Parliamo di cibo. EXPO 2015 come MISS ITALIA. Il futuro che ci aspettò?


Il primo maggio 2015 apriva l’Esposizione Universale il cui tema era “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita“. All’inaugurazione abbiamo potuto inebriarci del discorso del primo ministro dell’Italia che a più tornate sbeffeggiava i “gufi” (espressione coniata dal primo ministro stesso per indicare i “porta sfiga”, ovvero quelli che hanno “gufato” ovvero augurato di fallire. Incredibile strategia di comunicazione per mettere le critiche ed obiezioni a tacere) ed insisteva sulla rinascita dell’Italia e le sue sfide. Il parallelo con Hitler alle Olimpiadi del 1936 che non parlo’ altro che della superiorità della razza ariana e della Germania mi è venuto stranamente facile da fare. Sarà che è propaganda?

Dopo quasi 2 mesi dalla sua apertura possiamo vantare la presenza e la passerella dei migliori chef da tutto il mondo che si alternano a cucinare al “Temporary restaurant” (il nome stesso vuole dare l’idea di qualcosa di veloce e frugale) per i “mortali” avventori dell’esposizione alla modica cifra di 75€ pro-capite, Due Miss Italia che si sono “rimboccate le maniche” e hanno cucinato ai fornelli del cluster bio-mediterraneo mini-timballi di anelletti al forno e gateaux accompagnati dalle arancinette al ragù; Miss che finiscono per litigarsi sul termine arancina o arancino. Due “first lady” Agnese Renzi e Michelle Obama che in occasione della sua campagna ‘Let’s move’ contro l’obesita’ in visita al padiglione America ha cucina insalata di riso, lenticchie e orzo perlato, cosce di pollo con prezzemolo e timo. 

Nei prossimi giorni potrebbe arrivare anche la presidente della Camera, Laura Boldrini“, a completare la passerella dell’ipocrisia aristocratica che ritorna in auge dopo decenni di rivolte, rivoluzioni ed ammazzamenti a vario titolo. Il parallelo con la storica Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena che pronuncio la nota frase – «Se non hanno più pane, che mangino brioche!» -frase pronunciata al popolo affamato durante una rivolta dovuta alla mancanza di pane – mi risulta stranamente facile da fare. 

Diritti universali, cooperazione mondiale, sicurezza alimentare, problemi delle diseguaglianze e la solita fame del mondo sono i temi usati esclusivamente a sfondo propagandistico. Niente di nuovo, solito schifo di ipocrisia alla quale siamo costretti ad assistere e per la quale, e questo è il peggio, stiamo drammaticamente facendo in qualche modo il “callo”, ovvero ci stiamo abituando. Non c’è reazione, c’è solo assuefazione e rassegnazione. E’ come se abbiamo capito che questi ce la raccontano, abbiamo capito che il futuro in realtà non è per niente roseo perchè “questi” non hanno veramente soluzioni che soddisfaranno tutti, ma solo e sempre loro stessi e la loro sopravvivenza, e noi ce ne stiamo lì a guardarli senza fare nulla, senza trovare soluzioni alternative, senza alzare minimamente un dito o provare a metterci insieme e fare qualche piano. Che ne so, facciamo i Bilderberg dei “poveri”, ripartiamo da Seattle, solo che invece che farlo in America priviamo a farlo qui. Partiamo da un idea a caso? Partiamo dal “progetto Zion“? Come non detto lasciate perdere. Andiamo avanti col discorso. 

E’ come se vedendo tutto questo schifo, invece di svegliarci ed iniziare ad organizzarci a far qualcosa, ci siamo rassegnati alla catastrofe. Guardate che siamo noi quelli che pagano, non i potenti del mondo, questi se ne staranno tranquillamente all’asciutto, te lo fanno vedere in continuazione con i loro modi aristocratici che è questo il loro destino. E’ veramente incredibile. Siamo lì, coscienti che è tutta una beffa crudele, e non ci si muove più un muscolo. Rimaniamo inerti. La cosa pazzesca è che sono proprio i paesi presenti all’Expo i primi responsabili dell’attuale questione mondiale, ovvero che sono i primi responsabili delle condizioni di vita stabilite forzatamente e arbitrariamente sul “pianeta” Terra (quello stesso pianeta, appunto, che si presumerebbe, come dice lo slogan, di “nutrire”) a parlare di energia per la vita, loro che la vita la distruggono, che affamano e destabilizzano arre intere per avere materie prime per le proprie industrie, creando le migrazioni che osserviamo e che umiliano la dignità dell’individuo.

Piu di 800 milioni di persone soffrono la fame in modo cronico e milioni di bambini muoiono a causa della denutrizione. Dal 2050 ci saranno nel mondo 2 miliardi di persone in più da sfamare e qui loro ti parlano di insetti a pranzo per combattere la fame nel mondo. Sembra il film del treno che gira inesorabile in un mondo ricoperto di ghiacci e quelli in ultima classe mangiano tavolette fatte di insetti. Credete che stia scherzando? Andate a vedere al Future Food District, 6.500 mq divisi tra l’unico supermercato di Expo e l’Exhibition Area. Realizzato dallo studio di Carlo Ratti, direttore del Senseable City Lab del MIT di Boston, e dalla Coop (si certo,  hai letto bene “dalla Coop”, si quella di “la coop sei tu”) e vedrete se sono storie o è il futuro che stanno preparando per noi. Questi stanno già pensando a tutto, e noi stiamo qui a guardarli ed applaudirli mentre ti fanno il balletto decorato. Sappiate che già un anno fa l’Onu ha lanciato un appello all’industria alimentare perché elevi lo status degli insetti. Le Nazioni Unite dichiarano: “contro la fame nel mondo, mangiatevi gli insetti” (articolo de La stampa – Salute). 

Esperti Onu hanno emesso un parere ufficiale secondo cui per aiutare a combattere i problemi di cibo nel mondo si dovrebbero sfruttare gli insetti che sono una fonte di cibo inutilizzato. Anche la FAO concorda, e aggiunge che gli insetti hanno un impatto sull’ambiente meno negativo che l’allevamento del bestiame. Secondo l’Onu e la Fao, presto dovremmo prendere in considerazione l’idea di far arrivare in tavola bruchi e compagnia bella. Pensate che se li mangeranno loro? Si solo quando faranno la solita chermes. Indovina a chi li daranno gli insetti da mangiare?! Già, a te che vuoi anche tanto risparmiare sulla spesa.  

“D’altronde” – perchè è così che la spiegano – “I mistici medievali, e i buddhisti ancora oggi, insegnavano per disinnescare le tentazioni a guardare una bella donna come un ammasso di ossa, sangue, grasso e umori. Perché non fare il contrario con una cavalletta e considerarla un delizioso bocconcino? Chi le ha provate dice che ricordano i semi di girasole.” (articolo del La Stampa Mondo). Poi “fotte un cazzo a nessuno” (scusate l’espressione) che l’expo è costato 12 miliardi di euro, ovvero, più o meno la metà di quanto la Fao ritiene necessario, ogni anno, per nutrire quella parte del pianeta che non ha nulla da mangiare. Gli stessi paesi presenti all’Expo che parlano di sicurezza alimentare, solo qualche settimana fa al recente meeting del G7 cercano di chiudere nel più breve tempo possibile il TTIP ovvero Transatlantic Trade and Investment Partnership, o se preferite il Trattato transatlantico sul Commercio e gli Investimenti. 
 
Trattato che al momento è saltato solo grazie al voto contrario del congresso Americano, altrimenti oggi ci troveremmo ad importare nel continente carni proveniente dagli Usa trattate con il cloro utilizzato come antimicrobico, cosa che in Europa è vietata da quasi 20 anni. Lo stesso dicasi per l’uso dell’ormone della crescita. Senza contare l’uso degli Ogm o delle disposizioni sui farmaci. E già perchè cibo e salute vanno a braccetto, se li controlli, controlli il pianeta. Ci tengono per le palle, ovvero ci tengono per il cibo, e se non sai come produrlo da te stesso, dovrai appoggiarti ai loro scintillanti super-mercati. Un accordo, il Trattato transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, il cui fine sarebbe quello di eliminare gli ostacoli al libero scambio, ovvero togliere le regole, rigide, che controllano la sicurezza del consumatore e la salute dell’ambiente in alcune zone del globo, questo perchè, in nome della semplificazione estrema, saranno ritenuti “ostacoli”. Capite come funziona? Tu (Stato o continente) fai le tue leggi, ogni paese ha le sue leggi, tu credi che queste leggi ti tutelano, leggi che per esempio parlano di rintracciabilità dei prodotti, o di DOC, l’IGP, ma poi loro fanno i trattati commerciali, e quando si tratta di commercio, o conosci e hai capito cos’è la “sovranità individuale”, o subisci la consuetudine, o sai come opporti, ovvero o conosci come ci si muove col DIRITTO COMMERCIALE o ti passano sopra. 
 
E’ così che la sicurezza di quello che mangi è già finita prima ancora di incominciare. In virtù di tali accordi, sulle nostre tavole potrebbero arrivare prodotti la cui origine non è minimamente verificata, prodotti di qualità più scadente a prezzi particolarmente bassi, ed in uno stato di dichiarata crisi dove le persone guardano solo a non svuotare il portafoglio e riempire il carrello, la qualità, ma forse è meglio dire la sicurezza alimentare, va a farsi strabenedire. E si perché noi pensiamo che la qualità è per chi ha i soldi, ma non funziona così, c’è la sicurezza alimentare e stiamo parlando di una filiera rintracciabile e sana di produzione del cibo garantita per tutti, e ripeto per tutti, che inevitabilmente non può che essere di qualità. 
 
Tutto questo senza neanche tenere conto che una logica commerciale come quella che vogliono portare avanti porta inevitabilmente all’eliminazione dal mercato dei piccoli produttori. Guardiamo soltanto cosa sta accadendo in Puglia con la storia della Xilella. Adesso vogliono spostarla anche sui vitigni che devono essere distrutti. Secondo voi? Cosa fa il governo italiano? Ratifica le disposizioni UE che impongono non solo gli abbattimenti degli alberi presunti malati, ma anche l’abbattimento nel raggio di cento metri dalle piante infette di quelle sane. Acqua con calce, solfato di rame, tintura di Artemisia ed altri prodotti naturali, un modo differente di concimare e rendere di nuovo fertile il suolo, potature mirate, non vengono neanche presi in considerazione. Cui prodest? Meglio l’olio riscaldato fatto di olive comunitarie provenienti da ovunque a 5€ al litro? Inerti. Rimaniamo inerti. Sembriamo Maccio Capatonda: “e che me freca a me, io spendo 3,99€ per una bottiglia di olio di oliva extra vergine in offerta alla croop”.
 
Parlano di sviluppo sostenibile e dei cambiamenti climatici, quando sono loro i primi responsabili e non hanno nessuna intenzione di cambiare le loro politiche di sviluppo e sull’energia prima causa degli sconvolgimenti. Il ministero economico dell’Italia punta sulle trivellazioni e la ricerca del petrolio in suolo nazionale, mentre il primo produttore di petrolio al mondo gli Emirati Arabi puntano alla tecnologia ed alle rinnovabili. E’ follia o c’è una strategia dietro? Chi sono i primi che ci guadagnano in questo paese (Italia) col petrolio? Cui prodest? E’ un continuo scandalo sentirli parlare ed un umiliazione dell’intelligenza. Parlano di sconfiggere la fame e di denutrizione quando affamano da sempre i 3/4 del mondo per avere manodopera e materie prima a bassissimo costo. 
 
Adesso scoprono che vogliono puntare sull’agricoltura per risolvere il problema, quella stessa agricoltura che stanno distruggendo con la coltivazione intensiva, Ogm, pesticidi e per alimentare bestiame estrogenico col quale ci alimentiamo. Nel 2050, sul pianeta saremo più o meno in 9 miliardi. L’agricoltura, già intensiva, dovrebbe aumentare del 60% per dare da mangiare a tutti: utopia pura o raccapricciante precisione
 
La grande questione agricola è il primo vero terreno per battere la fame e la povertà e sostenere la biodiversità” – così il ministro per le politiche Agricole tracciando le conclusioni del Forum dell’Agricoltura, all’Expo di Milano. E’ proprio vero qui è a chi la spara più grossa. Punto uno: dov’è la biodiversità? Punto due: dove sta andando la sicurezza alimentare? Fintanto che esisterà un modello di sviluppo come quello del mercato, che sia libero, capitalista o comunista, non cambierà nulla. Il problema è il concetto stesso di mercato, ovvero il modo con cui il mercato viene utilizzato, per accumulare e fare ricchezza.  L’accumulo che distrugge inevitabilmente ogni cosa, fintanto che questo modello farà girare il mondo, ci dovrà essere la fame, ci dovranno essere necessariamente le diseguaglianze, e tutto non potrà che manifestarsi con la brutalità più inaudita. “We can” – dice il cardinale Maradiaga – “io credo che possiamo farcela, se ognuno ci crede e ha un po’ più d’amore per l’altro”. L’amore è incompatibile col profitto e la competizione, ma di cosa parlano?! 
 
Per sensibilizzare la popolazione mondiale sui problemi della nutrizione facciamo l’Expo, come se chi lo vive quotidianamente non lo sapesse cosa sta vivendo. E’ inutile dirlo, è la festa dell’ovvio. Sono loro quelli che andrebbero sensibilizzati, ma siccome pensano solo a loro stessi di quale sensibilità stiamo parlando?! Qui è tutto previsto: ci devono essere dei poveracci e devono essere la maggioranza, magari distribuiti in classi sociali, di modo da dare l’illusione di una possibile scalata (sociale), giusto fino a dove hanno deciso che sia lecito e concesso; poi c’è chi veramente decide, quelli che nessuno sa veramente chi sono, perchè si muovono dietro. Si muovono dietro a tutto, anche dietro a quello che crediamo di aver visto essere il dietro. Sono i sovrani e i tiranni di un tempo e di sempre. 
 
Qualcuno al vertice è cambiato, ma la storia è ancora la stessa. È da millenni che l’umanità vive sotto una tirannia di uomini mediocri (sovrani e regnanti a vario titolo) la cui unica abilità è la furbizia e la prevaricazione. Nessuna consapevolezza, se non quella che basta a garantirgli di tenere tutti soggiogati e inconsapevoli di vivere come schiavi. I Bildenberg sono solo la punta di un iceberg dato in pasto ai più curiosi. Anche se le logiche sono esattamente quelle che capiamo e si prefiggono, essi ricevono direttive su ogni cosa da alti vertici che poi muovono attraverso la finanza il mercato, le materie prime e soprattutto il cibo e la salute. 
 
Attualmente tacere significa dare consenso a tutto questo, un silenzio assenso su tutta la linea alle politiche economiche e di sviluppo dei prossimi 20 anni. Ma parlare non basta. Expo  non è solo una gigantesca fiera del business e dell’ipocrisia, è la chermes ovvero è il manifesto, la dichiarazione di intenti, l’annuncio al mondo di quello che hanno in mente di realizzare: ci stanno avvertendo su come intendono organizzare a livello globale l’umanità. Ecco perché vediamo tutta questa esclusività fintamente messa a disposizione di tutti, in realtà di fondo c’è un élite dai modi aristocratici che non ha nessuna intenzione di interessarsi hai problemi comuni, ma deve ipocritamente fare finta che se ne interessi, ma di fondo stanno solo pensando come fare a sopravvivere dato che tra un pò non ci sarò più cibo per tutti, e devono iniziare a convincerti che quello che hanno pensato loro va bene ed è non solo giusto, ma l’unica soluzione possibile. Invece non solo è la più schifosa, ma nemmeno l’unica possibile. Solo che l’alternativa ti costringe a dover fare qualcosa, ti esige di fare qualcosa, quello che questo poltrire o accettare rassegnato ed assuefatto le loro decisioni, ti evita. E’ troppo comodo andare all’Expo, invece di svegliarti.
 
Non facciamo più nulla e rimaniamo inerti a tutto questo, in una parola, ci siamo rassegnati alla catastrofe perchè accettare questo “futuro” che si approssima ci permette di non fare niente oggi. Ma chi me lo fa fare dopo 8-12 ore di lavoro di uscire, dopo mangiato, invece di guardarmi un programma alla Tv, magari Premium (così guardo quello che voglio) per vedermi con altri ed iniziare a ragionare delle strategie per cambiare, per salvarmi da questo disastro?! Finchè c’è vita c’è speranza, e la speranza oggi che le persone coltivano è – “che tanto capita sempre a qualcun altro, mica a me”. 
 
L’ho visto col “progetto” che porto avanti, denominato “progetto Zion”. Se da una parte l’idea di sostenibilità, rispetto dell’ambiente, resilienza ed autonomia (energetica ed alimentare) piace, perchè suona anche un pò “green economy”, dall’altra l’idea di dover rinunciare ad uno stile di vita consolidato, di rinunciare a tutta la vostra vita come l’avete concepita sino ad oggi non piace per nulla. E’ questo che rende di fatto le persone incompatibili col progetto stesso. Le persone voglio – “la botte piena e la moglie ubriaca“. Autonomia per non pagare le bollette ed energia libera per far andare smartphone e tablet. Portafoglio il meno vuoto possibile e carrello pieno, magari anche di schifezze, perchè tanto oggi il furbo è quello che spende poco mica quello che si tratta bene. Ma il problema non è neanche troppo questo, questi sono solo effetti di una mentalità da schiavo. 
 
La rinuncia di cui parlo c’entra poco infatti con lo stile di vita, ma c’entra molto con la mentalità attuale, con lo psichismo attualmente in essere che viene accentuato da questa allegra rassegnazione che circola oramai da un pò. L’essere umano è stato condizionato massivamente per diventare uno schiavo e se questa mentalità da schiavo non viene rimossa non c’è progetto che possa arrivare in porto. Come ho avuto modo già di dire – “Dipendere non è l’effetto di un contratto, non è legato al ruolo che ricopri, non è una questione economica. Dipendere è la conseguenza di un abbassamento della coscienza. Dipendere è l’effetto di una mente resa schiava da timori immaginari, creati ad hoc per tenerti sotto controllo“.
 
Le persone sin dai primi anni di vita imitano comportamenti, gesti e pensieri di altri fino a quando diventano proprio e messi in atto come tali senza minimamente rendersene conto. Parli ti muovi e ti comporti e a volta pensi ed hai gli stessi valori di tua madre o di tuo padre, dipende da quello che prediligevi; anche se non è sempre così vero, dato che a volte odiamo chi ammiriamo, ma lo odiamo solo perchè non ci da la considerazione che crediamo e pretendiamo di dover ricevere. I bisogni che riteniamo nostri sono indotti dal sistema e sono stati talmente bravi a farlo che, adesso, tu non sei più disposto a rinunciarci. 
 
Sei realmente la “canticchiante merda” (cit. da “Fight Club“) che cammina sulla faccia del pianeta, questo perchè non hai capito che non sei il tuo lavoro, non sei il tuo conto in banca, non sei la tua casa e il suo arredamento green Ikea, e purtroppo per te, non sei nemmeno quello che credi di essere. Ciò che sei è lontano mille miglia da ciò che oggi pensi e credi di essere. Nemmeno il nome che porti è tuo, ti è stato dato, persino la lingua che parli non è la tua. Non hai mica scelto di parlare italiano, o forse si?! Tu oggi sei solo un presuntuoso arrogante che crede di aver già capito tutto e non accetta niente che non provenga dalla sua bocca o dal suo culo, tanto allo stato attuale sono la stessa cosa. 
 
Questo è il mondo attuale, e senza rinuncia non c’è possibilità di creare nessuna alternativa. Solo pochi possono veramente provare a mettersi insieme e molto alla svelta per provare ad arginare tutto questo o comunque dimostrare realmente che un alternativa possibile esiste. Continuare solo a fare l’elenco delle nefandezze dei nostri governanti e potenti del mondo non fa altro che dargli consenso, dobbiamo iniziare ad AGIRE. SVEGLIA gente, siete ancora troppo pesanti. Pulirsi. Ci si sente in onda. 
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PROGETTO ZION | L’individuo al Centro | Un nuovo modello Educativo | Responsabilità



Ci accorgiamo che manca qualcosa a questo mondo, ci accorgiamo che la scuola cosiddetta pubblica non funziona, perchè è una scuola che crea schiavi, ed allora, sorge la necessità di riformarla, ma dato che è dimostrato che non si riesce, è nata ad un certo punto un “idea”, è nata l’idea del “progetto Zion”: una scuola pubblica al servizio degli individui, fruibile come l’acqua, come un bene indispensabile per “vivere”, e non “sopravvivere”, con la finalità di aiutare a sviluppare quella parte legata alla “coscienza” che non ha potuto crescere. Si da piccoli veniamo riempito di pensieri, opinioni, giudizi che si attivano e alla fine finiscono per gestire la nostra vita senza che ce ne rendiamo nemmeno conto. 

Credendo di pensare al nostro benessere in realtà siamo drammaticamente focalizzati sugli altri, su quello che fanno e quello che di noi penseranno. Preoccupazioni, paure, insicurezze, sembrano il bollettino oramai risaputo e stantio di una guerra invisibile, che nessuno vede, e che tutti si guardano bene dal riconoscere; pena la scoperta di quanto siamo egoisti o egocentrici. E dell’ego tutti ci vergogniamo, anche se ne facciamo spesso sfoggio. Lo chiamiamo carattere. Personalità: “Tizio ha una forte personalità“, “Caio invece, che misero“, “Sempronio: uno sfaticato“, “un vero leader“, “un uomo di intelletto“,  e lei? “Beh, lei è una gran donna“, “una donna seducente“. “Un pò mignotta forse”!

Veniamo programmati, creati dallo scopo per essere degli egoisti invidiosi, meschini, bugiardi, e pieni delle nostre opinioni e certezze. Per lo più in buona fede ci tramutiamo però di fatto in soggetti veramente “tossici”, veri agenti “inquinanti”. Questi programmi ci confondono e ci limitano, vengono inseriti nella nostra coscienza dalla società, da quella stessa società che poi ci manda a scuola per verificare quanto abbiamo imparato ad essere quello che da noi si aspettano che saremo una volta cresciuti. A questo si sommano le nostre esperienze vissute ed interpretate alla luce di quello stesso condizionamento ricevuto; qualcuno chiama questa cosa la STORIA PERSONALE. 

Il punto adesso è stabilire da dove proviene la nostra fondamentale insoddisfazione. Cosa non immediata dato che esiste di fatto tutta questa struttura di pensieri ed opinioni che si auto alimenta e costruisce su cose nuove che apprende convinta di stare imparando qualcosa. Questa per esempio è una delle ragioni per cui sono critico con i vari movimenti che partono dalla new age, della meditazione e risveglio della coscienza, alla produzione del cibo “bio”, le erbe, le tisane, la medicina alternativa, e altre cose sempre vendute come alternative, ma che alternative non possono essere fintanto che non ci si rende conto a chi si sta parlando. Chi è il soggetto dei nostri studi? Ovvero chi è che ti ascolta, tu lo hai capito? Hai capito che a questo lo hanno ribaltato come un calzino ed oggi non è in grado di intendere e di volere? Questi mercanti dello “spirituale” e “naturale” non hanno tenuto conto di chi si trovavano davanti, a chi si stavano rivolgendo; chi è “tu”, – chi sono gli individui che gli si approssimano e per quali ragioni. Dovevano saperlo che si tratta di soggetti deboli psicologicamente e estremamente bisognosi. Ma niente. E così tutto si è complicato. Incompetenti dello spirito, della terra, della vita, approssimativi ed incompetenti. Tutto è stato preso alla lettera e si è fatto un unico minestrone. Neanche a dirlo, poi, se lo hanno fatto consapevolmente, perchè è anche peggio, dato che hanno cercato solo di ingrassare le proprie tasche a discapito di questi poveri insoddisfatti egocentrici. 

Oggi, riferendomi alle cose sulle quali si sta parlando e lavorando in questo periodo (vedasi il video del 15.4.2015 | S. Donato Mil.se, R. Bruno – Disorientamento: dissidio o desiderio?), il dilemma in esame è il seguente: “da dove proviene la mia confusione”? “Da dove proviene il mio disorientamento”? Capricci della percezione? Capricci di un ego insoddisfatto, illuso di poter diventare famoso, importante, ricco, felice, gonfio di cose, di vacanze esotiche, etc. oppure un profondo e reale dissidio? Ma io perché esisto? Cosa ci sto a fare a questo mondo? Stai cercando il compagno della tua vita? Il lavoro della tua vita? I figli della tua vita? La carriera della tua vita? O cosa? Illusioni, confusi capricci di una coscienza piegati ad uno scopo che non è il “tuo”. E quando dico “tuo”, non parlo con l’ego, ma mi riferisco a ciò che resta di quello che sei stato, e dell’uomo o della donna che avresti dovuto essere. 
Hai costruito la tua vita sugli altri che ti dicevano cosa è buono e cosa non lo è, cosa è giusto e cosa è sbagliato, adesso non ci capisci più niente, e allora fai finta di niente, ti adatti, ti omologhi e gridi anche tu le tue buone “ragioni” agli altri, pretendendo che ti diano “soddisfazione” e fintanto che vorrai avere l’ultima parola e non capisci di quale arroganza ti sei rivestito, … non mollerai, e se non molli non puoi “conoscere”. Con tutto il tuo grande “sapere”, caro il mio “sapientino” (giocattolo degli anni 70-80), non potrai conoscere niente se non ti arrendi e rinunci a vivere come vivi. Ti piace? Ne sei soddisfatto? Allora perchè leggi qui? Cosa te ne fai di queste mie parole? Non riesci nemmeno a capire cosa accade veramente durante una conversazioni con le persone, quello che vedi non è quello che realmente sta accadendo. Questo perchè non sai, ignori. 

Ignori che, per esempio, fondamentalmente ognuno evoca nell’altro solo ricordi. Ognuno porta avanti una conversazione e fa scelte solo in base ai ricordi che ha registrato, ricordi che altro non sono che il frutto dell’aver vissuto in un mondo fittizio, in un mondo pensato e studiato per renderti docile e manovrabile a piacimento. Non puoi sottrarti a tutto questo ed è per questo che le chiami “tentazioni”, per le quali ti è impossibile resisterle. E’ questo il senso del fatto che sei stato “condizionato”, sei stato addomesticato. Come dice Smith – “è lo scopo ad averci creato“! E lo scopo è la “ragion di stato” di tutti i governi del mondo e di questa civilizzazione. La mente erroneamente chiamata umana è un surrogato animale ottenuto attraverso la manipolazione della qualità di ragionare con cui l’uomo o la donna naturali nascono, ma vengono precocemente privati. Meglio sarebbe chiamarla malvagità umana, che intelletto o altro. Il “lume” della ragione viene piegato agli scopi della civiltà o società attualmente in essere e dominante su questo pianeta, creando questo surrogato mentale chiamato “mente”. La mente è la viva personificazione dell’ignoranza di questa società, del suo essere primitiva. Nonostante il suo sviluppo tecnologico, siamo inesorabilmente ancora agli albori di un’umanità cosciente ed auto-realizzata nell’essere. L’intelletto è un dono, un dono che gli uomini e le donne, a causa di altri uomini (meno dotati, ma prepotenti), non hanno ancora potuto comprendere di quale vastità e sostanza sia fatto. 

Cancellare la propria storia personale è alla base di una trasformazione, di un progressiva liberazione dal condizionamento subito per poter tornare a ragionare secondo quanto previsto dalla natura per noi umani. 2 cose si tengono insieme a vicenda in tutta questa storia, ed entrambe come 2 mani lavano la faccia alla nostra inutilità: (1) l’egoismo o programmi o condizionamento, e (2) il vissuto, i ricordi, memorie, la storia personale. L’una giustifica l’altra, e la giustifica in tutti sensi, sia in quello depressivo dell’inerzia, – del non ce la posso fare, non sono all’altezza, – che in quello attivo rancoroso e collerico, vestito da senso di ingiustizia o torti subiti. Entrambe sono facce della stessa patetica esistenza, patetica dato che viene vissuta senza alcuno scopo autentico, se non quello di servire un sistema che di te non può che fregarsene. Gli servi e ti usa quando gli fa comodo, quando fa finta di interessarsi ai tuoi problemi, perchè questo porta consenso politico o ai politici. 

Sei schiavo del tuo “vissuto”, della tua Storia personale e della programmazione subita. Le cose e le situazioni non sono mai quello che pensiamo siano. Tienilo a mente la prossima volta che discuti o ti sta accedendo qualcosa, ricordati che quello che stai vivendo non ha nulla a che vedere con quel momento presente, perchè è sempre la stessa storia che si ripete. Discuti sempre delle stesse cose, e ti accadono situazioni simili tra loro. Non te ne sei accorto? Non sei tu che dici – “sempre le stesse cose”, “che barba che noia”? Perchè? Perchè ti accadono sempre le stesse cose? Il tuo vissuto si ripete perchè non l’hai capito; tutto quello che di irrisolto di porti dietro si ripeterà. E’ un cane che si morde la coda: prima sei stato riempito di cose, di concetti, di “verità”, di assolutismi. Ragioni per assoluti e pretendi che siano anche veri, senza capire che le “parole” servono per descrivere qualcosa che per sua natura non è descrivibile, ma solo evocato e vissuto in se stessi; le parole non possono essere prese alla lettera, la parola è un aiuto per capire e crescere, la parola deve aiutarti a scegliere. La parola è imperfetta per sua natura, ma utile se la si comprende alla perfezione, se – se ne comprende il senso e l’utilizzo -, se si comprende che serve per darci un idea, allora la parola ha raggiunto il suo bersaglio. E questo vale con tutto, con Dio, con Padre, Figlio e Spirito Santo. Le parole sono ingannevoli se le prendiamo in assoluto. Non esiste nessun inconscio, come non esiste l’intelletto, sono solo parole, … parole che servono per farci giungere alla verità, alla scoperta diretta della cose. 

Molti dei ricordi che ci portiamo dietro non sono nemmeno nostri, ci sono stati passati dai nostri antenati come “conflitti” personali irrisolti e “paure” ingiustificate (ovvero “preoccupazioni”). Tocca a te. O cambi, e te ne liberi, o la catena andrà avanti inesorabilmente – “avanti il prossimo!!!” Per farlo devi renderti capace di capire, e soprattutto capire la necessità di essere responsabile delle tue azioni, devi renderti responsabile di ogni tuo atto, devi capire il valore della causalità. Dovrai capire cosa significa essere responsabile. La responsabilità non ha nulla a che vedere con la colpa. Fai ciò che vuoi, questa è l’unica legge, ma ricorda che di ogni tuo atto renderai conto, che ti piaccia oppure no; questa è l’unica grande legge su cui regge tutto l’universo: Causa effetto, causalità, o Karma, sono tutti sinonimi. Dovrai capire che tutto ciò che fai è conseguenza inevitabile del condizionamento subito e del vissuto che hai già accumulato. Dovrai rimettere in discussioni, dovrai rivoluzionare tutti i dati raccolti sino qui. Dovrai “ricapitolare”. Ma per farlo ti serve prendere dimestichezza con la “calma”. Dovrai sperimentare l’alternativa ai tuoi stati ordinari.  Dovrai ricapitolare nel tentativo di capire, e per farlo ti servirà sapere (cosa diversa dal “conoscere”) che le opinioni che hai non sono tue, che non sei in grado di capire, e quindi non potrai solo che “ricordare”, e “ricordare”, ed ancora “ricordare” fino a quando ad un certo punto capirai. Non potrai usare la testa per farlo, perchè in questo momento come tu pensi è frutto del mondo là fuori e non di una nuova educazione auspicabile e possibile.

Non puoi deresponsabilizzarti solo perchè la società te lo ha fatto credere, perchè comunque la tua vita oggi è la conseguenza di tutto quello che hai fatto e quello, che potendolo fare non hai fatto, nel bene e nel male. Pensaci! Nulla di ciò che fai non ha conseguenze, ma al contrario, tutto quello che fai ha delle conseguenze, delle ripercussioni nella tua stessa vita, in positivo ed in negativo, a meno che tu non abbia iniziato a capire e conoscere la filosofica iniziatica. Allora capirai che tutto è una grande opportunità di crescita, non ci sarà giusto o sbagliato, ma ci sarà solo cosa sta realmente accedendo e perchè. Questo significa stare, ovvero, spostare la propria “ragione” nel “campo di esistenza” di un problema. Ogni cosa che fai è macchiata dal giudizio, dal credere quello che pensi essere giusto o sbagliato. Sei di destra o di sinistra? Ma che domanda è? Fai cose di destra o di sinistra? Ma come siamo ridotti?! La vita è contornata di opportunità per capire chi siamo e cosa facciamo qui, opportunità di crescere, ogni evento è uno schema di video game, una prova che superata ci rende più intelligenti, ed invece cosa facciamo, ci rotoliamo a terra e sbattiamo i piedi come un bambino capriccioso e viziato che vuole quello che gli è stato promesso. Ma non hai capito che ti hanno raccontato un mare di “balle” per tenerti buono? Come fai ancora a credere che la politica, o il sistema possa provvedere a te? 
E poi vuoi sapere cos’è il progetto Zion. Ma come potrai capirlo se sei attaccato alle tue opinioni, alle milioni di credenze che ti porti addosso? Non puoi liberarti da questa cosa senza farci un lavoro sistematico e con metodo. Da quando sei bambino hai sentito e visto cose, cose di questo mondo, di questa civiltà. La prigione è tutta intorno a te e davanti ai tuoi occhi. Gli adulti di allora ti hanno fatto e detto cose, che per lo più tu hai assorbito e quindi di fatto subito. Ad un certo punto hai iniziato a crederci, non puoi nemmeno ricordarlo quando, perchè è stata una goccia dopo l’altra, ma sta di fatto che hai iniziato a credere che la realtà fosse così come ti è stata mostrata ed interpretata per tutto quel tempo. Cosa hai visto realmente? Saresti in grado di dirlo con certezza? Oggi le tue decisioni si basano su questo tipo di esperienza. Sei rimasto intrappolato in un circolo vizioso di riproduzione perpetua di ciò che credi essere vero. Lo capisci che senza una scuola tu da questa cosa non ne esci? Ti serve un lavoro sistematico e senza sosta. E’ come scavare un tunnel. Se solo tu sentissi di essere schiavo, non esiteresti un minuto ad iniziare a farlo. E’ questa la rinuncia promossa della filosofia iniziatica. Ma chi la capisce veramente? Vi piacciono le parole con cui infarcite la vostra importanza personale, ma c’è molto poco, altrimenti avremmo già iniziato a vedere altro. 

Priorità! E’ di questo che sto parlando. Di priorità e di urgenza. Ecco perchè è difficile realizzare il “progetto Zion”. Perchè quando dico l’individuo al centro non viene capito, viene inteso l’individualismo, l’individualità al centro, ma non è quello che ho detto. Intendo dire che il primo lavoro sostanziale deve essere fatto individuo per individuo perchè è così che ti hanno lavorato, sistematicamente e con metodo: è che tu non lo hai capito e visto, e loro lo hanno svolto senza neanche accorgersi di esserlo. Servono persone che sentono questa urgenza, sentono la minaccia, sentono la necessità di iniziare a mettere il seme, di mettere la pietra di una nuova cattedrale. Ecco perchè serve il contributo delle persone, il contributo diventa l’espressione di questa necessità, perchè dal cielo senza necessità non piove nulla. 

Serve il contributo almeno di quella minoranza motivata al punto tale da rappresentare, senza accorgersi di esserlo, la chiave di volta di un cambiamento riproducibile su larga scala. Le persone aspettano che Zion piova dal cielo, aspettano che siano altri a fare il passo. Tempo fa scrissi che capivo la ragione per cui il signor Gurdjieff colpiva le persone nel portafoglio, ma allo stesso tempo lo trovo “riduttivo”. Purtroppo oggi la volontà dei più è mossa dal “denaro”. La volontà dell’uomo moderno è mossa solo dal “denaro” e quindi se vuoi fargli fare qualcosa, anche se è per ed a loro beneficio, devi colpirli in quello. E’ come quando ci si iscrive in palestra e ti fanno pagare in anticipo, sanno che una volta che hai pagato frequenterai, altrimenti se devi pagare di volta in volta, dopo un pò non ci vai più. Chissà che non ci sia un modo diverso per fare le cose. 

Ci si prende in onda!!! At salut!

Scritto da Rocco BRUNO – 2015
Per i libri e il Calendario degli incontri: usciredamatrix.com, Calendario!

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Info varie ed attività: associazionezion.org

La Pasqua e l’Ultima cena, significati


Secondo quanto possiamo leggere dai vangeli sinottici, il giovedì mattino i discepoli si presentarono a Gesù chiedendo in quale luogo avrebbe voluto celebrare la pasqua, che per quanto i più ritengano si tratti di un commemorazione ebraica per ricordare l’esodo e la liberazione del popolo israelita dall’Egitto, in realtà è un mito non solo pre-crsitiano o pre-ebraico, ma si perde tra le varie tradizioni più antiche, oltre ad essere incredibilmente astrologico. Ma andiamo per gradi. 

La parola pasqua ha diverse derivazione a seconda delle culture e delle lingue. Nella cultura ebraica, il riferimento, per quando l’etimologia sia incerta, è alla parola “pesach” che significa “passare oltre”, o anche “tralasciare”, e si dovrebbe riferire al racconto della decima piaga, nella quale il Signore vide il sangue dell’agnello sulle porte delle case di Israele e “passò oltre”, colpendo solo i primogeniti maschi degli egiziani, compreso il figlio del faraone (Esodo, 12,21-34). In questo caso il soggetto è “l’angelo sterminatore” che, vedendo il sangue dell’agnello, “passa oltre” (hypérbasis) le case degli Ebrei, procurando loro la salvezza. La Pasqua o Pesach può anche essere vista come il passaggio tra le acque del mar Rosso, è l’esodo del popolo verso la terra promessa, la pasqua è l’azione, il “fare” forte di una volontà o vocazione alla libertà. Il simbolo del sangue dell’agnello, è il talismano, il rafforzativo di questa volontà o “intento”, il sangue innocente della nostra essenza, che degenera nel tempo nella tortura di un povero animale appena nato. 

Questo stesso simbolo diventa nella tradizione cristiana il sangue del Cristo, ovvero il sangue del sacrificio nella liberazione della coscienza dalla materia di cui l’anima si è rivestita ed ha accumulato. Leggasi a questo proposito anche il Pistis Sophia, vangelo gnostico per eccellenza dove questa idea delle sollecitazioni della materia, e la necessità di rinunciarvi è spesso proposta come opportunità nella trasformazione di se stessi. Il punto è, che bisognerebbe capire il senso di questa rinuncia, e non scimmiottare la povertà di S. Francesco sbandierandola come un totem di purezza o castità. Cristo, con la sua passione e risurrezione, è “passato oltre” i limiti della morte e comunica questo dono a coloro che crederanno senza vedere, a coloro che crederanno in lui, ovvero nel processo personale che la parola Cristo rappresenta. Cristo è un simbolo, Cristo è un lavoro possibile, Cristo è la coscienza che si sviluppa consciamente, Cristo è la volontà che si manifesta volontariamente.

Quindi come per la parola Cristo, è inutile dire che la “pasqua”, come la si voglia chiamare, non ha nulla a che vedere con presunti eventi storici, e questo né nel primo caso (pasqua ebraica), e nemmeno nel secondo (pasqua cristiana). Il popolo in schiavitù siamo tutti noi, l’Israelita è colui che cerca di incarnare Dio (il massimo grado possibile di sviluppo di un essere umano) in se stesso, e di uscire dalle sue prigioni. Mosè che separa le acque è ancora una volta un simbolo della trasmutazione. L’Egitto e la terra promessa Israele, sono regioni interiori nell’uomo, non terre da contendersi là fuori. La Pasqua è la festa della liberazione del popolo dalla schiavitù, la pasqua parla della tua personale liberazione, ecco perché è un rito santo e può essere un momento importante di trasformazione interiore. 

Con il cristianesimo la Pasqua non acquista nessun nuovo significato, come spesso viene detto, ma semmai viene rafforzato il simbolo, l’idea stessa della liberazione finale, spostandola sul piano individuale, sul piano dell’individuo, sul piano interno. Mentre per una parte si attende la venuta del Messia, nell’altra il Messia è arrivato, sempre se si sia compresa o intesa la parola alla perfezione, altrimenti siamo alle solite. Il “Messia” non è una persona, ma una forza che deve maturare nell’individuo che inizia a rendersi conto che c’è qualcosa di strano in questo, che c’è qualcosa che non quadra e vuole capirci di più. Il resto dorme ed aspetta la venuta di un Messia che non verrà mai, o comunque se lo farà sarà qualcosa sempre da ascrivere a qualcun altro e là fuori. L’avvento del Messia è l’avvento di uno stato di necessità e presa di responsabilità della propria vita, è quando prendiamo la croce dei nostri processi personali ed iniziatici e ci dirigiamo sul Golgota dove sacrificare tutto il nostro egoismo e soprattutto egocentrismo. 

Pertanto, se nell’ebraismo il centro del “mito” o racconto “mitologico” è il popolo degli israeliti, ovvero coloro che cercano la rivoluzione personale, nel cristianesimo questo simbolo radicalizza nell’individuo e nell’idea della nascita di una autentica coscienza, ovvero il Cristo (coscienza oggettiva o Turija). Come più volte ho sottolineato in questo blog, la parola Cristo non ha molto a che vedere con un presunto Gesù storico, ma è il simbolo di una rivoluzione interiore auspicabile e possibile, un ulteriore sviluppo al quale l’uomo o la donna possono protendere. Ma per realizzare questa rivoluzione è necessario vivere in se stessi la passione, quella stessa passione che porta il Cristo a suo ulteriore rinnovamento e resurrezione. 
Inoltre la parola “pasqua” (pascha in greco e latino) è una traslitterazione dell’aramaico pasha ed è riconducibile al verbo greco páschein, che alcuni traducono in “soffrire”, riferendolo quindi alla passione (páthos) di Cristo. I verbi per loro natura definiscono un azione, un “fare”, quel “fare” volontario o intento di cui ho già parlato sopra. La passione-risurrezione del Signore come “atto” diventa quel processo dal profondo significato salvifico, di cui i più oggi ne ignorano la vera radice e significato. Signore lo è chiunque e non lo è nessuno, Signore è ognuno di coloro che cerca la vera liberazione dalle catene della sua schiavitù innanzitutto mentale, Passiamo così dall’idea espressa dal termine “passaggio” (diabasis, transitus), il cui soggetto è il popolo che “passa” dalla schiavitù dell’Egitto alla Terra promessa attraverso il Mar Rosso, trasmutazione (sessuale), simbolo che ritroviamo nel rituale del battesimo, poiché con il battesimo si “passa” dalla schiavitù del peccato e dei vizi e si entra nella comunità delle anime purificate, alla passione-risurrezione o sacrificio o morte stessa dell’ego. Cristo” – scrive in questo senso Apollinare di Laodicea – “non ha mangiato la pasqua, ma è diventato egli stesso quella Pasqua, il cui compimento è nel Regno di Dio, quando passa oltre definitivamente la morte: ciò infatti indica la parola pasqua, che significa passar oltre” (Commento a Matteo, frammento 130).
La pasqua poi è anche astrologica e questo lo possiamo dedurre dal come si calcola. Essa è infatti la prima luna nuova dopo l’equinozio, dal latino “equi -noctis” e cioè “notte uguale” riferendosi alla durata del giorno e quindi ancora una volta qualcosa legato all’esposizione del pianeta Terra nei confronti del Sole. La Pasqua, dunque, segna una precisa posizione e una serie di influenze dei pianeti di questo sistema che i nostri antenati conoscevano e di cui, con buona probabilità, sapevano anche come fruttarlo, che uso farne non solo per la semina, ma per elevare il loro Spirito. La Pasqua come il Natale è astrologica. Il Sole che emana Luce e Calore, che sono poi il corpo e il sangue del Cristo, emana anche una precisa Vibrazione (Logos), ed è questa vibrazione alla quale i nostri antenati cercavano di armonizzarsi attraverso la ritualità del pane e del vino. Come elementi intrisi della forza solare, il pane ed il vino diventano il veicolo della trascendenza individuale, idealmente, ma non solo, i partecipanti alla cena del giovedì assimilavano in loro stessi “atomi” vibranti della luce del Cristo, ovvero della luce solare, ma soprattutto la vibrazione che è la cosa più importante per il nostro personalissimo sviluppo in senso coscienziale. 

Il nostro problema è che il positivismo vi ha messo nella testa che queste influenze a nulla valgono e che non esiste nessuna relazione tra il sole e la tua coscienza, fino a convincerti che l’invisibile non esiste. Purtroppo per noi è tutto l’opposto ed adesso fatichiamo tantissimo per riuscire a collegarci ad una realtà che viviamo solo come dogma di fede, il che non sposta nulla dentro di noi se non la nostra vanità e l’orgoglio di coloro che si sentono cristiani ma che di “cristico” non hanno nulla. 

Cristo è luce, è coscienza, Cristo pulsa nelle viscere del nostro sole centrale, Cristo è il fuoco della sapienza che Prometeo rubò agli dei per darlo agli uomini, che ne hanno dissimulato l’utilità e corrotto il mondo creando una religione che è il sistema di controllo. Ti hanno deluso e questa delusione di amareggia ogni volta che senti parlare di Dio, di “Spirito” e di “Cristo” o di rituale del pane e del vino, ma è solo il controllo di un falso istituto che ha preso la conoscenza e l’ha deformata per rende inservibile che sta lavorandoti dentro, dobbiamo poter morire a tutto questo e rinascere ad una nuova vitalità interiore. Siamo stati spenti dal più spaventoso dei dogmi, il più putrido dei “credo” e cioè: L’inevitabilità della morte. Cancella questo pensiero distruttivo e conquisterai la vita, è questo che insegna il Cristo Gesù quando dice chi crede in me non assaporerà la morte. 

Dobbiamo morire in vita per risorgere, questo è il “perchè”, questo è l’enigma della Pasqua, ecco cos’è la volontà Cristo o Crestos, una volontà focalizzata, chiara di risveglio, e di vincere il dogma dell’inevitabilità della morte, spazzare va il fantasma del tempo. E’ di questo che parla Gesù quando dice chi conoscerà me non assagerà la morte. Quando un individuo si avvicina al suo altare dopo che ha preparato il pane e mescolato il vino, ha acceso il fuoco dello Spirito, avrà benedetto questi elementi, che significa consacrarli a sacrificio “eucristico”, che significa un intento focalizzato ad imprimere nel pane e nel vino tutta la forza Solare, Ignea, trascendente e liberatrice, come una luce, come la luce che consuma il programma Smith; quando questo individuo avrà ingerito il pane, masticato e poi mescolato nella bocca con il vino, allora, il suo intento a dissolvere la morte, il pensiero distruttivo della sua inevitabilità, si attuerà, ed io defunto conoscerò la vita. 


Come un raggio, come quel raggio che illumina tutta matrix, è la Pasqua che dissolve ogni oscurità e apre il cielo nero ad una nuova possibile nascita, se non fai la Pasqua, che cosa fai? Sappi che l’ombra ha i suoi rituali e li fa, eccome, fare il pane, e preparare il vino, benedirlo e darlo a tutti con lo scopo di svegliare NEO in ognuno di loro è un evento che non possiamo sottovalutare, se per rivestirci dell’abito di luce e diventare un flusso luminoso abbiamo bisogno di compiere gli atti che si compiono nel mondo, allora: così sia!

Dal 25 dicembre la luce aumenta, incalza il buio, le tenebre (quelle stesse che ci fanno “paura”), insieme al calore ed alla vibrazione, per trovarsi nel cielo di primavera, ovvero nel suo equinozio in una posizione ideale, ti totale equità, per l’inizio di un nuovo ciclo. Qualcosa muore, la personalità, l’ego, e qualcosa di nuovo rinasce, il Cristo, ovvero la coscienza. Qual’è il centro, lo scenario di tutto questo processo? La Terra, questo meraviglioso pianeta è il ricevitore della luce, ecco perchè trovate in Pistis Sophia il nome di Melkisedeck, esso è il logos della terra, il Ricevitore della luce. Si capisce quanta poesia c’è in tutto questo? Il Sole e la luna irradiano le loro influenze e la Terra le riceve per compiere i suoi processi di crescita che ai nostri occhi appaiono come “inverno”, “primavera”, “estate” ed “autunno”. 4 come le direzioni, 4 come gli elementi, 4 come le braccia di una croce dove non è il maestro che al sacrificio, ma la personalità e l’ego. Gesù compie da buon sacerdote dell’ordine di Melkisedeck i suoi processi per diventare un Dio, Quis et deus? Michael! 

Ci sono altri elementi astrologici interessanti, andrò per sommi capi, e schematizzando molto. Guardate quest’altra cosa. Gesù mandò Pietro e Giovanni (uno è il sesso e l’altro è il verbo, le gonadi sessuali e la laringe; del loro collegamento ne ho già parlato) in città dicendo loro che avrebbero incontrato lungo la via un uomo con una brocca d’acqua, diretto verso la casa del proprio padrone. I due avrebbero dovuto seguirlo e chiedere al padrone di casa se era possibile per Gesù celebrare la Pasqua nella sua dimora. Nonostante l’opinione accreditata che vede nel padrone del cenacolo il padre, o comunque qualche parente, di Marco, il futuro evangelista, la metafora è astrologica. L’uomo con la brocca d’acqua è la costellazione di acquario, … 

Ogni uomo ed ogni donna sono una stella, simili a lumi misteriosi appesi al firmamento. Dio è la fiamma che crepita in tutto, la vivificante geometria di tutto. Perciò il numero è santo ed infinito, è eterno. Laddove Lui risiede non vi sono differenze: la diversità è l’unità, l’uomo e la donna in se sono il mistero, e la donna è la trascendenza per l’uomo, ecco perchè Maria assiste al dramma Cristico, ed perchè è sempre lei la prima scoprire il sepolcro. Ma questa è veramente un altra storia, una di quelle storie che non si riescono a raccontare, … 

Energia. Epifania – ἐπιφαίνω, epifàino – "mi rendo manifesto" – 2015

E’ tutta una questione di “energia”, ovvero di “intento” e “vitalità”. Mi riferisco al motivo di fondo autentico per cui pur essendoci persone, e non mi riferisco solo al lavoro che sto svolgendo, ma anche a tutte quelle centinaia, o anche migliaia di persone che ascoltano, studiano e raccontano di praticare a vario titolo ogni genere di insegnamento o scuola che parla di “coscienza” e del suo sviluppo, all’atto pratico faticano a realizzarlo, ovvero tutto quello che fanno non produce quasi nessun progresso, continuano a darsi un mare di importanza, si infuriano, si offendono, pensano solo ad avvantaggiarsi, o peggio, si sentono nulla, sono demotivate, si auto svalutano, e molto altro che sicuramente ognuno di noi conosce molto bene; è come quella strada sai perfettamente dove porta. E con buona probabilità non è lì che tu vuoi stare. Non sto esprimendo un giudizio, mi riferisco a tutte quelle persone che sono interessate, che seguono con interesse, parlo di chi all’atto pratico pur capendo di cosa si tratta si sta trovando in serie difficoltà, così serie al punto tale da fargli mettere in discussione l’utilità di quello che facendo o studia. E, per ironia della sorte, come dice Morpheus, invece sei vicino alla verità. Quale verità? “Che tu sei uno schiavo”? Questa già dovresti averlo capito, dovresti esserci giunto da tempo se leggi qui. No, la verità è che senza energia non puoi realizzare nulla. Ecco perché serve disciplina, abnegazione e una certa quantità e qualità di lavoro pratico: serve “energia”!

Le persone normalmente non hanno “energia”, la sperperano nel “mondo”, la sperperano in mille cose che sono funzionali al “mondo” e molto poco a loro stesso; questo senza neanche mettere in mezzo il discorso dello sviluppo ulteriore di se. Accade punto, perchè è così che siamo stati educati a fare. Purtroppo questa abitudine l’hai acquisita anche tu, e se non giri la barca ed inizi ad interessarti di quello che ti compete non ci sono molte variazioni sul tuo “tema” (musicale, inteso come la canzone della tua vita, che ti canti tutti i giorni). Premetto che per “energia” non si intende qualcosa di aleatorio, ma qualcosa di estremamente consistente e reale. Il termine “energia” per lo più viene utilizzato come formula aperta per includere innumerevoli sfumature di forza e vigore; ma in sé non è un concetto vago o svolazzante, anzi tutto l’opposto.

Per farmi comprendere meglio dirò che l’energia è la basilare attitudine a compiere un “lavoro“. La parola o termine “energia” è anche normalmente posta davanti ad un altro termine che indica la forza che descriverebbe questo lavoro: “energia” elettrica, “energia” termica”, etc., ma in questa prima analisi mi soffermerò sul precedente enunciato, ovvero, sulla basilare attitudine a compiere un “lavoro“. Capiamo che senza questa basilare attitudine nulla si può fare, nessun lavoro è possibile. Analizziamo quale potrebbe essere questa “attitudine”senza la quale nulla si può realizzare nella costruzione di una coscienza. Ognuno ha le sue inclinazioni, ma quello che serve qui è una certa capacità di mettersi in discussione, e una buona dose di non bersi sempre tutto come acqua, una certa abilità ad evitare di suggestionarsi con poco, ovvero, un certo “pragmatismo”. In poche parole significa avere un qualche tipo o genere di autentica volontà e predisposizione al cambiamento e al fare sforzi in quel senso. Per lo più le persone quando capiscono che c’è da “faticare”, tendono a arretrare e cercare situazioni più comode, il che è perfettamente armonizzato e previsto dal nostro condizionamento.

Mi viene in mente a questo proposito un passaggio del libro di Gurdjieff “racconti di Belzebù a suo nipote” quando a p.16 (delle versione che ho) si fa questa affermazione: “a mio parere, il vostro guaio in questo caso è che fin dall’infanzia vi è stato inculcato, ed è oramai perfettamente armonizzato con il vostro psichismo generale, un modo automatico di percepire qualsiasi impressione di tipo nuovo, e funziona cosí bene che vi permette di sottrarvi alla necessità di fare il benché minimo sforzo individuale durante tutta la vostra vita responsabile: una vera benedizione!

Se mettiamo insieme questa prima concezione del termine “energia” col secondo fattore ovvero quello di legarlo al termine che descrive la forza applicata (che in questo caso è la forza “vitale” o “vitalità”), capiamo la ragione della mia iniziale affermazione, e cioè: senza “energia” nulla si può fare nelle persone. Pertanto, se da una parte la parola “energia” ci suggerisce (dal greco: energheia, composto di en intensivo e ergon opera, azione) l’idea di un “lavoro instancabile”, e portato a livello del nostro caso o intendimento, la parola suggerisce un lavoro instancabile nella direzione della crescita e dello sviluppo di sè nella direzione della coscienza, dall’altra, assunto il termine al tipo di qualità di energia necessaria, ovvero abbinato al concetto di “vitalità”, ci invita ad un utilizzo più coerente delle risorse di cui disponiamo. In una parola o in un esempio, come è idiota impiegare carbone e petrolio per produrre energia, allo stesso modo lo è dissiparla clacsonando in auto, o sminchinando su uno smartphone tutto il giorno condividendo foto, messaggi, o altro, o alimentando polemica sui social (network), che sono azioni al pari di covare rancori, essere nervosi, impazienti, montarsi la testa, et… Ingurgitare vitamine ho idea che in quel senso non sarà d’aiuto.

Per compiere quello che ci proponiamo “qui” serve energia, ovvero serve dedizione instancabile, ovvero serve “ricordare” perchè abbiamo iniziato ad interessarci a questi studi, e serve una certa vitalità per dare seguito ai nostri propositi di cambiamento. Ecco ciò che serve. Unitamente a questo serve, anche, iniziare quindi ad utilizzare le proprie risorse in modo più coerente con gli scopi che ci siamo prefissi (ecco perchè ho detto quello che ho detto in merito a certe attività, non c’era giudizio, mi riferisco ai social). In una carola serve diventare “ermetici”, ovvero serve diventare “casti”, serve una certa castità. Senza castità nulla si può fare perchè non abbiamo “energia” o “risorse” per farlo, non abbiamo la vitalità che serve per “fare”. In fisica si insegna che l’energia non si può tradurre perfettamente in “lavoro” perché esiste un inevitabile grado di dissipazione. In cosa consiste questo grado di “dissipazione”? Tutto il “sistema” o “mondo” che abbiamo interno a noi che ci influenza esercitando una pressione costante nella direzione della “dissipazione” stessa, lasciandoci senza forza e senza energia per compiere qualsiasi altro genere di lavoro se non quello “mentale” o “psichismo” al quale ci ha abituati ed educati.

Tocca mettere mano alle nostra abitudini e studiare il modo con cui iniziare a recuperare le forze sottraendole alle normali attività che svolgiamo nel sistema, tocca “drenare” risorse dal sistema. Questa è un autentica battaglia e per tua fortuna non si deve svolgere là fuori, contro i mulini a vento, ma dentro di te, partendo da te. Il punto duro, faticoso, è che devi rinunciare a voler portare a casa le tue “ragioni”, perchè sono le tue “ragioni” a tenerti attaccato alle dinamiche del “mondo”, ma allo stesso tempo non puoi esimerti dal farlo altrimenti staresti comprimendo. E’ un gran bel dilemma ed è qui che serve l’attitudine, come una sorta di talento che se non hai devi iniziare a sviluppare, perchè diversamente ti atteggerai gonfio come un pavone credendo di aver capito, ma all’atto pratico quando sei messo sotto pressione dal sistema resti sotto, ti arrabbi e fai sempre le stesse cose come tutti qui altri. Come tutti gli altri uomini quando hai fame non sai più ragionare, quando ragioni non dai più retta al tuo cuore, quando gli dai retta, dimentichi tutto.

Energia è in questo che risiede il libero arbitrio. Il libero arbitrio è il potere di sapere che non si tratta di una vera scelta. La scelta, come dice giustamente il personaggio del Merovingio, è l’illusione posta tra chi ha potere e chi non ce l’ha. Tu puoi scegliere solo quando disponi, ovvero quando disponi di “energia”, altrimenti devi fare quello che il “sistema” ha già previsto per te. Capisci quanto è importante per te avere energia? Saperla conservare e molto altro? Lo capisci? Se disponi di 5euro puoi comprare un pacchetto di una certa marca presumibilmente pregiato, e puoi anche scegliere di comprarti un pacchetto di MS (Monopolio di Stato) e farti avanzare anche dei soldi. Ma se disponi di 3euro puoi solo comprare le MS, sempre che costino ancora così. 

Dimmi adesso dove è andato il tuo “libero arbitrio”? La miseria che misuri nella tua vita è la miseria energetica in cui ti precipiti. Più è ermetico un vaso è maggiori saranno le possibilità; quantunque sei chiamato ad usare quello che sei. E’ scritto che – “solo colui che conosce e percorre i misteri della luce che sono poi i misteri del sesso ha realmente il potere di cambiare le cose”, – di modificare “matrix” a suo piacimento, di attrarre a se tutto ciò di cui ha necessità, gli altri si illudono soltanto. Senza questa manifestazione di forza, il resto sono solo chiacchiere. E-pi-fa-nì-a Manifestazione della divinità; nella religione cristiana è la prima apparizione di Cristo: la rivelazione. Cristo è la coscienza, e l’epifania è la prima grande manifestazione di un briciolo di “coscienza” in un individuo, la manifestazione di qualcosa di nuovo a seguito dell’aver capito quanto sia importante e necessario compiere certi atti o compiere certi sacrifici. Se non hai la comprensione dietro del perché farlo, non vedrai mai la ragione per cui tu debba sacrificare tutte le tue “ragioni” e tutta quell’importanza che ti dai.

Epifania dal greco epiphàneia, manifestazioni della divinità, dal verbo epiphànein, composto di epì dall’alto e phànein apparire. Pare che le epifania (in greco il termine è plurale) nell’antica Grecia fossero le feste dedicate a una particolare divinità durante le quali essa si manifestava. Una manifestazione particolare in quello che veniva chiamato il cuore segreto e inaccessibile del tempio, detto anche “nous”, ad indicare ed esprimere un risultato di un’azione della coscienza, il rendere manifesta proprio quella “cosa”, il “nous”, qualcosa che va oltre la concezione di intelligenza, intelletto, o mente, ed ancora oltre “intelligenza divina che organizza il mondo”. Aristotele lo intendeva come intuizione intellettuale, una facoltà che intuisce i principi indimostrabili, ma si sta parlando di mente e cuore, di anima ed essenza stessa dell’essere, della umana seità (la parola è un estensione della parola “sè”, intesa come la qualità stessa del “sè”, ovvero l’essere stesso, la ragion d’essere, il fattore esserico).

Dopo che il Cristianesimo si fu “installato” (e personalmente aggiungerei come un malware) sulle precedenti liturgie pagane, fu una sola l’epifania, pur mantenendo di fondo il carattere di generica rivelazione, se uniamo la concezione di Cristo col Nous comprendiamo che stiamo parlando ancora della stessa cosa ed allora l’epifania diventa un “idea” molto utile per comprendere altre cose, se restiamo invece sul piano del racconto storico, poco verificabile, la festa di per se o la sua celebrazione non ci porta nessun valore aggiunto se non ancora la stessa forma di “dissipazione” di un lavoro possibile dato che alla fine il risultato saranno milioni di persone che entrano ed escono dai supermercati e centri commerciale per comprare calze piene di cioccolata. Questa celebrazione, che ricorre oggi 6 gennaio, secondo la prassi comune dovrebbe ricordare pertanto la prima manifestazione “pubblica” di Cristo e l’omaggio reso dai Re Magi, se non è un tradimento della coscienza questo cosa stiamo aspettando d’altro per accorgercene? E tutto col beneplacito e il sostegno dell’istituto pontificio che altro non è che un altro strumento del “mondo” per tenerci in catene. Ma se proviamo a ragionare forse possiamo aprire il “mistero” che si cela dietro a questa ricorrenza. Il Cristo e il Nous sono la stessa cosa, è lo stesso simbolo pagano ripreso dai cristiani primitivi che essendo gnostici erano di derivazione greca. Il Cristo è il “nous” ovvero qualcosa di simile ad una “Coscienza”, una coscienza con la “C” maiuscola, non solo come facoltà di rendersi conto, ma una realizzazione di una certa consistenza, un individuo. L’epifania è l’azione del “nous” è la conseguente realizzazione dell’aver agito cercando e sviluppando coscienza, è il tentativo di cambiare il proprio punto di vista operando con l’unico strumento possibile l’osservazione e la capacità di rendersi conto. Spostare il proprio punto di vista, suona tanto come spostare il “punto di unione” di cui parla don Juan a Castaneda, ovvero, proprio quella cosa che fissa nella tua vita la descrizione del mondo. Per farlo hai bisogno però di energia, di forza vitale, di vitalità. Dove la prendi? I tre Re o Re Magi rappresentano questa operazione, questo tipo di lavoro ulteriore possibile ed auspicabile in modo da permetterci di manifestare “nous” ovvero “Coscienza”. Mica per niente sono Magi, ovvero, maghi, ovvero conoscitori della chimica di Dio o alchimia. E’ di un lavoro fisico che si parla, di un lavoro di purificazione della mente e di castità.

Epifania. E’ tempo di manifestarsi. Il Cristo/Nous si manifesta nel giorno dell’Epifania ai re magi che arrivano al suo cospetto. Ognuno di loro porta con se un dono che è lo strumento della redenzione, della rivoluzione integrale della coscienza: Mirra, incenso e oro. Mirra è la trasmutazione nel corpo e la purificazione di esso, delle tue sostanze, l’incenso è per la purificazione dei pensieri e l’oro è il lavoro più eccelso ed è quando il Cristo comincia a farsi “reale”, una manifestazione reale, autentica. Essi, i tre re, rappresentano Ermete Trismegisto, ermetico tre volte magnificato, si sta parlando di corpo, mente e Spirito. Non a caso i Magi sarebbero sacerdoti di origine iranica, depositari della sapienza esoterica.

La magia in ultima analisi è quella del sesso, la magia è quella di coloro che sanno come trasmutare la loro forza vitale, che altrimenti servirà la natura nella riproduzione sessuale (per questo si chiama anche energia sessuale, è l’azione che qui si evidenzia) , in qualcos’altro per dare vita al Cristo, per permettere a quella possibilità che è la coscienza di fari manifesta. 

Inutile dire che non ci sono scorciatoie, non c’è nessuna stupidaggine tipo l’idea di essere presenti all’orgasmo, ma c’è solo il dominio delle proprie pulsioni animalesche mentre spingono nella direzione della riproduzione. La vera autentica trasmutazione è: ASSENZA di SPASMO ANIMALE, o orgasmo, che poi ciò che spinge lo sperma nella riproduzione. L’orgasmo è un corto circuito che ti fa perdere ogni potere che divinizza, almeno fino al prossimo tentativo. 
Purtroppo o per fortuna, dipende dai punti di vista, tutto questo lo potete capire solo se capite che il Cristo è Coscienza, è la grande coscienza capace di farci ritornare dal Padre, ABBA (una parola che anche palindroma), che non è una persona e nemmeno un luogo là fuori, ma uno spazio di “calma”, imperturbabile ed eterno (assenza di tempo) in se stessi.

Conservando l’energia (vitale) la coscienza si rende manifesta e duratura, ecco l’Epifania. La befana è Kate Proserpina, un lavoro negli inferni atomici di noi stessi. Epifania o Teofania, lo trovate anche su Wpedia, viene dal greco theophàneia, composto da theos (“dio”) e da phàinein (“manifestarsi”). Letteralmente, manifestazione di Dio nella Creazione, ma non del Dio creatore di questo universo ovvero il Demiurgo, o Architetto (si, proprio come quello di “matrix”), ma del Padre, Abba, la Coscienza del Pléroma, Purusha, un luogo senza luogo e senza tempo, dove esiste tutto ciò che un individuo incarna, dove il seme o atomo (nous) della tua coscienza sta. La teofania è quel processo attraverso il quale si riscontra la presenza di Dio, come l’immanifestato, colui di cui nulla si può dire, nell’universo creato e manifestato dal Demiurgo. Come dentro è fuori, come è in alto è in basso, ecco il senso di queste parole.

Se capiamo questo, sveliamo e capiamo anche tutto il resto del significato della storia che viene raccontata e del suo carattere mitologico. Certo che Erode, che rappresenta tutti i sistemi del mondo, e Caifa e tutti i suoi sacerdoti che sanno chi è Gesù inteso come la “coscienza”, vogliono impedire la sua manifestazione o nascita. E’ sotto gli occhi di tutti e tutti i giorni la falsità e l’ipocrisia di questo mondo che parla di “coscienza”, ma non ne incarna per nulla le ragioni. Non possono. Le persone non possono incarnare “coscienza”, non ne hanno le risorse, non hanno l'”energia” per farlo, non hanno nemmeno gli strumenti per iniziare a farlo, e soprattutto ne ignorano la necessità di farlo, ne ignorano il “perchè”, a causa dello psichismo perfettamente armonizzato nella loro presenza, non sono in grado di compiere ed avere nessun altro intendimento se non quello che gli è stato inculcato sin dai primi anni di infanzia, anche se sono pronti a giurare il contrario. Senza un tipo diverso di ri-educazione nulla si può produrre attualmente in nessuno o quasi.

Proseguendo nella spiegazione del mito. La Befana nell’immaginario collettivo rappresentata un mitico personaggio dall’aspetto di una vecchia che porta doni ai bambini buoni nella notte tra il 5 e il 6 gennaio e vola su una scopa. Ma cosa significa realmente questa cosa? La sue origini discendono, tanto per cambiare, da alcune tradizioni magiche precristiane e, nella cultura popolare, la Befana, si fonderebbe successivamente con elementi folcloristici e cristiani. Ella porta dei doni in ricordo di quelli che furono offerti al Gesù Bambino da parte dei 3 re magi, ed i doni sono per i bambini perchè il bambino Cristo è la coscienza appena risvegliata. Volando sui tetti, la tanto attesa vecchietta, è a cavallo di una scopa e compie veri prodigi. La scopa è ancora qualcosa con cui pulire, ci parla di purificazione di pulizia della casa, la casa disordinata, che è la nostra stessa mente e corpo.

Scende lungo il camino perchè quella è la colonna vertebrale; la colonna è la misura del nostro lavoro, il centro di gravità di una persona è la sua colonna vertebrale, la postura con cui si muove, il camino è questa cosa ed ecco perchè la befana porta anche il carbone a taluni od i doni a tal altri, essi sono la conseguenza della maturazione del nostro lavoro, del lavoro che facciamo su noi stessi di morte e rinascita, … il carbone diventa la punizione per non essere stati bravi, nel mondo, ma per lo spirito colui che è bravo nel mondo è cattivo per lo spirito e viceversa. Il carbone è per accendere i fuochi, non c’entra niente la bontà o la cattiveria nei propri atti, c’entra il lavoro verso la conquista di un autentica coscienza, se hai già acceso i tuoi fuochi sacri ed hai iniziato a lavorare, i doni sono quello che raccogli, se invece non hai ancora incominciato la tua purificazione, il tuo lavoro, il carbone ti sarà troppo utile per accenderli … e molto altro. Per chi fosse interessato sull’approfondimento di questa parte potrà trovare ulteriori dettagli nell’articolo precedente scritto nel 2012 sempre in questo blog dal titolo  “Legge dell’attrazione, libero arbitrio. Epifania – ἐπιφαίνω, epifàino – “mi rendo manifesto“. Ai tempi feci dei riferimenti a Monti, oggi le stesse valutazione possono essere fatte nei confronti del nuovo PR, che non sta per premier, ma per “pubbliche relazioni”, Renzi. Il quale come un buon PR da discoteca sa attrarre persone col suo modo accattivante, veloce, diretto, “giovane” e “smart”. Un cordiale saluto a tutti e buona epifania, … se potete!!! 

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| PROGETTO ZION | area Formazione | L’uso di FB come piattaforma DIDATTICA |

Non è una novità, almeno per i frequentatori di questo blog, che personalmente abbia più volte sollevato alcune riserve, non tanto sullo strumento in se, ma su l’utilizzo sconsiderato, inutile, inconsapevole, strumentale, deviato, alterato, adultero, miserabile, esecrabile, etc. di facebook. Le persone non vengono preparate, non sono educate ad utilizzare questi strumenti. Sono solo lasciate a se stesse, per quanto ognuno creda di saperne qualcosa in merito al suo utilizzo.

D’altronde cosa c’è di male?” – mi dirai. Risposte –  “nulla, niente” – non è questo il punto, nel domandarselo si perde il centro o punto del discorso. Questo bisogno di identificare o individuare cosa è “bene” e cosa, per lo più, è “male”, fa parte del modo stravagante col quale siamo stati “educati”. Nella stessa affermazione – “Cosa c’è di “male” – implicitamente presupponiamo un qualche genere di colpa o peccato. conosciamo bene da dove deriva questo senso di colpa ed inevitabilmente però lo alimentiamo e perpetriamo lo stesso. Abbiamo bisogno di trovare sempre una colpa ed un colpevole, invece di capire che ciò che importa, ciò che è realmente centrale è crescere, è ciò che “siamo“, è chiedersi semmai – “cosa sto diventando”. Il centro resta sempre “il divenire” o, qualcuno la chiamerebbe, l'”evolvere“. Quando il divenire va nella direzione di un cambiamento o crescita o maturazione o saggezza la chiamiamo per comodità evoluzione, quando è in senso della perdita di dominio su di se, di discesa negli istinti più animaleschi, la chiamiamo “involuzione”.

Nei miei precedenti articoli, “facebook. Un eggregora spaventoso” e “facebook. Il piacere di mettersi in mostra” mettevo l’accento proprio su alcune su queste finalità e scopi. L’innovazione è uno strumento che dovrebbe servire per rendere non solo migliore la vita delle persone, migliorandone le possibilità sociali, di relazione, ma dovrebbe anche migliorarne le qualità intellettive, ovvero dovrebbe servire anche per migliorarci come individui. Purtroppo non è quello che accade perchè alla deriva o sbaraglio ad utilizzarli senza particolari avvertenze, questi strumenti si traducono ancora una volta in modi diversi per dire sempre le stesse cose di noi, dandoci sempre la stessa sensazione di contare qualcosa, cosa che così non è. Milioni di utenti Fb. Le persone non sono preparate ad utilizzare questi strumenti in un altro modo che nel modo con cui usano continuamente tutto, con le solite logiche e finalità: bisogno di considerazione e bisogno di mettersi in mostra.

Lasciati senza un adeguato tipo di educazione tutti questi incredibili strumenti di lavoro diventano le solite piattaforme utili solo a chi le ha pensate, strumenti utili a produrre: uno, controllarti e due, prendere ed acquisire dati sensibili per rivenderle, o produrre campagne pubblicitarie o servizi o cose sempre più adatti ai vari gusti, ovvero per pilotare i tuoi interessi. Per fare indagini di mercato e rendere disponibili a chi paga i tuoi dati personali. La prossima volta che pensi che un account è gratuito ricordati che quando clicchi su accetto e do il consenso, stai accettando le condizioni di utilizzo del servizio, condizioni che comprendono le clausole vessatorie relative all’utilizzo dei tuoi dati sensibili, il monitoraggio, e molto altro utile per l’invio di promozioni, indagini di mercato e molto altro.

La cosa veramente interessante dal punto di vista sociologico è che nel giro di pochi anni (circa una decina) sono riusciti a farci credere che Facebook sia in qualche modo un luogo dove socializzare, uno strumento per socializzare ed aumentare la cerchia delle nostre conoscenze o amicizie.

L’etimologia della parola (sociale, socializzare) deriva dal latino socius, ovvero socio, compagno, inteso come colui che condivide una qualche appartenenza. Di stesso indirizzo è la parola associare, ovvero mettere insieme. Il bisogno quindi di appartenenza, di sentirsi parte di un gruppo è il meccanismo sul quale si fa leva per portarci nel sistema sociale o social network. Mi frega assai di socializzare su uno strumento così assurdo e virtuale come questo. Socializzare è qualcosa che ha a che vedere col l’incontrare le persone materialmente.

Se questo “sistema digitale” o rete o network che chiamiamo “internet” aiuta a fare questo è un conto, ma se crea dipendenza, e le persone invece di trovarsi, di aggregarsi, l’unico contatto che hanno è questo surrogato virtuale, comincia ad esserci qualcosa che non quadra più del solito. Per questa ragione ho deciso già da tempo di mettere mano ai rapporti che si sono creati attraverso il web e che li sono rimasti. Sono esclusi pertanto da questo discorso tutti coloro che conosco di persona e che quindi hanno avuto modo di incontrare il lavoro che faccio e sono capici di capire che non c’è altro che quello.

Non essendo io unico e solo proprietario del mio profilo e delle pagine e gruppi che amministro, dato che, avendo io accettato le condizioni di utilizzo del servizio, di fatto è facebook.it, in qualità di utente del servizio però e nel rispetto delle regole della “community di facebook” intendo disporre di questo mio profilo come di una “PIATTAFORMA DIDATTICA“, cosa che avevo già in qualche modo palesato da qualche tempo e che adesso, avendone il tempo, formalizzo. Questo significa che pur rispettando le regole della community non intendo sottostare necessariamente alla consuetudine con cui viene utilizzato questo strumento o servizio.

Questo significa che tutti coloro che chiederanno l’amicizia a questo profilo verranno considerati studenti ed aderenti alla piattaforma DIDATTICA i cui scopi sono innanzitutto scovare ogni forma di egocentrismo. Ogni, a mio insindacabile giudizio, ipocrisia verrà fermamente demolita con tutti i mezzi verbali disponibili, come è già stato più volte dimostrato. Chiunque si sia fatto qualche strana illusione di considerarmi suo amico, dovrà iniziare a convincersi dell’impossibilità di tale relazione telematica. Nulla di ciò che gira qui dentro è reale, e dimostrarlo è mio preciso e fermo interesse.

Coloro che si avvicinano a questa “piattaforma didattica” dovranno essere motivati dall’aver ben compreso la mancanza di libertà nella quale versano senza illusioni di alcun genere e lasciando ogni speranza di uscirne con giustificazioni di qualche tipo. Coloro che hanno chiesto l’amicizia nel passato sono informati che aderendo al mio profilo aderiranno anche a tutti gli strumenti didattici che intendo mettere in atto, anche a maltrattamenti di qualsiasi sorta. Se pensano di incontrare in me un amico si sbagliano. Io non esisto, per voi sono solo una stringa di caratteri che risponde alla vostra stessa emotività con la stessa vostra veemenza. Non ci provete nemmeno a capire con chi avete a che fare non fare che polarizzarvi sulla vostra idea.

A questo proposito, invito pertanto tutti coloro che hanno chiesto in tutti questi mesi e anni l’amicizia per altri scopi differenti dalla DIDATTICA di togliersi dal profilo dando la possibilità ad altri di usufruire di questo servizio. Per i contenuti che pubblico potranno comunque usufruirne dato che sono disponibili anche senza far parte dei miei contatti.

Tutti gli altri non si stupiscano dei miei “eccessi” o eccentricità dato che sono parte integrante del tentativo di fare di questo strumento “inutile” quale è Facebook in una piattaforma DIDATTICA di qualche tipo.

Sostieni il progetto Zion facendo una donazione su: qui!

Info varie ed attività: associazionezion.org

L’orrore della situazione e la rivoluZIONe!


La vita come la concepiamo noi umani (il termine “vita” lo ha coniato l’uomo) è comincia approssimativamente un miliardo di anni fa, prima di vedere le prime forme di vita organica e produrre i primi rudimentali cervelli, che altro non sono che le centrali di controllo di un essere sensato in grado di mescolarsi alla materia per fare un qualche tipo di esperienza utile al suo sviluppo, sono dovuti trascorrere altrettanti miliardi di anni. Per miliardi di anni i vortici centro mossi hanno attirato polveri (materia indifferenziata) verso il centro (gravitazionale), accumulando e generando gli agglomerati che conosciamo come pianeti e stelle. Semplificando di molto dirò che la differenza tra i corpi celesti e planetari consiste nella diversa oscillazione del vortice. La materia roteando si è accumulata ed ha iniziato a produrre le masse che adesso possiamo osservare, la ragione per cui orbitano intorno ad un asse è l’effetto di questa oscillazione. 

Miliardi di anni per produrre i pianeti ed i soli, ed altri miliardi di anni affinché si producesse il nucleo e la crosta, ed infine i gas delle loro atmosfere. I pianeti come la terra sono poi caratterizzati dalla formazione di acqua, fonte primaria per la manifestazione della vita organica, mentre la vita inorganica di cui si nutrono (alcune forme di vita chiamate vegetali) oltre all’acqua sono i minerali. La base della vita organica è di fatto quello che chiamiamo la cellula. 

La cellula compare si duplica, si organizza in organismi viventi che a loro volta si riproducono per mezzo di quello che chiamiamo sesso. La riproduzione è una forma di duplicazione e trasferimento di informazioni proprio come per le cellule, solo che le cellule si scindono, invece le forme di vita organica si devono unire per riprodursi. per capire questa idea dobbiamo introdurre il concetto di sistema e dell’operatore “+”. 1+1 dal punto di vista sistemico non fa 2, ma 3; questo perché la somma degli elementi di un insieme fa una terza cosa differente o di un livello superiore, come il risultato della somma della cellule non fa una cellula, ma un organismo vivente che si discosta di molto dalle singole caratteristiche. Questa terza cosa ha possibilità maggiori di ogni sua singola cellula. 

Ma veniamo al punto più interessante. L’ambiente influenza le forme e di fatto che costringe a modificarsi se vogliono restare in vita: le forme si modificano per adattarsi all’ambiente; al momento della riproduzione il genitore trasferisce al figlio il suo patrimonio genetico o le informazioni o dati raccolti fino a quel momento. Una volta comparsa una nuova forma di “vita”, ogni singolo soggetto trasmette alle seguenti generazioni le informazioni acquisite nella sua esistenza. I dati raccolti nell’esistenza contribuiscono all’evoluzione della specie. Ciò che non serve viene rimosso, o involve. In questo modo la “vita” garantisce a se stessa il suo mantenimento e l’evoluzione. L’umanità come tale è sottoposta allo stesso “sistema” o natura di “mantenimento”. 

Le variazioni o mutazioni, diciamo genetiche, all’interno di una specie sono dovuta a cambiamenti ambientali quale mutamento necessaria al fine del “mantenimento” della forma o vita stessa. E’ in questo che consiste l’idea di “selezione naturale”, una spinta o impulso come motivazione della vita, la vita è scopo e strumento, in suo scopo è vivere, e per farlo trova sempre la strada, questa strada noi la chiamiamo: evoluzione. Ma tutto ciò che e-volve può anche in-volvere, pertanto, forse sarebbe più appropriato parlare di necessaria “rivoluzione”. 

Il senso delle parole evoluzione, involuzione e rivoluzione si è perso molto nel tempo, ed oggi assume significati un po’ differenti, in origine di trattava di descrivere forze centripete e centrifughe da un presunto centro o vortice centro mosso, e quindi la rivoluzione risultava un accelerazione che supera l’equilibrio stabilito. Diciamo che se restiamo nell’ambito di questo significato possiamo dire che evoluzione ed involuzione sono l’equilibrio in un ciclo vitale dove tutto nasce cresce, produce effetti, e poi inizia inesorabilmente a consumarsi a causa del trascorrere del tempo (involuzione). In quest’ottica il rilascio di informazioni o patrimonio genetico è necessario per la continuazione di una specie o forma di vita, tutte le mutazioni alle quali la vita si è trovata ad attuare per adeguamento alla variazione dell’ambiente vengono trasferite alla nuova forma o progenie. In questo senso la vita di quella specie si preserva e “mantiene” tale, ovvero in vita. 

Tutto in natura tende al perfezionamento di sé, la natura come tale evolve costantemente nel tentativo di adattarsi al mutamento delle condizioni “ambientali”, a nuovi cambiamento di stato compaiono nuove possibilità e di conseguenza nuove forme di vita (l’esempio classico è l’era dei dinosauri della preistoria). L’uomo è, in quanto parte della vita “organica”, sottoposto allo stesso tipo di necessità o “impulso”. Tutto quello che non è in grado di evolvere si estingue (cit.: “o ti elevi o te levi”), in questo consistono le leggi di evoluzione ed involuzione. Tutto in natura si rinnova per mezzo dei cicli ed in particolare attraverso quel ciclo che l’uomo osserva e chiama di nascita e morte o riproduzione

 

L’umanità, come specie, è parte dell’evoluzione della vita organica, e come ogni specie “evolve” solo per l’aggravarsi, o meglio, per i mutamenti delle condizioni “ambientali”, se non rivoluziona un giorno si estinguerà. L’essere umano non è il prodotto di un evoluzionismo genetico (Darwin), ma la necessaria conseguenza di un processo di mutamento delle condizioni ambientali. L’uomo è comparso quando le condizioni permettevano la sua nascita e da lì ha iniziato a riprodursi. 
E’ necessario a questo punto chiarire in cosa consiste l’evolvere della forma umana. Ciò che differenzia l’uomo dalle altre forme di vita è che, in quanto dotato di intelletto e di quella particolare qualità chiamata “Coscienza” di se, la sua evoluzione non segue linee convenzionali ovvero osservabili in tutte le altre forme di vita (anche se questo non è del tutto vero), ma prevede qualcosa che ha molto a che vedere più con una “rivoluZIONe”, che un qualche tipo di “evoluzione” meccanica (prevista e in atto per tutti gli esseri viventi). In questo senso l’evolvere nell’uomo assume un valore aggiunto. Ho usato il termine “rivoluZIONe” proprio perché nell’uomo questo particolare impulso nella direzione del perfezionamento di sé prevede l’evolvere di quella particolare qualità che è la “coscienza”. 
«L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua coscienza e la ‘coscienza’ non può, evidentemente, evolvere inconsciamente.  L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua volontà, e la Volontà’ non può evolversi involontariamente. L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione del suo potere di fare, e ‘fare’ non  può essere il risultato di ciò che ‘accade’.» G. I. Gurdjieff
L’uomo in quanto uomo è dotato della possibilità di produrre un ulteriore sviluppo che va oltre l’evoluzione stessa della natura per come viene comunemente intesa. Per compiere questo tipo di lavoro è necessario avere una mente critica e analitica, ogni idea deve essere compresa individualmente e concretamente in relazione alla propria esistenza pratica, ogni idea deve essere capita nel suo significato più profondo. Il lavoro su di sé è un percorso duro e insicuro, non è mai garantito nulla e solo attraverso i propri “sforzi”, soprattutto sulle prime, di comprensioni possiamo sperare di arrivare a ciò che è possibile raggiungere per l’essere umano

Abbiamo bisogno di “capire”, serve avere un “dissidio” interiore che metta in discussione tutte le nostre certezze, acquisite in quel processo di condizionamento ricevuto sin dai primi anni d’infanzia. Questo “dissidio” è il frutto di un “osservazione” della realtà che porta inevitabilemente a capire che c’è qualcosa che non quadra in quello che ci è stato detto e raccontato essere la “realtà” nella quale viviamo e ci muoviamo
 

In questo senso non ci sono religioni e non c’è scienza in grado di dirci realmente di cosa stiamo parlando, perchè le descrizioni di entrambe sono infantili e viziate da scopi che sono diversi dall’autentica necessità di “sapere” e quindi “capire”. Una parte ha interesse di lasciarci ignoranti ed idolatri, e l’altra serve scopi sistemici per produrre innovazione e scoperte tecnologiche che alla fine non faranno altro che aumentare il vuoto interiore e l’impossibilità di esplorare la verità sulla nostra stessa esistenza. Manca di fondo la domanda più importante: perchè?
 
Perchè esisto? Cosa ci sto a fare qui? Qual’è il mio scopo? Per la maggior parte degli uomini queste domande non hanno risposte e rinunciano ancora prima di cominciare: di fatto stanno rinunciando a “vivere”. Lo scopo dell’autoconoscenza è proprio quello di «essere», di scoprire cosa siamo, per questo è necessario «essere differenti» da ciò che si è adesso, per questo è necessario prima di tutto ripulirsi da tutte le stravagenti “idee” che sono state depositate nel tempo in cui abbiamo vissuto all’oscuro di questa domanda. 
Ecco perchè il principale ostacolo a un ulteriore sviluppo possibile ed auspicabile per l’essere umano è l’arroganza, il primo vero grande peccato capitale: la superbia. L’arroganza, ad esempio, di pensare di essere già cosciente, scambiando per coscienza certe conoscenze (mentali), apprese tramite il condizionamento esterno. Concetti, l’uomo confonde i suoi concetti per coscienza, ma la coscienza è quando ti rendi conto, è quando capisci, se non capisci, non c’è coscienza, c’è solo una grande presunzione di sapere. Lo scopo di quello che faccio non è convincervi di una verità, ma di produrre quelle “idee” capaci ed in grado di mettere in discussione questa presunzione, in modo da sgretolare passo a passo tutte le convinzioni o credenze acquisite ed assorbite durante tutta la tua esistenza ordinaria, producendo quello choc utile a minare e tradire le basi delle tue certezze, col fine ultimo di precipitarti in uno stato di “disperazione” utile a farti abbandonare ogni “illusione” precostituita
 
Senza questa esperienza non possiamo parlare di alcun autentico processo di trasformazione, ogni individuo che si incammina in questi “studi” ha necessità di morire coscientemente (e per “coscentemente” non mi sto riferendo ad un concetto, ma alla possibilità che veda, che si accorga, e quindi scelga di lasciare andare ogni illusione) a tutto ciò che crede di essere stato, cioè ha la necessita di rendersi conto ed essere pienamente cosciente di essere vissuto in un mondo fittizio. Per questa ragione la prima delle cose che l’individuo che si avvicina a questi studi deve intendere e concepire è: l’orrore della sua condizione (attuale), ovvero, l’orrore della sua situazione. Solo così è possibile mostrargli la soglia di quel rinnovamento e crescita auspicabile e possibile. Anzi in realtà la inizierà a vedere da se.
 
Per comprendere come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto come mondo e come umanità è necessario spostarci indietro nella storia per tentare di ricostruire cosa sia accaduto ad un certo punto dopo la comparsa dell’uomo sulla terra. E’ anche necessario capire che l’uomo si trova a cavallo di 2 mondi, se da un parte ha tutte le potenzialità di diventare qualcos’altro (intelletto e coscienza) dall’altra manifesta tutte le tipiche caratteristica di qualsiasi altro animale. In questo senso l’uomo attuale è un animale dotato di intelletto, intelletto col quale ha prodotto a quel livello (dell’intelletto, intendo) tutte le logiche di un qualsiasi altro animale: territorio, cibo, riproduzione
 
E’ questa la natura dell’alterazione che osserviamo continuamente e che erroneamente chiamiamo natura umana o comportamento umano. Per essere umani, bisogna essere, non possedere. Possedere è dell’animale: cibo, territorio e la femmina o il maschio. Tutte le dinamiche che osserviamo e che classifichiamo come invidia, superbia, lussuria, cupidigia, ira, brama, accidia, insofferenza, arroganza, etc… altro non sono che espressioni sempre di queste 3 cose. Un animale tecnologicamente evoluto che tira le granate ad un branco di “gazzelle”
 
L’uomo ha ancora necessità di crescere, e non sicuramente tecnologicamente, ma come individuo, ha bisogno di iniziare a concentrare i suoi sforzi nel tentativo di crescere a livello “esserico”, diversamente si estinguerà. L’istruzione resta in assoluto l’unico modello proponibile per portarlo a “ragionare”, dato che adesso ha solo fame, proprio come un qualsiasi altro animale, solo che se per un animale è nobile quello che fa (territorio, cibo e riproduzione), perchè è la sua natura, per un uomo è solo decisamente disonorevole, perchè occupandosi solo di soddisfare questa fame (che diventa bestiale, ma solo in lui) equivale a squalificare quelle qualità elettive di cui è dotato e di cui non ne fa alcun uso costruttivo. L’uomo moderno usa l’ingegno per distruggere. Per questo ho detto che è come se un ghepardo si mettesse a tirare granate ad un branco di gazzelle per assicurarsi maggior scorta di cibo. 
 
Purtroppo, come è noto, nessuno di noi è in grado di spiegare agli altri che cos’è matrix, ovvero cos’è questa trappola mentale nel quale siamo tutti caduti, ognuno lo deve scoprire da solo, il che equivale a dire che ognuno lo deve porter vedere e capire da se stesso. Queste parole come altre che mi ritrovo a proferire possono provare a far ragionare, ma spetta a te “vedere” e fintanto che crederai a quello che ti dico, invece di “vedere”, non staremo spostando neanche un granello di sabbia nella direzione di una trasformazione che oramai è inesorabile, necessaria, urgente ed unica in grado di limitare i danni di un disastro umano annunciato da secoli in vari modi e profezie. E non ci sarà maestro o guida o fratelli dello spazio in grado di salvare nessuno, perchè la salvezza di ognuno passa dalla comprensione di cosa gli sta realmente accadendo. Credo sia questo il vero significato della parola svegliarsi. Ti devi svegliare. Ma non vedi che tutta la tua vita ruota solo intorno ad avere un occupazione e far quadrare il bilancio famigliare?! 

 

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PROGETTO ZION – [Esperimento sociologico] – F.A.QS, Domande Frequenti!

A pochi giorni da quando è partita la FASE 2° dell’esperimento (vedasi post correlato qui), stanno arrivando messaggi di giustificazione delle più disparate. Inutile dire che siete veramente incredibili, di un ottusità che mi lascia senza parole! Ma cosa volete da me, io vi ho detto solo che CHI HA DETTO CHE AVREBBE VERSATO, CHI SI è IMPEGNATO, ADESSO LO DEVE FARE, è così difficile da capire? Non puoi più? Non vuoi? Qualsiasi sia la ragione, mica ti sto a guardare a te: non è un problema che mi compete. Perché mi scrivi? O pensi veramente che mi sono segnato tutti i nomi di quelli che hanno messo il click sul sondaggio? O peggio pensi di avere un qualche tipo di relazione solo perché sei tra i contatti Facebook? Pensi che sia aria quella sta respirando adesso? E’ a te stesso che devi rendere conto, non iniziate a giustificarvi con me, a me non interessa quello che fate. 

Comunque visto che non si riesce a farvelo capire proprio che è inutile che mi continuate a scrivere portando avanti le vostre fantasie, probabilmente, qualcuno si sente più speciale di altri e quindi pensa che il suo messaggio sia più importante di altri, apro la sezione FAQS, ovvero domande frequenti, sull’Esperimento sociologico il atto. 

DOMANDA: “ll messaggio che arriva e’: 5000 pers. mettono 300 euro per far nascere la prima zion di 200 pers. – poi la seconda zion forse il prossimo anno e altre 5000 mettono 300 euro per soli altri 200 — uno potrebbe mettere 300 euro / anno per 25 anni senza avere un posto — non si può dire che chi mette la quota ha diritto alla frequentazione almeno dell ‘ Ateneo?

RISPOSTA“e già i test è troppo lavoro, essere messi sotto torchio non piace?! Cosa fa pensare che frequentare l’Ateneo sarebbe una passeggiata? Ma poi non vedete che anche questa richiesta va sempre e solo nella direzione di ottenere un qualche immediato “vantaggio personale“? Continua a non vedersi la visione di insieme del progetto Zion, troppo egoismo. Quello che ho scritto è detto è fin troppo esaustivo, se non lo si capisce non è un problema, sarà per un altra volta. Vi sentite trattati ingiustamente? No, problem, aria! Cambiare aria!”

DOMANDA: ho letto la tua ultima epistole dal blog. Si, c´hai ragione, chi é VERAMENTE motivato é disposto anche a perdere (mettere in gioco) 300€, ma se poi non raggiungiamo il numero di persone minimo per comprare la terra??? Scusa ancora una volta la SGARBATEZZA: trova un investitore che ci pari le chiappe a noi codardoni, giusto per avviare il progetto e poi quando si vedranno i frutti, vedrai quante donazioni che riceverai, anche ad occhi chiusi!!!!!

RISPOSTA: “siamo ancora a cercare “vantaggi personali“, 300 euro non è “mettersi in gioco”, è un contributo, una donazione nel mare di spese che uno ha nel suo lento vivere quotidiano. “Se non raggiungiamo il numero minimo?” è una domanda sbagliata, dato che c’è già, il numero minimo, voi parlate ancora per ipotesi, io vi sto solo informando di cosa si sta facendo, qui di forse non ce ne sono. Capisco che stando tutto il giorno su sto coso non possiate accorgervi che il treno e partito e voi siete ancora a terra a domandarsi se i vagoni sono pieni o vuoti. 

Trovare un investitore?” E secondo te ve lo vengo a dire qui se c’è o quali altre strategie sono in atto? Ve l’ho detto: SVEGLIA, gente il treno è partito e sei rimasto a terra, ora devi correre alla prossima fermata! Un saluto e “arrivederci ROMA” (di Renato Rascel).

DOMANDA: “Caro Rocco, il marasma nel quale mi trovo a vivere quotidianamente, non mi permette di avere una visione chiara e trasparente, l’unica cosa che mi si para davanti e’ un incontro “individuale ” con te. Non so se questo sia possibile,nell’attesa non mi rimane che augurare buona vita anche a te.”

RISPOSTA: “a chi mi chiede un colloquio individuale (stanno arrivando anche di queste richieste) sappia che la tariffa oscilla dai 1200€ ai 3000€ a “udienza”, il costo dipenderà da quanto la necessità di incontrarsi privatamente è mossa da un prurito intellettuale o da qualcosa di reale, ovvero tanto più alto è il prurito tanto costerà. La misurazione di questa cosa è a mio insindacabile giudizio, dato che si tratta del mio tempo che devo mettere a disposizione, il pagamento è anticipato e nel caso in cui si stesse trattando di qualcosa di serio, restituisco l’ammontare, in caso contrario, alle prime avvisaglie, chiederò il saldo. Per alcuni di voi se non si fa così non c’è verso di fargli capire qualcosa”. 


DOMANDA: “ma la donazione vale solo come donazione generica, o vale anche come quota tracciabile, per accedere ai “test d’ammissione”? Solo per sapere, cosi mi regolo per integrazioni successive.


RISPOSTA: “tutte le donazioni sono tracciate. Più integri e più acquisisci priorità e sali nella lista. A chi mi ha chiesto quando iniziamo e dove i test, dico che la  fase 3 è parte integrante del test. Quando e dove? Mai si sa come possono arrivare le domande del test per saggiare il livello mentale e di assuefazione. Il primo dei bisogni da tastare è il bisogno di raggiungere un “vantaggio personale“; questo serve a verificare il livello di comprensione del progetto Zion e la capacità di esprimere solidarietà”. 


In conclusione: a chiacchiere stiamo a Zero! Un pò dappertutto sotto i post vedo solo tanta polemica inutile, obiezioni su questioni di lana caprina, mentre la possibilità di realizzare qualcosa sfuma perché è delegata sempre a qualcun altro, mai che uno si impegni personalmente per fare qualcosa per se stesso e gli altri di conseguenza. A più di una settimana la fase 2 dell’esperimento e si sta confermando quanto era prevedibile, ovvero che per lo più piace fare i fanfaroni. Di quelli che hanno risposto al sondaggio che avrebbero fatto una donazione non se ne vede traccia se non per una piccolissima percentuale, invece dei dichiarati 160mila euro circa, che ci avrebbero permesso di arrivare al compromesso, siamo a malapena a 36mila. Dove sono finiti gli altri? Troppo comodo così e poi si vuole anche dare suggerimenti su come deve essere fatta la cosa. 
Passata la festa, “gabbatu lu santu”, … non funziona così, … bisogna imparare che quando si da una parola è quella! L’augurio è che la cosa stenta a partire perché le persone sono ancora in ferie, perché altrimenti ci troviamo veramente difronte ad un quadro ancora più squallido di quello che sembra!!!