare di fatto solo molto sgradevoli. Le emozioni hanno una precisa collocazione e sapore, chiunque pur percepirle, ma non tutti possono ricordarsene il significato. Se parte l’emozionale quale ragionamento autentico ci potrà mai essere? Per capirlo serve avere una visione d’insieme più ampia della singolare e personale visione, il mettere in opera le strategie adatte a portare tutti nello stesso punto è compito di chi osserva e ha questa visione, altrimenti è solo recriminazione senza alcuna utilità. La pazienza è la prima condizione per capire i cambiamenti e come guidarli, ognuno singolarmente può osservare quello che è alla sua portata.

La soluzione per uno “studente” per capire cosa sta accadendo è mettere da parte il proprio egocentrismo, ovvero lavorare intensamente a non dare espressione alle sue emozioni osservando come si muovono in lui o lei. Solo così può realmente pensare di collaborare con chi guida il “lavoro”, perché se produce quell’occhio di riguardo verso se stesso si accorge da solo di quale incredibile lavoro si sta parlando, invece di rimanere a fare sterile polemica. Questo è il significato delle linee di lavoro, si lavora per se stessi, si ottengono dei risultati applicando il “metodo”, e si diventa automaticamente utile alla “scuola”.

Solo in tempo farà maturare altro e potrà assumere anche altri ruoli, ruoli che fintanto che è dominato per il più del tempo dalla sua emotività non potrà mai realmente intraprendere.

Chi conduce misura sempre la febbre dei suoi possibili o potenziali collaboratori o successori. Come giustamente ed in modo eloquente è stato scritto: “i cavalieri della Tavola Rotonda erano 12, […] per essere cavaliere serviva un durissimo addestramento, era necessario saper andare perfettamente a cavallo, essere maestri nell’arte della spada e della lancia, esser capaci di elegante cortesia naturale, conoscere la poesia e i canti, e soprattutto esser consacrati ad un principio superiore ed esser pronti a sacrificare la propria vita all’istante, oltre a molto altro.

I Templari mica erano dei demagoghi “democratici” , i Pitagorici tantomeno : queste sono le basi elementari di pensiero per ogni formazione che vuol far “evolvere” l’umanità , il resto sono idiozie di Sistema massificanti e plebee.“.


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Parliamo di cibo. EXPO 2015 come MISS ITALIA. Il futuro che ci aspettò?


Il primo maggio 2015 apriva l’Esposizione Universale il cui tema era “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita“. All’inaugurazione abbiamo potuto inebriarci del discorso del primo ministro dell’Italia che a più tornate sbeffeggiava i “gufi” (espressione coniata dal primo ministro stesso per indicare i “porta sfiga”, ovvero quelli che hanno “gufato” ovvero augurato di fallire. Incredibile strategia di comunicazione per mettere le critiche ed obiezioni a tacere) ed insisteva sulla rinascita dell’Italia e le sue sfide. Il parallelo con Hitler alle Olimpiadi del 1936 che non parlo’ altro che della superiorità della razza ariana e della Germania mi è venuto stranamente facile da fare. Sarà che è propaganda?

Dopo quasi 2 mesi dalla sua apertura possiamo vantare la presenza e la passerella dei migliori chef da tutto il mondo che si alternano a cucinare al “Temporary restaurant” (il nome stesso vuole dare l’idea di qualcosa di veloce e frugale) per i “mortali” avventori dell’esposizione alla modica cifra di 75€ pro-capite, Due Miss Italia che si sono “rimboccate le maniche” e hanno cucinato ai fornelli del cluster bio-mediterraneo mini-timballi di anelletti al forno e gateaux accompagnati dalle arancinette al ragù; Miss che finiscono per litigarsi sul termine arancina o arancino. Due “first lady” Agnese Renzi e Michelle Obama che in occasione della sua campagna ‘Let’s move’ contro l’obesita’ in visita al padiglione America ha cucina insalata di riso, lenticchie e orzo perlato, cosce di pollo con prezzemolo e timo. 

Nei prossimi giorni potrebbe arrivare anche la presidente della Camera, Laura Boldrini“, a completare la passerella dell’ipocrisia aristocratica che ritorna in auge dopo decenni di rivolte, rivoluzioni ed ammazzamenti a vario titolo. Il parallelo con la storica Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena che pronuncio la nota frase – «Se non hanno più pane, che mangino brioche!» -frase pronunciata al popolo affamato durante una rivolta dovuta alla mancanza di pane – mi risulta stranamente facile da fare. 

Diritti universali, cooperazione mondiale, sicurezza alimentare, problemi delle diseguaglianze e la solita fame del mondo sono i temi usati esclusivamente a sfondo propagandistico. Niente di nuovo, solito schifo di ipocrisia alla quale siamo costretti ad assistere e per la quale, e questo è il peggio, stiamo drammaticamente facendo in qualche modo il “callo”, ovvero ci stiamo abituando. Non c’è reazione, c’è solo assuefazione e rassegnazione. E’ come se abbiamo capito che questi ce la raccontano, abbiamo capito che il futuro in realtà non è per niente roseo perchè “questi” non hanno veramente soluzioni che soddisfaranno tutti, ma solo e sempre loro stessi e la loro sopravvivenza, e noi ce ne stiamo lì a guardarli senza fare nulla, senza trovare soluzioni alternative, senza alzare minimamente un dito o provare a metterci insieme e fare qualche piano. Che ne so, facciamo i Bilderberg dei “poveri”, ripartiamo da Seattle, solo che invece che farlo in America priviamo a farlo qui. Partiamo da un idea a caso? Partiamo dal “progetto Zion“? Come non detto lasciate perdere. Andiamo avanti col discorso. 

E’ come se vedendo tutto questo schifo, invece di svegliarci ed iniziare ad organizzarci a far qualcosa, ci siamo rassegnati alla catastrofe. Guardate che siamo noi quelli che pagano, non i potenti del mondo, questi se ne staranno tranquillamente all’asciutto, te lo fanno vedere in continuazione con i loro modi aristocratici che è questo il loro destino. E’ veramente incredibile. Siamo lì, coscienti che è tutta una beffa crudele, e non ci si muove più un muscolo. Rimaniamo inerti. La cosa pazzesca è che sono proprio i paesi presenti all’Expo i primi responsabili dell’attuale questione mondiale, ovvero che sono i primi responsabili delle condizioni di vita stabilite forzatamente e arbitrariamente sul “pianeta” Terra (quello stesso pianeta, appunto, che si presumerebbe, come dice lo slogan, di “nutrire”) a parlare di energia per la vita, loro che la vita la distruggono, che affamano e destabilizzano arre intere per avere materie prime per le proprie industrie, creando le migrazioni che osserviamo e che umiliano la dignità dell’individuo.

Piu di 800 milioni di persone soffrono la fame in modo cronico e milioni di bambini muoiono a causa della denutrizione. Dal 2050 ci saranno nel mondo 2 miliardi di persone in più da sfamare e qui loro ti parlano di insetti a pranzo per combattere la fame nel mondo. Sembra il film del treno che gira inesorabile in un mondo ricoperto di ghiacci e quelli in ultima classe mangiano tavolette fatte di insetti. Credete che stia scherzando? Andate a vedere al Future Food District, 6.500 mq divisi tra l’unico supermercato di Expo e l’Exhibition Area. Realizzato dallo studio di Carlo Ratti, direttore del Senseable City Lab del MIT di Boston, e dalla Coop (si certo,  hai letto bene “dalla Coop”, si quella di “la coop sei tu”) e vedrete se sono storie o è il futuro che stanno preparando per noi. Questi stanno già pensando a tutto, e noi stiamo qui a guardarli ed applaudirli mentre ti fanno il balletto decorato. Sappiate che già un anno fa l’Onu ha lanciato un appello all’industria alimentare perché elevi lo status degli insetti. Le Nazioni Unite dichiarano: “contro la fame nel mondo, mangiatevi gli insetti” (articolo de La stampa – Salute). 

Esperti Onu hanno emesso un parere ufficiale secondo cui per aiutare a combattere i problemi di cibo nel mondo si dovrebbero sfruttare gli insetti che sono una fonte di cibo inutilizzato. Anche la FAO concorda, e aggiunge che gli insetti hanno un impatto sull’ambiente meno negativo che l’allevamento del bestiame. Secondo l’Onu e la Fao, presto dovremmo prendere in considerazione l’idea di far arrivare in tavola bruchi e compagnia bella. Pensate che se li mangeranno loro? Si solo quando faranno la solita chermes. Indovina a chi li daranno gli insetti da mangiare?! Già, a te che vuoi anche tanto risparmiare sulla spesa.  

“D’altronde” – perchè è così che la spiegano – “I mistici medievali, e i buddhisti ancora oggi, insegnavano per disinnescare le tentazioni a guardare una bella donna come un ammasso di ossa, sangue, grasso e umori. Perché non fare il contrario con una cavalletta e considerarla un delizioso bocconcino? Chi le ha provate dice che ricordano i semi di girasole.” (articolo del La Stampa Mondo). Poi “fotte un cazzo a nessuno” (scusate l’espressione) che l’expo è costato 12 miliardi di euro, ovvero, più o meno la metà di quanto la Fao ritiene necessario, ogni anno, per nutrire quella parte del pianeta che non ha nulla da mangiare. Gli stessi paesi presenti all’Expo che parlano di sicurezza alimentare, solo qualche settimana fa al recente meeting del G7 cercano di chiudere nel più breve tempo possibile il TTIP ovvero Transatlantic Trade and Investment Partnership, o se preferite il Trattato transatlantico sul Commercio e gli Investimenti. 
 
Trattato che al momento è saltato solo grazie al voto contrario del congresso Americano, altrimenti oggi ci troveremmo ad importare nel continente carni proveniente dagli Usa trattate con il cloro utilizzato come antimicrobico, cosa che in Europa è vietata da quasi 20 anni. Lo stesso dicasi per l’uso dell’ormone della crescita. Senza contare l’uso degli Ogm o delle disposizioni sui farmaci. E già perchè cibo e salute vanno a braccetto, se li controlli, controlli il pianeta. Ci tengono per le palle, ovvero ci tengono per il cibo, e se non sai come produrlo da te stesso, dovrai appoggiarti ai loro scintillanti super-mercati. Un accordo, il Trattato transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, il cui fine sarebbe quello di eliminare gli ostacoli al libero scambio, ovvero togliere le regole, rigide, che controllano la sicurezza del consumatore e la salute dell’ambiente in alcune zone del globo, questo perchè, in nome della semplificazione estrema, saranno ritenuti “ostacoli”. Capite come funziona? Tu (Stato o continente) fai le tue leggi, ogni paese ha le sue leggi, tu credi che queste leggi ti tutelano, leggi che per esempio parlano di rintracciabilità dei prodotti, o di DOC, l’IGP, ma poi loro fanno i trattati commerciali, e quando si tratta di commercio, o conosci e hai capito cos’è la “sovranità individuale”, o subisci la consuetudine, o sai come opporti, ovvero o conosci come ci si muove col DIRITTO COMMERCIALE o ti passano sopra. 
 
E’ così che la sicurezza di quello che mangi è già finita prima ancora di incominciare. In virtù di tali accordi, sulle nostre tavole potrebbero arrivare prodotti la cui origine non è minimamente verificata, prodotti di qualità più scadente a prezzi particolarmente bassi, ed in uno stato di dichiarata crisi dove le persone guardano solo a non svuotare il portafoglio e riempire il carrello, la qualità, ma forse è meglio dire la sicurezza alimentare, va a farsi strabenedire. E si perché noi pensiamo che la qualità è per chi ha i soldi, ma non funziona così, c’è la sicurezza alimentare e stiamo parlando di una filiera rintracciabile e sana di produzione del cibo garantita per tutti, e ripeto per tutti, che inevitabilmente non può che essere di qualità. 
 
Tutto questo senza neanche tenere conto che una logica commerciale come quella che vogliono portare avanti porta inevitabilmente all’eliminazione dal mercato dei piccoli produttori. Guardiamo soltanto cosa sta accadendo in Puglia con la storia della Xilella. Adesso vogliono spostarla anche sui vitigni che devono essere distrutti. Secondo voi? Cosa fa il governo italiano? Ratifica le disposizioni UE che impongono non solo gli abbattimenti degli alberi presunti malati, ma anche l’abbattimento nel raggio di cento metri dalle piante infette di quelle sane. Acqua con calce, solfato di rame, tintura di Artemisia ed altri prodotti naturali, un modo differente di concimare e rendere di nuovo fertile il suolo, potature mirate, non vengono neanche presi in considerazione. Cui prodest? Meglio l’olio riscaldato fatto di olive comunitarie provenienti da ovunque a 5€ al litro? Inerti. Rimaniamo inerti. Sembriamo Maccio Capatonda: “e che me freca a me, io spendo 3,99€ per una bottiglia di olio di oliva extra vergine in offerta alla croop”.
 
Parlano di sviluppo sostenibile e dei cambiamenti climatici, quando sono loro i primi responsabili e non hanno nessuna intenzione di cambiare le loro politiche di sviluppo e sull’energia prima causa degli sconvolgimenti. Il ministero economico dell’Italia punta sulle trivellazioni e la ricerca del petrolio in suolo nazionale, mentre il primo produttore di petrolio al mondo gli Emirati Arabi puntano alla tecnologia ed alle rinnovabili. E’ follia o c’è una strategia dietro? Chi sono i primi che ci guadagnano in questo paese (Italia) col petrolio? Cui prodest? E’ un continuo scandalo sentirli parlare ed un umiliazione dell’intelligenza. Parlano di sconfiggere la fame e di denutrizione quando affamano da sempre i 3/4 del mondo per avere manodopera e materie prima a bassissimo costo. 
 
Adesso scoprono che vogliono puntare sull’agricoltura per risolvere il problema, quella stessa agricoltura che stanno distruggendo con la coltivazione intensiva, Ogm, pesticidi e per alimentare bestiame estrogenico col quale ci alimentiamo. Nel 2050, sul pianeta saremo più o meno in 9 miliardi. L’agricoltura, già intensiva, dovrebbe aumentare del 60% per dare da mangiare a tutti: utopia pura o raccapricciante precisione
 
La grande questione agricola è il primo vero terreno per battere la fame e la povertà e sostenere la biodiversità” – così il ministro per le politiche Agricole tracciando le conclusioni del Forum dell’Agricoltura, all’Expo di Milano. E’ proprio vero qui è a chi la spara più grossa. Punto uno: dov’è la biodiversità? Punto due: dove sta andando la sicurezza alimentare? Fintanto che esisterà un modello di sviluppo come quello del mercato, che sia libero, capitalista o comunista, non cambierà nulla. Il problema è il concetto stesso di mercato, ovvero il modo con cui il mercato viene utilizzato, per accumulare e fare ricchezza.  L’accumulo che distrugge inevitabilmente ogni cosa, fintanto che questo modello farà girare il mondo, ci dovrà essere la fame, ci dovranno essere necessariamente le diseguaglianze, e tutto non potrà che manifestarsi con la brutalità più inaudita. “We can” – dice il cardinale Maradiaga – “io credo che possiamo farcela, se ognuno ci crede e ha un po’ più d’amore per l’altro”. L’amore è incompatibile col profitto e la competizione, ma di cosa parlano?! 
 
Per sensibilizzare la popolazione mondiale sui problemi della nutrizione facciamo l’Expo, come se chi lo vive quotidianamente non lo sapesse cosa sta vivendo. E’ inutile dirlo, è la festa dell’ovvio. Sono loro quelli che andrebbero sensibilizzati, ma siccome pensano solo a loro stessi di quale sensibilità stiamo parlando?! Qui è tutto previsto: ci devono essere dei poveracci e devono essere la maggioranza, magari distribuiti in classi sociali, di modo da dare l’illusione di una possibile scalata (sociale), giusto fino a dove hanno deciso che sia lecito e concesso; poi c’è chi veramente decide, quelli che nessuno sa veramente chi sono, perchè si muovono dietro. Si muovono dietro a tutto, anche dietro a quello che crediamo di aver visto essere il dietro. Sono i sovrani e i tiranni di un tempo e di sempre. 
 
Qualcuno al vertice è cambiato, ma la storia è ancora la stessa. È da millenni che l’umanità vive sotto una tirannia di uomini mediocri (sovrani e regnanti a vario titolo) la cui unica abilità è la furbizia e la prevaricazione. Nessuna consapevolezza, se non quella che basta a garantirgli di tenere tutti soggiogati e inconsapevoli di vivere come schiavi. I Bildenberg sono solo la punta di un iceberg dato in pasto ai più curiosi. Anche se le logiche sono esattamente quelle che capiamo e si prefiggono, essi ricevono direttive su ogni cosa da alti vertici che poi muovono attraverso la finanza il mercato, le materie prime e soprattutto il cibo e la salute. 
 
Attualmente tacere significa dare consenso a tutto questo, un silenzio assenso su tutta la linea alle politiche economiche e di sviluppo dei prossimi 20 anni. Ma parlare non basta. Expo  non è solo una gigantesca fiera del business e dell’ipocrisia, è la chermes ovvero è il manifesto, la dichiarazione di intenti, l’annuncio al mondo di quello che hanno in mente di realizzare: ci stanno avvertendo su come intendono organizzare a livello globale l’umanità. Ecco perché vediamo tutta questa esclusività fintamente messa a disposizione di tutti, in realtà di fondo c’è un élite dai modi aristocratici che non ha nessuna intenzione di interessarsi hai problemi comuni, ma deve ipocritamente fare finta che se ne interessi, ma di fondo stanno solo pensando come fare a sopravvivere dato che tra un pò non ci sarò più cibo per tutti, e devono iniziare a convincerti che quello che hanno pensato loro va bene ed è non solo giusto, ma l’unica soluzione possibile. Invece non solo è la più schifosa, ma nemmeno l’unica possibile. Solo che l’alternativa ti costringe a dover fare qualcosa, ti esige di fare qualcosa, quello che questo poltrire o accettare rassegnato ed assuefatto le loro decisioni, ti evita. E’ troppo comodo andare all’Expo, invece di svegliarti.
 
Non facciamo più nulla e rimaniamo inerti a tutto questo, in una parola, ci siamo rassegnati alla catastrofe perchè accettare questo “futuro” che si approssima ci permette di non fare niente oggi. Ma chi me lo fa fare dopo 8-12 ore di lavoro di uscire, dopo mangiato, invece di guardarmi un programma alla Tv, magari Premium (così guardo quello che voglio) per vedermi con altri ed iniziare a ragionare delle strategie per cambiare, per salvarmi da questo disastro?! Finchè c’è vita c’è speranza, e la speranza oggi che le persone coltivano è – “che tanto capita sempre a qualcun altro, mica a me”. 
 
L’ho visto col “progetto” che porto avanti, denominato “progetto Zion”. Se da una parte l’idea di sostenibilità, rispetto dell’ambiente, resilienza ed autonomia (energetica ed alimentare) piace, perchè suona anche un pò “green economy”, dall’altra l’idea di dover rinunciare ad uno stile di vita consolidato, di rinunciare a tutta la vostra vita come l’avete concepita sino ad oggi non piace per nulla. E’ questo che rende di fatto le persone incompatibili col progetto stesso. Le persone voglio – “la botte piena e la moglie ubriaca“. Autonomia per non pagare le bollette ed energia libera per far andare smartphone e tablet. Portafoglio il meno vuoto possibile e carrello pieno, magari anche di schifezze, perchè tanto oggi il furbo è quello che spende poco mica quello che si tratta bene. Ma il problema non è neanche troppo questo, questi sono solo effetti di una mentalità da schiavo. 
 
La rinuncia di cui parlo c’entra poco infatti con lo stile di vita, ma c’entra molto con la mentalità attuale, con lo psichismo attualmente in essere che viene accentuato da questa allegra rassegnazione che circola oramai da un pò. L’essere umano è stato condizionato massivamente per diventare uno schiavo e se questa mentalità da schiavo non viene rimossa non c’è progetto che possa arrivare in porto. Come ho avuto modo già di dire – “Dipendere non è l’effetto di un contratto, non è legato al ruolo che ricopri, non è una questione economica. Dipendere è la conseguenza di un abbassamento della coscienza. Dipendere è l’effetto di una mente resa schiava da timori immaginari, creati ad hoc per tenerti sotto controllo“.
 
Le persone sin dai primi anni di vita imitano comportamenti, gesti e pensieri di altri fino a quando diventano proprio e messi in atto come tali senza minimamente rendersene conto. Parli ti muovi e ti comporti e a volta pensi ed hai gli stessi valori di tua madre o di tuo padre, dipende da quello che prediligevi; anche se non è sempre così vero, dato che a volte odiamo chi ammiriamo, ma lo odiamo solo perchè non ci da la considerazione che crediamo e pretendiamo di dover ricevere. I bisogni che riteniamo nostri sono indotti dal sistema e sono stati talmente bravi a farlo che, adesso, tu non sei più disposto a rinunciarci. 
 
Sei realmente la “canticchiante merda” (cit. da “Fight Club“) che cammina sulla faccia del pianeta, questo perchè non hai capito che non sei il tuo lavoro, non sei il tuo conto in banca, non sei la tua casa e il suo arredamento green Ikea, e purtroppo per te, non sei nemmeno quello che credi di essere. Ciò che sei è lontano mille miglia da ciò che oggi pensi e credi di essere. Nemmeno il nome che porti è tuo, ti è stato dato, persino la lingua che parli non è la tua. Non hai mica scelto di parlare italiano, o forse si?! Tu oggi sei solo un presuntuoso arrogante che crede di aver già capito tutto e non accetta niente che non provenga dalla sua bocca o dal suo culo, tanto allo stato attuale sono la stessa cosa. 
 
Questo è il mondo attuale, e senza rinuncia non c’è possibilità di creare nessuna alternativa. Solo pochi possono veramente provare a mettersi insieme e molto alla svelta per provare ad arginare tutto questo o comunque dimostrare realmente che un alternativa possibile esiste. Continuare solo a fare l’elenco delle nefandezze dei nostri governanti e potenti del mondo non fa altro che dargli consenso, dobbiamo iniziare ad AGIRE. SVEGLIA gente, siete ancora troppo pesanti. Pulirsi. Ci si sente in onda. 

PROGETTO ZION | L’individuo al Centro | Un nuovo modello Educativo | Responsabilità



Ci accorgiamo che manca qualcosa a questo mondo, ci accorgiamo che la scuola cosiddetta pubblica non funziona, perchè è una scuola che crea schiavi, ed allora, sorge la necessità di riformarla, ma dato che è dimostrato che non si riesce, è nata ad un certo punto un “idea”, è nata l’idea del “progetto Zion”: una scuola pubblica al servizio degli individui, fruibile come l’acqua, come un bene indispensabile per “vivere”, e non “sopravvivere”, con la finalità di aiutare a sviluppare quella parte legata alla “coscienza” che non ha potuto crescere. Si da piccoli veniamo riempito di pensieri, opinioni, giudizi che si attivano e alla fine finiscono per gestire la nostra vita senza che ce ne rendiamo nemmeno conto. 

Credendo di pensare al nostro benessere in realtà siamo drammaticamente focalizzati sugli altri, su quello che fanno e quello che di noi penseranno. Preoccupazioni, paure, insicurezze, sembrano il bollettino oramai risaputo e stantio di una guerra invisibile, che nessuno vede, e che tutti si guardano bene dal riconoscere; pena la scoperta di quanto siamo egoisti o egocentrici. E dell’ego tutti ci vergogniamo, anche se ne facciamo spesso sfoggio. Lo chiamiamo carattere. Personalità: “Tizio ha una forte personalità“, “Caio invece, che misero“, “Sempronio: uno sfaticato“, “un vero leader“, “un uomo di intelletto“,  e lei? “Beh, lei è una gran donna“, “una donna seducente“. “Un pò mignotta forse”!

Veniamo programmati, creati dallo scopo per essere degli egoisti invidiosi, meschini, bugiardi, e pieni delle nostre opinioni e certezze. Per lo più in buona fede ci tramutiamo però di fatto in soggetti veramente “tossici”, veri agenti “inquinanti”. Questi programmi ci confondono e ci limitano, vengono inseriti nella nostra coscienza dalla società, da quella stessa società che poi ci manda a scuola per verificare quanto abbiamo imparato ad essere quello che da noi si aspettano che saremo una volta cresciuti. A questo si sommano le nostre esperienze vissute ed interpretate alla luce di quello stesso condizionamento ricevuto; qualcuno chiama questa cosa la STORIA PERSONALE. 

Il punto adesso è stabilire da dove proviene la nostra fondamentale insoddisfazione. Cosa non immediata dato che esiste di fatto tutta questa struttura di pensieri ed opinioni che si auto alimenta e costruisce su cose nuove che apprende convinta di stare imparando qualcosa. Questa per esempio è una delle ragioni per cui sono critico con i vari movimenti che partono dalla new age, della meditazione e risveglio della coscienza, alla produzione del cibo “bio”, le erbe, le tisane, la medicina alternativa, e altre cose sempre vendute come alternative, ma che alternative non possono essere fintanto che non ci si rende conto a chi si sta parlando. Chi è il soggetto dei nostri studi? Ovvero chi è che ti ascolta, tu lo hai capito? Hai capito che a questo lo hanno ribaltato come un calzino ed oggi non è in grado di intendere e di volere? Questi mercanti dello “spirituale” e “naturale” non hanno tenuto conto di chi si trovavano davanti, a chi si stavano rivolgendo; chi è “tu”, – chi sono gli individui che gli si approssimano e per quali ragioni. Dovevano saperlo che si tratta di soggetti deboli psicologicamente e estremamente bisognosi. Ma niente. E così tutto si è complicato. Incompetenti dello spirito, della terra, della vita, approssimativi ed incompetenti. Tutto è stato preso alla lettera e si è fatto un unico minestrone. Neanche a dirlo, poi, se lo hanno fatto consapevolmente, perchè è anche peggio, dato che hanno cercato solo di ingrassare le proprie tasche a discapito di questi poveri insoddisfatti egocentrici. 

Oggi, riferendomi alle cose sulle quali si sta parlando e lavorando in questo periodo (vedasi il video del 15.4.2015 | S. Donato Mil.se, R. Bruno – Disorientamento: dissidio o desiderio?), il dilemma in esame è il seguente: “da dove proviene la mia confusione”? “Da dove proviene il mio disorientamento”? Capricci della percezione? Capricci di un ego insoddisfatto, illuso di poter diventare famoso, importante, ricco, felice, gonfio di cose, di vacanze esotiche, etc. oppure un profondo e reale dissidio? Ma io perché esisto? Cosa ci sto a fare a questo mondo? Stai cercando il compagno della tua vita? Il lavoro della tua vita? I figli della tua vita? La carriera della tua vita? O cosa? Illusioni, confusi capricci di una coscienza piegati ad uno scopo che non è il “tuo”. E quando dico “tuo”, non parlo con l’ego, ma mi riferisco a ciò che resta di quello che sei stato, e dell’uomo o della donna che avresti dovuto essere. 
Hai costruito la tua vita sugli altri che ti dicevano cosa è buono e cosa non lo è, cosa è giusto e cosa è sbagliato, adesso non ci capisci più niente, e allora fai finta di niente, ti adatti, ti omologhi e gridi anche tu le tue buone “ragioni” agli altri, pretendendo che ti diano “soddisfazione” e fintanto che vorrai avere l’ultima parola e non capisci di quale arroganza ti sei rivestito, … non mollerai, e se non molli non puoi “conoscere”. Con tutto il tuo grande “sapere”, caro il mio “sapientino” (giocattolo degli anni 70-80), non potrai conoscere niente se non ti arrendi e rinunci a vivere come vivi. Ti piace? Ne sei soddisfatto? Allora perchè leggi qui? Cosa te ne fai di queste mie parole? Non riesci nemmeno a capire cosa accade veramente durante una conversazioni con le persone, quello che vedi non è quello che realmente sta accadendo. Questo perchè non sai, ignori. 

Ignori che, per esempio, fondamentalmente ognuno evoca nell’altro solo ricordi. Ognuno porta avanti una conversazione e fa scelte solo in base ai ricordi che ha registrato, ricordi che altro non sono che il frutto dell’aver vissuto in un mondo fittizio, in un mondo pensato e studiato per renderti docile e manovrabile a piacimento. Non puoi sottrarti a tutto questo ed è per questo che le chiami “tentazioni”, per le quali ti è impossibile resisterle. E’ questo il senso del fatto che sei stato “condizionato”, sei stato addomesticato. Come dice Smith – “è lo scopo ad averci creato“! E lo scopo è la “ragion di stato” di tutti i governi del mondo e di questa civilizzazione. La mente erroneamente chiamata umana è un surrogato animale ottenuto attraverso la manipolazione della qualità di ragionare con cui l’uomo o la donna naturali nascono, ma vengono precocemente privati. Meglio sarebbe chiamarla malvagità umana, che intelletto o altro. Il “lume” della ragione viene piegato agli scopi della civiltà o società attualmente in essere e dominante su questo pianeta, creando questo surrogato mentale chiamato “mente”. La mente è la viva personificazione dell’ignoranza di questa società, del suo essere primitiva. Nonostante il suo sviluppo tecnologico, siamo inesorabilmente ancora agli albori di un’umanità cosciente ed auto-realizzata nell’essere. L’intelletto è un dono, un dono che gli uomini e le donne, a causa di altri uomini (meno dotati, ma prepotenti), non hanno ancora potuto comprendere di quale vastità e sostanza sia fatto. 

Cancellare la propria storia personale è alla base di una trasformazione, di un progressiva liberazione dal condizionamento subito per poter tornare a ragionare secondo quanto previsto dalla natura per noi umani. 2 cose si tengono insieme a vicenda in tutta questa storia, ed entrambe come 2 mani lavano la faccia alla nostra inutilità: (1) l’egoismo o programmi o condizionamento, e (2) il vissuto, i ricordi, memorie, la storia personale. L’una giustifica l’altra, e la giustifica in tutti sensi, sia in quello depressivo dell’inerzia, – del non ce la posso fare, non sono all’altezza, – che in quello attivo rancoroso e collerico, vestito da senso di ingiustizia o torti subiti. Entrambe sono facce della stessa patetica esistenza, patetica dato che viene vissuta senza alcuno scopo autentico, se non quello di servire un sistema che di te non può che fregarsene. Gli servi e ti usa quando gli fa comodo, quando fa finta di interessarsi ai tuoi problemi, perchè questo porta consenso politico o ai politici. 

Sei schiavo del tuo “vissuto”, della tua Storia personale e della programmazione subita. Le cose e le situazioni non sono mai quello che pensiamo siano. Tienilo a mente la prossima volta che discuti o ti sta accedendo qualcosa, ricordati che quello che stai vivendo non ha nulla a che vedere con quel momento presente, perchè è sempre la stessa storia che si ripete. Discuti sempre delle stesse cose, e ti accadono situazioni simili tra loro. Non te ne sei accorto? Non sei tu che dici – “sempre le stesse cose”, “che barba che noia”? Perchè? Perchè ti accadono sempre le stesse cose? Il tuo vissuto si ripete perchè non l’hai capito; tutto quello che di irrisolto di porti dietro si ripeterà. E’ un cane che si morde la coda: prima sei stato riempito di cose, di concetti, di “verità”, di assolutismi. Ragioni per assoluti e pretendi che siano anche veri, senza capire che le “parole” servono per descrivere qualcosa che per sua natura non è descrivibile, ma solo evocato e vissuto in se stessi; le parole non possono essere prese alla lettera, la parola è un aiuto per capire e crescere, la parola deve aiutarti a scegliere. La parola è imperfetta per sua natura, ma utile se la si comprende alla perfezione, se – se ne comprende il senso e l’utilizzo -, se si comprende che serve per darci un idea, allora la parola ha raggiunto il suo bersaglio. E questo vale con tutto, con Dio, con Padre, Figlio e Spirito Santo. Le parole sono ingannevoli se le prendiamo in assoluto. Non esiste nessun inconscio, come non esiste l’intelletto, sono solo parole, … parole che servono per farci giungere alla verità, alla scoperta diretta della cose. 

Molti dei ricordi che ci portiamo dietro non sono nemmeno nostri, ci sono stati passati dai nostri antenati come “conflitti” personali irrisolti e “paure” ingiustificate (ovvero “preoccupazioni”). Tocca a te. O cambi, e te ne liberi, o la catena andrà avanti inesorabilmente – “avanti il prossimo!!!” Per farlo devi renderti capace di capire, e soprattutto capire la necessità di essere responsabile delle tue azioni, devi renderti responsabile di ogni tuo atto, devi capire il valore della causalità. Dovrai capire cosa significa essere responsabile. La responsabilità non ha nulla a che vedere con la colpa. Fai ciò che vuoi, questa è l’unica legge, ma ricorda che di ogni tuo atto renderai conto, che ti piaccia oppure no; questa è l’unica grande legge su cui regge tutto l’universo: Causa effetto, causalità, o Karma, sono tutti sinonimi. Dovrai capire che tutto ciò che fai è conseguenza inevitabile del condizionamento subito e del vissuto che hai già accumulato. Dovrai rimettere in discussioni, dovrai rivoluzionare tutti i dati raccolti sino qui. Dovrai “ricapitolare”. Ma per farlo ti serve prendere dimestichezza con la “calma”. Dovrai sperimentare l’alternativa ai tuoi stati ordinari.  Dovrai ricapitolare nel tentativo di capire, e per farlo ti servirà sapere (cosa diversa dal “conoscere”) che le opinioni che hai non sono tue, che non sei in grado di capire, e quindi non potrai solo che “ricordare”, e “ricordare”, ed ancora “ricordare” fino a quando ad un certo punto capirai. Non potrai usare la testa per farlo, perchè in questo momento come tu pensi è frutto del mondo là fuori e non di una nuova educazione auspicabile e possibile.

Non puoi deresponsabilizzarti solo perchè la società te lo ha fatto credere, perchè comunque la tua vita oggi è la conseguenza di tutto quello che hai fatto e quello, che potendolo fare non hai fatto, nel bene e nel male. Pensaci! Nulla di ciò che fai non ha conseguenze, ma al contrario, tutto quello che fai ha delle conseguenze, delle ripercussioni nella tua stessa vita, in positivo ed in negativo, a meno che tu non abbia iniziato a capire e conoscere la filosofica iniziatica. Allora capirai che tutto è una grande opportunità di crescita, non ci sarà giusto o sbagliato, ma ci sarà solo cosa sta realmente accedendo e perchè. Questo significa stare, ovvero, spostare la propria “ragione” nel “campo di esistenza” di un problema. Ogni cosa che fai è macchiata dal giudizio, dal credere quello che pensi essere giusto o sbagliato. Sei di destra o di sinistra? Ma che domanda è? Fai cose di destra o di sinistra? Ma come siamo ridotti?! La vita è contornata di opportunità per capire chi siamo e cosa facciamo qui, opportunità di crescere, ogni evento è uno schema di video game, una prova che superata ci rende più intelligenti, ed invece cosa facciamo, ci rotoliamo a terra e sbattiamo i piedi come un bambino capriccioso e viziato che vuole quello che gli è stato promesso. Ma non hai capito che ti hanno raccontato un mare di “balle” per tenerti buono? Come fai ancora a credere che la politica, o il sistema possa provvedere a te? 
E poi vuoi sapere cos’è il progetto Zion. Ma come potrai capirlo se sei attaccato alle tue opinioni, alle milioni di credenze che ti porti addosso? Non puoi liberarti da questa cosa senza farci un lavoro sistematico e con metodo. Da quando sei bambino hai sentito e visto cose, cose di questo mondo, di questa civiltà. La prigione è tutta intorno a te e davanti ai tuoi occhi. Gli adulti di allora ti hanno fatto e detto cose, che per lo più tu hai assorbito e quindi di fatto subito. Ad un certo punto hai iniziato a crederci, non puoi nemmeno ricordarlo quando, perchè è stata una goccia dopo l’altra, ma sta di fatto che hai iniziato a credere che la realtà fosse così come ti è stata mostrata ed interpretata per tutto quel tempo. Cosa hai visto realmente? Saresti in grado di dirlo con certezza? Oggi le tue decisioni si basano su questo tipo di esperienza. Sei rimasto intrappolato in un circolo vizioso di riproduzione perpetua di ciò che credi essere vero. Lo capisci che senza una scuola tu da questa cosa non ne esci? Ti serve un lavoro sistematico e senza sosta. E’ come scavare un tunnel. Se solo tu sentissi di essere schiavo, non esiteresti un minuto ad iniziare a farlo. E’ questa la rinuncia promossa della filosofia iniziatica. Ma chi la capisce veramente? Vi piacciono le parole con cui infarcite la vostra importanza personale, ma c’è molto poco, altrimenti avremmo già iniziato a vedere altro. 

Priorità! E’ di questo che sto parlando. Di priorità e di urgenza. Ecco perchè è difficile realizzare il “progetto Zion”. Perchè quando dico l’individuo al centro non viene capito, viene inteso l’individualismo, l’individualità al centro, ma non è quello che ho detto. Intendo dire che il primo lavoro sostanziale deve essere fatto individuo per individuo perchè è così che ti hanno lavorato, sistematicamente e con metodo: è che tu non lo hai capito e visto, e loro lo hanno svolto senza neanche accorgersi di esserlo. Servono persone che sentono questa urgenza, sentono la minaccia, sentono la necessità di iniziare a mettere il seme, di mettere la pietra di una nuova cattedrale. Ecco perchè serve il contributo delle persone, il contributo diventa l’espressione di questa necessità, perchè dal cielo senza necessità non piove nulla. 

Serve il contributo almeno di quella minoranza motivata al punto tale da rappresentare, senza accorgersi di esserlo, la chiave di volta di un cambiamento riproducibile su larga scala. Le persone aspettano che Zion piova dal cielo, aspettano che siano altri a fare il passo. Tempo fa scrissi che capivo la ragione per cui il signor Gurdjieff colpiva le persone nel portafoglio, ma allo stesso tempo lo trovo “riduttivo”. Purtroppo oggi la volontà dei più è mossa dal “denaro”. La volontà dell’uomo moderno è mossa solo dal “denaro” e quindi se vuoi fargli fare qualcosa, anche se è per ed a loro beneficio, devi colpirli in quello. E’ come quando ci si iscrive in palestra e ti fanno pagare in anticipo, sanno che una volta che hai pagato frequenterai, altrimenti se devi pagare di volta in volta, dopo un pò non ci vai più. Chissà che non ci sia un modo diverso per fare le cose. 

Ci si prende in onda!!! At salut!

Scritto da Rocco BRUNO – 2015
Per i libri e il Calendario degli incontri: usciredamatrix.com, Calendario!

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La Pasqua e l’Ultima cena, significati


Secondo quanto possiamo leggere dai vangeli sinottici, il giovedì mattino i discepoli si presentarono a Gesù chiedendo in quale luogo avrebbe voluto celebrare la pasqua, che per quanto i più ritengano si tratti di un commemorazione ebraica per ricordare l’esodo e la liberazione del popolo israelita dall’Egitto, in realtà è un mito non solo pre-crsitiano o pre-ebraico, ma si perde tra le varie tradizioni più antiche, oltre ad essere incredibilmente astrologico. Ma andiamo per gradi. 

La parola pasqua ha diverse derivazione a seconda delle culture e delle lingue. Nella cultura ebraica, il riferimento, per quando l’etimologia sia incerta, è alla parola “pesach” che significa “passare oltre”, o anche “tralasciare”, e si dovrebbe riferire al racconto della decima piaga, nella quale il Signore vide il sangue dell’agnello sulle porte delle case di Israele e “passò oltre”, colpendo solo i primogeniti maschi degli egiziani, compreso il figlio del faraone (Esodo, 12,21-34). In questo caso il soggetto è “l’angelo sterminatore” che, vedendo il sangue dell’agnello, “passa oltre” (hypérbasis) le case degli Ebrei, procurando loro la salvezza. La Pasqua o Pesach può anche essere vista come il passaggio tra le acque del mar Rosso, è l’esodo del popolo verso la terra promessa, la pasqua è l’azione, il “fare” forte di una volontà o vocazione alla libertà. Il simbolo del sangue dell’agnello, è il talismano, il rafforzativo di questa volontà o “intento”, il sangue innocente della nostra essenza, che degenera nel tempo nella tortura di un povero animale appena nato. 

Questo stesso simbolo diventa nella tradizione cristiana il sangue del Cristo, ovvero il sangue del sacrificio nella liberazione della coscienza dalla materia di cui l’anima si è rivestita ed ha accumulato. Leggasi a questo proposito anche il Pistis Sophia, vangelo gnostico per eccellenza dove questa idea delle sollecitazioni della materia, e la necessità di rinunciarvi è spesso proposta come opportunità nella trasformazione di se stessi. Il punto è, che bisognerebbe capire il senso di questa rinuncia, e non scimmiottare la povertà di S. Francesco sbandierandola come un totem di purezza o castità. Cristo, con la sua passione e risurrezione, è “passato oltre” i limiti della morte e comunica questo dono a coloro che crederanno senza vedere, a coloro che crederanno in lui, ovvero nel processo personale che la parola Cristo rappresenta. Cristo è un simbolo, Cristo è un lavoro possibile, Cristo è la coscienza che si sviluppa consciamente, Cristo è la volontà che si manifesta volontariamente.

Quindi come per la parola Cristo, è inutile dire che la “pasqua”, come la si voglia chiamare, non ha nulla a che vedere con presunti eventi storici, e questo né nel primo caso (pasqua ebraica), e nemmeno nel secondo (pasqua cristiana). Il popolo in schiavitù siamo tutti noi, l’Israelita è colui che cerca di incarnare Dio (il massimo grado possibile di sviluppo di un essere umano) in se stesso, e di uscire dalle sue prigioni. Mosè che separa le acque è ancora una volta un simbolo della trasmutazione. L’Egitto e la terra promessa Israele, sono regioni interiori nell’uomo, non terre da contendersi là fuori. La Pasqua è la festa della liberazione del popolo dalla schiavitù, la pasqua parla della tua personale liberazione, ecco perché è un rito santo e può essere un momento importante di trasformazione interiore. 

Con il cristianesimo la Pasqua non acquista nessun nuovo significato, come spesso viene detto, ma semmai viene rafforzato il simbolo, l’idea stessa della liberazione finale, spostandola sul piano individuale, sul piano dell’individuo, sul piano interno. Mentre per una parte si attende la venuta del Messia, nell’altra il Messia è arrivato, sempre se si sia compresa o intesa la parola alla perfezione, altrimenti siamo alle solite. Il “Messia” non è una persona, ma una forza che deve maturare nell’individuo che inizia a rendersi conto che c’è qualcosa di strano in questo, che c’è qualcosa che non quadra e vuole capirci di più. Il resto dorme ed aspetta la venuta di un Messia che non verrà mai, o comunque se lo farà sarà qualcosa sempre da ascrivere a qualcun altro e là fuori. L’avvento del Messia è l’avvento di uno stato di necessità e presa di responsabilità della propria vita, è quando prendiamo la croce dei nostri processi personali ed iniziatici e ci dirigiamo sul Golgota dove sacrificare tutto il nostro egoismo e soprattutto egocentrismo. 

Pertanto, se nell’ebraismo il centro del “mito” o racconto “mitologico” è il popolo degli israeliti, ovvero coloro che cercano la rivoluzione personale, nel cristianesimo questo simbolo radicalizza nell’individuo e nell’idea della nascita di una autentica coscienza, ovvero il Cristo (coscienza oggettiva o Turija). Come più volte ho sottolineato in questo blog, la parola Cristo non ha molto a che vedere con un presunto Gesù storico, ma è il simbolo di una rivoluzione interiore auspicabile e possibile, un ulteriore sviluppo al quale l’uomo o la donna possono protendere. Ma per realizzare questa rivoluzione è necessario vivere in se stessi la passione, quella stessa passione che porta il Cristo a suo ulteriore rinnovamento e resurrezione. 
Inoltre la parola “pasqua” (pascha in greco e latino) è una traslitterazione dell’aramaico pasha ed è riconducibile al verbo greco páschein, che alcuni traducono in “soffrire”, riferendolo quindi alla passione (páthos) di Cristo. I verbi per loro natura definiscono un azione, un “fare”, quel “fare” volontario o intento di cui ho già parlato sopra. La passione-risurrezione del Signore come “atto” diventa quel processo dal profondo significato salvifico, di cui i più oggi ne ignorano la vera radice e significato. Signore lo è chiunque e non lo è nessuno, Signore è ognuno di coloro che cerca la vera liberazione dalle catene della sua schiavitù innanzitutto mentale, Passiamo così dall’idea espressa dal termine “passaggio” (diabasis, transitus), il cui soggetto è il popolo che “passa” dalla schiavitù dell’Egitto alla Terra promessa attraverso il Mar Rosso, trasmutazione (sessuale), simbolo che ritroviamo nel rituale del battesimo, poiché con il battesimo si “passa” dalla schiavitù del peccato e dei vizi e si entra nella comunità delle anime purificate, alla passione-risurrezione o sacrificio o morte stessa dell’ego. Cristo” – scrive in questo senso Apollinare di Laodicea – “non ha mangiato la pasqua, ma è diventato egli stesso quella Pasqua, il cui compimento è nel Regno di Dio, quando passa oltre definitivamente la morte: ciò infatti indica la parola pasqua, che significa passar oltre” (Commento a Matteo, frammento 130).
La pasqua poi è anche astrologica e questo lo possiamo dedurre dal come si calcola. Essa è infatti la prima luna nuova dopo l’equinozio, dal latino “equi -noctis” e cioè “notte uguale” riferendosi alla durata del giorno e quindi ancora una volta qualcosa legato all’esposizione del pianeta Terra nei confronti del Sole. La Pasqua, dunque, segna una precisa posizione e una serie di influenze dei pianeti di questo sistema che i nostri antenati conoscevano e di cui, con buona probabilità, sapevano anche come fruttarlo, che uso farne non solo per la semina, ma per elevare il loro Spirito. La Pasqua come il Natale è astrologica. Il Sole che emana Luce e Calore, che sono poi il corpo e il sangue del Cristo, emana anche una precisa Vibrazione (Logos), ed è questa vibrazione alla quale i nostri antenati cercavano di armonizzarsi attraverso la ritualità del pane e del vino. Come elementi intrisi della forza solare, il pane ed il vino diventano il veicolo della trascendenza individuale, idealmente, ma non solo, i partecipanti alla cena del giovedì assimilavano in loro stessi “atomi” vibranti della luce del Cristo, ovvero della luce solare, ma soprattutto la vibrazione che è la cosa più importante per il nostro personalissimo sviluppo in senso coscienziale. 

Il nostro problema è che il positivismo vi ha messo nella testa che queste influenze a nulla valgono e che non esiste nessuna relazione tra il sole e la tua coscienza, fino a convincerti che l’invisibile non esiste. Purtroppo per noi è tutto l’opposto ed adesso fatichiamo tantissimo per riuscire a collegarci ad una realtà che viviamo solo come dogma di fede, il che non sposta nulla dentro di noi se non la nostra vanità e l’orgoglio di coloro che si sentono cristiani ma che di “cristico” non hanno nulla. 

Cristo è luce, è coscienza, Cristo pulsa nelle viscere del nostro sole centrale, Cristo è il fuoco della sapienza che Prometeo rubò agli dei per darlo agli uomini, che ne hanno dissimulato l’utilità e corrotto il mondo creando una religione che è il sistema di controllo. Ti hanno deluso e questa delusione di amareggia ogni volta che senti parlare di Dio, di “Spirito” e di “Cristo” o di rituale del pane e del vino, ma è solo il controllo di un falso istituto che ha preso la conoscenza e l’ha deformata per rende inservibile che sta lavorandoti dentro, dobbiamo poter morire a tutto questo e rinascere ad una nuova vitalità interiore. Siamo stati spenti dal più spaventoso dei dogmi, il più putrido dei “credo” e cioè: L’inevitabilità della morte. Cancella questo pensiero distruttivo e conquisterai la vita, è questo che insegna il Cristo Gesù quando dice chi crede in me non assaporerà la morte. 

Dobbiamo morire in vita per risorgere, questo è il “perchè”, questo è l’enigma della Pasqua, ecco cos’è la volontà Cristo o Crestos, una volontà focalizzata, chiara di risveglio, e di vincere il dogma dell’inevitabilità della morte, spazzare va il fantasma del tempo. E’ di questo che parla Gesù quando dice chi conoscerà me non assagerà la morte. Quando un individuo si avvicina al suo altare dopo che ha preparato il pane e mescolato il vino, ha acceso il fuoco dello Spirito, avrà benedetto questi elementi, che significa consacrarli a sacrificio “eucristico”, che significa un intento focalizzato ad imprimere nel pane e nel vino tutta la forza Solare, Ignea, trascendente e liberatrice, come una luce, come la luce che consuma il programma Smith; quando questo individuo avrà ingerito il pane, masticato e poi mescolato nella bocca con il vino, allora, il suo intento a dissolvere la morte, il pensiero distruttivo della sua inevitabilità, si attuerà, ed io defunto conoscerò la vita. 


Come un raggio, come quel raggio che illumina tutta matrix, è la Pasqua che dissolve ogni oscurità e apre il cielo nero ad una nuova possibile nascita, se non fai la Pasqua, che cosa fai? Sappi che l’ombra ha i suoi rituali e li fa, eccome, fare il pane, e preparare il vino, benedirlo e darlo a tutti con lo scopo di svegliare NEO in ognuno di loro è un evento che non possiamo sottovalutare, se per rivestirci dell’abito di luce e diventare un flusso luminoso abbiamo bisogno di compiere gli atti che si compiono nel mondo, allora: così sia!

Dal 25 dicembre la luce aumenta, incalza il buio, le tenebre (quelle stesse che ci fanno “paura”), insieme al calore ed alla vibrazione, per trovarsi nel cielo di primavera, ovvero nel suo equinozio in una posizione ideale, ti totale equità, per l’inizio di un nuovo ciclo. Qualcosa muore, la personalità, l’ego, e qualcosa di nuovo rinasce, il Cristo, ovvero la coscienza. Qual’è il centro, lo scenario di tutto questo processo? La Terra, questo meraviglioso pianeta è il ricevitore della luce, ecco perchè trovate in Pistis Sophia il nome di Melkisedeck, esso è il logos della terra, il Ricevitore della luce. Si capisce quanta poesia c’è in tutto questo? Il Sole e la luna irradiano le loro influenze e la Terra le riceve per compiere i suoi processi di crescita che ai nostri occhi appaiono come “inverno”, “primavera”, “estate” ed “autunno”. 4 come le direzioni, 4 come gli elementi, 4 come le braccia di una croce dove non è il maestro che al sacrificio, ma la personalità e l’ego. Gesù compie da buon sacerdote dell’ordine di Melkisedeck i suoi processi per diventare un Dio, Quis et deus? Michael! 

Ci sono altri elementi astrologici interessanti, andrò per sommi capi, e schematizzando molto. Guardate quest’altra cosa. Gesù mandò Pietro e Giovanni (uno è il sesso e l’altro è il verbo, le gonadi sessuali e la laringe; del loro collegamento ne ho già parlato) in città dicendo loro che avrebbero incontrato lungo la via un uomo con una brocca d’acqua, diretto verso la casa del proprio padrone. I due avrebbero dovuto seguirlo e chiedere al padrone di casa se era possibile per Gesù celebrare la Pasqua nella sua dimora. Nonostante l’opinione accreditata che vede nel padrone del cenacolo il padre, o comunque qualche parente, di Marco, il futuro evangelista, la metafora è astrologica. L’uomo con la brocca d’acqua è la costellazione di acquario, … 

Ogni uomo ed ogni donna sono una stella, simili a lumi misteriosi appesi al firmamento. Dio è la fiamma che crepita in tutto, la vivificante geometria di tutto. Perciò il numero è santo ed infinito, è eterno. Laddove Lui risiede non vi sono differenze: la diversità è l’unità, l’uomo e la donna in se sono il mistero, e la donna è la trascendenza per l’uomo, ecco perchè Maria assiste al dramma Cristico, ed perchè è sempre lei la prima scoprire il sepolcro. Ma questa è veramente un altra storia, una di quelle storie che non si riescono a raccontare, … 

| PROGETTO ZION | area Formazione | L’uso di FB come piattaforma DIDATTICA |

Non è una novità, almeno per i frequentatori di questo blog, che personalmente abbia più volte sollevato alcune riserve, non tanto sullo strumento in se, ma su l’utilizzo sconsiderato, inutile, inconsapevole, strumentale, deviato, alterato, adultero, miserabile, esecrabile, etc. di facebook. Le persone non vengono preparate, non sono educate ad utilizzare questi strumenti. Sono solo lasciate a se stesse, per quanto ognuno creda di saperne qualcosa in merito al suo utilizzo.

D’altronde cosa c’è di male?” – mi dirai. Risposte –  “nulla, niente” – non è questo il punto, nel domandarselo si perde il centro o punto del discorso. Questo bisogno di identificare o individuare cosa è “bene” e cosa, per lo più, è “male”, fa parte del modo stravagante col quale siamo stati “educati”. Nella stessa affermazione – “Cosa c’è di “male” – implicitamente presupponiamo un qualche genere di colpa o peccato. conosciamo bene da dove deriva questo senso di colpa ed inevitabilmente però lo alimentiamo e perpetriamo lo stesso. Abbiamo bisogno di trovare sempre una colpa ed un colpevole, invece di capire che ciò che importa, ciò che è realmente centrale è crescere, è ciò che “siamo“, è chiedersi semmai – “cosa sto diventando”. Il centro resta sempre “il divenire” o, qualcuno la chiamerebbe, l'”evolvere“. Quando il divenire va nella direzione di un cambiamento o crescita o maturazione o saggezza la chiamiamo per comodità evoluzione, quando è in senso della perdita di dominio su di se, di discesa negli istinti più animaleschi, la chiamiamo “involuzione”.

Nei miei precedenti articoli, “facebook. Un eggregora spaventoso” e “facebook. Il piacere di mettersi in mostra” mettevo l’accento proprio su alcune su queste finalità e scopi. L’innovazione è uno strumento che dovrebbe servire per rendere non solo migliore la vita delle persone, migliorandone le possibilità sociali, di relazione, ma dovrebbe anche migliorarne le qualità intellettive, ovvero dovrebbe servire anche per migliorarci come individui. Purtroppo non è quello che accade perchè alla deriva o sbaraglio ad utilizzarli senza particolari avvertenze, questi strumenti si traducono ancora una volta in modi diversi per dire sempre le stesse cose di noi, dandoci sempre la stessa sensazione di contare qualcosa, cosa che così non è. Milioni di utenti Fb. Le persone non sono preparate ad utilizzare questi strumenti in un altro modo che nel modo con cui usano continuamente tutto, con le solite logiche e finalità: bisogno di considerazione e bisogno di mettersi in mostra.

Lasciati senza un adeguato tipo di educazione tutti questi incredibili strumenti di lavoro diventano le solite piattaforme utili solo a chi le ha pensate, strumenti utili a produrre: uno, controllarti e due, prendere ed acquisire dati sensibili per rivenderle, o produrre campagne pubblicitarie o servizi o cose sempre più adatti ai vari gusti, ovvero per pilotare i tuoi interessi. Per fare indagini di mercato e rendere disponibili a chi paga i tuoi dati personali. La prossima volta che pensi che un account è gratuito ricordati che quando clicchi su accetto e do il consenso, stai accettando le condizioni di utilizzo del servizio, condizioni che comprendono le clausole vessatorie relative all’utilizzo dei tuoi dati sensibili, il monitoraggio, e molto altro utile per l’invio di promozioni, indagini di mercato e molto altro.

La cosa veramente interessante dal punto di vista sociologico è che nel giro di pochi anni (circa una decina) sono riusciti a farci credere che Facebook sia in qualche modo un luogo dove socializzare, uno strumento per socializzare ed aumentare la cerchia delle nostre conoscenze o amicizie.

L’etimologia della parola (sociale, socializzare) deriva dal latino socius, ovvero socio, compagno, inteso come colui che condivide una qualche appartenenza. Di stesso indirizzo è la parola associare, ovvero mettere insieme. Il bisogno quindi di appartenenza, di sentirsi parte di un gruppo è il meccanismo sul quale si fa leva per portarci nel sistema sociale o social network. Mi frega assai di socializzare su uno strumento così assurdo e virtuale come questo. Socializzare è qualcosa che ha a che vedere col l’incontrare le persone materialmente.

Se questo “sistema digitale” o rete o network che chiamiamo “internet” aiuta a fare questo è un conto, ma se crea dipendenza, e le persone invece di trovarsi, di aggregarsi, l’unico contatto che hanno è questo surrogato virtuale, comincia ad esserci qualcosa che non quadra più del solito. Per questa ragione ho deciso già da tempo di mettere mano ai rapporti che si sono creati attraverso il web e che li sono rimasti. Sono esclusi pertanto da questo discorso tutti coloro che conosco di persona e che quindi hanno avuto modo di incontrare il lavoro che faccio e sono capici di capire che non c’è altro che quello.

Non essendo io unico e solo proprietario del mio profilo e delle pagine e gruppi che amministro, dato che, avendo io accettato le condizioni di utilizzo del servizio, di fatto è facebook.it, in qualità di utente del servizio però e nel rispetto delle regole della “community di facebook” intendo disporre di questo mio profilo come di una “PIATTAFORMA DIDATTICA“, cosa che avevo già in qualche modo palesato da qualche tempo e che adesso, avendone il tempo, formalizzo. Questo significa che pur rispettando le regole della community non intendo sottostare necessariamente alla consuetudine con cui viene utilizzato questo strumento o servizio.

Questo significa che tutti coloro che chiederanno l’amicizia a questo profilo verranno considerati studenti ed aderenti alla piattaforma DIDATTICA i cui scopi sono innanzitutto scovare ogni forma di egocentrismo. Ogni, a mio insindacabile giudizio, ipocrisia verrà fermamente demolita con tutti i mezzi verbali disponibili, come è già stato più volte dimostrato. Chiunque si sia fatto qualche strana illusione di considerarmi suo amico, dovrà iniziare a convincersi dell’impossibilità di tale relazione telematica. Nulla di ciò che gira qui dentro è reale, e dimostrarlo è mio preciso e fermo interesse.

Coloro che si avvicinano a questa “piattaforma didattica” dovranno essere motivati dall’aver ben compreso la mancanza di libertà nella quale versano senza illusioni di alcun genere e lasciando ogni speranza di uscirne con giustificazioni di qualche tipo. Coloro che hanno chiesto l’amicizia nel passato sono informati che aderendo al mio profilo aderiranno anche a tutti gli strumenti didattici che intendo mettere in atto, anche a maltrattamenti di qualsiasi sorta. Se pensano di incontrare in me un amico si sbagliano. Io non esisto, per voi sono solo una stringa di caratteri che risponde alla vostra stessa emotività con la stessa vostra veemenza. Non ci provete nemmeno a capire con chi avete a che fare non fare che polarizzarvi sulla vostra idea.

A questo proposito, invito pertanto tutti coloro che hanno chiesto in tutti questi mesi e anni l’amicizia per altri scopi differenti dalla DIDATTICA di togliersi dal profilo dando la possibilità ad altri di usufruire di questo servizio. Per i contenuti che pubblico potranno comunque usufruirne dato che sono disponibili anche senza far parte dei miei contatti.

Tutti gli altri non si stupiscano dei miei “eccessi” o eccentricità dato che sono parte integrante del tentativo di fare di questo strumento “inutile” quale è Facebook in una piattaforma DIDATTICA di qualche tipo.

Sostieni il progetto Zion facendo una donazione su: qui!

Info varie ed attività: associazionezion.org

L’orrore della situazione e la rivoluZIONe!


La vita come la concepiamo noi umani (il termine “vita” lo ha coniato l’uomo) è comincia approssimativamente un miliardo di anni fa, prima di vedere le prime forme di vita organica e produrre i primi rudimentali cervelli, che altro non sono che le centrali di controllo di un essere sensato in grado di mescolarsi alla materia per fare un qualche tipo di esperienza utile al suo sviluppo, sono dovuti trascorrere altrettanti miliardi di anni. Per miliardi di anni i vortici centro mossi hanno attirato polveri (materia indifferenziata) verso il centro (gravitazionale), accumulando e generando gli agglomerati che conosciamo come pianeti e stelle. Semplificando di molto dirò che la differenza tra i corpi celesti e planetari consiste nella diversa oscillazione del vortice. La materia roteando si è accumulata ed ha iniziato a produrre le masse che adesso possiamo osservare, la ragione per cui orbitano intorno ad un asse è l’effetto di questa oscillazione. 

Miliardi di anni per produrre i pianeti ed i soli, ed altri miliardi di anni affinché si producesse il nucleo e la crosta, ed infine i gas delle loro atmosfere. I pianeti come la terra sono poi caratterizzati dalla formazione di acqua, fonte primaria per la manifestazione della vita organica, mentre la vita inorganica di cui si nutrono (alcune forme di vita chiamate vegetali) oltre all’acqua sono i minerali. La base della vita organica è di fatto quello che chiamiamo la cellula. 

La cellula compare si duplica, si organizza in organismi viventi che a loro volta si riproducono per mezzo di quello che chiamiamo sesso. La riproduzione è una forma di duplicazione e trasferimento di informazioni proprio come per le cellule, solo che le cellule si scindono, invece le forme di vita organica si devono unire per riprodursi. per capire questa idea dobbiamo introdurre il concetto di sistema e dell’operatore “+”. 1+1 dal punto di vista sistemico non fa 2, ma 3; questo perché la somma degli elementi di un insieme fa una terza cosa differente o di un livello superiore, come il risultato della somma della cellule non fa una cellula, ma un organismo vivente che si discosta di molto dalle singole caratteristiche. Questa terza cosa ha possibilità maggiori di ogni sua singola cellula. 

Ma veniamo al punto più interessante. L’ambiente influenza le forme e di fatto che costringe a modificarsi se vogliono restare in vita: le forme si modificano per adattarsi all’ambiente; al momento della riproduzione il genitore trasferisce al figlio il suo patrimonio genetico o le informazioni o dati raccolti fino a quel momento. Una volta comparsa una nuova forma di “vita”, ogni singolo soggetto trasmette alle seguenti generazioni le informazioni acquisite nella sua esistenza. I dati raccolti nell’esistenza contribuiscono all’evoluzione della specie. Ciò che non serve viene rimosso, o involve. In questo modo la “vita” garantisce a se stessa il suo mantenimento e l’evoluzione. L’umanità come tale è sottoposta allo stesso “sistema” o natura di “mantenimento”. 

Le variazioni o mutazioni, diciamo genetiche, all’interno di una specie sono dovuta a cambiamenti ambientali quale mutamento necessaria al fine del “mantenimento” della forma o vita stessa. E’ in questo che consiste l’idea di “selezione naturale”, una spinta o impulso come motivazione della vita, la vita è scopo e strumento, in suo scopo è vivere, e per farlo trova sempre la strada, questa strada noi la chiamiamo: evoluzione. Ma tutto ciò che e-volve può anche in-volvere, pertanto, forse sarebbe più appropriato parlare di necessaria “rivoluzione”. 

Il senso delle parole evoluzione, involuzione e rivoluzione si è perso molto nel tempo, ed oggi assume significati un po’ differenti, in origine di trattava di descrivere forze centripete e centrifughe da un presunto centro o vortice centro mosso, e quindi la rivoluzione risultava un accelerazione che supera l’equilibrio stabilito. Diciamo che se restiamo nell’ambito di questo significato possiamo dire che evoluzione ed involuzione sono l’equilibrio in un ciclo vitale dove tutto nasce cresce, produce effetti, e poi inizia inesorabilmente a consumarsi a causa del trascorrere del tempo (involuzione). In quest’ottica il rilascio di informazioni o patrimonio genetico è necessario per la continuazione di una specie o forma di vita, tutte le mutazioni alle quali la vita si è trovata ad attuare per adeguamento alla variazione dell’ambiente vengono trasferite alla nuova forma o progenie. In questo senso la vita di quella specie si preserva e “mantiene” tale, ovvero in vita. 

Tutto in natura tende al perfezionamento di sé, la natura come tale evolve costantemente nel tentativo di adattarsi al mutamento delle condizioni “ambientali”, a nuovi cambiamento di stato compaiono nuove possibilità e di conseguenza nuove forme di vita (l’esempio classico è l’era dei dinosauri della preistoria). L’uomo è, in quanto parte della vita “organica”, sottoposto allo stesso tipo di necessità o “impulso”. Tutto quello che non è in grado di evolvere si estingue (cit.: “o ti elevi o te levi”), in questo consistono le leggi di evoluzione ed involuzione. Tutto in natura si rinnova per mezzo dei cicli ed in particolare attraverso quel ciclo che l’uomo osserva e chiama di nascita e morte o riproduzione

 

L’umanità, come specie, è parte dell’evoluzione della vita organica, e come ogni specie “evolve” solo per l’aggravarsi, o meglio, per i mutamenti delle condizioni “ambientali”, se non rivoluziona un giorno si estinguerà. L’essere umano non è il prodotto di un evoluzionismo genetico (Darwin), ma la necessaria conseguenza di un processo di mutamento delle condizioni ambientali. L’uomo è comparso quando le condizioni permettevano la sua nascita e da lì ha iniziato a riprodursi. 
E’ necessario a questo punto chiarire in cosa consiste l’evolvere della forma umana. Ciò che differenzia l’uomo dalle altre forme di vita è che, in quanto dotato di intelletto e di quella particolare qualità chiamata “Coscienza” di se, la sua evoluzione non segue linee convenzionali ovvero osservabili in tutte le altre forme di vita (anche se questo non è del tutto vero), ma prevede qualcosa che ha molto a che vedere più con una “rivoluZIONe”, che un qualche tipo di “evoluzione” meccanica (prevista e in atto per tutti gli esseri viventi). In questo senso l’evolvere nell’uomo assume un valore aggiunto. Ho usato il termine “rivoluZIONe” proprio perché nell’uomo questo particolare impulso nella direzione del perfezionamento di sé prevede l’evolvere di quella particolare qualità che è la “coscienza”. 
«L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua coscienza e la ‘coscienza’ non può, evidentemente, evolvere inconsciamente.  L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua volontà, e la Volontà’ non può evolversi involontariamente. L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione del suo potere di fare, e ‘fare’ non  può essere il risultato di ciò che ‘accade’.» G. I. Gurdjieff
L’uomo in quanto uomo è dotato della possibilità di produrre un ulteriore sviluppo che va oltre l’evoluzione stessa della natura per come viene comunemente intesa. Per compiere questo tipo di lavoro è necessario avere una mente critica e analitica, ogni idea deve essere compresa individualmente e concretamente in relazione alla propria esistenza pratica, ogni idea deve essere capita nel suo significato più profondo. Il lavoro su di sé è un percorso duro e insicuro, non è mai garantito nulla e solo attraverso i propri “sforzi”, soprattutto sulle prime, di comprensioni possiamo sperare di arrivare a ciò che è possibile raggiungere per l’essere umano

Abbiamo bisogno di “capire”, serve avere un “dissidio” interiore che metta in discussione tutte le nostre certezze, acquisite in quel processo di condizionamento ricevuto sin dai primi anni d’infanzia. Questo “dissidio” è il frutto di un “osservazione” della realtà che porta inevitabilemente a capire che c’è qualcosa che non quadra in quello che ci è stato detto e raccontato essere la “realtà” nella quale viviamo e ci muoviamo
 

In questo senso non ci sono religioni e non c’è scienza in grado di dirci realmente di cosa stiamo parlando, perchè le descrizioni di entrambe sono infantili e viziate da scopi che sono diversi dall’autentica necessità di “sapere” e quindi “capire”. Una parte ha interesse di lasciarci ignoranti ed idolatri, e l’altra serve scopi sistemici per produrre innovazione e scoperte tecnologiche che alla fine non faranno altro che aumentare il vuoto interiore e l’impossibilità di esplorare la verità sulla nostra stessa esistenza. Manca di fondo la domanda più importante: perchè?
 
Perchè esisto? Cosa ci sto a fare qui? Qual’è il mio scopo? Per la maggior parte degli uomini queste domande non hanno risposte e rinunciano ancora prima di cominciare: di fatto stanno rinunciando a “vivere”. Lo scopo dell’autoconoscenza è proprio quello di «essere», di scoprire cosa siamo, per questo è necessario «essere differenti» da ciò che si è adesso, per questo è necessario prima di tutto ripulirsi da tutte le stravagenti “idee” che sono state depositate nel tempo in cui abbiamo vissuto all’oscuro di questa domanda. 
Ecco perchè il principale ostacolo a un ulteriore sviluppo possibile ed auspicabile per l’essere umano è l’arroganza, il primo vero grande peccato capitale: la superbia. L’arroganza, ad esempio, di pensare di essere già cosciente, scambiando per coscienza certe conoscenze (mentali), apprese tramite il condizionamento esterno. Concetti, l’uomo confonde i suoi concetti per coscienza, ma la coscienza è quando ti rendi conto, è quando capisci, se non capisci, non c’è coscienza, c’è solo una grande presunzione di sapere. Lo scopo di quello che faccio non è convincervi di una verità, ma di produrre quelle “idee” capaci ed in grado di mettere in discussione questa presunzione, in modo da sgretolare passo a passo tutte le convinzioni o credenze acquisite ed assorbite durante tutta la tua esistenza ordinaria, producendo quello choc utile a minare e tradire le basi delle tue certezze, col fine ultimo di precipitarti in uno stato di “disperazione” utile a farti abbandonare ogni “illusione” precostituita
 
Senza questa esperienza non possiamo parlare di alcun autentico processo di trasformazione, ogni individuo che si incammina in questi “studi” ha necessità di morire coscientemente (e per “coscentemente” non mi sto riferendo ad un concetto, ma alla possibilità che veda, che si accorga, e quindi scelga di lasciare andare ogni illusione) a tutto ciò che crede di essere stato, cioè ha la necessita di rendersi conto ed essere pienamente cosciente di essere vissuto in un mondo fittizio. Per questa ragione la prima delle cose che l’individuo che si avvicina a questi studi deve intendere e concepire è: l’orrore della sua condizione (attuale), ovvero, l’orrore della sua situazione. Solo così è possibile mostrargli la soglia di quel rinnovamento e crescita auspicabile e possibile. Anzi in realtà la inizierà a vedere da se.
 
Per comprendere come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto come mondo e come umanità è necessario spostarci indietro nella storia per tentare di ricostruire cosa sia accaduto ad un certo punto dopo la comparsa dell’uomo sulla terra. E’ anche necessario capire che l’uomo si trova a cavallo di 2 mondi, se da un parte ha tutte le potenzialità di diventare qualcos’altro (intelletto e coscienza) dall’altra manifesta tutte le tipiche caratteristica di qualsiasi altro animale. In questo senso l’uomo attuale è un animale dotato di intelletto, intelletto col quale ha prodotto a quel livello (dell’intelletto, intendo) tutte le logiche di un qualsiasi altro animale: territorio, cibo, riproduzione
 
E’ questa la natura dell’alterazione che osserviamo continuamente e che erroneamente chiamiamo natura umana o comportamento umano. Per essere umani, bisogna essere, non possedere. Possedere è dell’animale: cibo, territorio e la femmina o il maschio. Tutte le dinamiche che osserviamo e che classifichiamo come invidia, superbia, lussuria, cupidigia, ira, brama, accidia, insofferenza, arroganza, etc… altro non sono che espressioni sempre di queste 3 cose. Un animale tecnologicamente evoluto che tira le granate ad un branco di “gazzelle”
 
L’uomo ha ancora necessità di crescere, e non sicuramente tecnologicamente, ma come individuo, ha bisogno di iniziare a concentrare i suoi sforzi nel tentativo di crescere a livello “esserico”, diversamente si estinguerà. L’istruzione resta in assoluto l’unico modello proponibile per portarlo a “ragionare”, dato che adesso ha solo fame, proprio come un qualsiasi altro animale, solo che se per un animale è nobile quello che fa (territorio, cibo e riproduzione), perchè è la sua natura, per un uomo è solo decisamente disonorevole, perchè occupandosi solo di soddisfare questa fame (che diventa bestiale, ma solo in lui) equivale a squalificare quelle qualità elettive di cui è dotato e di cui non ne fa alcun uso costruttivo. L’uomo moderno usa l’ingegno per distruggere. Per questo ho detto che è come se un ghepardo si mettesse a tirare granate ad un branco di gazzelle per assicurarsi maggior scorta di cibo. 
 
Purtroppo, come è noto, nessuno di noi è in grado di spiegare agli altri che cos’è matrix, ovvero cos’è questa trappola mentale nel quale siamo tutti caduti, ognuno lo deve scoprire da solo, il che equivale a dire che ognuno lo deve porter vedere e capire da se stesso. Queste parole come altre che mi ritrovo a proferire possono provare a far ragionare, ma spetta a te “vedere” e fintanto che crederai a quello che ti dico, invece di “vedere”, non staremo spostando neanche un granello di sabbia nella direzione di una trasformazione che oramai è inesorabile, necessaria, urgente ed unica in grado di limitare i danni di un disastro umano annunciato da secoli in vari modi e profezie. E non ci sarà maestro o guida o fratelli dello spazio in grado di salvare nessuno, perchè la salvezza di ognuno passa dalla comprensione di cosa gli sta realmente accadendo. Credo sia questo il vero significato della parola svegliarsi. Ti devi svegliare. Ma non vedi che tutta la tua vita ruota solo intorno ad avere un occupazione e far quadrare il bilancio famigliare?! 

 

Copyright © 2002-2014 Rocco BRUNO, tutti i diritti riservati

PROGETTO ZION – un interessante esperimento "Sociologico"!


“La gente compie cattiverie per trarre vantaggi personali” – rispose. “Gli stregoni, però, hanno una motivazione ulteriore per le proprie azioni che non ha nulla a che vedere con i vantaggi personali. Il loro divertimento non conta come vantaggio. E’ piuttosto una condizione del loro carattere. L’uomo comune agisce solo se c’è occasione di profitto. I guerrieri agiscono non per il profitto, ma per lo spirito.” – Il Potere del Silenzio

Siamo alla resa dei conti, l'”esperimento sociologico” passa dalla fase 1, “verifica delle intenzioni“, quale dimostrazione pratica che uniti si può realizzare tutto quello che vogliamo ognuno dando o sacrificando qualcosa, alla fase 2, ovvero, passa dall’intenzione espressa nel sondaggio di “donare” al “donareveramente. Le donazioni possono essere fatte attraverso:
Ma facciamo un piccolo passo indietro. In data 11 giugno 2014 durante il consueto incontro del mercoledì a San Donato Mil.se, in concomitanza dell’annuncio dell’avvio del “to Zion contest“, ho lanciato un sondaggio (vedasi “video” correlato qui) nel gruppo su Facebook “the matrix”, una parabola moderna – per verificare l’autentico interesse dei miei contatti al “progetto Zion, dalla cui realizzazione, come già più volte detto, ne beneficerebbero tutti. La domanda posta agli aderenti al gruppo ed al profilo è stata: “visto che questo profilo conta circa 5000 contatti e che il costo per acquisire la prima tranche del terreno, consta di 1.500.000 euro, che diviso questi 5000 contatti, equivale a 300€, la domanda è: quanti sarebbero disposti a donare tale importo?

Avrei potuto in realtà proporre il sondaggio ai 3.402 iscritti al mio canale youtube, dato che, in teoria, non solo più di tutti sono quelli che hanno usufruito del “lavoro” e dei “video incontri” di questi ultimi 3 anni (senza interruzioni pubblicitarie), ma se si sono iscritti al canale una qualche ragione di “interesse” ci sarà dovuta pur esserci stata, magari, rispetto agli iscritti al profilo FB dove si sommano anche i miei contatti come musicista o altro. Sinceramente non ho trovato un software adeguato per farlo. Fate sempre in tempo a smentirmi dato che adesso con questo post lo sapete anche voi di quello che è in atto.

Il senso iniziale di questa iniziativa era dimostrare, numeri alla mano, che se mettiamo insieme le risorse ognuno con un piccolo contributo (si parla di 300€ in un caso, e di 440€ una tantum nell’altro), si sarebbe potuto dare corso ad un “idea” che a parole sembrava abbastanza condivisa, ma che nei fatti poteva risultare improponibile od impossibile da realizzare. Questo indipendentemente dal fatto che se ne sarebbe poi finiti per usufruirne direttamente o meno, dato che sembrava fosse stato compreso il senso generale e il beneficio indiretto che sarebbe ricaduto inevitabilmente su tutti.


Con i primi riscontri mi fu subito chiaro che più che di un “Sondaggio” vero e proprio, si stava trattando di un (interessante) “esperimento sociologico“, il cui valore intrinseco poteva essere percepito o visibile solo a coloro che seguendo l’andamento dell’esperimento (proiezioni dette EXIT POLL) osservavano i vari comportamenti che tale stimolo attivava nei “partecipanti”. Conoscendo il tipo o genere di condizionamento al quale le persone sono state sottoposte da sempre, l’esperimento stava dimostrando, oltre ogni ragionevole previsione, come quando si passa dalle parole hai fatti, brulicano nella testa delle persone le più svariate “giustificazioni” per spiegare le ragioni per cui una tale cosa non si può produrre.

Le diverse mail e messaggi ricevuti sono state, pur immaginandolo, a dir poco incredibili, quanto allo stesso tempo interessanti per dare una misura non solo della reale incomprensione sui fondamenti del “progetto Zion” (ognuno stava guardando a Zion come se la immaginava lui e non come gliel’ho spiegata in tutto questo tempo), ma confermava il sospetto che pur essendo qualcosa di rivolto a tutti e di cui tutti ne avrebbero potuto beneficiare, solo una minoranza dimostrava di aver capito quale incredibile “cambiamento”, “rinuncia” e sacrificio era richiesto per poterne far parte. I “tutti” (gli altri) che rimanevano vedevano per lo più questa cosa come una scialuppa di salvataggio per uscire dai propri casini personali, subordinando la loro intenzione di “donare” alle eventuali rassicurazione di avere un posto garantito a Zion qualora avessero “donato”. 

Tra le più divertenti espressioni ci sono state anche quelle di chi si lamentava del fatto che ponendo la domanda solo all’interno del gruppo (limite che impone Facebook, infatti non permette di fare sondaggi sul Diario) il sondaggio doveva essere “invalidato“, dato che non era data a tutti la possibilità di esserne informati, manco fosse una gara a chi arriva prima, probabilmente sempre perché l’idea di fondo era ancora una volta quella di accaparrarsi un posto a Zion. Non me ne abbiano a male a questo punto quelli che non hanno potuto esprimersi allora, dato che, adesso, passando alla 2° fase dell’esperimento, che consiste nel passare dall’intenzione di “donare” al “donare” veramente, possono rifarsi dimostrando una “volontà” di “sostenere” questo progetto più autentica di un intenzione di voto fatta in un sondaggio dato che i canali dove fare questa operazione sono disponibili a tutti.


Il primo vero dato interessante è arrivato al primo EXIT POLL prodotto dopo solo 24h dal lancio che ci dava un indicazione virtuale di un ammontare di donazioni potenziali che ci avrebbero permesso da subito di arrivare alla fatidica caparra da versare a settembre per almeno avere un compromesso in mano garantendosi la proprietà annunciata, che consta di complessivi 110 ettari, 3 colli e 3 borghi (di cui uno già ristrutturato, e gli altri 2 da sistemare), stalle, bosco incontaminato, per un potenziale di accoglienza complessivo di ospiti e residenti di circa 200/max 500 persone. Una vera e propria oasi naturale incontaminata, una valle intera non solo dove daini, cerbiatti, fagiani, pernici, cinghiali, aquile, e molto altro proliferano, ma dalle caratteristiche ideali per realizzare realmente quella Zion tanto sospirata.


Nelle settimane successive si sono prodotti diversi EXIT POLL (così come li ho definiti) eccone un prospetto generale:

Nella sesta ed penultima proiezione EXIT POLL delle ore 17:10 di sabato 12 luglio (3 settimana circa dopo dal lancio del sondaggio in data 11.06.2014) si annunciava la fine della prima fase dell’esperimento e l’inizio della seconda, ci sono state le prime defezioni, messaggi del tipo – “purtroppo adesso non è più possibile“. E qui mi fermo. Non dico che non mi aspettassi questi risultati, d’altronde conoscendo quanto possano essere radicati i meccanismi di condizionamento nella persone e capendo anche chi non se la sente o non si fida, devo però dire che tutto sommato questa prima fase dell’esperimento ci fa ben sperare comunque in 2 cose: 1. di poter in qualche modo contare su un certo numero di persone che sono disposte a mettersi in gioco e provare a vedere se un cambiamento è possibile, 2. che in realtà se almeno una buona parte di quelli che hanno espresso la volontà di “donare” lo faranno realmente, avremo in mano i “denari” per bloccare il terreno e fare il compromesso. 
Ho molto sperato che il lavoro prodotto in questi ultimi 3 anni, concepito disinteressatamente ed ignaro degli effetti che avrebbe generatoavrebbe potuto far sorgere, in coloro che mi hanno ascoltato in tutto questo tempo, qualcos’altro, qualcosa di coscienziale, un urgenza che li avrebbe portati a comprendere almeno in parte che la costruzione di Zion ed il suo ATENEO, indipendentemente del fatto di esserne “cittadini” o di poterne usufruire direttamente, avrebbe dato un beneficio indiretto a tutti. 

Ci accorgiamo che manca qualcosa a questo mondo, ci accorgiamo che la scuola cosiddetta pubblica non funziona, perchè è una scuola che crea schiavi, ed allora, sorge la necessità di riformarla, ma dato che è dimostrato che non si riesce per via politica, nasce questa idea del “progetto Zion”: una scuola pubblica al servizio degli individui, fruibile come l’acqua, come un bene indispensabile per “vivere”, e non “sopravvivere”, con la finalità di aiutare a sviluppare quella parte legata alla “coscienza” che non ha potuto crescere. Mentre la prima è finanziata dallo stato, che solo in teoria è dei cittadini, la seconda pur finanziata dai cittadini è qualcosa di iniziativa popolare; i soldi per realizzarla vengono dagli individui, senza passare per lo Stato che è incapace di provvedere a noi se non per i suoi personalissimi scopi.

il progetto in atto serve per finanziare un primo prototipo, ma l’intenzione è disseminare il paese di queste piccole realtà non solo autosufficienti, ma soprattutto in grado di mantenere l’attenzione su quel “lavoro” individuale alla liberazione finale da tutti i meccanismi di controllo che il sistema ci ha messo sin dai primi anni d’infanzia. Tra questi meccanismi il più importante è il meccanismo proprio del sistema “denaro”. Cosa dà valore al denaro? Qual’è il suo vero valore? L’uso che se ne fa, ovvero la “volontà” che lo muove. 

Il sistema ci ha insegnato ad un uso strano del denaro, quando usiamo il denaro è sempre per ottenere qualcosa, un qualche tipo di vantaggio personale, che riempia una fame interiore che ci portiamo dentro, e quando la sentiamo la compensiamo comprando oggetti, e quando otteniamo quello che vogliamo ci sentiamo appagati. Per la maggior parte delle persone il valore del denaro è misurato dalla quantità di cose “materiali” che si possono comprare e quindi possedere, senza capire che le cose che possediamo alla fine ci possiedono. Questa è la ragione del perché non si riesce a capire il progetto Zion, fatto invece di circolazione delle “idee”, di modelli “sperimentali“, di “riproducibilità” e di “autonomia, di “senso dell’abbondanza“, di “ricerca” ed “istruzione” come fondamenti e basato sulla solidarietà, sul concetto di “dono“. E’ talmente radicato il meccanismo “denaro” negli individui che invece di vedere questa “donazione” in prospettiva “futura”, come di qualcosa di cui beneficiarne in seguito, a mente più serena e con i tempi di maturazione necessari, si guarda al proprio torna conto immediato e la si percepisce come una perdita, come un investimento a vuoto se non da un immediato vantaggio personale. Tutto nella vita delle persone comuni si traduce in una mera questione di “denaro”, il “denaro” è diventato l’unica cosa che muove la loro volontà. 

Priorità! E’ di questo che stiamo parlando, non di “denaro” ma di priorità. Di priorità e di urgenza, e per fare tutto questo serve il contributo di tante persone, ed almeno di quelle persone, di quella minoranza motivata al punto tale da rappresentare senza accorgersene di essere la chiave di volta di un cambiamento riproducibile su larga scala. Le persone aspettano che i soldi piovano dal cielo, che siano altri a fare il passo. Dov’è il sacrificio in tutto questo? Dov’è quel lasciare andare quella strada che sai perfettamente dove porta, e sulla quale non ci vuoi più stare? Dov’è la “volontà” di intraprendere un autentico cambiare? Dopo questi anni ho capito perché Gurdjieff colpiva le persone nel portafoglio. La loro volontà è mossa solo dal “denaro” e quindi se vuoi fargli fare qualcosa, anche se è per a loro beneficio, devi colpirli in quello. E’ come quando ci si iscrive in palestra e ti fanno pagare in anticipo, sanno che una volta che hai pagato frequenterai, altrimenti se devi pagare di volta in volta, dopo un pò non ci vai più … Avete bisogno veramente di farvi “spingere” in questo modo? Volete proprio che si adottino questi sistemi? Consideri che sia troppo poco vantaggioso donare per qualcosa di cui ne potranno beneficiare tutti? Le vedi come una motivazione troppo deboluccia? E’ troppo poco in cambio del tuo “denaro”? Vuoi per te un qualche vantaggio personale nell’immediato? Bene, allora serviti subito: 

3° Fase dell’esperimento a latere della 2° fase

Al fine di verificare se si è realmente in grado di essere o diventare “genuini figli di Zion” sono aperte le selezioni o test d’ingresso o valutativi (test fisici e mentali attitudinali e molto altro) per verificare se un soggetto è idoneo a iniziare un “percorso” di integrazione nella comunità. Percorso probatorio durissimo che saggerà le reali intenzioni e volontà ad un cambiamento radicale di mentalità e di vita, di abitudini e dipendenze dai sistemi conosciuti. In quest’ottica tutti coloro che doneranno almeno 300€ (cifre maggiori assicureranno una maggiore priorità) acquisiranno il diritto e la priorità ad accedere, non a Zion (figurati!), ma ai suddetti test o prove.  La lista verrà stilata estraendola dal tracciamento delle “donazioni”. 


O pensavi veramente che ti avremmo messo a costo zero, no spese affitto, no bollette (uniche cose che le tue orecchie sentono), … poi ti diamo anche da mangiare, una casa e magari ti diamo un reddito di cittadinanza per i tuoi piccoli acquisti, sai cose tipo: l’auto, la benzina e chissà cos’altro … così solo perché mi hai chiesto l’amicizia su Facebook o mi hai scritto qualche mail?! Pensi che sia aria quella che stai respirando?! 

A chi avrà da obiettare che in questo modo si agevolano solo quelli che dispongono di denaro dirò solo questo: è una mera questione di “Priorità”. 


Buona vita a tutti, 

Rocco